Addio a Dolly Parton, la ragazza del Tennessee che conquistò il mondo

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È difficile immaginare il mondo della musica senza Dolly Parton.

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La sua voce, le sue canzoni, i suoi capelli biondissimi, gli abiti scintillanti e quell’ironia con cui per tutta la vita ha giocato anche sulla propria immagine erano diventati qualcosa di molto più grande di una semplice carriera musicale.

Dolly Parton è morta il 25 agosto a Nashville, all’età di 80 anni, dopo una breve battaglia contro il cancro. La notizia è stata annunciata dalla famiglia e successivamente confermata dal suo staff. Il tipo di tumore non è stato reso pubblico. Parton è morta al Vanderbilt-Ingram Cancer Center, circondata dai suoi familiari.

Con lei se ne va una delle figure più riconoscibili della cultura americana degli ultimi sessant’anni.

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Da una piccola casa del Tennessee

La storia di Dolly Parton sembra quasi una favola americana.

Nata nel gennaio del 1946 in Tennessee, era la quarta di 12 figli di una famiglia poverissima. La famiglia viveva in una piccola casa di montagna e spesso non aveva abbastanza denaro nemmeno per le necessità quotidiane.

La musica arrivò prestissimo.

Dolly cominciò a cantare da bambina nella chiesa del nonno e imparò a suonare la chitarra. A soli 13 anni era già salita sul palco del Grand Ole Opry di Nashville.

A 18 anni, appena terminata la scuola superiore, partì per Nashville con una valigia e le sue canzoni.

Aveva un sogno.

E quel sogno, alla fine, diventò realtà.

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Porter Wagoner e la grande occasione

La svolta arrivò negli anni Sessanta, quando Dolly entrò nel programma televisivo The Porter Wagoner Show.

Il sodalizio con Porter Wagoner contribuì a farla conoscere al grande pubblico e le permise di affermarsi prima come cantante e poi soprattutto come autrice.

Fu anche la fine di quella collaborazione a ispirare una delle sue canzoni più celebri.

Dolly scrisse “I Will Always Love You” nel momento della separazione professionale da Wagoner.

La canzone divenne un grande successo country, ma sarebbe diventata un fenomeno planetario molti anni dopo, quando Whitney Houston la interpretò per il film The Bodyguard.

Dolly aveva scritto quella canzone.

E quella canzone avrebbe finito per fare il giro del mondo.

Jolene, 9 to 5 e una voce inconfondibile

Poi arrivarono i grandi successi.

“Jolene”, “9 to 5”, “Coat of Many Colors”, “Here You Come Again” e moltissime altre canzoni.

Parton non fu soltanto una grande interprete.

Fu una straordinaria autrice, capace di trasformare esperienze personali, ricordi dell’infanzia, amore, povertà, gelosia e speranza in canzoni semplici e immediatamente comprensibili.

Nel corso della sua carriera avrebbe scritto oltre 3.000 canzoni e venduto più di 100 milioni di dischi nel mondo.

Il cinema e la consacrazione mondiale

Dolly non si fermò alla musica.

Nel 1980 arrivò il cinema con “9 to 5”, accanto a Jane Fonda e Lily Tomlin.

Il film ebbe un enorme successo e la canzone che Dolly scrisse e interpretò per la pellicola diventò uno dei suoi brani più conosciuti.

Poi arrivarono altri film, tra cui “Steel Magnolias”, che dimostrarono che dietro l’immagine della cantante country con i capelli enormi e gli abiti pieni di strass c’era anche un’attrice capace di conquistare il pubblico.

Ma Dolly non smise mai di essere Dolly.

Una donna che sapeva ridere di se stessa

Forse uno dei suoi segreti era proprio questo.

Dolly Parton aveva costruito un’immagine estremamente riconoscibile: capelli giganteschi, trucco vistoso, abiti aderenti, tacchi e strass.

Ma era spesso la prima a scherzare sulla propria immagine.

Non si prendeva troppo sul serio.

E dietro quella figura apparentemente costruita c’era una donna estremamente intelligente, determinata e dotata di un notevole senso degli affari.

Ha creato un vero impero che comprendeva musica, cinema, editoria, turismo e Dollywood, il grande parco divertimenti del Tennessee.

Ma il suo lascito più grande forse non è musicale

C’è un’altra Dolly Parton che merita di essere ricordata.

Quella della filantropia.

Nel 1995 fondò la Dolly Parton’s Imagination Library, un programma che distribuisce gratuitamente libri ai bambini.

Nel corso degli anni il progetto ha distribuito oltre 300 milioni di libri negli Stati Uniti e in altri Paesi.

È un’eredità straordinaria, soprattutto considerando da dove era partita.

Dolly non dimenticò mai la povertà della propria infanzia.

Suo padre aveva avuto difficoltà a leggere e scrivere e proprio questa esperienza contribuì alla sua decisione di fare della lettura infantile una delle sue grandi battaglie.

Anche nella ricerca contro il Covid

Nel 2020 Dolly Parton donò un milione di dollari alla ricerca sul coronavirus presso la Vanderbilt University.

Il finanziamento contribuì al lavoro che portò allo sviluppo del vaccino Moderna.

Ancora una volta, la cantante aveva scelto di trasformare la propria ricchezza in qualcosa che potesse essere utile agli altri.

Una carriera piena di riconoscimenti

I numeri raccontano soltanto una parte della sua storia.

Dolly Parton ha vinto 11 Grammy Awards ed è stata inserita nella Country Music Hall of Fame e nella Rock & Roll Hall of Fame. Ha ricevuto numerosi altri riconoscimenti, compreso un Oscar onorario.

Ma forse il riconoscimento più importante è un altro.

È riuscita a essere amata da generazioni completamente diverse.

Da chi ascoltava country negli anni Sessanta ai giovani che hanno scoperto le sue canzoni attraverso il cinema, la televisione e le nuove piattaforme digitali.

Dolly e Carl

La sua vita privata è stata molto più discreta della sua carriera.

Dolly era sposata con Carl Dean dal 1966.

Lui, al contrario di lei, aveva sempre evitato la vita pubblica.

Carl è morto nel marzo del 2025, dopo quasi sessant’anni di matrimonio.

La perdita del marito aveva profondamente colpito Dolly e, negli ultimi mesi, lei aveva parlato delle difficoltà attraversate anche sul piano personale e della salute.

Pochi giorni prima della morte aveva ancora parlato del desiderio di continuare a lavorare e dei molti progetti che voleva portare a termine.

È forse uno degli aspetti più commoventi della sua storia.

Dolly continuava a guardare avanti.

Una leggenda che non aveva ancora finito di sognare

Aveva 80 anni.

Ma continuava a progettare.

Un musical dedicato alla sua vita era destinato ad arrivare a Broadway e negli ultimi anni aveva continuato a lavorare su nuovi progetti musicali e imprenditoriali.

Per questo la sua morte arriva quasi come una sorpresa.

Perché Dolly Parton sembrava appartenere a quella rara categoria di persone che immaginiamo destinate a esserci sempre.

Una canzone che rimane

Dolly Parton ha scritto migliaia di canzoni.

Alcune diventeranno patrimonio della musica americana.

Altre continueranno a essere cantate nei bar, nei concerti, nelle case e nelle radio.

Ma forse la sua eredità più importante è l’insieme di tutte queste cose: una ragazza povera del Tennessee che non ha mai dimenticato da dove veniva, una cantante diventata leggenda, una donna d’affari straordinaria e una filantropa che ha utilizzato la propria fortuna per aiutare milioni di persone.

Dolly Parton aveva trasformato la propria vita in una storia.

E quella storia, adesso, è arrivata alla fine.

Ma le sue canzoni no.

Quelle continueranno a viaggiare.

E forse, da qualche parte, qualcuno ascolterà ancora una chitarra e una voce che canta “Jolene”, oppure una delle sue mille storie d’amore, di dolore e di speranza.

E penserà a quella ragazza del Tennessee che un giorno partì con una valigia piena di canzoni.

Dolly Parton non c’è più.

Ma il mondo che ha contribuito a rendere un po’ più allegro, più generoso e certamente più musicale, continuerà a cantare.