Primo volo verso Gedda per i turisti bloccati a Socotra

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isola socotra 1200x675La compagnia aerea yemenita ha accettato di predisporre un primo volo, con destinazione Gedda, in Arabia Saudita, per iniziare a risolvere il blocco dei voli nell’isola di Socotra. Sono oltre 80 gli italiani bloccati da giorni a Socotra, isola dell’Oceano Indiano appartenente allo Yemen. La Farnesina e l’Ambasciata d’Italia a Riad, competente per lo Yemen, continua a tenere i contatti con i turisti italiani coinvolti e sta premendo sulle autorità e sulle compagnie aree regionali per predisporre nuovi voli, mantenendo aperto lo spazio aereo.

Dal 2018 Socotra si trova sotto il controllo del “Consiglio Transitorio del Sud (STC)”, gruppo separatista appoggiato dagli Emirati Arabi Uniti e in contrasto con il governo yemenita internazionalmente riconosciuto, sostenuto dall’Arabia Saudita. Gli scontri tra STC e forze governative hanno comportato anche la chiusura dello spazio aereo sopra Socotra dal 1 gennaio, bloccando il rientro di oltre 400 turisti stranieri.

Si ricorda che il sito Viaggiare Sicuri della Farnesina riporta come i viaggi in Yemen, compresa l’isola di Socotra, siano assolutamente sconsigliati.




Yemen, centinaia di turisti bloccati sull’isola di Socotra

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socotra yemenOltre 400 turisti, tra cui 86 italiani, sono rimasti bloccati sull’isola di Socotra, nel mare Arabico al largo delle coste dello Yemen, dopo la cancellazione dei voli di rientro causata dall’escalation di tensioni armate e chiusura dello spazio aereo. Il volo di ritorno verso gli Emirati Arabi Uniti (effettuato dalla compagnia low cost Air Arabia) è stato infatti sospeso a tempo indeterminato e ai turisti è stato sconsigliato di spostarsi. Fonti locali hanno confermato che oltre i turisti non sono ancora riusciti a partire e attendono informazioni sulle operazioni di rientro, mentre le autorità isolane stanno tentando di gestire la situazione di emergenza.

Un episodio simile era già accaduto a maggio 2024, sempre a Socotra, quando 15 turisti italiani erano stati costretti a prolungare la loro vacanza sull’isola.

L’isola di Socotra, Patrimonio dell’Unesco, è famosa per essere considerata un “paradiso”: è infatti chiamata anche “la Galapagos dell’oriente” e ospita tantissime specie di piante e animali che non si trovano da nessun’altra parte del mondo.

Secondo quanto riportato da Repubblica, alcuni dei turisti italiani contattati hanno assicurato di essere in buona salute, pur vivendo una situazione di incertezza: molti sono bloccati sull’isola dal 1° gennaio e non sanno ancora quando potranno lasciare il territorio.

“Io sarei dovuto rientrare venerdì ma dal 31 qui è tutto bloccato – racconta un turista al

La Farnesina ha attivato immediatamente la sua unità di crisi, che sta lavorando in stretto raccordo con i tour operator e con l’ambasciata italiana competente, con sede a Riad, in Arabia Saudita, per organizzare il rientro dei connazionali e fornire assistenza. La comunicazione ufficiale invita chiunque sia coinvolto a mantenere contatti costanti con il proprio tour operator e con le autorità diplomatiche per aggiornamenti sulla situazione.

 

ag. Dire – www.dire.it




Cisgiordania, gli attivisti italiani aggrediti dagli israeliani: “I coloni sono già tornati”

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cisgiordania 1024x461“Noi ora siamo al sicuro, quindi la nostra preoccupazione è per i palestinesi residenti al villaggio: sappiamo che dopo averci aggredito la notte, i coloni israeliani mascherati sono già tornati nel pomeriggio a bordo di quad per terrorizzare i residenti e temiamo nuovi assalti“. Ne parlano con l’agenzia Dire due dei tre attivisti italiani della campagna palestinese Faz3a, che nella notte tra sabato e domenica sono stati aggrediti nel sonno da una banda di dieci coloni armati di pistole e spranghe, riportando ferite ed ematomi, e subendo il furto di smartphone, passaporti, carte di credito e altri effetti personali.

I due attivisti chiedono che non sia reso noto il loro nome per ragioni di sicurezza e continuano spiegando che la loro preoccupazione dipende dal fatto che “quando sono i palestinesi a subire attacchi, le aggressioni sono molto più violente“. Lo dimostra, ad esempio, il fatto che nei momenti concitati dell’aggressione, “i coloni abbiano caricato i fucili quando hanno visto i palestinesi giungere in nostro soccorso. Non gli hanno sparato ma gli hanno anche lanciato delle pietre contro”.
I tre italiani, insieme a un cittadino canadese, erano da alcuni giorni nel villaggio di Ein El-Duyuk, nei pressi di Gerico, nell’ambito della campagna palestinese Faz3a, che promuove viaggi di cittadini stranieri per convivere per un periodo nei villaggi. L’obiettivo, da un lato, è di proteggere i residenti dagli attacchi dei coloni e, dall’altro, quello di documentare abusi e assalti. “Da due mesi sappiamo che gli attacchi ad El-Duyuk sono aumentati- proseguono i due attivisti di Faz3a- dopo che è stato costruito un nuovo avamposto vicino a una base militare. Sono pressoché quotidiani”.

Stando agli attivisti, si va dai coloni che attraversano le strade del villaggio a bordo di moto e quad, per intimidire e spaventare la popolazione, ad aggressioni che comportano la distruzione di porte, finestre o pannelli solari. Una casa in costruzione è stata vandalizzata due volte. C’è poi il furto di proprietà privata, “duecento le capre rubate in tutto”. “Da quando siamo qui- proseguono gli attivisti- la gente ha perlomeno potuto dormire delle notti intere, perché non hanno dovuto fare le ronde. Immaginate bene che tante famiglie, anche con bambini piccoli, non riescano a vivere serene in questo clima“.

Ein Al-Duyuk è un villaggio situato nell’Area A della Cisgiordania, quella delle tre che stando agli Accordi di Oslo del 1994 è sottoposta al controllo pieno dell’Autorità nazionale palestinese (Anp). Tuttavia, “la polizia palestinese non ha molto potere perché, se interviene, l’Anp stessa rischia rappresaglie, oltre alla popolazione palestinese”. Non resterebbe quindi che chiedere l’intervento dell’esercito israeliano che tuttavia “ogni volta si rifiuta, o peggio”. E’ cosa nota che nelle aree B e C, dove invece è presente, “l’esercito intervenga dopo gli attacchi dei coloni per arrestare i residenti palestinesi o compiere violenze anche peggiori”.

Ora i tre connazionali sono al sicuro ma sono incerti se denunciare l’aggressione subita anche alle autorità israeliane, oltre a quelle palestinesi, nonostante Israele abbia annunciato l’avvio di un’inchiesta. Entrare in una stazione di polizia “significa rischiare l’arresto, anche per gli attivisti internazionali, e spesso l’epilogo è il rimpatrio forzato”, concludono.

ag. Dire – www.dire.it




Incendio a Hong Kong: nessun italiano coinvolto

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hong kong 1024x610Hong Kong è stata scossa da uno dei più gravi incendi residenziali della sua storia recente. Le fiamme, divampate nel complesso Wang Fuk Court nel distretto di Tai Po, hanno rapidamente avvolto le torri abitative alimentate da un’impalcatura esterna in bambù utilizzata per lavori di ristrutturazione. Il bilancio è pesantissimo: decine di vittime accertate, oltre duecento dispersi e centinaia di famiglie evacuate. Le autorità locali hanno classificato l’episodio come incendio di livello massimo, mentre proseguono senza sosta le operazioni di soccorso e l’inchiesta per accertare le responsabilità. Tre persone, tra cui dirigenti della ditta edile, sono già state arrestate con l’accusa di negligenza grave.

La comunità italiana: nessuna segnalazione ufficiale di coinvolti

Al momento, secondo le informazioni disponibili, non risultano italiani coinvolti tra vittime, feriti o dispersi. La comunità italiana residente a Hong Kong — stimata in alcune centinaia di persone — ha seguito con forte preoccupazione gli sviluppi, ma né i gruppi locali né le autorità consolari hanno diffuso segnalazioni di connazionali colpiti dalla tragedia. La situazione rimane comunque fluida e in costante aggiornamento; le nostre redazioni continueranno a monitorare la comunicazione delle autorità locali e dei media internazionali, pronti a informare tempestivamente in caso emergano elementi nuovi.

Vicini alla comunità colpita: una tragedia che riguarda tutti gli espatriati

Oltre ai numerosi morti e dispersi, l’incendio ha lasciato centinaia di famiglie senza casa, mettendo in evidenza ancora una volta la vulnerabilità degli espatriati e delle comunità internazionali che vivono in grandi centri urbani asiatici. La tragedia riapre il dibattito sulla sicurezza degli edifici in ristrutturazione, sulle responsabilità delle imprese e sulla tutela degli affittuari, temi che toccano da vicino anche molte altre comunità straniere nel mondo.

Fatti Nostri esprime vicinanza alla popolazione colpita e invita gli italiani residenti nella regione a mantenersi informati tramite fonti ufficiali e contatti consolari.




Cinque alpinisti italiani ritrovati vivi in Nepal: il dramma e il sollievo nell’Himalaya

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capturaDopo giorni di angoscia per il gruppo disperso, il Nepal annuncia che cinque italiani sono stati contattati – restano purtroppo confermate tre vittime italiane e altri dispersi.

Un respiro di sollievo per la comunità degli alpinisti italiani: il Ministero degli Esteri ha comunicato che è stato ristabilito il contatto con cinque alpinisti italiani che si trovavano nelle montagne nepalesi, dopo che nei giorni scorsi erano risultate perse le comunicazioni con loro.

I cinque — secondo quanto riferito — provengono dalla provincia di Como e stavano compiendo una spedizione nei dintorni del Monte Yalung Ri, nella zona del distretto di Dolakha.
La notizia arriva in un contesto di grande emergenza in Nepal, dove un’ondata di maltempo e valanghe ha colpito più spedizioni, causando almeno nove morti e diverse persone disperse.

Il dramma:
Le autorità nepalesi hanno confermato la morte di tre alpinisti italiani — Alessandro Caputo, Stefano Farronato e Paolo Cocco — vittime delle valanghe.

Almeno altri sette italiani risultavano inizialmente “mancanti di notizie”, generando forte apprensione in Italia.
Tra questi sette, ora risulta che cinque sono stati contattati e risultano “in buone condizioni”, e intendono far ritorno in Italia da Kathmandu l’8 novembre.
Purtroppo, per gli altri (tra cui figuravano Marco Di Marcello e Markus Kirchler) le speranze sono ora ridotte a causa delle condizioni estreme e della difficoltà dei soccorsi.

Le cause dell’emergenza:
Le valanghe e le nevicate intense sono state causate da un’improvvisa ondata di maltempo legata al ciclone “Montha”, che ha colpito la regione himalayana nei giorni scorsi.  Le condizioni sono andate peggiorando rapidamente, rendendo estremamente pericoloso il movimento in quota.

Cosa succede ora:
Le autorità italiane, tramite il consolato in Calcutta e l’ambasciata a Kathmandu, hanno rinforzato i contatti con le agenzie locali e i tour operator che avevano curato la spedizione.

 Il rientro dei cinque contattati è previsto nei prossimi giorni. I soccorsi per gli altri dispersi continuano, ma la speranza è debole.

Foto The Guardian




Nepal. Stabilito contatto con 5 connazionali impegnati in un trekking

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due dispersi 1024x576Non si avevano più notizie di loro da giorni, poi il gruppo di cinque escursionisti partiti da Como con destinazione Valle del Khumbu, in Nepal, si è rimesso in contatto con il ‘mondo’. A rassicurare che almeno questi escursionisti italiani non sono in pericolo è la stessa Farnesina, in una nota diramata questa mattina, giovedì 6 novembre.

IL GRUPPO PROSEGUE IL TREKKING: TRA DUE GIORNI IL RIENTRO A KATHMANDU

“ll Consolato Generale a Calcutta rischierato in Nepal ha ricevuto conferma che l’agenzia di Milano e l’agenzia nepalese sono riuscite a comunicare con il gruppo dei cinque escursionisti della provincia di Como con cui da giorni non si avevano contatti”, riferisce il ministero degli Esteri italiano. “I connazionali hanno riferito di stare bene- continua la comunicazione ufficiale- e che proseguiranno il loro programma, con rientro a Kathmandu in data 8 novembre”. Il primo contatto con gli escursionisti impegnati nel trekking di una delle regioni più spettacolari dell’Himalaya Nepalese è arrivato questa mattina: “Siamo tutti vivi e stiamo bene”, hanno rassicurato.
Già ieri, Daniele Tonani, titolare di Himalaya Travel, tour operatore che ha organizzato il viaggio del gruppo, aveva spiegato sui social che l’interruzione di comunicazioni non avrebbe dovuto destare eccessive preoccupazioni: “Sapevamo che ci sarebbe stato un vuoto comunicativo di otto giorni e gli otto giorni terminano domani- ha tranquillizzato Tonani- Se ci fossero stati problemi le autorità locali l’avrebbero detto”.

GLI ALTRI DUE GRUPPI CON ITALIANI TRAVOLTI DALLE VALANGHE

Dopo l’allarme rientrato del gruppo di Como, il bilancio della tragedia degli ultimi giorni sul Tetto del mondo- attraversato da bufere e valanghe- è al momento di tre italiani morti e due dispersi.

STEFANO E ALESSANDRO, LE DUE VITTIME SUL PANBARÌ

I corpi senza vita di Stefano Farronato, tecnico forestale 50enne di Bassano del Grappa, e Alessandro Caputo, 28 anni, maestro di sci e studente universitario di Milano, sono stati ritrovati sul Panbari, sepolti sotto tre metri di neve a oltre 6mila di quota. La valanga li ha travolti mentre dormivano in tenda. Erano entrambi alpinisti esperti. Scampato per miracolo invece il loro capo spedizione, Valter Perlino, veterinario 64enne di Pinerolo. Sopravvissuto perché un dolore al piede gli ha impedito di proseguire e si è trattenuto al campo base.

PAOLO HA TROVATO LA MORTE SULLO YALUNG RI, SI CERCANO I DUE COMPAGNI

Altre vette poco più in là, sullo Yalung Ri a 5.600 metri un’altra valanga e un’altra tragedia: Paolo Cocco, abruzzese di 41 anni, di Fara San Martino, non ce l’ha fatta. I suoi compagni di scalata italiani, Marco Di Marcello, biologo di Teramo, e Markus Kirchler, 29enne di San Genesio, in Altoadige, risultano tuttora dispersi. Oggi, giovedì 6 novembre, dall’eliporto di Kathmandu una squadra di soccorso italiana raggiungerà la zona dello Yalung Ri in cui si svolgeva la scalata, con l’obiettivo di tentare di recuperare i due alpinisti. Il team si unirà alle ricerche della squadra di ricerca e soccorso già sul campo delle guide di montagna nepalesi.

IL FRATELLO DI MARCO DI MARCELLO: “IL SUO LOCALIZZATORE SI MUOVE, CE LA FARÀ”

Le speranze di trovarli vivi sono “scarse”, per la Farnesina, ma i familiari di Di Marcello hanno fatto sapere che il suo localizzatore è stato registrato in movimento. “Siamo convinti che Marco sia vivo e che stia cercando con i mezzi a disposizione di farsi trovare”, ha detto il fratello Gianni. “Sono sicuro che abbia messo il rilevatore in richiesta di soccorso perché ha trasmesso diverse posizioni e con un frequenza più breve di aggiornamenti. Vediamo che si sposta in continuazione- ha continuato- lo ha fatto in salita di quota e a una distanza di 500 metri da dove era in precedenza, poi torna indietro e noi crediamo che abbia trovato un cunicolo, abbia scavato una specie di riparo, almeno questa è la nostra speranza, dove raccogliersi per affrontare temperature e notte. Lui è forte, ce la farà”.

(nella foto di apertura: a sinistra Marco di Marcello, a destra Markus Kirchler)

agenzia DIRE –  www.dire.itdue dispersi 1024x576




Nepal: morti cinque alpinisti italiani

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alpinisti italiani dispersi in nepal ricerche in corsoTempeste di neve e una valanga sulle vette himalayane del Nepal hanno ucciso 9 persone, tra cui 5 alpinisti italiani. I decessi si sono verificati in due incidenti separati avvenuti da venerdì.

Sul Panbari sono morti Alessandro Caputo e Stefano Farronato, dispersi da venerdì.

Farronato aveva 51 anni, originario di Bassano del Grappa. Era uno scalatore di esperienza, con un curriculum che includeva 18 spedizioni in luoghi remoti del pianeta e numerose escursioni alpinistiche in Ecuador, India e Cina. Caputo, 28 anni, era invece un maestro di sci, originario del Milanese.

fotografo disperso in nepal sindaco speriamo in un miracoloAltri 3 connazionali sono morti sullo Yalung Ri, nel Nepal centrale. Il sovrintendente di polizia Gyan Kumar Mahato – citato dai media locali – ha identificato i tre come Paolo Cocco, Marco Di Marcello (entrambi abruzzesi) e Markus Kirchler.

Sono invece stati estratti dalla neve due francesi, Isabelle Solange Thaon e Didier Arman Berton, e tre sherpa. E sono stati proprio loro in ospedale a riferire di ritardi nei soccorsi.

L’incidente è avvenuto nell’impervia valle di Rolwaling, cui gli elicotteri possono accedere solo con diverse autorizzazioni governative. E questo ha bloccato i soccorsi per ore, nonostante le ripetute chiamate da terra.

Lo sherpa Nima Gyalzen, uno dei sopravvissuti, ha riferito dal suo letto d’ospedale a Kathmandu di aver aspettato oltre 24 ore per l’evacuazione. “Molti dei nostri compagni hanno pianto per ore, implorando soccorso”, ha raccontato.

Un pilota di soccorso ha confermato che i voli nella zona hanno bisogno dell’approvazione dei ministeri del turismo, dell’Interno e della Difesa, oltre che dell’autorità per l’aviazione civile. “Questa catena di autorizzazioni provoca ritardi critici”, ha detto il pilota. Tanto che il via libera è arrivato dopo quasi otto ore, quando le condizioni meteorologiche erano così peggiorate da impedire il decollo dei mezzi.

Il Consolato Generale a Calcutta, anche per il tramite del Consolato Generale Onorario a Kathmandu, e in stretto raccordo con la Farnesina, sta seguendo direttamente l’evoluzione della situazione in contatto con le autorità locali e con i familiari dei connazionali.




Trump annuncia l’accordo tra Israele e Hamas

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gaza festeggiamenti 1024x576Nella notte, quando in Italia era circa l’1, Donald Trump ha annunciato il raggiungimento di un accordo sulla prima fase del piano per Gaza. Lo ha fatto pubblicando un post su Truth, dopo ore che si rincorrevano voci: “Sono molto orgoglioso di annunciare che Israele e Hamas hanno entrambi sottoscritto la prima fase del nostro piano di pace. Tutte le parti saranno trattate equamente. Questo è un grande giorno per il mondo arabo e musulmano, Israele, tutte le nazioni circostanti e gli Stati Uniti d’America, e ringraziamo i mediatori di Qatar, Egitto e Turchia, che hanno collaborato con noi per rendere possibile questo evento storico e senza precedenti. Benedetti gli operatori di pace”.
L’accordo è stato confermato dal Qatar, attraverso le parole del ministro degli Esteri Majed Al-Ansari: “È stato raggiunto un accordo su tutte le disposizioni e i meccanismi di attuazione della prima fase dell’accordo di cessate il fuoco a Gaza, che porterà alla fine della guerra, al rilascio degli ostaggi israeliani e dei prigionieri palestinesi e all’ingresso degli aiuti”. Gli ostaggi potrebbero fare ritorno a Israele nella giornata di lunedì.

COSA PREVEDE L’ACCORDO

Stando all’agenzia di stampa americana AP, l’accordo per il cessate il fuoco tra Israele e Hamas prevede che “l’organizzazione terroristica rilascerà tutti i 20 ostaggi viventi, contestualmente al ritiro delle truppe Idf dalla maggior parte della Striscia di Gaza”. Non si ritirerà però, per ora, dalla zona di Rafah. Gli ostaggi vivi verranno rilasciati in un colpo solo, nella stessa giornata. Si parla di lunedì come possibile giorno del rilascio.

FESTA E BALLI IN STRADA A GAZA

È festa a Gaza: dopo la notizia dell’accordo raggiunto tra Israele e Hamas per la prima fase del piano che pone fine al conflitto, le persone si sono riversate in strada. Sui social circolano video in cui si vedono le persone festeggiare e gioire l’annuncio della fine della guerra che da due anni affligge la Striscia di Gaza e ha causato centinaia di migliaia di morti tra i civili.
A Khan Yunis la folla si è radunata vicino all’ospedale Nasser, applaudendo ed esultando.

NETANYAHU: “UN GRANDE GIORNO PER ISRAELE”

“Un grande giorno per Israele. Domani convocherò il governo per approvare l’accordo e riportare a casa tutti i nostri cari ostaggi– ha detto il premier israeliano Benyamin Netanyahu-. Ringrazio dal profondo del cuore il presidente Trump e il suo team per il loro impegno in questa sacra missione di liberazione dei nostri ostaggi. Ringrazio i valorosi soldati dell’idf e tutte le forze di sicurezza: è grazie al loro coraggio e al loro sacrificio che siamo giunti a questo giorno. Con l’aiuto di dio, insieme continueremo a raggiungere tutti i nostri obiettivi e ad espandere la pace con i nostri vicini”.

LE PAROLE DI HAMAS: “NON MOLLEREMO SUI NOSTRI DIRITTI NAZIONALI”

Dopo la notizia dell’accordo, Hamas ha dichiarato che “il movimento annuncia il raggiungimento di un accordo che determina la fine della guerra a Gaza, il ritiro dell’idf, l’ingresso di aiuti e lo scambio di prigionieri, dopo negoziati responsabili e seri che il movimento ha condotto insieme alle fazioni. Apprezziamo profondamente gli sforzi dei fratelli mediatori di Qatar, Egitto e Turchia, e apprezziamo anche gli sforzi del presidente degli stati uniti Donald Trump per porre fine definitivamente alla guerra e ottenere il completo ritiro dalla striscia di Gaza”.

Poi Hamas ha inviato un altro messaggio: “Rendiamo omaggio al nostro grande popolo nella Striscia di Gaza, a Gerusalemme e in Cisgiordania, nella nostra patria e all’estero, che ha dimostrato onore, coraggio e fermezza senza pari, affrontando i piani fascisti dell’occupazione che hanno preso di mira loro e i loro diritti nazionali”. E infine: “Affermiamo che i sacrifici del nostro popolo non saranno vani e ci impegniamo a rimanere fedeli alla nostra causa e a non abbandonare mai i nostri diritti nazionali finché non saranno conseguite la libertà, l’indipendenza e l’autodeterminazione“.

LE FAMIGLIE DEGLI OSTAGGI RINGRAZIANO TRUMP

Questo il commento delle famiglie degli ostaggi che sono ancora in mano ad Hamas dal 7 ottobre 2023, giorno in cui il sanguinoso attacco dei terroristi palestinesi ha dato il via alla guerra: “Le famiglie accolgono la notizia della firma dell’accordo per il rientro di tutte le 48 persone rapite con trepidazione e apprensione. Si tratta di un progresso importante e significativo sulla strada del rientro di tutti, ma la nostra lotta non è ancora finita e non terminerà finché non sarà restituita l’ultima persona rapita. Il governo deve riunirsi e approvare l’accordo immediatamente”. Dalle famiglie degli ostaggi viene espressa “profonda gratitudine” verso il presidente Trump.

LA TELEFONATA TRUMP-NETANYAHU E L’INVITO IN ISRAELE

Dopo la diffusione della notizia dell’accordo raggiunto per la pace a Gaza, tra Donald Trump e Benjamin Netanyahu c’è stata una telefonata. Secondo quanto riferito dall’ufficio del presidente israeliano, “i due leader hanno avuto una conversazione molto emozionante e calorosa, e si sono congratulati a vicenda per lo storico risultato ottenuto con la firma dell’accordo per la liberazione di tutti gli ostaggi. Netanyahu ha ringraziato Trump per tutti i suoi sforzi e per la sua leadership a livello globale, il presidente ha elogiato il premier per la sua guida determinata e per le azioni che ha intrapreso”. Inoltre “Netanyahu ha invitato Trump a tenere un discorso davanti alla Knesset“. E il presidente Usa potrebbe effettivamente volare in Israele all’inizio della prossima settimana se non addirittura nel weekend.

Agenzia DIRE –  www.dire.it





Don Nandino espulso da Israele

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don nandino capovilla trattenuto aeroporto“Sono libero! Mi hanno fatto uscire ora. Restituito cellulare e valigia. Tutto bene. Aspetto che se ne vadano le ultime mie due guardie per scrivervi queste righe”.

Queste sono le prime parole del sacerdote veneziano don Nandino Capovilla, che ieri è stato bloccato in aeroporto a Tel Aviv, ricevendo un “decreto di espulsione”.

Don Capovilla era insieme ad un gruppo di Pax Christi da poco atterrato in Israele per un pellegrinaggio di una quindicina di persone, quando è stato bloccato in aeroporto e gli hanno sottratto cellulare e bagagli. Ha poi dovuto imbarcarsi in un volo per la Grecia. L’ex coordinatore di Pax Christi condivide sui social le foto degli agenti che lo hanno trattenuto per 7 ore e la preghiera del giorno del patriarca Michel Sabbah che stava scrivendo quando l’hanno bloccato.

Si rivolge anche ai giornalisti perché nei loro articoli non parlino di lui ma “per chiedere sanzioni allo Stato che tra i suoi ‘errori’ bombarda moschee e chiese mentre sui suoi orrori si continua a fingere che siano solo esagerazioni”. Chiede di non parlare delle sue 7 ore di detenzione “se non scrivono del popolo che da settant’anni è prigioniero nella sua terra”.




Netanyahu annuncia l’occupazione totale di Gaza

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netanyahu e1622706848778Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha annunciato l’intenzione di procedere con l’occupazione completa della Striscia di Gaza, comprese le aree dove si trovano ancora ostaggi israeliani.

La decisione è riportata dal Jerusalem Post e confermata da un alto funzionario dell’ufficio del Primo Ministro, intervistato da Channel 12: “La decisione è stata presa. Hamas non rilascerà altri ostaggi senza una resa totale, e noi non ci arrenderemo. Se non agiamo ora, gli ostaggi moriranno di fame e Gaza resterà sotto il controllo di Hamas.”

I VIDEO DEGLI OSTAGGI E LA PROVOCAZIONE DI BEN-GVIR

Nel weekend, Hamas ha diffuso nuovi video di propaganda che mostrano alcuni degli ostaggi in condizioni fisiche estremamente precarie. In uno di questi video l’organizzazione accusa Israele di affamare non solo la popolazione civile, ma anche gli ostaggi, a causa del blocco degli aiuti.

In risposta, il ministro della Sicurezza Nazionale Israeliana, Itamar Ben‑Gvir ha scelto il controverso contesto della moschea di Al‑Aqsa/Spianata delle Moschee, dove ha guidato una preghiera davanti a centinaia di persone, violando un antico status quo che vieta a ebrei di pregare in quel sito.

Nel suo discorso, riferendosi ai video recenti rilasciati da Hamas, Ben‑Gvir ha dichiarato che quelle immagini erano deliberate provocazioni tese ad esercitare pressione su Israele. “Dobbiamo estendere la sovranità su tutta Gaza…solo così riporteremo gli ostaggi e vinceremo la guerra”, ha affermato .

NETANYAHU: “ISRAELE ACCUSATO COME NEL MEDIOEVO, HAMAS BLOCCA GLI AIUTI”

In un video diffuso sui suoi canali social, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha risposto alle accuse internazionali riguardanti la crisi umanitaria nella Striscia di Gaza e alle recenti immagini degli ostaggi israeliani denutriti, rese pubbliche da Hamas. Nel suo messaggio, Netanyahu ha tracciato un parallelismo tra le accuse medievali antiebraiche e le attuali narrative che, a suo dire, demonizzano Israele senza fondamento.

“Nel Medioevo si diceva che gli ebrei avvelenassero i pozzi o usassero il sangue dei bambini cristiani. Queste calunnie portarono a massacri in tutta Europa, culminati con l’Olocausto. Oggi, il popolo ebraico e lo Stato ebraico affrontano accuse simili: ci dicono che uccidiamo deliberatamente bambini palestinesi. È una menzogna senza volto”, ha affermato Netanyahu nel video.

“DUE MILIONI DI TONNELLATE DI AIUTI BLOCCATI”

Il premier sostiene che Israele abbia facilitato l’ingresso di quasi due milioni di tonnellate di cibo e aiuti umanitari per i civili palestinesi durante il conflitto: “Negli ultimi mesi il cibo non è arrivato ai civili perché Hamas lo blocca o lo confisca. Per questo abbiamo autorizzato l’aviazione militare a lanciare direttamente cibo e forniture mediche. E abbiamo invitato altri Paesi a unirsi: molti l’hanno fatto”, ha aggiunto.

“I GAZAWI CI CHIEDONO LIBERTÀ DA HAMAS”

Concludendo il video, Netanyahu ha sostenuto che molti abitanti di Gaza avrebbero espresso il desiderio di essere liberati dal controllo di Hamas.

“Ci dicono: aiutateci a essere liberi. Liberi dal loro terrorismo, dalla loro crudeltà, dalla loro tirannia. E questo è ciò che faremo”.

 

Agenzia DIRE – www.dire.it