Trovati i corpi della famiglia italiana di origini siriane dispersa in Turchia
scritto da Fatti Nostri | 11 Febbraio 2023
Di loro si erano perse le tracce lunedì scorso, quando il terremoto ha devastato la zona orientale della Turchia. Erano in sei, tre adulti e tre bambini, tutti italiani della stessa famiglia di origine siriana.
E sono stati ritrovati senza vita. Lo ha riferito il ministro degli Esteri Antonio Tajani.
“Sono stati ritrovati senza vita, ad Antiochia. Esprimo tutta la mia vicinanza ai familiari ai quali non mancherà il nostro sostegno”. Lo ha scritto il ministro su Twitter.
Non ci sono altri dettagli sul ritrovamento. La famiglia scomparsa si trovava ad Antiochia, dove poi è stata ritrovata. Ora la notizia del ritrovamento. Mentre non si ha ancora certezza della sorte dell’imprenditore italiano, in Turchia per lavoro, Angelo Zen. Da lunedì il suo telefono squilla a vuoto e la Farnesina ha attivato tutte le risorse per riuscire a ricostruire gli spostamenti dell’imprenditore veneto. Si sa che era in un albergo di Kahramanmaras, crollato con il terremoto di lunedì scorso. Da allora non si sa più nulla.
agi.it
Turchia. La terra continua a tremare
scritto da Fatti Nostri | 11 Febbraio 2023
È salito a oltre 11.000 vittime (ma altre fonti parlano di più di 16 mila) il bilancio del terremoto che si è verificato nella notte fra domenica e lunedì nel sud della Turchia e nel nord della Siria. Stando alle cifre fornite dall’Autorità per la gestione dei disastri e delle emergenze (Afad) di Ankara, le persone che hanno perso la vita nel sisma in Turchia sono circa 8.500. In Siria invece le vittime sarebbero più di 2.600. In questo caso la cifra è stata fornita da media internazionali mentre i canali del governo di Damasco riportano cifre inferiori, aggiornate a ieri.
Stando a quanto riferito dall’Afad, circa 8mila sopravvissuti sono stati estratti dalle macerie dalle squadre di ricerca e soccorso. L’ente del governo turco ha dispiegato oltre 96mila operatori e ha inviato sul campo più di 5mila mezzi.
Il presidente Recep Tayyip Erdogan ha dichiarato uno stato di emergenza di tre mesi in dieci province del Paese. Il capo dello Stato si è recato oggi nelle aree più colpite dalla calamità e per prima a Kahramanmaras, capoluogo dell’omonima provincia dove è stato individuato l’epicentro della prima scossa di magnitudo 7,8 della scala Richter e di una seconda scossa di magnitudo 7,6.
Altre scosse si sono susseguite ieri e l’altro ieri, con epicentri anche in altre province del sud del Paese. Imponente anche il sostegno internazionale ricevuto da Ankara. Stando a quanto riportato dall’agenzia di stampa Anadolu, circa 60 Paesi da cinque continenti hanno inviato aiuti o squadre di ricerca e soccorso nel Paese, fra i quali Stati Uniti, Russia, Cina, Italia e Regno Unito ma anche Paesi in condizioni di difficoltà economica e diffusa insicurezza, come la Libia, che ha inviato 55 persone, e il Libano, che ne ha mandate sul campo 72. Anche Paesi che hanno rapporti diplomatici complessi o assenti con Ankara, come la Grecia e l’Armenia, hanno inviato aiuti e personale. Erevan, stando a quanto affermato dal ministero degli Interni, citato dalla radio pubblica Public Radio of Armenia, ha spedito nel Paese oltre 20 operatori di ricerca e soccorso.
Diversi Paesi hanno annunciato l’invio di aiuti anche verso la Siria, sul cui governo, guidato dal presidente Bashar al-Assad, pesano però sanzioni imposte da parte della comunità internazionale. Secondo l’agenzia di stampa moscovita Novosti, in azione ci sono anche militari russi: avrebbero tratto in salvo almeno 42 persone.
FONTI UE: AIUTI AD ANKARA PERCHÉ HA CHIESTO, SIRIA NO
“Il governo della Turchia ha chiesto aiuto espressamente alle istituzioni europee, mentre quello della Siria no. Per questo il meccanismo di protezione civile dell’Unione europea è stato attivato solo per la Turchia, mentre facciamo arrivare aiuti alla popolazione siriana tramite le ong e gli organismi Onu sul terreno”. Così risponde all’agenzia Dire una fonte interna alla Risposta europea alle emergenze.
Il doppio terremoto che ha colpito lunedì la Turchia e il nord della Siria ha già causato oltre 9mila morti da ambo le parti e, come avverte l’Organizzazione mondiale della sanità, i morti potrebbero arrivare a 20mila. Il freddo, le strade distrutte o piene di macerie rallentano il salvataggio di dispersi e feriti, ma ad ostacolare sono anche le dinamiche geopolitiche che interessano i due Paesi, con possibili ricadute sullo sforzo collettivo che viene richiesto alla comunità internazionale per sostenere le popolazioni colpite dal sisma.
La Turchia sembra essere in una posizione di vantaggio: essere un membro della Nato e un partner strategico dell’Ue hanno permesso al governo del presidente Recep Tayyip Erdogan di contare sull’immediato aiuto dei Paesi tra i più ricchi al mondo: non solo l’Ue ha già inviato 28 squadre tra medici e soccorritori attraverso 21 Stati membri, ma anche gli Stati Uniti stanno partecipando con due squadre specializzate in questo genere di disastri naturali. Il presidente Joe Biden ha infatti subito telefonato all’omologo Erdogan per annunciare “tutta l’assistenza umanitaria” di cui il Paese avrà bisogno.
Erdogan ha anche segnato un punto a suo favore, ricevendo parole di vicinanza e sostegno dal primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis. Tra Turchia e Grecia esistono tuttora tensioni per la questione di Cipro, dei confini marittimi e dello sfruttamento delle risorse di idrocarburi nel Mediterraneo, che si stanno manifestando con una corsa al riarmo navale e rimpalli nell’accoglienza dei profughi che arrivano attraverso l’Egeo.
LA SITUAZIONE SIRIANA
La situazione è invece molto diversa per la Siria. Il Paese è in guerra da 12 anni e il governo del presidente Bashar Al-Assad, che è accusato di bombardamenti sui civili col sostegno della Russia, non solo non dialoga con Stati Uniti e Ue ma è anche soggetto a sanzioni economiche da parte di Washington e Bruxelles, sebbene siano impegnati da anni a sostenere gli organismi umanitari per far fronte alle conseguenze del conflitto. La Comunità di Sant’Egidio è tra gli organismi che hanno chiesto di sospendere tali sanzioni per facilitare l’accesso di aiuti alle popolazioni colpite dal terremoto e anche le Nazioni Unite in queste ore hanno invocato l’apertura di nuovi corridoi, richiesta che sarebbe stata accolta dal Regno Unito, il quale starebbe lavorando per aprire nuove vie dalla Turchia. A garantire aiuti immediati sono stati gli alleati storici di Damasco: Russia, Iran e i Paesi arabi come Egitto, Algeria, Giordania, Tunisia, Emirati Arabi Uniti e Bahrein.
Il problema principale però consiste nel fatto che il terremoto ha colpito anche regioni che sfuggono al controllo di Assad, come il governatorato di Idlib e altre zone poste sotto il controllo di gruppi ribelli a guida siriana, curda oppure poste sotto occupazione della Turchia, come Afrin. Qui, l’Osservatorio siriano per i diritti umani accusa direttamente Ankara di “impedire i soccorsi col pretesto che tutti i veicoli sono impegnati altrove”, e per questo i civili, con i volontari locali, stanno lavorando da soli per estrarre i civili dalle macerie. E ancora: “Non ci sono organizzazioni umanitarie, arabe o internazionali nel distretto di Jenderis- quello tra i più gravemente colpiti dal sisma- a causa del rifiuto da parte delle autorità turche di aprire il valico di Al-Hawa”.
Gli Elmetti bianchi, il corpo di soccorso noto come Syrian Civil defense, attivo nel nord-ovest, sui social condividono l’immagine di uno dei luoghi dei soccorsi dall’alto: cumuli di macerie tra cui si notano fuochi accesi per fare luce ma anche “per le temperature, qui già sotto lo zero”. Nel governatorato di Homs la situazione non è più semplice: “Immaginate di sapere che la vostra famiglia o i vostri amici sono sotto le macerie e voi siete seduti a terra, accanto a ciò che resta di quell’edificio, senza sapere come salvarli” racconta alla Dire Mohammad, un residente di Yalanqoz, un villaggio a nord di Jenderis, che condivide le foto di una famiglia di sei persone – mamma, papà, due sorelline e due cognate – rimaste schiacciate. “Erano i vicini di casa di mio fratello, sono morti senza poter fare nulla” denuncia.
“La nostra priorità ora è estrarre le persone intrappolate e mettere al sicuro i feriti e gli sfollati, assicurando cure e medicine” riferisce infine alla Dire Tommaso Della Longa, portavoce della Federazione internazionale di Croce rossa e mezzaluna rossa (Ifrc). L’organismo si è attivato subito in Siria e Turchia “mobilitando 3 milioni di franchi svizzeri del fondo di emergenza per sostenre la Mezzaluna rossa turca e siriana”. Della Longa continua: “La situazione è terribile in entrambi i Paesi. In Siria, dove siamo in particolare presenti a Hama, Aleppo, Latakiya e Tartous, si aggiungono le difficoltà di un paese da anni in guerra: i mezzi pesanti per rimuovere le macerie sono pochi, quindi è più complicato liberare le strade, che spesso sono state anche distrutte dal sisma. Anche il carburante scarseggia e in alcune zone l’elettricità c’è solo per un’ora al giorno”. Danneggiati anche molti ospedali, a cui la Mezzaluna rossa potrebbe sopperire con le cliniche mobili ma “gli spostamenti sono difficoltosi”, conclude il portavoce.
SAVE THE CHILDREN: BIMBI DORMONO IN AUTO AL FREDDO PER PAURA SCOSSE
Le temperature gelide, le strade e gli aeroporti danneggiati stanno rendendo difficile per le agenzie e le organizzazioni umanitarie il raggiungimento di migliaia di bambini e delle loro famiglie, che hanno un disperato bisogno di assistenza dopo il devastante terremoto di lunedì, ha dichiarato Save the Children, l’Organizzazione che da oltre 100 anni lotta per salvare i bambini e le bambine a rischio e per garantire loro un futuro. Sono ormai migliaia i morti o feriti nel Sud della Turchia e nel Nord-Ovest della Siria, con numeri in continuo aumento e persone ancora intrappolate sotto le macerie.
Save the Children ha attivato la risposta all’emergenza nelle regioni colpite, dove i sopravvissuti hanno un drammatico bisogno di ripari, coperte, cibo e cure mediche, in uno scenario in cui, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, circa 23 milioni di persone, tra cui circa 1,4 milioni di bambini, potrebbero essere colpite dal terremoto.
In Turchia, secondo gli ultimi dati, sono crollati circa 5.775 edifici in 10 città e la popolazione non riesce ad avere riscaldamento, elettricità, aiuti, acqua potabile e servizi di comunicazione. I bambini stanno vivendo nel terrore. “Mi sono svegliato al suono della TV che cadeva a terra. Ho radunato rapidamente i miei cinque figli e la mia famiglia e ho lasciato l’edificio. Al momento siamo alloggiati in container prefabbricati dove ci sono più di 20 bambini e le loro famiglie che hanno bisogno di aiuto. Non abbiamo accesso a gas, elettricità e servizi di base. Siamo tutti sconvolti. Il figlio di mio cugino ha troppa paura per stare al chiuso e ora dormirà solo in macchina”, ha raccontato Mustafa, 41 anni, di Gaziantep.
Save the Children esprime la propria profonda preoccupazione per le persone che, nel Nord-Ovest della Siria, avevano già dovuto abbandonare le proprie case a causa di un conflitto che dura ormai da quasi 12 anni, e vivono nei campi per sfollati. Sono infatti quasi 3 milioni di sfollati interni nel Nord-Ovest della Siria e 1,8 milioni di persone vivono nei campi dell’area colpita dai terremoti. In queste aree, Save the Children sta lavorando a stretto contatto con le organizzazioni partner per valutare l’entità dei danni man mano che la situazione diventa più chiara e fornire il supporto di cui i bambini hanno bisogno.
“In Siria fa incredibilmente freddo in questo momento. Siamo molto preoccupati: molte persone, compresi i bambini, possono essere ancora intrappolate sotto le macerie, altre sono senza casa e si arrangiano come possono, anche dormendo nelle auto. Siamo particolarmente in ansia per i bambini che dormono all’aperto a temperature gelide- ha dichiarato Kathryn Achilles, Direttore Media e Comunicazione di Save the Children Siria-.
L’entità della devastazione è tale che tutti coloro che vivono nell’area colpita sono coinvolti, inclusi i partner locali di Save the Children e le loro famiglie. Quando anche le persone che si occupano di consegnare gli aiuti umanitari vivono lo stesso dramma di coloro che devono aiutare, diventa ancora più arduo far arrivare nella regione gli aiuti tanto necessari. A causa delle strade danneggiate in tutta la Turchia e in Siria, è incredibilmente difficile raggiungere le aree colpite. La comunità internazionale deve fare tutto il possibile per sostenere gli attori umanitari locali”. In Turchia, Save the Children sta lavorando per valutare i bisogni e ha istituito un team che sosterrà la risposta di emergenza nazionale in tutta la regione, in stretto coordinamento con il governo e le principali parti interessate. Le squadre di Save the Children sul campo stanno pianificando di sostenere le comunità colpite con kit invernali e di emergenza, tra cui coperte e indumenti caldi. Per supportare la risposta all’emergenza di Save the Children, puoi fare una donazione qui: https://www.savethechildren.it/dona-fondo-emergenze#form-start
ag DIRE – www.dire.it
Turchia. Le raccomandazioni della nostra Ambasciata
scritto da Fatti Nostri | 11 Febbraio 2023
Terremoto in Turchia: l’Ambasciata d’Italia ad Ankara segnala ai connazionali il numero telefonico di emergenza 00905323748177. L’Ambasciata raccomanda inoltre “di attenersi strettamente alle indicazioni dell’AFAD (Protezione civile turca – www.afad.gov.tr /numero verde 112 /App Afad Acil Çağrı) e di trascorrere la notte in locali sicuri o indicati dalle Autorità turche”.
“Gli aeroporti della zona sono nuovamente operativi, ma i voli commerciali disponibili sono soggetti a modifiche dovute alle circostanze” avvisa la Rappresentanza invitando i connazionali “a monitorare i siti delle compagnie aree, a partire dalla Turkish Airlines”.
“Sono presenti dei servizi di bus, nelle città di Gaziantep e Antakya, delle principali Compagnie (ad esempio, Seç Turizm, Ben Turizm)”, informa l’Ambasciata . (Inform)
Terremoto in Turchia, l’italiano disperso è l’imprenditore veneto Angelo Zen. Oltre 6300 finora le vittime
scritto da Fatti Nostri | 11 Febbraio 2023
Si chiama Angelo Zen ed è un imprenditore veneto, originario della provincia di Vicenza, il cittadino disperso in Turchia nel terremoto che ha colpito il Paese e il nord della Siria provocando migliaia di morti. Lo ha comunicato il ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale Antonio Tajani in collegamento su Rai 3 dalla sede dell’Inità di crisi della Farnesina.
Secondo Tajani, che è anche vicepresidente del Consiglio dei ministri, l’imprenditore, “impegnato nel settore automobilistico, al momento delle scosse di ieri mattina si trovava nella città di Kahramanmaras”, capoluogo della provincia che è stata l’epicentro del sisma.
Il ministro ha pregato la stampa di “non assediare la famiglia del cittadino veneto” e ha chiarito che la Farnesina “è stata autorizzata a fornire le notizie sull’uomo”. Sollecitato sulle voci relative al crollo della struttura in cui si trovava l’uomo, circolate sui media, Tajani non ha fornito alcuna conferma e ha affermato che “le notizie che girano sono molto imprecise“. Zen, ha sottolineato di nuovo il ministro, “al momento è impossibile da rintracciare”.
Come spiegava Antonio Tajani già stamattina su Twitter, l’italiano disperso si trovava in Turchia per ragioni di lavoro. Intanto, nella zona continua lo sciame sismico e si aggrava di ora in ora il bilancio delle vittime il cui numero supera i 6500.
RINTRACCIATI TUTTI GLI ALTRI ITALIANI
“L’Unità di crisi del ministero degli Esteri ha rintracciato tutti gli italiani che erano nella zona del sisma. Tranne uno – spiega il ministro – Si sta cercando ancora un nostro connazionale, in Turchia per ragioni di lavoro. La Farnesina, fino ad ora, non è riuscita a entrare in contatto con lui”. Tajani, intervistato da Agorà su Rai 3, aggiunge: “L’unità di crisi della Farnesina ha contattato tutti gli italiani che erano nelle zone del terremoto: erano 61 nell’area più complicata e 168 nell’area più vasta. Il fatto è che non ci sono collegamenti, quindi non sappiamo nulla di lui. Continuiamo a ricercarlo”.
ag. DIRE – www.dire.it
Terremoto in Turchia. Almeno 5 mila morti. Un italiano disperso
scritto da Fatti Nostri | 11 Febbraio 2023
Sale ad almeno 5.016 il bilancio dei mortidel devastante terremoto in Turchia e Siria: salgono a 3.419 le persone che hanno perso la vita nel sisma che ha colpito il sud est del Paese mentre l’ultimo bilancio siriano è di 1598, secondo le ong.
In Turchia, ha aggiunto il vice presidente turco Fuat Oktay, come riporta Anadolu, i feriti sono 20.534.
Oltre 8000 persone sono state salvate in Turchia dopo il terremoto che ha colpito il sud est del Paese ma ci sono state nella notte 312 scosse di assestamento e l’attività sismica nella zona resta alta. Lo ha detto il vice presidente turco Fuat Oktay, come riporta la tv di Stato Trt. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha dichiarato lo stato di emergenza per tre mesinelle 10 province del sud est della Turchia che sono state colpite dal terremoto.
Si è attivata un’altra faglia al confine tra la Siria e la Turchia ed è stata la responsabile del secondo terremoto forte registrato nella mattinata di ieri, ossia quello di magnitudo 7,5 delle 12:24 (le 11,24 in Italia). Lo ha detto all’ANSA il sismologo Alessandro Amato, dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv). “Quel terremoto – ha aggiunto – è avvenuto su una faglia che si trova più a Nord rispetto a quella Est anatolica, lunga fra 70 e 80 metri”.
Ha provocato uno spostamento del suolo fino a 10 metri, la nuova faglia che si è attivata ieri al confine fra Turchia e Siria. Lo ha detto all’ANSA il sismologo Alessandro Amato, dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv). “È avvenuto un movimento di tipo trascorrente”, ossia il suolo è slittato orizzontalmente lungo i due lembi della faglia, “con un orientamento verso sinistra, in direzione dell’Egeo”, ha detto ancora Amato. Il terremoto ha spostato l’Anatolia di 3 metri
“L’Unità di Crisi del ministero degli Esteriha rintracciato tutti gli italiani che erano nella zona del sisma. Tranne uno. Si sta cercando ancora un nostro connazionale, in Turchia per ragioni di lavoro. La Farnesina, fino a ora, non è riuscita a entrare in contatto con lui”. Lo scrive su Twitter il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani.
ansa
Devastante terremoto al confine tra Turchia e Siria. Tutti gli italiani contattati stanno bene
scritto da Fatti Nostri | 11 Febbraio 2023
Continua a salire il drammatico bilancio del terremoto di magnitudo 7.8 che ha colpito la notte scorsa il sud della Turchia e il nord della Siria. È salito a quasi 2.500 morti il bilancio del sisma che ha colpito la regione al confine tra Turchia e Siria. Lo riporta Sky News citando i dati delle autorità di Ankara e Damasco.
Nella Siria controllata dal governo i decessi sono 538, altri 390 nella parte di territorio siriano controllato dall’opposizione.
Almeno 120 scosse di assestamento si sono verificate dopo il potente terremoto di stanotte nel sud della Turchia, secondo un aggiornamento dell’Agenzia turca per la gestione dei disastri e delle emergenze (Afad). Secondo l’Usgs, che riporta solo le scosse di assestamento più significative che vengono effettivamente avvertite da coloro che si trovano nella zona del terremoto, sono state almeno 43 quelle di magnitudo 4,3 o superiore. Tre delle scosse di assestamento hanno misurato 6.0 o più, incluso il massiccio terremoto di magnitudo 7.5 che ha colpito 95 chilometri (59 miglia) a nord dell’epicentro del terremoto principale del mattino.
Tajani, tutti gli italiani contattati, stanno bene – “Nella zona dove c’è stato il sisma più forte, ci sono 21 italiani: li abbiamo raggiunti e ci risulta che stiano tutti quanti bene. Nella zona più ampia ci sono 168 italiani: dagli incroci che abbiamo fatto, ci risulta che siano tutti in salvo”. Lo ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani parlando con i giornalisti del terremoto tra Turchia e Siria.
ansa.it
Voto all’estero: la soddisfazione dell’ambasciatore Latteri per l’incremento dei votanti in Indonesia
scritto da Fatti Nostri | 11 Febbraio 2023
Si sono concluse le operazioni elettorali per il rinnovo del Parlamento italiano e l’ambasciatore d’Italia in Indonesia, Benedetto Latteri, traccia un bilancio della sua prima volta a capo della sede diplomatica di Jakarta.
In una lettera aperta ai connazionali nel Paese asiatico, Latteri scrive: “La procedura elettorale per gli italiani all’estero si è appena conclusa, con soddisfazione per qualcuno, con minor soddisfazione per altri. Abbiamo ricevuto molte segnalazioni, a cui abbiamo risposto al meglio delle risorse a disposizione. È stata la prima volta, che inevitabilmente portava con sé incognite e rischi, che ho accettato di assumermi, avendo a cuore di consentire l’esercizio del diritto del voto ad un numero più ampio possibile di aventi diritto”.
Per l’ambasciatore “il risultato, seppur suscettibile di miglioramenti, è stato incoraggiante. Su 1047 aventi diritto, hanno votato 240 elettori. Questo è il dato cui tenevo particolarmente. Da solo esso rappresenta più del doppio del numero di elettori che in precedenti tornate elettorali/referendarie si sono recati in Italia per votare, ricevendo il rimborso del biglietto aereo. Per la precisione, l’incremento è stato del 136%”.
“Stiamo ancora aspettando la restituzione di tutti i plichi non consegnati ai destinatari per poter effettuare un’analisi più approfondita e compiuta dei limiti che hanno accompagnato questa prima volta”, spiega Latteri, “ma l’insegnamento parziale che ne abbiamo finora tratto è una duplice conferma: nessuno può sostituirsi alla ditta di spedizione (la DHL, nel nostro caso) perché la legge elettorale per il voto all’estero dispone che i plichi siano inviati per posta agli elettori; è imprescindibile che l’elettore notifichi il proprio indirizzo di residenza e ogni sua variazione tempestivamente e correttamente, perché il plico elettorale può essere consegnato esclusivamente all’indirizzo di residenza AIRE”.
L’ambasciatore Latteri conclude dicendosi “persuaso che i sacrifici (prolungatisi per 2 mesi) degli operatori dell’Ambasciata siano serviti ad accrescere la fruizione di un diritto fondamentale da parte di un numero maggiore di connazionali in Indonesia e a Timor Est”. (aise)
DubaItaly/ Eau: nuovo sistema visti di residenza in vigore dal 3 ottobre
scritto da Fatti Nostri | 11 Febbraio 2023
“Nel mese di aprile gli Emirati Arabi Uniti hanno annunciato importanti modifiche al sistema dei visti che entrerà in vigore da lunedì 3 ottobre. Come annunciato questa settimana dalla Federal Authority for Identity, Citizenship, Customs and Ports Security, le nuove regole, attualmente in fase pilota, saranno ufficialmente varate tra quattro settimane”. È quanto riporta DubaItaly.com, portale fondato e diretto da Elisabetta Norzi.
“Si tratta di una delle più grandi revisioni del sistema dei visti degli Emirati Arabi Uniti negli ultimi anni e prevede modifiche che interessano le diverse tipologie di visto già esistenti.
NUOVI VISTI PER I VISITATORI
La più grande novità riguarda i visitatori i cui visti turistici avranno una validità di 60 giorni, un’espansione rispetto agli attuali 30.
Introdotto anche un visto turistico quinquennale per ingressi multipli, che consente ai visitatori di soggiornare nel Paese fino a 90 giorni consecutivi per un massimo di 180 giorni in un anno.
ESPANSIONE DEL GOLDEN VISA
Semplificato il processo di ottenimento del Golden Visa ed ampliate le categorie di beneficiari. investitori pubblici e immobiliari, talenti eccezionali in campo artistico, culturale, tecnologico, digitale e sportivo.
Il Golden Visa concede 10 anni di residenza rinnovabile.
GREEN VISA QUINQUENNALE
Il Green Visa quinquennale consente al titolare di auto-sponsorizzarsi per un periodo di cinque anni senza la necessità di sponsorizzazione aziendale.
Tre categorie che possono richiedere il Green Visa quinquennale: Liberi professionisti; Investitori o partner in attività commerciali; Lavoratori altamente qualificati.
Diversi visti, tra cui il visto di lavoro a distanza della durata di un anno, il visto di pensionamento quinquennale e il visto che interessa proprietari di immobili della durata di due anni non richiedono sponsor e sono rinnovabili.
I residenti potranno anche sponsorizzare i propri figli non sposati fino all’età di 25 anni, anziché 18, e le figlie non sposate indipendentemente dalla loro età”. (aise)
Vertice Putin – Xi a Samarcanda. Nascerà un fronte anti Occidente?
scritto da Fatti Nostri | 11 Febbraio 2023
È iniziato l’incontro a Samarcanda tra i presidenti di Russia e Cina, Vladimir Putin e Xi Jinping, a margine del vertice dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (Sco). Si tratta del primo faccia a faccia tra i due leader dall’avvio dell’invasione russa dell’Ucraina.
Putin, durante il faccia a faccia, ha condannato i “tentativi di creare un mondo unipolare” e ha ringraziato Xi per la sua “posizione equilibrata” sulla guerra in Ucraina. Il presidente russo ha colto l’occasione per “condannare l’atteggiamento degli Stati Uniti nei confronti di Taiwan”. Da parte sua Xi ha detto che la Cina è pronta a lavorare con la Russia in qualità di “grandi potenze”.
Non ci sono ostacoli allo sviluppo ulteriore delle relazioni Russia-Cina, aveva dichiarato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov. “Non ci sono stati ostacoli agli ulteriori sviluppi e al rafforzamento delle relazioni tra Russia e Cina negli ultimi anni” ha detto il portavoce. “Si tratta di rapporti molteplici e capillari e l’impossibilità d’incontri in presenza a causa delle restrizioni per la pandemia è stata compensata da frequenti chiamate telefoniche. I leader sono sempre rimasti in contatto”.
Da parte sua Mosca ha assicurato di non avere intenzione di trasformare l’Organizzazione del trattato di sicurezza collettiva (SCO), l’alleanza fra alcuni Paesi dell’ex Unione sovietica in Asia centrale con la Russia, in un’istituzione contrapposta alla Nato.
“Nessuno si prefigge tali compiti” ha detto Peskov, “Ogni relazione nella SCO si basa sul rispetto reciproco degli interessi e sul mutuo vantaggio”, ha detto. “In realtà, si tratta di un’amicizia in nome di qualcosa, piuttosto che contro qualcuno”, ha concluso .
La cooperazione rende i Paesi soggetti a sanzioni Usa “più forti” ha sottolineato il presidente iraniano Ebrahim Raisi che a margine del vertice ha avuto un incontro con Putin. “I rapporti tra Paesi che sono sanzionati dagli Usa, come Iran, Russia e altri, può superare molti problemi e questioni e renderli più forti”, ha sottolineato Raisi, “Gli americani pensano che qualsiasi nazione sulla quale impongono sanzioni, sarà fermata, ma la loro percezione è sbagliata
Samarcanda, l’antica capitale dell’impero di Tamerlano, è tornata così sotto i riflettori per il summit della SCO, che raggruppa i leader di quella parte di mondo che sempre meno si riconosce nei valori occidentali. Nella città uzbeka si incontrano il presidente russo, Vladimir Putin, il presidente cinese, Xi Jinping, e i leader dell’Asia centrale, assieme a quelli di India e Pakistan, che discuteranno i temi dell’attualità, segnata soprattutto dalle ripercussioni geo-politiche della guerra in Ucraina.
Nata dallo Shanghai Five, fondato nel 1996 da Cina, Russia, Tagikistan, Kazakistan e Kirghizistan, nel 2001 l’organizzazione ha preso il nome attuale con l’ingresso dell’Uzbekistan, e viene spesso vista come una sorta di “anti-Nato” o di “Nato dell’Est” (etichette, entrambe, che la Cina non approva, sottolineando le differenze della Sco con l’Alleanza Atlantica).
Membri, osservatori e partner
La Shanghai Cooperation Organization conta oggi otto membri: dal 2017 sono entrati a pieno titolo anche India e Pakistan, e il meccanismo di cooperazione euro-asiatico è destinato a espandersi. Al vertice dell’anno scorso a Dushanbe, in Tagikistan, è stata avviata la procedura per l’ammissione dell’Iran che attualmente fa parte di un gruppo di quattro Paesi osservatori, che comprende anche Afghanistan, Mongolia e Bielorussia, mentre Armenia, Azerbaigian, Cambogia, Nepal, Turchia e Sri Lanka sono considerati partner di dialogo.
In corso di valutazione, sempre dal 2021, c’è la concessione dello status di partner di dialogo della Sco anche a Egitto, Qatar e Arabia Saudita. Dall’edizione di quest’anno, invece, ricordava ieri l’agenzia di stampa russa Ria Novosti, si valuta l’ingresso a pieno titolo della Bielorussia, che ha fatto domanda per entrare nel gruppo e che è considerata “strategica nelle relazioni con la Russia e la Cina” dato che fa parte della Eurasian Economic Union e partecipa all’iniziativa Belt and Road”, lanciata dalla Cina nel 2013 per la connessione del continente euro-asiatico,
In un gruppo apparentemente compatto sul piano della critica all’Occidente, e in primo luogo agli Stati Uniti, l’India rappresenta un’eccezione: assieme a Stati Uniti, Giappone e Australia è membro del Quad, che si oppone all’influenza della Cina nell’Indo-Pacifico, ma allo stesso tempo, New Delhi non ha condannato l’invasione russa dell’Ucraina, non appoggia, come la Cina, le sanzioni a Mosca, e ha aumentato le proprie importazioni di greggio russo dopo l’inizio della guerra.
I numeri
Con Cina, Russia e India tra i Paesi membri, la Sco rappresenta oltre tre miliardi di persone e genera più di un quarto del prodotto mondiale lordo. Secondo calcoli dello scorso anno del China Institute for International Studies, l’aggregato economico dei Paesi membri si avvicina ai ventimila miliardi di dollari, tredici volte più grande di quando l’organizzazione venne fondata, con un commercio estero che si aggira sui 6.600 miliardi di dollari, cento volte più grande dei valori del 2001.
agi.it
Shanghai: la console D’Angelo incontra gli imprenditori
scritto da Fatti Nostri | 11 Febbraio 2023
La Console Generale a Shanghai, Tiziana D’Angelo ha incontrato mercoledì scorso la comunità imprenditoriale italiana a Suzhou, il più grande distretto industriale italiano al di fuori dell’Europa.
In questa occasione, riporta il Consolato, D’Angelo e i rappresentanti delle aziende presenti in città, tra cui membri dell’ufficio di Suzhou della Camera di Commercio Italiana in Cina, hanno potuto discutere delle sfide e opportunità per l’Italia di essere presenti in questo grande mercato. (aise)