Cinque secoli di storia si fondono con il presente nella bottega d’arte di Giuseppe Fasano

con Al bano

Giuseppe FasanoSu Giuseppe Fasano, un nome che tutti conoscono nella sua Puglia ma soprattutto un premiatissimo artigiano – artista con una fama che ha valicato i confini d’Italia per espandersi nel mondo, sono stati scritti fiumi di articoli e girati numerosi documentari. Perché allora vogliamo riproporre un altro ritratto di questo poliedrico artista?

Fasano è un “uomo del Rinascimento.” Un uomo che non si ferma davanti a ostacoli o imprevisti. Non se ne trovano piὺ molti in giro.

Imprenditore sagace, artista innovatore, temperamento vulcanico, il suo ottimismo e la sua energia sono contagiosi e si traducono in progetti ambiziosi e in nuove esperienze che lo portano a viaggiare per tutti i continenti, dall’America al Giappone al Nord Europa e nel resto del globo, per portare i suoi oggetti d’arte a un pubblico sempre piὺ vasto.

Fasano è di casa con le celebrità. Leggendaria la sua lunga e salda amicizia con il cantante Al Bano (nella foto), altra icona pugliese, e fra le tante altre sue frequentazioni di VIP,  ricordiamo il suo incontro con l’ultima vera Diva del cinema italiano e internazionale: Sofia Loren, con la quale ha anche recitato una piccola parte nel film “La vita davanti a sé” diretto da Edoardo Ponti e girato in Puglia nel 2019.

Le ceramiche di Fasano sono infatti usate per l’ambientazione di films e serie televisive e lui, dinamico, disinvolto e piacevolmente “sfrontato” come è, spesso non disdegna di fare qualche “comparsata.”

1453088 origFasano non è un uomo di mentalità ristretta, non è soltanto attento al denaro e alla fama. Sa apprezzare il valore della cultura, sa onorare principi di tradizione, storia e coerenza che oggi vengono spesso dimenticati. Dopotutto, fino dall’inizio del 1600 la sua famiglia ha lavorato l’argilla, la materia prima per la ceramica che abbonda nei numerosi banchi presenti nel territorio di Grottaglie ( il paese deriva il nome da Criptae Aliae, che significa molte grotte e gravine, poi divenuto Criptalium nella denominazione Latina e Li vurtàgghie nel dialetto locale.) Cinque secoli di storia, di passione e di dedizione, un’arte che si tramanda di padre in figlio e infatti Giuseppe ha iniziato l’apprendistato con suo padre Nicola fin da quando era un ragazzino, nel laboratorio nel celebre Quartiere delle Ceramiche che è situato lungo la discesa fra la città alta e la città bassa.

A suo padre (e anche alle tante antiche generazioni dei Fasano impegnate nella produzione di ceramica) viene dedicato il Premio Internazionale “Nicola Fasano- Grottaglie “Città delle Ceramiche” giunto quest’anno alla quarta edizione, conferito il 18 settembre scorso e ambientato come di consuetudine nella bella cornice delle Tenute Al Bano Carrisi a Cellino San Marco in provincia di Brindisi. Il celebre cantante e uomo di spettacolo infatti condivide con Fasano il rispetto e la gratitudine per gli insegnamenti ricevuti dai loro rispettivi padri. Nicola Fasano e Carmelo Carrisi hanno trasmesso valori che hanno aiutato questi due uomini, nati nella solare Puglia, a raggiungere il successo di cui godono oggi.

Facendo spazio nella sua fitta agenda di impegni, Fasano ha trovato tempo per rispondere a viva voce nel corso di una conversazione telefonica ad alcune domande sulla sua vita e i suoi progetti per i nostri lettori.

(Bottega d’Arte Giuseppe Fasano, Via Caravaggio 1, Grottaglie (Taranto) www.giuseppe.fasano@weebly.com)

con Al bano

Anna Foschi: La antichissima tradizione dell’arte ceramica di Grottaglie rappresenta un vanto e un primato nel mondo. Puoi parlarci della tua attività e della tua bottega d’arte?

Giuseppe Fasano: Noi vediamo che c’è questa bellissima realtà, la fantasia del creatore, che sarebbe l’artigiano, che diventa praticamente un tutt’ uno con quella che è poi la tradizione delle ceramiche di Grottaglie vista in una chiave contemporanea. Noi che cosa facciamo come ceramica in questo momento storico? Non siamo piὺ nella situazione di semplice utilizzo, dove una volta si faceva la ceramica per poter parlare di collocarla li o qui, oppure ci mettevamo del cibo dentro, quindi era una ceramica d’uso. Adesso la ceramica è diventata sì di uso però si punta sulla stile, ad esempio una decorazione che dipingiamo su un piatto è uno stile che noi oggi interpretiamo. Senza abbandonare la grande, ricchissima vena della tradizione, possiamo però attualizzarne l’aspetto e anche le modalità di  uso per fare sì che si integrino e diventino parte della vita e delle esigenze contemporanee.

Anna Foschi: Nella tua produzione, come si conciliano i canoni della tradizione con le esigenze del mercato contemporaneo?   

Giuseppe Fasano: Praticamente, con la mia intuizione prima di tutto, con la mia idea originale. Io mi metto a disposizione di quelle che sono le esigenze dei giovani nell’era contemporanea come la vedo io, La decorazione, tutto nasce dai colori, dai vestiti, dalla moda, ad esempio se c’è una influenza, una tendenza nella moda verso il colore grigio o grigio scuro, o della gamma del colori caffè, quando devo fare moda io devo fare una tradizione che richiami un poco l’”Armani style.” Io gioco con i colori e con le forme, le quali nella tradizione di Grottaglie formano già una moda a sé. Ad esempio, prendiamo i vasi da notte prodotti da secoli e secoli a Grottaglie. Con la loro struttura lineare, minimalista, erano già uno studio nella “forma.” Li esportavo in Danimarca e i danesi li compravano pensando che fossero oggetti di decorazione, tipo fioriere o soprammobili, invece di oggetti di uso molto prosaico!

8266355 origAnna Foschi: Parliamo del Premio Internazionale “Nicola Fasano” che hai fondato e che viene organizzato ogni anno nel mese di settembre. Cosa ti ha ispirato a lanciare questa iniziativa?

Giuseppe Fasano: Siamo figli dei nostri padri e madri. Magari nel corso della nostra vita, specie da giovani, non capiamo l’importanza di questo legame, di questa eredità spirituale, ma la loro importanza non si perde. Proprio perché mio padre Nicola per me è stato una figura così importante, io ho cominciato a lavorare l’argilla e sono diventato ceramista. Il Premio propone proprio questo: essere vicini alle nostre radici famigliari e culturali, onorare i nostri genitori e antenati, e onorare e continuare anche l’arte e i mestieri che essi ci hanno insegnato. A questa quarta edizione del Premio Nicola Fasano hanno partecipato anche altre famiglie che credono e che continuano la tradizione famigliare che ha permesso, ad esempio, di creare industrie come la Pasta Divella, o di fondare la dinastia musicale di Al Bano e suo figlio Yari Carrisi, anche lui cantante e imprenditore. C’erano anche tanti altri personaggi, anche celebrità, che credono nel ruolo della famiglia e nei valori che la famiglia trasmette e rappresenta.

Anna Foschi: Un argomento forse un poco spinoso. Pensi che ci sia valido sostegno da parte delle autorità governative (a qualsiasi livello) per questo comparto artistico e produttivo?

Giuseppe Fasano: Questo purtroppo è un problema serio. Non si pensa a conservare i mestieri, e per i giovani, a potenziare l’istruzione nel campo, a incentivarli e aiutarli a inserirsi nel mondo del lavoro dell’ arte/artigianato. A sostenerli nell’individuare la propria vocazione, nello scegliere il mestiere che davvero li appassiona, così che possano guardare al futuro con concretezza, e non affidarsi ad alternative che hanno un carattere distruttivo, e credo che tutti sappiamo di cosa parlo. Io avevo otto anni quando ho cominciato a lavorare al forno della bottega ceramica. Mio padre non mi obbligava, non mi dava mica le botte! Ma a me piaceva creare, imparare, progredire. Questi valori li ho trasmessi ai miei figli che hanno tutti intrapreso le loro carriere con grande successo ma anche con grande dedizione.

Anna Foschi: Quali sono i tuoi progetti per il futuro? e… Scommettiamo che non tirerai mai “i remi in barca” almeno completamente?

Giuseppe Fasano: I remi in barca non si dovrebbero mettere mai! Per quanto mi riguarda, io ho intenzione di continuare a fare conoscere l’arte, a diffondere l’amore e l’interesse per l’artigianato e i mestieri d’arte. La mia azienda ha un livello internazionale, noi esportiamo in tutto il mondo, ma io credo anche e soprattutto nelll’incentivare il mercato interno, nel risvegliare l’interesse degli italiani per le eccellenze che il nostro paese produce. Guarda, ti faccio un esempio: questa estate, data la situazione globale con i problemi causati dalla pandemia, l’afflusso dei turisti internazionali è stato minimo, ma abbiamo visto un grande movimento di visitatori da tutte le regioni d’Italia. Qui da noi, in Puglia, c’è stata una vera esplosione. Questo mi spinge a continuare la mia opera di promozione e educazione verso l’arte ceramica, la tradizione grottagliese e in una prospettiva ancora più ampia, a perseguire il mio scopo di motivare i giovani ad avvicinarsi ai mestieri, alla produzione di ceramica, ma anche tutti a tutti i mestieri creativi, dalla pasticceria all’intarsio dei mobili per fare degli esempi. E poi, in conclusione, a tutti gli amici di Vancouver mando un invito: venite a trovarci in Puglia, la Puglia vi ospiterà con tutto il suo calore e la sua allegria. Venite a fare un corso di introduzione alla ceramica, vi aspetto per una esperienza che sono certo vi appassionerà. A presto!




Da Udine a Vancouver con un progetto di vita

Captura

Jilenia e Diego amz foto 2013È trascorso un decennio dal loro arrivo in Canada. Si sono inseriti con intelligenza e pazienza, ma anche con la necessaria grinta, nelle nuove realtà. Ambientali, sociali e professionali. Ne avevo raccolto la storia descrivendo brevemente la loro iniziativa di comunicazione-informazione tramite il Diario da Vancouver. Li avevo incontrati in settembre 2013 al Centro culturale italiano nel corso di una cerimonia comunitaria. Due giovani friulani sulle vie del mondo: Jlenia e Diego Marchi, usciti ambedue dall’università di Udine.

Specializzato in informatica, lui lavora oggi come Software Development Manager (*). Dopo quattro anni da Store Manager alla Dulux, da mamma a tempo pieno lei ha inventato il suo originale “Amigurumi”, creando all’uncinetto accuratissimi oggetti e gioiosi pupazzetti che già stanno attirando una affezionata clientela (**).

Sposi dal 2018 e genitori felici di Luna, la loro bimba di due anni, Ile e Diego offrono oggi un gioioso e concreto esempio di realizzazione personale e sociale tenacemente inseguito come progetto di vita. (amzpan)

(*) https://ca.linkedin.com/in/diegomarchi

(**) JayLe Amigurumi

 

LA STORIA DI DIEGO e ILENIA: il Diario da Vancouver

C’è un gruppo emergente di giovani italiani a Vancouver. Sono arrivati di recente, dal Nord e dal Sud Italia, dal Centro e dalle Isole. Quasi tutti in possesso di studi superiori e specializzazioni, essi rientrano solo vagamente nel fenomeno della fuga dei cervelli (il brain drain, che si riferisce in particolare alla mobilità degli studiosi che lavorano nei settori della ricerca culturale, scientifica, tecnologica). Questi “nuovi” giovani soggiornano in Canada con visti turistici o permessi di studio e lavoro temporanei, ottenuti in base ad accordi diplomatici. Molti di loro, la maggioranza, sperano di poter rimanere: perseguono perciò lo status di residenti permanenti, in vista di diventare un giorno cittadini canadesi.

Quali, in generale, le loro motivazioni? Rifiuto del Paese natale? Nemmeno per sogno! Spesso il loro è un amore disperato, perchè tuttora sognano un’Italia migliore, non costretta a respingere o abbandonare tanti suoi giovani figli. Figli che spesso soffrono la lontananza dalle famiglie e dagli amici. Non è perciò rifiuto il loro, semmai delusione per una situazione socio-politico-economica di confusione, stallo e sconforto. Non sono in fuga, no: la loro è una scelta di vita, per potersi costruire un futuro. Sono responsabili e determinati, sanno superare gli inevitabili momenti di crisi aiutandosi tra loro. E come negli anni ormai lontani delle due grandi ondate migratorie post belliche – con la nascita delle società di mutuo soccorso prima e delle molte associazioni poi – questi giovani avvertono il bisogno di fare gruppo, di scambiare esperienze, di ritrovarsi insieme in forme nuove e originali, favorite dagli odierni veloci mezzi di comunicazione via internet.

Se n’era parlato anche in precedenza, commentando il Fenomeno Facebook (*) e indicando alcuni blog localmente in azione. Non che la comunicazione in rete possa sostituire la ricchezza dei contatti personali, ma senz’altro favorisce lo scambio di informazioni, sollecita il desiderio di conoscersi meglio, facilita l’organizzazione di incontri ed eventi. Ne sono ben consapevoli Diego e Ilenia (lui web-developer, creatore di siti internet per imprese e utenti, lei store clerk, addetta vendite in un colorificio), due giovani friulani che hanno ideato e gestiscono il sito web Diario da Vancouver. L’intenzione iniziale alla base del progetto era forse di mantenere i legami con le famiglie e gli amici in Italia, informando i potenziali “aspiranti al Canada” su leggi, regolamenti, luoghi, abitudini di vita e di lavoro. In breve il Diario è diventato il collante di parecchi nuovi arrivati, un gruppo spontaneo di giovani che sta emergendo a livello comunitario. Inizialmente accolti soprattutto da emigrati trevisani e friulani, dopo alcune riunioni in una sala parrocchiale periferica, ora questi ragazzi sono ospitati dal Centro Culturale italiano di Vancouver, dove – su invito del direttore esecutivo Mauro Vescera – stanno conducendo il forum Newcomers to Vancouver. Tra i temi finora esplorati: orientamento lavorativo e procedure di immigrazione. Suggerite da Irene e Steven, sono state avviate anche le Italian happy hour, divertenti pause serali presso l’osteria del Centro. E qualcuno sta anche immaginando di organizzare una squadra sportiva, di calcio naturalmente.

@amzpan / Settembre 2013 / da P&P vol II pag 147 ss

Anna Maria Zampieri Pan, nata a Vicenza, vive a Vancouver, Canada dagli anni ’80. Giornalista professionista e Cavaliere della Stella della Solidarietà italiana”, è stata redattrice-collaboratrice di “Forme”, una rivista di design e arte industriale pubblicata in quattro lingue. Già direttrice del settimanale della British Columbia “L’Eco d’Italia”, è autrice di una serie di libri sulla storia italo-canadese della British Columbia.




Vancouver. “Valoroso Foods”, un nome, una garanzia!

val bis

Valoroso 2 Sono molti anni che vivo nel BC ed ho sempre sentito parlare un gran bene di questa azienda, così ho deciso che era giunto il momento di saperne di più e presi un appuntamento con Valoroso Joe Jr.

Come da accordi arrivai con una decina di minuti in anticipo, lo trovai in negozio che mi stava aspettando. Un ragazzo molto simpatico, con una grande cultura del cibo. Mi accorsi fin da subito mentre parlava dell’amore sviscerale  che ha per questo lavoro, era il suo cuore a parlare.

“Questo magazzino – spiega Joe – c’è da 7 anni, ma abbiamo pensato bene di riproporre un piccolo negozio al dettaglio come abbiamo a Kelowna ma di proporzioni molto molto più piccole”.

Alla mia domanda su come nasceva l’idea di un negozio di alimentari, Joe Jr. comiciò a raccontarmi che il padre Joe era emigrato nella Columbia Britannica, dove aveva incontrato la moglie di origine  italiana, Elisa. Dopo essersi sposati, avevano cresciuto la loro famiglia, ma dopo crebbe in loro il decisero di tornare nella loro Sicilia dopo aver trascorso quasi 25 anni nell’industria del legname canadese, sacrifici che servirono per offrire ai quattro figli l’opportunità di apprendere la loro cultura nativa e lingua.

In Sicilia Joe cominciò una nuova attività impreditoriale nel settore alimentare, un sogno che aveva nel cassetto da moltissimi anni e che ora poteva realizzare. Comperò due negozzi di generi alimentari e cominciò ad acquisire  un ottima esperienza in questo settore, quella esperienza che poi sarebbe servita a creare la piu grande impresa della famiglia Valoroso.

Papà Joe sapeva che il Canada sarebbe stato la nazione in cui avrebbe dovuto vivere. Dopo avere scelto come località dove vivere un luogo di vacanza per eccellenza del BC, ovvero Kelowna  nella valle dell`Okenagan, papà Joe cominciava a sentire la mancanza del cibo italiano e la difficoltà di reperirlo. Così pensò bene, e questa, fu veramente una idea geniale, di importare cibo italiano. Dopo avere sbrigato le pratiche per le licenze comiciò con il comperare un mezzo e a girare tutto il BC per fare assaggiare i prodotti, diciamo un porta a porta; questo fece si che le persone, i ristoranti e i negozzi di generi alimentari potessero conoscerlo come persona e capire che poteva essere, con l’amore con cui presentava i suoi prodotti, un uomo che amava solo la qualità. Infatti tuttora il loro credo è questo : “Qualità e Genuinità del prodotto”.

Così questa sua tenacia e voglia di riuscire cominciò a dare i primi risultati, che ben presto si ampliarono.

Joe Jr mi disse, con grande felicità, che il loro cavallo di battaglia erano i pelati in scatola. Allora si dissero che era tempo di allargare la loro gamma di prodotti. La famiglia Valoroso acquistò un ulteriore magazzino di 40.000 piedi quadri e dall’Italia cominciò a fare arrivare in Canada molta più merce, avendo a loro disposizione dei container che servivano per spedire la merce direttamente in Canada riducendo la logistica e quindi poter portare prodotti di alta qualità dall’Italia e da altri paesi d’Europa da mettere a disposizione della propria clientela.

Di questa alta professionalità ne beneficiarono catene alberghiere, ristoranti e negozzi di generi alimentari di tutto il Canada. Fece delle partnership  con alcuni dei migliori produttori italiani ed europei e questo ha permesso a Valoroso Foods di rimanere fedele alla propria identità di importatori non solo di qualità ma di genuinità.

Lo showroom di Valoroso in Kelovna,  ovvero il cuore dell’azienda, tiene molto presente e fa condividere l’esperienza italiana, non solo per il cibo ma l’intera cultura e storia d’Italia alla loro clientela. Ristrutturato di recente, lo showroom presenta ai clienti un ampia gamma di salumi e formaggi e molti altri prodotti di alta qualità. Possiamo trovare un punto di ristoro,  un vero bar e tavola calda (di produzione italiana).

“Quando vai in Italia, vai in 20 paesi. Ogni regione ha la sua cultura, il suo cibo e le sue tradizioni”, ecco qui si puo trovare tutto questo, vi accorgerete, quando sarete seduti per mangiare un boccone, non vi sentirete dei clienti ma ospiti di una grande famiglia, la famiglia Valoroso.

Lo showroom e l’attività di vendita all’ingrosso offrono un assortimento di specialità italiane provenienti dalle 20 regioni, che vanno dalla balsamica tradizionale modenese invecchiata, al caffè espresso dalla Sicilia, al Prosciutto di Parma, Mortadella IGP di Bologna, biscotti e cioccolatini di Siena, Firenze e Calabria, prodotti di stagione come il panettone del Veneto, i tartufi freschi di Alba e, di recente, un programma di formaggi freschi che offre la Mozzarella di Bufala DOP campana e la gustosa mozzarella Burrata dalla Puglia, fatta solo pochi giorni prima, Taleggio DOP e Toma DOP del Piemonte, Fontina DOP della Val D’Aosta e Pecorino Toscano DOP Stagionato della Toscana, e chi ne ha piu ne metta.

La ristrutturazione dello showroom è stata un modo per dire grazie alla comunità che ha sostenuto l’attività di famiglia sin dall’inizio. L’azienda è determinata a farsi apprezzare per i prodotti di alta qualità.

In Italia gastronomie simili sono la spina dorsale dell’enogastronomia perchè dovunque vai puoi sempre trovare novità, mantenendo sempre la tradizionalità. Nella programmazione che ogni azienda fa per apportare migliorie per il futuro, la famiglia ha in programma di aggiungere una Enoteca con prodotti di nicchia, non solo italiani ma anche dell’Okanagan.

Joe, Elisa e i loro figli. ormai adulti da molti anni  (Anna, Claudia, Angela e Joe Jr.), che lavorano tutti nell’azienda di famiglia, continuano a condividere la conoscenza del prodotto con tutti coloro che riforniscono, compreso il pubblico in generale.

Le tradizioni, l’eredità e il modo nobile con cui la famiglia si avvicina alla propria attività, e quindi alla propria clientela, è lo stesso modo in cui si avvicina alla vita familiare con amore, orgoglio e dedizione. Per questo sono stati premiati con il successo .

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Associazione Scrittori/Scrittrici italo-canadesi: 34 anni di attività

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AICW BooksL’Associazione Scrittori/Scrittrici Italo-Canadesi (ASSIC) è una comunità aperta a scrittori, critici, accademici e altri artisti interessati a promuovere la letteratura e la cultura italo-canadese. Si tratta di una Associazione a livello nazionale, senza scopo di lucro e gestita interamente da volontari. La sua missione è sostenere e incoraggiare l’espressione e la disseminazione dell’esperienza migratoria italiana in Canada nel contesto di una società multietnica e multiculturale. Conta oltre 100 soci in Canada, Stati Uniti, Italia e altre parti d’Europa, i quali scrivono e pubblicano in inglese, italiano, francese e in vari dialetti italiani.

L’Associazione fu fondata a Vancouver, British Columbia, nel 1986. Era l’anno di Expo ’86, la grande esposizione internazionale che fece conoscere al mondo quella bella e “giovane” città sul Pacifico. Infatti, era anche l’anno del Centenario di Vancouver e il fervore di attività e iniziative era semplicemente entusiasmante. Al locale Centro Culturale Italiano l’anno precedente si era svolta con buon successo una conferenza dedicata agli scrittori italo-canadesi del Canada Occidentale. Si era risvegliato molto interesse per questa corrente letteraria e con l’occasione di Expo 86, fu varato un progetto ambizioso: una Conferenza nazionale della durata di una settimana, che offrisse l’ opportunità di riunire i nostri scrittori di tutte le Provincie del Canada e anche di invitare personalità accademiche dall’Italia. Fu un successo importantissimo.  Da quel momento in poi, l’Associazione ha continuato a evolversi e a crescere, a creare una rete sempre più estesa di contatti con le università e i centri di studio in Canada e nel resto del mondo. Neanche le restrizioni e le difficoltà create dal Covid-19 ne hanno rallentato le iniziative. Se la conferenza biennale a causa della pandemia e’ stata rinviata al 2021,  l’Associazione ha però preso parte al Festival Blue Metropolis, all’International Book Festival di Montréal, a “Librissimi” a Toronto e ha continuato la presenza virtuale con le iniziative di Poetry Month,  Prose Month e Heritage Month. La fortunata serie nazionale Books and Biscotti quest’anno si farà online e la serie di Webinars in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di Montréal va online su piattaforma Zoom una volta al mese con temi di grande interesse, che rispecchiano aspetti della cultura italo-canadese e italiana.

I lettori possono stare sicuri che parleremo ancora della ASSIC, perché la vostra cronista si dedica con passione dal lontano 1986 quando con il compianto C.Dino Minni, con il Dr. Joe Pivato e il supporto del Centro Italiano e del dr. Roberto Verdi allora direttore dell’ Istituto Italiano di Cultura di Vancouver, si trovò a organizzare la Prima Conferenza Nazionale e in seguito a pubblicarne gli Atti insieme a C. Dino Minni. Poiché, come dice un vecchio proverbio romagnolo, meglio fare  “tagliatelle lunghe e conti corti”, concludo questo pezzo con l’annuncio degli avvenimenti di questo mese ai quali prendono parte anche gli autori della ASSIC-Regione Pacifico: “Open Mike” , 11 settembre su ZOOM, con gli autori Caroline Di Giovanni, Lillian Conti, Rosanna Battigelli, Anna Villapiana, Silvia Falsaperla e Marisa De Franceschi dall’Ontario, Connie McParland da Montréal e Anna Foschi da Vancouver.  Il 23 settembre, presentiamo Books and Biscotti-Vancouver in collaborazione con Word Vancouver e Vancouver Public Library, con gli autori della British Columbia: Arianna Dagnino, Eloise Carbone, Osvaldo Zappa e, ospite speciale dal Manitoba, il poeta e scrittore Carmelo Militano. Presentatrice dell’avvenimento: Anna Foschi. Su www.aicw.ca maggiori informazioni sulla Associazione e sugli avvenimenti. Seguiteci anche su Facebook e Twitter.




Addio Garibaldi? Un nome diverso per uno dei più bei parchi della Columbia Britannica

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Garibaldi 2Non un nome nuovo, ma un nome antichissimo. Anzi, il nome originale Nch’ḵay̓ (acque sporche) che la Nazione Skwxwú7mesh (Squamish Nation) dette alla montagna e al vasto territorio circostante in tempi lontanissimi, viene ora riproposto per il Garibaldi Provincial Park, situato a circa 70 km da Vancouver. un bellissimo parco pubblico di 195.000 ettari sul quale sorge Mount Garibaldi, un picco di 2.678 metri di altezza,

In un articolo apparso il 16 agosto 2020 sul North Shore News, la pubblicazione che serve le città di North Vancouver e West Vancouver in British Columbia, la giornalista Martha Perkins, reporter per gli affari indigeni e civici, riassume la motivazione dietro il movimento sorto per ripristinare il nome originale e onorare così il retaggio e la storia della Squamish Nation e dei  popoli First Nations della Columbia Britannica:

“In 1860, The British Navy sent a survey team to the coast that, seven decades earlier, Captain George Vancouver had meticulously mapped out. The captain of the survey ship was George Henry Richards. As he sailed up the Howe Sound, he couldn’t help but be impressed by the snow-capped volcanic peak of the highest mountain in the Coastal Mountain range. For reasons lost in the mists of time, Cpt. Richards was also deeply impressed by the recent exploits of an Italian “freedom fighter” named Giuseppe Garibaldi. According to Encyclopedia Britannica, Garibaldi was “a republican who, through his conquest of Sicily and Naples with his guerrilla Redshirts, contributed to the achievement of Italian unification under the royal House of Savoy. Firing his ship’s guns, Cpt. Richards christened the mountain in honour of a man who had never done anything even remotely connected to this land.”

Vero. Peppino Garibaldi non mise mai piede in questo angolo di mondo. E si dice anche che non fosse uno stinco di santo. Ma resta una figura importante e non solo nella storia d’Italia. È più che doveroso tramandare con ogni mezzo alle future generazioni la storia, la cultura, la spiritualità e l’enorme contributo che tutti i popoli First Nations hanno dato e continuano a dare a questa nazione e alla nostra Provincia. È più che doveroso rendere omaggio alla loro resilienza e non dimenticare le sofferenze che hanno dovuto subire per generazioni a causa della forzata colonizzazione. Ma è anche lecito domandarsi se non sia possible affiancare l’attuale nome “Garibaldi Park” alla vera e originale definizione “Nch’ḵay̓”. Dopotutto, a Vancouver esistono già monumenti e targhe stradali con iscrizioni bilingui (nelle lingue Native e in inglese.) Forse la locale comunità italo-canadese potrebbe suggerire un compromesso di questo tipo o avanzare qualche altro suggerimento?

 




Montreal. I “Capelli bianchi” di Anna Panunto

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Anna Panunto è una scrittrice canadese di origine italiana. È nata e vive a Montreal, Quebec.

Anna scrive in tre lingue, italiano, inglese e francese. Ha una laurea Bachelor of Arts e un Master of Education conseguite a McGill University e ha insegnato per 22 anni. Insegna attualmente a EMSB ed è lettrice a Mcgill University.

Anna è una poetessa, una scrittrice freelance e ha pubblicato poesia, racconti, articoli, e una commedia radiofonica in molte riviste letterarie e accademiche.

Il racconto “Capelli bianchi”, del quale ha concesso la pubblicazione su Italian’s News, parla dell’immigrazione italiana in Canada e del viaggio verso la nuova patria vissuto attraverso gli occhi di un ragazzino.

 

Capelli bianchi – piccolo Antonio….

In memoria del mio caro papa,  Antonio Panunto

Scritto da Anna Maria Panunto

Traduzione A CURA DI NICOLA MATTEINI

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18 dicembre, 1956, Italian Line Ship, Naples, Halifax

 

Arrivammo finalmente in Canada dopo ben undici giorni di viaggio in un transatlantico chiamato  The Italian Line Ship, la nave che trasporta tutti gli emigranti italiani diretti verso il Canada. Il viaggio è stato interminabile! Se per caso ti venisse in mente di raggiungere un altro paese via mare, ti consiglio di ripensarci perché l’esperienza potrebbe rivelarsi un vero incubo: le navi sono scomodissime, specie durante le tempeste! Sono veramente contento che questa avventura sia finita. In Italia, mamma non parlava d’altro che del nostro viaggio in Canada. Faceva le ore piccole per rammendare gonne, pantaloni e calzini.

Dopo la guerra era cambiato tutto, comprese le persone. Alcuni reduci soffrivano lo shell shock. Per molte famiglie, la vita non fu più la stessa. Vedevo i padri di alcuni amici vagare per la piazza con lo sguardo triste, perso nel vuoto. Alcuni non uscivano più di casa. Papà non era così, era sempre allegro. È un musicista, suona la fisarmonica. Credo che sia questo a renderlo così felice.

Sono nato due anni prima che la guerra finisse, nel gennaio del 1943. Mi hanno chiamato Antonio, come il fratello maggiore di mio padre. Credevano fosse morto durante la guerra, ma in effetti si sbagliavano: infatti Antonio riapparve subito dopo la mia nascita. Così, per celebrare l’evento, mi diedero il suo nome.

I miei genitori avevano tanti amici. Gli amici di mamma parlavano molto, forse anche troppo! Talvolta con le loro chiacchiere mi provocavano il mal di testa. Nel paesello, mamma è nota come «la moglie del musicista». Questo perché papà non si separava mai dalla sua fisarmonica. La portava sempre con sé: a casa, in piazza, dagli amici e naturalmente alle feste. Diceva che la musica ha il potere di portare ovunque la gioia. Sinceramente non vado matto per la fisarmonica, preferisco costruire oggetti!

Mamma chiacchierava con gli amici fino a notte fonda e spesso l’ho sentita dire che papà le mancava tantissimo. Quante volte l’ho sentita piangere! Quante volte ho visto gli amici abbracciarla, per consolarla.

La mia stanza si trovava vicino alla finestra. Non era solo mia, poiché la condividevo coi miei due fratelli. Odiavo questa cosa! Un materasso per tre fratelli e, come se non bastasse, io ero il più piccolo. Mamma ripeteva sempre che il cibo non era sufficiente perché la fattoria non produceva abbastanza. Benché avessimo  graziosi alberi da frutto, non potevamo certo sopravvivere nutrendoci esclusivamente del loro prodotto. In compenso, con quella frutta mamma era solita preparare torte davvero squisite. Non so che darei per mangiare un fico fresco, in questo momento! I miei preferiti sono quelli verdi.

Papà era partito alcuni anni fa con zio Antonio, suo fratello. Ricordo perfettamente il giorno della loro partenza: la piccola valigia, l’aria triste di papà e mamma che piangeva un poco. «Coraggio, coraggio Donato», gli diceva. Naturalmente lui portò con sé la sua fisarmonica. Sarebbe morto, senza! Era un giorno di pioggia e mamma gli diede l’unico ombrello che avevamo. Papà si raccomandò con noi di comportarci bene e di prenderci cura di nostra madre.

Mio Dio, qui si muore di freddo! Indosso orribili pantaloni marroni, macchiati e bucati in tre punti. Le mie scarpe sono così consumate che le suole sono sul punto di staccarsi. Un vento gelido mi ferisce il volto. Anche la mia giacca grigia è bucata. Mamma ha fatto del suo meglio per rammendarla, ma durante il viaggio i buchi si sono riaperti. I miei abiti appartenevano al mio fratello maggiore, Cosmo. Non è facile essere il più piccolo di tre fratelli, se la tua famiglia è povera: indosserai sempre abiti di seconda mano!

Né io né mamma mangiammo tanto, durante il viaggio, poiché stavamo sempre male. Mi sentivo come in prigione, su quella nave. Avevamo una minuscola cuccetta in classe turistica. Ogni volta che osservavo l’oceano attraverso l’oblò, mi veniva da vomitare. Spero di non vedere mai più un sacchetto di carta in vita mia!

I miei fratelli stavano bene, perciò gironzolavano per la nave e questo permise loro di farsi nuovi amici. Mi riferirono che c’erano molti italiani su quella nave, benché non tutti fossero nostri conterranei. Noi veniamo da Ripabottoni, in provincia di Campobasso, un minuscolo paesino con una splendida vista sulle montagne. Amo la montagna per via dell’aria fresca che vi si respira. Avevo l’abitudine di sedere sulla sommità di una collina non lontana dalla mia scuola, per riflettere. In Italia abbiamo il mare Adriatico. Ricordo che da bambini ci portavano al mare ma sinceramente non posso dire di amarlo molto, perché tutta quell’acqua un po’ mi spaventava.

Il cibo nella nave era buono ma io non mangiavo gran che. Credo di essere dimagrito durante il viaggio, perché mi cadevano i pantaloni. Mi erano diventati larghi; più larghi del solito, almeno. Ci servivano tre pasti al giorno: una leggera colazione, a pranzo un piatto di minestra, poi la cena. Oggi mi sento decisamente meglio perché finalmente non ho vomitato. Abbiamo preso solo caffè e biscotti. I miei fratelli erano molto emozionati quando mamma ci disse che molto presto avremmo rivisto papà e zio Antonio.

Già mi mancano i miei amici. Avevo tre amici del cuore: Vincenzo, Pepe e Giovanni. Non è stato facile separarmi da loro. Gli altri miei amici erano già partiti per il Canada e due di loro erano emigrati con le loro famiglie negli Stati Uniti, chissà quando li avrei potuti rivedere! Mi sento molto triste … Quanto mi sono divertito con loro! Giocavamo a calcio in un campo abbandonato, non lontano da casa. Mi piaceva moltissimo giocare a calcio, anche se il nostro pallone era moto vecchio. Solo che nessuno aveva i soldi per comprane uno nuovo. Altre volte andavamo in giro con le nostre bici scassate e di tanto in tanto accendevamo un falò. Quando volevamo fare una marachella, ci mettevamo a fumare. Anche se rimediare sigarette non era facile, perché dovevamo rubarle agli adulti. Se ci beccavano erano guai!

Mamma diceva che in Canada la nostra vita sarebbe migliorata. Le chiesi se in Canada ci fossero molte auto, adoro le auto!  Mi rispose che in Canada c’era tutto. Poi le chiesi se avrei dovuto frequentare la scuola anche in Canada e lei rispose di sì. Hummm … Non credo parlino italiano qui.

Ho terminato gli studi un anno fa. La scuola non era male, la mia materia preferita era la matematica: svolgevo calcoli a mente con estrema facilità. Aiutavo spesso un mio compagno di classe di nome Joe, che in aritmetica aveva qualche difficoltà. Mi piace aiutare le persone. Il mio insegnante di matematica diceva che ero molto sveglio. In compenso, odio la scrittura! Buttare giù i miei pensieri su un pezzo di carta mi riesce particolarmente difficile, ci impiego un’eternità!

In quinta c’era una ragazzina veramente graziosa di nome Rosa, che sorrideva spesso e con quel suo sorriso m’incantava. Forse le piacevo! In fondo sono un ragazzo carino. Lei viveva a poche case di distanza da me, così ci capitava spesso di passeggiare assieme. A volte era particolarmente loquace ed aveva la curiosa abitudine di saltare quando si emozionava! Ciò che più amavo di lei era la sua intelligenza.  Mi piacciono le ragazze carine, ma per colpirmi devono essere anche brillanti. Sognava di diventare un dottore e sono sicuro che ci riuscirà. Due anni fa si trasferì negli Stati Uniti con la famiglia, spero sia felice.

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Ciò che odiavo della scuola era che tutti mi deridevano per via dei miei capelli. Ora sono più scuri ma quando avevo sei \ sette anni erano color biondo platino: capelli bianchi. Dicevano tutti che ero strano.

Non capisco perché i miei capelli fossero praticamente bianchi! Dopotutto, che importa? Sono capelli. Non voglio diventare calvo come mio padre. Dicono che papà abbia perso tutti i capelli all’età di diciannove anni, io ora ne ho quasi tredici. Ogni mattina quando mi alzo e ogni notte, prima di coricarmi, controllo la mia capigliatura. Massaggio energicamente le radici dei miei capelli per renderli più forti. I miei fratelli mi giudicano strano per questo. Mio fratello Domenico ha ventun anni ed è quasi calvo. Cosmo, che ha tre anni più di me, sembra cominci anche lui a perdere i capelli e ciò mi rattrista …

Evviva, comincio a vedere terra! Mamma mia, tutto sembra così piatto e vuoto! Quanta gente vivrà in questo luogo? Dove sono le montagne? Vedo uomini serissimi nelle loro uniformi scintillanti. Mi piace il colore di quelle divise: verde, rosso e blu. Li osservo gesticolare soffiando nei loro fischietti, mentre tutti si mettono in fila. Quante file! Mamma mi chiama, dobbiamo sbarcare. Fa così freddo! Ora il vento soffia più forte! Mamma ci aveva avvertito che in Canada faceva molto freddo, ma non immaginavo fino a questo punto! Ok, ora siamo tutti in fila. Mamma ha le mani colme si scartoffie. Dice che uno di quei documenti mi riguarda: è la mia carta d’immigrazione e io riesco a leggere il numero di serie. Hmmm … 673! Che sia il mio numero fortunato? Siamo tutti in piedi, al freddo, in attesa del treno. Ma quando arriva? Sento mescolarsi diversi dialetti. Inverno, inverno. Si muore in inverno?

Il treno … Mi sembra di vederlo! Sì, eccolo finalmente!!! Chiedo a mia madre quando mangeremo. Mi dice di calmarmi:«Siamo tutti affamati – mi rimprovera, mentre i miei fratelli mi prendono a scappellotti – taci!». Sembra che ci attenda un lungo, noioso viaggio in treno. Spero almeno che ci servano del buon cibo. Voglio del pane fresco! Quando mamma aveva denaro per comprare del pane, lo conservava il più a lungo possibile. Talvolta acquistava pane raffermo per poi immergerlo nell’acqua, così si ammorbidiva di nuovo – un trucco che le aveva insegnato sua madre – poi lo condiva con olio di oliva e una manciata di origano, rendendolo davvero delizioso. Amavo i miei nonni, erano sempre molto gentili con me ed ogni volta che andavo a trovarli mi offrivano latte caldo e biscotti.

Ok, siamo in treno finalmente. I sedili sono davvero scomodi, i colori deprimenti: grigio scuro e nero. C’è anche uno strano odore: si direbbe un misto di sudore, fumo e metallo. Molti stanno fumando. Comincio a guardarmi attorno e sento il mescolarsi di molte lingue, oltre all’italiano. Vedo alcuni coetanei, ma anche ragazzi più giovani. Ok, ora noto qualcuno che si avvicina. Chissà se finalmente ci porteranno del cibo? Stavolta non apro bocca, i miei fratelli mi hanno appena zittito. Odio quando mi insultano, perché non se la smettono? Vorrei tanto avere una sorella, le sorelle sono molto più gentili dei fratelli. I miei amici hanno sorelle. Ricordo che durante la festa di Sant’Antonio, l’estate scorsa, comprai delle noccioline e un paio di occhiali da sole! I miei fratelli,  gelosi, mi chiesero dove avessi trovato il denaro. Dissero che l’avevo rubato a mamma. Non l’avevo rubato! Stupidi fratelli! Avevo venduto degli skateboard. Sì, la mia piccola attività: avevo trovato la maniera di costruire degli skateboard con del legno avanzato che avevamo. Dovevo semplicemente sottrarlo di nascosto e trovare delle ruote ancora in buone condizioni. Il mio piano funzionò.

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Adoro i lavori manuali, sono così divertenti!  Mangiavo con gusto le mie noccioline! In tasca, i miei occhiali da sole. Erano miei e nessuno poteva portarmeli via.

Ecco il cibo! Ma cos’è? Un uomo alto e magro mi allunga qualcosa di veramente strano. Chiedo spiegazioni a mamma, lei mi risponde che si tratta di pane canadese! Yuk! Non posso mangiare questa roba – mio fratello ride di me – questo pane sa di vomito! È bianco e soffice, così sottile e ricoperto da una buffa crosta. C’è pure un buchetto, al centro. Mia madre m’impone di mangiare in silenzio. Accanto al pane, qualcosa di molto dolce: mi spiegano che è un piccolo dessert. Rispondo che non può trattarsi di un dessert, poiché non è formaggio. Mamma m’impone nuovamente di tacere. Da bravo ragazzo obbedii, anche se trovavo quel cibo assolutamente disgustoso! Un giorno nessuno mi avrebbe detto ciò che dovevo o non dovevo fare!

Ok, ora stiracchio le mie gambe e cerco di rilassarmi prima di arrivare a Montreal. Mi giro attorno cercando con lo sguardo mia madre, che sembra stanca e preoccupata nello stesso tempo. Immagino stia pregando, dato che le sue mani sono intrecciate.

Mamma è una donna forte, può sollevare qualsiasi peso. Penso che per lei non sia stato facile andare avanti con papà che era emigrato trasferito in Canada, talvolta la facevamo letteralmente impazzire! Doveva mandare avanti da sola la nostra piccola fattoria. Odiavo aiutarla, la parte che detestavo maggiormente era il vederla uccidere le galline. Non lo faceva spesso perché ci servivano le loro uova. Adoro le uova! Come sapete, avevo l’abitudine di rubarne alcune per venderle. Lo feci per molto tempo finché non mi scoprirono. Quel giorno fu un brutto giorno per me!

Ricordo quando mamma mi cucinava uno dei miei piatti preferiti: la polenta. Un piatto a base di mais,  ricoperto di salsa al pomodoro.

Non capisco l’espressione sul viso di mamma e dei fratelli, sembrano voler ridere e piangere contemporaneamente. Appena riapro gli occhi vedo uno spazio più vasto, ora il paesaggio è decisamente cambiato! Fattorie! Wow! Automobili! Balzo giù dal mio sedile, mamma mi fa cenno di rimettermi a sedere. Ora però mi gira la testa, ho le vertigini, così vado in bagno. Oh, quanto rumore in questo treno! Di fronte a me c’è un vecchio che mi scruta, che avrà da fissarmi in quel modo? È per via dei miei vecchi abiti bucati? Mi guardo, poi fisso lui che immediatamente gira lo sguardo in un’altra direzione. Bene! Smetti di squadrarmi, vecchio. L’abito elegante che indossa deve costare parecchio, le sue scarpe sono così lucide! Nere e lucenti. Scommettete che un giorno anch’io indosserò scarpe eleganti come quelle?

Eccoci finalmente a Montreal! È così dunque che appare una città: piena di luci, non come al paesello. Mamma sembrava decisamente nervosa, talvolta s’innervosisce senza motivo. Ci comunicò che papà ci attendeva alla stazione ferroviaria. Mi disse di pettinarmi per avere un aspetto presentabile; perciò tirai fuori il mio vecchio, minuscolo pettine. Mentre si alza dal suo sedile, mamma si fa velocemente il segno della croce poi sussurra una breve preghiera. La osservai e notai che per la prima volta non era nervosa. Spaventata, forse. Non l’avevo mai vista così. Una volta, forse … quando da piccolo la vidi inseguire qualcuno con un’ascia in mano.

Papà ci stava aspettando. Sembrava più magro e più calvo, a dire il vero. Indossava una giacca marrone, pantaloni neri e un paio di buffi scarponi. Prima abbracciò mamma. Rimasero abbracciati a lungo e per tutto il tempo mamma rideva e piangeva contemporaneamente, sussurrandogli qualcosa nell’orecchio. Tuttavia non potei udire le sue parole. Poi papà le baciò la fronte, le guance e le labbra! Non li avevo mai visti baciarsi sulle labbra! Papà sembrava cambiato, sembrava orgoglioso. Appena mi vide, mi diede dei colpetti sulla testa. Mi disse che ero cresciuto, che ormai ero un uomo. «Lo so – fu la mia risposta, poi – guarda papà, ho ancora i capelli!». «Bene, bene», rispose.

 Andiamo a casa!  Ci dirigemmo così verso la nostra nuova casa. Eccoci, la nostra famiglia si è finalmente riunita! Nei dintorni noto una chiesa che m’incuriosisce. Chissà dentro come sarà? Parleranno italiano lì? Sembra più grande e più nuova della chiesa del nostro paesello. Quanti preti ci sono? Nella nostra chiesa ci sono soltanto due sacerdoti, Padre Mario e Padre Costanzo. Mamma ci andava ogni venerdì e ogni domenica. Mi piace la sensazione che si prova stando in chiesa, anche se non amavo confessarmi. Dovevo confessarmi almeno una volta al mese, poiché mamma diceva che dovevo confidare al prete tutti i miei peccati. Al prete raccontavo che un giorno sarei stato ricco, lui mi guardava e scoppiava a ridere. «Ricco? Come farai a diventare ricco?» Non lo so, ma accadrà. Avrò anche un’auto bianca. Comunque qui in Canada non voglio andare a confessarmi. Ora che sono un uomo, posso fare ciò che voglio. Amo osservare le chiese e le case, cerco sempre di immaginare in che modo sono state costruite. Nel mio paesello non ci sono molti edifici, ma quelli che abbiamo sono veramente graziosi. Talvolta, da bambino, sedevo solo soletto davanti alla chiesa e mi facevo tante domande. Che strumenti avevano utilizzato per costruirla? Quanti uomini avevano lavorato in quel cantiere? Ora mi chiedo cosa potrei costruire qui in Canada.

Mio Dio, c’è neve ovunque qui! Il Canada non assomiglia affatto all’Italia. Adoro queste strade, così larghe e spaziose! Chi  ha costruito questa città deve essere davvero in gamba, sicuramente sono italiani! Ci sono auto ovunque! Alcune, parcheggiate ai lati delle strade, sono sepolte sotto uno spesso strato di neve. Come faranno a liberarle da tutta quella neve? Sui marciapiedi ricoperti di ghiaccio, scivolare è un attimo! Rischiai di cadere un paio di volte. Queste auto sono enormi e di diversi colori: marroni, blu, nere e perfino bianche! Sono fantastiche! Un giorno comprerò un’auto bianca, come ho raccontato al prete, e dentro vi saranno ragazze molto carine!

La nostra casa si trova in Papineau street. «Papineau», che buffo nome! La porta d’ingresso è molto particolare. È di un colore marrone chiaro, di legno, con una strana grossa serratura. Anche la chiave è davvero strana, mai vista una chiave del genere. Nell’aprire la porta, papà disse che ne avremmo avuta una a testa. Così entrammo, finalmente. C’erano molte pareti bianche in quell’appartamento, un po’ sporche a dire il vero. Ci rallegrò la vista di un bel bagno, molto diverso da quello della nostra vecchia casa. La cucina è graziosa e dentro c’è anche una buffa stufa. Le pareti … fa’ vedere … una, due … tre stanze! Chissà se finalmente ne avrò una tutta per me, odio condividere il letto coi miei fratelli. Tuttavia questo posto non ha un buon odore, puzza di sudore e le finestre sono umide. Oltretutto fa anche freddo.

Appena entrati nell’appartamento, silenzio generale! Ci guardavamo negli occhi senza dire una parola. Cosmo sembrava triste e io volevo piangere, ma mi trattenni … Poi mamma ruppe il silenzio e disse che bisognava mettersi a pulire. Così cominciò a pulire, pulire, pulire … Mio Dio, non riusciva a fermarsi!

Poi finalmente mangiammo vero cibo! Papà aveva fatto la spesa in modo che mamma e zia potessero preparare un buon pasto e questo rese mamma così felice! Granturco, carne, pane, pasta, frutta … Era stupendo vedere tutto quel cibo! Il tavolo – un tavolo rotondo, di legno – non era grandissimo. Credo che Antonio lo abbia costruito con del legno avanzato; lo so perché sono anch’io un «costruttore», he he he! In fondo avevo pur costruito degli skateboard con le mie mani! A tavola eravamo in sette, compresi Antonio e sua moglie, zia Maria. Sinceramente zia Maria è una gran chiacchierona, più di mamma, addirittura! In più ha una buffa risata: quando ride mostra un incisivo rotto e sembra sempre sul punto di soffocare. Naturalmente, aiutava sempre mamma in cucina e nei lavori di casa. Mamma ripete sempre che zia Maria ha un grande cuore. È anche molto simpatica, a dire il vero, e io l’adoro nonostante sia così chiacchierona. Talvolta papà rivelava un temperamento lunatico ma ora sembrava così felice, era bello vederlo sorridere! Diceva che ora con due donne in casa le cose sarebbero andate bene. Lo aiutavamo nei lavori di falegnameria. Adoro lavorare con le mie mani, soprattutto quando si tratta di misurare il legno: è la parte che preferisco. Poi uscimmo ad esplorare i dintorni e papà ci spiegava le regole del buon vicinato. Devo dire che camminare in mezzo alla neve era tutt’altro che facile! Stavo per scivolare … la chiesa, un parco, dei negozi, perfino una fermata dell’autobus e la metropolitana! Non avevo idea di cosa fosse una metropolitana! Papà disse che era stata realizzata da poco. Aveva una sorpresa per me: arachidi! Un enorme sacchetto di arachidi! Mi misi a mangiare come un matto! Mi resi conto che ero buffo, quando mi accorsi che la gente ci fissava. Tutti parlavano una strana lingua che non riuscivo a comprendere. Papà ci disse che in questa città si parla inglese e francese, inglese soprattutto. Gli chiesi se avesse imparato queste due lingue e lui rispose di sì. Un paio di vicini lo salutarono, ma erano italiani. Papà in Italia non aveva terminato gli studi, perciò scriveva molto male – questo è ciò che diceva mamma – amava solamente la musica e il duro lavoro dei campi. Adora il lavoro manuale, all’aperto.

È giusto ora di cena! Mamma e zia avevano preparato della pasta e della carne. Avevo una fame da lupi! Come sempre mi servirono per ultimo e come sempre mi spettò il pezzo di carne più piccolo, tutt’osso. Zia sorprese tutti col mio dolce preferito: torta al limone. Ne chiesi un bel po’ e lei di nascosto me ne affettò una grossa fetta! Com’ero felice!

Gli adulti ridendo bevevano del vino, mentre papà suonava la fisarmonica. Lui suona sempre, al mattino appena alzato e la sera prima di andare a dormire. Ci ha raccontato che qui in Canada si alza alle quattro del mattino per andare al lavoro e torna tardi la sera. Prima di uscire suona la fisarmonica, dice che questo lo fa sentire vivo e lo rende felice. Mamma batteva le mani e danzava al suono della sua musica, quanto le era mancato il suo musicista!

Io e i miei fratelli ci annoiavamo seduti su un divanetto, nella stanza accanto. Papà invitò mio fratello Domenico a dargli il cambio, Domenico suona bene la fisarmonica e questo rende papà molto orgoglioso. Tuttavia vorrei che Domenico sorridesse di più. È un ragazzo così scontroso, spesso tormenta l’altro mio fratello Cosmo. Credo proprio che Cosmo lo odi per questo. Papà ci annunciò che presto Domenico si sarebbe sposato, la futura moglie si chiamava Lina ed era una nostra compaesana. Subito dopo le nozze, sarebbe venuta a vivere con noi. Mamma mia! Un’altra persona in questo appartamento!

Papà stava sorseggiando del vino, gli piace bere. Avrebbe voluto che  imparassi a suonare la fisarmonica, come i miei fratelli. Risposi che non mi interessava e questo lo fece arrabbiare. «Come puoi dire di essere mio figlio se non suoni la fisarmonica?» Non gli risposi, avevo imparato a non replicare.

Dopo un po’ cominciammo a sentirci tutti molto stanchi. Il viaggio era stato davvero lungo: 11 giorni di navigazione! Papà ci disse che solo per quella notte io e Cosmo avremmo dormito sul pavimento. L’indomani avrebbe acquistato per noi due materassi. Non eravamo entusiasti ma che potevamo farci? Domani è un altro giorno.

Qui in Canada tutto è possibile, dobbiamo semplicemente andare a dormire e fare del nostro meglio per riposare. Recitai mentalmente una breve preghiera, chiedendo a Dio di prendersi cura di me che sono ancora piccolo:« Fammi diventare ricco, dammi una bella famiglia, desidero una ragazza carina tutta per me».

Domani avrà inizio la mia nuova vita da uomo, in Canada … Buona notte!

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Un messaggio di tua figlia

Io e te, due metà dello stesso lago.

L’uno nell’altra si specchia,

raggio di luna il nostro silenzio.

Come il lago iniziò a lacrimare,

dell’incessante vento si udì la voce.

Io e te, due metà separate

dello stesso specchio d’acqua.

Stelle del mattino che si chiamano per nome.

Come stella perduta,

nuova vita attende.

Lacrime salate

lambiscono la mia solitudine.

Lo sguardo verso il vuoto di una terra deserta.

Il tempo si è fermato e con lui il battito del mio cuore.

Ogni notte, accanto al mio letto, veglia l’angelo della misericordia.

Vedo la tua nascita in guerra, al tramonto.

La mia nascita in terra libera, al sorgere del sole.

Sciolta ogni catena,

vivrò secondo libertà.




Una vita straordinaria: Sveva Caetani di Sermoneta

sermoneta

sveva caetani 1991 foto amzLa Fondazione Roffredo Caetani di Sermoneta Onlus ha da poche settimane pubblicato un volume dedicato alla vita e all’opera di Sveva Caetani di Sermoneta. Come la Fondazione illustra sul suo sito web: “Il 6 agosto 1917 Sveva Caetani nasceva a Roma da Leone e da Ofelia Fabiani. Un’artista e intellettuale di altissimo valore, Sveva è stata l’ultima descendente dei Caetani di Sermoneta. Per questo, come ha ricordato l’autore Pietro Vitelli sul suo profilo, la Fondazione Roffredo Caetani ha pubblicato un libro che ne racconta la storia, una biografia davvero straordinaria che verrà presentata a nell’ambito delle iniziative per il Centenario del Giardino di Ninfa organizzate in collaborazione con la Regione Lazio e  la media partnership de La Repubblica.”

Pietro Vitelli, poeta, romanziere e saggista, autore del saggio dal titolo “Sveva Caetani, il viaggio nell’anima dell’ultima dei Caetani di Sermoneta” è nato a Cori nel 1937 e nel 1999 è stato insignito dell’onorificenza di Cavaliere al merito della Repubblica Italiana. Ha vissuto a lungo in Piemonte come funzionario del Ministero delle Finanze di cui è stato poi dirigente nel Lazio e in Abruzzo preso l’Agenzia delle Entrate. Ha ricoperto diverse cariche politiche: è stato Consigliere comunale a Roccamassima, Cisterna e Latina, Consigliere e Assessore al bilancio e programmazione della Provincia di Latina, Consigliere regionale del Lazio per due legislature e della Regione Lazio è anche stato Assessore ai trasporti, energia e protezione civile, nonché Sindaco di Cori. Per la sua ricerca, Vitelli si è avvalso della collaborazione e dell’archivio della giornalista Anna Maria Zampieri Pan, che di Sveva è stata amica personale e sulla quale ha scritto numerosi articoli.

Zampieri Pan, nata a Vicenza dove iniziò la sua carriera giornalistica, vive a Vancouver, British Columbia, Canada. Giovanissima, divenne esponente del movimento studentesco cattolico durante gli anni del liceo e della facoltà di giurisprudenza. Iniziò a fare giornalismo collaborando con le testate cittadine e divenne consigliere dell’Associazione vicentina della stampa e rappresentante del sindacato giornalisti. Fu, tra l’altro, redattrice del “Momento vicentino”, addetta stampa e PR dell’Ente Fiera di Vicenza, redattrice-collaboratrice di “Forme”, una rivista di design e arte industriale pubblicata in quattro lingue. Dopo il matrimonio con l’imprenditore Mario Pan e la nascita di tre figli, si trasferi’ a Vancouver con la famiglia e  riprese l’attività giornalistica occupandosi di problemi di emigrazione e visitando le comunità di immigrati italiani per descriverle nei suoi articoli. Dal 1983 al 1990 aveva redatto e diretto il settimanale della British Columbia “L’Eco d’Italia”. Autrice di Missioni di ieri Frontiere di oggi (2007), Personaggi&Persone (2008), Presenze italiane in British Columbia (2009). Attualmente scrive per riviste di lingua italiana in Canada, Italia e Stati Uniti, collabora con agenzie stampa d’emigrazione e continua nell’opera di documentazione della storia italocanadese della British Columbia.(Tratto da Wikipedia).

Anna M. Zampieri Pan ha gentilmente concesso in esclusiva per Italian’s News questo suo profilo di Sveva Caetani, che fa parte del suo vasto archivio di pubblicazioni e ricerche sulla vita di quella straordinaria donna e artista.

 

Sveva Caetani: romana per sempre!

 di Anna M. Zampieri Pan

Emigrata bambina in Canada con il padre Leone, esule politico, Sveva Caetani trascorse anni di isolamento e di solitudine, raggiungendo alte vette del pensiero e dell’arte. Nella serie pittorica Recapitulation, donata all’Alberta Art Foundation di Edmonton, ha descritto il viaggio dell’anima. La sua casa di Vernon in British Columbia, dove è vissuta per oltre settant’anni, è diventata “centro culturale” con un laboratorio d’arte per i giovani. Sveva era l’ultima erede di una famiglia romana: quella dei Caetani, che ha dato papi alla chiesa, statisti all’Italia e uomini di pensiero al mondo.

villa miraggio come dipinta da Sveva Caetani

Ecco come l’artista riassunse poeticamente la sua vita, il suo lavoro e la sua fede poco prima della morte: Ognuno di noi è solo, alla fine. Prima saluti quelli che ami, poi attraversi la lama dell’amara realtà, affrontando male e debolezza che sono dentro di te. Allora senti la voce di Dio e la voce di Dio ti dice: “Tu non potrai mai conoscere o capire, puoi solo amare”.

Nata a Roma nel 1917, figlia del celebre orientalista Leone Caetani, deputato radical- socialista, “emigrò” in Canada all’età di quattro anni, quando il padre, convinto antifascista, decise di mettere al sicuro nell’ovest del Canada la propria famiglia, composta dalla figlioletta e dalla seconda moglie, Ofelia Fabiani. Il matrimonio con Vittoria Colonna, appartenente alla famiglia dei principi Colonna, che per secoli furono acerrimi nemici dei duchi Caetani, si era rivelato un fallimento. “Mio padre si rese conto che la tendenza al fascismo cresceva in maniera ormai allarmante. Volle per noi una vita nuova, lontana dai turbamenti politici e sociali che vedeva avvicinarsi sempre più” mi confidò Sveva quando la incontrai per la prima volta, alla vigilia degli anni ’90. “Egli conosceva già la British Columbia. Vi si era recato nel 1890 con un amico, per cacciare gli orsi nel Kootenay, una valle parallela all’Okanagan; era rimasto affascinato dalla bellezza del paese. La sua ascendenza era per metà anglosassone: la madre inglese lo aveva reso particolarmente sensibile alla libertà di parola, di pensiero e di espressione.

Voleva che io crescessi in un’atmosfera di genuina libertà, in una società proiettata verso il futuro”.

Leone Caetani acquistò a Vernon una casa di campagna con annesso frutteto. Trascorreva le giornate tagliando legna nei grandi boschi, studiando, scrivendo e soprattutto dedicandosi all’educazione della figlioletta. Attraverso una fitta corrispondenza, era in contatto con gli esuli italiani in altri paesi. Ogni tanto, qualche viaggio in Europa: Londra, Parigi…. ricordati dalla figlia come un sogno. Un sogno, per lei, era anche la villa di famiglia sui colli romani.

la ex villa caetani al gianicolo amz foto“Mio padre aveva costruito la sua casa sul punto più alto del Gianicolo…. e la mia   stanza era sotto il tetto. Ogni mattina, alzandomi dal letto, correvo da una finestra all’altra, ammirando da un lato Rocca di Papa, con gli Appennini innevati sullo sfondo, e dall’altro lato la basilica di San Pietro”. Sveva ricordava anche le visite a Palazzo Caetani, in via delle Botteghe Oscure, dove viveva la nonna paterna e dove c’era un busto marmoreo della bisnonna polacca,  dai lineamenti straordinariamente simili ai suoi. Tutto questo un giorno finì bruscamente.

Rimasta orfana a 17 anni del padre adorato, fu costretta a rimanere in casa a disposizione della bellissima madre malata, che mai aveva accettato il radicale cambiamento di vita e si

era chiusa in una amara solitudine. Fino al 1960, quando Ofelia morì, Sveva visse venticinque  anni di “reclusione”. Unici diversivi consentiti, la lettura e la musica; mentre era scoraggiata la  sua maggiore vocazione: la pittura. Autodidatta, coltissima e sensibilissima, Sveva aveva 42 anni quando potè uscire dall’isolamento e dal silenzio. Finalmente potè accedere al mondo artistico conosciuto solo teoricamente. Aveva anche bisogno di guadagnarsi da vivere e accettò di insegnare nella scuola elementare della parrocchia. In breve, la sua fama di educatrice e di comunicatrice la portò alle scuole superiori, dove insegnò arte, letteratura, filosofia, scienze sociali: nonostante priva di diploma, laurea e certificato di abilitazione all’insegnamento, che in seguito volle conseguire presso l’Università di Victoria, dove le fu anche richiesto di salire in cattedra. Riprese a dipingere, dando sfogo alla sua passione repressa. E dopo tante sofferenze e tante rinunce, come per catarsi esplose in lei un canto struggente sul bene e sul male della vita.

Concepì una grandiosa opera: Recapitulation, sulla scia della Divina Commedia,    immaginandosi nelle vesti del “sommo poeta” ed eleggendo a maestro e guida l’amato genitore.

“Per me non c’era modello migliore da seguire. Ma per dipingere eroi e mascalzoni di un’epoca diversa da quella di Dante: un’inferno non di punizioni ma di malvagità, un purgatorio dove l’espiazione consiste nell’impotenza, un paradiso non di tranquillità ma di conquiste dello spirito. Alla fine di tutto ciò c’è sempre l’amore che supera di gran lunga qualsiasi conoscenza”. In quattordici anni di lavoro appassionato, inventandosi la tecnica dell’acquerello a pennello   asciutto, realizzò cinquantasei grandi dipinti che lei, mai sposata a mai madre, definì “figli” e per i quali trovò una casa nell’Alberta Art Foundation di Edmonton, dove sono tuttora a disposizione delle gallerie e delle istituzioni che li vogliano noleggiare ed esporre.

“La serie è intesa come una specie di poema pittorico, comprendente una vita di esperienza, meditazione, amore, dolore e rassegnazione” mi spiegò allora Sveva. Ogni dipinto ha vari livelli simbolici e rappresenta non solo alcuni concetti, ma anche le emozioni che ne  derivano. Inizia con un’invocazione a Dio, “potere invisibile”, della cui grandezza e del cui   amore ella si sente povero strumento, e di cui intende porsi al servizio. E si conclude con le   parole dell’antico saggio persiano: “Tamam Shud”, tutto è compiuto, figurativamente rappresentato da una forma evanescente, scarnificata: lei stessa negli ultimi anni di vita, consumata dal fuoco interiore ma anche dall’artrite, e avviata verso la pace infinita di Dio.

“Se c’è un legame tra il supremamente grande e il supremamente piccolo, l’esercizio di vivere ne costituisce il ponte”, aveva scritto tra l’altro nel suo commento all’opera. Poichè la Caetani, oltre agli straordinari dipinti, ha lasciato anche scritti filosofici e poetici, pubblicati a  poco più di un anno dalla morte, avvenuta a Vernon nell’aprile del 1994. Sveva Caetani – indimenticabili gli incontri nella sua casa di Vernon e le lunghe telefonate notturne che ci scambiavamo (“la mia amica italiana” lei mi definiva) – mi confidò anche di sentirsi “romana     per sempre”, nonostante la naturalizzazione e gli oltre settant’anni di vita canadese. Eppure è rimasta pressochè sconosciuta agli italiani: quelli del Canada, che l’hanno “scoperta” solo alla vigilia della morte; quelli in Italia, che hanno liquidato con due righe sui giornali la scomparsa “dell’ultima dei Caetani”. Non è tuttavia troppo tardi per raccogliere la sua eredità ideale. Vale anche la pena una visita a Vernon, dove il bel Museo custodisce la Caetani Collection  e  il  Caetani Cultural Centre fa rivivere l’eredità dello straordinario personaggio che è stata e rimane Sveva Caetani. (@amzpan/1995)

 

 




Italia e Canada a colloquio sulla crisi economica e sanitaria

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31delreeeeIl Vice Ministro degli Esteri Emanuela Del Re ha avuto ieri una conversazione in videoconferenza con il Ministro della Cooperazione allo sviluppo del Canada, Karina Gould, che ha offerto l’occasione per un aggiornamento sulle iniziative avviate in risposta all’attuale crisi sanitaria ed economica globale.
Entrambe, riporta la Farnesina, hanno concordato sull’importanza di un progressivo rafforzamento dell’architettura delle Istituzioni internazionali deputate alla cooperazione multilaterale in materia di salute globale e constatato l’ottimo livello di collaborazione tra Italia e Canada a sostegno dei meccanismi di cooperazione globale per la ricerca e distribuzione del vaccino e di altri trattamenti sanitari per la risposta al COVID-19, in particolare nell’ambito dell’Acceleratore “ACT-Access to COVID-19 Tools” e dell’Alleanza GAVI per i Vaccini e l’Immunizzazione, di cui Italia e Canada sono tra i principali donatori.
Del Re, inoltre, ha evidenziato come “la pandemia da COVID-19 abbia avuto effetti rilevanti sul sistema di approvvigionamento alimentare, ed è per questo che l’Italia ha recentemente lanciato la Food Coalition, un innovativo meccanismo multilaterale e multi-settoriale in grado di creare una rete di solidarietà internazionale per perseguire gli obiettivi di sicurezza alimentare e accesso alla nutrizione”. Nel passare in rassegna gli aspetti più qualificanti di tale iniziativa, volta a promuovere un’agricoltura inclusiva, moderna e sostenibile, il Vice Ministro ha inoltre auspicato che presto essa possa ricevere la piena adesione canadese.
Guardando ai futuri appuntamenti attorno a tali temi, il Vice Ministro Del Re ha informato la collega canadese che l’Italia è pienamente impegnata nella preparazione del Vertice ONU per i Sistemi Alimentari (Food Systems Summit) indetto dal Segretario Generale Guterres per il 2021, anno in cui l’Italia eserciterà anche la presidenza di turno G20 e co-presiederà insieme al Regno Unito la COP26.
“Sui temi della nutrizione e dell’agricoltura sostenibile voglio ricordare”, ha concluso il Vice Ministro, “il qualificante ruolo del polo ONU di Roma, capitale multilaterale per il settore agricolo e agro-alimentare che ospita FAO, IFAD e PAM. Negli appuntamenti del prossimo anno continueremo a riservare centralità al tema del collegamento tra alimentazione e sviluppo e alle sue implicazioni in termini di lotta ai cambiamenti climatici, sostenibilità ambientale e qualità delle produzioni alimentari”. (aise) 




Canada. L’arte casearea italiana nella British Columbia

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tutto latte 4 bisI formaggi, per noi Italiani, hanno una grande importanza, anche se a volte si esagera un po’, ma, sono sempre dei grandi peccati di gola. A Salmon Arm,  nel cuore della bellissima Shuswap, nella stupenda Okanagan Valley, possiamo trovare

Tanto Latte Ltd, un caseificio italiano a conduzione familiare.

Luigi Ornaghi, fondatore dell’azienda, ha esperienza nella produzione casearia Artigianale; è un piemontese, ha frequentato la Scuola Alberghiera, e, negli anni ’90, ha cominciato la sua esperienza culinaria nelle Langhe, famose per il vino Barolo e per i tartufi. La sua voglia di conoscere cose nuove e di avere nuove esperienze lo ha portato a viaggiare in altre regioni italiane, altre esperienze estere a partire da Germania, Svizzera, Australia, Argentina paese natale di sua moglie, e Montecarlo, molto famosa e rinomata non solo per il GP F1 ma sopratutto per gli alti standard di vita.

tutto latte 2 bisIn tutto questo lungo periodo Luigi ha potuto acquisire grandi esperienze nella preparazione dei cibi, con una grande attenzione ai dettagli, e unendo la sua esperienza con la sua grande passione dei formaggi ha potuto fondare questa azienda.

Essa è impegnata nella produzione del miglior formaggio artigianale italiano utilizzando il 100% di latte intero canadese della valle di Okanagan e senza l’aggiunta  di latte in polvere o proteico. Questo consente di avere sulle nostre tavole un formaggio tipicamente italiano biologico e di alta qualità.

Alcuni di questi formaggi sono lo Stracchino, un formaggio tipicamente lombardo, la Burrata, formaggio tipicamente pugliese, Ricotta, Provole, Caciotta ecc.

Per chi volesse visitare hanno anche uno shop dove si possono acquistare questi prodotti, ma ci si puo sedere e mangiare, hanno anche un menù e naturalmente da buoni Italiani, non manca il vino.

tutto latte 3 bisItalian’s News – Luigi perche non si usa il latte 3.50 ?

Luigi – La nostra azienda usa per la produzione solo latte intero con una linea di formaggi con latte regolare ed una biologica. Qusto fa si che il formaggio acquisisce un gusto pieno di profumi, in quelli stagionati e piú cremositá in quelli freschi.

Italian’s News  – Hai trovato molta diversità tra i palati degli italiani e quelli locali.

Luigi – La nostra cultura culinaria é unica nel mondo, dunque quando si esce dall’Italia ti trovi di fronte realtá molto diverse. Io ho focalizzato il mio prodotto sulla genuinitá ed un gusto originale, dunque da qui in avanti é nella scelta della clientela apprezzare e decidere di comprare il nostro formaggio piuttosto di una mattonella di Cheddar prodotto da grandi industrie. Comunque in tutto l’ovest manca in generale una cultura alimentare.

Italian’s News – Sinceramente, dopo avere letto che sei piemontese, mi aspettavo  nella lista dei formaggi di trovare i Tomini e la Robbiola.

Luigi – La decisione di produrre un bocconcino mozzarella come prodotto principale é dovuta ad una ricerca di mercato dove nelle quattro province ad ovest dell’Ontario non c’é una produzione artigianale di bocconcini. La scelta

é stata fatta inoltre per il largo consumo nel settore ristorativo ed al dettaglio. Bisogna separare sempre la passione per i formaggi con la riuscita economica dell’azienda.

Italian’s News – Il COVID-19 come ha influito sulla vostra attività? Ha modificato anche i vostri futuri progetti?

Luigi – Per fortuna da quando é successo quello del Covid le vendite al dettaglio sono aumentate moltissimo, in quanto per paura di scarso approvigionamento nei supermercati, la gente ha pensato di riempire i frigoriferi di casa. Noi nel British Columbia possiamo dire di non aver per niente sofferto la disgrazia del Covid, la gente, molto responsabilmente ha mantenuto la distanza sociale e questo ha fatto in modo che non si ha avuto propagazione del virus.




Vancouver: intervista al Console Generale Dr. Fabio Messineo

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FOTO MessineoIl Consolato Generale d’Italia a Vancouver ha competenza per le quattro Province del Canada Occidentale: British Columbia, Alberta, Saskatchewan e Territorio dello Yukon.

I suoi uffici sono situati nel centro della città in un imponente edificio d’epoca, costruito nel 1914 in stile edoardiano: lo Standard Building, ricco di motivi ornamentali neo-gotici, colonne neoclassiche in stile ibrido, vanta ancora la buca della posta a caduta, un raro e decorativo elemento che ben si accompagna alle opulente decorazioni dell’ingresso principale.

Ho incontrato mesi fa il Console Generale Dr. Fabio Messineo nel suo luminoso ufficio all’undicesimo piano. Allora mi colpirono subito la sua disponibilità e la sua affabilità. L’ho incontrato di nuovo varie volte ad avvenimenti comunitari ai quali partecipa regolarmente. In occasione di una delle celebrazioni indette dal Sicilian Folk Club della Columbia Britannica, ho sentito il Dr. Messineo rivolgersi ai presenti con l’antico saluto siciliano “Sabbinirica”, che rivela l’attaccamento e l’orgoglio di appartenere alla sua terra. Messineo infatti è nato a Marsala, in provincia di Trapani. Ha conseguito la laurea in Legge all’Università di Messina e poi l’abilitazione per esercitare la professione di avvocato. Dal 2001 è entrato nel corpo diplomatico, prestando servizio come vicario del capo missione in Colombia, Bolivia, Portogallo e Venezuela. Alla Farnesina ha prestato servizio presso la Direzione Generale competente per la gestione delle risorse umane. Dal 2019 ricopre la carica di Console Generale a Vancouver.

Il Dr. Messineo ha gentilmente accettato di concedere a Italian’s News l’intervista riportata qui di seguito.

Italian’s News: È passato circa un anno dal suo arrivo a Vancouver dove ricopre l’incarico di Console Generale. Quali sono le sue impressioni e i suoi commenti sulla nostra città e sulla comunità italiana locale?

Dr. Fabio Messineo: Vancouver ha saputo esaltare la sua collocazione privilegiata tra l’oceano Pacifico e le montagne che la circondano, sfruttando armoniosamente le decine di insenature da cui si possono godere scorci unici in ogni stagione. E’ una metropoli multiculturale che si è sviluppata rispettando la natura e garantendo alla popolazione – che continua ad affluire qui da diversi paesi – una qualità della vita tra le più alte al mondo. Sono rimasto subito impressionato dall’efficienza del sistema integrato di trasporto pubblico e dalla quantità di piste ciclabili.

La nostra comunità, in British Columbia come nel resto della circoscrizione, è molto ben inserita nel locale tessuto economico e sociale. Ho conosciuto molte storie interessanti di persone che sono arrivate nel secondo dopoguerra in queste lontane terre dell’ovest canadese con poche risorse, ma tanta voglia di fare; nello spazio di alcuni anni i nostri connazionali sono riusciti ad affermarsi nei settori più vari e hanno saputo creare importanti luoghi di aggregazione.

A Vancouver vantiamo il Centro Culturale Italiano e due strutture di accoglienza per anziani, che altre comunità ci invidiano. Grazie al duro lavoro e al genio professionale, la collettività italiana è molto stimata per l’importante contributo che ha dato e continua a dare a questa città. Una prova è  rappresentata dalla strabordante partecipazione (oltre 300 mila presenze) all’annuale celebrazione che si tiene a Little Italy in giugno, “Italian Day On The Drive”. Ormai costituisce uno tra gli eventi più attesi della città, che purtroppo quest’anno non si è potuto tenere nel formato tradizionale a causa della pandemia. Un’altra manifestazione degna di nota è rappresentata dal “Festival del Cinema Italiano”, che da quasi un decennio costituisce un appuntamento irrinunciabile per i cinefili vancouveriti.

Italian’s News – In anni recenti, nella nostra provincia della Columbia Britannica abbiamo visto un notevole afflusso di giovani italiani con una formazione professionale molto spesso a livello universitario, i quali cercano qui nuovi sbocchi di vita e carriera. Proprio perché rappresentano nuove energie che arricchiscono la nostra comunità, molti di noi immigrati “veterani” si augurerebbero una loro più intensa partecipazione alla vita comunitaria. Non sempre questa fusione fra “vecchio” e “nuovo” avviene e si ha l’impressione che le esigenze di questo nuovo nucleo di italo-canadesi siano molto diverse da quelle del passato.  Come potremmo coinvolgerli maggiormente nelle attività comunitarie che fanno parte della nostra tradizione o aiutarli a crearne di nuove?

F.M.- Le opportunità che offre Vancouver dal punto di vista del lavoro e dello studio, ne fanno un polo di attrazione per quella che chiamiamo “nuova mobilità”. I nuovi venuti non cercano tanto l’aggregazione con gli altri connazionali, quanto l’integrazione con i colleghi canadesi. Oggi internet consente di mantenere facilmente i contatti con l’Italia e pertanto non si avverte quella nostalgia per il nostro Paese che invece animava gli immigrati di un tempo ad associarsi dopo il loro arrivo. Alcuni si rivolgono al Consolato solo dopo aver stabilizzato la propria posizione migratoria, quando maturano la decisione di essere pronti a passare definitivamente tra i residenti all’estero. E’ quindi difficile intercettarli perché mimetizzati più facilmente rispetto al passato.

La nostra collettività ha visto nascere da alcuni anni una bella realtà associativa, che è riuscita ad attirare anche questa “nuova mobilità”: si tratta dell’Associazione “ARPICO”, che riunisce ricercatori e professionisti, di vecchia e nuova immigrazione. Anche il locale Comitato “Dante Alighieri” ha organizzato eventi che hanno visto la partecipazione di connazionali stabilitisi da poco nella circoscrizione. La nuova sfida è quella di creare, unitamente al locale COMITES e al Consigliere del CGIE, altre analoghe opportunità di incontro.

Italian’s News – La stampa di lingua italiana all’estero ha sempre rappresentato per le comunità immigrate un forte legame linguistico e culturale con la nostra patria d’origine. Sono note le difficoltà anche economiche sopportate dalla maggior parte di queste pubblicazioni, che spesso possono continuare a servire I loro lettori grazie agli sforzi e sacrifici personali di chi le dirige e al volontariato dei collaboratori. Sappiamo che recenti avvenimenti come il terremoto economico dovuto al Covid-19 hanno messo a dura prova le economie dei paesi del mondo. Anche l’Italia fronteggia molte dure prove su questo piano: sarà possibile continuare a garantire il sostegno economico alla stampa italiana all’estero?

F.M. – La stampa italiana all’estero costituisce un importante mezzo di comunicazione tra le diverse realtà di un territorio e contribuisce a mantenere un forte legame con la propria identità culturale e con la propria terra di origine. Inoltre attraverso queste pubblicazioni si riescono anche a veicolare le informazioni istituzionali, per esempio in occasioni delle varie consultazioni cui sono chiamati i connazionali all’estero. Le istanze di contributo sono gestite dal competente Dipartimento costituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Tutti ci auguriamo che il nostro Paese possa presto recuperare (e superare) i livelli di sviluppo economico pre-crisi e pertanto la Presidenza del Consiglio sia in grado di continuare a sostenere tante importanti iniziative editoriali.

Italian’s News – Apriamo ora una prospettiva un poco più personale: quali sono le sua passioni, i suoi hobbies principali?

F.M. – Fin da piccolo sono stato un appassionato di storia (classica e contemporanea), scacchi e sport. Ho avuto l’opportunità di crescere a due passi da importanti zone archeologiche, insediamenti già sviluppati quando Roma non era stata ancora fondata. Trapani, la mia città di adozione, è citata nell’Eneide di Virgilio, come il luogo in cui l’eroe troiano seppellisce il padre e tiene in suo onore una sorta di mini-olimpiade, come era d’uso nel mondo ellenico.

Anche lo sport è stato importante nella mia formazione e nei limiti del possibile cerco di continuare a praticarlo. A livello amatoriale mi sono cimentato nel tennis, scherma, pallamano, volley, ma il mio sport preferito è il basket.  Amo anche viaggiare e conoscere culture diverse ed in questo sono molto aiutato dal mio lavoro.

Italian’s News – Se le chiedessi qual è il suo scrittore/scrittrice preferito/preferita, cosa risponderebbe? E il film che le è piaciuto di più?

F.M. – Essendo molto legato alla mia terra, mi piacciono molto i libri di Andrea Camilleri, che con il suo stile è riuscito a dare notorietà alla lingua che è comunemente parlata oggi in Sicilia, un misto tra dialetto e italiano.

Da poco ho finito di leggere “I Leoni di Sicilia”, un romanzo di Stefania Auci sui Florio, una famiglia di grandi imprenditori che ha marcato un’epoca.

Tra i film che preferisco vi sono ovviamente tutti gli Oscar italiani, ma quelli che non mi stanco di rivedere sono “Nuovo Cinema Paradiso” di Tornatore, la cui colonna sonora è peraltro di Ennio Morricone, recentemente scomparso, e “Il Postino”. Tra quelli meno noti in campo internazionale, “Non ci resta che piangere”, con Troisi e Benigni, mi sembra un capolavoro di comicità.

Italian’s News – Quali considera come valori essenziali da trasmettere ai giovani e giovanissimi? Cosa direbbe per esempio ai suoi figli?

F.M. La mia generazione è quella del miracolo economico, di uno Stato sociale molto generoso. I nostri genitori, che avevano vissuto le privazioni della guerra, ci hanno voluto risparmiare i sacrifici che avevano dovuto affrontare. Probabilmente molti di noi sono cresciuti con un’erronea sensazione del rapporto con l’autorità (statale o locale), da cui si pretende di ricevere molto di più rispetto a quanto si è disposti a dare. Ai giovani di oggi cercherei di trasmettere un sentimento di cura e rispetto per la propria comunità, che è molto evidente e fruttuoso qui in Canada, ma che in Italia non si traduce sempre in gesti concreti. Mia moglie ed io cerchiamo di educare i nostri due figli, che non sono ancora adolescenti, al rispetto delle regole, alla solidarietà, responsabilità e tolleranza.