Vaccini per gli italiani in Thailandia: Del Mastro (Fdi) interroga Di Maio

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vaccinoROMA\ aise\ – Cosa intende fare il Governo “per aiutare gli italiani residenti in Thailandia”? A chiederlo è Andrea Del Mastro Delle Vedove in una interrogazione al Ministro degli esteri Di Maio in cui denuncia le difficoltà ad accedere ai vaccini dei connazionali residenti in Thailandia.
“Ho ricevuto una preoccupante segnalazione da parte del Ctim – Comitato tricolore per gli italiani nel mondo che denuncia la disparità di trattamento a cui sono sottoposti i cittadini italiani residenti in Thailandia”, scrive il deputato nella premessa. “Secondo quanto indicato dalla nota del Ctim, in Thailandia la pandemia è in fase di recrudescenza e la campagna vaccinale, al momento in grave ritardo, si basa sul siero cinese Sinopharm; Bangkok e cinque province limitrofe sono tornate sotto pesanti restrizioni nel tentativo di limitare la diffusione della variante Delta del COVID-19”.
“Il nuovo semi-lockdown – annota Del Mastro – prevede un coprifuoco dalle 21 alle 4, la chiusura dei centri commerciali e di altre tipologie commerciali come centri massaggi e centri sportivi, e l’obbligo ai ristoranti di operare solo per asporto; data la scarsità di dosi, attualmente non è prevista una vaccinazione a tappeto per la popolazione straniera ivi residente, ma, stando a quanto comparso sul sito dell’ambasciata italiana il 24 giugno 2021, il Governo thailandese ha assicurato l’inclusione degli stranieri nella campagna vaccinale, con tempistiche che variano a seconda della provincia dove si è domiciliati e delle categorie di appartenenza”;
“L’ambasciata – ricorda il parlamentare – ha anche ricordato la possibilità per gli iscritti all’Aire di prenotare un vaccino e di recarsi in Italia per la somministrazione; stando a quanto riportato dal Ctim, l’ambasciatore Galanti si sarebbe sottoposto a vaccinazione in Italia, mentre i membri della delegazione italiana e i rispettivi familiari sarebbero stati vaccinati in loco; diversa sarebbe la strategia adottata da nazioni come Francia, Cina e Svizzera, le quali sembrerebbero aver esportato le dosi in eccesso per consentire la vaccinazione dei propri cittadini all’estero”.
Posto che “ad oggi in Thailandia vivono circa 10.000 italiani e, data la lentezza della campagna vaccinale locale e la chiusura delle attività economiche locali, appare necessario un intervento urgente del Governo italiano a tutela dei nostri connazionali all’estero”, Del Mastro chiede al Ministro “cosa intenda fare il Governo per aiutare gli italiani residenti in Thailandia”. (aise) 




Le opere di Raffaello al Guardian Art Center di Pechino

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raffaello putto21PECHINO\ aise\ – Si è tenuta oggi la cerimonia di inaugurazione della mostra “Meet Raphael: Masterpieces from Renaissance to Neoclassicism” presso il Guardian Art Center di Pechino dove sarà ospitata fino al 14 ottobre 2021, dopo una precedente prima tappa in Cina presso il Nanshan Museum di Shenzhen.
All’inaugurazione hanno partecipato l’ambasciatore d’Italia in Cina, Luca Ferrari, i vertici del Guardian Art Center Museum ed alti esponenti del mondo dell’arte della capitale cinese e, in video-collegamento, il curatore della mostra e segretario generale dell’Accademia Nazionale di San Luca, Claudio Strinati.
La mostra è un progetto internazionale realizzato con la direzione scientifica dell’Accademia di San Luca di Roma, tra le più importanti e antiche accademie italiane fondata nel 1593, incentrato sull’eredità culturale di Raffaello Sanzio, in occasione del cinquecentesimo anniversario della sua morte celebrato nel 2020. Presenta oltre 60 capolavori, di cui 39 preziose opere originali di Raffaello, Perugino, Pietro da Cortona, Canova e altri grandi maestri, provenienti dalla collezione dell’Accademia Nazionale di San Luca a Roma e dalla Galleria Nazionale dell’Umbria.
L’esposizione intende illustrare i principi artistici classici stabiliti da Raffaello, uno dei maestri del Rinascimento italiano. La narrazione della sua vita e del suo processo di sviluppo intendono mostrare anche la diffusione dei canoni classici di Raffaello, la sua influenza sulle norme artistiche oltre al suo contributo alla storia dell’architettura.
Tra i capolavori in mostra, il Putto Reggifestone merita una menzione particolare, poiché solo quest’anno, poco prima di essere spedito dall’Italia in Cina, è stato riconosciuto opera autentica dal Maestro del Rinascimento italiano.
Nel suo discorso l’ambasciatore Ferrari ha sottolineato come “in ogni percorso umano, anche artistico, vi sono figure di riferimento che dettano i tempi e ispirano le nuove generazioni. Con la mostra al Guardian Art Center Museum, valorizziamo il genio di Raffaello Sanzio, che ha interpretato un ruolo chiave nella definizione e diffusione del “canone classico”. Portando in Cina opere originali di Raffaello, arricchiamo straordinariamente il calendario di eventi di “Road to 2022”, percorso di avvicinamento all’Anno della Cultura e del Turismo Italia-Cina del 2022”. (aise)




Comites Tel Aviv: assemblea rinviata al 9 luglio

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comitestelavivTEL AVIV\ aise\ – È stata rinviata al 9 luglio l’assemblea del Comites di Tel Aviv, inizialmente convocata il 2 luglio. Ne dà notizia il presidente Raphael Barki, confermando sia il luogo che l’orario dell’assemblea che si terrà alle 10 presso il Bet Italia, 1 Nachal Soreq, a Yafo.
“Vi invitiamo a sottoporci in tempo utile idee di progetti da candidare a nuove richieste di finanziamento integrativo”, scrive Barki, spiegando che “nel corso della riunione intendiamo rafforzare e portare avanti anche i progetti già in pista, oltre a discutere l’iniziativa comunitaria della Camera di Commercio Israele Italia, che verrà presentata da una sua rappresentanza”.
La riunione è aperta al pubblico. (aise) 




Nasce a Beirut la “Biblioteca Italia”

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15beirutBEIRUT\ aise\ – L’ambasciatrice d’Italia in Libano, Nicoletta Bombardiere, ha inaugurato insieme al direttore del Centro di Lettere e Traduzione, Rabih Machaalany, la Biblioteca Italia, dono del Ministero italiano della Cultura, in collaborazione con il Ministero italiano degli Esteri e della Cooperazione Internazionale, al Centro di Lingue e Traduzione.
La cerimonia si è svolta alla presenza del preside della Facoltà di Lettere e di Scienze Umanistiche presso l’UL, Ahmad Rahab, della direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura in Libano, Monica Zecca, della lettrice presso l’Università Libanese, Caterina Carlini, e di un’ampia rappresentanza di studenti della lingua italiana.
La Biblioteca Italia costituisce un prestigioso riconoscimento che quest’anno il Ministero della Cultura italiano ha deciso di assegnare al Centro di Lingue e di Traduzione quale prominente istituzione nel campo della diffusione dell’italiano. Si tratta di circa 550 volumi su vari temi, dalla letteratura alla storia e alle diverse arti, dalla geografia e paesaggio all’archeologia, alla gastronomia e al cinema, comprendente anche 34 DVD di capolavori del cinema italiano. Un vero e proprio viaggio nel complesso della cultura italiana, attraverso le opere dei maggiori autori classici e contemporanei italiani.
L’Istituto Italiano di Cultura ha voluto valorizzare ulteriormente la donazione dotando la biblioteca di scaffalature appropriate alla conservazione e consultazione dei volumi attualmente esistenti e delle future acquisizioni, in modo da creare una organica e facilmente accessibile sezione italiana della Biblioteca del CLT. (aise)




Prospettive geopolitiche nell’Indo-Pacifico: il seminario delle Ambasciate a Tokyo e New Delhi

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17delukROMA\ aise\ – Si è appena concluso il primo incontro virtuale dedicato alle nuove prospettive geopolitiche nell’Indo-Pacifico promosso e organizzato dalle Ambasciate d’Italia a Tokyo e New Delhi. L’evento – trasmesso in streaming sui canali SNS delle due rappresentanze diplomatiche – ha riunito tra Roma, New Delhi e Tokyo alti funzionari dei rispettivi Ministeri degli Esteri e rappresentanti di qualificati centri di ricerca.

Hanno aperto i lavori gli Ambasciatori d’Italia in Giappone e in India, Giorgio Starace e Vincenzo de Luca, i quali hanno moderato il segmento istituzionale alla presenza del Direttore Generale per la Mondializzazione e le Questioni Globali della Farnesina Luca Sabbatucci, il Direttore Generale Europa del Gaimusho Uyama Hideki e la Secretary (East) del Ministero degli Esteri indiano Riva Ganguly Das.

Ne è seguito un articolato dibattito, moderato da Stefania Benaglia (CEPS, Centre for European Policy Studies), tra esperti di geopolitica: il Direttore di LIMES Lucio Caracciolo, Kikuchi Tsutomu per il Japan Institute for International Affairs e Harsh Pant dell’indiana ORF Foundation. La conversazione si è sviluppata sui temi della sicurezza e della stabilità regionale, della collaborazione con paesi terzi, del multilateralismo e della dimensione socio-economica.

“Il tema dell’Indo-Pacifico – ha osservato Luca Sabbatucci – sta diventando di crescente importanza nelle relazioni internazionali, sia per il suo spessore economico che per le tensioni politiche che attraversano la macro-regione. L’attenzione che l’Unione Europea dedica all’Indo-Pacifico, testimoniata dalle Conclusioni adottate dai Ministri degli Esteri dell’Unione lo scorso 16 aprile, riflette tale rilevanza. Anche per l’Italia sta diventando un’area sempre più prioritaria, come testimoniato dai nostri recenti partenariati con la Indian Ocean Rim Association/IORA e con l’ASEAN”.

Quello di oggi, ha commentato Starace, è stato “un evento riuscitissimo che ha messo in luce l’interesse italiano per un’area cruciale, la regione indo-pacifica, da cui dipendono gli equilibri geopolitici mondiali e le prospettive della ripresa economica post-pandemica. È emersa nel dibattito l’immagine chiarissima di un Indo-Pacifico che siamo tutti determinati a mantenere libero, stabile, inclusivo e prospero”.

Per De Luca “dobbiamo integrare la collaborazione bilaterale per promuovere un approccio multilaterale articolato nella regione dell’Indo-Pacifico, a partire dal rafforzamento dei rapporti economico-commerciali, dove l’Italia può giocare un ruolo di primo piano sulla transizione energetica, la connettività, le infrastrutture e la digitalizzazione”. (aise)




Tel Aviv: l’Ambasciata invita i connazionali a evitare gli spostamenti intorno alla Striscia di Gaza

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12gazaTEL AVIV\ aise\ – Considerata la crescente tensione in Israele delle ultime ore, dettate dalle proteste legate allo sfratto di abitanti palestinesi da Gerusalemme Est, che ha avuto un escalation di violenza che ha portato a più di 30 morti di cui 9 bambini palestinesi nella Striscia di Gaza, l’Ambasciata d’Italia a Tel Aviv ha invitato tutti i connazionali ad attenersi scrupolosamente alle regole di sicurezza comunicate dall’Home Front Command d’Israele o da altre autorità locali e dalle organizzazioni ospiti o istituzioni di riferimento, evitando soprattutto gli spostamenti nel centro e nel sud, in particolare nelle zone adiacenti alla Striscia di Gaza.
Per ogni ulteriore informazione di dettaglio, la sede diplomatica italiana ha spiegato di consultare continuativamente il sito Viaggiare Sicuri alla pagina Israele, il sito dell’Ambasciata a Tel Aviv ed a ricorrere all’assistenza telefonica ad orario più esteso (9.00-13.00/13.30-16.00 Lun-Giov 9.00-13.00 Ven) nonché al cellulare di emergenza dell’Ambasciata. (aise) 




Giornata della Ricerca in Qatar: campagna di comunicazione dedicata ai ricercatori italiani a Doha

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5grimqatarDOHA\ aise\ – In occasione della Giornata della Ricerca Italiana nel Mondo 2021, l’Ambasciata d’Italia in Qatar, con la collaborazione dell’ospedale materno-infantile Sidra Medicina di Doha, ha organizzato una campagna di comunicazione per i social network, nel quadro delle azioni di diplomazia scientifica volte a promuovere le attività dei ricercatori italiani in Qatar.
La campagna si articola in una serie di videoclip che raccolgono le testimonianze di ricercatori italiani in Qatar, pubblicati sui profili Twitter, Facebook e Instagram della Sede.
Tra i protagonisti Davide Bedognetti, oncologo e ricercatore, direttore del Cancer Program, Chiara Cugno, direttrice del Laboratorio Advanced Cell Therapy Core e specialista in oncologia ed ematologia pediatrica, Sara Deola, medico e ricercatrice, Cristina Maccalli, ricercatrice, Massimino Miele, manager del Laboratorio Advanced Cell Therapy Core, Annalisa Terranegra, ricercatrice e professoressa, e Sara Tomei, ricercatrice nel campo della genomica e manager del Omics Core Facility – Integrated Genomics Services. (aise)




Mollo tutto e vado a fare il gelato a Dubai

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gelatoDUBAI\ aise\ – “Se il tuo obiettivo è quello di piacere a tutti non provare a essere un leader, inizia a vendere gelati. (Steve Jobs). Se c’è una cosa italiana, indiscutibilmente italiana che ha conquistato il mondo (come la pizza, tanto per fare un altro esempio) è il gelato. Che, in qualche modo, conoscevano già gli antichi romani, che preparavano una sorta di sorbetto facendo congelare acqua e succhi di frutta in una ciotola immersa in un recipiente più grande pieno di ghiaccio. E che, al gelato come lo conosciamo oggi, aveva cominciato ad assomigliare nella Firenze dei Medici, quando un pollivendolo di nome Ruggeri si era inventato una composta raffreddata di acqua, zucchero e frutta. Andata in sposa al futuro re Enrico II, Caterina de’ Medici si era portata Ruggeri a Parigi. Ed era stata quella, probabilmente, la prima esportazione di gelato nel mondo”. Dalla storia all’attualità: il gelato italiano ha successo anche a Dubai, scrive Benedetta Pasero in questo articolo pubblicato su “DubaItaly.com”, portale fondato e diretto da Elisabetta Norzi.
“Poi sono arrivati i siciliani, naturalmente, che emigrando avevano fatto conoscere i loro gelati nel mondo intero. Ma non solo loro: accanto a quella siciliana, un’altra straordinaria scuola di gelateria era ed è quella della Val di Zoldo, nel Bellunese, conosciuta appunto come la “valle dei gelatieri”. Un successo che si è consolidato di generazione in generazione, fin quando, gli Zoldani, come i Cadorini e altri popoli di quelle valli, diventati nell’800 emigranti, cominciarono a produrre e vendere i loro gelati in terre sempre più lontane.
E a Dubai? Anche qui la storia del vero gelato artigianale è una storia tutta italiana, legata a professionisti venuti a vivere e a far conoscere la loro arte negli Emirati.
“Qualità, qualità, qualità”: sono queste le parole d’ordine del gelato artigianale italiano a Dubai, quello che usa solo ingredienti freschi e di primissima scelta, che ha pochi grassi e viene fatto con passione dopo tanto studio.
A Dubai non è facile da scovare: il mercato è stato per anni dominato dall’“ice cream” americano (guai a chiamare “gelato”, qualcosa fatta di polveri, aromi, stabilizzanti, coloranti e il 30-70% di grassi) o da famose catene che avevano buoni prodotti, ma, comunque, non le caratteristiche per definirsi propriamente “artigianali”.
Se chiedevi in giro come mai nessuno lo facesse, ti rispondevano che, a Dubai, il gelato artigianale “non funziona”, che i clienti sono abituati a sapori dolcissimi, colori brillanti, un prodotto molto grasso e un costo contenuto, impossibile da eguagliare se si usano frutta vera, latte intero e panna fresca. E questo è effettivamente stato vero fino a quando gli italiani non hanno deciso di sfidare il mercato e di provarci, convinti che fosse in qualche modo possibile creare anche qui la cultura del vero gelato italiano.
“A Dubai, la tendenza è sempre stata quella del risparmio sulle materie prime, producendo così un prodotto economico, spesso addirittura simile a quello industriale, fatto con polveri e preparati che lo rendono sempre uguale, – ci spiega Gianni Cimitan, che nel Medio Oriente, dal 1998, vende macchinari, prodotti e preparati per gelateria – ma nonostante proponga ai miei clienti anche prodotti di qualità superiore, sono ancora tanti a ordinare quelli “solo” buoni! Così, dopo 22 anni, mi sono detto che, se non facevano un gelato eccezionale loro, avrei potuto farlo io! Ho chiamato Andrea, uno chef pluripremiato, che, tra le altre cose, aveva vinto il premio per il miglior gelato al cioccolato del mondo, e aperto 100% Gelato. Intendiamoci, con questo non sto assolutamente dicendo di essere l’unico a fare un buon gelato, anzi: ho colleghi che stimo molto, alcuni dei quali sono diventati buoni amici. Ma non siamo in tanti!”
Le “scuole di pensiero” sul gelato artigianale, almeno qui a Dubai, abbiamo scoperto, sono sostanzialmente due: “gelato freddo e leggero” e “gelato caldo e cremoso”. Assolutamente impossibile mettersi d’accordo su quale sia in assoluto “il migliore”, perché, esattamente come succede nello sport o in politica, si scatena, nella comunità italiana, un tifo da stadio che non sente ragioni, se non quelle del cuore e, ovviamente, della gola!
Il gelatiere, quello vero, in fin dei conti è un artista che interpreta, con gli ingredienti migliori che ha a disposizione, il proprio ideale di gelato, basandosi inevitabilmente non solo su ciò che ha studiato, ma soprattutto sulle tradizioni della sua Terra e sui sapori di quando era bambino.
“Io vengo da Sorrento – ci racconta Andrea Way Granville, chef di 100% Gelato – dove il gelato tradizionale è quello da passeggio, bello freddo e compatto. È questo il mio gelato ideale, ed è così che io lo interpreto. In negozio, che io chiamo boutique, lo facciamo davanti ai clienti, mescolandolo con il bastone in una macchina 1929 solo parzialmente automatica, e lo conserviamo nei pozzetti per garantirne la freschezza, per un paio di giorni al massimo. Se, mediamente, i sorbetti, hanno il 30% di frutta, noi ne mettiamo il 45%, e se d’estate si scioglie in fretta è semplicemente perché è completamente naturale”.
Concorda Ivan Calligaris (Cone Street), famoso per il suo gelato senza zucchero, che, sebbene tenda a preferirlo freddo anch’egli, sottolinea che dipende anche molto dalla stagione: per lui il gelato deve essere “di sartoria”: caratterizzato a seconda di chi lo fa e delle esigenze di mercato. “Partendo dallo stesso cestino di fragole, si possono fare decine di gelati diversi!”.
Per Massimo Lapeschi (Massimo’s) il cui gelato, qui, è famoso e apprezzato almeno quanto la sua cucina, il gelato deve essere invece cremoso e caldo, “perché solo così se ne esalta davvero il sapore. Passo in laboratorio anche dieci ore di fila, sperimentando tecniche e ricette nuove, con lo stesso entusiasmo che avevo quando ho cominciato, perché la gelateria è passione, e ci tengo che la base del mio gelato sia una mia ricetta esclusiva”.
Gelato cremoso anche per Ilaria Paci (Mamzi café): nel suo caso, la ricetta arriva direttamente dai suoi soci pasticceri italiani, che ogni anno volano a Dubai per consegnargliela personalmente e assicurarsi che venga seguita e interpretata fedelmente.
Storia completamente diversa, quella de “La Romana”, cinquantesimo punto vendita della storica catena riminese (no, non di Roma! “Romana” era il nome della figlia del fondatore della prima gelateria, nel 1947), che, per garantire stessa qualità e stesso gusto di ogni gelato in ogni angolo del mondo, usa non solo le ricette, ma anche le basi in polvere provenienti direttamente dal laboratorio centrale, che pretende di testare ogni marca di latte, panna e mascarpone locale per essere assolutamente certo che si tratti di prodotti di standard molto elevati: “produciamo solo un chilo o un chilo e mezzo di gelato alla volta e lo teniamo nei pozzetti – ci spiega il manager del punto vendita, Yehia El Kara (che viene da Alba, a dispetto al nome straniero) –questo significa rifare ogni gusto anche quattro o cinque volte al giorno, ma in questo modo riusciamo ad avere un gelato freddo e cremoso allo stesso tempo”.
C’è però una cosa su cui tutti concordano, ed è, appunto, la qualità delle materie prime e l’attenzione per chi ha allergie o esigenze alimentari particolari: tutti loro possono garantire un prodotto privo di glutine e sorbetti senza tracce di latte.
“A breve – sottolinea Ilaria – avremo anche creme lactose free”, mentre Massimo’s ha un sorbetto al cioccolato per i più golosi che, però, sono costretti a rinunciare al lattosio e Cone street, che usa la stevia al posto dello zucchero, ha appena lanciato una gamma di gelati proteici per chi segue diete ketogene.
Un altro aspetto interessante dell’artigianalità è quello di poter aggiungere ai gusti della tradizione italiana i sapori locali: “La vera artigianalità sta anche in questo – spiega chef Andrea. – Tutti i nostri ingredienti di base sono italiani e della migliore qualità disponibile, dal latte alle nocciole IGP Piemonte, ai pistacchi di Bronte. Non usando mai né polveri né aromi, se troviamo dei bellissimi avocado, facciamo il gelato con quelli! Durante il Ramadan lo faremo anche al dattero, insieme al sorbetto al tamarindo e al melograno. Abbiamo già provato ricotta e noci, zafferano, pinoli, ed è stato un successo”. Frutto della stessa filosofia sono i gusti alla rosa e al karak di Mamzi e i macadamia, caramello, noce con fichi caramellati di Massimo’s; mentre La Romana, che deve poter offrire gusti identici in tutti i suoi punti vendita, è più tradizionalista: “Abbiamo aperto il giorno di Natale – sottolinea Yehia, e i gusti più particolari che abbiamo preparato sono stati ricotta e fichi caramellati, pera e croccante all’amarena, ma durante il Ramadan prepareremo anche noi il dattero”.
E la clientela? Cos’è cambiato, negli ultimi tre anni, cosa ha fatto sì che, finalmente, il buon gelato artigianale venga capito e apprezzato anche dai non italiani?
Da un lato ci sono stati i viaggi in Italia di tanti emiratini, asiatici e mediorientali che, una volta tornati qui, ricercavano i sapori dei quali si erano innamorati in vacanza. Dall’altro, a causa della pandemia, c’è stata la mancanza dei viaggi: così i residenti hanno cercato di scoprire ogni settimana qualcosa di nuovo qui in città, sono diventati curiosi e hanno voluto sperimentare cucine diverse e locali in cui non erano mai stati prima. Secondo Massimo, poi, “la bontà è universale”! Emblematica, la storia di un cliente cinese, a cena nel suo ristorante, al quale aveva offerto del gelato: “I don’t like ice cream, mi rispose, ma gliel’ho offerto e, da allora, è diventato un habitué e ha provato ogni gusto disponibile!”.
Chef Andrea aveva messo, in gelateria, la macchinetta per il soft serve, ma l’ha tota dopo appena qualche giorno: “pensavo di usarla per creare dei gusti particolari, ma, specialmente gli arabi, entravano e chiedevano quello, perché era ciò che conoscevano, ciò che mangiavano da bambini. Ma una volta assaggiato quello vero, non sono più tornati indietro e, oggi, sono clienti fissi!”.
Anche Ivan ha vissuto una frustrazione simile: “avevo fatto studi e prove lunghissime per ottenere il pistacchio perfetto, e i ragazzi indiani che passeggiavano a JBR mi chiedevano se avessi il gusto bubble gum. La vaniglia? Pensano che se non è piena di semini non sia buona! Ma, piano piano, i residenti hanno capito!”
I clienti del Mamzi, invece, sono quelli tipici del creek: qualche turista, tantissimi asiatici, molti local: hanno scoperto il gelato quando Ilaria ha messo quello al pistacchio nel Umm Ali, un dolce tipico della cucina mediorientale, e solo a quel punto si sono incuriositi e hanno chiesto di provare anche gli altri gusti! Con il lockdown e tutte le attività chiuse, poi, hanno iniziato, insieme a tanti italiani, ad ordinarlo direttamente a casa. Ed è così che qui, è diventato davvero “famoso”!
Guardando una vetrina, però, quali solo le accortezze da tenere presente per renderci conto se un gelato è davvero fresco e artigianale? “I colori, innanzi tutto – ci spiega Gianni, che, nel curriculum ha anche un “World Guinness Record”.– se sono fluorescenti, il gelato è certamente stato fatto con le polveri o con l’aggiunta di coloranti. Prendete il pistacchio come esempio: quello “vero” è marrone! Più lo vedete verde, più coloranti ci sono dentro. Così come la nocciola: dovrebbe essere chiarissima. La fragola, infine, non è quasi mai di un rosso molto acceso. Controllate anche la spatolabilità del gelato: se vedete delle crepe significa che non è più fresco”.
Non è affatto escluso, poi, che in futuro nuovi gusti arricchiranno il “menù” dei maestri gelatai italiani a Dubai. Non sono creme e frutta, ma ingredienti sempre più “gastronomici”: come se ne trovano in alcune gelaterie italiane che propongono sorbetti alla lattuga o gelati al gorgonzola. Perché non bisogna mai dimenticare che un buon gelato artigianale italiano non è solo un dessert, ma può essere un intero pasto. Dal punto di vista, calorico, proteico e del gusto straordinario”. (aise) 




Cina. L’Ambasciatore Ferrari alla Camera di Commercio italiana

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26feerambaPECHINO\ aise\ – L’Ambasciata d’Italia a Pechino ha ospitato oggi l’Assembla Generale dei soci della Camera di Commercio Italiana in Cina (CCIC) aperta dall’Ambasciatore Luca Ferrari.
Nel suo intervento, Ferrari ha sottolineato l’importante attività svolta dalla CCIC per la promozione del sistema economico italiano in Cina grazie alla base associativa in costante aumento (circa 600 imprese associate), alla ampia presenza di uffici di rappresentanza sul territorio e allo stretto coordinamento con l’Ambasciata e le altre Istituzioni italiane.
Il Presidente della CCIC, Paolo Bazzoni, ha quindi presentato le linee strategiche di sviluppo che hanno come principale obiettivo quello di aggregare il tessuto imprenditoriale italiano per avere una voce comune e più influente in un Paese dalle dimensioni continentali come la Cina.
Bazzoni ha voluto citare come esempio di successo della collaborazione con l’Ambasciata l’organizzazione lo sorso anno di una serie di voli speciali per consentire – nel contesto della perdurante assenza di connessioni aeree a causa della pandemia – il rientro degli imprenditori e dei loro famigliari in Cina.
Durante i lavori, è stato evidenziato che l’azione del Sistema Italia in Cina è di primaria importanza per la ripresa e la stabilità del sistema produttivo italiano e ha consentito di finalizzare importanti intese di collaborazione commerciale volte ad agevolare l’accesso delle imprese italiane al mercato cinese e a lanciare cooperazioni in mercati terzi, improntate ai più rigorosi standard di sostenibilità finanziaria, ambientale e sociale.
Il valore delle esportazioni italiane in Cina nel 2020 ha raggiunto i 12,89 miliardi di euro. A febbraio 2021 l’export italiano nel Paese è aumentato del 54,2% rispetto allo stesso mese del 2020, proseguendo il trend fortemente positivo iniziato già nel secondo semestre dello scorso anno. (aise) 




India, clima: l’Italia entra nell’ISA

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17indiaROMA\ aise\ – L’Italia aderisce alla International Solar Alliance (ISA). L’accordo è stato siglato oggi, 17 marzo, dall’Ambasciatore d’Italia in India, Vincenzo De Luca, presso la sede di Jawaharlal Nehru Bhawan del Ministero degli Affari Esteri indiano.
L’ISA, il cui Segretariato ha sede a Delhi, è stata lanciata a Parigi nel 2015 dal Primo Ministro Modi in occasione della Conferenza ONU sui cambiamenti climatici COP21 con l’obiettivo di creare una piattaforma per lo sviluppo di tecnologie per la produzione di energia solare e per accrescere lo sviluppo sostenibile e rafforzare la sicurezza energetica, nonché l’accesso all’energia ai paesi in via di sviluppo.
L’adesione dell’Italia all’ISA avviene in un anno cruciale per il nostro paese, presidente del G20 e co-presidente della COP26, e su un tema prioritario quale l’economia verde.
Per l’Italia, infatti, il solare è già la seconda fonte per la produzione di energia elettrica da rinnovabili, preceduta solo dall’idroelettrico. Essa è destinata a triplicare in base alla proposta di Piano Nazionale integrato per l’energia ed il clima, divenendo nel 2030 la prima fonte rinnovabile di generazione elettrica. L’Italia, inoltre, è oggi il sesto paese a livello mondiale per capacità solare installata e secondo nell’UE.
“La transizione energetica verso fonti pulite e sistemi energetici a basse emissioni – ha commentato l’Ambasciatore de Luca – è una priorità su cui registriamo convergenze fondamentali con i nostri partner anche nei principali fora multilaterali come il G20, l’AIE e l’Irena. Auspichiamo che l’ISA possa massimizzare le sinergie con le principali organizzazioni internazionali energetiche”. (aise)