Odoguardi (MAIE): “Solidarietà e vicinanza al popolo venezuelano, garantire assistenza ai connazionali”

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venezuela sosf“Siamo molto preoccupati per ciò che sta accadendo in Venezuela. Non si placano le proteste e gli scontri nel Paese sudamericano dopo il voto. L’Unione Europea non ha riconosciuto il risultato delle elezioni presidenziali dopo le quali Nicolas Maduro si è proclamato presidente. L’opposizione si fa sentire e anche quella parte del popolo venezuelano che crede nella libertà scende in piazza con coraggio a manifestare”. Così Vincenzo Odoguardi, vicepresidente MAIE.

“’Maduro è un dittatore, un tiranno: prima va a casa meglio è’, ha detto il presidente del MAIE Ricardo Merlo. Condividiamo totalmente le parole dell’ex Sottosegretario agli Esteri. Da troppo tempo il Venezuela, una nazione di una bellezza meravigliosa e dalle tante risorse naturali, soffre a causa di un regime che colpisce duramente gli oppositori, punisce liberi giornalisti e toglie ossigeno ai cittadini. C’è chi pretende di governare a vita sfruttando le ricchezze del Paese per sé e per i propri scopi personali e politici: è ora di dire basta”.

“L’Italia faccia la propria parte – prosegue Odoguardi -, anche in difesa della numerosissima comunità italiana che vive e lavora in Venezuela: tanti nostri connazionali sono disperati e impauriti, prendono d’assalto i nostri consolati alla ricerca di protezione. Dobbiamo assicurare a tutti loro assistenza, oltre che un’eventuale via d’uscita in caso di reale emergenza.

Vorrei dedicare un pensiero e un abbraccio di solidarietà anche ai tanti italo-venezuelani residenti in Nord e Centro America, soprattutto nei Caraibi e in Florida: sono lontani, ma il loro cuore è idealmente lì, a lottare insieme a tutti gli altri per la libertà.

Come Movimento Associativo Italiani all’Estero resteremo vigili, pronti a fare la nostra parte nel Parlamento italiano per contribuire a sostenere tutte quelle proposte volte a proteggere ed assistere i nostri connazionali e a risolvere una volta per tutte la crisi venezuelana”, conclude il vicepresidente MAIE.




Venezuela senza X (ex Twitter) per 10 giorni

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capturaNicolás Maduro ha dichiarato ieri di aver firmato una proposta dell’organismo che regola le telecomunicazioni nel paese, per “rimuovere la rete sociale al riguardo.

“X ha lasciato il Venezuela per 10 giorni. Fuori X, fuori Elon Musk, stai zitto, Elon Musk. In Venezuela c’è una legge, c’è una Costituzione, ci sono istituzioni, c’è uno Stato e gli altri dovrebbero bagnarsi la barba (…) per 10 giorni per presentare richieste e stabilire la misura amministrativa definitiva”, ha gridato Maduro durante un comizio questo giovedì.

“Elon Musk è il proprietario di X e ha violato tutte le regole dello stesso social network Twitter, oggi conosciuto come X , ha violato tutte le leggi del Venezuela, in Venezuela esiste una legge e noi la applicheremo”, ha affermato.

L’organizzazione Ve Sin Filtro ha avvertito che dopo l’annuncio di Maduro è iniziato il blocco del social network nei principali provider internet. “Abbiamo potuto misurare il blocco DNS in CANTV, Digitel, Inter e NetUno”, ha scritto su X.

Questa settimana Maduro ha invitato i suoi sostenitori a eliminare l’applicazione di messaggistica istantanea WhatsApp, sostenendo che viene utilizzata per “minacciare” il Paese e le sue istituzioni, dopo le elezioni presidenziali nelle quali, senza mostrare i verbali, il corpo elettorale l’ha dato come vincitore. ma l’opposizione sostiene che la vittoria è del candidato Edmundo González Urrutia.

Prima di rimuovere l’applicazione dal suo telefono, in diretta durante il programma televisivo di lunedì, il presidente ha detto che migrerà su Telegram e WeChat, quest’ultimo ampiamente utilizzato in Cina e considerato “non sicuro” dagli esperti.




Machado insiste per la vittoria elettorale mentre le forze armate sostengono Maduro

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capturaLa leader dell’opposizione María Corina Machado ha chiesto ai venezuelani unità e fermezza, mentre le forze militari e di polizia hanno ratificato la loro “assoluta lealtà” al presidente Nicolás Maduro.

La leader dell’opposizione venezuelana, María Corina Machado, ha assicurato martedì che “la lotta per liberare il Venezuela prevede diverse fasi” che si sono svolte “con successo”.

Machado ha anche confermato che il candidato presidenziale, Edmundo González Urrutia, è il presidente eletto, cosa che è stata respinta dalle forze militari e di polizia che hanno espresso la loro “assoluta lealtà” al presidente Nicolás Maduro.

L’organismo elettorale venezuelano ha indicato Maduro come il vincitore delle elezioni presidenziali del 28 luglio, ma l’opposizione insiste di possedere i verbali che dimostrano che González Urrutia ha vinto con il 67% dei voti.

“La nostra grande vittoria elettorale con prove protette e disponibili a chiunque voglia vederle e verificarle, e questo è stato possibile grazie ai nostri eroici cittadini, ai testimoni, ai membri dei seggi elettorali”, ha detto in un audio di 6 minuti diffuso sui suoi social.

Machado ha sostenuto che l’opposizione ora entra nella fase di “difesa della verità” e di “applicazione” della volontà dei cittadini.

“Nessuno ha detto che sarebbe stato facile, ma lasciamo che il mondo sia molto chiaro, non si può tornare indietro, questo è irreversibile e lo sarà fino alla fine. Nessuno può abbandonare la lotta, siamo tutti necessari, ovunque siamo”, ha insistito.




Oggi il Venezuela democratico scende in piazza “per raccogliere la vittoria”

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maria corina y edmundo gonzalezjpgLa leader dell’opposizione venezuelana, María Corina Machado, ha invitato i venezuelani a rimanere “fermi, organizzati e mobilitati”, dopo la vittoria che, ha detto, il candidato Edmundo González Urrutia ha ottenuto domenica alle elezioni presidenziali e ha ratificato il suo impegno a “ raccogliere” la vittoria.

“Con l’orgoglio di aver ottenuto una vittoria storica il 28 luglio e la consapevolezza che, per raccogliere, si arriva anche alla fine”, ha detto in un video postato sui suoi social.

Il Consiglio Elettorale Nazionale (CNE) ha dichiarato vincitore delle elezioni di domenica il presidente Nicolás Maduro, ma l’opposizione sostiene di avere tutti i documenti che confermerebbero la vittoria di González Urrutia.

La Camera Elettorale della Corte Suprema di Giustizia (TSJ) ha convocato i candidati alla presidenza questa volta per avviare un processo di certificazione dei risultati, dopo un ricorso presentato da Maduro.

Il Carter Center, che ha effettuato una missione tecnica per le elezioni, ha assicurato all’agenzia AP di questo miracolo che “non si tratta di una valutazione indipendente”. Inoltre, ha assicurato che non è necessario ritornare al TSJ, organizzazioni accusate di non essere imparziali nei confronti del potere esecutivo, finché non si chiede trasparenza al corpo elettorale.

Machado, che in un suo articolo pubblicato sul Wall Street Journal, afferma di trovarsi in un luogo protetto e di temere per la sua vita, ha invitato i venezuelani ad incontrarsi “come una famiglia” in tutte le città del Paese stamattina alle 10.

“Renderemo omaggio a ciascuno di questi eroi che furono degni e difensori della volontà del popolo venezuelano il 28 luglio e che oggi il regime persiste, perché faremo valere la verità e perché il mondo vedrà la forza e la determinazione di un popolo determinato a vivere in libertà”, ha sottolineato.

da Voz de America




Tajani: l’Italia sostiene il popolo venezuelano

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3afab18408ca0f0ddd9cfea3ecfe9642“L’Italia è a fianco del popolo venezuelano, che ha espresso la propria volontà” ha dichiarato il Vice Presidente del Consiglio e Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani, sottolineando l’urgenza di rispettare il voto democratico, calpestato dalle numerose manipolazioni dell’esito del voto, soprattutto nella trasmissione dei dati, registrate dagli osservatori elettorali indipendenti.

Tajani ha anche ricordato la recente dichiarazione dei Ministri degli Affari Esteri del G7, di cui l’Italia detiene quest’anno la Presidenza di turno, e condannato l’uso della forza da parte del regime di Nicolás Maduro nei confronti dei manifestanti.

Al proposito, Tajani ha espresso ferma condanna per le misure detentive adottate nei confronti di cittadini venezuelani, tra cui anche italo-venezuelani, e forte preoccupazione anche per le limitazioni alla libertà di stampa in corso in Venezuela: “rivendichiamo il diritto all’informazione per i giornalisti locali, italiani ed internazionali attualmente nel Paese”.

Tutti gli uffici diplomatico-consolari italiani in Venezuela, coordinati dall’Ambasciata a Caracas, sono pienamente operativi per fornire assistenza ai connazionali, in una situazione che rimane fluida ed in continua evoluzione.

Il Governo è in stretto coordinamento, sia in loco sia negli organismi multilaterali, con i principali partner internazionali.




Negato l’ingresso in Venezuela a due giornalisti del Tg1

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venezuela bandiera 1024x576Il Venezuela ha negato l’ingresso al giornalista Marco Bariletti e il cameraman Ivo Bonato del Tg1. I due, arrivati all’aeroporto internazionale Simón Bolívar di Maiquetía, sono stati separati dagli altri passeggeri al controllo passaporti e poi espulsi con l’obbligo di tornare in Italia.

TAJANI: “INGRESSO VIETATO A INVIATI TG1 NON È BEL SEGNALE”

“Solidarietà ai due inviati Tg1 ai quali è stato vietato ingresso in Venezuela. Trasparenza e libertà di stampa sono alla base di un sistema democratico. La scelta di non farli entrare impedisce ulteriormente di far luce sul corretto svolgimento delle elezioni. Non un bel segnale“. Ha scritto su X il vicepremier e ministro degli esteri Antonio Tajani.

UNIRAI: “SOLIDARIETÀ A COLLEGHI TG1 ESPULSI”

“Solidarietà ai colleghi del Tg1 espulsi dal Venezuela appena arrivati. Erano lì per documentare lo svolgimento delle elezioni in un clima non democratico. Le autorità competenti si attivino per garantire l’esercizio della libertà di informare”. Lo scrive su X il sindacato Unirai, liberi giornalisti Rai.

GELMINI: “SOLIDARIETÀ A GIORNALISTI RAI ESPULSI”

”Negare l’ingresso in Venezuela a due giornalisti Rai è l’ennesima dimostrazione della volontà delle autorità venezuelane di mettere il bavaglio anche alla libera informazione. La mia solidarietà a Marco Bariletti e Ivo Bonato, giunti a Caracas per documentare le proteste esplose nel Paese dopo le controverse elezioni presidenziali. La Comunità internazionale intervenga e vigili pure su questo aspetto, affinché anche nel regime di Maduro venga riconosciuto il sacrosanto diritto di libertà di espressione e informazione”. Così Mariastella Gelmini, senatrice di Azione e membro della Commissione di Vigilanza Rai.

MOLLICONE (FDI): “SOLIDARIETÀ A GIORNALISTI ITALIANI ESPULSI”

“Non sorprende ma inquieta l’espulsione dal Venezuela di due giornalisti del Tg1, Marco Bariletti e il cameraman Ivo Bonato, che erano arrivati a Caracas per documentare le tensioni in atto nel paese a seguito delle recenti elezioni. Seguiamo con apprensione le repressioni delle proteste del popolo venezuelano nate dopo le manipolazioni del voto popolare e la mancata trasparenza dello spoglio da parte di Maduro, che negli anni della sua presidenza ha oppresso e ridotto in povertà la popolazione. Questo episodio è l’ulteriore conferma della volontà di Maduro di nascondere al mondo la corruzione e la violenza che da anni avvolge il suo mandato e quello dei suoi alleati. Solidarietà ai giornalisti italiani espulsi e a tutto il popolo venezuelano che lotta per la libertà e le democrazia”. Così dichiara il Presidente della Commissione Editoria della Camera e Responsabile Nazionale cultura e innovazione cultura e innovazione di Fratelli d’Italia Federico Mollicone.

 Agenzia DIRE – www.dire.it




Il Centro Carter: “Le elezioni in Venezuela non possono essere considerate democratiche”

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capturaLa missione degli osservatori del Centro Carter ha denunciato la parzialità del CNE venezuelano a favore del partito al potere e ha criticato la sua “mancanza di trasparenza” nel proclamare vincitore il presidente Nicolás Maduro. Ritiene che la mancanza di risultati disaggregati costituisca “una grave violazione” dei principi elettorali.

Il Centro Carter ha dichiarato ieri sera che le elezioni presidenziali in Venezuela “non possono essere considerate democratiche” perché non rispettano “parametri e standard internazionali di integrità elettorale”.

L’organizzazione, che ha inviato 17 esperti in quattro città del paese un mese prima del voto di domenica ed è stata invitata dal Consiglio elettorale nazionale (CNE), ha avvertito in una dichiarazione pubblicata sul suo sito web intorno a mezzanotte di martedì che “non può verificare o corroborare l’autenticità di i risultati” del corpo elettorale, che ha annunciato la vittoria del presidente Nicolás Maduro.

Il Centro Carter, che dalla sua fondazione nel 1981 ha osservato 124 elezioni in 42 paesi, ha affermato di aver assistito alla mobilitazione del popolo venezuelano per votare “in modo massiccio, pacifico e civico”, ma ha osservato che questi comportamenti dei cittadini “erano vanificati”. .” a causa della mancanza di trasparenza del CNE nella diffusione dei risultati.”

“Il fatto che l’autorità elettorale non abbia annunciato i risultati suddivisi per seggio elettorale costituisce una grave violazione dei principi elettorali”, ha sottolineato.

Il CNE ha riferito lunedì mattina che il presidente venezuelano Nicolás Maduro ha vinto la sua rielezione con il 51,2% dei voti, sconfiggendo il candidato dell’opposizione Edmundo González Urrutia, con il 44,2%, secondo il suo bollettino.

“Durante tutto il processo elettorale, le autorità del CNE hanno mostrato pregiudizi a favore del partito di governo e contro le candidature dell’opposizione”, ha affermato il Centro Carter.

L’opposizione venezuelana denuncia i brogli, afferma di aver vinto con quasi 40 punti di vantaggio su Maduro e chiede la pubblicazione dei verbali di ciascuno dei 30mila seggi elettorali.

Un gruppo di paesi, tra cui Stati Uniti, Colombia e Brasile, hanno avanzato una richiesta simile per una revisione totale del controllo.




Nicolás Maduro denuncia un “colpo di stato”; Gli Stati Uniti, l’ONU, i paesi vicini e gli osservatori richiedono una ripartizione completa dei risultati

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capturaIl giorno dopo che i venezuelani sono andati a votare, crescono le richieste dentro e fuori il Venezuela affinché il Consiglio Elettorale Nazionale mostri in modo trasparente i risultati che hanno dato il vincitore Nicolás Maduro. Il governo dice che è in corso un “colpo di stato”.

Poche ore dopo che il Consiglio Elettorale Nazionale (CNE) ha consegnato a Nicolás Maduro le sue credenziali come vincitore del voto di domenica, si levano voci all’interno e all’esterno del Venezuela affinché l’entità consenta un riconteggio totale delle schede. Alcuni paesi hanno addirittura ignorato i risultati ufficiali o ne hanno dubitato.

Questo lunedì, dopo aver ricevuto la proclamazione della sua vittoria, nella sede del CNE a Caracas, Maduro ha denunciato un nuovo tentativo di “colpo di stato” contro di lui, di cui ha incolpato i governi della regione e un settore dell’opposizione, che ha definito “ultra fascisti”. Maduro ha affermato che il presunto “colpo di stato” mira a rinnegarlo come accadde 5 anni fa.

È “una sorta di film Guaidó 2.0”, ha detto Maduro lunedì davanti a osservatori e membri di altre istituzioni venezuelane.

Alludeva in questo modo al leader dell’opposizione in esilio Juan Guaidó, che si era autoproclamato presidente ad interim dopo le precedenti elezioni in cui Maduro aveva vinto un secondo mandato e molti paesi, come gli Stati Uniti e altri, non lo avevano riconosciuto.

Elvis Amoroso, presidente del CNE, ha ribadito che il sistema elettorale venezuelano è “il migliore del mondo”, anche se non ha precisato se il potere elettorale pubblicherà presto la ripartizione dei risultati. Lunedì mattina presto ha promesso di pubblicare tutti i verbali dei 30.000 seggi elettorali.

L’opposizione ha denunciato una “grossolana frode” e ha assicurato che il candidato presidenziale dell’opposizione Edmundo González Urrutia ha vinto il voto con il 70% dei voti degli elettori. I loro portavoce hanno chiesto l’accesso a tutti i verbali di ogni seggio elettorale per verificarlo.

Questo lunedì il procuratore generale Tarek William Saab ha accusato 3 leader dell’opposizione, tra cui María Corina Machado, di aver orchestrato un “attacco” informatico dalla Macedonia del Nord contro il sistema elettorale.

I vicini chiedono una “revisione completa”

Lunedì il governo del presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha accusato il Venezuela di manipolazione e repressione elettorale e ha ritenuto che il risultato fosse stato privato di “ogni credibilità”.

I funzionari, che hanno informato i giornalisti del voto in condizione di anonimato, non hanno annunciato nuove misure punitive ma hanno lasciato la porta aperta a ulteriori sanzioni.

Un portavoce del Dipartimento di Stato ha anche chiesto “l’immediata pubblicazione di risultati dettagliati dell’indagine per garantire trasparenza e responsabilità”.

Nove governi latinoamericani hanno chiesto questo lunedì in una dichiarazione congiunta “una revisione completa” dei risultati delle elezioni presidenziali in Venezuela e hanno annunciato che chiederanno una riunione urgente dell’Organizzazione degli Stati Americani per discutere la questione.

I dirigenti di Argentina, Costa Rica, Ecuador, Guatemala, Panama, Paraguay, Perù, Repubblica Dominicana e Uruguay hanno espresso la loro “profonda preoccupazione” per lo svolgimento delle elezioni e hanno chiesto che la revisione dei risultati si effettuasse alla presenza di osservatori indipendenti.

Il presidente di Panama, José Raúl Mulino, dal canto suo, ha dichiarato “sospese” le sue relazioni con il Venezuela e ha annunciato il ritiro del personale diplomatico di quel paese, dopo il risultato elettorale di domenica.

Mulino ha denunciato un “tentativo di colpo di stato istituzionale” in Venezuela.

Il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha chiesto questo lunedì la trasparenza “totale” delle elezioni e ha incoraggiato la pubblicazione puntuale dei risultati e la ripartizione per collegi elettorali, ha detto il suo portavoce Stephane Dujarric. Guterres ha lanciato un appello alla moderazione ai leader politici e ai loro sostenitori, ha detto il suo portavoce.

Da parte sua, il Centro Carter ha chiesto in un comunicato che il CNE pubblichi immediatamente i “risultati dettagliati” delle elezioni di domenica.

Celso Amorim, ex ministro degli Esteri brasiliano e inviato speciale del governo del presidente Luiz Inácio Lula da Silva in Venezuela, si è detto “cauto” riguardo alla presentazione incompleta dei risultati elettorali nel paese vicino.

Il governo “ha fornito finora un numero, ma deve mostrare come è arrivato a quel numero: minuto per minuto”, ha detto Amorim, secondo il quotidiano O Globo.

da Voz de America




Venezuela, Maduro è stato rieletto presidente. Per l’opposizione ci sono irregolarità di voto

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maduro gonzalez urrutia 690x362Nicolás Maduro è stato rieletto presidente del Venezuela. Secondo il capo del Consiglio elettorale nazionale, Elvis Amoroso, dopo lo scrutinio di circa l’80 per cento delle schede Maduro è in testa con il 51,2% dei consensi. Fermo a 44,02 il suo sfidante, l’ex ambasciatore Edmundo Gonzalez Urrutia. Per l’opposizione del Paese ci sono state irregolarità di voto e gli Stati Uniti hanno espresso “gravi preoccupazioni” sui risultati.

“Sappiamo cosa è successo alle elezioni di oggi. Tutte le regole e le norme sono state violate al punto che ci è stato negato di vedere la maggior parte delle schede elettorali. Il nostro cambiamento per un mondo pacifico è ancora in vigore e siamo convinti che la maggior parte dei venezuelani aspiri a un tale cambiamento”, ha commentato Gonzalez.

Critiche sulle garanzie offerte per lo scrutinio sono state espresse anche dal segretario di Stato americano, Antony Blinken. Secondo il dirigente, Washington ha “gravi preoccupazioni sul fatto che i risultati annunciati non riflettano la volontà del popolo del Venezuela”.

Sin dal tempo della presidenza di Hugo Chavez e dalla svolta “bolivariana” a Caracas, gli Stati Uniti impongono da anni sanzioni nei confronti del Paese latino-americano. Che è invece alleato di Cuba.

Maduro rimarrà in carica per un terzo mandato consecutivo di sei anni, rappresentando la continuità del ‘Chavismo’ al potere. I risultati – come riporta la Cnn – sono stati accolti con emozioni contrastanti nella capitale Caracas con i sostenitori di Maduro che hanno fatto il tifo e festeggiato fuori dalla residenza ufficiale del presidente.

Nel frattempo, i sostenitori dell’opposizione sono stati visti piangere e abbracciarsi per le strade.

TAJANI: “PERPLESSITÀ SUL REGOLARE SVOLGIMENTO DELLE ELEZIONI”

Antonio Tajani, Ministro degli Esteri: “Ho molte perplessità sul regolare svolgimento delle elezioni in Venezuela. Chiediamo risultati verificabili ed accesso agli atti. Il risultato che annuncia la vittoria di Maduro rispecchia veramente la volontà del popolo?”.

MILEI: “L’ARGENTINA NON RICONOSCERÀ UN’ALTRA FRODE”

Il Presidente dell’Argentina Javier Milei: “I venezuelani hanno scelto di porre fine alla dittatura comunista di Nicolás Maduro. I dati annunciano una vittoria schiacciante per l’opposizione e il mondo attende che riconosca la sconfitta dopo anni di socialismo, miseria, decadenza e morte. L’Argentina non riconoscerà un’altra frode e spera che le Forze Armate questa volta difendano la democrazia e la volontà popolare. La libertà avanza in America Latina”.

BORIC: “DAL CILE NON RICONOSCEREMO RISULTATI NON VERIFICIABILI”

Il Presidente del Cile Gabriel Boric: “Il regime di Maduro deve capire che i risultati che pubblica sono difficili da credere. La comunità internazionale e soprattutto il popolo venezuelano, compresi i milioni di venezuelani in esilio, esigono la totale trasparenza dei verbali e del processo e che gli osservatori internazionali non impegnati presso il governo rendano conto della veridicità dei risultati. Dal Cile non riconosceremo nessun risultato che non sia verificabile”.

Agenzia DIRE – www.dire.it




Venezuela. Gli scenari previsti dagli esperti dopo le elezioni di domenica prossima

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2b9d2f0a efc0 47bb aaa9 9ffca87c8c94 cx0 cy8 cw0 w1023 r1 sGli esperti anticipano possibili scenari e attori chiave attorno al risultato delle elezioni presidenziali in Venezuela: la vittoria dell’opposizione, il trionfo di Maduro, il ritardo dei risultati e il ruolo fondamentale delle Forze Armate.

Le elezioni presidenziali di domenica prossima in Venezuela sono una sorta di multiverso politico: cosa succederebbe se l’opposizione sconfiggesse Nicolás Maduro nella sua candidatura per la rielezione? E se a trionfare fosse il chavismo? Cosa succederà se i risultati arrivassero in ritardo di ore o giorni? Le Forze Armate Nazionali avranno un ruolo nel far rispettare il risultato?

Il quotidiano”The Voice of America” ha consultato un gruppo di esperti di scienze politiche, esperti della realtà politica del loro paese, per esaminare i possibili scenari che attenderanno il Venezuela dopo la conclusione del voto, un processo atteso anche dalla comunità internazionale.

Più di 21 milioni di venezuelani sono chiamati a decidere chi sarà il loro capo di governo – carica ricoperta dai leader chavisti dal 1999 – in un nuovo mandato che inizierà formalmente nel gennaio 2025.

Il voto è chiamato a essere parte della soluzione a una crisi politica che dura da diversi anni, che ha comportato persecuzioni degli oppositori, gravi difficoltà economiche, una massiccia ondata migratoria e negoziati e interesse da parte della comunità internazionale, compresi paesi come Stati Uniti e Russia. .

Analisti, sondaggisti e i due principali candidati che polarizzano le elezioni – il presidente Nicolás Maduro e l’opposizione Edmundo González – parlano di un’era di “cambiamento”. Questi gli scenari per il cosiddetto D-Day elettorale.

Scenario 1: vince l’opposizione

Gli specialisti consultati ritengono che il caso più probabile sia la vittoria di Edmundo González Urrutia, diplomatico di 74 anni che ha sostituito María Corina Machado come candidata dell’opposizione a causa della sua squalifica politica.

Anche se la diffusione dei risultati elettorali è vietata dalla legge fin dalla settimana prima delle elezioni, citano le tendenze degli ultimi giorni per ritenere che l’opposizione possa raggiungere il suo obiettivo dell’ultimo quarto di secolo: conquistare il potere.

Il presidente eletto entrerà in carica nel gennaio 2025, prestando giuramento durante una cerimonia solenne presso il palazzo legislativo federale di Caracas.

Il Chavismo controlla il resto dei poteri in Venezuela, compresa l’Assemblea Nazionale, dove ha una maggioranza qualificata; e la Corte Suprema di Giustizia, le cui sentenze di solito favoriscono il partito al potere.

Luis Salamanca, politologo e avvocato, ritiene che la vittoria di González Urrutia sia “il primo scenario” di questa domenica, sottolineando che il chavismo ha subito un “dissalamento di voti” dalle elezioni presidenziali del 2012, che potrebbe continuare.

Secondo le loro indagini, il partito al potere ha perso nelle elezioni successive il 25% dei voti ottenuti nella rielezione dell’ex presidente Hugo Chávez nel 2012, e “le disgrazie sociali” del Paese negli ultimi tempi ne scoraggiano la ripresa.

L’eventuale sconfitta di Maduro inaugurerebbe un processo “complicato” per il chavismo, che non ha mai perso l’asse del potere politico in Venezuela, secondo Salamanca. La cosa razionale sarebbe che accettasse la sconfitta e preparasse il suo “possibile ritorno” in future elezioni di interesse nazionale.

Daniel Varnagy, dottore in scienze politiche, spiega che una vittoria di González Urrutia dovrebbe segnare l’inizio del “disegno di un piano comune” per una transizione del potere “etica e trasparente” in Venezuela.

“Sebbene la probabilità che ciò accada sia bassa, non è meno vero che le persone all’interno delle istituzioni ufficiali, in molti casi, hanno lo stesso bisogno di cambiamento del resto del paese”, dice.

Varnagy prevede che i mesi precedenti l’ascesa di González Urrutia potrebbero diventare “un periodo di confusione” e “molti cambiamenti”, che culmineranno solo quando entrerà in carica come presidente del Venezuela.

Se il potere elettorale dichiarasse vincitore il candidato dell’opposizione, il Paese sarebbe “sull’orlo dell’inizio di una transizione”, con “molti mesi chiave” davanti, fino all’inaugurazione nel gennaio 2025, secondo il politologo Walter Molina Galdi .

Benigno Alarcón Deza, politologo e direttore del Centro di studi politici dell’Università Cattolica Andrés Bello, ha indicato la settimana scorsa che gli analisti prevedono un fenomeno chiamato elezioni sbalorditive, tipico del trionfo dell’opposizione nei sistemi autoritari.

A suo avviso, il processo elettorale di domenica ha già due strade segnate: o una transizione politica o un conflitto sulla frode elettorale.

Scenario 2: Maduro vince

La vittoria di Maduro rappresenterebbe uno scenario a sorpresa per gli analisti, che ritengono improbabile che Maduro riesca a colmare il “gap” a favore dell’opposizione che si riflette sia nei sondaggi delle aziende di lunga data sia nell’andamento del voto ufficiale dopo la sua presidenza. vittoria di misura nelle elezioni presidenziali del 2013. L’opposizione tradizionale ha perso quel processo per 200.000 voti e non ha partecipato alle elezioni del 2018.

Se Maduro vincesse, resterebbe al potere fino all’inizio del suo terzo mandato nel gennaio 2025, in un evento all’Assemblea nazionale.

Per esperti come Salamanca, questa è un’ipotesi che si realizzerebbe solo attraverso una serie di irregolarità dell’ultimo minuto, come l’annullamento della proposta della Tavola dell’Unità o la squalifica della candidatura di González Urrutia.

Queste misure rappresenterebbero “un colpo” a cui è difficile rispondere per l’anti-chavismo, afferma Salamanca. “L’unica cosa che rimarrebbe è cercare un candidato che resti vivo”, come Enrique Márquez, che apre la strada alla vittoria di Maduro, pensa.

Se Maduro venisse rieletto fino al 2031, Varnagy, da parte sua, si aspetterebbe un’immediata campagna ufficiale per dimostrare la “trasparenza” del processo.

“Verrebbe generata una serie di politiche per garantire il potere al di sopra della volontà popolare”, sottolinea.

Inoltre, prevede sforzi da parte del chavismo per invertire le sanzioni economiche straniere, sia personali che istituzionali.

Un altro passo politico logico sarebbe “un’epurazione” degli attori nel gioco politico, che includerebbe alti funzionari governativi considerati sleali.

“Si vedrebbero cambiamenti in aree chiave sia nel settore civile, sia, meno probabilmente, in quello militare”, all’interno del governo Maduro, dice.

Molina Galdi, da parte sua, non vede “un solo scenario” in cui Maduro trionfa senza lamentarsi di “un’oscena frode”. Un annuncio della sua vittoria senza i registri elettorali che lo confermano darebbe luogo ad “una situazione estremamente complessa” di conflitto tra l’opinione popolare espressa alle urne e l’uso ufficiale della forza, indica.

Se il CNE dichiarerà Maduro vincitore, è probabile che l’opposizione tenterà di contestare i risultati davanti alla magistratura, sotto il controllo del chavismo, secondo Salamanca. Questi ricorsi legali contro le elezioni vinte dal chavismo non hanno mai dato i loro frutti, poiché sono stati respinti o addirittura non ammessi, commenta.

Secondo Alarcón Deza, del Centro studi politici UCAB, un’irregolarità elettorale porterebbe a “un’autocratizzazione molto più accelerata” e a un’ondata migratoria simile a quelle del 2014, 2017 e 2019, causata da proteste di piazza, crisi economica e tensioni politiche .

Scenario 3: i risultati sono ritardati

Per anni, alti dirigenti del partito al governo venezuelano, tra cui Maduro e i presidenti del CNE, hanno affermato che il Paese ha “il miglior sistema elettorale del mondo”. Tuttavia, il potere elettorale ha ritardato l’annuncio dei risultati se non si è verificata una tendenza “irreversibile” a favore di uno dei candidati.

Salamanca esclude categoricamente che un pareggio tecnico tra González Urrutia e Maduro possa rallentare il pronunciamento del CNE domenica sera. “Non sarebbe credibile”, insiste, perché secondo lui l’elettore medio si è già convinto per chi voterà: lo farà per cambiare.

Il presidente Maduro ha denunciato nella sua campagna elettorale un presunto piano dell’opposizione volto a provocare un grande blackout nazionale la notte delle elezioni e influenzarne il risultato. Salamanca dubita della sua denuncia, se il governo controlla e monitora il sistema elettrico.

Varnagy, dal canto suo, ricorda che ci sono elezioni passate i cui risultati dettagliati non sono ancora pubblicati sul suo sito. “Anche se è molto probabile che i risultati verranno forniti in tempi brevi, i bollettini finali potrebbero essere controversi, sia nei risultati che nei tempi di consegna”, indica.

Si prevede che ci saranno inviti alla calma da parte degli attori istituzionali e politici fin dal momento della chiusura delle urne – di solito avviene tra le 18:00 e le 20:00 di sera nelle elezioni ad alta partecipazione , sottolinea.

Nella politica venezuelana “i giorni sono lunghi”, avverte la politologa Molina Galdi. Un ritardo nei risultati di domenica sera potrebbe indicare che sono in corso trattative per chiedere il rispetto di ciò che è accaduto alle urne, dice.

In quelle ore le trattative coinvolgeranno anche le Forze armate, stima.

Scenario 4: la posizione delle Forze Armate

Le Forze Armate Nazionali Bolivariane sono responsabili della mobilitazione del materiale elettorale e della sicurezza del processo elettorale in Venezuela.

L’istituzione è considerata una delle grandi garanti del risultato finale dei voti. La sua posizione è stata fondamentale in momenti di tensione, come la notte del 6 dicembre 2015, in occasione delle elezioni parlamentari vinte dall’opposizione. Quella volta, il Ministro della Difesa, generale Vladimir Padrino López, parlò davanti al potere elettorale, concluse il processo e invitò tutti a rispettare il risultato.

La voce dell’Alto Comando militare è “decisiva” nei momenti di tensione elettorale, sottolinea Salamanca. “Il loro ruolo è fondamentale” in tutti gli scenari che potrebbero esistere, osserva.

Al di là delle critiche dell’opposizione all’attivismo politico degli alti ufficiali militari a favore del chavismo e ai loro slogan per una “patria socialista”, Salamanca mantiene la promessa di Padrino López che agiranno in conformità con la Costituzione.

Quale sarà la posizione delle Forze armate domenica sera è “la questione più controversa”, secondo Varnagy, che ritiene che la maggioranza dei suoi membri sia orientata a preservare le forme di democrazia e la Costituzione.

“Sembra che la società civile sia concentrata al 100% sull’evento elettorale stesso per esprimere il proprio desiderio di cambiamento. Anche le forze armate leggono i sondaggi” e rispettano le elezioni, assicura a Voice of America.

“Un clima di forte tensione politica” attende il Venezuela da giorni, se non da mesi, anticipa dal canto suo il politologo Piero Trepiccione.

A suo avviso, la società ha già dato per scontato che il Paese sia sull’orlo di “un cambiamento sostanziale”, una tendenza che dovrà essere “assimilata” dall’establishment politico di diverse correnti ideologiche, una volta confermato il risultato.

“Il Venezuela vivrà alcuni mesi in cui il negoziato politico sarà il segno caratteristico dei tempi, tra fattori istituzionali e attori politici, tra cui le Forze Armate” come antidoto ai “messaggi”, commenta.

“Il clima dell’opinione pubblica nel Paese suggerisce che ci voglia un minimo di intesa, accordi certi e, perché no?, la spinta verso un patto di governabilità che garantisca la convivenza” tra gli attori, conclude.

Tradotto da La Voz de America