Perù, il dolore della Brianza: chi erano i sette italiani morti nel disastro aereo sulle Linee di Nazca

yk5voiqjpmgew4hc5wkq005z liwhkkze0enrz6gpmkq2ktu44ba2ozsb76rlykabrfygbxk7fzonqlo0 md52kyhf7sdqmhm turdoaxmwqsczgsw6icjrs7h4kzzbyhn kkofjmg4m enyxmcpqpwifi2g5azefsls5haxvhijjhjp7omkeb8qiweg0dix

Dietro la tragedia che ha sconvolto il Perù ci sono i volti e le storie di sette italiani partiti per quello che doveva essere un viaggio da sogno e che invece si è trasformato in un dramma. Le vittime del disastro aereo avvenuto durante un volo panoramico sulle Linee di Nazca appartenevano a due famiglie della Brianza, unite da una grande passione per i viaggi e dalla voglia di scoprire il mondo insieme.

4yvkjw416b9s9knw3y8wwhrawz8rhabiq4 joxnvlxgkjij9ycs6 1w hbkntdh9i4gdlvtz8zmudewgnpg26zltinxiyleamjotvrypst 8lf sk84deqma2cntwljb5ktzeu8ndteiithtj ft9evakll9rsrvj 3 hjhue5mblk p4ezhoeljeanlk5nz

Il piccolo aereo della compagnia peruviana Aerodiana, decollato dall’aeroporto di Pisco per sorvolare uno dei siti archeologici più celebri del pianeta, è precipitato pochi minuti dopo il decollo. Nell’incidente hanno perso la vita tutte le tredici persone a bordo: undici turisti europei e i due membri dell’equipaggio. Tra le vittime figurano sette cittadini italiani, oltre a due turisti spagnoli e due tedeschi.

Due famiglie unite dall’amicizia

Secondo le informazioni diffuse nelle ultime ore, i sette italiani erano originari della Brianza. Si trattava di due nuclei familiari legati da un rapporto di amicizia e dalla comune passione per i viaggi, che avevano scelto il Perù per vivere un’esperienza alla scoperta di una delle civiltà più affascinanti dell’America Latina.

Il sorvolo delle Linee di Nazca rappresentava uno dei momenti più attesi dell’itinerario. Ogni anno migliaia di visitatori scelgono infatti di osservare dall’alto i giganteschi geoglifi tracciati nel deserto, patrimonio mondiale dell’UNESCO e tra le principali attrazioni turistiche del Perù.

yk5voiqjpmgew4hc5wkq005z liwhkkze0enrz6gpmkq2ktu44ba2ozsb76rlykabrfygbxk7fzonqlo0 md52kyhf7sdqmhm turdoaxmwqsczgsw6icjrs7h4kzzbyhn kkofjmg4m enyxmcpqpwifi2g5azefsls5haxvhijjhjp7omkeb8qiweg0dix

Le indagini sulle cause

Le autorità peruviane hanno avviato un’inchiesta per accertare le cause dell’incidente. Gli investigatori analizzeranno lo stato del velivolo, le comunicazioni con la torre di controllo, le condizioni meteorologiche e tutti gli elementi che possano aver contribuito allo schianto.

Al momento non sono state formulate conclusioni ufficiali. Il governo peruviano e le autorità aeronautiche hanno espresso cordoglio alle famiglie delle vittime, mentre la Farnesina, attraverso l’Ambasciata d’Italia a Lima e l’Unità di Crisi, sta seguendo da vicino la vicenda e assistendo i familiari nelle procedure per il rimpatrio delle salme.

Un viaggio che si è trasformato in tragedia

La notizia ha suscitato profonda commozione sia in Italia sia in Perù. Nelle comunità della Brianza, dove le famiglie erano molto conosciute, il dolore è enorme. Quella che doveva essere una vacanza alla scoperta delle meraviglie del Sud America si è conclusa nel modo più tragico.

Ancora una volta il disastro riporta l’attenzione sulla sicurezza dei voli turistici diretti alle Linee di Nazca, un’attività che negli anni ha già conosciuto altri incidenti e che continua a essere oggetto di verifiche da parte delle autorità aeronautiche peruviane.




Tragedia in Perù: identificati i sette turisti italiani morti nel disastro aereo sulle Linee di Nazca

39afac55f424d390571f4fc82072a77a

È una tragedia che ha profondamente colpito l’Italia quella avvenuta in Perù, dove un piccolo aereo turistico è precipitato durante un volo panoramico sulle celebri Linee di Nazca, patrimonio mondiale dell’UNESCO. Tra le tredici vittime del disastro ci sono sette cittadini italiani, appartenenti a due famiglie lombarde in vacanza nel Paese sudamericano. Le autorità peruviane hanno completato nelle ultime ore l’identificazione delle vittime, mentre proseguono le indagini per chiarire le cause dell’incidente.

39afac55f424d390571f4fc82072a77a

L’aereo, un Cessna Caravan della compagnia peruviana Aerodiana, era decollato dall’aeroporto di Pisco per un volo turistico destinato a sorvolare gli antichi geoglifi di Nazca, una delle principali attrazioni del Perù. Poco dopo il decollo, l’equipaggio ha segnalato un’emergenza alla torre di controllo, quindi ogni contatto radio si è interrotto. Il velivolo è precipitato nella zona di Socos, nei pressi di Nazca, prendendo fuoco all’impatto. Per le tredici persone a bordo non c’è stato nulla da fare.

Secondo le informazioni diffuse dalle autorità, tra le vittime figurano sette italiani, due cittadini spagnoli, due tedeschi e i due membri peruviani dell’equipaggio. La Farnesina, attraverso l’Ambasciata d’Italia a Lima e l’Unità di Crisi, è in contatto con le autorità locali e con i familiari delle vittime per fornire tutta l’assistenza necessaria.

Le Linee di Nazca, una meta famosa in tutto il mondo

Le Linee di Nazca sono tra i siti archeologici più affascinanti del pianeta. Si tratta di enormi figure tracciate nel deserto tra il 500 a.C. e il 500 d.C., raffiguranti animali, forme geometriche e figure umane, visibili nella loro interezza soltanto dall’alto. Ogni anno richiamano migliaia di turisti provenienti da tutto il mondo, che scelgono di sorvolarle a bordo di piccoli aerei da turismo.

Purtroppo non è la prima volta che un incidente aereo colpisce questa zona. Negli ultimi anni si sono verificati altri disastri durante i voli panoramici, riaprendo il dibattito sugli standard di sicurezza e sui controlli nel settore del turismo aereo.

Indagini in corso

Le autorità peruviane hanno avviato un’inchiesta per accertare le cause dell’incidente. Gli investigatori analizzeranno le condizioni del velivolo, le comunicazioni con la torre di controllo, la manutenzione dell’aereo e gli eventuali fattori meteorologici che potrebbero aver contribuito alla tragedia. Al momento non è stata formulata alcuna ipotesi ufficiale sulle cause dello schianto.

La tragedia ha suscitato profonda commozione sia in Perù sia in Italia. Mentre le famiglie delle vittime attendono il rientro delle salme, il pensiero va a sette connazionali che avevano scelto di visitare uno dei luoghi più suggestivi del Sud America e che hanno trovato la morte durante quella che doveva essere un’esperienza indimenticabile.

 

foto ANSA




Venezuela, un mese dopo il terremoto: migliaia di vittime e una ricostruzione ancora tutta da avviare

1000626495 1024x768

A un mese dal devastante terremoto che il 24 giugno ha colpito il nord del Venezuela, il Paese continua a fare i conti con una delle peggiori tragedie della sua storia recente. Il bilancio è drammatico: oltre 5.300 morti, quasi 20.000 feriti e decine di migliaia di persone rimaste senza una casa. Interi quartieri sono stati rasi al suolo e la ricostruzione procede con estrema lentezza, mentre migliaia di famiglie vivono ancora in sistemazioni temporanee.

1000626495 1024x768

Le aree più colpite restano lo Stato di La Guaira e la regione metropolitana di Caracas, dove il doppio sisma ha provocato il crollo di centinaia di edifici residenziali, scuole, ospedali e infrastrutture pubbliche. Secondo le autorità venezuelane, continuano anche le operazioni di rimozione delle macerie, un lavoro immenso che richiederà ancora mesi.

La situazione umanitaria rimane critica. Migliaia di sfollati sono ospitati in centri di accoglienza, mentre organizzazioni internazionali avvertono che centinaia di migliaia di persone necessitano ancora di assistenza sanitaria, acqua potabile, generi alimentari e servizi essenziali. La preoccupazione maggiore riguarda il rischio di epidemie e il progressivo deterioramento delle condizioni igienico-sanitarie nelle aree maggiormente colpite.

fqujgmgxilgaqqrj9qpeji2nmzd7pq rurpodanctwls4pntnnubq 5lbifvyai0aems3ny4ye0j3yk5oz6lim6nnmpalmhfjnyl98w81ogdojtwzieh7xk7aapboccknyzefimcd kxjtwordklp ttigiozy1f76jbzt7f5b2mubpb pw5wslfob2lqo u

Anche sul piano economico le conseguenze sono pesantissime. Una valutazione preliminare del Banco Mondiale stima i danni in circa 19,6 miliardi di dollari, una cifra enorme per un Paese già provato da anni di crisi economica e sociale. Quasi la metà delle perdite riguarda il patrimonio abitativo, mentre il resto interessa infrastrutture, edifici pubblici e attività produttive.

Il governo venezuelano ha avviato la consegna delle prime abitazioni alle famiglie rimaste senza casa e ha annunciato un piano pluriennale di ricostruzione. Tuttavia, numerosi osservatori sottolineano che le risorse disponibili sono insufficienti rispetto all’entità della devastazione e che sarà indispensabile un consistente sostegno internazionale per riportare le zone colpite a una situazione di normalità.

Mentre il Paese prova lentamente a rialzarsi, resta vivo il ricordo di una tragedia che ha cambiato la vita di migliaia di famiglie venezuelane e che continuerà a segnare il futuro del Venezuela ancora per molto tempo.

vpqehl5qnohq1 rc4k qfyknwc5hrr6ctwyur4zctihxlzwa say8ogjfytgvtf4n65wpzteia50npymyq wiowr0vucpea miwfbdwvbneyejb 0rcslep aakv6fjx7hs0no go2dafxbjxjzdt01inuaioztkkw9olgboph1omd9zxkxxu4n447206x2j




Perché il Venezuela è uno dei Paesi più esposti ai terremoti dell’America Latina

96987c88 9ae3 4501 9571 cb7e1b6e4787

Le immagini delle città distrutte, delle famiglie accampate nelle piazze e dei soccorritori impegnati tra le macerie hanno riportato una domanda al centro dell’attenzione internazionale: perché il Venezuela è così vulnerabile ai terremoti?

La risposta è scritta nella geologia del continente.

96987c88 9ae3 4501 9571 cb7e1b6e4787

Il Venezuela si trova infatti lungo il confine tra la placca caraibica e la placca sudamericana, due immense porzioni della crosta terrestre che si muovono continuamente. Il loro lento ma costante sfregamento accumula enormi quantità di energia che, quando vengono improvvisamente liberate, provocano terremoti anche molto violenti.

La faglia più conosciuta è quella di El Pilar, che attraversa il nord-est del Paese, ma non è l’unica. Numerose altre faglie attive interessano la fascia costiera che comprende Caracas, La Guaira, Cumaná e gran parte del litorale caraibico.

È proprio questa posizione geografica a rendere il Venezuela uno dei territori più sismicamente attivi dell’America Latina.

Una storia segnata dai terremoti

Il sisma che ha devastato La Guaira è soltanto l’ultimo di una lunga serie.

Nel 1812 un violentissimo terremoto distrusse gran parte di Caracas provocando decine di migliaia di vittime.

Nel 1900 un’altra forte scossa colpì la costa centrale.

Nel 1967 Caracas fu nuovamente interessata da un terremoto che provocò centinaia di morti e migliaia di feriti.

Più recentemente, il Paese è stato interessato da numerosi eventi sismici di forte intensità, a dimostrazione di un’attività geologica che non si è mai arrestata.

Perché la costa è la più pericolosa

Le aree più esposte coincidono con quelle maggiormente urbanizzate.

Caracas, La Guaira e numerose città costiere sorgono infatti in prossimità delle principali faglie attive.

Inoltre, molti edifici sono stati costruiti prima dell’introduzione di moderne norme antisismiche, mentre anni di crisi economica hanno rallentato gli interventi di manutenzione e consolidamento.

Quando un terremoto di forte intensità colpisce queste aree, le conseguenze possono quindi essere devastanti.

E la Repubblica Dominicana?

Molti lettori di Fatti Nostri si sono chiesti se un rischio simile riguardi anche la Repubblica Dominicana.

La risposta è sì, anche se la situazione geologica è diversa.

Anche la Repubblica Dominicana si trova lungo il confine della placca caraibica ed è attraversata da importanti faglie attive, come quelle di Enriquillo e della Septentrional. Proprio per questo gli esperti ricordano da anni che il Paese deve continuare a investire nella prevenzione e nella sicurezza degli edifici.

Il recente terremoto venezuelano rappresenta quindi un monito per tutta l’area caraibica.

La lezione della natura

I terremoti non possono essere previsti.

Possono però essere affrontati con costruzioni sicure, piani di emergenza efficienti, una popolazione informata e soccorsi ben organizzati.

Il dramma che sta vivendo oggi il Venezuela ricorda a tutti i Paesi dei Caraibi che convivere con il rischio sismico significa prepararsi prima che la terra torni a tremare.

#Venezuela #Terremoto #AmericaLatina #Caraibi #Geologia #PlaccheTettoniche #LaGuaira #RepubblicaDominicana #FattiNostri #ItalianiNelMondo




Terremoto in Venezuela: migliaia di sfollati dormono in strada. «Non torniamo nelle nostre case finché non saranno sicure»

capi

A quasi una settimana dal devastante terremoto che ha colpito il Venezuela, la tragedia continua a consumarsi lontano dalle telecamere. Migliaia di persone trascorrono le notti all’aperto, tra tende improvvisate, piazze, parchi e marciapiedi, perché hanno perso la casa o temono che gli edifici lesionati possano crollare da un momento all’altro.

capi

Secondo i dati ufficiali, oltre 15.000 persone sono rimaste senza un’abitazione, mentre decine di migliaia di cittadini rifiutano di rientrare nelle proprie case finché tecnici qualificati non ne certificheranno la sicurezza. Il Governo ha allestito decine di rifugi temporanei, ma molti preferiscono restare all’aperto piuttosto che correre il rischio di nuove tragedie.

A La Guaira, la città più colpita dal sisma, intere famiglie dormono su materassi sistemati lungo le strade. Tra loro c’è chi aveva già perso tutto nella tragedia di Vargas del 1999 o nelle alluvioni del 2010 e oggi si ritrova nuovamente senza una casa. «Non ce ne andremo da qui finché qualcuno non ci dirà che possiamo tornare senza rischiare la vita», raccontano molti sfollati.

La situazione resta critica anche nella capitale Caracas, dove numerosi residenti hanno trasformato piazze e aree verdi in accampamenti improvvisati. Le continue scosse di assestamento alimentano la paura e rendono ancora più difficile convincere la popolazione a rientrare negli edifici danneggiati.

Intanto il bilancio ufficiale continua ad aggravarsi: 1.719 vittime, oltre 5.000 feriti e migliaia di dispersi. La fase dei soccorsi lascia progressivamente spazio a una nuova emergenza: quella dell’assistenza agli sfollati e della ricostruzione di un Paese già provato da anni di crisi economica.

#Venezuela #Terremoto #LaGuaira #Caracas #ItalianiNelMondo #ItalianiAllEstero #FattiNostri #AmericaLatina #Caraibi #Emergenza #Solidarietà #Ricostruzione




Terremoto in Venezuela, trovata senza vita la famiglia Garofalo di Camerota. Sale a 11 il bilancio degli italiani morti

attivazione dei soccorsi dopo il terremoto in venezuela

La tragedia del terremoto in Venezuela continua a colpire duramente anche la comunità italiana.

attivazione dei soccorsi dopo il terremoto in venezuela

Tra le macerie di La Guaira sono stati recuperati i corpi di un’intera famiglia originaria di Camerota, in provincia di Salerno. Le vittime sono Gennaro Garofalo, Luis Gerardo Garofalo, Giovanna Garofalo, il piccolo Emanuel Garofalo e Luis Aguilar. Da anni vivevano nella città costiera devastata dal doppio terremoto del 24 giugno.

Con questo drammatico ritrovamento, il numero degli italiani deceduti sale a 11, secondo quanto comunicato dalla Farnesina.

L’Amministrazione comunale di Camerota ha espresso il proprio profondo cordoglio, ricordando il legame storico che unisce il territorio al Venezuela. Non a caso Camerota viene spesso definita “il Venezuela d’Italia”, per il numero di famiglie che nel corso degli anni hanno scelto di emigrare nel Paese sudamericano.

Intanto continua a peggiorare anche il bilancio complessivo del disastro. Il Governo venezuelano ha aggiornato il numero delle vittime a 1.719, mentre i feriti sono 5.034. Restano inoltre decine di migliaia le persone di cui non si hanno ancora notizie.

Tra le poche notizie di speranza c’è il salvataggio del ventunenne Aaron Levi Cantillo Vargas, estratto vivo dalle macerie dopo 106 ore, un autentico miracolo che ha dato nuovo coraggio ai soccorritori impegnati senza sosta nelle operazioni di ricerca.

Secondo le analisi satellitari della NASA, 58.870 edifici risultano distrutti o gravemente danneggiati, mentre il porto di La Guaira è tornato operativo e viene utilizzato per l’arrivo degli aiuti internazionali.

La tragedia venezuelana continua quindi ad assumere proporzioni sempre più drammatiche. Mentre il numero delle vittime aumenta di ora in ora, cresce anche il dolore della comunità italiana, che in questi giorni piange connazionali e famiglie intere travolte da una delle più gravi catastrofi naturali della storia del Venezuela.




Venezuela, nuova scossa di magnitudo 5.1: i Vigili del Fuoco italiani costretti a fermarsi

6a2cbcfbdc855b5d4aec07e0a73c4137

Per quasi venti ore hanno scavato senza fermarsi, alimentati da una speranza che sembrava possibile.

Poi è arrivata la decisione più difficile.

6a2cbcfbdc855b5d4aec07e0a73c4137

I Vigili del Fuoco italiani, impegnati nelle operazioni di soccorso a Macuto, nello Stato venezuelano di La Guaira, hanno dovuto interrompere le ricerche della donna rimasta intrappolata sotto le macerie insieme a due dei suoi figli.

Nelle prime ore della giornata sembrava ancora possibile un miracolo. I soccorritori avevano individuato la presenza della donna all’interno dell’edificio crollato e avevano lavorato senza sosta, insieme alle squadre dell’Ecuador e dei Paesi Bassi, per raggiungerla.

Ma nel pomeriggio tutto è cambiato.

Una violenta scossa di assestamento di magnitudo 5.1 ha provocato nuovi movimenti della struttura già gravemente compromessa, aumentando enormemente il rischio di un ulteriore crollo. Contemporaneamente sono cessati i segnali di vita che avevano alimentato la speranza durante tutta la notte.

«Sapevamo di lavorare su una struttura instabile, ma adesso le condizioni sono troppo pericolose», hanno spiegato i tecnici dei Vigili del Fuoco italiani, costretti a prendere una decisione dolorosa ma necessaria per salvaguardare la vita degli stessi soccorritori.

Il terremoto continua intanto a mietere vittime. Proprio oggi è stato recuperato anche il corpo di Enzo Cuomo, il cittadino italiano originario della provincia di Salerno disperso dopo il crollo della propria abitazione. Restano ancora senza notizie la moglie Trini Adrian e la figlia Isabella.

Il Venezuela continua a piangere i suoi morti. E insieme alle vittime cresce il numero delle speranze spezzate.

Per ore il mondo aveva seguito con il fiato sospeso il tentativo di salvare quella madre e i suoi bambini. Oggi resta soltanto il silenzio delle macerie e il coraggio di uomini che hanno fatto tutto ciò che era umanamente possibile.

In certe tragedie non esistono vincitori. Esistono soltanto uomini che non si arrendono fino all’ultimo, anche quando sanno che il tempo sta per finire.




Venezuela, la tragedia della famiglia Cuomo: recuperati i corpi di Enzo, Trini e Isabella

famiglia cuomo 1024x728

Il terremoto che ha devastato il Venezuela continua a colpire anche la comunità italiana.

Si è conclusa nel modo più doloroso la vicenda della famiglia italiana dispersa dopo il devastante terremoto che ha colpito il Venezuela.

I soccorritori hanno recuperato tra le macerie della Torre Petunia, a Caracas, i corpi di Enzo Cuomo, 63 anni, della moglie Trini Adrian, 53 anni, e della figlia Isabella, di 22 anni. La famiglia viveva all’ultimo piano del palazzo di quattordici piani, completamente collassato durante le violente scosse di magnitudo 7.2 e 7.5 che hanno devastato la capitale venezuelana.

famiglia cuomo 1024x728

Originari di Laviano, in provincia di Salerno, i Cuomo rappresentano uno dei simboli del dramma vissuto dalla comunità italiana in Venezuela. A rendere ancora più straziante questa storia è una tragica coincidenza: i nonni di Enzo morirono nel terremoto dell’Irpinia del 1980, sempre sotto le macerie della loro abitazione. A distanza di quarantasei anni, la stessa sorte ha colpito una nuova generazione della famiglia, questa volta dall’altra parte dell’oceano.

L’unico superstite della famiglia è Carlo Francesco Cuomo, figlio di Enzo, che si trova in Italia, a Milano, dove era arrivato per motivi di studio e per cure mediche. Anche il fratello di Enzo, Gerardo Cuomo, residente nel capoluogo lombardo, aveva lanciato nei giorni scorsi numerosi appelli nella speranza di ottenere notizie dei propri familiari.

La Torre Petunia, situata nel quartiere di Los Palos Grandes, è diventata uno dei simboli della catastrofe. L’edificio, considerato tra i più solidi della zona e sottoposto negli anni a interventi di consolidamento antisismico dopo il terremoto del 1967, è crollato completamente in pochi secondi, intrappolando decine di residenti.

Le operazioni di soccorso proseguono in tutta l’area colpita. Mentre il bilancio delle vittime continua ad aumentare, squadre provenienti da diversi Paesi, tra cui i Vigili del Fuoco italiani, continuano a scavare tra le macerie nella speranza di trovare altri superstiti.

La storia della famiglia Cuomo unisce idealmente due tragedie, quella dell’Irpinia e quella del Venezuela, ricordando come il dolore provocato dai terremoti possa attraversare generazioni e continenti. Oggi Laviano e Caracas condividono lo stesso lutto, mentre l’intera comunità italiana si stringe attorno ai familiari delle vittime.




Gli italiani nell’inferno di La Guaira: “Qui è un’apocalisse”

5f9c71ad962557b83ef18bdae52bd593

La prima cosa che colpisce è il silenzio. Poi l’odore della polvere, del cemento frantumato e della morte. Davanti ai soccorritori italiani, arrivati a La Guaira, la città venezuelana più devastata dal terremoto, si è presentato uno scenario che molti hanno definito con una sola parola: apocalisse.

5f9c71ad962557b83ef18bdae52bd593

I Vigili del Fuoco, gli operatori della Protezione Civile e il personale sanitario italiano sono entrati subito in azione. Dopo aver allestito il campo base, hanno iniziato a scavare tra le macerie dei grandi edifici crollati, utilizzando telecamere, geofoni, demolitori e attrezzature specializzate nella speranza di individuare altri superstiti.

Accanto ai soccorritori lavorano anche medici e infermieri italiani, chiamati a dare supporto a ospedali già messi a dura prova dall’emergenza. Intanto funzionari dell’Unità di crisi della Farnesina assistono i connazionali coinvolti nella tragedia e mantengono i contatti con le famiglie in Italia.

Tra le storie che tengono con il fiato sospeso c’è quella della famiglia di Enzo Cuomo, il cinquantottenne originario della provincia di Salerno trovato senza vita sotto le macerie. Le ricerche continuano invece per la moglie Trini Adrian, 53 anni, e per la figlia Isabella, di 22 anni, ancora disperse.

Nel frattempo, da sotto le macerie arrivano anche piccoli segnali di speranza. Un ragazzo di undici anni è stato estratto vivo tre giorni dopo il terremoto, mentre altri sopravvissuti sono stati salvati grazie all’instancabile lavoro delle squadre internazionali. Ogni vita recuperata alimenta la speranza di chi continua ad aspettare notizie dei propri cari.

L’Italia ha già stanziato i primi aiuti economici e ha inviato due voli con uomini, mezzi, tende e materiali di emergenza. Un contributo concreto che si aggiunge a quello di molte altre nazioni accorse in soccorso del Venezuela.

A La Guaira il tempo sembra essersi fermato. Ma finché ci sarà anche una sola possibilità di trovare qualcuno ancora vivo, i soccorritori continueranno a scavare. Perché, tra quelle montagne di cemento, ogni rumore può ancora trasformarsi in una speranza.

 

foto ANSA




Si scavava a mani nude: questa è la vera tragedia del Venezuela

95bf985f 498d 4988 a04f f25e12290632

Quando la terra smette di tremare, comincia il momento della verità.

Il violento terremoto che ha colpito il Venezuela è stato una tragedia naturale. Ma il numero delle vittime e le sofferenze che ne sono seguite non possono essere attribuiti soltanto alla forza della natura.

95bf985f 498d 4988 a04f f25e12290632

Le immagini arrivate dalle zone colpite parlano da sole: uomini e donne che scavano tra le macerie con le mani nude, ospedali privi di medicinali e di attrezzature sufficienti, soccorritori costretti a lavorare con mezzi inadeguati mentre, ora dopo ora, le possibilità di trovare superstiti diminuiscono.

È in questi momenti che si misura la capacità di uno Stato.

Per anni il Venezuela è stato uno dei maggiori produttori di petrolio del mondo. Le immense ricchezze del sottosuolo avrebbero potuto finanziare infrastrutture moderne, ospedali efficienti, una protezione civile preparata e un sistema di emergenza capace di affrontare una catastrofe.

Invece, davanti al terremoto, il Paese si è trovato costretto ad attendere l’arrivo delle squadre internazionali di soccorso, dei medici stranieri, degli ospedali da campo e degli aiuti umanitari provenienti da decine di nazioni.

È inevitabile porsi una domanda: com’è possibile che un Paese ricco di risorse naturali non sia stato in grado di organizzare una risposta adeguata a una tragedia annunciata?

Le responsabilità politiche saranno oggetto di dibattito ancora a lungo. Di certo, anni di crisi economica, cattiva gestione delle risorse pubbliche e indebolimento delle istituzioni hanno lasciato il Venezuela più fragile proprio nel momento in cui avrebbe avuto bisogno di essere più forte.

La solidarietà internazionale è un valore straordinario e va riconosciuta. Ma non dovrebbe mai sostituire ciò che ogni Stato dovrebbe garantire ai propri cittadini: ospedali funzionanti, squadre di emergenza addestrate, attrezzature moderne e una protezione civile pronta a intervenire.

Perché un terremoto è un evento naturale.

L’impreparazione, invece, è una responsabilità umana.

E quando migliaia di persone perdono la vita non solo sotto il peso del cemento, ma anche sotto quello dell’inefficienza, delle occasioni perdute e delle istituzioni incapaci di reagire, allora la tragedia diventa ancora più dolorosa.

La natura non può essere controllata.

Ma la capacità di uno Stato di proteggere i propri cittadini dipende dalle scelte compiute negli anni. Ed è su quelle scelte che, una volta spenti i riflettori dell’emergenza, la storia finirà per giudicare.