Attacchi alle basi UNIFIL in Libano, ora Israele rischia l’isolamento

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imagesPolitici, stampa e intellettuali: tutti (o quasi) condannano Netanyahu

Nessuno tocchi l’ONU e i suoi caschi blu di stanza in Libano.

Il contingente composto da oltre 10mila soldati (1.256 italiani), creato il 19 marzo 1978 con lo scopo di monitorare le tensioni createsi tra Israele e Libano, negli ultimi giorni è stato più volte colpito da Israele con lo scopo, secondo un’ipotesi riportata da Il Corriere della Sera, di allontanare dal territorio tutti i testimoni scomodi per avere piena libertà di sfondare nel paese dei cedri.

In risposta, Israele ha provato a giustificarsi affermando di aver attaccato per annientare le forze di Hezbollah situate vicino alle basi UNIFIL e di aver colpito queste ultime per errore. Tuttavia, questa spiegazione appare, a dirla tutta, poco credibile.

Le reazioni della politica non sono tardate: Meloni definisce gli attacchi “inaccettabili”, Crosetto si spinge oltre e parla di “crimine di guerra”, il presidente francese Macron e il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez hanno chiesto di interrompere le esportazioni di armi a Israele e il segretario generale dell’Onu António Guterres ricorda che certi attacchi violano il diritto umanitario.

A difendere Israele sembra essere rimasto solo Giuseppe Cruciani. Secondo il popolare conduttore de “La Zanzara”, intervenuto a “4 di sera” (Talk show di Mediaset condotto da Paolo Del Debbio), Israele è “uno stato in lotta per la propria sopravvivenza che se ne fotte dell’ONU e delle simpatie del mondo occidentale”. Cruciani ha poi proseguito citando Golda Meir (la prima donna a guidare il governo di Israele): “preferiamo le vostre condanne alle vostre condoglianze!”.

Tuttavia, comunque la si voglia vedere o interpretare, Israele sta rischiando di essere lasciato solo (a quel punto, se a quel punto arriveremo, scopriremo quanto Israele ha bisogno dell’Occidente).

Prima di chiudere – siccome non riesco a resistere alla tentazione di dirvi la mia – esprimo un pensiero sull’UNIFIL: è in Libano dal 1978, con tutti i costi e i sacrifici che una simile missione richiede. Risultati? Minimi (per non dire nulli). Conviene proseguire? Io direi di no…