Montreal. I bambini italo-canadesi imparano a fare i taralli

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Coniugare le radici al futuro. In prossimità della Festa di San Giovanni, momento gioioso di riflessione dell’identità quebecchese, ci sono le immagini dei bambini italo-canadesi del quarto anno della scuola Dante del CESDA e EMSB che imparano a fare i taralli a Casa d’Italia Montreal (complimenti alla direzione per l’idea).

Giovani entusiasti di imparare le tradizioni dei loro nonni e genitori, ma di impastare il tutto con il loro vivere quotidiano qui a Montréal.

È la fotografia di una realtà che dobbiamo saper interpretare e incoraggiare: uno scambio generazionale e geografico che può solo arricchire tutti per continuare il prezioso lavoro che compiono le istituzioni della nostra comunità tra ricordi e ponti presenti delle due sponde dell’Atlantico.

Buon appetito con i taralli italiani dei bambini canadesi alla festa quebecchese di San Giovanni!

da Il Cittadino Canadese




La BBC: i rottami trovati farebbero parte del Titan

>>>ansa/ captati 'suoni di colpi' dal sommergibile disperso

>>>ansa/ captati 'suoni di colpi' dal sommergibile disperso

Fra i rottami trovati dal robot impegnato nelle ricerche del Titan ci sarebbero la parte posteriore e il telaio di atterraggio del sommergibile disperso sulle orme del Titanic.

Lo riporta la Bbc citando un esperto e un amico dei passeggeri.

Queste dichiarazioni arrivano mentre si aspetta la conferenza stampa della Guardia Costiera americana – prevista per le 15 ora locale, le 21 in Italia – nella quale devono essere presentati i risulatati dell’esame dei “rottami” che sono stati ritrovati dal robot impegnato nelle ricerche del Titan  vicino al relitto del Titanic:

Il governo britannico ha annunciato l’invio di un aereo militare della Raf, con equipaggiamento specializzato, con a bordo un ufficiale sommergibilista, il tenente di vascello Richard Kantharia, che ha “una conoscenza significativa della guerra sottomarina e delle operazioni di immersione”, per prendere parte alle operazioni di ricerca del sommergibile Titan e dei suoi cinque occupanti dispersi vicino al relitto del Titanic.

La decisione è stata presa a seguito di una richiesta da parte della Guardia costiera Usa. Le ricerche continuano anche se le speranze di trovare vivi i dispersi sono legate ormai a un miracolo.

ansa.it




Titan: speranze ormai al lumicino. Ossigeno esaurito

titanic 1

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Sono passate troppe ore da quando si sono persi i contatti con il sommergibile Titan, disperso tre giorni fa durante una visita sottomarina al relitto del Titanic sul fondo dell’oceano Pacifico. Anche dovesse essere rintracciato, d’ora in poi, è pressoché certo che le 5 persone che viaggiavano dentro il sommergibile non possano essere più in vita. Le ricerche continuano senza sosta (è arrivata anche una nave dalla Francia con uno speciale robot subacqueo a bordo), ma le speranze di un possibile salvataggio si sono ormai affievolite. A bordo, per partecipare a una visita ravvicinata al relitto del Titanic, c’erano cinque uomini. Uno di loro, Stockon Rush, è americano ed è il pilota nonché proprietario della compagnia OceanGate Expedistions che ha organizzato il viaggio. Poi c’erano un cittadino britannico, due cittadini anglopakistani (padre e figlio) e un cittadino francese. Prendere parte a questa escursione costava 250 mila dollari a persona.

CHI SONO LE PERSONE A BORDO

Aveva deciso di regalarsi questa esperienza Shahzada Dawood, uomo d’affari pakistano, che era salito sul sommergibile insieme a suo figlio Suleman. Stessa scelta per il miliardario inglese Hamish Harding, che lo scorso anno è andato nello spazio con la Blue Origin di Jeff Bezos. A bordo anche l’esploratore francese Paul-Henry Nargeolet di 76 anni, pilota di sommergibili ma anche grande esperto del Titanic. Prima del viaggio gli esploratori avevano firmato una liberatoria in cui era descritta la pericolosità del viaggio ed era citata anche la possibilità di perdere la vita. I contatti con il sommergibile si sono persi un’ora e 45 minuti dopo l’inizio della discesa. Il relitto del Titanic si trova a 3.810 metri di profondità nell’oceano Pacifico al largo di Terranova, in Canada.

LA VISITA AL RELITTO

Il viaggio per visitare il relitto dura complessivamente 8 giorni (4 giorni di andata e 4 di ritorno sulla nave ‘madre’). La spedizione del sommergibile negli abissi invece, ha una durata più breve, di circa 8-10 ore. L’equipaggio che ora risulta disperso è partito venerdì scorso da St. John’s di Terranova in Canada a bordo della nave madre rompighiaccio Polar Prince: il sommergibile, arrivati a 600 chilometri dalla costa, si è poi immerso nell’Oceano Atlantico e raggiungere il luogo in cui è affondato il Titanic: i contatti con la Polar Prince sono stati persi domenica mattina, un’ora e 45 minuti dopo l’inizio della discesa verso il fondo del mare. La discesa per arrivare al relitto doveva durare in tutto due ore. Il sommergibile Titan è lungo circa sette metri: a differenza di un sottomarino, è in grado di raggiungere una maggiore profondità ma è molto meno sicuro e dispone di meno potenza.

DOVE SI TROVA IL TITANIC

Il Titanic affondò durante il suo viaggio inaugurale il 15 aprile del 1912, dopo aver urtato un iceberg: nel disastro morirono più di 1.500 persone. A bordo ne viaggiavano circa 2.200. La gigantesca nave effettuava per la prima volta la traversata fra Southampton, in Inghilterra, e l’America: avrebbe dovuto attraccare nel porto di New York. Il relitto si trova sul fondo del mare a circa 1.450 chilometri) a est di Cape Cod nel Massachusetts, e 400 miglia a sud di St.John’s in Terranova. Il relitto venne individuato nell’attuale posizione solo nel 1985, dopo anni e anni di ricerche.

QUEI LONTANI PARENTI SUL TITANIC

Wendy Rush, la moglie del pilota del sommergibile Stockon Rush (che è anche il proprietario della compagnia che ha organizzato il viaggio), è una discendente di due famosi passeggeri morti sul Titanic, ricchissimi, che rifiutarono di salire sulle scialuppe di salvataggio per fare posto a donne e bambini. Si tratta di Isidor e Ida Straus (lui insieme al fratello aveva dato vita al grande magazzino Macy’s), tra i passeggeri più ricchi che salirono a bordo del Titanic. I due anziani coniugi, a quanto riferito dai sopravvissuti, rinunciarono a salvarsi per permettere ad altri passeggeri di salvarsi: vennero visti abbracciati al momento del disastro. Nel film di Cameron, la scena viene immortalata in un cammeo: si vedono i due anziani sdraiarsi e abbracciarsi a letto mentre la nave imbarca ormai palesemente acqua.

ag. Dire – www.dire.it




Toronto. Anche in Canada il decoder gratis del MAIE

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img 7706Ieri abbiamo intervistato Francesco Bisignano, il Coordinatore del MAIE (Movimento Associativo Italiani all’Estero) a Toronto, in Canada.

Imprenditore di grande successo nel settore della ristorazione, gestisce come proprietario con grande professionalità alcuni fra i ristoranti italiani più conosciuti e apprezzati in città. Con il proprio gruppo imprenditoriale, possiede anche diverse gelaterie. Molto apprezzato da tutti coloro che lo conoscono, Francesco Bisignano  è considerato da chiunque un ambasciatore del Made in Italy in terra canadese.

Oggetto dell’intervista, a cui ha partecipato in conference-call il Vice Presidente del Movimento Vincenzo Odoguardi, è stato il recente annuncio da parte del MAIE del regalo a tutti gli italiani iscritti all’AIRE di un decoder realizzato per visualizzare tutti i canali tv italiani, da quelli della RAI e di Mediaset fino ad arrivare alle televisioni regionali di tutta Italia. Saranno pìù di 350 emittenti e ogni utente sarà in grado di poterle guardare tutte. Naturalmente ci sarà anche il canale MAIE,  che è già attivo sia attraverso il decoder che con l’apposita app. È un canale quasi perfezionato: chi lo desiderasse, oltre a guardarlo, potrà anche partecipare direttamente sul canale ed essere protagonista di quello che vorrà dire.

6d551022 a320 48c8 adf5 ccf6f6b866f1Il decoder si sta attualmente distribuendo negli Stati Uniti, molto presto anche in Canada ed è già in distribuzione in Centro America e fra poco in Brasile e poi sicuramente anche in Argentina e nel resto dei paesi dell’America del Sud.

Il decoder sarà distribuito gratuitamente con anche l’abbonamento per un anno senza alcun costo. In seguito ogni utente avrà la possibilità di riabbonarsi per una cifra che dovrebbe essere fra i 20 e i 30 dollari annui, un costo alla portata di chiunque. Ci sarà anche la possibilità di usufruire di alcuni servizi amministrativi e perfino di corsi in lingua italiana.

Al momento si sta organizzando un incontro per il lancio di questa iniziativa a Toronto per il mese di Giugno, nel corso della quale, oltre al Vice Presidente Odoguardi e, naturalmente, a Francesco Bisignano e alcune autorità locali di rilievo, è prevista anche la partecipazione del Presidente del MAIE, Ricardo Merlo.




Montreal. Chiude il Corriere Italiano

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3copertinecorriere“Gentili lettrici, cari lettori, La direzione di Métro Média, società proprietaria del giornale, ha deciso di chiudere il Corriere Italiano. A partire dal 31 marzo 2023 il Corriere Italiano cesserà definitivamente di pubblicare sia l’edizione cartacea (l’ultima in programma sarà chiusa il 31 marzo e porterà la data del 6 aprile 2023), che le informazioni sul suo sito web  o sulla sua pagina Facebook”. Così Fabrizio Intravaia nel saluto ai lettori del “Corriere”, storica testata edita a Montreal, di cui era caporedattore.
“Posso dire, con molta amarezza, che dopo 71 anni di storia, dopo 71 anni in cui il giornale è stato testimone ed ha raccontato la vita e l’evoluzione della comunità italiana di Montréal e del Québec, ma non solo, tale comunità avrà una voce in meno per esprimersi, per far conoscere le sue attività, i suoi progressi, le sue realizzazioni.
Il Corriere Italiano ha accompagnato la sua comunità nel corso di tutti questi anni ma la comunità italiana ha accompagnato, soprattutto in questi ultimi anni, il Corriere Italiano?
A voi la risposta, cari lettori e gentili lettrici.
Per quanto mi riguarda, dopo 26 anni passati a raccontare le vostre storie, cosa che ho sempre fatto con grande passione e rispetto, e che ho sempre considerato come un privilegio, non mi rimane che salutarvi e ringraziare tutti coloro che hanno incrociato la mia strada professionale, che hanno apprezzato il mio lavoro, che lo hanno criticato in maniera costruttiva, che hanno avuto la bontà di leggere, nel corso degli anni, i nostri e i miei articoli, che hanno scelto il Corriere Italiano come loro fonte d’informazione.
Ora “l’avventura” è terminata e nei titoli di coda di questo film che ha raccontato 71 anni di storia della nostra comunità trovo, purtroppo, una sola parola: FINE!”. (aise) 




Toronto. Francesco Bisignano nuovo coordinatore MAIE

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canada francesco bisignano nuovo coordinatore del maie a toronto immagine7Francesco Bisignano è il nuovo coordinatore del Maie a Toronto, Canada. Lo comunica il Movimento Associativo Italiani all’Estero. “Imprenditore di grande successo, opera nel settore della ristorazione: sua è la catena di ristoranti italiani più conosciuta e apprezzata in città. Con il proprio gruppo imprenditoriale, è anche proprietario di diverse gelaterie. Apprezzato da tutti coloro che lo conoscono, Francesco Bisignano  è considerato da chiunque un ambasciatore del made in Italy in terra canadese”, si legge nella nota del Maie.

“Sono molto felice di entrare a far parte della grande famiglia del Movimento Associativo Italiani all’Estero, come italiano nel mondo mi riconosco in pieno nei valori, nelle idee e nei progetti che il Maie ha portato avanti nel corso degli anni”, commenta Bisignano, che aggiunge: “Non vedo l’ora di mettermi all’opera, in modo tale da creare anche a Toronto un network Maie forte e organizzato, capace di poter dare risposte concrete alla comunità”.

Soddisfatto Vincenzo Odoguardi, vicepresidente Maie: “Conosco Francesco Bisignano e ne apprezzo le sue qualità umane e imprenditoriali. Sono convinto che saprà dare il suo prezioso contributo al Movimento, nell’interesse soprattutto della comunità italiana di Toronto. Buon lavoro Francesco, anche a nome del presidente del Maie Ricardo Merlo”. (Inform)




La cittadinanza canadese? “No, grazie…” Richieste crollate dal 75% al 45% E la residenza permanente per molti resta un miraggio

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downloadL’idillio Canada-immigrati è finito. Lo dicono i numeri. L’Institute for Canadian Citizenship afferma infatti che i dati di Statistics Canada indicano un calo del 30% nell’adozione della cittadinanza dal 2001. Vediamo in che misura: nel 2021, solo il 45,7% dei residenti permanenti che risiedevano in Canada da meno di dieci anni è diventato cittadino. Un crollo, rispetto al 60% del 2016 ed al 75,1% del 2001.

L’amministratore delegato del gruppo, Daniel Bernhard, definisce il calo “allarmante” e sostiene che dovrebbe servire da “campanello d’allarme” per migliorare l’esperienza che i nuovi arrivati ​​hanno in Canada.

StatCan non spiega i motivi del calo, ma Bernhard indica come possibili fattori il costo della vita e le prospettive di lavoro del Paese. “Ci sono una miriade di problemi – spiega Bernhard – ma alla fine ciò che sta cambiando è che le persone hanno deciso di essere meno interessate ad essere ‘Team Canada’ “. E secondo Bernhard il declino influisce sulle prospettive economiche e sociali a lungo termine del Paese. “È un problema per tutti noi che abbiamo a cuore la futura prosperità ed il dinamismo del Canada”, dice, aggiungendo: “Dobbiamo risolvere questo problema per il futuro del nostro Paese”.

Il governo federale, com’è noto, ha affermato di voler aumentare l’immigrazione aggiungendo 1,45 milioni di residenti permanenti nei prossimi tre anni, a partire da 465.000 nel 2023 e aumentando a 500.000 nel 2025. Ma è il classico caso in cui “la mano destra non sa cosa fa la sinistra”, dal momento che il percorso per ottenere anche solo la residenza permanente – come ogni nuovo immigrato ben sa – è a dir poco un’odissea: infinite ed interminabili pratiche burocratiche, spesso ai limiti della logica e per buona parte incomprensibili, come è facile constatare consultando la sezione IRCC (Immigration, Refugees and Citizenship Canada) del sito del governo federale all’indirizzo www.canada.ca/en/immigration-refugees-citizenship.html …mille paletti che mettono a dura prova anche il più tenace degli “aspiranti canadesi”. Un percorso che, oltretutto, non dà nessuna garanzia di permanenza nemmeno ai lavoratori più qualificati, specie se provengono da Paesi (come l’Italia) che non godono di “programmi speciali”.

È inevitabile che, poi, gli aspiranti immigrati scelgano altri Paesi, più accoglienti. Ed è probabile che chi la residenza permanente l’ha già ci pensi due volte prima di diventare cittadino. Perché – guardando i numeri – è evidente che, oggi, “Welcome to Canada” è solo una bella favola alla quale non crede più nessuno.

Marzio Pelú – Corriere Canadese




A Vancouver la conferenza “Beauty in an Act: Nutrition in Professional Sports and the Mediterranean Diet”

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28vancouverIn occasione della Fencing Word Cup che si svolge a Vancouver dal’8 all’11 dicembre, il Consolato Generale d’Italia a Vancouver e ARPICO (Associazione Ricercatori e Professionisti Italiani nel Canada dell’Ovest) presentano la conferenza “Beauty in an Act: Nutrition in Professional Sports and the Mediterranean Diet”. L’evento si terrà il 7 dicembre dalle ore 17 alle 21 presso il Museum of Vancouver e sarà ad ingresso libero previa prenotazione su EventBrite.
L’intervento “Fuelling for Optimal Health and Performance” (Rifornimento per salute e prestazioni ottimali) di Emma McCrudden (UBC) esplorerà il tema della nutrizione e ciò che possiamo imparare dagli atleti ad alte prestazioni, nonché i principi e il ruolo della dieta mediterranea. La relatrice parteciperà poi a una tavola rotonda che vedrà la presenza dell’azzurra ex campionessa del mondo di spada Rossella Fiamingo e dell’allenatore della squadra Dario Chiadò. Seguirà un rinfresco mediterraneo.
L’evento fa parte del progetto “Beauty in an Act“, ovvero “La Bellezza in un Gesto“, nato grazie ad un accordo tra il Ministero degli Affari Esteri e la Federazione Italiana Scherma nel più ampio contesto di promozione dell’immagine dell’Italia all’estero attraverso lo sport. (aise)




A Toronto l’Italian Expat Party promosso da Comites, Airi e Villa Charities

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26xpatsUn appuntamento conviviale dedicato agli italiani giunti a Toronto negli ultimi 20 anni. È l’Italian Expat Party organizzato da Villa Charities, Comites Toronto e AIRIcerca – Toronto Chapter il prossimo 9 dicembre dalle 19.00 al Ristorante Boccaccio del Columbus Centre (901 Lawrence Avenue West Toronto).
L’evento è promosso in collaborazione con Italiani a Toronto e lo Chef Luciano Schipano che preparerà un “piatto di pasta” per gli ospiti.
I biglietti si acquistano qui. (aise) 




Toronto. Marzio Pelù, giornalista e musicista ma, soprattutto, “un bravo ragazzo”

marzio al lavoro nella redazione del corriere canadese

marzio al lavoro nella redazione del corriere canadeseToscano di Massa Carrara, dove è nato 52 anni fa, divorziato con “tre splendide figlie”, Marzio Pelù, a Toronto è personaggio conosciutissimo nella comunità italiana soprattutto per il suo lavoro di redattore del popolarissimo “Corriere Canadese” e musicista “on the roads”.

E quando gli chiediamo chi è Marzio Pelù, per sapere da lui come si definirebbe, ci risponde prontamente: “Un bravo ragazzo. ‘A good guy’, come dicono qui. Nulla di più”.

In questa nostra intervista, si racconta e ci racconta della sua esperienza nel Paese nordamericano.

Da quanto e perché sei in Canada? I motivi della tua scelta di Toronto.

“Mi sono trasferito in Canada nell’aprile del 2021, anche se già lo frequentavo dal 2018 trascorrendo a Toronto brevi periodi durante l’estate ed è stato proprio in quei giorni estivi ‘canadesi’ che ho capito che avrei potuto vivere solo in due città: la mia e Toronto. Perché? Perché la GTA è estremamente multietnica e quindi multiculturale. Un mondo nel mondo. La realizzazione quasi perfetta di quel ‘imagine there’s no countries’ di John Lennon che rappresenta, per me, un inno. Se tutto il mondo fosse così, sarebbe bellissimo. Ma non lo è. Quindi io sto a Toronto”.

Racconta i tuoi inizi da giornalista e i successivi sviluppi.

“Ho iniziato scrivendo di musica, la mia grande passione: la mia carriera giornalistica non poteva che iniziare da lì. Poi, imparando dai colleghi più anziani dei quotidiani della mia città, Il Tirreno dove ho mosso i miei primi passi nel giornalismo e soprattutto La Nazione dove sono cresciuto e dove ho trascorso 25 anni della mia vita, ho intrapreso una bella carriera. Dico ‘bella’ oggi, con il senno di poi, perché non è stato un percorso facile: tredici anni di gavetta vera, 7 giorni su 7 in redazione, disponibile H24, prima di essere finalmente assunto. Ma è una storia come tante, in Italia. La mia abnegazione, alla fine, mi ha premiato e sono riuscito a diventare il caposervizio dell’edizione della mia città de ‘La Nazione’. Più in alto di così non sarei potuto né avrei voluto arrivare. Quindi, nel 2021 ho chiuso quel capitolo per aprirne un altro nel Paese che avevo ‘adocchiato’ da qualche anno: il Canada”.

Parlaci della tua esperienza al Corriere Canadese e del suo pubblico.

“Un’esperienza unica, perché il Corriere Canadese è un giornale comunitario: esce in lingua italiana, per i connazionali – decine di migliaia – che vivono qui ed è l’unico quotidiano cartaceo nella nostra lingua in tutto il Nordamerica. I nostri lettori, dagli anziani emigrati qui decenni fa ai newcomers, sono affezionati alla lingua madre e per loro c’è un solo modo di informarsi quotidianamente su quanto avviene in Canada, in Italia e nel mondo: leggere il Corriere Canadese. La nostra, dunque, è una duplice missione: informare la comunità italiana e tenere in vita la lingua del Belpaese in Nordamerica. La lingua scritta. Non è cosa da poco”.

Com’è la comunità italiana a Toronto? E quanto è importante il Made in Italy in Canada?

“La comunità italiana, come dicevo, è vastissima ed è attivissima in tutti i settori, nessuno escluso. Qui gli italiani hanno successo in ogni campo, dall’imprenditoria all’associazionismo, fino alla politica: abbiamo avuto e tuttora abbiamo sindaci, parlamentari e ministri italo-canadesi. L’italianità è un valore aggiunto: chi è nato e cresciuto nella nostra Penisola è smart, socievole, creativo e volitivo: non si pone limiti e, solitamente, riesce ad affermarsi ed emergere in un qualsiasi Paese straniero. Non a caso il Made in Italy è un ‘must’ in tutte le sue forme. Per fare un esempio che basti per tutti gli altri, in ogni supermercato di Toronto i prodotti italiani sono di fatto l’80%, o forse più, di tutti quelli esposti perché tutto quello che arriva dall’Italia è considerato più buono e più sano. E non c’è solo il settore alimentare: qui tutto ciò che è Made in Italy è considerato il top, in ogni campo”.

free times (photo by gonzalo patino) 2Passiamo alla tua passione per le sette note. Quando ti sei scoperto musicista?

“Mi sono scoperto musicista all’età di 5 anni a casa dei miei nonni: quando andavo da loro, ‘stendevo’ pentole e coperchi nel pavimento della loro cucina e suonavo questa specie di batteria fai-da-te con mestoli e cucchiai. A casa mia non potevo farlo, le mie sorelle e mio fratello, tutti più grandi di me, mi avrebbero… ucciso! Dai miei nonni, invece, potevo fare qualunque cosa. E furono proprio loro a spingermi a studiare musica, acquistando un violoncello per farmi prendere lezioni. I genitori di mia nonna erano entrambi musicisti: violoncellista il padre, pianista la madre. Mio fratello e le mie sorelle stavano già studiando piano quindi a me toccò il violoncello. Ma ero, forse, troppo piccolo per quello strumento più alto di me e così smisi presto, per poi pentirmene amaramente qualche anno dopo, durante l’adolescenza. Ormai era troppo tardi per riprendere a studiare seriamente uno strumento così complesso, così imbracciai la chitarra. Ma il timbro del violoncello mi è rimasto nel cuore: è tuttora il mio strumento musicale preferito in assoluto”.

film cafe (photo by film cafe)Dove suoni abitualmente?

“Abitualmente suono downtown, giù in città a Toronto: ci sono moltissimi locali aperti ai musicisti, sia con la formula dell’open mic (vai, ti metti in lista e suoni due o tre pezzi alternandoti con altri musicisti) che con la formula del personal gig (hai uno spazio tutto tuo di un paio d’ore). Essendo un ‘italian’, poi, ho anche la possibilità di propormi in ristoranti italiani dove la gente va non solo per gustare la cucina del Belpaese ma anche per ascoltare la nostra musica. Inoltre, faccio ‘busking’: suono nelle strade e nelle piazze, appena posso. Ed è la mia dimensione ideale”.

Qual è il tuo repertorio?

“Ho alcuni brani miei e tante covers che però non eseguo ‘pedissequamente’: cerco sempre di portare la canzone all’osso, cercando d’immaginare com’era quando è stata scritta, riportandola alla sua essenza… e riparto da lì, creando un arrangiamento mio ma tentando di mantenere le stesse vibrazioni emotive: a volte basta una nota, quella giusta nel punto giusto. I brani che reinterpreto sono prevalentemente quelli del repertorio pop-rock inglese degli anni ’60-70-80 (Beatles, Pink Floyd, U2, Depeche Mode, Duran Duran, etc.) e, naturalmente, quelli dei grandi cantautori italiani: Battisti, De Gregori, Modugno, Paoli, Tenco…”.

busking in torontoA che tipo di pubblico ti rivolgi?

“A tutti. La musica è l’unico linguaggio universale, la capiscono tutti al di là della lingua in cui canti perché il suono degli strumenti non ha bisogno di essere ‘tradotto’: è no limits”.

Hai inciso dischi?

“No. Non nego che mi sarebbe piaciuto, sarei un ipocrita. Ma alla fine sono arrivato alla conclusione che è meglio così. Per come intendo l’arte io, se avessi ottenuto un contratto discografico mi sarei sentito come un leone in gabbia. La mia musica è un eterno work in progress e devo essere libero di farla come, quando e dove voglio. Fortunatamente c’è internet, quindi possono pubblicare i miei lavori in modo totalmente indipendente e nessuno può dirmi cosa fare, come farlo e con chi. Faccio come mi pare”.

Consiglieresti a un connazionale di trasferirsi in Canada? Se sì, dove?

“Sì, lo consiglierei vivamente. Quanto alla destinazione, io posso consigliare soltanto Toronto, perché per ora non ho visto altre città canadesi. Ma credo che sia una buona scelta…”.

Le foto.

  1. Marzio Pelù al lavoro nella redazione del Corriere Canadese

2) Free Times (by Gonzalo Patino)

3) Film Café (by Film Café)

4) Busking in Toronto