Inferno Afghanistan, voci da un paese martire

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afghanistan21MILANO\ aise\ – Una serata in ascolto delle voci dell’Afghanistan martoriato; voci di chi è riuscito a fuggire fortunosamente dal Paese, ma ha lasciato le proprie famiglie e la propria gente in balìa del sistema di terrore dei talebani. Una serata per non dimenticare i popoli di questa terra, che oggi sono vittime non solo della violenza, ma anche di una gravissima crisi umanitaria.
La basilica di Sant’Ambrogio a Milano il prossimo 15 dicembre alle 21.00 ospiterà le testimonianze drammatiche di suor Shahnaz Bhatti, suora pakistana della Carità di Santa Giovanna Antida, già responsabile del Centro diurno per bambini disabili mentali a Kabul; Mirwais Azimi, docente universitario di Herat, fuggito con la moglie e ospite della Casa della Carità; Najma Yawari, studentessa, arrivata in Italia da Lesbo con i corridoi umanitari della Comunità di Sant’Egidio. Ma anche quella di una famiglia cristiana di Kabul perseguitata per la sua fede.
L’evento è organizzato dal Centro PIME d Milano con il patrocinio dell’Arcidiocesi di Milano, in collaborazione con Caritas Ambrosiana, Casa della Carità, Fondazione Oasis, Comunità di Sant’Egidio, Fondazione Meet Human e AsiaNews.
Quella di suor Shahnaz Bhatti è una voce rara: è la testimonianza di una religiosa cristiana – una delle pochissime presenti nel Paese – che insieme a un’altra suora si prendeva cura di bambini disabili mentali nell’unica scuola di questo tipo in tutto l’Afghanistan. Suor Shahnaz è riuscita a fuggire precipitosamente con alcune famiglie di operatori e alcuni bambini disabili gravi: “Ho sperimentato tanta violenza, ho visto persone morire, sangue sulle strade. È stato uno vero shock”, ha raccontato al suo arrivo in Italia.
La religiosa si trovava nella capitale afghana nell’ambito del progetto “Pro bambini di Kabul”, lanciato da Giovanni Paolo II nel Natale del 2001 e portato avanti da diverse congregazioni religiose femminili nel quartiere di Taimani.
Diplomata in Educazione di persone con bisogni speciali, suor Bhatti aveva già lavorato per quindici anni con pazienti con ritardo mentale: “quando mi hanno chiesto di andare a Kabul per questo progetto, ho pensato che fosse il posto giusto per me”. Un posto difficile, dove tuttavia era possibile testimoniare il Vangelo nel servizio silenzioso ai più vulnerabili. Finché non sono tornati i talebani e tutto è di nuovo precipitato nel caos e nella violenza: “avrei avuto diverse occasioni per fuggire da sola ma – come pure il responsabile della Chiesa cattolica padre Giovanni Scalese – mi sono rifiutata di partire senza gli altri membri della nostra comunità e le persone che dipendevano totalmente da noi. Pensavo: “Moriremo insieme come martiri o ci salveremo insieme””.
Gli ultimi giorni a Kabul li ha vissuti con le suore di Madre Teresa che avevano con loro 14 bambini con gravi handicap: “non saremmo mai partite senza di loro perché sapevamo che sarebbero morti. Per fortuna siamo riuscite a portarli in Italia. Ora, se ci fossero le condizioni per rientrare, io sarei pronta a farlo”.
La serata sarà introdotta da monsignor Carlo Faccendini, abate di Sant’Ambrogio, e da Michele Brignone, direttore della Fondazione Oasis. E si concluderà con una riflessione di Luciano Gualzetti, direttore di Caritas Ambrosiana. Sarà inoltre accompagnata da musiche tradizionali afghane del Duo Masala.
L’evento – che sarà trasmesso anche in diretta streaming sul canale YouTube del Centro PIME – si inserisce nel percorso di preparazione verso il Festival della Missione 2022 promosso dalla Conferenza italiana degli istituti missionari (Cimi) e da Missio Italia che si terrà a Milano dal 29 Settembre al 2 Ottobre 2022.
Il PIME è il più antico istituto missionario italiano. Nacque nel 1850 come seminario lombardo per le missioni estere. (aise) 




Viminale: Di Bari alla cerimonia di sant’Andrea a Istanbul

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1bariROMA\ aise\ – Il capo dipartimento per le Libertà civili e l’Immigrazione del Ministero dell’Interno, prefetto Michele Di Bari, ha partecipato ieri a Istanbul alla cerimonia di sant’Andrea, patrono della sede di Costantinopoli, su invito del patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo.
Nel corso della visita, riporta il Viminale, il patriarca Bartolomeo ha ringraziato il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese per l’attenzione e la cura con cui segue le problematiche relative alle confessioni religiose e per i protocolli sulle celebrazioni delle funzioni liturgiche nel contesto pandemico.
Alla cerimonia ha partecipato anche l’arcivescovo metropolita ortodosso per l’Italia ed esarca dell’Europa meridionale Policarpo. (aise) 




Sapori d’Italia in Thailandia e Myanmar

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26thailandiaBANGKOK\ aise\ – La Settimana della Cucina Italiana nel Mondo è stata celebrata anche in Thailandia e Myanmar, promossa dalle Ambasciate a Bangkok e Yangon in collaborazione l’Agenzia Ice.
A Bangkok è stato organizzato un grande evento presso uno spazio all’aperto, in Quarter Avenue, nei centralissimi grandi magazzini The EmQuartier, dal titolo “Sostenibilità – Tradizione – Innovazione”. L’evento ha coinvolto ristoranti italiani e importatori di cibo e bevande dall’Italia, che hanno offerto al pubblico i loro prodotti, in una cornice che per allestimento e atmosfera richiama un mercato all’aperto in una piazza italiana.
L’evento è stato accompagnato da musica italiana dal vivo e ha consentito di avviare lo shopping natalizio con una raffinata selezione di prodotti italiani di oltre 30 marchi. Sono stati inoltre organizzati tre momenti dedicati alla cultura del vino (bollicine, vini rossi e vini bianchi). Infine, un sommelier thailandese ha realizzato un ciclo di 3 lezioni online sui vini italiani.
Nell’ambito dell’evento è stata anche promossa una iniziativa ICE-Lazada per la promozione di prodotti alimentari e non food italiani tramite il padiglione virtuale creato sull’e-marketplace Lazada, la principale piattaforma di e-commerce della Thailandia (gruppo Alibaba). Hanno partecipato all’evento 11 aziende importatrici (su di un totale di 20) in rappresentanza di ben 18 brand italiani del food presenti su Lazada. In tema di sostenibilità, l’iniziativa ha posto l’accento in particolare sull’eliminazione dello spreco e della perdita di cibo, causa di una grande quantità di emissioni di carbonio.
Nell’occasione, l’Ambasciatore Lorenzo Galanti ha annunciato che la città di Bangkok ha aderito all’iniziativa promossa dal Comune di Milano denominata Urban Food Policy Pact, incentrata tra l’altro sulla lotta allo spreco alimentare.
Gli eventi in Myanmar, per la complessa situazione politica, si sono svolti esclusivamente online, con un focus sull’impegno italiano in favore della formazione dei giovani operatori economici birmani nei settori food & beverage e sulla loro sensibilizzazione in merito alla qualità e ricchezza del nostro patrimonio eno-gastronomico.
“Questa impostazione” riporta l’Ambasciatrice Alessandra Schiavo “ha riscosso grande apprezzamento sia presso scuole professionali che esercizi commerciali, i cui allievi o professionisti hanno seguito con entusiasmo le tre masterclass organizzate sul vino, le due video-lezioni di cucina e le tre presentazioni sull’abbinamento cibo-vini”.
Infine, l’influencer e food blogger birmana, Lady Goo Goo, ha raccontato in un video la sua recente esperienza alla scoperta della cucina italiana a Tuttofood Milano 2021, dove si è recata su invito di ICE Agenzia e dell’Ambasciata a Yangon. (aise) 




Cosa è successo nei primi 100 giorni al potere dei talebani

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161852795 f9f7c986 5ef8 4ee1 a58d 3e7dbdf5fde7AGI – Sono trascorsi 100 giorni dal ritorno al potere dei talebani, dopo 20 anni: e sono stati 100 giorni caratterizzati da misure restrittive per i diritti delle donne, ma non solo, da crisi economica, violenze e tensioni sia all’interno dell’Afghanistan che a livello regionale e internazionale, sotto il segno dell’isolamento.

La presa del potere a Kabul lo scorso 14 agosto è stata il risultato di un’offensiva militare lampo di circa tre mesi che ha messo in fuga all’estero l’ex presidente Ashraf Ghani e costretto alla resa le forze armate, nel contesto del ritiro dei militari Usa e dei loro alleati occidentali.

Nonostante l’impegno a garantire la sicurezza di tutti i cittadini, a formare un “governo inclusivo” e a voler dialogare con l’Occidente, le decisioni prese dai talebani vanno in una direzione opposta.

Dal ritorno dei talebani al potere 100 giorni fa, secondo fonti di stampa concordanti, in tutto 257 media afghani hanno chiuso e il 70% dei professionisti del settore media ha perso il lavoro, oltre ad almeno 6 giornalisti che sono stati uccisi.

Infine da notare che la ‘questione’ afghana è stata al centro di sei importanti vertici regionali e internazionali svolti in Afghanistan, Iran, Pakistan, India, Russia e Cina oltre al G20 di Roma e al Consiglio di sicurezza dell’Onu.

Questa la cronologia delle principali decisioni e fatti salienti dei primi 100 giorni di potere talebano in Afghanistan.

Agosto

14 agosto: gli ‘studenti coranici’ entrano senza colpo ferire nei palazzi del potere a Kabul, lasciati vacanti dagli uomini del presidente Ghani in fuga e dall’esercito in rotta. Nei giorni successivi scene da panico e caos all’aeroporto internazionale della capitare per rimpatriare i cittadini stranieri (diplomatici, operatori sanitari) e far uscire dal Paese decine di migliaia di cittadini afghani la cui incolumità è a rischio.

18 agosto: un alto funzionario talebano, Waheedullah Hashimi, dichiara che in Afghanistan non ci sarà affatto un sistema democratico ma vigerà la legge della sharia.

20 agosto: ucciso dai talebani un parente di un giornalista dell’emittente tedesca Deutsche Welle. Le abitazioni di diversi giornalisti vengono perquisite e sono segnalati rapimenti e uccisioni di professionisti del settore media.

21 agosto: testimonianze di violenze dei talebani contro le donne, costrette a nascondersi per non correre il rischio di subire violenze fisiche o morali: una donna sarebbe stata bruciata dai combattenti talebani non soddisfatti di quello che aveva cucinato per loro.

26 agosto: il primo attentato dopo il ritorno al potere dei talebani, nei pressi dell’aeroporto di Kabul, provoca 72 vittime civili e la morte di 13 Marines Usa.

Settembre

1 settembre: a Kandahar, seconda città del Paese e culla degli ‘studenti coranici’, i talebani sfilano con armi e mezzi che gli Usa avevano dato alle forze afghane sui cui issano bandiere del movimento.

2 settembre: dopo il fallimento dei negoziati con il leader della resistenza in Panshir, Ahmad Massoud, i talebani decidono di lanciare un’operazione militare contro quella che è rimasta l’unica provincia in Afghanistan ancora non caduta sotto il loro controllo.

6 settembre: i talebani annunciano la conquista del Panshir. – 7 settembre: a Kabul durante una protesta contro le nuove autorità e contro l’ingerenza del Pakistan i talebani minacciano e arrestano alcuni giornalisti e cameraman presenti. Proteste a Herat, 2 morti e 8 feriti per l’intervento armato dei talebani. Nella stessa giornata il nuovo governo formato dai talebani assegna i posti più importanti a jihadisti e terroristi ricercati dall’Fbi, escludendo del tutte donne e minoranze.

8 settembre: i talebani usano fruste e bastoni contro un gruppo di donne che protestano a Kabul per la mancanza di rappresentanza femminile nel governo ad interim talebano fatto di soli uomini. Nel mirino della violenza dei talebani ci sono anche giornalisti e fotoreporter che coprono le manifestazioni.

12 settembre: il ministro dell’Istruzione superiore del nuovo regime, Abdul Baqui Haqqani, annuncia che non ci saranno classi miste nelle scuole e università, in quanto contrarie ai principi dell’Islam e della tradizione afghana. Nell’emirato islamico le donne potranno frequentare i corsi universitari ma solo in un regime di separazione. Nonostante le rassicurazioni del governo talebano, l’istruzione femminile risulta bloccata.

13 settembre: l’intero sistema bancario afghano è bloccato e gli afghani disperati vendono i propri beni sui mercati. Il ritorno al potere dei talebani e lo stop ai finanziamenti dall’estero portano alle estreme conseguenze una crisi economica già cronica. Al collasso anche gli ospedali in cui mancano medicine e strumenti.

18 settembre: la Commissione Indipendente per i Diritti Umani denuncia l’occupazione della propria sede da parte dei talebani che impediscono la ripresa dei lavori.

21 settembre: sono 153 i media afghani che hanno chiuso i battenti in 20 diverse province del Paese. E’ la conseguenza della mancanza di finanziamenti e della fuga all’estero dei giornalisti.

21 settembre: i principali membri del governo ad interim dei talebani incontrano gli inviati speciali di Russia, Cina e Pakistan, nuovo passo verso il riconoscimento internazionale.  – 24 settembre: uno dei fondatori del movimento talebano annuncia che riprenderanno le amputazioni di arti come punizione per chi ruba, “provvedimento necessario per la sicurezza”.

Ottobre

3 ottobre: almeno 5 persone muiono in un attentato alla moschea di Kabul, mentre era in corso la funzione per la morte della madre di Zabihullah Mujahid, il principale portavoce dei talebani.

8 ottobre: il viceministro dell’Informazione e della Cultura, Zabiullah Mujahid, definisce l’Isis-K “un mal di testa, non una minaccia” e ribadisce l’impegno dei talebani a eliminare i terroristi dal Paese.

10 ottobre: le autorità annunciano che le nicchie dove un tempo si potevano ammirare le splendide statue dei Buddha di Bamyan saranno protette dal governo talebano. Gli stessi talebani abbatterono le imponenti figure, ritenute blasfeme, nel marzo 2001.

12 ottobre: il ministro degli Esteri dei talebani, Amir Khan Muttaqi, dice che “l’Afghanistan è pronto ad aprire una nuova pagina di rapporti con la comunità internazionale”, ma l’Emirato Islamico chiede agli altri Paesi di “non interferire con i propri affari interni”.

Novembre

2 novembre: almeno 25 persone perdono la vita nell’attentato all’ospedale militare di Kabul, rivendicato dalla Provincia del Khorasan dello Stato islamico (Iskp), la branca locale dell’Isis. Tra le vittime c’è il capo delle forze di sicurezza talebane a Kabul, Hamdullah Mokhlis.

11 novembre: una delegazione talebana guidata dal ministro degli Esteri, Amir Khan Muttaqi si reca in Pakistan per la prima visita ufficiale. Si tiene la cosiddetta “troika allargata” sull’Afghanistan, composta da Cina, Pakistan, Russia e Stati Uniti. L’incontro riunisce gli inviati speciali dei quattro Paesi con i rappresentanti del nuovo governo ad interim dell’Afghanistan.

11 novembre: il portavoce dei talebani, Zabihullah Mujahid, assicura che l’Isis-Khorasan “non è una grande minaccia”, riferendo che circa 600 affiliati o simpatizzanti sono stati arrestati da metà agosto, tra cui alcune donne.

12 novembre: un’esplosione in una moschea della provincia di Nangarhar, nell’Afghanistan orientale, causa tre morti e il ferimento di almeno 15 persone.

15 novembre: i talebani lanciano un’offensiva nei luoghi dove si sospetta si nascondano i militanti dell’Isis-Khorasan in quattro distretti della provincia di Kandahar, nel Sud del Paese.

21 novembre: i talebani chiedono alle televisioni di non trasmettere più serie in cui si vedono donne recitare e di evitare la diffusione di programmi “opposti ai valori islamici e afghani” o che mostrano il profeta Maometto e altre figure sacre. Le giornaliste che lavorano in tv devono portare il velo islamico quando vanno in onda. Sono le nuove direttive religiose del ministero per la promozione della virtù e la prevenzione del vizio.




Nuove restrizioni a HCMC: il Consolato riceve solo su appuntamento e per urgenze

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coronavirus21HCMC\ aise\ – Il Consolato Generale d’Italia a Ho Chi Minh City opera con personale ridotto in presenza nel rispetto delle nuove disposizioni imposte dalle autorità locali per arginare il diffondersi del Covid e, compatibilmente con i limiti posti alla mobilità in HCMC, riceve solo su appuntamento per casi urgenti, da ottenere scrivendo a hochiminh.consolato@esteri.it. È quanto riferisce il Consolato stesso, dopo le nuove disposizioni introdotte a Ho Chi Minh City e nelle province del Vietnam meridionale di Can Tho, Binh Duong, Binh Phuoc. Tay Ninh, Ba Ria – Vung Tau, Tien Giang, Long An, Vinh Long, Dong Thap, Ben Tre, Hau Giang, An Giang, Bac Lieu, Soc Trang, Tra Vinh, Ca Mau, Kien Giang, Phu Yen, Khanh Hoa e Dong Nai.
A partire dal 5 settembre, le autorità di Da Nang hanno implementato un sistema di restrizione COVID-19 a più livelli basato sul livello di rischio in ciascuna area. Le zone classificate con il colore rosso saranno chiuse per almeno 14 giorni e i residenti saranno testati regolarmente.
Ho Chi Minh City continua ad applicare rigide misure di distanziamento sociale almeno fino alla fine di settembre 2021 (ordine di “stay at home” e coprifuoco dalle 18.00 alle 6.00). E’ previsto un allentamento delle restrizioni solo in alcuni distretti (tra i quali Can Gio, Cu Chi, Distretto 7). Dal 9 settembre le autorità di Ho Chi Minh City hanno permesso la riapertura dei servizi di take-away e food delivery dei ristoranti (solo attraverso i servizi di consegna online) dalle 6.00 alle 18.00 all’interno dei singoli distretti. (aise)




Protezione delle donne afghane: il Parlamento Ue chiede un programma speciale di visti

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16afghanSTRASBURGO\ aise\ – Contro la “presa di potere violenta dell’Afghanistan”, servono “più aiuti umanitari e una risposta coordinata per proteggere i più vulnerabili”. È quanto sostiene il Parlamento Europeo che in una risoluzione adottata oggi con 536 voti favorevoli, 96 contrari e 50 astensioni, chiede all’UE e ai suoi Stati membri di collaborare per agevolare l’ulteriore evacuazione dei cittadini UE e degli afghani a rischio, in particolare ricorrendo ai corridoi sicuri a disposizione.
Nella risoluzione gli eurodeputati esprimono il loro “sconcerto per le violazioni segnalate di esecuzioni di civili e membri delle forze di sicurezza nazionale afghane, per il reclutamento di bambini soldato, la repressione delle proteste pacifiche e delle espressioni di dissenso e le restrizioni dei diritti umani imposte in particolare nei confronti di donne e ragazze”.
AIUTARE I PAESI VICINI DELL’AFGHANISTAN E COLORO CHE CERCANO PROTEZIONE DAL REGIME TALEBANO
I deputati sottolineano che la maggior parte dei rifugiati afghani cercheranno protezione nei paesi vicini. L’UE dovrebbe quindi sostenere questi paesi e agevolare la creazione di corridoi umanitari per la fornitura di aiuti alimentari, acqua, servizi igienico-sanitari e medicinali. Tuttavia, ciò non può costituire un’alternativa a una vera e propria politica europea in materia di asilo e migrazione, che dovrebbe concentrarsi sul reinsediamento delle persone più a rischio e più vulnerabili e includere un programma speciale di visti per le donne afghane che cercano protezione dal regime talebano.
Il Parlamento invita i Paesi UE a riesaminare le domande di asilo attuali e recenti, comprese quelle respinte, sottolineando che in nessun caso devono essere effettuati rimpatri forzati in Afghanistan. Inoltre, chiede alla Commissione di pubblicare una proposta legislativa per i visti umanitari e un’equa condivisione di responsabilità tra gli Stati membri.
IMPEGNO OPERATIVO CON I TALEBANI, NO A RICONOSCIMENTO UFFICIALE
I deputati riconoscono che l’impegno operativo con il governo dei Talebani è necessario per questioni logistiche e umanitarie, al fine di fornire assistenza umanitaria ai civili in difficoltà e un passaggio sicuro per i cittadini stranieri e afghani che vogliono lasciare il paese. Tuttavia, questi contatti dovrebbero rimanere strettamente limitati a questi scopi, in quanto non sono state soddisfatte le condizioni per il riconoscimento politico dei dirigenti di fatto talebani che hanno assunto il potere con mezzi militari e stanno attualmente distruggendo i risultati realizzati negli ultimi 20 anni.
CAMPANELLO D’ALLARME PER L’UE
Il ritiro delle forze statunitensi e internazionali dall’Afghanistan è un fallimento collettivo della politica e della strategia estera e di sicurezza dell’Occidente e bisogna trarre seri insegnamenti da questa esperienza per il futuro. Inoltre, questo fallimento potrebbe significare un vantaggio strategico per le potenze non occidentali e i paesi vicini, in particolare il Pakistan e la Cina e, in misura minore, la Russia.
Infine, i deputati sottolineano che l’UE ha bisogno di rafforzare significativamente la sua capacità di agire in modo autonomo e di rafforzare la sua cooperazione in materia di difesa, costruendo una vera e propria Unione Europea della difesa. (aise) 




Tokio, è sempre più “Grande Italia”

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capturaUn’altra giornata di grandissime soddisfazioni, alle Olimpiadi di Tokio, per l’Italia sportiva.

Oggi, infatti, sono arrivate (finora) altre tre medaglie d’oro.

Busà nel karate, poi la Palmisano nei 20 km di marcia e, infine, la spettacolare vittoria della nostra staffetta 4 x 100.

Cinque medaglie d’oro per gli azzurri nell’atletica leggera, un risultato inimmaginabile.




Ufficiale, l’Italia guiderà la Nato in Iraq. Ora inizia la (vera) missione

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logo formiche sitowebÈ ufficiale: sarà l’Italia a guidare il rafforzato impegno della Nato in Iraq dalla prossima primavera. Come anticipato due giorni fa da Formiche.net, l’Alleanza Atlantica ha inviato formale notifica alla rappresentanza permanente del nostro Paese, guidata dall’ambasciatore Francesco Talò. Ad accogliere con “soddisfazione” l’assegnazione ufficiale del comando è stato Lorenzo Guerini, che ha seguito il dossier e promosso la candidatura italiana nei molteplici tavoli con alleati e partner, a partire dalle autorità di Baghdad. Dopo quattro viaggi nel Paese in poco più di un anno, l’ultimo contatto solo poche settimane fa, nell’incontro a Roma con il collega Jumaah Enad nell’ambito della visita della delegazione governativa guidata dal premier Mustafa Al- Kadhimi, intrattenutosi con Mario Draghi.

“Le istituzioni italiane sono al fianco dell’Iraq e ne sostengono la stabilità”, ha detto Guerini in quell’occasione. È proprio questo ad aver spinto l’Italia a candidarsi per la “Nato mission in Iraq”, o “Nmi”, attiva dal 2018, che l’Alleanza Atlantica ha scelto di potenziare già a febbraio 2020, seguendo la richiesta di Baghdad. Trattasi di “missione di consulenza, addestramento e sviluppo delle capacità non di combattimento, condotta nel pieno rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale dell’Iraq”. L’Italia la guiderà dal prossimo maggio, quando si chiuderà mandato affidato alla Danimarca (con il tenente generale Michael Lollesgaard).

La decisione di potenziare l’impegno della Nato in Iraq è avvenuta sulla scia delle difficoltà registrate dagli Stati Uniti nel Paese, tra gli attacchi alle basi americane e le rimostranze della stessa politica irachena (con influenze di Teheran) dopo l’uccisione a Baghdad del leader iraniano Qassem Soleimani, a gennaio dello scorso anno. In parallelo si è evoluta l’esigenza sul campo, vista l’attenuazione della minaccia frontale dell’Isis (sconfitto sul campo), che ha orientato l’Iraq alla ricerca di sostegno maggiore su elementi di consolidamento e prevenzione: training, intelligence e consulenza. Non è un caso che il potenziamento della missione Nato stia avvenendo attraverso un progressivo trasferimento di competenze dalla Coalizione globale anti-Daesh, nata con lo specifico obiettivo di combattere e sconfiggere l’Isis. Lunedì, alla Casa Bianca, Joe Biden e Mustafa Al- Kadhimi hanno messo la firma sul nuovo “rapporto strategico” tra i due Paesi, certificando il ritiro completo delle forze americane dall’Iraq entro la fine dell’anno. Resteranno però le unità addette alle competenze di cui sopra, a conferma di una revisione dell’impegno Usa prevista e concordata con alleati, partner e autorità locali.

L’Italia ha scelto di aumentare il proprio impegno in Iraq. Lo ha fatto rispondendo alle richieste di Baghdad, alla domanda degli Stati Uniti (che chiedono da tempo agli alleati maggiori assunzioni di responsabilità in Medio Oriente) e ai propri interessi nazionali. Come notavamo solo pochi giorni fa, alla lotta al terrorismo si aggiungono interessi di natura strategica ed economica. Secondo i dati dell’Unione petrolifera italiana, nel 2020 l’Iraq è stato il secondo fornitore di greggio al nostro Paese (preceduto solo dall’Azerbaijan), coprendo oltre il 17% della domanda nazionale. Nel 2019 era al primo posto, con una quota del 20%, mentre nei primi quattro mesi del 2021 si colloca al quarto posto, dopo Azerbaijan, Libia e Arabia Saudita.

Nel 2020 il nostro Parlamento ha autorizzato un dispiegamento di 1.100 unità per l’operazione Prima Parthica, all’interno della Coalizione anti-Daesh, e di 46 unità per la Nato training mission. Con il progressivo potenziamento della missione dell’Alleanza anche il contributo italiano ai due impegni è destinato a mutare. Il Consiglio dei ministri ha approvato a metà giugno la delibera sulle missioni internazionali, ora al vaglio del Parlamento. Vi si può apprezzare il parziale spostamento di assetti dalla Coalizione alla missione Nato, con la prima che vede autorizzato un dispiegamento massimo di 900 unità (200 in meno rispetto al 2020) e la seconda che sale a circa 280 unità (oltre 200 in più rispetto al 2020).

da “leformiche.net”




Tokyo 2020, domani cerimonia: boom contagi covid in città

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tokyo2020 skate afpRecord di contagi di coronavirus oggi a Tokyo, in Giappone. Alla vigilia dell’apertura delle Olimpiadi, si è registrato il numero più alto di nuovi casi covid degli ultimi sei mesi. Lo riferiscono le autorità sanitarie locali parlando di 1.979 positivi nelle ultime 24 ore, il dato più alto da gennaio. Si tratta di un aumento di oltre 600 contagi rispetto alla scorsa settimana e di 147 casi rispetto a ieri. Dei nuovi casi, undici riguardano atleti giunti a Tokyo per partecipare alle Olimpiadi. I Giochi olimpici, rimandati di un anno a causa della pandemia, si svolgeranno per la prima volta senza pubblico e con eccezionali misure per contenere la diffusione del virus.

ADN KRONOS




“Progetto e materia”: l’Italian Design Day in Corea

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logo idd 2021SEOUL\ aise\ – I prossimi 21 e 22 luglio Seoul ospiterà la V edizione dell’Italian Design Day, appuntamento oramai imperdibile per chi segue la scena del disegno industriale internazionale e dedicato quest’anno al tema “Progetto e materia: nuove sfide per la ripartenza sostenibile del Made in Italy”.
La giornata, organizzata al livello mondiale, mira a raccontare la conclamata expertise italiana in questo settore, creando connessioni, legami e sinergie con il mondo del design dei singoli Paesi coinvolti.
“Come Ambasciata d’Italia in Corea partiamo avvantaggiati”, si legge in una nota, “essendo questo un Paese particolarmente sensibile ai temi della bellezza, della moda, del “ben fatto” e soprattutto dell’innovazione. È questa infatti la parola chiave del design day di quest’anno: progetti e materiali all’avanguardia che permettano di coniugare la creazione di oggetti di tendenza con le sfide contemporanee, quale quella della sostenibilità e dell’ambiente”.
L’Italian Design Day 2021 avrà un ambasciatore del Design di eccezione, già ben conosciuto in Corea: Giulio Cappellini, che con i suoi design iconici ha scritto la storia del design italiano e mondiale e che oggi è impegnato nella promozione di un disegno industriale longevo con un impatto ambientale ridotto, ma che guardi comunque sempre anche all’estetica.
Nei webinar del 21 e del 22 luglio, l’architetto italiano racconterà il suo impegno in questo campo e sarà aperto ad un confronto in diretta per parlare di queste rilevanti tematiche con importanti esponenti coreani del settore design. Se la prima giornata si incentrerà soprattutto sul lavoro del designer Cappellini, la seconda giornata permetterà un dibattito con designer coreani formatisi in Italia, che racconteranno tutto ciò che può nascere dalla combinazione tra know how italiano e creatività coreana.
Il rafforzamento del rapporto Italia-Corea nel settore del design è d’altronde un fenomeno già in atto come dimostrato dai dati delle importazioni: il settore dell’arredamento è tra quelli che ha visto una delle crescite maggiori in Corea, segnale dell’interesse che qui hanno allo stile e al design italiano.
Dal 2020 alla prima metà del 2021 (gennaio-maggio 2021) le nostre importazioni sono cresciute quasi del 50% (46,5%). L’anno precedente (2020) la crescita era stata dello 0,63%, dato comunque straordinario considerate tutte le difficoltà legate alla pandemia e al rallentamento degli scambi internazionali. L’Italia rappresenta il 3° fornitore assoluto e 1° extra asiatico della Corea del Sud di prodotti di arredamento dopo Cina e Vietnam e precedendo, oltre a Germania e Francia, altri attori con forte tradizione manifatturiera come Indonesia, Malesia e Giappone. Seoul è inoltre uno dei 10 mercati al mondo più vivaci per le importazioni mondiali di arredamento e il secondo in estremo oriente, significando la necessità di mantenere altissima l’attenzione su questo Paese, trend setter di tutta l’Asia sia per il design che per lo stile e l’innovazione anche grazie al notevole soft power culturale di cui dispone.
L’Italian Design Day si svolgerà online per permettere di rispettare a pieno le disposizioni governative coreane legate al contenimento del Covid 19. L’Ambasciata d’Italia a Seoul, l’Istituto Italiano di Cultura e l’Istituto per il Commercio con l’Estero (Italian Trade Agency) si sono in ogni caso adoperati per consentire una partecipazione in diretta del più alto numero di ospiti selezionati possibile, che potranno seguire le due giornate anche sui social ed interagire personalmente con i nostri relatori d’eccezione. (aise)