Mali. Liberati i Langone, sequestrati da quasi due anni

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vcArriveranno oggi pomeriggio alle 15.30 circa, a Ciampino, Rocco Antonio Langone, Maria Donata Caivano e il loro figlio Giovanni, rapiti in Mali il 19 maggio 2022. Ne dà notizia la Farnesina, spiegando che l’operazione di liberazione e rimpatrio della famiglia Langone è stata resa possibile dal lavoro congiunto dell’Unità di Crisi della Farnesina e dell’AISE – Agenzia Informazioni e Sicurezza Esterna.
Ad accogliere la famiglia Langone sarà il Vice Presidente del Consiglio e Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani.
I Langone erano stati rapiti nella loro abitazione alla periferia della città di Koutiala, a sud est della capitale del Mali, Bamako, dove vivevano da diversi anni
È un’area particolarmente permeata dalla presenza di miliziani jihadisti; il rapimento era avvenuto da parte di una fazione jihadista riconducibile al JNIM, Gruppo di supporto per l’Islam e i musulmani, allineata con al-Qa’ida, attiva in larga parte dell’Africa Occidentale. La famiglia Langone viveva a Koutiala da diversi anni, all’interno di una comunità di Testimoni di Geova, del tutto integrati.
Nonostante la lunga prigionia, i componenti della famiglia Langone godono di buone condizioni di salute, riporta Palazzo Chigi spiegando che il loro rilascio è stato reso possibile grazie all’intensa attività avviata dall’AISE, di concerto con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, fin dall’immediatezza del sequestro, e in particolare grazie ai contatti dell’Agenzia con personalità tribali e con i servizi di intelligence locali. (aise)




L’azione del Marocco per la causa palestinese riconosciuta nel pronunciamento della Corte di Giustizia

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downloadL ‘Alta corte di giustizia si è pronunciata sulle azioni che lo Stato d’Israele deve mettere in atto nel conflitto in corso in Palestina. La decisione, che si ispira alla tutela delle popolazioni civili di ambo le parti, e la legittima aspirazione del popolo palestinese ad avere una Patria con Al Quds Est come capitale, rappresenta una sostanziale vittoria del ruolo del Marocco in questa vicenda. Il Regno ha sempre sostenuto che la causa palestinese fosse una causa nazionale. Un impegno che non è solo una dichiarazione di forma ma anche di sostanza. Il Marocco ha sempre sostenuto la necessità di due Nazioni ma, ha differenza di molti soggetti più o meno coinvolti ha affrontato la questione sul piano degli interessi dei popoli.

 In questa visione  mettendo al centro la questione politica, ma le popolazioni molti problemi divengono superabili.
Questa è una prospettiva poco compresa dagli attori occidentali, impegnati solo ad analizzare la questione politica. Il Marocco, ed in particolare Sia Maestà, ha applicato la tradizionale politica dolce ma risulta che è elemento tipico della diplomazia del Regno.

La diplomazia marocchina, seguendo le Alte Istruzioni Reali, ha sempre operato per la pace in Medio Oriente.
La cosa che sorprende, gli osservatori internazionali è che essa opera con cautela e nel rispetto dei diritti dei popoli.
Rimane sempre aperta la totale assenza dell’ Europa che ancora non vuole riconoscere che la questione palestinese è figlia della cultura coloniale e peggio ancora dello sfruttamento della buona fede dei contendenti di oggi, usati durante la grande guerra in un conflitto per procura.



L’Italia e lo sviluppo afro atlantico: riflessione dopo il discorso del Re del Marocco

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downloadIn un modo dove risuona solo la parola “guerra”. Dove la distruzione sembra essere la sola risposta che il mondo sa dare alla popolazione. Risuonano come “fuori dal coro”. le parole del Re del Marocco. Parole di pace, di costruzione di prospettive future.. In questa ottica il discorso in  occasione della  “Marcia Verde” è emblematico. La “Marcia Verde”   è la continuazione storica della lotta di liberazione iniziata durante la seconda guerra mondiale. Il fatto che sia avvenuta alla fine di fatto del regime franchista la ricollega , moralmente e spiritualmente al sacrificio delle truppe marocchine che combatterono il nazismo i

Il Re ha affermato: “L’interfaccia Atlantico-Africana soffre di una significativa carenza di infrastrutture e investimenti, nonostante il livello delle sue qualifiche umane e l’abbondanza delle sue risorse naturali”. In questa prospettiva, stiamo lavorando con i nostri fratelli in Africa, e con tutti i nostri partner, per trovare loro risposte pratiche ed efficaci, nel quadro della cooperazione internazionale. Ciò rientra nel progetto strategico del gasdotto Marocco-Nigeria”.
Il re Mohammed VI ha sottolineato che questo progetto mira all’integrazione regionale, alla crescita economica congiunta e all’incoraggiamento del dinamismo dello sviluppo sulla Striscia Atlantica, oltre a che “costituirà una fonte garantita per l’approvvigionamento energetico dei paesi europei”. Questa è la stessa tendenza che ha spinto il Marocco a lanciare l’iniziativa per creare un quadro istituzionale che riunisca i 23 paesi afro-atlantici, con l’obiettivo di consolidare la sicurezza, la stabilità e la prosperità comune”.

Questa è una grande occasione non solo per le nazioni afro-atlantiche ma anche per l’Europa. Penso , in questo momento agli accordi sull’energia con il Regno Unito, al progetto di collegamento ferroviario con la Spagna , tramite un tunnel sottomarino. All’attivismo che le Ambasciate di Ungheria e Serbia dimostrano nei confronti del Marocco.

L’Italia non può e non deve perdere l’occasione per partecipare, in spirito di vera collaborazione al benessere dell’Africa. Non solo guardando ad una Nazione del Nord Africa sempre più difficile da gestire. Ma guardare invece anche al Marocco come nazione potenziale per il bene del continente africano.

Marco Baratto




Kenya e Italia, l’eredità Mattarella

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5682 lQuattro giorni storici in cui l’amicizia tra Italia e Kenya esce decisamente rafforzata e non solo a parole.
La visita del nostro Capo di Stato Sergio Mattarella, e abbiamo avuto modo di ripeterlo più volte, ha consolidato rapporti già buoni ma soprattutto ha gettato un ponte verso il futuro con la firma di accordi importanti, di cooperazione con prestiti e doni per un valore complessivo di 100 milioni di euro e l’avvio del programma che abbatterà le barriere fiscali tra i due paesi, ovvero la famosa “doppia imposizione” che faciliterà transiti e affari, così come trasferimenti di beni o prodotti. Al di là del discorso economico, la presenza di Mattarella in Kenya ha aperto anche scenari nuovi sulla ricerca e sulla collaborazione a livello scientifico, culturale ed universitario.

Significativo in questo senso il discorso tenuto dal Presidente della Repubblica ieri mattina all’Università di Nairobi sugli effetti del cambiamento climatico che lui stesso ha definito “una sfida uguale sia per l’Europa che per l’Africa” così come già nel suo intervento alla State House di martedì aveva collegato la crisi climatica e la siccità al problema delle migrazioni.
Uno degli effetti pratici di questi argomenti sarà la ripresa delle costruzioni di tre dighe a nord del Paese, che già erano state appaltate a due società italiane e che erano state bloccate sia per irregolarità dopo l’appalto sia per la situazione di una delle due società coinvolte. La questione aveva portato anche alla rimozione dell’allora Ministro del Tesoro (governo Kenyatta) Henri Rotich. I progetti idrici si vanno ad aggiungere agli investimenti dell’Eni in Kenya, nel campo del carburante ecologico e delle energie rinnovabili.

Infine la cooperazione, con la firma di due protocolli d’intesa col governo Ruto, per avviare programmi di sostegno sia culturale che di riqualificazione urbanistica. Ieri il Presidente, accompagnato come sempre dalla figlia Laura, dopo l’università ha incontrato i fautori di “E4Impact” un incubatore di aziende che in 5 anni ha fatto nascere oltre 450 aziende keniane con lo sguardo alla sostenibilità. Letizia Moratti, la presidente dell’organizzazione avviata dall’Agenzia di Cooperazione allo Sviluppo con l’Università Cattolica di Milano e un gruppo di aziende di alto profilo, ha illustrato a Mattarella alcune di queste attività nel campo dell’agri-business, del riciclo e dell’ecosostenibilità. Era presente anche uno dei gioielli della creatività italiana, l’azienda di Kilifi “Seedlings”, creata dal designer italiano Roberto Gerosa e dalla collega e moglie argentina Fabiana Alcojor per salvare i baobab del Kenya, creando oggetti e accessori di pregio e mettendo in moto una catena produttiva che dà lavoro ad intere comunità.
Come il Presidente ha potuto appurare e ha rivelato durante l’incontro con la comunità italiana, evento che ha dimostrato la sua grande umanità, “i keniani sono entusiasti degli italiani in Kenya” e questo dovrebbe essere il punto fermo, l’iniezione di ottimismo, da cui prepararsi ad una nuova partenza verso un presente prossimo di soddisfazioni reciproche, che dovranno aiutare il Kenya a superare questo difficilissimo periodo di crisi e l’Italia ad avere il coraggio di investire nell’Africa subsahariana.

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Congo. Omicidio Attanasio: la Procura chiede la pena di morte

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 117159669 gettyimages 1303527821La Procura della Repubblica Democratica del Congo (RDC) ha chiesto la pena di morte per i sei sospettati dell’omicidio dell’ambasciatore italiano in quel Paese Luca Attanasio, morto nel febbraio 2021 in un attacco da parte di uomini armati, hanno riferito oggi i media locali.

Gli uomini armati hanno ucciso anche un autista congolese del Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite (WFP), Mustapha Milambo, e una guardia del corpo italiana dell’ambasciatore, Vittorio Iacovacci.

“Le vittime sono state rapite e portate in profondità in una foresta prima di essere giustiziate”, ha detto il procuratore militare Bamusamba Kabamba, che ha accusato i sospetti di omicidio, appartenenza a un gruppo criminale e possesso illegale di armi da guerra e munizioni.

Kabamba ha sollevato queste accuse mercoledì durante un’udienza presso il tribunale militare di Kinshasa-Gombe, situato nella prigione militare di Ndolo.

Da parte sua, l’avvocato dei presunti aggressori, Joseph Amzati, ha difeso l’innocenza degli imputati in un caso per il quale non è stata ancora resa nota la data di condanna.

Cinque degli imputati sono in stato di fermo, mentre il sesto è ancora ricercato.

L’attentato è avvenuto il 22 febbraio nei pressi della città di Goma, capoluogo della provincia del Nord Kivu (nord-est), quando sospetti ribelli delle Forze Democratiche per la Liberazione del Rwanda (FDLR), gruppo insorto di origine ruandese che opera nell’area, hanno intercettato un convoglio delle Nazioni Unite, secondo il governo congolese.

Tuttavia, il gruppo ribelle ha negato di essere dietro l’attacco.

Dopo l’omicidio, sui fatti sono state aperte diverse inchieste, sia da parte dell’Onu, della Procura di Roma e delle autorità congolesi.

swissinfo

 

 




Kenia. E’ morta Michela, la turista italiana ustionata a Watamu

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5664 mNon ce l’ha fatta Michela Boldrini, la trentanovenne turista di Sarnico, in provincia di Bergamo, che da una settimana era ricoverata all’ospedale Aga Khan di Mombasa a causa delle ustioni riportate nell’incendio del resort italiano Barracuda Inn di Watamu, avvenuto martedì scorso.
La donna, che era in vacanza insieme con il cugino Mattia Ghilardi, originario della Valtellina, era al termine della sua vacanza e sarebbe dovuta partire il giorno dopo.
Proprio per questo, aveva raccontato Mattia a malindikenya.net, istintivamente i due invece di scappare velocemente dall’hotel, avevano provato a rientrare in camera per recuperare i documenti di viaggio e qualche effetto personale. Ma nel giro di trenta secondi le fiamme si erano fatte così vicine che i due sono stati avvolti da un calore tremendo e hanno riportato ustioni gravi.
I medici dello Star Hospital, che hanno fornito le prime cure ai due e all’unica altra turista ricoverata, una donna napoletana, hanno subito giudicato Michela Boldrini in condizioni gravi anche se si sulle prime si sperava non fosse in pericolo di vita. La donna è stata trasportata a Mombasa ed ammessa immediatamente nell’unità di terapia intensiva dell’Aga Khan.

Nonostante le cure del caso, le condizioni della turista bergamasca si sono aggravate giorno dopo giorno, fino a sembrare irreversibili.
Questa mattina il triste verdetto, proprio mentre la madre stava per atterrare a Mombasa, sperando di poterla vedere ancora viva. L’Ambasciata d’Italia in Kenya, tramite il Consolato Onorario, ha seguito fin dall’inizio la triste vicenda in contatto con le autorità locali e ha fornito assistenza.
Ora il dolore per una perdita drammatica ed evitabile è troppo grande per discutere delle ovvie problematiche che riguardano le località turistiche della costa, di cui peraltro il governatore della Contea di Kilifi Gideon Mung’aro ha discusso ieri con gli attori del settore turistico di Watamu, tra proposte e promesse che speriamo siano attuate velocemente.

da malindikenia.net

 




Roberto Natali Ambasciatore d’Italia in Kenya

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natali22“Inizio il mio mandato di ambasciatore a Nairobi certo che costruiremo un’eccellente collaborazione con Kenya e Seychelles sulla scia dell’amicizia tra i nostri popoli. Valorizzerò inoltre l’azione multilaterale dell’Italia presso Unep e UnHabitat. Saluto i cittadini e le imprese italiani: l’Ambasciata è a loro disposizione”. Così Roberto Natali, nuovo Ambasciatore d’Italia in Kenya.
Aquilano, classe 1958, Natali si laurea in scienze politiche all’Università di Urbino ed entra in carriera diplomatica nel 1986. Il primo incarico alla Farnesina è alla Direzione Generale Emigrazione. nel 1989 è secondo segretario commerciale a Quito, sede in cui rimane fino al 1993, quando vola ad Helsinki dove assume l’incarico di primo segretario.
Nel 1996 è di nuovo a Roma, questa volta al Servizio Stampa e Informazione. Nel 2001 è a Washington con l’incarico di consigliere per la stampa e l’informazione in Ambasciata. Lascia gli Usa nel 2005 quando è Console Generale a Barcellona.
Nel 2009 torna alla Farnesina, a Capo della Segreteria del Sottosegretario di Stato, incarico in cui viene confermato fino al 2013, nonostante i cambiamenti di Governo. In quell’anno è alle dirette dipendenze del Direttore Generale per gli Affari Politici e di Sicurezza, ma nel settembre lascia Roma per il Marocco: è ambasciatore a Rabat accreditato- dall’anno successivo – anche a Nouakchott.
Nel 2007 torna alla Farnesina, alle dirette dipendenze del Direttore Generale per la Mondializzazione le Questioni globali. Nel 2018 è Inviato Speciale del Ministero per i Paesi dei Caraibi. L’anno successivo è posto fuori ruolo per prestare servizio presso il Ministero della Giustizia quale Consigliere Diplomatico del Ministro, incarico che mantiene fino al 2021, nonostante i cambiamenti di Governo, quando torna al Ministero, alle dirette dipendenze del Direttore Generale per la Cooperazione allo Sviluppo, incarico che ora lascia per il Kenya. (aise) 




Una suora italiana è stata uccisa da terroristi islamici in Mozambico

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downloadUna suora italiana di 83 anni, la missionaria comboniana Suor Maria De Coppi, originaria di Vittorio Veneto, è stata uccisa in un attacco a una missione nel nord del Mozambico. Sono salvi due missionari italiani coinvolti nell’attentato: don Loris Vignandel e don Lorenzo Barro.

Don Loris, era stato parroco di Chions, mentre Don Lorenzo, già parroco di Aviano, prima rettore del seminario è ora vicario generale di Chipene. Dei due non si avevano più notizie da ieri sera.

“I ribelli hanno assaltato la missione, dando fuoco a tutte le opere parrocchiali. Suor Maria, è stata uccisa durante l’agguato. Tutti i sopravvissuti sono adesso in fuga verso Nacala. Don Lorenzo e don Loris sono vivi! Ringraziamo Dio!”, scrive su Facebook il Centro missionario Concordia-Pordenone.

L’attacco è avvenuto nella città di Chipene. Due suore sono riuscite a sfuggire all’attacco terroristico, riferisce un comunicato della segreteria generale dei missionari comboniani.

agi.it




Sudafrica: parte la Settimana del Cinema Italiano

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24pretoriaLa creazione di un progetto che crei un collegamento tra il cinema italiano e il sistema cinematografico sudafricano nasce per iniziativa dell’Istituto Italiano di Cultura di Pretoria in collaborazione con Cinecittà, l’agenzia di promozione del cinema italiano all’estero. Così dal 29 agosto al 4 settembre avrà luogo in Sud Africa la prima Settimana del Cinema Italiano che sarà esclusivamente online.
Non si tratta solo di un festival con relativa programmazione di film, ma di un incontro con un Paese, il Sud Africa, che è il più influente nell’area geopolitica di riferimento e con la più numerosa e ben radicata comunità italiana del continente (circa 40.000 persone).

Il progetto nasce in collaborazione con l’Ambasciata d’Italia a Pretoria, il Consolato Generale d’Italia a Johannesburg e il Consolato d’Italia a Cape Town, con l’ausilio della piattaforma MyMovies, dove i film saranno proiettati in streaming.
Testimonial d’eccezione della rassegna sarà Peter Rorvik, direttore per quattordici anni del Festival Internazionale di Durban e ora co-direttore del Festival del cinema europeo in Sud Africa. Sarà lui a presentare ogni film, mentre tutti registi saranno in contatto online con il pubblico. “Il cinema italiano ha una storia lunga e illustre ed il Sud Africa accoglierà i film italiani con molto interesse”, ha commentato Rorvik, parlando di “una selezione di altissimo profilo che coniuga i nuovi talenti con le tematiche dell’Italia contemporanea”.
Questi dunque i film in programma: A Chiara (2021) di Jonas Carpignano; America Latina (2021) di Damiano e Fabio D’Innocenzo; Lasciarsi un giorno a Roma (2021) di Edoardo Leo; Californie (2021) di Alessandro Cassigoli e Casey Kauffman; Il legionario (2021) di Hleb Papou; Non odiare (2020) di Mauro Mancini; e I predatori (2020) di Pietro Castellitto.
La visione dei film è gratuita, ma è necessario registrarsi attraverso questo link. Una volta effettuata la registrazione, l’utente verrà avvisato via e-mail, prima che la Settimana abbia inizio, e riceverà i link per scegliere i “posti virtuali” per i film che intende vedere. Il limite è di 300 utenti per film e verranno assegnati in base all’ordine di prenotazione. (aise)




Kenya: l’Italia per lo sviluppo di impresa e creazione di impiego

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5kenyaLo scorso 29 luglio, l’Ambasciatore d’Italia in Kenya, Alberto Pieri, e la Rappresentante dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Industriale (UNIDO) per il Kenya, Kawira Bucyana, hanno firmato un accordo di cooperazione che dà il via ad un’iniziativa per potenziare l’Acceleratore di Imprese E4Impact, basato a Nairobi. L’accordo è stato controfirmato dal Titolare della Sede di Nairobi dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS), Giovanni Grandi.
Il Centro di Accelerazione e Incubazione delle imprese E4Impact rappresenta un centro di eccellenza nel Paese, ed è stato istituito nel 2018 grazie al sostegno della Cooperazione Italiana e dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Nonostante la recente creazione, il Centro è diventato nel giro di pochi anni un punto di riferimento nell’ecosistema imprenditoriale del Kenya, offrendo servizi di assistenza legale, finanziaria, di formazione e mentoring a più di 40 imprese e start-up locali.

Oggi il Centro ha una doppia funzione di acceleratore e incubatore, sostenendo sia l’avvio che il potenziamento di piccole e medie imprese (PMI) locali selezionate anche in base al loro potenziale impatto sociale, economico e ambientale e con attenzione all’imprenditorialità femminile e giovanile. Dalla sua creazione, l’Italia ha investito oltre 2,8 milioni di Euro per il potenziamento del Centro, a cui si aggiungono gli ulteriori 600.000 Euro di contributo italiano a UNIDO sanciti dall’accordo di cooperazione firmato questa mattina.
L’agenzia onusiana avrà il compito di prestare assistenza tecnica per espandere l’offerta formativa del Centro, aumentandone l’autonomia e l’efficacia.
L’iniziativa rappresenta un progetto pilota nel campo del partenariato tra il mondo accademico, il settore privato e le istituzioni pubbliche (il cosiddetto approccio triple helix) per promuovere l’imprenditorialità e la creazione di posti di lavoro in Kenya.

“Attraverso questo investimento, l’Italia intende creare un ambiente favorevole per il rafforzamento del settore privato e per promuovere ricerca, innovazione, formazione, creazione di posti di lavoro e sviluppo tecnologico”, ha detto l’Ambasciatore Pieri. “Piccole e medie imprese, in Kenya come in Italia, hanno un ruolo di particolare rilievo, arrivando a contribuire a circa l’80% del prodotto interno lordo e al 70% dell’occupazione totale. Il nostro sostegno all’imprenditoria giovane e dinamica che caratterizza il Paese vuole permettere ai giovani imprenditori e imprenditrici di esprimere al meglio le proprie potenzialità e trasformarsi in volano di sviluppo sostenibile”.
“Il sostegno all’impiego, alla nascita e all’espansione di piccole imprese rappresenta un elemento qualificante per l’azione della Cooperazione italiana in Kenya”, ha aggiunto Giovanni Grandi, Titolare della Sede AICS di Nairobi. “In Kenya, AICS è impegnata con iniziative dedicate alla creazione di impresa di impiego, ma il sostegno al settore privato e la creazione di reddito è trasversale ai nostri interventi nel Paese. Si tratta di un elemento fondamentale e necessario per la crescita economica sostenibile, ma anche per l’affermazione di principi democratici e partecipativi”.

UNIDO, ha affermato Kawira Bucyana, “è lieta di collaborare con E4impact per migliorare il contributo delle PMI alla crescita economica del Kenya”, di UNIDO. “Questo progetto rappresenta un’opportunità per favorire la collaborazione tra partner dei settori pubblico e privato, potenziare l’impatto con un approccio sostenibile. Il progetto viene realizzato all’interno del nostro quadro programmatico quinquennale, il “Program for Country Partnership (PCP)”, firmato nel 2021 dal Presidente Uhuru Kenyatta. Il PCP è il modello innovativo di UNIDO per accelerare lo sviluppo industriale inclusivo e sostenibile negli Stati membri”.
L’iniziativa “Miglioramento dei servizi di accelerazione delle imprese attraverso un approccio di partnership pubblico-privato” del valore di 600.000 Euro ha una durata prevista di due anni ed è realizzata da UNIDO con fondi della Cooperazione Italiana.
L’obiettivo è il consolidamento della presenza e dell’offerta formativa del Centro di Accelerazione di Imprese E4Impact grazie all’expertise di UNIDO.
Il fulcro dell’intervento si basa sull’identificazione dei settori con la potenzialità di creare posti di lavoro inclusivi e sostenibili e che siano in linea con le strategie e i piani nazionali di crescita economica. L’iniziativa interviene su due assi principali: l’ampliamento delle partnership di E4Impact e la realizzazione di programmi di formazione.
Le piccole e medie imprese selezionate dal Centro verranno sostenute con attività di supporto tecnico e sviluppo delle competenze imprenditoriali e tecniche, con focus speciale su giovani e donne.
L’iniziativa è complementare al progetto “Incubatore d’Impresa e Innovazione Energetica in Kenya” realizzata dall’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano con la Fondazione E4Impact e AVSI. Il progetto, attualmente in corso di realizzazione, ha il valore di 2,3 milioni di Euro per una durata di tre anni e ha l’obiettivo di consolidare il Centro di Accelerazione E4Impact, potenziandone le attività e migliorandone le infrastrutture. (aise)