Addio a Evaristo Beccalossi, il genio malinconico del calcio italiano

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Da oltre un anno le sue condizioni di salute erano gravissime dopo un’emorragia cerebrale che lo aveva colpito nel gennaio 2025. Ricoverato alla Poliambulanza di Brescia, aveva lottato a lungo tra speranze e ricadute, fino alla morte avvenuta nella notte.

Per i tifosi nerazzurri #Beccalossi non era soltanto un calciatore. Era il numero 10 per eccellenza, il fantasista mancino capace di accendere San Siro con una giocata imprevedibile. Tecnica raffinata, carattere libero, genio e discontinuità: qualità che lo resero amatissimo dal pubblico e spesso difficile da inquadrare per allenatori e schemi tattici.

ackpj p4laj53kxmghrwowkcbxal2q1njuk3 jd x3azurelp yfxm9lyletvelmlryhexa xo55 nvscdz6vfb47dabyvqohr2zbphqggdjlp qswlvyhml8ejgr8kcraju1ptg4qamq mvqpxhdwryavvw4eqgq5 bxzozfwife 8krwp3ooppmrcat25wCon la maglia dell’#Inter visse gli anni più belli della carriera, vincendo lo scudetto del 1979-80 e due Coppe Italia. Memorabile la doppietta nel derby contro il Milan del 1979, partita che contribuì a trasformarlo in un’icona del calcio italiano.

Il giornalista Gianni Brera gli regalò il soprannome “Dribblossi”, perfetto per descrivere quel suo modo elegante e ribelle di stare in campo. “Ho sempre giocato per divertirmi, non per faticare”, raccontava spesso con la sua ironia malinconica.

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Negli ultimi anni era rimasto vicino al mondo dello sport come opinionista televisivo e dirigente, continuando a ricevere l’affetto di intere generazioni di tifosi.

Con lui se ne va non solo un grande calciatore, ma anche un pezzo di quell’Italia degli anni Ottanta fatta di stadi pieni, numeri 10 fantasiosi e domeniche vissute davanti alla radio o alla televisione. Un calcio che forse non tornerà più.