Venezuela. Delcy Rodríguez e suo fratello: contatti segreti con gli Stati Uniti già dall’autunno per il post-Maduro

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maduro delcy rodriguezNelle settimane precedenti l’arresto del presidente venezuelano Nicolás Maduro da parte delle forze statunitensi, Delcy Rodríguez — allora vicepresidente del Venezuela e ora presidente ad interim — e suo fratello Jorge Rodríguez, presidente dell’Assemblea nazionale, avrebbero instaurato contatti riservati con rappresentanti degli Stati Uniti e intermediari del Qatar, esplorando scenari di cooperazione per il periodo successivo a un’eventuale partenza di Maduro dal potere.

Secondo diverse fonti citate dal Guardian, le comunicazioni tra i Rodríguez e funzionari statunitensi sarebbero iniziate già in autunno 2025 e si sarebbero intensificate dopo una importante telefonata tra il presidente USA Donald Trump e Maduro a fine novembre, nella quale Trump aveva chiesto al leader venezuelano di lasciare volontariamente il suo incarico — una richiesta che Maduro aveva rifiutato.

Promesse di cooperazione dopo la rimozione di Maduro

Le fonti sottolineano che Delcy e Jorge Rodríguez non avrebbero orchestrato attivamente il colpo di mano che ha portato alla cattura di Maduro dai militari statunitensi il 3 gennaio 2026, ma avrebbero garantito che — qualora il presidente fosse stato rimosso — avrebbero collaborato con Washington e sostenuto una transizione ordinata.

In particolare, Delcy avrebbe dichiarato agli interlocutori statunitensi: “Maduro deve andarsene” e “Coopererò qualunque sia il risultato” — frasi che sarebbero state interpretate da alcuni diplomatici di Washington come segnali di disponibilità a lavorare con la nuova amministrazione venezuelana post-Maduro per garantire stabilità istituzionale e continuità nelle relazioni bilaterali.

Ruolo di mediatori esterni e dinamiche diplomatiche

Nel quadro di questi contatti segreti, il Qatar ha giocato un ruolo di intermediario, mettendo in comunicazione i Rodríguez con funzionari statunitensi; la presenza di Doha nei negoziati ha contribuito ad abbassare la diffidenza iniziale di alcuni funzionari di Washington verso la vicepresidente venezuelana.

Tuttavia, è importante chiarire che queste discussioni non sembrano aver incluso un impegno formale per aiutare gli Stati Uniti a rimuovere Maduro con mezzi diretti o illegali: secondo più fonti, i Rodríguez avrebbero solo promesso di cooperare dopo la fine del mandato di Maduro, non di organizzare o partecipare a un colpo di Stato.

Come si è evoluta la situazione politica

Dopo l’operazione statunitense che ha portato all’arresto di Maduro e al suo trasferimento a New York per rispondere a accuse federali, la Corte suprema venezuelana ha nominato Delcy Rodríguez presidente ad interim il 5 gennaio 2026. Da quel momento, le relazioni tra il governo provvisorio di Caracas e l’amministrazione Trump hanno visto un rapido avvicinamento diplomático e operativo, con conversazioni dirette tra Trump e Rodríguez e un focus su stabilità, cooperazione economica e sicurezza.

Interpretazioni e reazioni

Le rivelazioni di contatti precoci tra i Rodríguez e gli USA hanno scatenato dibattiti politici e interpretazioni contrapposte:

  • Alcuni osservatori vedono in questi contatti un tentativo pragmatico di assicurare una transizione pacifica e prevenire il caos politico e istituzionale in Venezuela.

  • Altri critici, tuttavia, temono che un accordo con Washington possa svuotare le spinte democratiche interne e consolidare una leadership poco rappresentativa, soprattutto in vista delle future elezioni.

In ogni caso, la vicenda sottolinea la complessità delle relazioni internazionali venezuelane e il ruolo centrale che Delcy Rodríguez — figura chiave del chavismo e ora protagonista di un ruolo inedito nelle relazioni con gli Stati Uniti — continua a giocare nel destino politico del paese sudamericano.




Venezuela. Liberato Luigi Gasperin

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gasperinLuigi Gasperin è definitivamente libero.

Nella notte è stato reso esecutivo l’ordine di scarcerazione che era già stato emesso ma non era ancora stato recepito da una delle amministrazioni venezuelane. Gasperin è provato ma in condizioni stabili.

Ha annunciato che vorrebbe rimanere in Venezuela e tornare alla città di Maturín (Stato Monágas) dove si trova la sua azienda.




Venezuela. Trentini e Burlò sono liberi: “Non ci hanno torturati, stiamo bene”.

burlo trentini

burlo trentiniIl governo venezuelano ha liberato i detenuti italiani Alberto Trentini e Mario Burlò. “Accolgo con gioia e soddisfazione la liberazione dei connazionali Alberto Trentini e Mario Burlò, che si trovano ora in sicurezza presso l’Ambasciata d’Italia a Caracas. Ho parlato con loro, e un aereo è già partito da Roma per riportarli a casa”, ha detto la premier Giorgia Meloni, che ha espresso “a nome del governo italiano, un sentito ringraziamento alle Autorità di Caracas, a partire dal residente Rodriguez, per la costruttiva collaborazione dimostrata in questi ultimi giorni e a tutte le istituzioni e alle persone che, in Italia, hanno operato con impegno e discrezione per il raggiungimento di questo importante risultato”.

“Posso avere una sigaretta?”. Sono le prime parole di Trentini, una volta al sicuro nell’ambasciata italiana a Caracas. “Ci hanno trattato bene, non ci hanno torturato. Nell’ultimo trasferimento non siamo stati incappucciati, a differenza delle altre volte. Anche il cibo era sufficiente. Non ci aspettavamo di uscire, non avevamo saputo niente”.

Trentini, cooperante umanitario, era detenuto in Venezuela dal 15 novembre del 2024.

La decisione è stata presa dalla presidente venezuelana Delcy Rodriguez, grazie al lavoro congiunto della diplomazia e dell’intelligence italiane e alla mediazione degli Stati Uniti. I due italiani sono stati informati della scarcerazione nel primo pomeriggio, ora locale di Caracas, e trasferiti all’ambasciata senza le misure restrittive che avevano accompagnato ogni loro spostamento precedente dal carcere di El Rodeo I. Ad accoglierli è stato l’ambasciatore italiano Giovanni Umberto De Vito, che ha predisposto per loro un alloggio temporaneo in attesa del volo di rientro. Secondo Info Cooperazione, “la svolta è arrivata dopo insistenti contatti telefonici del ministro Tajani con le autorità venezuelane, durante i quali l’Italia ha chiesto un segnale immediato e concreto con la liberazione dei propri connazionali”.

La vicenda si inserisce in un quadro politico profondamente mutato. Dopo il sequestro di Nicolas Maduro, gli Stati Uniti e diversi Paesi occidentali hanno chiesto al nuovo governo venezuelano la liberazione dei detenuti politici e degli stranieri come gesto di discontinuità e apertura. In cambio, è stato offerto un riconoscimento politico finora negato. Anche l’Italia si è mossa in questa direzione, con un messaggio pubblico della presidente Meloni a Rodríguez che ha di fatto riconosciuto il nuovo esecutivo come interlocutore istituzionale, una richiesta avanzata da Caracas sin dalle ore successive all’arresto di Trentini.

Trentini, cooperante dell’organizzazione Humanity & Inclusion, era stato arrestato il 15 novembre 2024 mentre viaggiava tra Caracas e Guasdualito, nello Stato di Apure, una zona di confine particolarmente sensibile. Fermato durante un controllo stradale, era stato immediatamente bloccato dopo l’esibizione del passaporto italiano e trasferito nella capitale, dove è stato rinchiuso nel carcere di El Rodeo I, noto per ospitare detenuti politici e cittadini stranieri utilizzati come leva diplomatica. Durante la sua detenzione, Trentini non ha mai ricevuto un’accusa formale né è stato sottoposto a un procedimento giudiziario. Per mesi non ha potuto comunicare con la famiglia e la prima visita consolare è avvenuta solo dopo oltre duecento giorni.

MELONI E TAJANI: “UN LAVORO DISCRETO”

“Alberto Trentini e Mario Burlò sono liberi e torneranno a casa. E’ una notizia che ci riempie di gioia e si somma a quella delle scorse ore della liberazione di altri nostri connazionali. Riabbracceranno presto le loro famiglie che hanno sofferto e a cui va il nostro affetto”. Lo dice la premier, Giorgia Meloni in un video sui social.

“Questo risultato- prosegue Meloni- è frutto del lavoro discreto ma efficace portato avanti dal governo, dalla rete diplomatica e dall’intelligence. Voglio ringraziare tutti i servitori dello Stato che hanno dato il loro contributo. Continueremo a lavorare senza sosta affinché la costruttiva collaborazione con le autorità di Caracas possa produrre ulteriori sviluppi positivi. L’Italia non si stancherà di sostenere il legittimo desiderio del popolo venezuelano di libertà, pace e democrazia”.

“È avvenuto con il cambio di presidente, certamente la Presidente Rodriguez ha impresso una svolta, che è diversa – ha detto Tajani a RTL 102.5 – e ripeto cambia anche le relazioni tra i nostri paesi, tanto che abbiamo deciso di elevare a rango di Ambasciata la nostra rappresentante diplomatica, che è formalmente il capo della delegazione incaricato di affari. Adesso questo ci permetterà di elevare il rango di rappresentanza al massimo, cioè con il capo della delegazione a livello di ambasciatore.
Formalmente questo è importante, poi nella sostanza abbiamo lavorato molto”.

“Anzi voglio ringraziare tantissimo il nostro ambasciatore a Caracas, insieme al nostro consolato, allo sottosegretario Silvi, al ministero degli Esteri, tutti quelli che si occupano nel mio gabinetto, ma anche Palazzo Chigi ovviamente, a cominciare dal presidente del Consiglio, il nostro intelligence e tutto il sistema italiano ha lavorato per riportare a casa il nostro connazionale, perché, ripeto, il mio primo impegno, come Ministro degli Esteri, è quello di tutelare gli italiani nel mondo, prima di ogni altra cosa- prosegue Tajani- Cerchiamo di farlo sempre, di assisterli e accompagnarli, così abbiamo lavorato in maniera indefessa, senza parlare a volte, senza raccontare quello che facevamo, ma come abbiamo detto, abbiamo dato il massimo per cercare di riportare a casa i nostri connazionali”.

Per quel che riguarda la situazione degli altri detenuti, “sono altri gli Italo-venezuelani detenuti. Come sapete, la comunità italo-venezuelana è grandissima, sono circa 170-180 mila quelli che vivono nel Paese, soprattutto a Caracas e a Maracaibo- spiega il ministro degli Esteri- di detenuti, tra quelli arrestati prima delle elezioni e quelli arrestati dopo, erano quasi una quarantina. Ripeto, sono quasi tutti italo-venezuelani, ma avendo il passaporto italiano per noi sono italiani e cerchiamo di lavorare per la loro liberazione. Man mano sono convinto che se ne libereranno sempre più”.

“C’è stato un lavoro molto discreto, condotto da tutto il sistema Italia per cercare di riportare in libertà il maggior numero possibile di nostri connazionali detenuti in Venezuela. La svolta c’è stata con la decisione della presidente Rodriguez di aprire le porte ai detenuti politici per un cambio di passo nei rapporti tra Venezuela e gli altri paesi. Abbiamo lavorato in questi giorni molto intensamente”. “Ieri finalmente, verso le 20, mi ha chiamato il ministro degli Esteri del Venezuela, per annunciarmi che la Presidente Rodriguez aveva deciso di far liberare Trentini, quindi che sarebbe stato presto messo a disposizione delle nostre autorità diplomatiche. Così è stato stamani, verso le 4, e Trentini e Burlò sono arrivati alla sede della nostra Ambasciata- racconta Tajani- Ho parlato con entrambi, sono in buone condizioni e direi molto contenti e soddisfatti. Ho subito informato il presidente del Consiglio, che devo dire ha seguito in prima persona questa vicenda, anche dal punto di vista umano perché ha parlato tantissime volte con la mamma, come ricorderete dalla conferenza stampa dell’altro giorno. Abbiamo espresso commenti molto positivi sulla decisione della presidente Rodriguez e questa scelta imprime una svolta anche nelle relazioni tra i nostri Paesi”.

Trentini e Burlò “erano contentissimi e stavano per chiamare le loro famiglie, quindi ho lasciato il tempo per parlare con le loro famiglie, piuttosto di con me. L’importante per me era dare loro un saluto, un abbraccio via telefono e annunciare loro che presto sarebbero rientrati in Italia. È già partito l’aereo che deve andare a prenderli, quindi tra stasera e domani mattina saranno in Italia”, conclude il ministro degli Esteri.

LA GIOIA DELLA FAMIGLIA

“Questa è la notizia che aspettavamo da 423 giorni!”, ha scritto la famiglia di Trentini in un breve comunicato. “Ringraziamo tutti quelli che hanno reso possibile, anche lavorando nell’invisibilità, la sua liberazione”.

“Tutti questi mesi di prigionia hanno lasciato in Alberto e in noi che lo amiamo ferite difficilmente guaribili, adesso avremo bisogno di tempo da trascorrere in intimità per riprenderci. Ringraziamo tutti per esserci stati vicini, ma vi chiediamo di rispettare il nostro silenzio e la nostra riservatezza. Ci sarà tempo per trovare le parole giuste per raccontare fatti e accertare responsabilità. Oggi vogliamo solo pace. Grazie!”.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha chiamato la madre di Alberto Trentini per dirle che, “dopo aver condiviso la sofferenza e l’attesa sua e di suo marito, condividiamo tutti la loro felicità”.

 

agenzia Dire – www.dire.it




Venezuela. Liberati Luigi Gasperin e Biagio Pilieri

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venezuela 1024x576“Luigi Gasperin è tornato in libertà“. A darne notizia è Libero Quotidiano, secondo cui tra oltre venti prigionieri rilasciati dal regime di Caracas figura anche l’imprenditore italiano di 63 anni, detenuto in Venezuela da mesi. Il rilascio sarebbe avvenuto nei giorni scorsi nell’ambito di un provvedimento che ha riguardato anche altri cittadini stranieri.

Come riporta il quotidiano, Gasperin era stato arrestato dalle autorità venezuelane guidate da Nicolás Maduro. La notizia della sua liberazione è stata accolta con sollievo e viene letta come un possibile segnale di apertura da parte di Caracas sul fronte dei detenuti stranieri.

Come riporta il Corriere, “è stato liberato” anche “il politico di opposizione Biagio Pilieri. Attesa anche la scarcerazione dell’imprenditore torinese Mario Burlò. Nel momento in cui scriviamo non si hanno ancora notizie, invece, sulla sorte degli altri 25 detenuti italiani, fra cui il cooperante Alberto Trentini“. Permane, quindi, la speranza di vedere presto rilasciato il cooperante italiano detenuto in Venezuela da oltre 400 giorni.

FARNESINA: CONTATTI PER ACCELERARE RILASCIO ITALIANI

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani è in riunione alla Farnesina, in contatto con l’ambasciatore a Caracas, con la rete consolare in Venezuela e con esponenti della Chiesa e società civile per accelerare la liberazione dei cittadini italiani e per confermare le notizie sui primi rilasci. Così la Farnesina in una nota. Il ministro, si legge nel comunicato, oltre al caso di Alberto Trentini sta facendo pressioni per la soluzione dei casi di tutti gli italiani detenuti. Nella nota si aggiunge che al momento il governo ha posto in essere azioni che possano garantire una soluzione favorevole per ogni singolo detenuto.

MELONI: “BENE AVVIO LIBERAZIONE DETENUTI POLITICI”

“Seguo con attenzione la situazione in Venezuela e auspico che con la presidente Delcy Rodríguez si apra una nuova stagione di relazioni costruttive fra Roma e Caracas. In tal senso esprimo gratitudine per la scelta di avviare la liberazione di detenuti politici, fra i quali anche italiani, e spero vivamente che questo percorso prosegua con ulteriori passi nella medesima direzione”. Lo scrive in una nota la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.

 

ag Dire- www.dire.it




Flash. La cattura di Maduro risulta confermata

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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ribadito che il leader venezuelano Nicolás Maduro è stato fermato durante un’operazione statunitense e trasferito fuori dal Paese. Nelle ore successive, fonti istituzionali USA hanno confermato l’operazione, mentre da Caracas non sono arrivate smentite ufficiali sulla libertà o sulla presenza pubblica del presidente.

La situazione in Venezuela resta estremamente tesa, con reazioni politiche e diplomatiche in corso a livello regionale e internazionale.




In Venezuela bombe-Usa su Caracas, “Aggressione gravissima”; Trump rivendica l’operazione: “Maduro e la moglie catturati”

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caracas due foto 1024x576Una serie di esplosioni ha scosso Caracas, capitale del Venezuela, nelle prime ore di oggi, sabato 3 gennaio. Il governo Maduro accusa direttamente gli Stati Uniti di aver compiuto “un’aggressione militare”. Ma solo dopo diverse ore dalla Casa Bianca arriva una reazione ufficiale, o meglio, è il presidente Donald Trump che, dal suo profilo social su Truth, rivendica l’operazione e annuncia che il presidente venezuelano è stato catturato insieme alla moglie e trasferito fuori dal suo Paese.

Le emittenti del Venezuela quasi in diretta hanno diffuso i numerosi video pubblicati sui social da cittadini in cui è stata ripresa la pioggia di missili sulla città, poco dopo le due della mattina. “Esplosioni, sorvoli aerei e guasti elettrici hanno svegliato questa mattina i cittadini di Caracas”, racconta l’emittente VPItv. Mentre El Pais informa che il governo venezuelano ha dichiarato lo stato di emergenza e ha invitato i suoi cittadini a difendere il Paese.

“GRAVISSIMA AGGRESSIONE DEL GOVERNO DEGLI STATI UNITI”

Non solo, un comunicato ufficiale, diffuso dalle testate nazionali, tra cui TeleSurTv, riconosce un chiaro responsabile: la Casa Bianca. “La Repubblica Bolivariana del Venezuela- recita la nota-respinge, ripudia e denuncia davanti alla comunità internazionale la gravissima aggressione militare perpetrata dall’attuale Governo degli Stati Uniti d’America contro il territorio e la popolazione venezuelana nelle località civili e militari della città di Caracas, capitale della Repubblica, e degli stati di Miranda, Aragua e La Guaira”.

TRUMP: “OPERAZIONE SU LARGA SCALA CONTRO IL VENEZUELA E IL SUO LEADER”

Solo dopo diverse ore il presidente degli Stati uniti, Donald Trump, ha rivendicato tutta l’operazione e ha annunciato, dal suo social Truth, che il presidente Maduro e la moglie sono stati catturati e portati fuori dal Paese. “Gli Stati uniti hanno portato avanti con successo un’operazione su larga scala contro il Venezuela e il suo leader, il presidente Nicolas Maduro, che insieme alla moglie è stato catturato e trasferito fuori dal Paese. Questa operazione è stata compiuta con il Dipartimento della sicurezza degli Stati uniti. Seguiranno dettagli”, scrive il presidente su Truth, annunciando infine una conferenza stampa in giornata a Mar-a-Lago (Ndr: alle 17, ora italiana).

LA TENSIONE CRESCENTE CON GLI USA, LE PRESSIONI DI TRUMP

Anche le testate statunitensi riportano notizie del raid su Caracas e ricostruiscono gli ultimi mesi ad alta tensione tra i due paesi. Nbc News ricorda infatti come gli Stati uniti abbiano aumentato la pressione sul Paese latino per mesi, radunando un’enorme presenza militare nei Caraibi , intercettando due petroliere venezuelane cariche di greggio e uccidendo decine di persone in attacchi contro imbarcazioni vicine che, secondo loro, trasportavano droga. Non solo: il presidente Donald Trump proprio nelle ultime settimane ha fatto enormi pressioni sul presidente venezuelano Nicolás Maduro per spingerlo alle dimissioni e, in recenti dichiarazioni alla stessa emittente americana, il presidente avrebbe lasciato sul tavolo la possibilità di avviare una guerra con il paese.

CARRI ARMATI NELLE STRADE DOPO LE ESPLOSIONI

L’emittente venezuelana Vpitv riferisce che le esplosioni hanno colpito, tra gli altri obiettivi, la base militare di La Carlota, e la caserma de la Montana, dove riposano le spoglie dell’ex presidente Hugo Chávez Frías, nella zona est della Capitale. Inoltre, si segnala la presenza di carri armati militari nelle zone vicine a Miraflores, vicino al palazzo presidenziale.

 

agenzia DIRE – www,dire.it




Italiani dimenticati: il grido disperato delle famiglie di Biagio Pilieri e Daniel Echenagucia

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immagine 23 12 25 19.40 1140x420Mentre il mondo guarda altrove, nelle carceri del Venezuela si consuma il dramma di nostri connazionali detenuti senza un processo equo. L’appello delle mogli: “Rischiano di morire, l’Italia non ci abbandoni”.

Nelle celle umide e sovraffollate dell’Helicoide e di El Rodeo, a Caracas, il tempo ha smesso di scorrere per Biagio Pilieri e Daniel Echenagucia. I loro nomi, ormai ricorrenti nelle cronache internazionali, rappresentano il volto più amaro della crisi venezuelana: quello dei prigionieri politici con passaporto italiano, sospesi in un limbo giuridico che puzza di ingiustizia.

Chi sono i nostri connazionali?

Biagio Pilieri, 59 anni, è un giornalista e politico italo-venezuelano, figlio di emigrati siciliani (originari di Ragusa) che cercarono fortuna in Sudamerica nel dopoguerra. Leader del partito Convergencia, Pilieri è stato arrestato il 28 agosto 2024. Le accuse? Terrorismo e tradimento della patria. La sua “colpa” reale? Aver testimoniato la verità durante le turbolente elezioni dello scorso anno. Da allora, il silenzio della sua cella all’Helicoide è rotto solo dalle preghiere della moglie, Maria Livia Vasile.

Daniel Echenagucia, 47 anni, è invece un imprenditore originario di Avellino. La sua storia è un calvario fisico: nelle prigioni venezuelane ha perso oltre 18 chili. Soffre di asma e disturbi metabolici, condizioni che, unite all’insalubrità del carcere di El Rodeo, fanno temere per la sua vita. Come Pilieri, anche lui è un padre, un marito, un cittadino italiano che attende che il suo Paese faccia valere il proprio peso diplomatico.

“Quando il silenzio uccide”

Pochi giorni fa, in occasione del Natale, le mogli dei due detenuti hanno diffuso una lettera aperta che ha scosso le istituzioni italiane. “I nostri mariti sono innocenti. Chiediamo che si faccia tutto ciò che è umanamente possibile per salvarli”, scrivono Maria Livia e Marien Padilla. Nonostante i recenti rilasci di alcuni prigionieri politici concessi dal regime di Maduro come “gesto di buona volontà”, Pilieri, Echenagucia e il cooperante Alberto Trentini restano ancora dietro le sbarre.

La situazione è critica. Le famiglie denunciano l’impossibilità di contatti regolari e l’assenza di cure mediche adeguate. Per questi uomini, la cittadinanza italiana non dovrebbe essere solo un pezzo di carta, ma uno scudo contro l’arbitrarietà.

Una lotta per l’identità e la sopravvivenza

C’è un aspetto profondo che lega questi uomini alla loro terra d’origine. Come spesso accade nelle comunità di emigrati, il senso di appartenenza a una stirpe e a un credo è ciò che li tiene in piedi. Per quanto le radici vengano trapiantate lontano, è fondamentale che la loro specie e il loro credo continuino a riprodursi e a resistere, proprio perché la loro storia non vada perduta nell’oblio delle carceri di regime.

Il ruolo dell’Italia

La Farnesina assicura che i canali diplomatici sono aperti, ma i tempi della politica non coincidono con quelli della biologia. Ogni giorno che passa è un rischio concreto di non vedere mai più la luce del sole. Il caso di Pilieri ed Echenagucia non è solo una questione diplomatica: è un test di umanità per il nostro Paese.

Noi di Fatti Nostri continueremo a seguire la vicenda, affinché i riflettori non si spengano e le porte di quelle celle possano finalmente aprirsi.

immnagine: alleanzacattolica.org




Venezuela allo stremo: stipendi da fame, comunità italiana in crisi e le nuove pressioni USA su Maduro

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691426In Venezuela vivono ancora decine di migliaia di cittadini italiani e centinaia di migliaia di italodiscendenti, eredi delle grandi ondate migratorie del dopoguerra. In totale, si calcola che milioni di venezuelani abbiano origini italiane, una presenza che ha segnato profondamente la società, l’economia e perfino l’accento spagnolo locale.

Oggi però questa comunità vive in un Paese dove la crisi economica ha spazzato via quasi tutto: produzione in caduta libera, servizi pubblici al collasso, emigrazione di massa, insicurezza quotidiana. Molte famiglie italo-venezuelane sopravvivono grazie alle rimesse dei parenti all’estero o a piccoli lavoretti in dollari.

Il dato più simbolico è quello dei “stipendi da fame”: il salario minimo legale è rimasto bloccato a 130 bolívar dal 2022, e con il cambio attuale vale circa 1 dollaro al mese, secondo la stampa locale e i dati ufficiali.

Il resto del reddito, per chi lavora nel settore pubblico, arriva sotto forma di bonus discrezionali pagati dal governo, spesso intorno ai 100–150 dollari, ma senza incidere su pensioni e indennità. Intanto il bolívar continua a svalutarsi e l’inflazione è di nuovo tra le più alte al mondo, con stime che parlano di oltre 270% nel 2025 e un tasso di povertà che sfiora l’86%.

In pratica, gran parte della popolazione – inclusi molti italo-venezuelani rimasti – vive in condizioni di estrema precarietà, con il carrello della spesa in dollari e gli stipendi in una moneta che non vale quasi più nulla.

Sul fronte politico, Nicolás Maduro è reduce da una rielezione fortemente contestata nel 2024, in cui l’opposizione e numerosi osservatori internazionali considerano vincitore l’oppositore Edmundo González, mentre il Consiglio Elettorale e la Corte Suprema – controllati dal governo – hanno convalidato la vittoria di Maduro per un terzo mandato.

Gli Stati Uniti non riconoscono la legittimità del risultato e hanno intensificato la pressione: nuove sanzioni, designazione del presunto “Cartel de los Soles” come organizzazione terroristica, accuse di narco-terrorismo contro Maduro e i suoi alleati, e una crescente presenza militare USA nei Caraibi con operazioni contro presunte barche del narcotraffico.

Negli ultimi giorni Donald Trump è arrivato a evocare “l’opzione militare” e a minacciare Maduro “con la via facile o quella difficile”, alimentando i timori di un’escalation regionale.

Quanto può resistere Maduro a queste pressioni?

Se guardiamo agli ultimi dieci anni, il chavismo ha dimostrato una straordinaria capacità di sopravvivenza, grazie a tre pilastri: controllo stretto delle forze armate e degli apparati di sicurezza; sostegno (politico, economico e in parte militare) di alleati esterni come Russia, Cina, Iran e Cuba; frammentazione e persecuzione sistematica dell’opposizione interna.

Allo stesso tempo, però, la combinazione di crisi economica permanente, isolamento internazionale e minaccia militare esterna rende il sistema sempre più fragile. A breve termine, è probabile che Maduro resista: il costo di un intervento USA diretto sarebbe altissimo e il potere interno è ancora saldamente nelle sue mani. Nel medio periodo, però, la vera domanda non è solo cosa farà Washington, ma quanto a lungo la società venezuelana – inclusa la comunità italo-venezuelana – potrà continuare a vivere con salari da 1 dollaro al mese, inflazione alle stelle e nessuno sbocco politico credibile.

La storia recente di Venezuela insegna che i regimi autoritari possono restare a lungo, ma che ogni nuova crisi economica e ogni passo in più verso il confronto militare aumentano il rischio di rotture improvvise e difficili da controllare.




Fabrizio Nicoletti è il nuovo Ambasciatore d’Italia in Argentina

fabrizio nicoletti

fabrizio nicolettiFabrizio Nicoletti ha assunto oggi l’incarico di Ambasciatore d’Italia a Buenos Aires. Subentra a Fabrizio Lucentini.

“Italia e Argentina – scrive il neo ambasciatore – sono profondamente legate da rapporti di amicizia e fratellanza. Il mio obiettivo è sviluppare ancora più opportunità per favorire il Sistema Paese”.

Nato a Catania il 3 aprile 1964, Fabrizio Nicoletti si laurea nel 1988 in Scienze politiche presso l’Università “LUISS” di Roma. Entra nella carriera diplomatica nel 1989 e dopo un primo incarico alla Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli Esteri, nel 1991 è Primo segretario commerciale all’Ambasciata a Mascate (Oman). Nel 1995 assume l’incarico di Console al Consolato a Friburgo in Brisgovia (Germania). Nel 1999 rientra alla Farnesina per prendere servizio alla Direzione Generale per gli Affari Economici e successivamente alla Direzione Generale per i Paesi del Mediterraneo e del Medio Oriente. Nel 2001 è Console Generale a Karachi (Pakistan). Nel 2003, rientrato al Ministero, è a capo dell’Unità per i rapporti con le Organizzazione sindacali della Direzione Generale per il Personale. Nel 2002 svolge le funzioni di Vice Capo della Delegazione Diplomatica Speciale a Baghdad (Iraq). Rientrato a Roma al termine della missione, diviene Capo Ufficio Concorsi della Direzione Generale per il Personale. Nel 2005 è Capo Ufficio per gli aiuti d’emergenza della Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo. Nel 2007 è Capo Ufficio per il bilancio e la programmazione della medesima Direzione Generale. Nel 2008 è Primo consigliere commerciale a Madrid (Spagna). Nel 2011 è nominato Ambasciatore ad Al Kuwait (Kuwait). Dal 2016 è a Roma a capo dell’Unità per la Cooperazione scientifica e tecnologica bilaterale e multilaterale, anche con il ruolo di Coordinatore per lo Spazio, della Direzione Generale per la Promozione del Sistema Paese. Nel 2017 è nominato Vice Direttore Generale per la Promozione del Sistema Paese e Direttore Centrale per l’innovazione e la ricerca. Nel 2021 è Ambasciatore a Panama con accreditamento anche a Basseterre (St. Kitts and Nevis), Port au Prince (Haiti), Saint John’s (Antigua e Barbuda), Bridgetown (Barbados), Roseau (Dominica), St. Georges (Grenada), Georgetown (Guyana), Castries (St. Lucia), Kingstown (St. Vincent e Grenadine), Port of Spain (Trinidad e Tobago), e anche alla ASC Associazione degli Stati Caraibici, CARICOM Caribbean Community e CARIFORUM Caribbean Forum.

Dal 13 novembre 2025 è Ambasciatore d’Italia presso la Repubblica Argentina.

È Cavaliere Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica dal 2006 e Gran Croce dell’Ordine Manuel Amador Guerrero della Repubblica di Panama. (Inform)




Il MAIE in Sudamerica

merlo maie dito

merlo maie dito“Sull’onda dei recenti congressi svoltisi a Mar del Plata (Argentina), Vitoria (Brasile) e in Patagonia (Argentina) – tutti eventi perfettamente riusciti – e in vista del prossimo grande incontro in Costa Rica, il MAIE presenta la propria roadmap sudamericana per continuare a rafforzare la nostra presenza come comunità italiana nel mondo“.

Così in una dichiarazione congiunta Mariano Gazzola, coordinatore MAIE America Latina, e Antonio Iachini, coordinatore MAIE delle Americhe.

Calendario dei Congressi e delle Attività 2026

  • Marzo: Rosario, Argentina
  • Aprile: Curitiba, Brasile
  • Maggio: Incontro Regionale (Venezuela / Colombia)
  • Giugno: Incontro Regionale (Uruguay / Paraguay)
  • Agosto: Congresso MAIE a La Pampa, Argentina (incluso il Festival del Cinema Italiano)
  • Settembre: Buenos Aires, Argentina
  • Ottobre: Incontro Regionale (Perù / Bolivia)
  • Novembre: Congresso MAIE San Paolo

Dunque il MAIE continua a portare avanti sul territorio la propria agenda, con un calendario 2026 di grandi eventi a cui si è cominciato a lavorare fin d’ora.

A breve verrà presentata la roadmap di Nord e Centro America.

Mentre i partiti romani sono distanti anni luce dalle comunità italiane nel mondo, il Movimento Associativo prosegue nell’impegno di essere davvero vicino agli italiani all’estero.

Dichiarazioni

Mariano Gazzola, coordinatore MAIE America Latina: “Con questo piano d’azione vogliamo continuare a dare voce e rappresentanza a tutte le comunità italiane del Sud America, valorizzando la nostra identità e il legame profondo con l’Italia”.

Antonio Iachini, coordinatore MAIE delle Americhe: “Il nostro impegno è quello di costruire un MAIE sempre più unito, presente e concreto, capace di rispondere ai bisogni reali degli italiani all’estero e di proiettare nel futuro la forza del Made in Italy, della nostra lingua e della nostra cultura, dell’italianità e dei suoi valori.

A breve, insieme al Vicepresidente MAIE Vincenzo Odoguardi, presenteremo anche la roadmap del Nord e Centro America”.

da italiachiamaitalia.it