Antonio Di Matteo, un “basso” destinato a lasciare un’impronta nel mondo dell’opera lirica

SOGNA DI DUETTARE CON RENATO ZERO E LASCIA APERTE LE PORTE DEL CINEMA
Artista di grande talento e in piena carriera, Antonio Di Matteo rappresenta senza ombra di dubbio uno dei bassi più interessanti al mondo essendo la voce, come più volte riportato dai giornali, “di rara bellezza” e un artista completo. E’ stato definito il “Principe” della lirica. Spesso lavora al fianco altri importanti artisti come Sondra Radvanosky, Leo Nucci, Placido Domingo tanto per citarne alcuni. Nonostante il successo che sta ottenendo, mantiene una buona dose d’umiltà, caratteristica che lo rende ancora più apprezzabile umanamente. Molti i teatri che lo desiderano e molti i debutti fatti, tra gli ultimi alla Lithuanian National Opera and Ballet Theatre a Vilnius e al Teatro Mario Del Monaco di Treviso dove ha raccolto applausi convinti. Gode del favore della critica e del pubblico da Oriente a Occidente. Apprezzato da tempo nel Sol Lavante nel prestigioso Bunka Kaikan di Tokyo.
Nel 2023 il basso campano debutterà al Teatro Filarmonico di Verona nell’opera Aida di Giuseppe Verdi, nel ruolo di Ramfis, questo al momento è quanto ci è dato di sapere, ma ho ragione di credere che questo artista ci riserverà grandi sorprese in futuro. Quindi: occhi puntati su di lui!
Un autorevole magazine canadese l’ha definita il “Principe” della lirica, ritengo essere motivo di grande soddisfazione per lei. Un commento?
Sono molto lusingato dall’aggettivo che mi è stato collocato, mi ritengo una persona semplice e umile, l’umiltà per me è tutto!
La sua voce è dotata di una gran capacità di estendersi dalla regione più grave del pentagramma fino all’acuto. Timbro, colore e perfezione nella tecnica non passano inosservati. Quanto studio per arrivare al suo livello?
Il nostro strumento è in continua evoluzione, lo studio è fondamentale…credo che la perfezione non esista, ma si può migliorare ogni giorno con tanti sacrifici e dedizione.
Oltre alla straordinaria voce colpisce l’attenzione per il dettaglio per i personaggi che porta in scena. E’ talmente bravo da sembrare vero. C’è un particolare studio o le viene naturale?
Oltre allo studio tecnico-vocale, c’è uno studio nel scolpire il personaggio senza trascurare nessun particolare e se leggiamo attentamente la partitura tutto ciò viene suggerito.
E’ reduce da un gran successo per il debutto al Teatro Mario Del Monaco di Treviso nel ruolo di Sparafucile nell’opera Rigoletto di G. Verdi, e anche per questo personaggio, che di regale nulla ha, ha saputo dare uno smalto differente dai suoi colleghi. Come riesce sempre a dare quel tocco di regalità ai suoi personaggi?
Diciamo che mescolo due ingredienti fondamentali “la nobiltà e la crudeltà” di questo ruolo, che mi affascina ogni volta che lo porto in scena.
Da Rigoletto che fa parte della trilogia verdiana a Capuleti e Montecchi, di V. Bellini, capolavoro del belcanto, dove eccelle nel ruolo di Capellio Capuleti. In Sparafucile e Capellio cosa si evince di Antonio Di Matteo?
Porto in scena con piacere questi due ruoli anche se sono molto distanti da me, poiché nella vita sono un uomo sensibile e che ama far del bene.
Tra i ruoli per basso profondo spicca il Grande Inquisitore nel Don Carlo di Verdi. Ha in previsione di debuttare il ruolo?
Un ruolo che amo tanto, spero che nel futuro prossimo ci sarà l’occasione di debuttarlo.
Enrico Caruso, Mario Del Monaco, Ettore Bastianini, Cesare Siepi…. tra i nomi che hanno lasciato un segno indelebile nel mondo della lirica. Anche se di registri vocali differenti dal suo, tranne Siepi, non ha mai pensato che anche il suo nome in futuro potrebbe essere annoverato tra i grandi della lirica?
Non credo di potermi paragonare a queste figure indelebili del panorama internazionale dell’opera.
Qual è la sua opinione riguardo alle contaminazioni musicali?
Adoro le contaminazioni musicali, poiché danno la possibilità di unire più generi musicali e sono simbolo di una cultura musicale non settoriale, bensì a largo raggio.
Montserrat Caballé e Freddie Marcury due leggende, una della lirica e l’altro del rock. Ricordo il grande successo con How Can I Go On. Con quale mito attuale vorrebbe duettare ovviamente di genere differente dal suo?
Mi piacerebbe duettare con il grande Renato Zero, artista che stimo molto.
Una curiosità: sono un estimatore del Led Zeppelin. Lei cosa ne pensa?
Idem per me, la loro musica racchiude vari generi diversi tra cui blues, rockabilly e folk, hanno costituito una formula completamente inedita per l’epoca, finendo con l’influenzare in qualche modo tutti i gruppi rock del loro tempo e del futuro.
Quanto bellezza e fisicità sono stati motivo di giovamento nella sua carriera?
La presenza scenica credo che sia un altro elemento fondamentale…che insieme agli altri ingredienti compongono un artista.
Le venisse proposto un ruolo in un film accetterebbe?
Mi piacerebbe tanto l’idea…chissà in futuro.