Nascondersi e fare affari: la mafia italiana si radica in America Latina

Rocco Morabito, un narcotrafficante italiano legato alla ‘Ndrangheta, soprannominato ‘Il re della cocaina di Milano’, è stato estradato dal Brasile in Italia, ponendo fine a una caccia all’uomo durata 23 anni.Si è nascosto in Brasile usando un nome falso, poi ha affittato una casa di lusso in Uruguay fingendosi un collezionista d’arte alla guida di un’auto modesta.
Ma nel 2017, quando per diversi anni aveva mantenuto un basso profilo, ha commesso un errore: ha iscritto la figlia a scuola con il suo vero nome.
Scheda rossa dell’INTERPOL del capo italiano Rocco Morabito. Credito: INTERPOL
La polizia lo ha tenuto sotto sorveglianza e lo ha arrestato in un albergo di Montevideo. Aveva una pistola, 13 cellulari e decine di foto formato tessera per creare documenti falsi.
Era in attesa di estradizione in Italia, quando è evaso dal carcere nel 2019. È stato trattenuto solo per due anni. Fino a marzo 2021 è stato localizzato e detenuto in un hotel nella città costiera di João Pessoa, in Brasile.
Morabito, 55 anni, è uno dei massimi trafficanti di droga internazionali e uno dei latitanti più ricercati al mondo, secondo il ministero dell’Interno italiano. Ora dovrà scontare una pena detentiva di 30 anni per traffico di droga.
“L’estradizione di Rocco Morabito invia un messaggio potente: per quanto forte sia la rete criminale dei gruppi mafiosi, la nostra rete di polizia globale è più forte”, ha affermato Giovanni Bombardieri, procuratore antimafia italiano, in una dichiarazione dell’Interpol, che ha guidato la cattura operazione.
Non è un caso che questo capo italiano abbia deciso di nascondersi in America Latina. Da giovane, ha stabilito rotte di contrabbando di cocaina dal Sud America a Milano. È scomparso poco dopo essere stato registrato mentre stava negoziando per importare più di una tonnellata di quella droga, secondo i rapporti.
Le operazioni illecite di Morabito erano solo una parte del trasferimento multimilionario di cocaina sudamericana in Europa guidato dalla ‘Ndrangheta, la più antica e potente mafia italiana. Lo ha fatto stringendo accordi con i cartelli colombiani e messicani, compreso quello di Sinaloa.
“La portata della ‘Ndrangheta si estende ben oltre l’Europa, fino ai cartelli colombiani e messicani. Attraverso intermediari in Paraguay e Uruguay, con la logistica fornita da una temuta banda carceraria in Brasile, spedisce droga ai porti di Anversa in Belgio, Rotterdam nei Paesi Bassi e Amburgo in Germania, spesso attraverso l’Africa occidentale. Una volta che la cocaina raggiunge l’Europa nord-occidentale, gli italiani prendono il controllo”, afferma un’indagine dell’Organized Crime and Corruption Reporting Project (OCCPR).
È stato collocando gli operatori in luoghi chiave, tra cui Messico, Colombia, Costa Rica, Brasile, Uruguay, Argentina, Canada e Stati Uniti, mentre la ‘Ndrangheta estendeva i suoi tentacoli in America.
“La ‘ndrangheta non è solo una questione italiana, rappresenta una minaccia globale e ha sfruttato i legami con i gruppi criminali organizzati in Sud America per arricchirsi”, ha affermato Márcio Nunes de Oliveira, direttore generale della Polizia federale brasiliana, nel comunicato annunciando l’estradizione di Morabito.
“Gli incassi criminali vengono quindi reinvestiti in una varietà di attività legittime e illegali, inquinando ulteriormente l’economia globale”, ha avvertito il funzionario.
Il mafioso dell’hotel in Costa Rica
I signori della droga italiani hanno saputo approfittare di questi legami criminali per nascondersi nei luoghi turistici dell’America Latina, dove si atteggiano a vacanzieri, investitori o stranieri in pensione.
Franco D’Agapiti era co-proprietario dell’Hotel Casino Amapola a San José, Costa Rica. Ma il motivo principale del suo arrivo in quel Paese, divenuto fondamentale nel traffico marittimo di cocaina verso l’Europa, è stato quello di servire come rappresentante del clan Bellocco della ‘Ndrangheta.
“Il suo presunto ruolo era quello di facilitare l’ingresso della cocaina in Italia, utilizzando la sua rete e il suo hotel all’estero per fornire supporto logistico ai visitatori del clan”, afferma l’INTERPOL.
D’Agapiti è stato arrestato il 22 luglio 2020 a Jacó, nell’ambito di un’operazione che ha messo dietro le sbarre altri operatori mafiosi italiani in questo continente.

L’INTERPOL ha arrestato tre trafficanti di droga a Buenos Aires, in Argentina, nella stessa operazione.
Uno di loro era Ferdinando Sarago, corriere e fidato collaboratore della ‘Ndrangheta che si muoveva tra il Sud America e la Calabria, in Italia. “La ‘ndrangheta si è rivolta a Sarago per varie esigenze operative e per il trasporto di documenti segreti”, racconta l’Interpol.
Si ritiene che Sarago abbia incontrato il mafioso Carmelo Aglioti in Argentina, arrestato nel novembre 2019, durante un viaggio per risolvere un fallimento dell’importazione di droga delle famiglie Pesce e Bellocco, entrambe appartenenti alla ‘Ndrangheta.
Catturarono anche Giovanni Di Pietro, detto “Massimo Pertini”, residente a Buenos Aires. Ha agito come un “intermediario chiave” negli accordi tra detta organizzazione criminale e fornitori di droga sudamericani.
Un altro arrestato è l’argentino Fabio Pompetti, che per anni ha servito come rappresentante dei cartelli colombiani nelle trattative con la ‘Ndrangheta.
“La ‘ndrangheta rappresenta una minaccia che ha silenziosamente inquinato l’economia di oltre 30 paesi nel mondo. L’unico modo in cui può essere contrastata è attraverso una rete globale più potente”, ha affermato il prefetto Rizzi, vicedirettore generale per la pubblica sicurezza presso la direzione centrale della Polizia criminale italiana, in una dichiarazione in cui riportava quegli arresti.
L’INTERPOL ha incluso Brasile, Argentina e Colombia nella sua strategia globale incentrata sulla lotta alle attività criminali della ‘Ndrangheta, che ha chiamato I-CAN. Dal suo lancio nel 2020, questa cooperazione ha portato in custodia più di 25 latitanti in tutto il mondo.
In quella lista c’è Marc Feren Claude Biart, che era uno dei mafiosi più ricercati d’Italia.
Questo criminale, nato a Roma nel 1967, faceva parte del suddetto gruppo ed era fuggito per evitare un mandato di cattura che gli pesava dal 2014 per traffico di cocaina.
È stato arrestato il 24 marzo 2021 nella città di Boca Chica, nel sud della Repubblica Dominicana.
I suoi vicini e amici locali lo conoscevano solo per nome. È stato catturato perché si dedicava a diffondere le sue ricette di cucina italiana, insieme a sua moglie, su YouTube.
Ha preso precauzioni per non mostrare la sua faccia nei video, ma ha mostrato le braccia. Tanto è bastato per identificarlo, visto che i suoi tatuaggi sono molto particolari.
A fine marzo 2021 Biart è stata estradata in Italia.
da Univision

Amabile Lucia Visintainer (1865 – 1942), cresciuta tra le montagne e la filanda di Vigolo Vattaro, seguì le sorti di tanti trentini: costretta a lasciare la sua terra affrontando un lungo viaggio, attraversò l’oceano fino ad arrivare in Brasile, dove lascerà un segno indelebile con la sua vita di fede e carità. Sono questi gli elementi de “Il viaggio di Amabile”, una mostra, una storia, raccontata attraverso antiche immagini (molte dall’archivio storico della biblioteca dell’Altopiano della Vigolana), testimonianze dirette, documenti storici, fotografie che Amabile ha lasciato nei luoghi che l’hanno vista muovere i primi passi verso una vita al servizio degli altri. Quella di Santa Paolina del Cuore di Gesù Agonizzante, la “Mabilòta” dei Lisandri (così appellata in paese) di cui si festeggiano quest’anno i due decenni dalla canonizzazione, è in effetti una storia esemplare. E a raccontarla, questa biografia, è la mostra voluta nella sede del Consiglio provinciale di Trento e che Walter Kaswalder ha inaugurato con orgoglio nei giorni scorsi, ricordando di avere vissuto – da sindaco di Vigolo Vattaro – tutte le fasi che hanno portato fino alla proclamazione della santità.
Console Generale a Porto Alegre, Roberto Bortot nei giorni scorsi ha ricevuto in Consolato i rappresentanti della “Massolin De’ Fiori Societá Italiana”, fra cui i vice-presidenti Edemar Roque Castaman e Ângelo Estevão Prando e la coordinatrice didattica Cristina De Rossi.
Anche il Consolato Generale a Buenos Aires da questa settimana ha la sua assistente virtuale: si chiama BotIta ed è stata attivata lunedì scorso, 4 luglio.
“Tanta voglia di welfare; da sempre. Ma solo dall’inizio di questo secolo, da quando l’estinto presidente Chávez presentò il suo programma di governo, prima, e il suo progetto di “Socialismo del Secolo XXI”, poi, i movimenti progressisti dell’America Latina hanno cominciato realmente a credere che il loro sogno di una vita migliore potesse diventare realtà, salvo poi accorgersi di essere stati ingannati da chi, una volta acquisito il controllo di tutti gli organi dello Stato, rinnegava le promesse fatte per badare solo a perpetuarsi nel potere anche con la violenza. Mai come oggi, quei movimenti progressisti erano stati sulla cresta dell’onda, e mai il vento aveva soffiato a loro favore con tanta forza”.
Il “Socialismo del Secolo XXI”, pubblicizzato a destra e a manca dal presidente Chávez, risultò essere solo un “bluff”, uno specchio per le allodole. Quel sogno, agli atti pratici, solo ha partorito quella che alcuni analisti hanno battezzato con il nome di “triade del male”. Ovvero, i governi autocratici e totalitari di Nicolás Maduro, in Venezuela; dei Castro (Raúl continua a muovere le fila del potere da dietro le quinte), a Cuba; e della dinastia degli Ortega, che ha sostituito quella dei Somoza in Nicaragua. La loro ascesa è stata il prodotto di un misto tra messaggi populisti e divagazioni demagogiche che hanno accompagnato e permesso la conquista di tutti i poteri dello Stato, in un primo momento; e, poi, giustificato la ferrea repressione con la quale lo “Stato di diritto” è stato sostituito da uno “Stato di polizia”. La persecuzione della dissidenza, che ha obbligato i leader dell’opposizione e tanti giornalisti ad intraprendere la via dell’esilio o della clandestinità, ne è stata la logica conseguenza.
L’innovazione tecnologica e la digitalizzazione sono due tendenze che stanno crescendo in tutto il mondo. Qualsiasi impresa che oggi voglia essere competitiva nel mercato globale deve essere aggiornata sui nuovi modelli di business che emergono di continuo, anzitutto nel comparto della “digital trasformation“. Esistono aziende specializzate nell’aiutare altre società a stare al passo di questi cambiamenti, e una di queste è Engineering. Si tratta di una delle principali imprese italiane con un focus specifico nella trasformazione digitale, che opera in Brasile e in America Latina dall’inizio del decennio scorso. L’amministratore delegato per le attività in Sudamerica, Filippo Di Cesare, in un’intervista con l’agenzia Dire ripercorre la sua traiettoria nel mondo del business, ricostruisce la storia dell’azienda in Brasile e presenta le sue prospettive nel Paese.
Il presidente brasiliano Jair Bolsonaro ha appoggiato la decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti di abrogare il diritto costituzionale all’aborto, lo ha fatto in un’intervista al canale Fox News in cui ha messo in dubbio il vaccino contro il coronavirus.

Un altro paradosso dell’Argentina è che nonostante possa disporre delle enormi risorse di Vaca Muerta nel Sud est (provincia di Neuquèn), il secondo più grande giacimento di gas da scisto al mondo, dipende ancora fortemente dalle importazioni di energia. Questo perché mancano le infrastrutture per i gasdotti e i terminali LNG per esportare quello che viene chiamato oro ‘blu’.
