Seoul: dall’Ambasciata aggiornamenti sulle misure anticovid in Corea

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coronavirus21SEOUL\ aise\ – Le autorità coreane hanno disposto che, a partire dal 13 gennaio 2022, sarà consentito l’ingresso in Corea solo a chi si sia sottoposto a test PCR, con esito negativo, al massimo 72 ore prima della partenza per la Corea. Conta dunque la data di somministrazione del test. È quanto rende noto l’Ambasciata d’Italia a Seoul, aggiungendo che solo fino al 13 gennaio sarà consentito l’ingresso nel Paese a chi abbia un certificato di negatività al tampone PCR emesso massimo 72 ore prima della partenza.
L’esito del tampone PCR andrà riportato su certificazione in lingua inglese o coreana, con i dati seguenti: nome dell’interessato così come riportato sul passaporto; data di nascita e/o numero del passaporto; specificazione che il test è un tampone PCR (i test antigenici non sono considerati come validi); data e orario del test e data dell’emissione del certificato; e nome del laboratorio che ha somministrato il test.
I bambini che alla data di ingresso in Corea hanno meno di 6 anni sono esenti dal test PCR da effettuarsi 72 ore massimo prima della partenza per la Corea. (aise)




Kazakhstan: la preoccupazione della Farnesina

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kazakistanROMA\ aise\ – “L’Italia segue con grande preoccupazione i gravi eventi che stanno avendo luogo in Kazakhstan, Paese al quale è legata da rapporti di amicizia e da un solido partenariato economico, rivolgendo un forte appello affinché si metta immediatamente fine alle violenze, che hanno provocato vittime tra i manifestanti e agenti delle forze dell’ordine”. È quanto si legge in una nota della Farnesina circa i violenti scontri in Kazakhstan dove è stata rivolte e proteste contro il regime – nate in seguito all’aumento del prezzo del gas metano – sono state represse con la violenza.
L’Italia, prosegue la nota, “chiede che non si ricorra all’uso della forza e si avvii un percorso nazionale di allentamento delle tensioni in un quadro di piena sovranità in linea con gli standard di rispetto dei diritti e di pluralismo fissati dalle Organizzazioni Internazionali di cui il Kazakhstan è membro”. (aise) 




Emergenza Covid a Dubai: le ultime informazioni per i connazionali

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emergenza coronavirusDUBAI\ aise\ – In considerazione dell’acuirsi dell’emergenza legata alla pandemia da Covid-19, il Consolato Generale d’Italia a Dubai ha diffuso una serie di informazioni per i connazionali che arrivino o rientrino negli Emirati Arabi Uniti.
La normativa per chi arriva dall’Italia varia in questo momento a seconda se si tratti di cittadini non residenti o residenti nell’Emirato di Dubai oppure in quelli di Sharjah, Ajman, Umm al Quwain, Ras al Khaimah e Fujairah o ancora nell’Emirato di Abu Dhabi. Vediamoli nel dettaglio.
“Cittadini non residenti
Tutti coloro che intendano recarsi all’estero, indipendentemente dalla destinazione e dalle motivazioni del viaggio, devono considerare che qualsiasi spostamento, in questo periodo, può comportare un rischio di carattere sanitario.
In particolare, nel caso in cui sia necessario sottoporsi a test molecolare o antigenico per l’ingresso in Italia o per il rientro nel nostro Paese da una destinazione estera, si rammenta che i viaggiatori devono prendere in considerazione la possibilità che il test dia un risultato positivo.
In questo caso, non è possibile viaggiare con mezzi commerciali e si è soggetti alle procedure di quarantena e contenimento previste dal Paese in cui ci si trova.
Tali procedure interessano, con alcune possibili differenze dovute alle diverse normative locali, anche i cosiddetti “contatti” con il soggetto positivo, che sono ugualmente sottoposti a quarantena/isolamento dalle autorità locali del Paese in cui ci si trova e che, a tutela della salute pubblica, potranno far rientro in Italia al termine del periodo di isolamento previsto. Si raccomanda, pertanto, di pianificare con massima attenzione ogni aspetto del viaggio, contemplando anche la possibilità di dover trascorrere un periodo aggiuntivo all’estero, nonché di dotarsi di un’assicurazione sanitaria che copra anche i rischi connessi a COVID-19.
In considerazione della situazione pandemica in corso, chiunque intenda fare ingresso nell’Emirato di Dubai sarà tenuto ad osservare le seguenti disposizioni diramate dalle Autorità locali: all’imbarco all’aeroporto di partenza, essere in possesso dei risultati, anche in lingua inglese, di un test PCR (tampone) effettuato nelle 72 ore precedenti, in assenza del quale il passeggero non sarà ammesso a bordo (lo stesso certificato non può essere usato per il ritorno, anche se ancora valido); essere in possesso di un’assicurazione sanitaria internazionale valida negli EAU che copra eventuali spese relative a test, quarantena e/o trattamenti (incluso il ricovero ospedaliero) legati anche al Covid-19, alla luce dei costi particolarmente elevati delle strutture sanitarie locali.
All’arrivo a Dubai tutti i passeggeri saranno sottoposti a misurazione della temperatura e potranno essere sottoposti a nuovo test PCR. Coloro in possesso di un tampone con esito negativo, ma che all’arrivo presentino sintomi compatibili con il Covid-19, saranno sottoposti a nuovo tampone. In attesa dell’esito dell’eventuale test all’arrivo, occorrerà rimanere in hotel.
Laddove il tampone dovesse fornire esito positivo, gli interessati saranno tenuti ad osservare un periodo di quarantena secondo le indicazioni che verranno fornite sul posto dalle Autorità locali. La quarantena potrà essere disposta sia al domicilio, che in apposita struttura dedicata o in ospedale.
Prima di lasciare l’aeroporto potrebbe essere richiesto di scaricare e registrare i propri dettagli sull’app “COVID-19 DXB” [iOS] – [Android].
Durante il soggiorno tutti dovranno attenersi alle misure previste per ridurre il contagio da Covid-19 (mascherine, distanziamento fisico di 2 metri, lavaggio frequente delle mani).
In considerazione dell’elevato numero di casi di positività registrati anche negli Emirati, si sottolinea l’importanza di verificare che il proprio telefono sia abilitato ad effettuare e ricevere telefonate dagli Emirati Arabi o in alternativa a dotarsi di una SIM card turistica in modo da poter comunicare con il Consolato in caso di emergenza.
Eventuali richieste di chiarimenti sui requisiti per l’ingresso e le misure in vigore andranno indirizzate alle Rappresentanze diplomatiche degli Emirati Arabi Uniti in Italia, ovvero all’Ambasciata degli Emirati Arabi Uniti a Roma.
Cittadini residenti nell’Emirato di Dubai
I connazionali in possesso di un valido visto di residenza rilasciato dall’Emirato di Dubai possono rientrare senza la necessità di presentare domanda sul portale del General Directorate of Residency and Foreigners Affairs di Dubai (GDRFA), compilare un Health Declaration Form o un Quarantine Undertaking Form, a meno che non provengano da alcuni paesi specifici individuati dalle Autorità locali, nel qual caso si invita a consultare l’apposito elenco.
A partire dal 27 gennaio 2021 l’Emirato di Dubai ha introdotto nuove regole sui flussi in entrata e in uscita e sui connessi protocolli sanitari. In particolare tutti i passeggeri hanno l’obligo di presentare, all’atto dell’imbarco all’aeroporto di partenza, i risultati di un test PCR (Tampone) effettuato nelle 72 ore precedenti. Tale certificato dovrà essere esclusivamente in formato cartaceo (sono esclusi certificati digitali o via SMS) ed in lingua inglese o araba.
Il test PCR potrà essere effettuato in qualsiasi centro diagnostico, sia pubblico che privato, presente sul territorio italiano.
All’arrivo negli Emirati Arabi Uniti saranno attuati i protocolli di sicurezza previsti, che potranno includere un nuovo tampone nasale e l’obbligo di osservare un periodo di quarantena.
Laddove l’esame dovesse restituire esito positivo, verrà predisposta una quarantena, sia a domicilio che in apposita struttura dedicata o in ospedale, secondo le indicazioni che verranno fornite sul posto dalle Autorità locali.
Cittadini residenti negli Emirati di Sharjah, Ajman, Umm al Quwain, Ras al Khaimah, Fujairah
Per i cittadini titolari di visto di residenza negli Emirati di Sharjah, Ajman, Umm al Quwain, Ras al Khaimah e Fujairah, le Autorità locali hanno reintrodotto l’obbligo di chiedere l’autorizzazione alla Federal Authority for Identity and Citizenship (ICA), da esibire al check-in del volo di rientro.
I passeggeri in arrivo all’aeroporto di Dubai dovranno inoltre rispettare le disposizioni adottate dalle Autorità dell’Emirato di Dubai in termini di obbligatorietà del Test PCR (Tampone) a partire dal 27 gennaio 2021.
All’arrivo negli Emirati Arabi Uniti saranno attuati i protocolli di sicurezza previsti, che potranno includere un nuovo tampone nasale, l’obbligo di osservare un periodo di quarantena, nonché l’installazione e la registrazione sull’app Al-Hosn. Laddove l’esame dovesse restituire esito positivo, verrà predisposta una quarantena secondo le indicazioni che verranno fornite sul posto dalle Autorità locali. La quarantena potrà essere disposta sia al domicilio, che in apposita struttura dedicata o in ospedale.
Cittadini residenti nell’Emirato di Abu Dhabi
Per i cittadini titolari di visto di residenza dell’Emirato di Abu Dhabi, si invita a consultare quanto riportato sul sito dell’Ambasciata d’Italia ad Abu Dhabi.
Prima di mettersi in viaggio si raccomanda comunque di consultare sempre gli avvisi in evidenza sulle schede dei paesi di interesse sul sito Viaggiare sicuri”.
Quanto al soggiorno negli Emirati Arabi Uniti, in aggiunta alle disposizioni normalmente in vigore, dall’inizio della pandemia sono state introdotte una serie di misure volte alla riduzione della diffusione delle infezioni da Covid-19.
In particolare: “nel corso del soggiorno negli Emirati Arabi Uniti è fatto obbligo di indossare le mascherine di protezione sia all’aperto che nei locali chiusi (ad eccezione della propria abitazione) e mantenere un distanziamento fisico di almeno 2 metri.
Nelle autovetture private non possono essere presenti più di 3 persone se non appartenenti allo stesso nucleo familiare convivente. Qualora a bordo siano presenti persone estranee al nucleo familiare convivente, vige l’obbligo di indossare la mascherina e sedere sui sedili posteriori.
Per coloro che non rispettino le indicazioni fornite sono previste pesanti sanzioni, che possono variare dalla multa all’arresto.
Specifiche restrizioni si applicano a chi volesse entrare nell’Emirato di Abu Dhabi, provenendo da altre zone del Paese. Per maggiori dettagli si invita a consultare il sito internet della nostra Ambasciata”.
Infine per chi viaggia in Italia, il Consolato ricorda che gli Emirati Arabi Uniti appartengono all’elenco D per i quali “è obbligatorio sottoporsi a tampone molecolare effettuato nelle 72 ore prima dell’ingresso in Italia oppure ad un test antigenico nelle 24 ore prima dell’ingresso, con esito negativo. È inoltre richiesta la compilazione del Passenger Locator Form – Modulo di localizzazione digitale – prima dell’ingresso in Italia. Il viaggiatore, in assenza di valida Certificazione verde COVID-19 attestante il completamento del ciclo vaccinale, una volta in Italia dovrà sottoporsi ad un isolamento fiduciario della durata di 5 giorni presso l’indirizzo indicato nel Passenger Locator Form. Al termine del suddetto periodo dovrà effettuare un ulteriore tampone molecolare o antigenico”.
Per conoscere nel dettaglio le norme in vigore e per eventuali eccezioni agli obblighi previsti, il Consolato consiglia un’attenta lettura del sito internet del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, del sito Viaggiare Sicuri e dell’apposita sezione del sito del Ministero della Salute. (aise)




Apre l’IIC ad Hanoi: l’annuncio dell’ambasciatore Alessandro in una intervista all’Hanoi Times

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3hanoi timesHANOI\ aise\ – Aprirà presto ad Hanoi un Istituto Italiano di Cultura, “che offrirà una gamma ancora più ampia di eventi e sarà anche un prezioso volano per lo sviluppo di progetti di cooperazione tra cultura italiana e vietnamita istituzioni”. Ad annunciarlo è l’ambasciatore d’Italia in Vietnam, Antonio Alessandro, in una intervista rilasciata all’Hanoi Times nella quale ha parlato dell’ottimo stato delle relazioni bilaterali tra i due Paesi.
Riportiamo di seguito il testo integrale dell’articolo, pubblicato l’1 gennaio dal prestigioso giornale vietnamita.
“D. Dall’istituzione del Partenariato Strategico nel gennaio 2013, le relazioni Italia-Vietnam sono state ampiamente approfondite. Ci può parlare dei legami multisettoriali? Quali sono i punti di forza della relazione bilaterale?
R. Italia e Vietnam sono legati da un’amicizia sincera e di lunga data. Dalla firma del “Partenariato strategico” nel 2013, il nostro rapporto è cresciuto in modo significativo in molte aree di interesse comune come commercio e investimenti, energia e clima, difesa e sicurezza, istruzione, industrie creative, scienza e tecnologia, cultura e collegamenti tra persone. Il “Piano d’azione 2021-2022 con visione al 2023”, adottato lo scorso maggio, apre la strada a un ulteriore sviluppo della nostra collaborazione sia a livello bilaterale sia multilaterale. Nel 2023 i nostri Paesi celebreranno il 50° anniversario dell’instaurazione delle relazioni diplomatiche: l’Italia guarda a questo anniversario come un’occasione per riaffermare il nostro costante impegno di reciproca amicizia e cooperazione.
D. Il Vietnam è uno dei dieci mercati emergenti cui guarda la strategia di cooperazione italiana. Ce ne può parlare? E qual è il ruolo dell’Accordo di libero scambio del Vietnam dell’Unione europea (EVFTA) nei legami economici bilaterali?
R. Il Vietnam è una delle economie più dinamiche del mondo e l’Italia guarda con grande interesse alle opportunità che scaturiscono dai nostri rapporti commerciali e di investimento. Il Vietnam è il principale partner commerciale dell’Italia tra i paesi ASEAN con un fatturato di oltre 4 miliardi di euro all’anno. Le esportazioni italiane in Vietnam comprendono macchinari industriali, cibo e vino, abbigliamento, mobili, apparecchiature mediche e ottiche, prodotti cosmetici e farmaceutici. L’export vietnamita in Italia comprende prodotti elettronici, prodotti agricoli e tessili. Anche i settori più avanzati, come le energie rinnovabili, l’aerospazio, le smart city e i servizi digitali, offrono interessanti opportunità per ampliare ulteriormente i rapporti economici tra Italia e Vietnam.
C’è un grande potenziale per fare di più grazie all’accordo di libero scambio UE-Vietnam entrato in vigore nell’agosto 2020. L’Italia sostiene un’attuazione rapida ed efficace dell’accordo in quanto migliorerà significativamente il contesto imprenditoriale, creerà nuove opportunità, in particolare attraverso l’abbattimento delle barriere non commerciali e il consolidamento dell’integrazione delle filiere tra Europa, Italia e Vietnam.
C’è spazio anche per approfondire la conoscenza di ciò che Italia e Vietnam possono offrirsi vicendevolmente. A tal fine l’Italia sta investendo in una campagna di comunicazione per promuovere al meglio le eccellenze del Made in Italy. La campagna si chiama “L’Italia è semplicemente straordinaria: beIT” ed è stata appena lanciata in 26 Paesi prioritari, compreso il Vietnam.
D. L’educazione gioca un ruolo importante nelle relazioni. Potreste parlarne?
R. L’istruzione è un settore chiave delle nostre relazioni bilaterali. Oggi sono più di 150 gli accordi tra università e centri di ricerca italiani e vietnamiti. Prima del Covid-19, circa 400 studenti vietnamiti all’anno sceglievano l’Italia per la loro formazione accademica e anche il numero di studenti italiani che venivano in Vietnam era in aumento. Siamo fiduciosi che cresceranno di nuovo non appena la situazione sanitaria globale migliorerà.
Il governo italiano e le università offrono numerose borse di studio per studenti vietnamiti: il Vietnam è uno dei Paesi che partecipano al programma di borse di studio “Invest Your Talent in Italy”, che unisce istruzione accademica e formazione professionale. Il Vietnam è anche uno dei Paesi selezionati dove opera “Uni-Italia”, l’Agenzia italiana per l’internazionalizzazione dell’istruzione superiore italiana.
Ci fa piacere anche il grande interesse mostrato dai vietnamiti nei confronti della lingua italiana. Ogni anno più di cento studenti vietnamiti conseguono una laurea in Italianistica presso l’Università di Hanoi e presso l’Università di Scienze Sociali e Umanistiche di Ho Chi Minh City, mentre molti altri studiano l’italiano come seconda lingua straniera in altre università. Dal 2019 l’italiano viene insegnato anche al liceo presso la Scuola di Specializzazione in Lingue Straniere di Hanoi.
Accogliamo inoltre con favore il crescente interesse del pubblico e delle istituzioni vietnamite per i metodi pedagogici italiani della prima infanzia, come Montessori e Reggio Children.
D. Il cibo e le bevande italiani guadagnano popolarità in Vietnam. Si può dire che il sentimento vietnamita verso la cucina italiana è forte. Cosa ne pensa?
R. La cucina italiana è ampiamente riconosciuta come la più apprezzata al mondo, per la qualità e la varietà dei suoi ingredienti, per la ricchezza della sua tradizione e per il suo essere salutare. L’Italia ha il maggior numero di indicazioni geografiche protette al mondo, con ben 297 prodotti agroalimentari e 415 vini. In Vietnam l’export enogastronomico italiano vale più di 100 milioni di dollari e cresce di circa il 10% ogni anno. Nel 2020 l’Italia è diventata per la prima volta il primo esportatore di vino in Vietnam, con una quota di mercato del 25%. Cresce anche il numero dei veri ristoranti italiani.
Queste cifre da sole non possono spiegare appieno le ragioni di un così forte apprezzamento della cucina italiana in Vietnam. L’ingrediente “segreto” sono le somiglianze tra la cultura culinaria italiana e vietnamita, come la convivialità, l’ospitalità, la diversità tra le province e il benessere dovuto all’utilizzo di prodotti freschi.
D. Per favore, ci racconti i famosi elementi della cultura italiana e gli sforzi dell’Ambasciata per rafforzare la cooperazione culturale con il Vietnam e promuovere la diffusione della cultura italiana in Vietnam.
R. L’Italia e il Vietnam sono conosciuti in tutto il mondo per le loro ricche culture e per l’unicità del loro patrimonio culturale. Entrambi i Paesi ospitano un numero elevato di siti e di valori protetti dall’Unesco. Uno dei principali obiettivi dell’Ambasciata d’Italia ad Hanoi e del Consolato Generale a Ho Chi Minh City è portare al pubblico vietnamita un “assaggio” della cultura italiana nelle sue sei dimensioni: passione e stile, patrimonio e diversità, innovazione e creatività.
Ogni anno organizziamo eventi come la “Giornata del Design Italiano”, la “Settimana della Lingua Italiana”, la “Settimana della Cucina Italiana”, la “Giornata dell’Arte Contemporanea Italiana”, il “Festival del Cinema Italiano”, solo per citare alcuni, che mirano a presentare la diversità della nostra cultura e a promuovere la cooperazione con l’industria creativa vietnamita.
Dallo scoppio della pandemia di Covid-19, non abbiamo potuto portare artisti dall’Italia: tuttavia, grazie all’utilizzo delle tecnologie digitali, abbiamo presentato al pubblico vietnamita alcune mostre di grande effetto, come “Magister Raffaello”, dedicata a il maestro del rinascimento italiano, ospitata dal Museo di Hanoi nel 2020, e più recentemente “Itinerari Italiani”, una mostra fotografica sull’impatto dei cambiamenti climatici sugli ecosistemi montani ospitata dal Museo di Belle Arti di Ho Chi Minh City e dal Museo di Etnologia di Hanoi.
La cultura è sicuramente un ambito in cui i rapporti tra Italia e Vietnam sono più promettenti. A questo proposito ho il piacere di annunciare che le autorità italiane hanno deciso di aprire ad Hanoi un Istituto Italiano di Cultura, che offrirà una gamma ancora più ampia di eventi e sarà anche un prezioso volano per lo sviluppo di progetti di cooperazione tra cultura italiana e vietnamita istituzioni.
D. Nei grandi forum internazionali, l’Italia ha sostenuto attivamente la cooperazione tra Vietnam ed Europa e tra Vietnam e organizzazioni internazionali. Ce ne può parlare?
R. Italia e Vietnam condividono obiettivi comuni sulla scena internazionale. Entrambi crediamo fermamente nel multilateralismo e in un sistema internazionale basato su regole. Entrambi i Paesi sono grandi potenze commerciali e sostengono un accesso libero e giusto ai mercati globali. Le priorità del mandato del Vietnam al Consiglio di Sicurezza sono simili a quelle perseguite dall’Italia durante la Presidenza del G20 di quest’anno: persone, pianeta, prosperità.
Apprezziamo particolarmente l’impegno del Vietnam nell’ASEAN, che è un attore centrale nella regione indo-pacifica e un fornitore affidabile di stabilità e crescita economica tra i suoi membri. La presidenza del Vietnam nel 2020 è stata davvero un successo. Avete compiuto l’ambizioso compito di rafforzare la coesione interna dell’ASEAN ampliando ulteriormente le relazioni tra l’Organizzazione e i suoi partner internazionali. Desidero ribadire il profondo apprezzamento dell’Italia per il sostegno vietnamita alla realizzazione nel 2020 del partenariato Italia-ASEAN per lo sviluppo.
D. Nella lotta alla pandemia, l’Italia è uno dei maggiori donatori di vaccini Covid-19 al Vietnam. La prego di condividere con noi questa preziosa esperienza di assistenza.
R. Come ricorderete, l’Italia è stato il primo Paese occidentale ad essere duramente colpito dalla pandemia. A questo proposito, mi permetta di ringraziare ancora una volta le autorità e il popolo vietnamiti per la loro simpatia e solidarietà in momenti molto drammatici per il mio Paese.
Dall’inizio della pandemia, l’azione internazionale dell’Italia è stata ispirata ai principi di solidarietà e cooperazione. L’Italia è stata tra i primi Paesi a promuovere un accesso equo e universale a vaccini, cure e test per il Covid-19. Per gli stessi motivi, l’Italia ha sostenuto la creazione della Global COVAX Facility, di cui è uno dei principali donatori finanziari. È con questo spirito che l’Italia ha donato al Vietnam più di 2,8 milioni di dosi di vaccino, segno concreto dell’amicizia tra i nostri due Paesi e della nostra comune risolutezza nel combattere insieme il Covid-19.
D. L’Italia, in quanto co-presidente della COP26, ha sostenuto molto il Vietnam nell’impegno negli eventi pre-COP. Cosa farebbe l’Italia per rafforzare il coinvolgimento del Vietnam? Cosa ne pensa dell’impegno del Vietnam per l’obiettivo zero alla COP26? Qual è il sostegno dell’Italia per la riduzione delle emissioni del Vietnam?
R. In qualità di principale partner della presidenza britannica, l’Italia ha contribuito attivamente alla preparazione e ai negoziati della COP26, che è giustamente considerata un importante passo avanti negli sforzi per fermare il riscaldamento globale. In particolare vorrei ricordare “Youth4Climate: Driving Ambition”, iniziativa che ha promosso l’impegno delle giovani generazioni nella lotta ai cambiamenti climatici: 400 giovani leader da tutto il mondo, tra cui due brillanti rappresentanti del Vietnam, riuniti a Milano in parallelo con i negoziati ufficiali pre-COP per discutere i cambiamenti climatici e proporre soluzioni sostenibili, resilienti e basate sulla natura.
Al vertice COP26 di Glasgow, il Vietnam ha annunciato impegni ambiziosi, in particolare l’obiettivo zero entro il 2050. L’Italia accoglie con favore gli impegni del Vietnam ed è pronta a contribuire agli sforzi collettivi della comunità internazionale per sostenerne la realizzazione. Lo faremo attraverso l’Aiuto Ufficiale allo Sviluppo e condividendo con il Vietnam le competenze e la tecnologia necessarie per implementare misure avanzate di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici. Forniremo supporto anche attraverso l’Unione Europea e attraverso le organizzazioni e i fondi multilaterali di cui l’Italia è membro e finanziatore. I cambiamenti climatici riguardano tutti noi, nessuno escluso, e richiedono meccanismi di orientamento e coordinamento stretti ed efficaci tra tutti gli attori coinvolti, sia a livello interno sia internazionale”. (aise)




A Kabul sono state vietate le foto di donne nei negozi e nelle pubblicità

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125629487 0f8ffdc8 3fcb 4540 b3c7 cdd04703b2ebAGI – La municipalità della capitale afghana Kabul effettua un nuovo tentativo per rimuovere le foto di donne da negozi, insegne e cartelli della città. A renderlo noto Nematullah Barakzai, portavoce dei talebani in controllo del comune di Kabul, che ha confermato l’emissione di un’ordinanza per la rimozione di foto e cartelli rappresentanti donne “contrarie ai principi dell’Islam” dalle aree commerciali della città.

Organizzazioni internazionali impegnate nella difesa dei diritti umani e delle donne hanno più volte chiesto all’Emirato fondato dai talebani di salvaguardare i diritti conquistati dalle donne in questi anni. Tuttavia questa mossa va nella direzione completamente opposta, e ora i centri estetici tremano, perché vedono una prossima riduzione del volume di affari e temono che possa arrivare la chiusura.

“Queste sono restrizioni al diritto al lavoro delle donne, ora abbiamo paura che ci chiudano il centro nei prossimi giorni, ma davvero non si capisce che vantaggio tragga il governo dal vietare foto di donne”, ha dichiarato ai media afghani Shayesta Safi, una truccatrice che con la propria attività provvede a una famiglia di 10 persone.




Perché in India il Covid non fa più paura

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155801120 8e4fb75a 1620 49e8 896f 3a159dc68b65AGI – Mentre nel resto del mondo è in corso una nuova ondata di Covid-19 trainata dalla dilagante variante Omicron, l’India fa eccezione: il gigante asiatico ha sconfitto la pandemia ed è entrato nella fase endemica. Gli esperti sottolineando che la situazione indiana appare davvero sorprendente, per non dire miracolosa, in quanto pochi mesi fa il gigante asiatico si trovava in una situazione davvero caotica con numero di contagi e decessi alle stelle.

A difendere ed illustrare questa teoria è il virologo Jacob John, professore emerito di virologia clinica al Christian Medical College di Vellore, nel Sud dell’India e il dottore M.S Seshadri, direttore dell’ospedale della Missione di Thirumalai a Ranipet, in un’analisi pubblicata sul New Indian Express.

“Attualmente, l’India è l’unico Paese al mondo ad aver raggiunto uno stato endemico sostenuto mentre in altre nazioni la pandemia è ancora in corso. Questa è un’opportunità storica per noi di mostrare al mondo come affrontare l’endemico Covid-19” hanno scritto John e M.S Seshadri.

La loro interpretazione dell’andamento dell’epidemia in India è basata sull’analisi dei numeri: da fine novembre si registrano meno di 10 mila nuove infezioni di Covid-19 al giorno e la media su 7 giorni si attesta attorno a 8.500 su una popolazione totale di 1,4 miliardo di abitanti. Eppure ancora sei mesi l’India rappresentava un caso di Covid su tre nel mondo, con 400 mila contagi al giorno all’apice della pandemia.

Le ragioni della “vittoria” contro il virus

In realtà, secondo quanto anticipato anche dall’Oms nelle scorse settimane, la transizione dell’India dalla fase epidemica a quella endemica è cominciata dal 27 giugno scorso ed è durata per 140 giorni, fino al 14 novembre, data di conclusione della ricerca. La fase detta endemica significa che il numero delle nuove infezioni si stabilizza a un “livello basso” ha spiegato Jacob John, situazione nella quale l’India si trova attualmente.

Il merito di questa situazione al momento unica al mondo viene direttamente collegato al fatto che la maggioranza della popolazione indiana ha effettivamente sviluppato anticorpi efficaci contro il coronavirus, raggiungendo così l’immunità di gregge.

Tornando indietro nel tempo, i due esperti ricordano che dopo che la prima ondata si è attenuata, l’India era entrata in una fase endemica di 10 settimane, interrotta solo dalla seconda ondata. La variante Delta della seconda ondata ha avuto un’efficienza di trasmissione molto più elevata rispetto alla prima variante dell’onda (Wuhan-G614D).

La recente variante AY.4.2 (Delta Plus) rimane al di sotto dello 0,1%, mostrando una bassa efficienza di trasmissione che non può superare la trasmissione Delta. “L’India è così diventata il primo Paese al mondo a raggiungere una prevalenza endemica” scrivono Jacob John e M.S Seshadri sul quotidiano locale.

Cos’è la prevalenza endemica

L’epidemia significa che il numero giornaliero di casi di Covid aumenta in crescendo e diminuisce fino a raggiungere un livello stazionario con numeri bassi, ovvero la prevalenza endemica. In India la seconda ondata ha raggiunto il picco il 6 maggio (414.433 casi) ed è scesa a meno di 50 mila casi al giorno (media mobile di sette giorni) il 27 giugno.

Dopo 73 giorni, l’8 settembre, i numeri giornalieri sono scesi sotto i 40 mila; dopo 16 giorni (24 settembre) inferiore a 30 mila; dopo 14 giorni (8 ottobre) inferiore a 20 mila; dopo 19 giorni (27 ottobre) inferiore a 15 mila, sostenuta per 18 giorni (14 novembre).

La dinamica di trasmissione è rappresentata da R, che indica variazioni numeriche di casi su scala continua. Durante la fase ascendente dell’epidemia, R è maggiore di 1 e durante la fase discendente è minore di 1. Durante la fase endemica, R è uguale a 1, con fluttuazioni minori.

Man mano che la popolazione suscettibile di ammalarsi si riduce, con le infezioni quotidiane stabili ad un livello basso e il progressivo aumento della copertura vaccinale, il numero dei casi diminuisce lentamente. La trasmissione endemica continua con la popolazione che non è ancora immunizzata, ovvero chi non si è vaccinato, chi ha pochi anticorpi e chi sta nascendo.

Nel dettaglio, in qualsiasi momento della pandemia, è il numero, la proporzione e la distribuzione delle persone non immuni rispetto a quelle immuni a determinare la velocità di trasmissione R. Quando il numero di non immuni è grande, la velocità di trasmissione sale sopra 1 e al contrario quando la platea di immuni è grande, R diminuisce sotto 1.

La fine dell’epidemia

Significa che è stata raggiunta la soglia di immunità di gregge (HIT) applicabile alla particolare variante. HIT è la proporzione di individui immuni necessari per la transizione dalla prevalenza epidemica a quella endemica, quando la trasmissione rapida (R> 1) e il rapido declino (R <1) si stabilizzano a una trasmissione lenta e stabile (R = 1). G614D era una frazione di quello della variante Delta, spiegando la sequenza della prima ondata, della fase endemica e della grande seconda ondata.

La quarta indagine realizzata lo scorso luglio, dopo la fine della seconda ondata, ha mostrato che il 67,4% delle persone di più di 6 anni aveva anticorpi, ma probabilmente erano molto di più in quanto tra il 32,6% con anticorpi negativi una certa parte avrebbe avuto una precedente infezione e immunità (che non scompare del tutto), al di là del rilevamento del test (che la misura con numeri).

Pertanto in India già dalla scorsa estate la stragrande maggioranza della popolazione era stata infettata da qualche variante del virus e l’immunità di gregge della variante Delta era stata raggiunta e superata: questo è il motivo per cui l’epidemia è terminata. Ora la popolazione non immunizzata non è abbastanza grande da consentire una terza ondata, a meno che non emerga una variante che sfida gli attuali livelli di immunità nella popolazione.

Oggi in India quasi l’85% dei contagi da Covid è asintomatico; solo il 15% mostra sintomi di malattia, quindi i casi di Covid segnalati sono solo un sottoinsieme di persone infette. Sebbene si verifichino re-infezioni, sono per lo più subcliniche senza contribuire in modo significativo al numero di malati.

Non abbassare la guardia

Tuttavia, avvertono Jacob John e M.S Seshadri, non si deve abbassare la guardia, quindi devono essere due le priorità della campagna vaccinale in atto in India: mitigare i rischi di malattie gravi durante la prevalenza endemica e ridurre le fonti di infezione. I rischi di malattie gravi in ​​caso di infezione sono gli stessi durante le fasi epidemiche ed endemiche per le persone vulnerabili: donne incinte, persone di età superiore ai 60 anni o persone con comorbilità e condizioni che colpiscono il sistema immunitario.

Gli esperti suggeriscono pertanto di mantenere alti i livelli di immunità durante la gravidanza, con due dosi nella prima e una dose singola in caso di seconda gravidanza, da sei mesi a un anno dall’ultima ricevuta. Le dosi di richiamo salverebbero vite oltre a ritardare l’ulteriore trasmissione del virus.

Secondo gli esperti attualmente la fonte più importante del virus, soprattutto con la riapertura delle scuole, sono gli scolari. La loro vaccinazione è una priorità urgente durante la fase endemica. Il prossimo passo nella campagna di vaccinazione (compresi i richiami) dovrebbe essere per coloro la cui occupazione li mette in contatto con numerose persone nelle interazioni sociali: sanità, polizia, religione, istruzione, commercio e vendite, trasporti, produzione, ospitalità.




Thailandia. Anniversario delle relazioni diplomatiche. Una cena emozionante tra le alte cariche di diversi Paesi.

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268312241 1534124563647654 9175287251445253649 nPhuket – È stata una splendida serata con un proficuo incontro a cui ha fatto seguito una magnifica cena Italiana organizzata dal Consolato Generale Onorario d’Italia – Sud Thailandia”con il supporto del Console onorario a Phuket e del Regno d’Olanda.

Sono intervenuti, tra gli altri, il Console Generale della Federazione Russa con il primo segretario, il Console Generale di Australia, i Consoli Onorari di Austria, Brasile, Cile, Corea del Sud, Estonia, Francia, Germania, U. K, Lussemburgo, Nepal, Norvegia,  Repubblica Ceca, Olanda, e Svizzera.

Lunghissimi gli applausi hanno allietato la serata svoltasi al Viva Rooftop Restaurant Phuket Town.

Giulio Sterchele




L’Emilia-Romagna porta a Dubai i motori ecologici del futuro

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12dubaiemiliaBOLOGNA\ aise\ – L’innovazione in ogni settore. Il digitale e i big data applicati alla realtà quotidiana per dare risposte su salute e sanità, contrasto ai cambiamenti climatici, città intelligenti, e quindi gli orari di vita e lavoro, saperi e cultura. Ricerca e qualità che si affermano sui mercati internazionali nella meccanica avanzata e nella robotica, nel packaging, nella meccatronica e nell’automotive, nella ceramica. E l’agroalimentare con il maggior numero di prodotti tipici – Dop e Igp – in Europa.
È l’Emilia-Romagna che si presenta all’Esposizione universale di Dubai, dove entra nel vivo la missione istituzionale della Regione insieme al sistema accademico ed economico regionale.
Con MUNER arriva a Dubai la Motorvehicle University of Emilia-Romagna, nata su impulso della Regione e che vede insieme le quattro Università dell’Emilia-Romagna – Parma, Modena e Reggio Emilia, Bologna, Ferrara – e le più grandi case motoristiche mondiali che hanno casa nella Motor Valley – AVL, CNH, Automobili Lamborghini, Dallara, Ducati, Ferrari, HaasF1Team, HPE COXA, Marelli, Maserati, Pagani, Scuderia AlphaTauri, STMicroelectronics. Nei giorni scorsi è stato presentato il progetto di costruzione e assemblaggio di auto e moto ad altre prestazioni ibride ed elettriche. Con la possibilità di sperimentare, grazie a caschi di ultima generazione e alla realtà aumentata, la composizione del motopropulsore ecologico di una moto elettrica da corsa FSAE. E di osservarne il funzionamento e verificare i flussi di potenza all’interno di una camera anecoica del Dipartimento di Ingegneria dell’Università di Ferrara, ovvero completamente schermata rispetto ai segnali del mondo esterno. Il progetto è stato illustrato da Francesco Leali, Project coordinator dell’Università di Modena e Reggio Emilia, davanti a imprenditori, ricercatori e studenti di università degli Emirati Arabi Uniti al Padiglione Italia di Expo 2020, dove MUNER viene spiegata nella sua assoluta unicità dal presidente Andrea Pontremoli, insieme al presidente della Regione, Stefano Bonaccini, presente il commissario generale di Padiglione Italia, Paolo Glisenti. Sette lauree magistrali internazionali, solo in inglese, per costruire il futuro del settore dell’automotive e rafforzare il primato della Motor Valley, la Motorvehicle University of Emilia-Romagna che ogni anno vede iscriversi ragazze e ragazzi da ogni Paese.
I nuovi scenari previsionali autunnali elaborati da Prometeia per ART-ER, arrivati nelle scorse ore, alzano le stime di crescita per l’Emilia-Romagna fissate in precedenza a luglio: +6,5% il Pil regionale nel 2021, incremento più alto nel Paese e al di sopra del +6% nazionale. E grazie a una dinamica sostenuta anche nel 2022 (+3,8 rispetto al 2021), l’Emilia-Romagna supererà il livello pre-Covid nel corso del prossimo anno con un consolidamento ulteriore nel 2023, quando il Pil reale dovrebbe portarsi al 103,3% del livello 2019. Bene anche le esportazioni di beni (+13,4% stimato quest’anno, +8,6% nel 2022 sul 2021). Anche il recupero del numero degli occupati vedrà un rafforzamento nel biennio 2022-2023 con una crescita annua stimata del +1,5%.
L’Emilia-Romagna Data Valley, con la Big Data Foundation e il Tecnopolo di Bologna, sede del Centro Meteo Europeo, dove arriverà il supercomputer europeo Leonardo e si concentrerà il 20% della capacità di supercalcolo europea, e quello di Modena; la rete dei 9 Tecnopoli regionali; la Motor Valley 4.0 con i nuovi importanti investimenti nel settore della mobilità elettrica grazie alla joint venture tra gli americani di Silk EV e i cinesi di FAW a Reggio Emilia; la prima sede dell’Hydrogen Innovation Center che sarà inaugurata a Modena nell’ambito di un accordo di collaborazione tra Snam e l’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia.
L’Emilia-Romagna hub europeo dell’innovazione e della ricerca. Fortemente vocata all’export: nei primi sei mesi del 2021 ha già superato i valori pre-pandemia, con un + 6,6% rispetto al 2019, e con la più alta quota di export per abitante in Italia (qui si produce il 40% del surplus della bilancia dei pagamenti nazionale).
Con infrastrutture turistiche e della ricettività estese e riqualificate e un’offerta che va dalla Costa alla montagna, dalle città d’arte agli itinerari naturalistici fino al calendario annuale di grandi eventi sportivi.
Di questo si è parlato negli incontri che Bonaccini, insieme all’assessore al Turismo e Infrastrutture, Andrea Corsini, ha avuto nei giorni scorsi con Khalfan Belhoul, amministratore delegato della Dubai Future Foundation, l’organizzazione che punta a fare della città un crocevia dell’innovazione tecnologica e della conoscenza, e Ahmed Al Falasi, amministratore delegato del nuovo Dubai Department of Economy and Tourism. Icontri che sono stati preceduti da quello con il console generale a Dubai, Angelo Finocchiaro, e il direttore di ICE, Amedeo Scarpa.
Numerosi i campi di collaborazione, con la possibilità per la Regione di offrire agli Emirati Arabi Uniti una piattaforma privilegiata con il Tecnopolo di Bologna nei campi del climate change, industria agroalimentare, salute e industria 4.0 attraverso anche alta formazione, progetti di ricerca e sviluppo congiunti, creazione di startup innovative. Oltre a essere protagonisti nel dialogo con l’Italia sull’aerospazio. Ancora, intelligenza artificiale: la possibilità per Dubai di investire in sinergia con imprese e la Rete regionale Alta Tecnologia, contando sulla piattaforma europea che ruota attorno ai Tecnopoli di Bologna e di Modena, il Tecnopolo di Reggio Emilia per l’industria 4.0, il motore elettrico, le batterie. Oltre all’invito a visitare l’Emilia-Romagna a maggio in occasione della Motor Valley Fest. Quindi turismo e cultura. (aise) 




Gli Emirati Arabi sono primo Paese al mondo a ridurre la settimana lavorativa a 4 giorni e mezzo

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153159347 31ce5202 2b62 4047 8259 477c8a6f8f8fAGI – Secondo l’agenzia di stampa nazionale Wam, il benessere sociale e il sostegno all’economia sono all’origine della misura che riguarda gli statali

Il governo degli Emirati Arabi Uniti adotterà una nuova settimana lavorativa di quattro giorni e mezzo, in vigore dal 1° gennaio 2022, con un weekend che si estende dal venerdì pomeriggio fino alla domenica inclusa, che ad oggi è di fatto il primo giorno della settimana lavorativa.

Secondo la nota diffusa dall’agenzia di stampa nazionale Wam, la misura è applicata agli enti del governo federale e prevede nuovi orari di lavoro: i giorni lavorativi andranno dal lunedì al giovedì, con inizio alle 7:30 fino alle 15:30 e il venerdì dalle 7:30 alle 12:00. La decisione è stata assunta dall’Autorità federale per le risorse umane del governo a seguito di benchmark completi e studi di fattibilità che riflettono i potenziali impatti “sull’economia, sui legami sociali e familiari e sul benessere generale delle persone negli Emirati Arabi Uniti”.

Come da tradizione nel mondo islamico, il venerdì rimane giorno di preghiera dalle 13:15 e il personale del governo potrà anche scegliere  di lavorare da casa o di organizzare il proprio orario di lavoro in base a un orario più flessibile. La domenica, invece, ad oggi primo giorno della settimana lavorativa, dal primo gennaio 2022 diventa festiva. Nessun dettaglio, invece, è ancora stato diffuso riguardo al settore privato e all’organizzazione della settimana scolastica, per cui si attendono chiarimenti nelle prossime ore.

Gli Emirati Arabi, primo Paese del mondo arabo ad adottare il weekend del sabato e domenica, sono anche la “prima nazione al mondo a muovere nella direzione di una riduzione della settimana lavorativa rispetto ai cinque giorni, intendono  aumentare l’equilibrio tra lavoro e vita privata, dando al contempo impulso alla competitività economica del Paese.” La misura, infatti, vuole allineare gli Emirati Arabi ai mercati globali, consentendo alle imprese, ai mercati e alle istituzioni finanziarie del Paese di seguire in tempo reale le comunicazioni che guidano le transazioni e le attività bancarie a livello globale, facilitando legami commerciali e opportunità per le migliaia di società multinazionali e con sede negli Emirati Arabi.




Israele si prepara alla quarta dose

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unnamedAGI – Il Comitato consultivo sui vaccini del ministero della Salute si incontrerà questa settimana per discutere se somministrare o meno la quarta dose di vaccino contro il coronavirus. Se il provvedimento dovesse essere assunto, Israele sarebbe il primo Paese a consentire il secondo richiamo del vaccino Pfizer-BioNTech. Secondo la stampa locale, il piano in esame offrirebbe però una seconda dose di richiamo del vaccino solo alle persone ad alto rischio di coronavirus a causa del loro sistema immunitario compromesso.

Il Comitato consultivo sui vaccini dovrebbe anche discutere la potenziale espansione della campagna di vaccinazione di massa per i bambini dai cinque agli undici anni. Le decisioni arrivano dopo che in Israele sono stati segnalati altri quattro casi della variante omicron, identificata per la prima volta in Sudafrica. Attualmente, nel Paese sono stati confermati undici casi della nuova variante.