Airbnb sfida gli hotel: cambia il turismo dominicano

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La Repubblica Dominicana sta vivendo una profonda trasformazione nel settore turistico. Sempre più viaggiatori scelgono appartamenti e case vacanza prenotati tramite piattaforme come Airbnb, mettendo in discussione il predominio degli alberghi tradizionali e aprendo un acceso dibattito sulla necessità di nuove regole.

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Secondo il Sistema di Intelligenza Turistica (Situr), alla fine del 2025 nel Paese erano disponibili oltre 49.000 proprietà destinate agli affitti brevi, per un totale di quasi 115.000 camere, un numero che supera ormai la capacità ricettiva del settore alberghiero tradizionale. Nel 2025 il 34% dei turisti stranieri ha scelto questa formula di soggiorno.

Il boom degli affitti turistici, tuttavia, solleva interrogativi. Gli hotel sono soggetti a imposte, controlli sanitari, norme di sicurezza e obblighi nei confronti dei dipendenti, mentre gran parte delle strutture offerte sulle piattaforme opera ancora senza una regolamentazione specifica. Secondo la Caribbean Hotel & Tourism Association, questa situazione comporterebbe per lo Stato dominicano un mancato gettito fiscale stimato in circa 10 miliardi di pesos all’anno.

Gli esperti non chiedono di frenare lo sviluppo degli affitti brevi, riconoscendo che hanno ampliato l’offerta turistica e creato nuove opportunità economiche per migliaia di proprietari. Ritengono però indispensabile introdurre regole uguali per tutti, con standard minimi di sicurezza, controlli e un sistema fiscale chiaro, così da garantire una concorrenza leale tra hotel e locazioni turistiche.