Mozambico: firmato accordo tra AICS ed ENI

18maputo

18maputoMAPUTO\ aise\ – L’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS) in Mozambico ed Eni, tramite la consociata Eni Rovuma Basin (ERB), hanno firmato oggi a Maputo, in presenza dell’ambasciatore d’Italia in Mozambico, Gianni Bardini, un protocollo d’intesa per l’identificazione di possibili opportunità di collaborazione nei settori dell’educazione e formazione tecnica, sicurezza alimentare e nutrizione, salute, accesso all’energia e diversificazione economica con particolare riferimento all’agricoltura.
Zona prioritaria d’intervento sarà la provincia di Cabo Delgado, nel nord del Mozambico, dove in virtù della storica relazione tra i due Paesi la Cooperazione Italiana interviene sin dagli anni Settanta con progetti umanitari e di sviluppo, promuovendo la crescita inclusiva e la gestione sostenibile delle risorse naturali in favore delle fasce più svantaggiate della popolazione.
Nella stessa regione Eni, presente in Mozambico dal 2006, ha scoperto risorse ingenti di gas naturale tra il 2011 e il 2014.
Le possibili collaborazioni saranno definite in accordo con gli obiettivi strategici per lo sviluppo sociale del Governo del Mozambico, riflessi nell’azione dell’AICS nel Paese.
L’accordo, che promuove e rafforza il Sistema Italia all’estero, si inserisce nella strategia di Eni e AICS volta a rafforzare le partnership pubblico-private, indicate dalle Nazioni Unite come strumento cardine per il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030, e accoglie le indicazioni della legge sulla cooperazione 125/2014 che riconosce il contributo del settore privato nella definizione, implementazione e realizzazione di progetti di sviluppo sostenibile. (aise)




Sud Sudan: nuovo volo della cooperazione italiana

16juba

16jubaROMA\aise\ – È atterrato ieri pomeriggio all’aeroporto di Juba, in Sud Sudan, un volo umanitario della Cooperazione italiana partito dalla Base di Pronto Intervento delle Nazioni Unite (UNHRD) di Brindisi con un carico di 12 tonnellate di beni umanitari, materiale di prima assistenza ed aiuti alimentari, forniti rispettivamente dalla Cooperazione italiana e da Organizzazioni della Società Civile.
La spedizione, realizzata in collaborazione con la Federazione internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa (IFRC), è destinata a rafforzare l’assistenza umanitaria a sostegno della popolazione sfollata a seguito delle inondazioni dello scorso anno e della popolazione locale afflitta dalla crisi sanitaria ed alimentare in atto nel Paese. (aise) 




La polveriera del parco del Virunga, dove è stato ucciso l’ambasciatore italiano

unnamed

unnamedAGI – L’ambasciatore italiano in Repubblica democratica del Congo, Luca Attanasio, e un militare dell’arma dei Carabinieri hanno perso la vita nell’attacco ad un convoglio della locale missione Onu, la Monusco, nell’area del parco nazionale del Virunga, nell’instabile provincia del Nord-Kivu, non lontano dalla città di Butembo, nell’Est del Paese africano.

Il parco del Virunga è patrimonio mondiale dell’Unesco dal 1979, decretato in pericolo dal 1994. Luogo unico per la ricchezza della sua biodiversità, è famoso in tutto il mondo come remoto rifugio delle ultime specie di gorilla di montagna, ma è diventato una vera e propria polveriera in una regione storicamente instabile, al confine con il Rwanda, già teatro della cosiddetta grande guerra africana, combattuta tra il 1998 e il 2003. Da allora il Virunga, uno spazio di 7800 km quadrati che ospita importanti popolazioni di elefanti, ippopotami, okapi e scimpanzè, è il covo di numerosi gruppi armati che minacciano il futuro della più vecchia area protetta di tutta l’Africa, in primis dei rangers che ne assicurano la protezione e di chiunque si avvicini e possa minacciare i loro interessi.  Secondo un bilancio diffuso dalle stesse autorità del parco, negli ultimi 25 anni almeno 200 ranger sono stati uccisi al suo interno per difendere animali e civili, gli ultimi sei lo scorso 10 gennaio. Un pesante bilancio che fa del Virunga l’area naturale protetta che ha pagato il più alto tributo di sangue al mondo proprio per la sua tutela. La maggior parte degli ultimi attacchi mortali compiuti ai danni delle guardie è stata messa a segno dai miliziani Mayi Mayi, uno dei tanti gruppi armati che seminano morte nella regione e si contendono il controllo delle risorse naturali e minerarie.

Questa vasta area nel cuore della regione dei Grandi Laghi, une delle più povere e densamente popolate dell’Africa, è ricca di risorse naturali che fanno gola ai diversi gruppi armati congolesi, ruandesi e ugandesi che vi hanno trovato rifugio negli ultimi 20 anni. Secondo le stime ufficiali, il saccheggio delle foreste del parco in carbone di legna ha un valore annuo di circa 27,5 milioni di euro. Elefanti vengono uccisi per il loro avorio, venduti dai trafficanti attraverso i confinanti Ruanda e Uganda. A queste attività di contrabbando si aggiungono le tasse percepite illegalmente dai gruppi armati, sia i Mayi Mayi che le Forze democratiche di liberazione del Ruanda (Fdlr), imposte ai pescatori sulle sponde del Lago Eduardo. In tutto ogni settimana circa duemila piroghe pagano ai miliziani cinque euro in cambio di un gettone che autorizza la loro circolazione. A denunciarlo è il Centro di ricerca sull’ambiente, la democrazia e i diritti umani (Creddho) di Goma, capoluogo del Nord Kivu.

Nel Virunga si è poi sviluppata un’altra attività altamente redditizia per i gruppi armati: il rapimento dei dipendenti delle Ong internazionali, ma anche di poveri contadini e soprattutto dei preti. I rapiti vengono liberati solo se le famiglie, in genere molto povere, riescono a pagare il riscatto, somme esorbitanti fino a 500 mila dollari. Numerose famiglie hanno raccontato di essersi indebitate a vita pur di salvare i propri cari. Essendo diventata sempre più insicura, dal 2016 la nazionale numero 2, la principale strada che attraversa il parco, si può percorrere soltanto sotto scorta.

Dieci anni fa è stata costituita l’Alleanza Virunga – su iniziativa dell’Istituto congolese per la conservazione dell’ambiente (Iccn), di ong locali ed internazionali, dell’Unesco, dell’Unione europea e altri donatori – per garantire lo sviluppo economico delle zone limitrofe. Tra gli interventi prioritari c’è il rifornimento in energia elettrica ai 4 milioni di residenti e il miglioramento delle loro condizioni di vita, in particolare grazie ad alcune centrale idro-elettriche già in servizio ed altre in costruzione, poco fuori dal parco.

Nel corso degli anni le guardie ambientali sono diventate veri e propri soldati incaricati di proteggere anche i civili, ma evidentemente non basta. Oggi 800 agenti sono dispiegati nel parco del Virunga, ben equipaggiati e addestrati dalle forze belghe. Nonostante le aggressioni subite il numero di gorilla e di altre specie è in aumento e il miglior rifornimento in luce e acqua sta giovando al turismo, concentrato nell’enclave dei vulcani Mikeno e Nyiragongo. “I gruppi armati cercano di sabotare le nostre azioni a favore delle popolazioni ma non ci scoraggiamo” aveva dichiarato al quotidiano francese ‘Le Monde’ il vice direttore del Virunga, Innocent Mburanumwe.




Ucciso l’ambasciatore italiano in Congo

attanasio

attanasioROMA\ aise\ – È morto oggi a Kanyamahoro Luca Attanasio, ambasciatore italiano nella Repubblica Democratica del Congo, ucciso durante un assalto alla vettura su cui viaggiava in un convoglio della MONUSCO, la missione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per la stabilizzazione del paese africano.
Tra le vittime accertate anche un carabiniere, che era nel convoglio con il diplomatico.
La notizia è stata confermata “con profondo dolore” dalla Farnesina. Informato il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio che starebbe rientrando da Bruxelles, dove stava partecipando al Consiglio degli affari esteri (Cae).
Attanasio, 44 anni da compiere a maggio, era a Kinshasa dal 2017. Quattro mesi fa aveva vinto il Premio Nassiriya per la pace “per aver contribuito alla realizzazione di progetti umanitari distinguendosi per l’altruismo a sostegno delle persone in difficoltà”. (aise) 




Nairobi. Conferenza virtuale sull’architettura sostenibile

nairobi

nairobiNAIROBI\ aise\ – In collaborazione con l’Università di Nairobi, l’Ambasciata d’Italia in Kenya ha organizzato il primo evento di un ciclo di incontri accademici virtuali dedicati ai settori dell’architettura sostenibile, della Salute Globale, dell’agricoltura sostenibile e dell’economia circolare.
La prima conferenza, intitolata “Sustainable Architecture in Africa: Italian Contributions”, ha inteso stimolare una discussione a beneficio delle nuove generazioni di architetti keniani sulle nuove prospettive architettoniche e tecnologiche, con attenzione a soluzioni innovative applicabili in Africa orientale e in altre aree tropicali, grazie al contributo e la condivisione di buone prassi a cura del relatore italiano, Niccoló Aste, Professore ordinario in architettura al Politecnico di Milano, ed il relatore keniano, Musau Kimeu, Chairman del Dipartimento di Architettura dell’Università di Nairobi.
Le città africane sono in rapida crescita e c’è un maggiore interesse a trovare nuovi modi per ridurre i costi, nuovi metodi di costruzione, aumentare il risparmio e l’efficienza energetica e promuovere il riciclo.
Nel suo intervento di apertura, l’Ambasciatore d’Italia in Kenya, Alberto Pieri, ha evidenziato non solo “l’importanza della cooperazione accademica e scientifica come strumento per rafforzare le relazioni tra i Paesi, in questo caso tra l’Italia e il Kenya”, ma anche come l’architettura sostenibile rivesti grande importanza e attualità, “perché crediamo nella crescente importanza di un approccio globale per far fronte al cambiamento climatico, possibile solo riducendo i consumi e aumentando l’efficienza energetica” in linea anche con “le priorità della Presidenza italiana del G20 nel 2020, che si focalizza su Persone, Pianeta e Prosperità, e, in tale contesto, sulla rilevanza delle città intelligenti e sostenibili”.
Il ciclo di incontri accademici virtuali intende promuovere dibattiti e discussioni su temi importanti per i due Paesi e rafforzare la cooperazione bilaterale nel settore accademico, scientifico e della ricerca.
L’audio della conferenza è disponibile qui. (aise) 




Khartoum: quasi pronta la scuola finanziata dall’AICS

aics logog

aics logogLa scuola Ghaar Hiraa a Mayo Mandella, interamente finanziata dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, nasce da una richiesta della Località di Jabel Awalia, lo scorso giugno 2020.
La scuola, che ospiterà 150 bambini e bambine tra i 3 e i 12 anni, è stata costruita direttamente dalla comunità locale con il coinvolgimento di 12 lavoratori dell’area che l’hanno realizzata su disegni preparati dallo Studio di architettura ARCo. Oltre al materiale locale quali le stuoie di bambù e 52.000 mattoni di terra cotta, sono stati coinvolti 5 giovani artisti sudanesi che hanno colorato le 14 finestre e le 2 porte della scuola con disegni ispirati alla tradizione Nubiana, una delle etnie maggiormente presenti a Mayo.
La scuola, in via di completamento, sarà un centro educativo ma anche un punto di incontro per le donne della comunità che potranno avviare attività generatrici di reddito grazie all’allestimento di una cucina e per i ragazzi che potranno avere un piccolo parco giochi.
L’attività della scuola si inserisce nel programma Mayo Up della durata di 30 mesi che ha quale principale obiettivo quello di rafforzare la capacità di resilienza della popolazione di Mayo, uno di quartieri della periferia di Khartoum, dove vivono circa 600.000 persone in condizioni di vulnerabilità e assenza di qualsiasi tipologia di servizi, attraverso la realizzazione di infrastrutture e formazione.
L’AICS ha in corso nella stessa area, oltre a Mayo Up, un programma multilaterale con UNDP volto a mitigare i processi di radicalizzazione e a promuovere l’inserimento economico delle fasce giovanili.




Tunisia. Agricoltura e impresa sociale e solidale, anche così si batte il Covid

17tunisia

17tunisia“La pandemia ha colpito alcuni pilastri tradizionali dell’economia tunisina, ma l’agricoltura ha mostrato resilienza. E ora Aics mette in campo risorse che possono aiutare a modernizzare il comparto e a costruire alleanze con l’Italia”. Oltremare, la rivista dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, ne ha parlato con il titolare uscente dell’ufficio di Tunisi, Flavio Lovisolo. Ad intervistarlo Gianfranco Belgrano.
“Mancano statistiche e dati attendibili sull’impatto che la pandemia può avere avuto sulla popolazione in Tunisia. Ciò di cui si è più sicuri è l’impatto sulla situazione economica: la pandemia ha limitato tutto il settore del turismo e ha colpito gli scambi commerciali e la produzione industriale a causa dei rallentamenti a livello internazionale, con conseguenze ancora da quantificare sulle piccole e medie imprese. Minori sono stati gli effetti sull’agricoltura. Tale il quadro che emerge da una Tunisia che proprio in queste settimane celebra i dieci anni della Rivoluzione dei gelsomini, con la quale si pose fine all’esperienza politica dell’allora presidente Zine El Abidine Ben Ali. E questo quadro, secondo la Banca Mondiale, si tradurrà per il 2020 in un calo del pil del 9 per cento, con un aumento della disoccupazione intorno al 18 per cento, gli stessi livelli del 2011. È indubbio che la Tunisia abbia avviato un percorso di democrazia dal 2011, anche solo guardando a quello che è successo altrove (Siria, Libia) o alle difficoltà che sta vivendo l’Algeria. È altrettanto indubbio che la Tunisia sia uscita meglio di altri da quel periodo turbolento (si veda anche il riconoscimento all’azione del Quartetto per il dialogo nazionale tunisino a cui nel 2015 è stato assegnato il Nobel per la pace). “Purtroppo quel processo non è poi continuato in un percorso virtuoso e si è abbastanza impantanato nelle difficoltà e nella mancanza di esperienza democratica, considerando che forse la democrazia è pura libertà ma non è solo quello” racconta a Oltremare Flavio Lovisolo, titolare uscente dell’ufficio di Tunisi dell’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo.
D. Fa riferimento alle irrisolte questioni economiche?
R. Certo. Anzi, soprattutto. Perché fondamentalmente chi controlla uno status quo che deriva ancora dagli anni di Bourghiba e Ben Ali, non ha nessuna voglia di cambiare, vuole mantenere i suoi privilegi, vuole mantenere una situazione che ha portato grandi benefici a pochi. Ci sono difficoltà su infrastrutture essenziali: il porto di Rades non funziona, ci sono aziende pubbliche in deficit perenne, non si riesce a scardinare un sistema di sussidi iniquo. Ci sono sussidi indiscriminati dove i vantaggi vanno ai ceti più abbienti e non alle famiglie più povere. Servono riforme chieste tra l’altro dalle grandi istituzioni internazionali.
D. Per un Paese senza grandi risorse naturali come la Tunisia, quale può essere il ruolo della comunità internazionale e di partner storici come Italia e Francia?
R. Sicuramente c’è un’attenzione politica verso la Tunisia molto particolare, che ha fatto e sta facendo in modo che il Paese sia sostenuto. Lei ha citato Francia e Italia ma aggiungerei anche Germania, Stati Uniti e l’Unione Europea nel suo insieme. E poi tutte le istituzioni finanziarie internazionali. Sono tutti molto interessati a sostenere la Tunisia. Tuttavia la Tunisia ha purtroppo grossi problemi ad assorbire e a gestire la disponibilità finanziaria che deriva da questa attenzione politica. E quindi gli investimenti e i progetti si arenano o procedono con difficoltà.
D. Eppure non sono mancati i piani anche ambiziosi messi a punto dal governo.
R. Quando sono arrivato a fine 2016, c’è stata una grande conferenza, Tunisia 2020, per presentare ai Paesi donatori e alle istituzioni un piano di sviluppo che era imperniato più sull’economia che sulla cooperazione allo sviluppo. Questa scelta, guardando a quel momento storico, era comprensibile. Tuttavia bisogna ricordare che la Tunisia è un paese dove accanto a regioni e realtà territoriali assimilabili anche a realtà europee, coesistono aree e sacche di sottosviluppo. Questo fa fatica a essere interpretato da parte delle stesse élite economiche e politiche del Paese, che guardano più alla parte sviluppata che a quella meno sviluppata. Guardando indietro, forse nel 2016 sarebbe stato più auspicabile avere una conferenza che oltre ad avere incentivato gli investimenti e la crescita dal punto di vista economico, avesse prestato attenzione anche agli aspetti sociali e a coloro che stavano rimanendo indietro.
D. Ci spostiamo sull’azione della Cooperazione italiana?
R. Nel febbraio del 2017 abbiamo firmato il nuovo protocollo di cooperazione triennale (2017-2020) che si sta chiudendo in questo momento. Era un protocollo per 165 milioni di euro, a cui in seguito si sono aggiunti 20 milioni di euro di Cassa depositi e prestiti e 25 milioni derivanti dalla cancellazione del debito, portando a più di 200 milioni il nostro impegno. I settori di intervento sono stati lo sviluppo economico e la creazione di impiego, l’educazione, lo sviluppo locale e la decentralizzazione. Queste sono un po’ le grandi linee su cui ci siamo mossi e devo dire che in questo triennio, malgrado le difficoltà che si sono avute in Tunisia, siamo riusciti a formulare e a portare al comitato congiunto la quasi totalità di quanto si era programmato. Manca all’appello un fondo di sviluppo regionale che non siamo riusciti a mettere a punto per le diverse visioni con le controparti tunisine per 45 milioni di euro e che stiamo dirottando per rifinanziare la linea di credito per le Pmi attiva già da molti anni.
D. Quello delle Pmi sembra un tema ricorrente?
R. La linea di credito alle Pmi ha funzionato molto bene, negli anni ha portato a investimenti per più di 200 milioni di euro, creando più di 10.000 posti di lavoro nuovi e facendo più di 600 operazioni. Abbiamo aperto adesso una nuova linea di credito per il settore agricolo e l’impresa sociale e solidale perché nel frattempo Tunisi ha varato una legge per riconoscere il ruolo e le funzioni delle imprese sociali e solidali. A questi nostri fondi l’Unione Europea ne ha aggiunto di suoi, quindi adesso abbiamo un pacchetto di 100 milioni di euro che potrà essere utilizzato già a partire dal 2021 accompagnando l’economia tunisina in due grossi settori che penso siano fondamentali: la trasformazione e la modernizzazione del settore agricolo, che limita anche l’esodo rurale e quindi lo spostamento di popolazioni verso le zone costiere più ricche. E poi il crescere di un’economia sociale e solidale che potrebbe dare dei servizi che oggi sono fondamentalmente statali e che registrano molte difficoltà.
D. L’agricoltura può essere un campo di collaborazione aperto anche alle imprese italiane.
R. Ci sono molte aziende italiane che guardano con attenzione il Paese, anche perché l’agricoltura tunisina è un’agricoltura che fa fatica ad acquisire delle tecnologie e a orientarsi verso prodotti che potrebbero essere complementari sul mercato europeo sfruttando per esempio il sistema di commercializzazione italiano. È concretizzabile una profonda trasformazione e modernizzazione dell’agricoltura lungo percorsi non concorrenziali con quella italiana ma complementari ad essa. Ed è questo un ambito in cui la Cooperazione italiana può sicuramente contribuire, con l’apertura appunto di linee di credito all’agricoltura e al comparto dell’agro-industria”.




Unicef: in Etiopia 2,3 milioni di bambini senza assistenza sanitaria

fore briefing

fore briefing“Circa 2,3 milioni di bambini nel Tigray, in Etiopia, non ricevono assistenza umanitaria da inizio novembre a causa delle continue violenze”. A riportare questo dato shock è Henrietta Fore, Direttore generale dell’UNICEF.
Fore, in una dichiarazione di oggi, 16 dicembre, a nome dell’Agenzia Onu per l’infanzia si è detta “profondamente preoccupata perché quanto più a lungo non potremo raggiungere questi bambini, peggiori saranno le loro condizioni perché le scorte di cibo, compresi gli alimenti terapeutici pronti all’uso per la cura della malnutrizione dei bambini, medicine, acqua, carburante e altri aiuti di base stanno per esaurirsi”.
“Proteggere questi bambini, molti dei quali sono rifugiati e sfollati interni, e fornire loro assistenza umanitaria deve essere una priorità – ha aggiunto ancora Fore -. Insieme con i nostri partner, siamo pronti a fornire aiuti umanitari salva vita, comprese le cure per i bambini malnutriti, medicine di emergenza e aiuti idrici e igienico sanitari. Abbiamo già distribuito scorte di aiuti a diversi partner nel Tigray ma non è abbastanza. Dobbiamo poter fornire un supporto maggiore e avere pieno accesso nel Tigray per determinare la portata dei bisogni dei bambini”.
Infine, Fore ha chiesto “un accesso umanitario urgente, prolungato, incondizionato e imparziale per tutte le famiglie che hanno bisogno di aiuto, ovunque esse siano”. E ancora, rivolgendo alle autorità, ha chiesto “di consentire il libero spostamento dei civili che desiderano cercare sicurezza altrove, compresi coloro che hanno chiesto di superare il confine alla ricerca di protezione internazionale. Non bisogna ritardare”, ha concluso.




L’Africa subsahariana la più colpita dai cambiamenti climatici

210157443 75708b7f 392a 4f27 8120 5440854bddc1

210157443 75708b7f 392a 4f27 8120 5440854bddc1Quarantaduemila senza tetto, settantamila persone colpite di cui trentaduemila bambini, almeno otto morti: Gati, il primo ciclone ad essersi mai abbattuto sulla Somalia, ha lasciato dietro di sé una scia di drammi e devastazioni. In due giorni l’area nord-orientale, nel Puntland, ha ricevuto l’equivalente di un anno intero di precipitazioni. Hafun, Hurdiya,Gumbax, Bargal, nella regione di Bari, sono le località più colpite, spazzate via assieme alle riserve di pesce e altri viveri fondamentali per la sopravvivenza. Bosaso, polo commerciale, ha subito danni ingenti alle infrastrutture, sprovviste di sistemi di drenaggio per l’acqua in eccesso. Lo scrive Céline Camoin in un focus su Africarivista.it.

L’emergenza somala, che risale a una settimana fa, è emblematica di quanto in Africa sub-sahariana, le conseguenze dei fenomeni meteorologici estremi abbiano già effetti devastanti e non rappresentino solo una minaccia da contenere pensando alle generazioni future. L’Africa è attualmente la regione più esposta agli effetti negativi dei cambiamenti climatici, nonostante contribuisca meno di tutte al riscaldamento globale.

«Alcune zone dell’Africa sub-sahariana sono persino degli hotspot sottoposti contemporaneamente alla crisi delle 3 “C”: Cambiamenti climatici, Covid-19 e Conflitti. Una minaccia combinata che per la prima volta in 20 anni sta portando a un aumento di povertà nel mondo con numeri allarmanti: quest’anno fino a 115 milioni di persone supplementari, a livello globale, cadranno in una condizione di povertà estrema». Lo ha ha sottolineato Samuel Freije-Rodríguez, lead economist di Banca Mondiale e co-autore del rapporto Poverty and Shared prosperity 2020: Reversals of Fortune, intervenendo il 26 novembre, alla web-conference organizzata del mensile Africa e Affari, con la collaborazione del Global Green Growth Institute (GGGI) e della Cooperation Development Expo (CodeWay).

Con una temperatura di 1,34 gradi superiore alla media, il 2019 è stato il terzo anno più caldo degli ultimi centodieci, da quando, cioè, nel continente sono disponibili le serie storiche dei dati meteorologici. I dieci anni più caldi registrati in Africa, secondo i dati dell’Agenzia governativa statunitense che si occupa di meteorologia e climatologia (Noaa), si sono tutti verificati nell’ultimo quindicennio. Le conseguenze di queste variazioni sono molteplici e particolarmente evidenti soprattutto nella fascia tropicale ed equatoriale.

Rimanendo in Somalia, la siccità del 2016-2017 ha causato perdite alla produzione agricola e nel bestiame che hanno determinato una decelerazione della crescita del prodotto interno lordo dell’1%. In Zambia, nel 2019 la siccità dovuta alle scarse piogge ha causato una crisi alimentare che ha colpito 2,3 milioni di persone. D’altro canto, la stagione dei cicloni del 2018-2019 in Africa australe ha provocato un livello di danni senza precedenti, originati in larga parte dal ciclone Idai abbattutosi soprattutto in Mozambico e Zimbabwe, con inondazioni diffuse che hanno coinvolto quasi un milione di persone. In Nigeria e nella regione saheliana del Camerun, i cambiamenti climatici stanno influendo negativamente sui mezzi di sussistenza dei piccoli agricoltori.

I cambiamenti climatici avranno un impatto significativo sul prossimo decennio. Diventa sempre più evidente che non è possibile rincorrere gli eventi e le circostanze, limitandosi a rispondere all’emergenza. Occorre sviluppare un sistema di pianificazione in grado di percepire anticipatamente le tendenze e i cambiamenti futuri per organizzare le azioni opportune. Prevenzione, cooperazione ed economia sostenibile sono elementi chiave di questa strategia. AGI




Dakar. La settimana della lingua italiana

italia fumetto settimanadellalingua

italia fumetto settimanadellalinguaL’Ambasciata d’Italia e l’Istituto Italiano di Cultura di Dakar, in Senegal, celebrano anche quest’anno la Settimana della lingua italiana nel mondo, il cui tema per questa edizione è “L’italiano tra parola e immagine: graffiti, illustrazione, fumetti”.
In collaborazione con l’associazione Luccacrea e la fiera internazionale del fumetto Lucca Comics & Games, sarà disponibile dal 19 ottobre sulla piattaforma fumettoitaliano.com il percorso divulgativo: “Il nuovo fumetto: temi, autori e linguaggi del Graphic Novel italiano”.
Il percorso racconterà il Graphic Novel italiano, con un accenno ai precursori per poi focalizzarsi sulla produzione contemporanea, dal 2000 ai giorni nostri. Il percorso sarà disponibile in lingua francese.
Il graphic novel (o il romanzo grafico) è una forma espressiva di grande creatività, con un valore letterario riconosciuto sia dai lettori che dalla critica. Il Graphic Novel italiano ha una sua forte identità, perché si fonda sulla grande stagione del fumetto d’autore su rivista, compiutasi fra gli anni ’60 ed 80’, in cui il fumetto del nostro paese già raggiunse risultati artistici di grande validità, qualificando l’Italia, nell’inconsapevolezza generale, come una delle grandi potenze del fumetto mondiale: Hugo Pratt e Andrea Pazienza sono solo alcuni esempi. L’orizzonte tematico e stilistico in cui si collocano i moderni Graphic Novel non è mai stato così ampio come ora: con molti validi autori attivi (numerose le donne e i giovani) e alcuni maestri ormai riconosciuti a livello internazionale (Gipi, Vanna Vinci, Zerocalcare, Igort, Lorenzo Mattotti…) il fumetto italiano vive oggi un rinnovato momento di splendore creativo.
Dal 19 al 25 ottobre sarà gratuitamente disponibile al pubblico, in formato e-book, il volume “L’Italiano tra parola e immagine: graffiti, illustrazione e fumetti”, realizzato dall’Accademia della Crusca in collaborazione con la casa editrice goWare. Il volume, curato dal filologo Claudio Ciociola e del linguista Paolo D’Achille si approfondisce il rapporto tra la lingua italiana e l’immagine: scrittura e immagine, infatti, possono affiancarsi restando indipendenti, ma possono arrivare addirittura a fondersi, in forme diverse e perfino opposte: pensiamo per un verso alle iniziali miniate dei codici medievali, per un altro all tags degli odierni graffiti metropolitani. L’e-book potrà essere scaricato gratuitamente a partire dal 19 ottobre in questo link: https://www.goware-apps.com/litaliano-tra-parola-e-immagine-graffiti-illustrazioni-fumetti-claudio-ciociola-paolo-dachille-a-cura-di/
Webinar gratuiti: sulla piattaforma https://luccaprojectcontest.it sono disponibili durante la Settimana della Lingua, in italiano e francese, i webinar dei finalisti del concorso “Lucca Project Contest – Giovanni Marinelli”. Il Lucca Project Contest è un concorso nazionale dedicato ad aspiranti autori di fumetto, indetto da Lucca Comics & Games e giunto alla sedicesima edizione. Ogni anno, circa duecento giovani autori sottopongono i loro progetti, valutati da una giuria di addetti ai lavori.
In occasione della XX Settimana della Lingua italiana nel mondo la nuova biblioteca dell’Istituto Italiano di Cultura di Dakar si arricchisce di una nuova opera: “Fumetti nei musei”: attraverso i fumetti saranno raccontati 51 musei italiani. I volumi saranno pronti per il prestito a partire dal 19 ottobre.
La Settimana della Lingua Italiana nel Mondo è una manifestazione promossa dalla rete culturale e diplomatica ogni anno nella terza settimana di ottobre intorno ad un tema che funge da filo conduttore per l’organizzazione di un vasto programma culturale focalizzato intorno alla diffusione della lingua italiana. L’iniziativa nasce nel 2001 da un’intesa tra il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e l’Accademia della Crusca cui si affiancò in seguito la Confederazione Svizzera, Paese in cui l’italiano è una delle lingue ufficiali.