Nascondersi e fare affari: la mafia italiana si radica in America Latina

picre

catturaRocco Morabito, un narcotrafficante italiano legato alla ‘Ndrangheta, soprannominato ‘Il re della cocaina di Milano’, è stato estradato dal Brasile in Italia, ponendo fine a una caccia all’uomo durata 23 anni.Si è nascosto in Brasile usando un nome falso, poi ha affittato una casa di lusso in Uruguay fingendosi un collezionista d’arte alla guida di un’auto modesta.

Ma nel 2017, quando per diversi anni aveva mantenuto un basso profilo, ha commesso un errore: ha iscritto la figlia a scuola con il suo vero nome.

picreScheda rossa dell’INTERPOL del capo italiano Rocco Morabito. Credito: INTERPOL

La polizia lo ha tenuto sotto sorveglianza e lo ha arrestato in un albergo di Montevideo. Aveva una pistola, 13 cellulari e decine di foto formato tessera per creare documenti falsi.

Era in attesa di estradizione in Italia, quando è evaso dal carcere nel 2019. È stato trattenuto solo per due anni. Fino a marzo 2021 è stato localizzato e detenuto in un hotel nella città costiera di João Pessoa, in Brasile.
Morabito, 55 anni, è uno dei massimi trafficanti di droga internazionali e uno dei latitanti più ricercati al mondo, secondo il ministero dell’Interno italiano. Ora dovrà scontare una pena detentiva di 30 anni per traffico di droga.
“L’estradizione di Rocco Morabito invia un messaggio potente: per quanto forte sia la rete criminale dei gruppi mafiosi, la nostra rete di polizia globale è più forte”, ha affermato Giovanni Bombardieri, procuratore antimafia italiano, in una dichiarazione dell’Interpol, che ha guidato la cattura operazione.
Non è un caso che questo capo italiano abbia deciso di nascondersi in America Latina. Da giovane, ha stabilito rotte di contrabbando di cocaina dal Sud America a Milano. È scomparso poco dopo essere stato registrato mentre stava negoziando per importare più di una tonnellata di quella droga, secondo i rapporti.
Le operazioni illecite di Morabito erano solo una parte del trasferimento multimilionario di cocaina sudamericana in Europa guidato dalla ‘Ndrangheta, la più antica e potente mafia italiana. Lo ha fatto stringendo accordi con i cartelli colombiani e messicani, compreso quello di Sinaloa.

“La portata della ‘Ndrangheta si estende ben oltre l’Europa, fino ai cartelli colombiani e messicani. Attraverso intermediari in Paraguay e Uruguay, con la logistica fornita da una temuta banda carceraria in Brasile, spedisce droga ai porti di Anversa in Belgio, Rotterdam nei Paesi Bassi e Amburgo in Germania, spesso attraverso l’Africa occidentale. Una volta che la cocaina raggiunge l’Europa nord-occidentale, gli italiani prendono il controllo”, afferma un’indagine dell’Organized Crime and Corruption Reporting Project (OCCPR).
È stato collocando gli operatori in luoghi chiave, tra cui Messico, Colombia, Costa Rica, Brasile, Uruguay, Argentina, Canada e Stati Uniti, mentre la ‘Ndrangheta estendeva i suoi tentacoli in America.
“La ‘ndrangheta non è solo una questione italiana, rappresenta una minaccia globale e ha sfruttato i legami con i gruppi criminali organizzati in Sud America per arricchirsi”, ha affermato Márcio Nunes de Oliveira, direttore generale della Polizia federale brasiliana, nel comunicato annunciando l’estradizione di Morabito.
“Gli incassi criminali vengono quindi reinvestiti in una varietà di attività legittime e illegali, inquinando ulteriormente l’economia globale”, ha avvertito il funzionario.

Il mafioso dell’hotel in Costa Rica
I signori della droga italiani hanno saputo approfittare di questi legami criminali per nascondersi nei luoghi turistici dell’America Latina, dove si atteggiano a vacanzieri, investitori o stranieri in pensione.
Franco D’Agapiti era co-proprietario dell’Hotel Casino Amapola a San José, Costa Rica. Ma il motivo principale del suo arrivo in quel Paese, divenuto fondamentale nel traffico marittimo di cocaina verso l’Europa, è stato quello di servire come rappresentante del clan Bellocco della ‘Ndrangheta.
“Il suo presunto ruolo era quello di facilitare l’ingresso della cocaina in Italia, utilizzando la sua rete e il suo hotel all’estero per fornire supporto logistico ai visitatori del clan”, afferma l’INTERPOL.

D’Agapiti è stato arrestato il 22 luglio 2020 a Jacó, nell’ambito di un’operazione che ha messo dietro le sbarre altri operatori mafiosi italiani in questo continente.

picture
L’INTERPOL ha arrestato tre trafficanti di droga a Buenos Aires, in Argentina, nella stessa operazione.
Uno di loro era Ferdinando Sarago, corriere e fidato collaboratore della ‘Ndrangheta che si muoveva tra il Sud America e la Calabria, in Italia. “La ‘ndrangheta si è rivolta a Sarago per varie esigenze operative e per il trasporto di documenti segreti”, racconta l’Interpol.
Si ritiene che Sarago abbia incontrato il mafioso Carmelo Aglioti in Argentina, arrestato nel novembre 2019, durante un viaggio per risolvere un fallimento dell’importazione di droga delle famiglie Pesce e Bellocco, entrambe appartenenti alla ‘Ndrangheta.
Catturarono anche Giovanni Di Pietro, detto “Massimo Pertini”, residente a Buenos Aires. Ha agito come un “intermediario chiave” negli accordi tra detta organizzazione criminale e fornitori di droga sudamericani.

Un altro arrestato è l’argentino Fabio Pompetti, che per anni ha servito come rappresentante dei cartelli colombiani nelle trattative con la ‘Ndrangheta.
“La ‘ndrangheta rappresenta una minaccia che ha silenziosamente inquinato l’economia di oltre 30 paesi nel mondo. L’unico modo in cui può essere contrastata è attraverso una rete globale più potente”, ha affermato il prefetto Rizzi, vicedirettore generale per la pubblica sicurezza presso la direzione centrale della Polizia criminale italiana, in una dichiarazione in cui riportava quegli arresti.
L’INTERPOL ha incluso Brasile, Argentina e Colombia nella sua strategia globale incentrata sulla lotta alle attività criminali della ‘Ndrangheta, che ha chiamato I-CAN. Dal suo lancio nel 2020, questa cooperazione ha portato in custodia più di 25 latitanti in tutto il mondo.
In quella lista c’è Marc Feren Claude Biart, che era uno dei mafiosi più ricercati d’Italia.

Questo criminale, nato a Roma nel 1967, faceva parte del suddetto gruppo ed era fuggito per evitare un mandato di cattura che gli pesava dal 2014 per traffico di cocaina.
È stato arrestato il 24 marzo 2021 nella città di Boca Chica, nel sud della Repubblica Dominicana.
I suoi vicini e amici locali lo conoscevano solo per nome. È stato catturato perché si dedicava a diffondere le sue ricette di cucina italiana, insieme a sua moglie, su YouTube.
Ha preso precauzioni per non mostrare la sua faccia nei video, ma ha mostrato le braccia. Tanto è bastato per identificarlo, visto che i suoi tatuaggi sono molto particolari.
A fine marzo 2021 Biart è stata estradata in Italia.

da Univision




Il viaggio di Amabile: a Trento la mostra su Santa Paolina e sull’emigrazione in Brasile

11suorabrasile

11suorabrasileAmabile Lucia Visintainer (1865 – 1942), cresciuta tra le montagne e la filanda di Vigolo Vattaro, seguì le sorti di tanti trentini: costretta a lasciare la sua terra affrontando un lungo viaggio, attraversò l’oceano fino ad arrivare in Brasile, dove lascerà un segno indelebile con la sua vita di fede e carità. Sono questi gli elementi de “Il viaggio di Amabile”, una mostra, una storia, raccontata attraverso antiche immagini (molte dall’archivio storico della biblioteca dell’Altopiano della Vigolana), testimonianze dirette, documenti storici, fotografie che Amabile ha lasciato nei luoghi che l’hanno vista muovere i primi passi verso una vita al servizio degli altri. Quella di Santa Paolina del Cuore di Gesù Agonizzante, la “Mabilòta” dei Lisandri (così appellata in paese) di cui si festeggiano quest’anno i due decenni dalla canonizzazione, è in effetti una storia esemplare. E a raccontarla, questa biografia, è la mostra voluta nella sede del Consiglio provinciale di Trento e che Walter Kaswalder ha inaugurato con orgoglio nei giorni scorsi, ricordando di avere vissuto – da sindaco di Vigolo Vattaro – tutte le fasi che hanno portato fino alla proclamazione della santità.
Curata dai giovani Camilla Spagni e Francesco Camin, l’esposizione si avvale di testi curati da Giulia Forti e offre ai visitatori un percorso avvincente per pannelli, accompagnati anche da una voce narrante, quella di Giorgia Benedetti che interpreta la piccola Amabile. La mostra e il bel catalogo – allestiti in modo graficamente vivace – raccontano l’economia di sussistenza di quell’epoca in Trentino, la centralità della gelsicoltura e gli effetti della crisi della sericoltura, all’origine di tante partenze dalla terra natia. Ci sono i nomi e i cognomi di chi dovette lasciare la patria e – come la protagonista del racconto – dirigersi verso le promesse dello Stato di Santa Caterina, in Brasile. Santa Paolina diede vita alla Congregazione delle Piccole Suore dell’Immacolata Concezione, che oggi conta 450 suore e 111 case, una presenza missionaria in 16 stati brasiliani da nord a sud e in 12 Paesi nel mondo. Il Santuario di S. Paolina a Nova Trento conta oltre un milione di visitatori l’anno.
Un particolare: fa parte del percorso espositivo anche un video, con l’intervista a don Livio Dallabrida, l’anziano grecista e latinista che ha dato un contributo importante alla ricostruzione del percorso biografico di santa Paolina.
All’inaugurazione di poco fa hanno preso parte il sindaco di Vigolo Vattaro, Paolo Zanlucchi; il parroco della Vigolana, don Giorgio Gabos; suor Marli e suor Anna della casa natale di santa Paolina; la direttrice dell’Ufficio emigrazione della Provincia, Ileana Olivo, con la funzionaria Antonella Giordani; il consigliere provinciale Devid Moranduzzo. Il sindaco – ringraziando la Presidenza del Consiglio provinciale per l’iniziativa che valorizza una figura davvero straordinaria e di grande riconoscibilità in Sudamerica – ha ricordato che domani a Vigolo Vattaro si celebra una Messa in onore di santa Paolina, mentre nel pomeriggio il consiglio comunale si riunisce in presa diretta con quello di Nova Trento (Brasile). I fili annodati da Amabile, ancora producono relazioni e positivi sviluppi.
“Il viaggio di Amabile – una storia di emigrazione di fine ‘800 tra Vigolo Vattaro e il Brasile” è liberamente visitabile a Palazzo Trentini in via Manci a Trento, fino al prossimo 6 agosto con i seguenti orari: lunedì-venerdì dalle 09.30 alle 18.30 / sabato dalle 9.30 alle 12.30. (aise)




Porto Alegre: il Console Generale riceve rappresentanti della Massolin De’Fiori Societá Taliana

10portoalegre

10portoalegreConsole Generale a Porto Alegre, Roberto Bortot nei giorni scorsi ha ricevuto in Consolato i rappresentanti della “Massolin De’ Fiori Societá Italiana”, fra cui i vice-presidenti Edemar Roque Castaman e Ângelo Estevão Prando e la coordinatrice didattica Cristina De Rossi.
La Massolin De’ Fiori Societá Taliana é stata fondata il 14 dicembre 1989 a Porto Alegre e si propone di divulgare la lingua e la cultura italiana. I soci della Massoli De’ Fiori sono tutti discendenti di italiani giunti nello Stato nel 1875.
Oggi la societá offre corsi di lingua italiana online e in presenza, oltre a organizzare diversi eventi culturali, cene, incontri di poesia e sessioni di cinema italiano. La Massolin De’ Fiori possiede l’unica biblioteca specializzata in letteratura italiana e ricerche genealogiche. (aise)




BotIta: la nuova assistente virtuale del Consolato generale a Buenos Aires

8botita

8botitaAnche il Consolato Generale a Buenos Aires da questa settimana ha la sua assistente virtuale: si chiama BotIta ed è stata attivata lunedì scorso, 4 luglio.
Si tratta di una piattaforma Whatsapp per richiedere informazioni sui servizi consolari attraverso il numero +5401165903020.
L’assistente virtuale BotIta sarà disponibile 24 ore su 24, 7 giorni su 7 e risponderà inizialmente a domande relative a: Prenot@mi, passaporti, Fast It, stato civile, cittadinanza figli diretti maggiorenni, Cittadinanza iure matrimonii, Circoscrizione consolare.
Il servizio di chatbot, spiega il Consolato, sarà gratuito e avrà lo scopo di informare nel dettaglio gli utenti con risposte automatizzate sui diversi requisiti e sulle procedure relative alle pratiche consolari. Il servizio non prevede la ricezione di messaggi audio, foto o chiamate e non prevede l’utilizzo di dati personali, né verranno fornite informazioni riguardo allo stato dei procedimenti in corso.
Le informazioni fornite saranno costantemente aggiornate e verranno ampliate le sezioni riguardanti gli altri servizi consolari. (aise) 




La nuova “rivoluzione” in America Latina, tra delusioni e speranze

8bafile

la voce“Tanta voglia di welfare; da sempre. Ma solo dall’inizio di questo secolo, da quando l’estinto presidente Chávez presentò il suo programma di governo, prima, e il suo progetto di “Socialismo del Secolo XXI”, poi, i movimenti progressisti dell’America Latina hanno cominciato realmente a credere che il loro sogno di una vita migliore potesse diventare realtà, salvo poi accorgersi di essere stati ingannati da chi, una volta acquisito il controllo di tutti gli organi dello Stato, rinnegava le promesse fatte per badare solo a perpetuarsi nel potere anche con la violenza. Mai come oggi, quei movimenti progressisti erano stati sulla cresta dell’onda, e mai il vento aveva soffiato a loro favore con tanta forza”.
“Il giovane Gabriel Boric, in Cile; il polemico Pedro Castillo, in Perù; l’ex guerrigliero Gustavo Petro, in Colombia sono i volti di una nuova sinistra che lotta per cancellare il populismo e la demagogia che hanno accompagnato, fin dal loro insediamento, in Venezuela, Nicaragua e Cuba, governi autocratici e dittatoriali che, tutt’oggi al potere, violano le più elementari regole della democrazia e dei diritti umani macchiandosi di crimini contro l’umanità.
I movimenti progressisti latinoamericani, oggi, si dibattono tra frustrazioni e paure. Delusione per l’occasione mancata da chi, a inizio di questo secolo, si autoproclamava paladino della rivoluzione egualitaria – leggasi, Nestor Kirchner, in Argentina; Evo Morales, in Bolivia; Rafael Correa, in Ecuador e Hugo Chávez, in Venezuela -, e il timore di essere traditi nuovamente dai leaders attuali. Insomma, di vedere svanire all’orizzonte la speranza di una società più giusta e democratica, costruita sulla base del benessere sociale.
D’altronde, era quanto predicava l’estinto presidente Chávez in Venezuela, salvo poi dimenticarsene dopo aver assoggettato tutti i poteri dello Stato. Sono gli stessi che erano sostenuti da Morales, Correa, Kirchner. Quella società più giusta e democratica non è stata mai costruita anche se, ad onore della verità, bisogna riconoscere che in Ecuador e Bolivia fu fatto qualche progresso.
8bafileIl “Socialismo del Secolo XXI”, pubblicizzato a destra e a manca dal presidente Chávez, risultò essere solo un “bluff”, uno specchio per le allodole. Quel sogno, agli atti pratici, solo ha partorito quella che alcuni analisti hanno battezzato con il nome di “triade del male”. Ovvero, i governi autocratici e totalitari di Nicolás Maduro, in Venezuela; dei Castro (Raúl continua a muovere le fila del potere da dietro le quinte), a Cuba; e della dinastia degli Ortega, che ha sostituito quella dei Somoza in Nicaragua. La loro ascesa è stata il prodotto di un misto tra messaggi populisti e divagazioni demagogiche che hanno accompagnato e permesso la conquista di tutti i poteri dello Stato, in un primo momento; e, poi, giustificato la ferrea repressione con la quale lo “Stato di diritto” è stato sostituito da uno “Stato di polizia”. La persecuzione della dissidenza, che ha obbligato i leader dell’opposizione e tanti giornalisti ad intraprendere la via dell’esilio o della clandestinità, ne è stata la logica conseguenza.
In Colombia, in Cile, in Perù e in un futuro prossimo probabilmente in Brasile, se i seggi dovessero dare ragione ai sondaggi e Luis Ignacio “Lula” Da Silva tornare al potere, i movimenti progressisti si trovano ad agire in un contesto complesso e delicato. L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia di Putin ha risvegliato i fantasmi del passato. Il mondo non è mai stato esente da guerre. Ma i “fronti caldi”, da quasi ottant’anni, erano localizzati in Siria, nello Yemen, in Etiopia, in Pakistan, solo per nominarne alcuni, ma non alle porte dell’Europa. Il conflitto causato dall’attacco russo all’Ucraina ha provocato il ritorno alla “guerra fredda” e ha scompaginato il già intricato scacchiere internazionale. Stati Uniti, Russia, Cina, ed ora anche timidamente l’Unione Europea, cominciano a muovere le loro pedine per costruire un nuovo “Ordine Mondiale”. E la Nato risorge dalle ceneri.
La Guerra in Ucraina ha già conseguenze nell’ambito economico. Era ingenuo illudersi che non ci fossero pesanti riflessi: stop alla crescita e pericolosa spirale inflazionistica.
L’ottobre scorso, il Fondo Monetario Internazionale, al presentare il suo “Outlook” di autunno, segnalava che, nonostante ci fossero chiari segnali di risveglio dei contagi per Covid, “la ripresa economica continuava”. Per il 2022, proiettava una crescita dell’economia mondiale del 4,9 per cento. Successivamente, a gennaio, correggeva le proprie proiezioni verso il basso: 4,4 per cento. Ad aprile, rettificava ancora: 3,6 per cento.
Parallelamente alla riduzione del tasso di crescita dell’economia, si assiste ad un incremento del livello d’inflazione che si teme possa trasformarsi in spirale pericolosa. Di fatto, ha già raggiunto livelli che non si registravano da quattro decadi.
C’è sempre stata la consapevolezza che il risveglio della domanda, dopo la crisi causata dalla pandemia e dal “lockdown” imposto per combatterla, avrebbe provocato pressioni sui prezzi. Era il costo scontato, ma non eccessivo, da pagare per assicurare il benessere dei settori più colpiti dalla diffusione della Covid. Tra l’altro si aveva la certezza che il fenomeno sarebbe stato transitorio. La guerra ha sparigliato le carte in tavola.
Ora con le sanzioni alla Russia e il conflitto in Ucraina, in alcuni paesi dell’America Latina si presenta uno scenario contraddittorio. Da un lato, la recessione mondiale provocherà la riduzione del consumo e, quindi, un minor livello di esportazione delle materie prime. Dall’altro lato, la guerra sta distruggendo il vecchio ordine mondiale, rispolverando la guerra fredda e creando nuovi schieramenti. In questo contesto, i mercati di esportazione e di materie prime avranno un loro riallineamento che risponderà necessariamente al riequilibrio geopolitico.
L’America latina, in questo contesto, potrebbe inserirsi come rifornitore sicuro e affidabile di materie prime con mira alla creazione o rilancio di una propria industria di trasformazione. Dovrà quindi scegliere in quale lato della storia collocarsi. Sarà impossibile non farlo.
Il distinguo tra i “nuovi governi progressisti” e quelli che, dopo aver agitato la bandiera della rivoluzione democratica ed egualitaria, sono derivati in autocrazia e dittatura, dipenderà dalle prossime scelte. Avanzare in politica interna in maniera trasparente nella conquista dei diritti civili e del benessere sociale è importante. Farlo guardando alle democrazie moderne in cui il welfare ha permesso di assicurare alti livelli di benessere, sarà essenziale. Abbandonare i cliché degli anni ’60, ancorati alla “lotta armata” e a vecchie chimere superate dalla storia, senza rinunciare al sogno di una “società del benessere più giusta”, sarà vitale”.

da La Voce d’Italia – Mauro Bafile




Di Cesare (Engineering): “In Brasile tanto potenziale digitale”

filippo di cesare engineering

filippo di cesare engineeringL’innovazione tecnologica e la digitalizzazione sono due tendenze che stanno crescendo in tutto il mondo. Qualsiasi impresa che oggi voglia essere competitiva nel mercato globale deve essere aggiornata sui nuovi modelli di business che emergono di continuo, anzitutto nel comparto della “digital trasformation“. Esistono aziende specializzate nell’aiutare altre società a stare al passo di questi cambiamenti, e una di queste è Engineering. Si tratta di una delle principali imprese italiane con un focus specifico nella trasformazione digitale, che opera in Brasile e in America Latina dall’inizio del decennio scorso. L’amministratore delegato per le attività in Sudamerica, Filippo Di Cesare, in un’intervista con l’agenzia Dire ripercorre la sua traiettoria nel mondo del business, ricostruisce la storia dell’azienda in Brasile e presenta le sue prospettive nel Paese.

Il dirigente comincia ricordando quando, dopo cinque anni di lavoro in una società italiana, dovette scegliere un incarico all’estero, in Brasile o in Belgio, e optò per la prima delle due possibilità. “C’è stato un adattamento molto semplice e naturale”, dice Di Cesare di quella decisione, presa sette anni fa. “Il Brasile è un Paese veramente ospitale e la vicinanza culturale ha aiutato molto, soprattutto sul versante culinario. San Paolo poi è una città molto italiana”.

Nel Paese sudamericano Engineering conta su grandi clienti, fra i quali ci sono Sabesp, Eletrobras e Tim, e opera nella trasformazione digitale in diversi settori. “Lavoriamo nella digital transformation per grandi imprese, dal settore alimentare a quello della sanità, per fare degli esempi”, sottolinea il dirigente. “Per una grande azienda di telecomunicazioni abbiamo realizzato il più importante progetto del Sudamerica per l’accesso all’ecosistema digitale. Stiamo collocando l’intelligenza artificiale al centro delle operazioni di una delle più rilevanti società alimentari al mondo e la più grande del Brasile”, continua Di Cesare. “Per la maggiore impresa idrica del Sud del mondo, invece, ci stiamo occupando della parte dedicata alla perdite d’acqua”. La premessa, che torna piu’ volte nell’intervista, è che “le applicazioni delle nostre tecnologie sono molteplici“.

Secondo Di Cesare, il Brasile ha un potenziale immenso e una delle maggiori sfide per le aziende è crescere in un modo sostenibile. Secondo il dirigente, il mercato brasiliano non conosce crisi e quindi saper dire di “no” è importante. “Credo che la più grande delle sfide sia crescere in modo sostenibile e non ‘fare il passo più lungo della gamba’”, ribadisce Di Cesare. “A volte dobbiamo dire ‘no’ a opportunità interessanti per dare priorità alla sostenibilità, senza pregiudicare l’eccellenza del nostro lavoro”.

Oltre alla crescita sostenibile, ci sono altri ostacoli a una crescita a ritmi rapidi. “Nel mercato si osserva una grande carenza di talenti“, sottolinea il dirigente di Engineering. “C’è un gap fra la domanda e l’offerta di talenti che la possono soddisfare”. Di Cesare evidenzia d’altra parte il potenziale che il Brasile ha da offrire, soprattutto per le aziende tecnologiche, perché, nonostante ci siano disuguaglianze economiche, un’ampia fascia della popolazione del Paese ha accesso a Internet e questo apre le porte a un gigantesco mercato di consumo. Ne sarebbe prova il numero crescente di start-up che aprono ogni anno in Brasile. “Penso”, sottolinea Di Cesare, “che l’anno scorso il Brasile abbia raccolto in capitale di rischio superiore al doppio dell’importo dell’anno precedente, circa 9 miliardi di dollari”.

Nonostante le tante potenzialità, il Brasile è un Paese che richiede molta conoscenza e molta dedizione, secondo il dirigente: “È come nel famoso detto ‘il Brasile non è un Paese per principianti’; quella brasiliana è un realtà complessa, piena di contraddizioni. E comunque le aziende hanno un potenziale enorme”. Di Cesare spiega: “Il Paese è la porta d’entrata al Sudamerica per tutto, fa parte del Mercosur e ha dimensioni degne di un continente, con una popolazione di 240 milioni di persone. Inoltre ha un’economia diversificata e per questo rappresenta un mercato molto attrattivo per investire”.

Di Cesare torna poi sulle complessità del Paese, evidenziando che “è difficile trattare con il Brasile come filiale commerciale, stando lontani, perché credo sia necessario conoscere da vicino un Paese così grande e complesso”. Per il futuro, sottolinea Di Cesare, Engineering vuole proseguire lungo il cammino intrapreso finora. “L’obiettivo è crescere molto“, sottolinea, “replicando un po’ qui il percorso fatto in Italia, dove l’azienda era sconosciuta ed è diventata la più grande realtà italiana e una delle principali dell’Unione europea nel settore”.

ag DIRE – www.dire.it




Brasile. Bolsonaro contro aborto e vaccini

c73778e677ae93fc2b73af4ee9a37ce5

c73778e677ae93fc2b73af4ee9a37ce5Il presidente brasiliano Jair Bolsonaro ha appoggiato la decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti di abrogare il diritto costituzionale all’aborto, lo ha fatto in un’intervista al canale Fox News in cui ha messo in dubbio il vaccino contro il coronavirus.
“Quando la Corte Suprema degli Stati Uniti ha cambiato la legge sull’aborto a sinistra in Brasile, a loro non è piaciuto, a noi si”, ha dichiarato il presidente.
“La sinistra in Brasile è per lo più atea e non rispetta nessuno, dice che l’aborto è salute pubblica. Noi cristiani crediamo che la vita generata da una donna non appartenga a quella donna”, ha detto il presidente nell’intervista trasmesso ieri sera negli Stati Uniti e ripresa oggi dalla stampa brasiliana.
Bolsonaro ha criticato la posizione del suo principale avversario alle elezioni di ottobre, l’ex presidente Lula da Silva, e ha affermato che in caso di vittoria nominerà due giudici del Tribunale federale a favore dell’interruzione della gravidanza.
Il presidente è stato intervistato all’Alvorada Palace dal famoso presentatore Fox Tucker Carlson, uno dei giornalisti americani più controversi, che fa una serie di reportage sul Brasile.
Inoltre il leader di estrema destra ha affermato che “se qualcuno contrae il virus (Covid 19) (significa) che il vaccino non aiuta, il vaccino sarebbe innocuo (…) Non ho fatto il vaccino. ”
“In Brasile, una parte significativa della popolazione non vuole prendere il vaccino. Mi rammarico di tutti i decessi, ma penso che molti di loro avrebbero potuto essere prevenuti con un trattamento precoce” a base di idrossiclorochina, ha affermato il presidente. (ANSA).




Brasilia: l’ambasciatore Azzarello presiede la riunione di sistema tra rete diplomatico-consolare e collettività italiana

ambabrasilia

ambabrasiliaL’ambasciatore d’Italia a Brasilia, Francesco Azzarello, ha presieduto la riunione di sistema dei diversi organi rappresentativi della comunità italiana in Brasile con la rete diplomatico-consolare per discuterne i principali problemi, in un’ottica di risultato cooperativo. Hanno partecipato il senatore Fabio Porta, il direttore generale per gli italiani all’estero e le politiche migratorie del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Luigi Vignali, i membri del Consiglio Generale degli italiani all’estero Stephania Putton, Daniel Taddone Neves, Walter Antonio Petruzziello e Silvia Alciati, i presidenti dei Comitati degli italiani all’estero Salvatore Mayer, Ana Maria Cani, Eduardo Cechinel Bonetti, Emir José Parisotto, Dimitri Fazito, Adriana Romano e Frederico Tojal Cianni, i consoli generali Domenico Fornara, Paolo Miraglia, Salvatore Di Venezia e Roberto Bortot, la console Nicoletta Fioroni, il reggente Maurizio Fedeli e il capo della Cancelleria Consolare dell’Ambasciata d’Italia a Brasilia e coordinatore della rete consolare in Brasile Carlo Jacobucci.
In apertura dei lavori l’ambasciatore Azzarello ha sottolineato la piena ripresa dei servizi consolari in presenza in favore dei connazionali e non in Brasile, sottolineando il costante impegno di tutta la rete consolare a smaltire gli arretrati, nonostante la perdurante situazione pandemica e le carenze di risorse attualmente disponibili.
Al centro del dibattito gli esiti delle recenti elezioni dei membri del CGIE e dei referendum abrogativi 2022, su cui il direttore generale Vignali ha tra l’altro sottolineato gli ingenti sforzi istituzionali e, di conseguenza, della rete consolare in favore di una capillare campagna di comunicazione e sensibilizzazione degli italiani residenti all’estero per l’esercizio dell’opzione di voto.
Con i rappresentanti delle collettività italiane sono state approfondite questioni giuridico-operative sul voto all’estero in vista dei prossimi impegni elettorali e si è discusso di servizi consolari.
È stato da tutti espresso apprezzamento per l’impegno e lo spirito di collaborazione fra strutture diplomatico-consolari e rappresentanti ed organi rappresentativi delle collettività. (aise)




Emergenza gas, l’Argentina punta tutto su ‘vaca muerta’

110515134 deda82e3 e4ae 48f3 b2a2 d0c1a43ab02c

110515134 deda82e3 e4ae 48f3 b2a2 d0c1a43ab02cUn altro paradosso dell’Argentina è che nonostante possa disporre delle enormi risorse di Vaca Muerta nel Sud est (provincia di Neuquèn), il secondo più grande giacimento di gas da scisto al mondo, dipende ancora fortemente dalle importazioni di energia. Questo perché mancano le infrastrutture per i gasdotti e i terminali LNG per esportare quello che viene chiamato oro ‘blu’.

Eppure, come qualche settimana fa ha scritto il Financial Times, il paese sudamericano potrebbe diventare player fondamentale nel mercato internazionale di gas naturale liquefatto, proprio ora che il bando alla Russia sta dando vita a una nuova mappa energetica globale.

Per questo motivo, il presidente dell’Argentina, Alberto Fernandez, sta spingendo attori stranieri per realizzare un progetto di trasporto e di liquefazione del gas, che darebbe una spinta notevole alla disastrata economia argentina. Ne ha parlato, a margine del G7, anche con il premier italiano. Lo stesso Draghi ha riferito ai giornalisti che con il presidente “abbiamo parlato delle relazioni che uniscono i due Paesi, che sono di lunga data. Mi ha illustrato un progetto di trasporto e liquefazione di gas in Argentina” e “lo esamineremo e vedremo se ci sono le condizioni per proseguire”.

‘Vaca Muerta’ che in spagnolo significa “vacca morta” (scoperta nel 1931 dal geologo americano Charles Edwin Weaver) deve questa curiosa denominazione perché su uno dei suoi lati, vicino a Zapala, c’è una catena montuosa che ha lo stesso nome, ma secondo altri, è perché se la si guarda da una mappa, proietta la sagoma di una mucca sdraiata.

Occupa una superficie di 36.000 km quadrati, ossia l’equivalente del territorio della Svizzera o dei Paesi Bassi e ha proprietà geologiche tali da esser paragonate all’Eagle Ford statunitense contenendo risorse estraibili pari a 16 miliardi di barili di petrolio e 308 mila miliardi di piedi cubi di gas naturale.

La sua produzione di petrolio non convenzionale ha raggiunto il suo livello record a settembre scorso con 180.000 barili al giorno, il che ha comportato un aumento annuo del 53%, su un totale di 532.000 bpd a livello nazionale in Argentina.

Numeri incredibili se si pensa che il paese utilizza solo il 50% della capacità del giacimento e solo il 10% è sfruttato per la commercializzazione e che quest’anno l’Argentina importerà gas per circa 7 miliardi di dollari sebbene le riserve di Vaca Muerta siano equivalenti a sei volte tutto il gas di cui ha bisogno nei prossimi 20 anni.

Al contrario, con politiche appropriate, le entrate dell’Argentina – che è uno dei quattro Paesi al mondo che producono questo tipo di idrocarburi, insieme a Stati Uniti, Canada e Cina – potrebbero superare i 30 miliardi di dollari all’anno di export. Solo che il suo sfruttamento ha incontrato negli ultimi anni diversi ostacoli, da ultimo anche le limitazioni interne di valuta estera decise dalla banca centrale.

Il governo di Buenos Aires sta puntando quindi tutto sulla costruzione di un nuovo gasdotto ‘Nèstor Kirchner’ (in onore dell’ex presidente) che, con i suoi 563 chilometri, da Vaca Muerta porterebbe il gas fino al centro e di là al nord del paese. Un obiettivo ambizioso che il paese, soffocato dai debiti e sull’orlo del collasso economico, non può intraprendere da solo. Ed invece per Fernàndez, Vaca Muerta rappresenta “una riserva della quale il mondo ha bisogno in questo momento”, e che potrebbe attrarre decine di migliaia di miliardi di dollari di investimenti.

Per il Financial Times, c’è assoluta necessità di un nuovo quadro normativo a sostegno degli investitori. Intanto, il governo ha acconsentito ad un accesso più facile alla valuta estera per le imprese energetiche che potranno ora importare attrezzature specialistiche per lo sviluppo, in particolare per il fracking.

Ma lo sviluppo di Vaca Muerta richiede un progetto a più lungo termine con investimenti annuali tra i 7 e gli 8 miliardi di dollari, oltre a quelli necessari per il trasporto. Attualmente la compagnia nazionale YPF detiene il 42% dell’area, Gas y Petròleo del Neuquèn S.A. (società statale della provincia di Neuquèn) il 12%, mentre il restante 46% è distribuito tra altre società, tra cui ExxonMobil, Pan American Energy, Petronas, Pluspetrol, Shell, Tecpetrol e Wintershall.

Quando a causa della pandemia, è crollato il prezzo del petrolio i lavori di fracking si sono interrotti in quanto per essere redditizia tale attività richiede un prezzo elevato del barile dell’oro nero. Nell’aprile 2020 il governo aveva fissato un prezzo minimo del barile sul mercato locale, superiore a quello internazionale, per garantire l’attivita’ del settore. Si è andati avanti fino a novembre, ma poi i lavori si sono interrotti a causa della corsa senza freni del prezzo dell’oro nero.

agi.it




Colombia. Muore Giovanni del Colle Russo, “padre” della Nucita

hotel life with strict measures, the new routine of colombian workers

hotel life with strict measures, the new routine of colombian workers

(ANSA) – BOGOTA 21 GIU –  Giovanni del Colle Russo, 87 anni, creatore di uno dei dolci più amati dai colombiani, “Nucita”, è morto a Tuluá, comune della Valle del Cauca, dove era arrivato quattro decenni fa per creare quel cioccolato e crema di noci.
Russo era nato in Sicilia l’11 gennaio 1935. Esperto nella fabbricazione di dolci, è stato assunto dall’azienda alimentare locale Colombina per gestire la loro linea di cioccolatini, è lì che ha creato Nucita, che è una miscela di cacao, noce e latticini, che nel suo sapore ricorda la famosa Nutella.
La Nucita è diventato un dolce che non solo veniva consumato dai bambini durante le vacanze scolastiche, ma veniva anche esportato in altri paesi della regione ed è una sorta di bene nostalgico che i colombiani ricordano per il suo sapore di cioccolato e la sua cremosità.
Luz Marina Isaziga, la moglie colombiana dalla quale ha avuto una figlia che vive a Torino, ha assicurato oggi alla radio locale che Russo era un “uomo meraviglioso, onesto, corretto in tutti i sensi”, il cui unico difetto era essere un fumatore, cosa che gli causò la parziale perdita del senso del gusto e problemi respiratori che lo portarono alla morte.
“Ha fatto l’errore peggiore, era un fumatore,  e quando ha capito che aveva cominciato a perdere gusto e sapore, che non sentiva i sapori per via della sigaretta, il suo sogno di fare il cioccolato è finito ” ha richiamato a W Radio.
Tuttavia, “era felice di aver contribuito in parte alla grandezza di Colombina, che è un marchio posizionato in tutto il mondo”, ha ricordato.
Isaziga e Russo si sono conosciuti a Tuluá 44 anni fa, quando lei era una impiegata di banca e lui lavorava alla Colombina, un’azienda alimentare di 90 anni con sede in quella zona del Paese.
“È stata una cotta”, ha detto la donna, che ha ricordato la frase che sempre diceva suo marito: “Sono venuto per un anno e sono rimasto tutta la vita perché questa donna mi ha stregato. Forse era il cibo, l’amore, l’affetto”  ha assicurato.
Russo ha studiato alla scuola d’arte in Svizzera e prima di arrivare in Colombia ha lavorato in diverse fabbriche di caramelle, ma il suo sogno era quello di creare la sua “formula”, così quando è arrivato nel paese ha convinto i proprietari di Colombina a creare il primo cioccolato a crema di nocciola del mercato, ricorda Isaziga.
Rimase in Colombia, per amore della moglie, lavorò per due decenni a Colombina, si ritirò e trascorse il resto dei suoi giorni in quella città dal clima caldo nel sud-ovest del paese.