America sull’orlo della tempesta: guerra, petrolio a 100 dollari e Wall Street in rosso

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trade floor personnel on the floor of the new york stock exchange c1a647Gli Stati Uniti si trovano in un momento di grande turbolenza, e le ripercussioni si fanno sentire anche in Italia. Negli ultimi giorni i mercati finanziari americani hanno vissuto sessioni difficili, con l’indice Vix — il termometro della volatilità a #Wall Street — schizzato ai massimi dall’aprile 2025, mentre il petrolio ha sfondato la soglia dei 100 dollari al barile e le Borse europee hanno bruciato oltre mille miliardi di capitalizzazione nell’arco di pochi giorni.

Il fattore scatenante è il conflitto militare tra Stati Uniti, Israele e Iran, che ha mandato in fibrillazione le commodity energetiche a livello globale. Il presidente Trump ha descritto le operazioni militari come una vicenda destinata a concludersi in tempi brevi, sostenendo che l’Iran avrebbe perso gran parte delle sue capacità offensive, compresa la leadership. Tuttavia i mercati non sembrano convinti: l’incertezza resta alta e si riflette direttamente sui prezzi dell’energia.

Sul fronte del lavoro, i dati di febbraio hanno sorpreso in negativo: gli Stati Uniti hanno registrato una perdita di 92.000 posti di lavoro, con il tasso di disoccupazione salito al 4,4%. Un deterioramento significativo, arrivato proprio mentre il Paese entrava in conflitto aperto in Medio Oriente.

A pesare sull’economia americana ci sono anche i dazi, il cavallo di battaglia della politica commerciale di Trump. Il Fondo Monetario Internazionale ha definito le tariffe un freno alla crescita, sottolineando come abbiano già rallentato la produttività americana e come, senza di esse, i risultati economici avrebbero potuto essere ancora più positivi. Nel frattempo, il debito pubblico americano potrebbe raggiungere il 140% del PIL nei prossimi cinque anni, superando potenzialmente i 50.000 miliardi di dollari.

Per gli italiani residenti negli USA o che intrattengono rapporti economici con il mercato americano, c’è anche un dato pratico da tenere a mente: dall’8 al 29 marzo la differenza di fuso orario tra Italia e New York si riduce temporaneamente a cinque ore anziché sei, poiché gli Stati Uniti sono già passati all’ora legale mentre l’Europa lo farà solo il 29 marzo. Chi segue Wall Street o lavora con uffici americani dovrà regolarsi di conseguenza.