L’Ambasciatore Lombardi in missione alle Isole Comore

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22comoreL’Ambasciatore italiano in Tanzania Marco Lombardi si è recato, dal 14 al 19 marzo scorsi, in missione alle Isole Comore. Scopo della visita, la presentazione delle lettere credenziali al Presidente Azali Assoumani e l’incontro con la comunità italiana residente nel Paese.
Nella mattinata del 15 marzo, Lombardi, accompagnato dal Corrispondente Consolare, Saverio Grillone, presente nell’arcipelago da più di quarant’anni prima con la Cooperazione Italiana e poi con la Caritas e impegnato nella lotta per debellare la lebbra nel Paese, ha consegnato le lettere al Presidente delle Comore.
Nel corso di una cerimonia all’insegna della massima sobrietà, riporta l’Ambasciata, è stata fatta una panoramica dell’ottimo andamento delle relazioni bilaterali tra Italia e Comore. Il Presidente Assoumani ha pregato il diplomatico italiano di porgere il suo saluto sincere al Signor Presidente Mattarella. L’occasione delle credenziali ha anche fornito l’opportunità di presentare e promuovere al più alto livello la candidatura di Roma ad ospitare l’EXPO 2030. (aise)




Migrazioni e sviluppo: una rete di partenariato Sudan-Toscana con l’Aics

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15manirifugiati“Migrazioni e Sviluppo: una rete di partenariato per la salute globale in Sudan” è il titolo della conferenza che si terrà il prossimo giovedì, 17 marzo, dalle ore 9 alle 16.30, nell’Auditorium di Sant’Apollonia, a Firenze.
L’evento, organizzato congiuntamente dall’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics) e dal Centro regionale di salute globale (Csg) dell’Azienda ospedaliero-universitaria Meyer, rappresenta il momento conclusivo di bilancio sulla collaborazione triennale tra Aics sede di Khartoum e Csg nell’ambito del progetto ‘Rafforzare la resilienza per i rifugiati, sfollati interni e comunità di accoglienza nel Sudan orientale’, finanziato dalla Unione Europea e che ha come obiettivo quello di contribuire al miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni sfollate e delle comunità ospitanti nel Sudan orientale.
Le attività progettuali hanno visto come protagonisti gli operatori del sistema sanitario toscano, che si sono occupati della formazione in ambito sanitario negli stati di Kassala e Gedaref, e della ricerca scientifica nel settore della nutrizione e malnutrizione. I corsi di formazione sono stati dedicati al personale del Ministero della Salute sudanese, al personale accademico e alle ostetriche di comunità, con l’obiettivo di migliorare le competenze nel campo dei sistemi informativi sanitari, del management sanitario e dell’assistenza sanitaria primaria per ciò che riguarda la salute del bambino e quella sessuale e riproduttiva delle donne.
“Siamo orgogliosi di ospitare in Toscana questo evento, dedicato a due tematiche attualissime, che ci stanno particolarmente a cuore – commenta il presidente Eugenio Giani -. La Toscana ha una lunga tradizione di cooperazione internazionale, finalizzata a garantire l’assistenza sanitaria a tutti, indipendentemente dalla condizione sociale o economica e dal proprio Paese di provenienza. È per noi un principio di civiltà accogliere chi arriva e, nello stesso tempo, contribuire alla costruzione di sistemi sanitari adeguati nei Paesi da dove si emigra con l’aiuto dei nostri professionisti e del volontariato, che ringrazio per quanto fatto fino a oggi e per quello che ancora dovrà essere realizzato”.
“La scelta della cooperazione della Toscana è, inoltre, frutto della convinzione del valore aggiunto che mettiamo a disposizione dei nostri professionisti nel loro percorso di crescita professionale e umano – sottolinea l’assessore al diritto alla salute Simone Bezzini -. In una sanità senza confini, le iniziative di cooperazione mettono in relazione professionisti e sistemi sanitari, contribuendo a potenziare le capacità tecniche e anche relazionali. Riteniamo la cooperazione non solo un obbligo morale di civiltà, ma anche una scelta derivante dalla consapevolezza della interdipendenza dei destini di ognuno di noi e della necessità di agire tutti insieme per poter affrontare le sfide di salute globale. E’, quindi, con estremo piacere che ospitiamo a Firenze questo evento, che offrirà importanti spunti di riflessione per una programmazione sempre più efficace e aperta al prossimo”.
“L’esperienza di collaborazione tra un sistema sanitario regionale e la nostra Agenzia di cooperazione allo sviluppo ha evidenziato come il sistema regionale, soprattutto quando parliamo di cooperazione sanitaria, rappresenti un valore aggiunto per il sistema-Italia – sottolinea Maria José Caldés, direttrice del Csg del Meyer -. Sono, infatti, convinta che muovendoci assieme si riescono a ottenere risultati sostenibili, in quanto derivano dalla grandissima esperienza delle nostre Aziende sanitarie unita a quella della nostra Agenzia di cooperazione, e più duraturi rispetto a piccoli interventi frammentati di singole istituzioni”.
La conferenza si inserisce all’interno del dibattito internazionale sul nesso migrazione-sviluppo e intende porre l’accento sulle inter-relazioni tra salute globale, migrazioni e sviluppo. Apriranno l’evento il presidente della Toscana Eugenio Giani, il direttore dell’Aics Luca Maestripieri, il direttore della Direzione generale per la Cooperazione allo Sviluppo Fabio Cassese, la delegata Ue in Sudan Elisabeth Rousset, l’assessore al diritto alla salute Simone Bezzini e il direttore generale del Meyer Alberto Zanobini.
La conferenza rappresenta, inoltre, l’evento conclusivo di una settimana di incontri organizzati in occasione dell’arrivo di una delegazione dal Sudan, composta da medici e professionisti del settore sanitario, che hanno collaborato a vario titolo alle attività del Csg e di Aics. Sono previste delle visite della delegazione ad alcune delle eccellenze del nostro sistema sanitario, tra cui l’Aou Meyer, il Centro nascita Margherita di Careggi, il Centro di simulazione medica (International training center american heart association) e il Centro di formazione e simulazione neonatale Nina (queste due ultime dell’Aou pisana). È prevista, infine, nel pomeriggio di oggi, la visita alla Casa della salute de Le Piagge, cui farà seguito un incontro presso la Comunità de Le Piagge con Don Alessandro Santoro e l’Imam di Firenze Izzedin Elzir, per discutere di assistenza extra istituzionale alle fasce più vulnerabili della popolazione.
La storia
In Sudan, il Governo di transizione formatosi a seguito della deposizione di Omar al-Bashir nella rivoluzione del 2019, dopo aver conseguito risultati promettenti nel promuovere libertà, pace e giustizia – le tre parole che hanno costituito il filo conduttore della rivoluzione sudanese – è stato deposto in un putsch militare il 25 ottobre 2021 dopo settimane di crescenti tensioni politiche. In questo scenario, gli effetti combinati della pandemia di Sars-CoV-2 e l’arrivo nell’Est del Paese di decine di migliaia di rifugiati in fuga dal conflitto del Tigray evidenziano la manifesta correlazione che associa flussi migratori e determinanti socio-sanitarie. Il quadro migratorio sudanese possiede le caratteristiche proprie delle regioni interessate da flussi misti; a causa della sua collocazione geografica, il Sudan ha tradizionalmente costituito un’intersezione naturale tra l’Africa centrale, orientale e settentrionale e attualmente si trova all’incrocio di tre principali rotte migratorie.
Salute e status migratorio sono concetti strettamente intrecciati, che esercitano un effetto reciproco in un insieme di relazioni causa-effetto. Le politiche e le strategie sanitarie generalmente comprendono lo status migratorio tra i determinanti sociali della salute in grado di influenzare significativamente l’accessibilità ai servizi sanitari. La natura multidimensionale dello status migratorio di un individuo comporta modelli di intreccio con diversi determinanti sociali della salute. Eventuali differenze nei fattori di rischio per la salute e nei profili di malattia tra la comunità migrante e quella ospitante, nonché le condizioni in cui si è svolto il processo migratorio, sono elementi che incidono notevolmente sul nesso tra migrazione e salute, producendo effetti negativi o benefici per il singolo migrante, la sua comunità e le società di origine, transito e destinazione. (aise) 




Eugenio Cavallo (Cnr) nuovo addetto scientifico a Dakar

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14cavalloEugenio Cavallo, tecnologo di terzo livello presso l’Istituto di Scienze e Tecnologie per l’Energia e la Mobilità Sostenibili (STEMS) del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), ha preso recentemente servizio come nuovo addetto scientifico presso l’Ambasciata d’Italia a Dakar.
Cavallo è laureato in Scienze e Tecnologie Agrarie presso l’Università di Torino, dove ha ottenuto il PhD nello stesso ambito. I suoi campi d’interesse scientifico e di ricerca si concentrano sullo sviluppo e sulle applicazioni di tecnologie e soluzioni innovative per ridurre l’impatto umano e promuovere la sostenibilità ambientale attraverso l’implementazione di nuove pratiche sostenibili per combattere la desertificazione e l’erosione dei suoli, per usi alternativi degli scarti animali e vegetali e per ottimizzare gli usi energetici e delle risorse attraverso l’automazione e la robotica.
Cavallo è stato coordinatore di numerosi gruppi di ricerca, di progetti di consulenza e di conferenze internazionali su tali tematiche. È inoltre autore e co-autore di numerosi articoli scientifici e di contributi in monografie ed è membro dei comitati editoriali di svariate riviste. Ha conseguito l’abilitazione nazionale da professore di prima fascia in Agricoltura, Scienze Forestali e Ingegneria dei Biosistemi e, in tale contesto, supervisionato tesi di laurea e dottorato. È stato inoltre delegato per l’Italia presso il Trade and Agricolture Directorate dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), ha diretto i laboratori di testing dello STEMS-CNR, sviluppando un’estesa rete di collaborazioni internazionali con enti e istituti dediti alle stesse tematiche di indagine.
A Eugenio Cavallo il Maeci ha rivolto “i migliori auguri per il suo nuovo, importante incarico al servizio del Paese”. (aise)




“La Divina Commedia. L’Inferno dell’Oriente e dell’Occidente” a Tunisi con l’IIC

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9tunisidanteTUNISI\ aise\ – L’Istituto Italiano di Cultura di Tunisi prosegue nelle celebrazioni dantesche contribuendo alla realizzazione di un’opera teatrale originale, dagli echi arabeggianti, dedicata all’Inferno della Divina Commedia, a cura del regista tunisino Hafedh Khalifa.
In questa nuova messa in scena, che debutterà l’11 marzo al Teatro delle Regioni della Città della Cultura di Tunisi, Khalifa immagina Dante all’Inferno accompagnato non da Virgilio, ma dal poeta arabo Abou Ala El Maarri, in un viaggio onirico che sarà l’occasione per riflettere sulla natura complessa dell’essere umano, capace di atrocità ma anche di gesta meritevoli.
El Maarri, erudito nato in Siria nel 973 dopo Cristo, è noto per il suo virtuosismo poetico e la sua visione pessimistica del mondo. Khalifa ha voluto contribuire alle celebrazioni del Sommo Poeta che hanno caratterizzato tutto il 2021 con un lavoro che unisce il genio di Dante alla cultura araba, con brani tratti dalla “Lettera del Perdono” del poeta Abou Ala El Maarri, raccogliendo la sfida di riuscire a realizzare un omaggio ambizioso ed innovativo a due grandi della letteratura, in cui la cultura del Mediterraneo è racchiusa in un’unica un’opera teatrale. Per concretizzare questi intenti, Khalifa fa ricorso per lo spettacolo ai contributi degli artisti italiani Mario Ferrari, che ha disegnato e realizzato i costumi, e Luca Bruni di Oplas Centro Regionale per la danza Umbria, per la consulenza coreografica, insieme a quelli degli artisti tunisini, Lassaad Hassine, drammaturgo, e Zyed Trabelsi per le musiche. Per dare maggiore enfasi al tema della mediterraneità non mancano nell’opera i riferimenti all’Eneide di Virgilio, con l’incontro tra Didone ed Enea che suggella ulteriormente la vicinanza storica fra le genti del Mediterraneo.
L’opera teatrale alterna momenti di prosa ad altri di puro movimento, risultando allo stesso tempo fruibile e profonda, visti i temi affrontati, che sono quelli che maggiormente caratterizzano il pensiero degli esseri umani quando riflettono su cosa possa accadere dopo la morte, e cosa farà meritare loro l’agognata serenità eterna, piuttosto che le sofferenze dell’inferno.
“La Divina Commedia. L’Inferno dell’Oriente e dell’Occidente”, prodotto dall’Art des deux Rives, è realizzato grazie al sostegno e alla collaborazione di diversi enti istituzionali tunisini, italiani e internazionali. (aise)




Mogadiscio: i militari italiani donano cibo al distretto di Yaqshid

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05aiutoI militari italiani in Somalia hanno donato cibo da destinare alla popolazione più bisognosa del Distretto di Yaqshid, a Mogadiscio. La Cellula CIMIC del Reggimento CIMIC di Motta di Livenza (TV) ha consegnato i food kits durante una cerimonia all’International Campus di Mogadiscio, sede della Missione EUTM-S.
I food kits, spiega lo Stato Maggiore, “sono un progetto molto sentito da tutti i District Commissioner della città di Mogadiscio poiché permette di aiutare in maniera rapida, diretta ed efficace le famiglie più bisognose del distretto, ovvero poveri o Internal Displaced Persons (IDPS), supportando l’Autorità locale, in primis, ed evitando il generarsi di scontri sociali tra i locali e coloro che giungono in città soprattutto in questo periodo di forte siccità che sta colpendo il Paese”.
Si tratta di un progetto “semplice nella forma ma importante nella sostanza” che “garantisce inoltre al contingente nazionale di mantenere il rispetto e la considerazione da parte della popolazione somala dei vari distretti, oltrechè assicurare un buon livello di Force Protection e Freedom of Movement”.
La Cellula CIMIC è posizionata all’interno dell’Italian National Support Element presente a Mogadiscio; le attività di cooperazione vengono svolte da personale militare specializzato in sinergia con gli interventi di altri attori civili ed internazionali.
Dal 2014 ad oggi sono stati realizzati 137 progetti. (aise) 




Camerun: presentati alla Casa Italia di Yaoundé i progetti degli studenti di ritorno dall’Italia

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2camerunYAOUNDÈ\ aise\ – Giovani camerunensi, che hanno studiato e si sono formati in Italia, tornati in Camerun hanno dato vita a sei progetti che riguardano diversi settori, come le energie rinnovabili, la trasformazione agricola, i cosmetici e la produzione di materiali da costruzione. I progetti sono stati presentati nel corso di una conferenza cui hanno preso parte, a Yaoundé, la responsabile dell’Ambasciata d’Italia, Anna Ruffino, e il ministro delle Piccole e Medie Imprese dell’Economia Sociale e dell’Artigianato, Achille Bassilekin III, nell’ambito degli spazi di Casa Italia al Promote Salon.
I giovani, che ritornano in Camerun dopo un periodo di studio in Italia, sono raggruppati in tre associazioni con un centinaio di membri su tutto il territorio nazionale. A loro è andato il messaggio dell’ambasciatore d’Italia a Yaoundé, Filippo Scammacca del Murgo, che ha dichiarato: “avete avuto una formazione in Italia, parlate italiano, avete deciso di tornare nel vostro Paese di origine per essere più utili. Siete un collegamento tra Italia e Camerun, potete rendere concreti gli investimenti, creare posti di lavoro e contribuire alla crescita qualitativa del vostro Paese. Conto su di voi, sul vostro coraggio e sulla vostra dedizione”. (aise)




Algeria: cooperazione ed energia negli incontri dell’Ambasciatore

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2algeriALGERI\ aise\ – Giornata di incontri per l’Ambasciatore d’Italia ad Algeri, Giovanni Pugliese. Oggi ha infatti tenuto due discussioni proficue con il Presidente della Corte Costituzionale algerina, Omar Belhadj, e con il Presidente e Amministratore Delegato (CEO) del gruppo Sonelgaz, e attuale Presidente dell’Associazione degli Operatori delle Reti di Trasmissione di Elettricità del Mediterraneo Med-TSO, Sonelgaz Mourad Adjal.
Con Belhadj, l’Ambasciatore Pugliese ha avuto una ricca discussione sullo Stato di diritto e sulle prospettive di ulteriore rafforzamento della cooperazione tra Italia e Algeria.
Con Mourad Adjal, invece, si è discusso sul partenariato energetico tra Italia e Algeria, e sul sempre più forte interesse a scambi di esperienze e nuovi progetti congiunti. (aise) 




Zanzibar: Ambasciatore Lombardi incontra Presidente Hussein Nwinyi

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23zanzibarDAR ES SALAAM\ aise\ – L’Ambasciatore d’Italia a Dar es Salaam, Marco Lombardi, ha incontrato ieri, 22 febbraio, il Presidente di Zanzibar, Hussein Mwinyi. Nel corso dell’incontro, l’Ambasciatore Lombardi ha presentato una serie di iniziative dirette a realizzare mutuo beneficio all’Italia e a Zanzibar.
Lombardi ha sottolineato come, da parte italiana, si sia favorita, nel 2021, la creazione della Hotel Association Zanzibar (HAZ) e come si stia incoraggiando l’avvio di ulteriori collaborazioni economiche anche attraverso la realizzazione, in collaborazione con l’ICE, di un Business Forum italo-tanzaniano che dovrebbe tenersi a Zanzibar e a Dar es Salaam nel prossimo mese di settembre. Il settore privato italiano ha investimenti sull’Isola per oltre due miliardi di dollari.
L’Ambasciatore ha anche segnalato il crescente interesse dei vettori aerei italiani a servirsi del rinnovato aeroporto Karume di Zanzibar così da prevedere nuove rotte che consentano maggiori collegamenti tra il nostro Paese e la Tanzania. Il Presidente Mwinyi, esprimendo viva soddisfazione per la presenza economica italiana nell’Isola che crea numerosi posti di lavoro, ha auspicato che da parte italiana si privilegino voli di linea con Zanzibar più che voli stagionali e ha sottolineato che la sua Amministrazione ha varato un’iniziativa volta a concedere in leasing per fini turistici le isole più piccole dell’arcipelago di Zanzibar. (aise) 




Luca Attanasio: un anno fa l’uccisione dell’Ambasciatore in Congo

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attanasioROMA\ aise\ – È passato un anno dall’agguato a Goma, in Congo, in cui persero la vita l’ambasciatore Luca Attanasio, il carabiniere Vittorio Iacovacci e l’autista Mustafà Milambo. 44 anni, dal 2017 in Repubblica Democratica del Congo, Attanasio è stato ucciso durante un assalto alla vettura su cui viaggiava in un convoglio della MONUSCO, la missione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per la stabilizzazione del paese africano. Il carabiniere Vittorio Iacovacci, in forza al battaglione Gorizia, era in servizio presso l’Ambasciata italiana nel Paese Africano dal settembre 2020.
Ad un anno dall’agguato, nuovi dettagli emergono dagli atti dell’inchiesta della Procura di Roma a carico di Rocco Leone, vicedirettore del Pam, riportati dal “Corriere della sera”: sarebbe stato un tentativo di estorsione finito in tragedia. Gli assalitori del convoglio chiedevano 50.000 dollari che i passeggeri del convoglio non avevano. “A quel punto – si legge sul “Corriere” – l’imboscata alle due macchine con a bordo tre uomini bianchi s’è trasformata in un sequestro a scopo di estorsione. Gli ostaggi servivano per ottenere un riscatto, ma l’azione è fallita con la sparatoria in cui sono rimasti vittime il diplomatico italiano e il carabiniere addetto alla sua sicurezza”.
È alle pagine di “Avvenire”, invece, che il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio affida il suo ricordo di Attanasio.
Ne riportiamo di seguito il testo integrale.
“È passato un anno dalla tragica morte di Luca Attanasio, Ambasciatore d’Italia nella Repubblica Democratica del Congo, ucciso in un agguato nei pressi della città di Goma assieme al carabiniere Vittorio Iacovacci e all’autista del Programma alimentare mondiale Mustapha Milambo. La commozione per la loro perdita è ancora viva in tutti noi.
In questi 12 mesi sono state migliaia le testimonianze di vicinanza e i messaggi di cordoglio per Luca. Chi ha avuto la fortuna di incontrario ne conserva un ricordo speciale. Era una persona solare e generosa, un diplomatico brillante, appassionato del proprio lavoro, sempre curioso e pronto al dialogo. Lo dimostrano la passione e il coraggio con cui ha affrontato tutti i suoi incarichi, a Roma come all’estero, spesso in luoghi lontani e difficili. All’Africa ha dedicato quasi la metà dei suoi 20 anni di carriera diplomatica, tra Casablanca, Abuja e Kinshasa, dando prova di tenacia e versatilità non comuni. In riconoscenza del servizio esemplare prestato da Luca, lo scorso dicembre gli ho conferito il titolo onorifico di Ambasciatore. L’orgoglio e la riconoscenza dell’Italia nei suoi confronti sono stati confermati dal presidente Mattarella, che gli ha conferito la Gran Croce d’Onore dell’Ordine della Stella d’Italia.
Questo Ministero continua a rendere omaggio alla memoria di Luca: lo scorso dicembre abbiamo intitolato a lui la sala dove ogni anno i giovani candidati alla carriera diplomatica sostengono l’esame orale finale. In questa sala dove tradizionalmente si formalizza l’assunzione al Ministero degli Esteri anche Luca ha compiuto il primo passo della vita diplomatica. Vogliamo che sin dal loro primo contatto con la Farnesina le nuove generazioni di diplomatiche e diplomatici possano trarre ispirazione dalla sua esperienza ed essere accompagnati dal suo sorriso.
Abbiamo dedicato alla memoria dell’ambasciatore Attanasio anche il piano di promozione economica e commerciale per le imprese italiane in Africa sub-sahariana, che nasce anche da sue proposte, e le borse di studio per l’anno accademico 2021-2022 per studenti provenienti da Marocco, Nigeria e Repubblica Democratica del Congo. Due iniziative in linea con la storia professionale di Luca, che si è sempre ispirato ai valori di giustizia, inclusione sociale e amicizia tra popoli. Nella sua carriera si è quotidianamente impegnato per le persone più vulnerabili, realizzando assieme alla moglie Zakia iniziative, come la Fondazione Mama Sofia, volte a consentire alle persone di vivere con dignità.
La dedizione dell’ambasciatore Attanasio nei confronti del continente africano rifletteva bene l’impegno dell’Italia verso l’Africa, che passa tradizionalmente dalla cooperazione allo sviluppo, ma anche da un rinnovato impegno politico, sintetizzato nel documento strategico “Il Partenariato con l’Africa”, che la Farnesina ha pubblicato nei 2020. Nel solco di quel documento, alla terza Conferenza ministeriale Italia-Africa “Incontri con l’Africa” dello scorso 7-8 ottobre abbiamo riaffermato i legami con il Continente, ospitando a Roma ministri di Paesi africani, Organizzazioni regionali, personalità del mondo pubblico e privato per discutere nuove iniziative per rafforzare il nostro partenariato, in particolare su temi cruciali quali la transizione energetica, le energie rinnovabili, i cambiamenti climatici e lo sviluppo sostenibile.
Per continuare a onorare la memoria di Luca Attanasio e far sì che la sua instancabile dedizione continui a ispirare la nostra azione, penso che l’impegno a continuare a investire energie e risorse per aiutare l’Africa a crescere e a svilupparsi in modo sostenibile e in linea con le sue potenzialità sia il modo migliore. Assieme a tutto il personale della Farnesina, che per molti anni è stata la casa di Luca, mi stringo di nuovo con affetto alla moglie Zakia, alle figlie, ai genitori e alla sorella. Accanto alla nostra azione per portare avanti l’impegno diplomatico in cui Luca credeva, faremo ogni sforzo, come cittadini e come rappresentanti delle Istituzioni, per arrivare alla verità sulla sua morte e su quelle di Vittorio lacovacci e di Mustapha Milambo. Lo dobbiamo a loro e alle loro famiglie. Lo dobbiamo a tutti coloro che ogni giorno, con passione e dedizione, si mettono al servizio dell’Italia, in patria e all’estero”. (aise) 




Al via il nuovo progetto di CBM in Ruanda: l’obiettivo è curare 200mila persone entro il 2026

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19rwandaROMA\ aise\ – Potenziare i servizi oculistici all’Ospedale Kabgayi – dove avviene l’80% degli interventi di tutto il Ruanda – e formare i medici locali dell’Ospedale Gahini, situato nella zona est del Paese dove oggi non c’è neanche un oculista. Questo l’obiettivo di CBM che in questi giorni lancia un nuovo progetto quinquennale di inclusive eye health, per portare prevenzione e cure anche nelle zone rurali dove le persone, soprattutto i bambini, con disabilità visiva sono tra le più emarginate.
Immerso nell’Africa Orientale, il Ruanda conta 13 milioni di abitanti, di cui – secondo IAPB (Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità) – sono 1,2 milioni le persone con disabilità visive, di cui 23.000 cieche.
Nel concreto, il progetto quinquennale (che durerà fino al 2026) appena avviato riguarda il potenziamento dell’Ospedale Kabgayi e l’attività di formazione all’Ospedale Gahini.
L’ospedale Kabgayi è il principale centro oculistico pediatrico del Ruanda, situato nella zona sud del Paese e punto di riferimento per le cure oculistiche nazionale oltre che dei Paesi limitrofi come Repubblica Democratica del Congo e Burundi.
L’80% degli interventi agli occhi in Ruanda sono eseguiti qui. Gestito dalla diocesi cattolica di Kabgayi, l’Ospedale collabora fin dalla sua nascita nel 1993 con il Ministero della Salute ruandese e con CBM, impegnata a rendere i servizi oculistici disponibili e accessibili alla popolazione povera. L’ospedale è specializzato nell’oculistica pediatrica e nelle cliniche oculistiche mobili, che raggiungono i villaggi più lontani per individuare le persone, soprattutto i bambini, più vulnerabili. Inoltre al proprio interno ha anche un laboratorio ottico dove vengono realizzati occhiali da vista per pazienti con difetti refrattivi.
CBM si impegna ora da un lato a estendere i servizi oculistici integrati e di qualità (medicine, strumenti, ausili e occhiali, visite, screening e sensibilizzazione nelle scuole e nelle comunità) con l’obiettivo di curare entro il 2026 200.000 persone. Dall’altro promuove la formazione del personale medico locale anche nella parte orientale del Paese, dove sorge un altro ospedale importante, il Gahini Hospital, che al momento però non ha neanche un oculista, mentre il bisogno è urgente (in questa area del Paese vive un quarto dell’intera popolazione ruandese). Avere chirurghi specializzati e stanziali è fondamentale per aumentare il numero di persone operate ogni giorno: per questo CBM promuove l’attività di mentoring e formazione da parte dei medici del Kabgayi che periodicamente si recheranno al Gahini per erogare cure e formare il personale.
“Questo ambizioso ma necessario progetto che abbiamo avviato in Ruanda è in linea con il Piano strategico sulla salute del Ministero della Salute ruandese (2018-2024) che ha l’obiettivo di non lasciare indietro nessuno nell’accesso ai servizi di salute visiva” commenta Massimo Maggio, direttore di CBM Italia. “Sappiamo che nei Paesi in Via di Sviluppo si concentra l’80% del miliardo di persone con disabilità presenti al mondo, il che significa che esiste un ciclo che lega povertà e disabilità che è necessario spezzare. CBM cerca di farlo operando ogni giorno attraverso progetti di salute, educazione, vita indipendente che mettono al centro le persone con disabilità”. (aise)