Concerto di Natale a Cape Town il 10 dicembre

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27natalecapetownCAPE TOWN\ aise\ – Conto alla rovescia per il Concerto di Natale organizzato dal Consolato italiano a Cape Town. È proprio il console Emanuele Pollio ad invitare i connazionali a partecipare a questo tradizionale appuntamento in programma il 10 dicembre alle 17 presso la St. Mary’s Cathedral. Al concerto seguirà un rinfresco.
In ottemperanza ai protocolli anti-Covid19 i posti disponibili saranno limitati ad un massimo di 120 persone. Per poter partecipare sarà quindi necessario registrarsi, scrivendo una e-mail a segreteria.capetown@esteri.it. I posti saranno assegnati in base all’ordine di registrazione. (aise) 




Unicef: 21 mila bambini reclutati e 3.500 rapiti dal 2016 ad oggi in Africa occidentale e centrale

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23unicefGINEVRA\ aise\ – Dal 2016, l’Africa occidentale e centrale ha registrato un numero di vittime verificate dalle Nazioni Unite (ONU) di più di 21.000 bambini reclutati e utilizzati da forze armate e gruppi armati non statali, e più di 2.200 bambini vittime di violenza sessuale. Più di 3.500 bambini sono stati rapiti e sono stati registrati più di 1.500 casi di attacchi a scuole e ospedali. Dal 2005, quando è stato istituito il meccanismo delle Nazioni Unite per il monitoraggio e la segnalazione delle sei gravi violazioni contro i bambini, l’Africa occidentale e centrale è stata la regione del mondo con il più alto numero di bambini di cui è stato verificato il reclutamento e l’utilizzo da parte di forze armate e gruppi armati non statali e il più alto numero di bambini verificati come vittime di violenza sessuale. L’Africa occidentale e centrale ha anche il secondo più alto numero di rapimenti, secondo una nuova pubblicazione dell’UNICEF che chiede ai partner di sostenere e aumentare la documentazione delle gravi violazioni contro i bambini, nonché di prevenire e rispondere alle stesse.
Nel 2005, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato la Risoluzione 1612 per stabilire un meccanismo delle Nazioni Unite per il monitoraggio e la segnalazione delle seguenti sei gravi violazioni contro i bambini durante i conflitti armati: 1) uccisione e mutilazione di bambini, 2) reclutamento e utilizzo di bambini, 3) rapimento di bambini, 4) stupro e altre forme di violenza sessuale commesse contro i bambini, 5) attacchi a scuole e ospedali e 6) negazione dell’accesso umanitario.
Dal 2005, 1 violazione grave su 4 verificate dalle Nazioni Unite nel mondo è stata commessa in Africa occidentale e centrale. Solo l’anno scorso, oltre 6.400 bambini (32% dei quali erano bambine) sono stati vittime di una o più gravi violazioni nella regione.
“Sia che i bambini dell’Africa occidentale e centrale siano i bersagli diretti o le vittime collaterali, sono coinvolti nei conflitti e affrontano violenza e insicurezza. Le gravi violazioni dei loro diritti perpetrate dalle parti in conflitto sono inaccettabili. Hanno un impatto negativo sulla loro capacità di imparare, lavorare, costruire relazioni significative e contribuire allo sviluppo delle loro comunità e dei loro paesi”, ha dichiarato Marie-Pierre Poirier, Direttore regionale dell’UNICEF per l’Africa occidentale e centrale. “L’UNICEF chiede a tutte le parti in conflitto nella regione di prevenire e porre fine alle gravi violazioni contro i bambini, e di assicurare che tutti i responsabili siano tenuti a rispondere delle loro azioni”.
Grandi crisi umanitarie continuano a verificarsi in tutta l’Africa occidentale e centrale. La situazione in Camerun, nella Repubblica Centrafricana e nella Repubblica Democratica del Congo, e le emergenze multi-paese, comprese le crisi nel Sahel centrale e nella regione del bacino del Lago Ciad, stanno avendo conseguenze devastanti sui bambini e sulle comunità.
Con un’impennata dei conflitti armati e la pandemia da COVID-19, 57,5 milioni di bambini in Africa occidentale e centrale hanno bisogno di assistenza umanitaria, una cifra che è quasi raddoppiata dal 2020.
In risposta all’impennata dei bisogni essenziali disattesi dei bambini, compresa la protezione, l’UNICEF sta lavorando con i governi, le autorità locali e i partner per rafforzare il meccanismo di monitoraggio e segnalazione, sostenere il rilascio e la reintegrazione dei bambini dalle forze armate e dai gruppi, riunire i bambini separati con le loro famiglie, fornire assistenza medica e psicosociale ai bambini colpiti dai conflitti e fornire assistenza ai sopravvissuti alla violenza sessuale e di genere.
“La salute mentale e il sostegno psicosociale per i bambini e gli adolescenti sono essenziali e al centro della risposta umanitaria dell’UNICEF. Quando ricevono le cure necessarie e il sostegno psicosociale, l’accesso alla scuola e ai mezzi di sussistenza, i bambini sono in grado di elaborare ciò che hanno vissuto e ricostruire le loro vite”, ha osservato Marie-Pierre Poirier.
Dal 2015, oltre 4,3 milioni di bambini sono stati raggiunti con un supporto diretto per la salute mentale e psicosociale. Inoltre, sempre nello stesso periodo, più di 52.000 bambini associati alle forze e ai gruppi armati sono stati raggiunti con il sostegno per l’integrazione nella comunità; quasi 65.000 bambini hanno ricevuto sostegno per il rintracciamento e la riunificazione familiare; e quasi 183.000 donne, ragazze e ragazzi hanno beneficiato di interventi per prevenire e rispondere alla violenza di genere, tra cui la gestione dei casi, l’assistenza legale, l’assistenza sanitaria, la protezione, l’istruzione e i programmi di life skills.
I partner, compresi i donatori, devono intensificare i loro sforzi per garantire adeguate risorse finanziarie e tecniche per assicurare che le gravi violazioni siano segnalate e verificate. Le informazioni raccolte devono essere utilizzate per sostenere e progettare programmi di prevenzione e risposta ben informati, per proteggere i bambini, le loro famiglie e le loro comunità. (aise) 




In Tanzania omaggio a Dante con le traduzioni della Divina Commedia sulla stampa locale

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26tanzaniaDAR ES SALAAM\ aise\ – Oltre tre milioni di persone in Tanzania sono state raggiunte da una campagna stampa su Dante Alighieri, Padre della Lingua Italiana, organizzata dall’Ambasciata d’Italia a Dar es Salaam. Un’iniziativa svolta sui principali quotidiani locali, in collaborazione con l’Ambasciata di Svizzera in Tanzania, nell’ambito della Settimana della Lingua Italiana. Attraverso l’utilizzo di codici QR sono state messe a disposizione del gran numero di lettori le versioni in inglese e in kiswaili della “Divina Commedia”.
Sempre in occasione delle celebrazioni sul Sommo Poeta, l’ambasciatore Marco Lombardi ha ospitato in Residenza, lo scorso 22 ottobre, gli Stati Generali della Lingua italiana, un incontro svolto in modalità ibrida che ha riunito tutti gli attori interessati all’insegnamento della lingua italiana nel Paese africano. Tra i partecipanti, il vice segretario generale della Società Dante Alighieri, Andrea Vincenzoni, e Neema Nyerere, nipote del Padre della Patria, Julius Nyerere.
Nel corso di questo incontro sono state assunte alcune decisioni. Fra queste, l’assistenza degli operatori del turismo locali (in particolare le guide dei safari, di base a Arusha, e le guide turistiche a Zanzibar e sulla costa di Dar es Salaam) che, grazie agli importanti flussi turistici dall’Italia e quindi a fini economici, sono molto interessati ad apprendere la nostra lingua; la creazione di gruppi ad hoc, presso scuole internazionali di Arusha, Dar es Salaam e Zanzibar, in modo che i figli dei Connazionali, residenti in Tanzania, possano essere maggiormente seguiti nell’apprendimento della lingua italiana. Inoltre, si sta valutando l’ipotesi di avviare una collaborazione con Radio Maria per diffondere la lingua italiana presso il grande pubblico. In Tanzania, la radio è lo strumento di comunicazione mediatica più diffuso e Radio Maria è la radio più ascoltata tanto che riesce ad essere ascoltata nelle zone più remote del Paese.
Sempre per poter raggiungere il maggior numero di persone possibili, si sta lavorando ad un format di insegnamento della lingua italiana attraverso una modalità di intrattenimento. Infine, i partecipanti all’incontro sono stati d’accordo sull’istituzione in Tanzania di un’associazione “Dante Alighieri“. (aise)




Colpo di Stato in Guinea Conakry: ferma condanna dell’Italia

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guineaROMA\ aise\ – “L’Italia segue con apprensione gli ultimi accadimenti in Guinea, esprime la ferma condanna di ogni tentativo di sovvertire l’ordine costituzionale con la forza e richiama tutte le parti al dialogo inclusivo per un pronto ripristino della legalità costituzionale”. È quanto si legge in una nota della Farnesina circa il colpo di stato in Guinea iniziato domenica scorsa sotto la guida del colonnello Mamadi Doumbouya.
Il presidente Alpha Conde è stato imprigionato. (aise) 




Eni e l’AICS di Nairobi firmano un memorandum per lo sviluppo di iniziative congiunte in Kenya

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23nairobiNAIROBI\ aise\ – Eni, tramite la consociata Eni Kenya, e la Sede di Nairobi dell’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics) hanno firmato ieri, 22 luglio, alla presenza dell’ambasciatore d’Italia in Kenya, Alberto Pieri, un Memorandum per individuare possibili opportunità di futura collaborazione in settori chiave per lo sviluppo del Paese quali agricoltura e catene del valore, dell’ambiente, della salute, della formazione e dell’istruzione professionale, nonché dell’accesso all’energia/energia verde e all’innovazione.
L’accordo, dalla durata quadriennale, intende promuovere e rafforzare il “Sistema Italia” all’estero e si inserisce nella strategia di Eni e Aics di far leva sui partenariati pubblico-privati, che le Nazioni Unite indicano come strumento chiave per il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030. Inoltre, questo accordo è in linea con la legge 125/2014 sulla cooperazione, che riconosce il contributo del settore privato nella definizione e nell’attuazione di progetti di sviluppo sostenibile.
L’accordo permetterà ad Eni Kenya e Aics in Kenya di identificare e sviluppare progetti di collaborazione futura, in coerenza con gli obiettivi strategici di sviluppo sociale del Governo del Kenya e in linea con le loro attività svolte nel Paese.
Eni opera in Kenya dal 2013, con attività di esplorazione offshore Oil & Gas nel Bacino di Lamu, e con iniziative industriali che integrano l’economia circolare lungo la filiera per la produzione di biocarburanti. Inoltre, Eni contribuisce alle iniziative di sviluppo locale della National Oil Corporation of Kenya (NOCK) nei settori chiave dell’istruzione, della salute e dell’acqua, e dei servizi igienico-sanitari.
La sede Aics di Nairobi ha una lunga esperienza nel Paese e una vasta rete con altre Agenzie di Cooperazione, Organizzazioni della Società Civile e Organizzazioni del Sistema delle Nazioni Unite. Il Kenya, inoltre, è un Paese strategico per l’Italia e la sua Agenzia di Cooperazione dalla fine degli anni Novanta, dove ha consolidato i suoi tradizionali ambiti di intervento quali agricoltura e irrigazione, WASH, sviluppo territoriale e umano, con particolare attenzione a sanità, educazione e settore privato. (aise)




Impennata di casi di Covid-19 in Libia: l’allarme dell’Unicef

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libiabambini unicefGINEVRA\ aise\ – Nelle ultime 2 settimane, la Libia, dove i contagi hanno raggiunto il loro picco, sta assistendo a un’allarmante impennata di casi di COVID-19. Il Centro nazionale per il controllo delle malattie ha registrato 6.061 nuovi casi di COVID il 18 luglio, il più alto tasso giornaliero dall’inizio della pandemia.
La Libia ha superato i 221.495 nuovi casi di COVID-19 dall’inizio della pandemia, poiché la variante Delta, altamente contagiosa, persiste nei paesi vicini e molto probabilmente anche in Libia. Il virus si sta diffondendo rapidamente in tutto il Paese con un aumento del 270% dei casi di COVID-19 nell’ovest, del 480% nel sud e del 50% nell’est del paese. Questi dati sono già abbastanza spaventosi, ma è probabile che il numero effettivo di casi sia molto più alto a causa dell’estrema carenza di test e di laboratori.
“Siamo allarmati dalla rapida diffusione del virus nel paese – ha dichiarato AbdulKadir Musse, Rappresentante Speciale dell’UNICEF in Libia -. Il tasso di vaccinazione è molto basso, e la diffusione è rapida. Dobbiamo essere più veloci nella nostra risposta. La cosa più importante che possiamo fare per fermare la diffusione del COVID-19, e delle varianti, è garantire che tutti coloro che sono idonei vengano vaccinati. I paesi con un’alta copertura di due dosi di vaccini sono stati in grado di ridurre drasticamente il tasso di ospedalizzazione e le morti. È necessario anche seguire e rispettare le misure di prevenzione”, ha aggiunto.
Già sconvolto da anni di instabilità, il sistema sanitario libico è ulteriormente messo alla prova dagli alti tassi di trasmissione nelle comunità e sta lottando per frenare la rapida diffusione e per rispondere ai bisogni della popolazione.
L’UNICEF sta sostenendo le autorità e sta incrementando la risposta al COVID-19, anche sostenendo il lancio della vaccinazione nazionale contro il COVID-19 e la Comunicazione sui rischi e il coinvolgimento delle comunità. L’UNICEF continua a fornire supporto per la consegna e l’utilizzo sicuro dei vaccini contro il COVID-19 in Libia. Finora, l’UNICEF ha consegnato tre lotti di vaccino contro il COVID-19 attraverso la COVAX Facility. I vaccini vengono distribuiti ai centri di vaccinazione in tutto il paese in coordinamento con le autorità sanitarie nazionali in Libia.
L’UNICEF sta lavorando a stretto contatto con l’OMS e i partner per diffondere la consapevolezza sulle principali misure di prevenzione, promuovere la richiesta di vaccini e affrontare le voci e la disinformazione sui vaccini. Inoltre, è in corso lo sviluppo delle capacità della catena del freddo per assicurare la qualità e l’efficacia dei vaccini.
“Alla vigilia della festa di Eid Al-Adha, l’UNICEF augura a tutti i bambini in Libia e alle loro famiglie un Eid sicuro e sano. Affinché l’Eid sia sicuro, invitiamo caldamente tutte le persone in Libia a indossare mascherine, mantenere il distanziamento sociale, lavarsi spesso le mani e vaccinarsi”, ha dichiarato AbdulKadir Musse, rappresentante speciale dell’UNICEF in Libia. (aise)




Nigeria: la Comunità di Sant’Egidio con l’Ambasciata del Belgio per i profughi dello Stato del Benue

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17benueROMA\ aise\ – Per la prima volta, questa settimana, il campo di sfollati di Tse- Yandev, capitale dello Stato nigeriano di Benue, ha ricevuto cibo e assistenza grazie ai volontari della Comunità di Sant’Egidio e ai fondi dell’ambasciata del Belgio in Nigeria.
All’interno del campo vivono 10.000 persone, fuggite dalle loro case a causa dei ripetuti scontri. In Nigeria c’è infatti un antico conflitto tra i pastori di etnia fulani – di origine musulmana – e i contadini – a maggioranza cristiana – per il controllo delle risorse economiche come la terra e l’acqua. Recentemente la desertificazione, che spinge a cercare terre verso Sud, e l’uso spregiudicato di armi, che diventano strumento per violenze e rapine, hanno esasperato lo scontro e reso la situazione ancora più drammatica.
Si moltiplicano gli attacchi di cui sono spesso vittime i contadini e il conflitto si inasprisce nella logica della vendetta. Questo ha spinto alla fuga migliaia di sfollati, che hanno trovato rifugio nello stato di Benue. Ma le condizioni in cui vivono sono drammatiche. L’alloggio, i servizi sanitari, la salute e il cibo rappresentano delle vere emergenze.
È stato quindi un momento importante la consegna di una ingente quantità di aiuti alimentari, che la Comunità di Sant’Egidio ha potuto distribuire grazie ad una cospicua donazione dell’Ambasciata belga in Nigeria.
Al momento della consegna, l’ambasciatore belga Daniel Bertrand ha espresso il suo dolore per le gravissime condizioni di vita dei residenti del campo, elogiando il lavoro della Comunità di Sant’Egidio in Nigeria per l’iniziativa e la vicinanza a queste situazioni di sofferenza.
Il responsabile del campo, Vev Gabriel, nel ricevere la generosa donazione, ha espresso la sua gioia affermando che “ha riacceso la speranza in mezzo ai senza speranza”. (aise) 




Algeri: una nuova sala intitolata a Enrico Mattei in Ambasciata

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25algerimatteiALGERI\ aise\ – Si è svolta il 23 giugno presso il Teatro dell’Ambasciata d’Italia ad Algeri la cerimonia di inaugurazione della nuova sala riunioni dell’Ambasciata e dell’annessa cucina, interamente ristrutturate grazie alle sponsorizzazioni delle società italiane Eni e Trevi. La sala riunioni è stata intitolata ad Enrico Mattei ed ospita al suo interno una mostra di fotografie provenienti dall’Archivio Storico Eni.
Alla cerimonia hanno preso parte, tra gli altri, rappresentanti dei Ministeri algerini dell’Energia e della Transizione Energetica, della CREG (Autorità di regolazione dell’energia e del gas) e della società pubblica degli idrocarburi Sonatrach.
Nel suo discorso, l’ambasciatore Giovanni Pugliese ha ricordato il percorso personale e politico di Enrico Mattei, in particolare i valori democratici e liberali maturati nell’ambito della Resistenza al fascismo, l’approccio rivoluzionario e lungimirante relativamente ai rapporti tra compagnie petrolifere e Paesi produttori e la sua forte determinazione in favore di un’Algeria indipendente.
La figura di Enrico Mattei è ancora oggi ampiamente conosciuta e celebrata in Algeria e considerata una delle rappresentazioni più emblematiche dello storico rapporto di amicizia e collaborazione bilaterale con l’Italia. (aise)




Sudan, scarcerato l’imprenditore italiano Marco Zennaro

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131847246 5a74b221 8352 4947 a119 d37cb51f3fe4AGI – Marco Zennaro, agli arresti in Sudan da due mesi, è stato scarcerato. Il 46enne imprenditore veneto, titolare di una ditta che produce trasformatori elettrici, è stato trasferito in un hotel e dovrà comunque restare nel Paese africano per affrontare le varie cause che lo vedono coinvolto. La scarcerazione, hanno spiegato fonti della Farnesina, è il frutto di un lungo negoziato costantemente seguito dall’ambasciatore a Khartoum, Gianluigi Vassallo, e dal direttore generale Luigi Vignali, che si era già recato in missione in Sudan nelle scorse settimane su indicazione del ministro, Luigi Di Maio.

La Farnesina continua a monitorare la situazione

“Continuiamo a seguire da vicino la situazione”, ha assicurato il titolare della Farnesina, confermando che Zennaro “rimarrà in Sudan in attesa degli sviluppi sui contenziosi che lo riguardano”. Di Maio ha ringraziato “tutte le strutture del ministero degli Esteri coinvolte”. Arrestato inizialmente lo scorso marzo con l’accusa di frode per una partita di trasformatori venduti dalla sua azienda alla sudanese “Sedec” è stato poi fermato in aeroporto mentre tentava di tornare in Italia. Le accuse non sono chiare così come i motivi della detenzione. La famiglia dell’imprenditore avrebbe ricevuto minacce che fanno riferimento a Giulio Regeni.

La controversia commerciale

La controversia commerciale è nata da una mancata certificazione di conformità di trasformatori prodotti in Italia e venduti in Sudan, che sarebbe legata all’impiego di alluminio al posto del rame. Un cliente finale, la Sudanese Electricity Distribution Company (Sedc) ha bocciato i trasformatori proprio a causa di questa mancata certificazione. Ci sarebbe stato questo dietro l’arresto a Khartoum dell’imprenditore italiano, detenuto dallo scorso 1 aprile a seguito di denunce per truffa presentate dai suoi partner commerciali.

I dubbi sulla certificazione

La conformità, secondo informazioni fornite dalla famiglia Zennaro, non è stata rilasciata da una società concorrente incaricata di effettuare i test. E’ da lì che era sorta una prima disputa tra la Zennaro Electrical Constructions di Marghera (Venezia) e la al-Jalabi (che si trova citata anche come Gelabi o Gallabi) company che aveva sottoscritto un ordine all’impresa italiana e che fungeva da mediatore tra quest’ultima e un’altra società sudanese, la Hightend Multi-Activities Company.

La controversia

Questa prima controversia era stata superata con il pagamento da parte di Zennaro di 400 mila euro, ma a quel punto erano state la Hightend Multi-Activities Company, insieme a una terza, la Sheikh El-Din Brothers – che a sua volta aveva acquistato i trasformatori dall’impresa veneta – a consegnare due differenti esposti alle autorità sudanesi ancora contro Zennaro. Queste due società hanno denunciato per truffa Zennaro chiedendo la restituzione di quanto pagato: un milione 156 mila euro la prima; circa 700 mila la seconda.
La presentazione delle denunce, sulla base della legislazione vigente in Sudan, aveva portato all’arresto di Zennaro, amministratore dell’azienda di famiglia, che da marzo si trovava a Khartoum per tentare di risolvere la questione.

Il giallo

A questo punto le ricostruzioni, almeno in parte differiscono, si complicano e si tingono di giallo anche a causa di circostanze ancora da chiarire. Da una parte ci sono le due aziende sudanesi che chiedono il risarcimento perché, sostengono, in mancanza della conformità sono inutilizzabili e perché i trasformatori non sono stati realizzati rispettando le specifiche. Dall’altra parte c’è la famiglia di Marco Zennaro che ne chiede il rilascio, sottolinea di aver versato 400 mila euro per chiudere il contenzioso, evidenzia che l’accordo commerciale che la riguardava era quello firmato con la al-Jalabi. In questi mesi la famiglia Zennaro (il padre si trova a Khartoum per seguire da vicino la vicenda) ha denunciato a più riprese le condizioni carcerarie in cui l’imprenditore è stato costretto raccogliendo solidarietà e sostegno in Italia.

L’impegno diplomatico

Per risolvere la vicenda fin dall’inizio si sono mossi sia l’ambasciata d’Italia a Khartoum sia la stessa Farnesina (con la visita a Khartoum di Luigi Vignali, direttore generale per gli Italiani all’estero) prestando assistenza, sensibilizzando le competenti autorità sulla necessità di una rapida definizione della posizione del cittadino italiano e chiedendo collaborazione nel miglioramento delle condizioni carcerarie. L’ultima “spallata” l’aveva data nei giorni scorsi l’ambasciatore Vassallo su istruzioni del ministro Di Maio effettuando “un passo di ferma protesta presso le massime autorità sudanesi” per le “inaccettabili condizioni in cui è recluso il connazionale”. Una “spallata” che sembra aver sortito l’effetto sperato.
In questo intreccio, c’è stata anche una morte: quella di Ayman al-Jalabi, annegato durante una gita sul Nilo, nella zona di Soba, insieme ad un gruppo di amici. Ayman al-Jalabi era il direttore esecutivo della società di famiglia che aveva i rapporti con Zennaro, la polizia sudanese non ha legato tra loro le vicende.

Un uomo provato

“Mio fratello è molto provato, e non può essere diversamente visto che è rinchiuso in una scatola di cemento mentre in Sudan le temperature in questi giorni toccano i 50 gradi”, diceva qualche giorno fa ad AGI/InfoAfrica Alvise Zennaro. “Il 26 maggio – aveva detto ancora Alvise Zennaro – era stato preso in esame il nostro appello, e il giudice aveva emesso la sentenza che ne decretava il rilascio immediato facendo decadere le accuse. Ma mio fratello non aveva fatto in tempo ad uscire che il procuratore aveva accolto un ricorso che ne bloccava il rilascio. Una decisione inspiegabile”.
Secondo la famiglia Zennaro inoltre, aver fatto fare i test dei trasformatori a una società privata e di fatto concorrente non era previsto da capitolato ed è stato un errore grossolano che poi ha innescato l’intera vicenda. La posizione della famiglia di fatto si scontra con quella di chi ha sporto denuncia: “I trasformatori oggetto del contratto erano stati ordinati oltre un anno fa e una volta ricevuti i nostri tecnici avevano subito riscontrato che non erano conformi perché da accordi stipulati fin dall’inizio avrebbero dovuto avere le condutture interne in rame e non in alluminio”, dice a sua volta ad AGI/InfoAfrica Hani Jafar al-Tom, general manager della Hightend.
“Ciononostante, per quattro mesi abbiamo provato a risolvere la questione con le competenti autorità governative e a marzo ci ha provato lo stesso Zennaro, anche lui senza successo. Abbiamo presentato denuncia solo quando è stato chiaro che Zennaro stava provando a lasciare il Paese senza aver preso impegni precisi per trovare una soluzione. A questo punto vogliamo solo indietro i nostri soldi”.

Il Sudan cerca di uscire dall’isolamento

Il caso Zennaro giunge in un momento in cui il Sudan sta provando a rilanciarsi economicamente in seguito alla fine delle sanzioni economiche statunitensi e all’avvio di una nuova stagione politica. Un rilancio che deve fare i conti però con gli effetti della pandemia e con una situazione molto difficile condita da un’inflazione galoppante e un disagio sociale crescente. In questo contesto l’Italia nell’ultimo anno aveva fatto passi avanti per sostenere la transizione del Paese, ma certo la detenzione di un imprenditore italiano come Marco Zennaro ha la potenzialità di complicare le modalità di cooperazione e collaborazione. 




Dakar: l’Ambasciatore De Vito incontra i funzionari di Croce Rossa e ONU

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3dakarDAKAR\ aise\ – Ambasciatore italiano in Senegal, Giovanni Umberto De Vito ha voluto incontrare mercoledì scorso in Residenza i funzionari italiani delle agenzie delle Nazioni Unite e del Comitato internazionale della Croce Rossa di base a Dakar.
È quanto riporta l’Ambasciata, spiegando che l’incontro è stato occasione per un primo proficuo scambio sulle rispettive attività in Senegal e verso l’intera regione dell’Africa occidentale. (aise)