Centro America, il mais è in ginocchio: oltre 55 mila famiglie hanno perso il raccolto

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Siccità ed El Niño mettono in crisi il Corredor Seco. A rischio il principale alimento della regione e migliaia di piccoli agricoltori. Anche imprese italiane sono impegnate nello sviluppo di tecnologie per un’agricoltura più resiliente.

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Il mais è molto più di una coltivazione in America Centrale. È il pane quotidiano di milioni di persone, la base delle tortillas, dei tamales e di gran parte dell’alimentazione delle famiglie rurali. Per questo la crisi che sta colpendo il Corredor Seco centroamericano rischia di trasformarsi rapidamente in una crisi alimentare.

Secondo una valutazione realizzata da Oxfam insieme ad altre organizzazioni umanitarie, oltre 70 mila famiglie hanno subito danni ai raccolti di mais durante il primo ciclo agricolo del 2026. Di queste, 55.322 famiglie hanno perso tra il 75% e il 100% della produzione. <Cite refs={[“turn0search0″,”turn0search5”]}/>

La situazione riguarda soprattutto Guatemala, Honduras ed El Salvador, le tre nazioni più colpite dalla siccità provocata dal fenomeno di El Niño.

Il Corredor Seco senza pioggia

L’indagine è stata condotta in 354 comunità rurali di 58 municipi. I risultati descrivono un quadro preoccupante.

L’80,8% delle comunità ha attraversato almeno due lunghi periodi senza pioggia durante la stagione della semina, mentre in quasi quattro comunità su dieci si sono registrati addirittura tre periodi di siccità consecutivi. In molte aree del Pacifico centroamericano le precipitazioni da luglio sono rimaste sotto il 60% della media storica. <Cite refs={[“turn0search0″,”turn0search2”]}/>

Per migliaia di piccoli agricoltori significa una sola cosa: il mais è germogliato, ha iniziato a crescere e poi si è seccato nei campi.

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Non manca solo il mais

La crisi non riguarda soltanto questa coltura.

Anche i fagioli, altro alimento fondamentale della dieta centroamericana, hanno subito perdite gravissime. Oxfam segnala che migliaia di famiglie hanno perso oltre tre quarti del raccolto di frijol, mentre oltre 23 mila famiglie denunciano una riduzione dell’accesso all’acqua potabile. <Cite refs={[“turn0search2″,”turn0search5”]}/>

L’impatto si estende anche agli allevamenti familiari: il caldo e la scarsità d’acqua stanno causando perdite di pollame e riducendo la disponibilità di foraggio.

A rischio anche il secondo raccolto

La preoccupazione maggiore riguarda i prossimi mesi.

Nel Corredor Seco ogni anno si coltivano normalmente due raccolti di mais. Dopo il ciclo di primera arriva quello di postrera.

Quest’anno, però, solo circa 27.500 famiglie prevedono di seminare nel secondo ciclo, con una riduzione di oltre il 60% rispetto a chi aveva coltivato durante la prima stagione. Molti agricoltori non hanno più semi, denaro o fiducia nelle piogge. <Cite refs={[“turn0search0″,”turn0search2”]}/>

Se anche la postrera dovesse fallire, la disponibilità di mais potrebbe diminuire ulteriormente nei prossimi mesi.

Crescono i prezzi e aumenta la vulnerabilità

Le conseguenze sono già visibili nei mercati.

In Honduras il prezzo del mais bianco ha continuato a salire negli ultimi mesi a causa della riduzione delle scorte, mentre in Guatemala e in El Salvador i prezzi restano superiori a quelli dello scorso anno. La FAO aveva già segnalato un progressivo irrigidimento del mercato regionale dei cereali. <Cite refs={[“turn0search6″,”turn0search2”]}/>

Per le famiglie che vivono di agricoltura di sussistenza questo significa un doppio colpo: meno raccolto e cibo più caro da acquistare.

Anche l’Italia è presente nel settore agricolo centroamericano

La crisi interessa un’area nella quale operano anche diverse imprese italiane specializzate in agricoltura.

L’azienda siciliana Irritec è presente in America Centrale con sistemi di irrigazione a goccia, utilizzati per ridurre il consumo d’acqua e aumentare l’efficienza delle coltivazioni.

Il gruppo Maschio Gaspardo fornisce macchine agricole e seminatrici in numerosi Paesi latinoamericani, mentre Cifo opera nella nutrizione delle colture attraverso fertilizzanti e biostimolanti.

Sono tecnologie che stanno assumendo un’importanza crescente proprio nelle aree colpite dalla siccità, dove l’obiettivo non è soltanto produrre di più, ma produrre utilizzando meno acqua.

Una crisi climatica che può diventare sociale

Oxfam avverte che questa non è soltanto una crisi agricola.

La perdita dei raccolti riduce il reddito delle famiglie, aumenta il rischio di migrazione, mette sotto pressione le riserve alimentari e rende più difficile affrontare i prossimi mesi.

Nel Corredor Seco vivono circa 10,5 milioni di persone, molte delle quali dipendono quasi esclusivamente da mais e fagioli coltivati per il consumo familiare. <Cite refs={[“turn0search0″,”turn0search11”]}/>

Se le piogge non torneranno con regolarità, il 2026 potrebbe diventare uno degli anni più difficili dell’ultimo decennio per l’agricoltura dell’America Centrale.




Cuba, l’embargo americano raggiunge un nuovo record: L’Avana stima danni per oltre 8 miliardi di dollari

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Secondo il governo cubano, le perdite provocate dalle sanzioni statunitensi hanno superato gli 8 miliardi di dollari in un solo anno. La cifra non comprende gli effetti delle nuove misure sull’energia.

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L’embargo statunitense contro Cuba torna al centro del confronto internazionale con una nuova stima record fornita dal governo dell’Avana.

Il ministro degli Esteri cubano Bruno Rodríguez ha dichiarato che, tra marzo 2025 e febbraio 2026, le misure economiche statunitensi hanno provocato danni per 8,083 miliardi di dollari, la cifra più alta mai registrata secondo le autorità cubane. Si tratta di un aumento del 7% rispetto al periodo precedente.

La stima, presentata lunedì all’Avana, non comprende però gli effetti delle successive misure adottate da Washington sul settore energetico, né quelli delle sanzioni secondarie introdotte nei mesi successivi.

Un embargo che dura da oltre sessant’anni

Le restrizioni economiche statunitensi nei confronti di Cuba risalgono agli anni Sessanta. Il quadro delle sanzioni è rimasto in vigore anche nel 2026: ad agosto Washington ha inoltre prorogato per un altro anno alcune delle autorità previste dal Trading With the Enemy Act e applicate al regime sanzionatorio nei confronti dell’isola.

Negli ultimi mesi la pressione americana è però aumentata.

L’amministrazione Trump ha introdotto nuove misure nei confronti di persone e imprese legate all’economia cubana. Un ordine esecutivo del maggio 2026 ha ampliato la possibilità di imporre sanzioni a soggetti stranieri coinvolti in determinati settori dell’economia cubana, compresi energia, finanza, estrazione mineraria e sicurezza.

L’energia è diventata il nuovo fronte

È proprio sul fronte energetico che la situazione cubana si è ulteriormente aggravata.

Secondo Rodríguez, i danni provocati dalle nuove misure energetiche non sono ancora compresi negli 8,083 miliardi di dollari appena comunicati. Il ministro ha collegato la crescente difficoltà nell’approvvigionamento di carburante ai prolungati blackout che stanno interessando l’isola.

La crisi energetica ha conseguenze che vanno ben oltre la disponibilità di elettricità. La mancanza di carburante e le interruzioni della rete incidono sulla conservazione degli alimenti, sui trasporti e sui servizi essenziali.

Nei giorni scorsi anche l’ambasciata statunitense all’Avana ha diffuso un’allerta sanitaria, segnalando un aumento di problemi intestinali collegato alle difficoltà delle infrastrutture idriche ed elettriche.

Washington: pressione sul governo, non sul popolo

La lettura americana della situazione è naturalmente diversa da quella dell’Avana.

Gli Stati Uniti sostengono che le sanzioni siano uno strumento di pressione nei confronti del governo cubano, accusato di violazioni dei diritti umani, repressione politica e cattiva gestione dell’economia. Washington considera inoltre il governo cubano una questione di sicurezza nazionale.

Il governo cubano sostiene invece che il costo delle sanzioni ricada direttamente sulla popolazione.

Il contrasto tra le due posizioni rimane dunque irrisolto. E al momento non sembra esserci un nuovo negoziato in grado di modificare sostanzialmente il quadro: Rodríguez ha dichiarato che non sono in corso colloqui formali con gli Stati Uniti, pur lasciando aperta la possibilità di mantenere i contatti.

Una crisi che si somma alle difficoltà interne

Attribuire l’intera crisi economica cubana all’embargo sarebbe però una semplificazione. L’economia dell’isola attraversa da anni gravi difficoltà strutturali, mentre il governo ha recentemente avviato nuove riforme per attirare investimenti stranieri, facilitare il commercio e rilanciare il turismo.

Le sanzioni americane rappresentano quindi uno dei fattori della crisi, ma si inseriscono in un quadro economico già estremamente fragile.

La nuova cifra di oltre 8 miliardi di dollari fotografa soprattutto la dimensione del confronto economico tra Washington e L’Avana, mentre le conseguenze concrete della crisi continuano a essere visibili nella vita quotidiana dei cubani.




Dalla Costa Rica all’Italia: Benedetta Rossi e Marco Gentili diventano genitori di due sorelle

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Dopo un lungo percorso di adozione, la coppia ha concluso l’iter in Costa Rica. Natacha e Sharlyn, due sorelle di 10 e 9 anni, sono ora parte della loro nuova famiglia.

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Ci sono storie che cominciano molto prima del momento in cui diventano pubbliche. È il caso di Benedetta Rossi e Marco Gentili, che dopo un lungo percorso hanno finalmente potuto accogliere nella loro famiglia due bambine conosciute in Costa Rica.

Le bambine si chiamano Natacha e Sharlyn, hanno 10 e 9 anni e sono sorelle. La coppia ha annunciato la conclusione del percorso di adozione attraverso i propri canali social, condividendo con milioni di persone la fotografia di quattro mani intrecciate: quelle dei due genitori e quelle delle bambine.

Un’immagine semplice, ma diventata il simbolo di una famiglia che finalmente si ritrova insieme.

Un incontro atteso a lungo

Il momento dell’incontro è avvenuto il 13 luglio, quando Benedetta e Marco sono arrivati nell’istituto in cui le due sorelle vivevano in Costa Rica.

La coppia ha raccontato di essere entrata nella struttura con emozione e qualche timore. Poi la porta si è aperta e le due bambine sono corse verso di loro.

È stato l’inizio concreto di una nuova relazione familiare.

Dopo quell’incontro sono cominciate le settimane trascorse insieme, necessarie per conoscersi, costruire fiducia e accompagnare gradualmente le bambine verso la loro nuova vita.

Un percorso fatto di attesa e pazienza

L’adozione non è stata una decisione improvvisa.

Il percorso era iniziato anni prima ed era stato accompagnato da procedure, documenti, verifiche e soprattutto da una lunga attesa.

La stessa coppia aveva annunciato a luglio la partenza per la Costa Rica definendola il viaggio più importante della propria vita. Aveva anche scelto di allontanarsi temporaneamente dai social per poter vivere quel momento lontano dall’attenzione pubblica.

Una scelta comprensibile, soprattutto considerando che al centro della vicenda c’erano due bambine che dovevano affrontare un cambiamento enorme nella loro vita.

“Siamo ufficialmente una famiglia”

Il 27 agosto è arrivato l’annuncio tanto atteso.

Benedetta Rossi e Marco Gentili hanno comunicato che l’adozione era stata completata e che erano diventati ufficialmente una famiglia.

Nel raccontare quelle prime settimane insieme, Benedetta ha spiegato quanto fosse importante procedere senza fretta, imparando a conoscersi e rispettando le emozioni delle bambine.

Natacha e Sharlyn, infatti, non stavano semplicemente entrando in una nuova casa: stavano iniziando una nuova fase della loro vita, in un altro Paese e all’interno di una nuova famiglia.

Dalla Costa Rica alla nuova casa in Italia

Ora il viaggio è terminato.

Benedetta, Marco e le due bambine sono tornati in Italia e stanno iniziando la loro quotidianità insieme.

Per Natacha e Sharlyn tutto è nuovo: la casa, i luoghi, le persone e anche le abitudini di ogni giorno.

La stessa Benedetta ha raccontato che le bambine sono curiose di conoscere il mondo nel quale vivranno e che per tutti loro ci sono moltissime “prime volte”.

Anche l’incontro con Cloud, il cane della famiglia, è stato un momento speciale. Le bambine lo hanno accolto immediatamente con carezze e affetto, arrivando a chiamarlo scherzosamente il loro “fratello peloso”.

Una famiglia che comincia adesso

La storia di Benedetta Rossi e Marco Gentili non si conclude con l’adozione.

Al contrario, è proprio questo il momento in cui comincia la parte più importante: costruire giorno dopo giorno una vita familiare condivisa.

Ci saranno nuove abitudini da imparare, emozioni da comprendere e un mondo completamente nuovo da scoprire per le due bambine.

La coppia ha scelto di raccontare questo passaggio con discrezione, condividendo soltanto alcuni momenti e proteggendo, per quanto possibile, la loro vita privata.

Dalla Costa Rica all’Italia, il lungo percorso è arrivato alla sua prima destinazione.

Adesso la famiglia è finalmente insieme.




Maurizio Cappato scomparso a Cuba: la Farnesina segue le ricerche

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L’ex agente di polizia italiano è scomparso il 24 agosto durante una battuta di pesca nei pressi di Cienfuegos. La polizia cubana sta cercando l’uomo lungo la costa e nell’entroterra. La Farnesina assicura assistenza continua alla famiglia.

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Sono ancora senza esito le ricerche di Maurizio Cappato, cittadino italiano ed ex agente di polizia trasferitosi da alcuni anni a Cuba. Dell’uomo non si hanno più notizie dal 24 agosto, quando era uscito per una battuta di pesca nella zona di Cienfuegos.

La vicenda è seguita direttamente dalla Farnesina e dall’Ambasciata italiana a Cuba, con l’ambasciatrice Simona De Martino impegnata personalmente nei contatti con la famiglia e con le autorità locali.

Le ricerche continuano

La polizia cubana sta proseguendo le operazioni per cercare Cappato sia nell’area boschiva dell’entroterra, sia lungo la costa.

Secondo quanto riferito alla Farnesina dalle autorità cubane, l’ipotesi attualmente presa in considerazione è che l’uomo possa essere disperso in mare.

Le ricerche, in questo caso, risultano particolarmente difficili a causa delle forti correnti che interessano quel tratto di costa.

Al momento, tuttavia, non ci sono elementi che consentano di stabilire con certezza che cosa sia accaduto a Cappato.

La Farnesina in contatto con la famiglia

L’Ambasciata italiana sta mantenendo i contatti sia con la moglie cubana, che vive a Cienfuegos ed è presente sull’isola, sia con la figlia Mary, che si trova in Italia.

La stessa ambasciatrice De Martino ha parlato personalmente con la figlia e le ha messo a disposizione anche il proprio numero di cellulare per eventuali necessità.

La famiglia ha inoltre ricevuto dalla polizia cubana una copia della denuncia relativa alla scomparsa e ha presentato a sua volta una denuncia presso le autorità italiane.

Una scomparsa che preoccupa la famiglia

Cappato vive da anni a Cuba e aveva stabilito la propria vita sull’isola.

La sua scomparsa risale ormai al 24 agosto, quando era uscito per andare a pescare e non aveva più fatto ritorno.

Nei giorni successivi le ricerche sono state concentrate nella zona interessata dalla sua scomparsa. Le autorità cubane stanno ora verificando sia l’area terrestre sia quella costiera, mentre la famiglia continua a sperare di poter ottenere informazioni utili.

L’attenzione dell’Italia

La Farnesina ha ribadito che l’assistenza alla famiglia di Cappato non si è mai interrotta, nonostante in questi giorni siano presenti a Cuba anche altre situazioni che coinvolgono cittadini italiani.

L’ambasciatrice italiana continua a seguire personalmente il caso e a mantenere i contatti con i familiari e con le autorità cubane.

Per ora, dunque, resta aperta ogni possibilità. L’unico dato certo è che Maurizio Cappato è scomparso il 24 agosto e non è stato ancora ritrovato.

Le ricerche proseguono.




El Niño torna a fare paura: l’OMM lancia l’allarme per i prossimi mesi

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Il fenomeno climatico legato al riscaldamento delle acque del Pacifico si sta rafforzando e potrebbe raggiungere una fase particolarmente intensa entro la fine del 2026. L’Organizzazione meteorologica mondiale prevede conseguenze sul clima globale almeno fino all’inizio del 2027.

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El Niño si sta rafforzando e questa volta le previsioni degli esperti lasciano poco spazio ai dubbi. Secondo l’ultimo aggiornamento dell’Organizzazione meteorologica mondiale (OMM), il fenomeno climatico è ormai chiaramente presente e continuerà a intensificarsi nei prossimi mesi.

La conseguenza potrebbe essere un aumento della probabilità di eventi meteorologici estremi, dalle precipitazioni eccezionali alle siccità, passando per ondate di calore particolarmente intense.

Il fenomeno potrebbe durare fino al 2027

Le proiezioni dell’OMM indicano una probabilità prossima al 100% che El Niño continui almeno fino a febbraio 2027. Gli esperti prevedono inoltre che raggiunga una fase di particolare intensità verso la fine di quest’anno, prima di cominciare gradualmente ad attenuarsi.

Il fenomeno nasce dal forte riscaldamento delle acque superficiali del Pacifico equatoriale e può influenzare il clima anche a migliaia di chilometri di distanza dalla sua zona d’origine.

I dati raccolti negli ultimi mesi confermano una situazione in rapido sviluppo. Nell’area del Pacifico centrale e orientale interessata da El Niño, le temperature superficiali del mare sono ormai decisamente superiori alla media.

L’indice Niño 3.4, utilizzato dagli scienziati per monitorare proprio queste anomalie, è passato da circa 1,5 gradi sopra la media tra maggio e luglio a 2 gradi sopra la media nel mese di luglio. Nelle settimane successive i valori sono ulteriormente aumentati, arrivando tra circa 2,2 e 2,6 gradi sopra la norma.

Ancora più impressionante la situazione registrata sotto la superficie dell’oceano: in alcune zone, durante luglio e all’inizio di agosto, l’acqua ha raggiunto temperature superiori alla media di oltre 8 gradi.

Temperature più alte e piogge fuori dalla norma

L’arrivo di un El Niño particolarmente intenso non significa che tutte le regioni del mondo subiranno gli stessi effetti. Il fenomeno può infatti manifestarsi in modo diverso a seconda delle aree geografiche e della stagione, interagendo anche con altri fattori climatici.

L’OMM prevede comunque, per il periodo settembre-novembre 2026, una maggiore probabilità di temperature superiori alla media in gran parte delle aree terrestri.

Anche le precipitazioni potrebbero subire importanti variazioni, con alcune regioni esposte a un maggiore rischio di piogge intense e alluvioni e altre, al contrario, a condizioni di siccità.

A rendere il quadro ancora più complesso contribuiscono le temperature elevate registrate anche nell’Atlantico tropicale e l’attesa evoluzione del Dipolo dell’Oceano Indiano, altri elementi che possono modificare gli effetti normalmente associati a El Niño.

L’allarme delle Nazioni Unite

Il Segretario generale dell’ONU António Guterres ha definito particolarmente preoccupante l’attuale evoluzione del fenomeno, sottolineando come l’aumento delle temperature marine e terrestri stia portando il pianeta verso una fase di crescente esposizione agli eventi meteorologici estremi.

Anche la segretaria generale dell’OMM, Celeste Saulo, ha invitato governi e istituzioni a prepararsi. Un El Niño molto intenso, ha spiegato, può avere conseguenze importanti non soltanto sull’ambiente, ma anche sulle comunità e sulle economie che dipendono dalle condizioni meteorologiche.

Che cos’è El Niño?

El Niño è una delle due fasi dell’ENSO (El Niño-Southern Oscillation), un grande fenomeno naturale che modifica periodicamente la circolazione atmosferica e le temperature degli oceani.

La sua caratteristica principale è il riscaldamento anomalo delle acque superficiali del Pacifico equatoriale centrale e orientale. Normalmente compare a intervalli di alcuni anni e può durare diversi mesi.

La sua influenza, però, non rimane confinata al Pacifico. Le alterazioni della circolazione atmosferica possono modificare temperature e precipitazioni in molte parti del pianeta.

Per questo motivo le previsioni dell’OMM rappresentano uno strumento importante per consentire a governi, servizi meteorologici, agricoltori, imprese e comunità di prepararsi con anticipo alle possibili conseguenze.

L’OMM continuerà a seguire l’evoluzione di El Niño e ad aggiornare le proprie previsioni. Gli esperti ricordano inoltre che El Niño è un fenomeno climatico naturale e non è causato direttamente dai cambiamenti climatici, anche se il riscaldamento globale può influenzare il contesto nel quale il fenomeno si manifesta.




Dolly arriva su Hispaniola, mentre una nuova minaccia cresce nel Golfo del Messico

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I resti della tormenta tropicale stanno portando piogge e forti raffiche nei Caraibi. Il NHC avverte: possibile sviluppo nel Golfo del Messico.

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L’Atlantico tropicale si presenta questa mattina con due situazioni da seguire attentamente.

La prima riguarda direttamente noi: i resti di Dolly hanno raggiunto l’area di Puerto Rico e si stanno dirigendo verso Hispaniola.

La seconda è molto più lontana dalla Repubblica Dominicana, nel Golfo del Messico, dove una nuova area di bassa pressione si è organizzata meglio e potrebbe trasformarsi nelle prossime ore in una depressione tropicale o persino in una nuova tempesta tropicale.

Per ora il National Hurricane Center precisa che non esiste alcun ciclone tropicale attivo nell’Atlantico. Ma la situazione è tutt’altro che tranquilla.

I resti di Dolly sono arrivati ai Caraibi

Dolly non è più una tormenta tropicale.

Ma sarebbe un errore considerare conclusa la vicenda.

Il National Hurricane Center segnala infatti una forte onda tropicale, costituita dai resti di Dolly, che si estende dall’Atlantico attraverso il Passaggio della Mona e interessa l’area di Puerto Rico e Hispaniola.

Le immagini satellitari e le osservazioni al suolo non mostrano una circolazione chiusa.

Questo significa che non c’è, al momento, un nuovo ciclone tropicale.

E il NHC ritiene improbabile una nuova organizzazione nelle prossime 24-48 ore.

Ma c’è un problema diverso.

Piogge forti e raffiche stanno già interessando la regione

L’onda tropicale sta producendo rovesci e temporali, accompagnati da forti raffiche di vento.

Il fenomeno interessa le Isole Sottovento, le Isole Vergini e Puerto Rico e si sta spostando verso Hispaniola.

Il National Hurricane Center prevede quindi piogge localmente intense e forti raffiche nei prossimi due giorni, con particolare attenzione alle zone montuose, dove l’orografia può accentuare le precipitazioni.

Per la Repubblica Dominicana questo è il punto più importante dell’aggiornamento odierno.

Non sta arrivando un uragano. Sta arrivando una grande massa di umidità accompagnata da temporali e vento.

E gli effetti possono essere comunque significativi.

La traiettoria passa sopra Hispaniola

La carta che abbiamo davanti è molto eloquente.

L’area gialla associata ai resti di Dolly si estende verso Hispaniola, mentre la freccia indica il movimento verso ovest.

Il sistema dovrebbe attraversare l’isola tra oggi e le prossime ore per poi dirigersi verso Cuba.

Il bollettino del NHC indica infatti che l’onda tropicale interesserà Hispaniola oggi e stanotte, per poi raggiungere l’est di Cuba martedì.

Questo significa che la Repubblica Dominicana è già dentro l’area da monitorare.

Il mare è tutt’altro che tranquillo

Non bisogna guardare soltanto alla terraferma.

Il NHC segnala venti di 20-30 nodi, cioè circa 37-56 km/h, associati all’onda tropicale.

Nei mari dell’area sono inoltre presenti onde che possono raggiungere 8-11 piedi nell’Atlantico vicino alle Antille e 6-9 piedi nei passaggi caraibici.

Per chi vive sulle coste o deve navigare, quindi, la situazione è decisamente meno tranquilla di quanto potrebbe far pensare il fatto che Dolly non sia più una tempesta tropicale.

Ma la vera novità è nel Golfo del Messico

Mentre i resti di Dolly attraversano i Caraibi, un’altra situazione sta evolvendo dall’altra parte.

Nel Golfo del Messico, a sud della foce del Mississippi, si trova un’area di bassa pressione denominata AL97.

E questa volta il National Hurricane Center è più preoccupato.

Il sistema è diventato meglio organizzato rispetto a ieri, presenta una zona concentrata di temporali e venti di circa 30-35 mph.

Il NHC ritiene probabile un ulteriore sviluppo mentre la perturbazione si sposta lentamente verso ovest-nordovest.

Potrebbe nascere una nuova tempesta

Secondo la previsione ufficiale, AL97 potrebbe trasformarsi in una depressione tropicale o in una tempesta tropicale di breve durata prima di raggiungere le coste dell’alto Texas o della Louisiana sud-occidentale, probabilmente tra oggi e martedì.

Il National Hurricane Center ha già emesso una Gale Warning per l’area marina interessata.

La probabilità di formazione di un ciclone tropicale è considerata alta nei prossimi sette giorni.

Questa è quindi, al momento, la zona dell’Atlantico che presenta il maggiore potenziale di sviluppo ciclonico.

Due sistemi, due situazioni completamente diverse

È importante non confondere le due aree evidenziate sulla carta.

🟡 Caraibi – resti di Dolly

  • Nessuna circolazione chiusa.
  • Nessun ciclone tropicale.
  • Improbabile nuova intensificazione nelle prossime 24-48 ore.
  • Piogge forti e temporali su Hispaniola.
  • Forti raffiche di vento.
  • Mare agitato.
  • Il sistema proseguirà verso Cuba.

🔴 Golfo del Messico – AL97

  • Area di bassa pressione meglio organizzata.
  • Possibile ulteriore sviluppo.
  • Possibile formazione di una depressione tropicale o tempesta tropicale.
  • Direzione verso Louisiana/Texas.
  • Nessuna minaccia diretta per la Repubblica Dominicana.

E l’Atlantico orientale?

Per ora non c’è motivo di preoccuparsi.

Il NHC sta seguendo anche alcune onde tropicali nell’Atlantico, ma nessuna di queste rappresenta attualmente una minaccia immediata.

Una perturbazione si trova lungo la costa africana e si muove verso ovest.

Un’altra onda si trova intorno ai 42-43° ovest, a sud di 21° nord, e presenta alcune aree temporalesche.

Sono sistemi che continueranno a essere monitorati, soprattutto considerando che siamo ormai entrati nella fase più attiva della stagione degli uragani.

Per la Repubblica Dominicana: oggi e domani attenzione alle piogge

La situazione per noi può essere riassunta in modo molto semplice.

Dolly non è tornata a essere una tempesta.

Ma i suoi resti sono sopra la nostra regione e possono provocare precipitazioni intense.

Il rischio principale riguarda quindi:

  • inondazioni improvvise;
  • allagamenti urbani;
  • aumento della portata di fiumi e torrenti;
  • smottamenti nelle zone montuose;
  • forti raffiche di vento;
  • condizioni marine difficili.

Il NHC sottolinea proprio che la conformazione montuosa delle isole può accentuare le precipitazioni.

Non è il caso di creare allarme

Anche questo va detto con chiarezza.

Non c’è oggi un uragano diretto sulla Repubblica Dominicana.

Non c’è neppure una depressione tropicale in formazione vicino all’isola.

Quello che abbiamo è una forte onda tropicale, già prevista nei giorni scorsi, che sta attraversando la regione.

La differenza è importante.

Ma altrettanto importante è non sottovalutare la quantità di acqua che può cadere quando una massa di aria tropicale attraversa Hispaniola.

La situazione potrebbe cambiare dopo il passaggio

C’è poi un elemento interessante indicato dal NHC.

Sebbene i resti di Dolly abbiano poche possibilità di riorganizzarsi immediatamente, le condizioni potrebbero diventare più favorevoli a metà settimana, quando il sistema raggiungerà il sud-est del Golfo del Messico.

Questo significa che la storia potrebbe non essere completamente chiusa.

Prima però bisognerà vedere cosa resterà del sistema dopo il suo passaggio attraverso Hispaniola e Cuba.

Dolly non è più una tormenta, ma non è ancora scomparsa.

E contemporaneamente, dall’altra parte del Golfo del Messico, una nuova perturbazione sta cercando di organizzarsi.

Per la Repubblica Dominicana la priorità è oggi molto concreta: seguire le piogge e le raffiche provocate dai resti di Dolly nelle prossime 24-48 ore.

Poi guarderemo nuovamente verso il Golfo.

Perché la stagione degli uragani continua.

E l’Atlantico, anche quando sembra liberarsi di una minaccia, ne presenta già un’altra all’orizzonte.

Fatti Nostri continuerà a seguire quotidianamente l’evoluzione dei sistemi tropicali, con particolare attenzione alle conseguenze per la Repubblica Dominicana.

Aggiornamento basato sui bollettini ufficiali del National Hurricane Center/NOAA del 31 agosto 2026.




Haiti, allarme UNICEF: quasi un bambino su 13 sotto i cinque anni soffre di malnutrizione acuta

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Il dato è salito dal 5,1% al 7,4% in tre anni. Insicurezza, povertà e difficoltà di accesso al cibo e alle cure mettono a rischio migliaia di bambini.

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La crisi umanitaria ad Haiti continua ad aggravarsi e a pagare il prezzo più alto sono ancora una volta i bambini.

Secondo i risultati preliminari della National Nutrition SMART Survey 2026, pubblicati dall’UNICEF, quasi un bambino su tredici tra i 6 mesi e i cinque anni di età soffre di malnutrizione acuta.

Il dato è particolarmente preoccupante perché mostra un peggioramento rispetto agli anni precedenti: la prevalenza della malnutrizione acuta tra i bambini haitiani di età compresa tra 6 e 59 mesi è passata dal 5,1% del 2023 al 7,4% del 2026.

Una crisi che non riguarda soltanto il cibo

La malnutrizione infantile ad Haiti è il risultato di una situazione molto più ampia.

L’insicurezza, le difficoltà economiche e la crisi umanitaria stanno impedendo a molte famiglie di avere accesso regolare a cibo nutriente, assistenza sanitaria e servizi di prevenzione e cura della malnutrizione.

«Prevenire e curare la malnutrizione ad Haiti richiede un intervento urgente», ha sottolineato Yannig Dussart, vice rappresentante dell’UNICEF nel Paese.

Il problema è particolarmente grave perché nei bambini piccoli la malnutrizione acuta può evolvere rapidamente.

Quando è grave, soprattutto se associata a malattie e all’impossibilità di raggiungere un centro sanitario, può aumentare considerevolmente il rischio di morte.

Violenza e crisi umanitaria aggravano la situazione

A rendere ancora più difficile la situazione è il contesto nel quale vivono milioni di haitiani.

La violenza armata e l’insicurezza hanno compromesso l’accesso a servizi essenziali e hanno reso sempre più difficile raggiungere alcune comunità.

Secondo l’UNICEF, tra il 2023 e il 2025 le gravi violazioni contro i bambini sono triplicate. Tra queste figurano anche il mancato accesso agli aiuti umanitari e gli attacchi contro scuole e strutture sanitarie dove i bambini possono ricevere assistenza nutrizionale.

In altre parole, proprio quando un bambino avrebbe bisogno di cure, può accadere che la famiglia non riesca nemmeno a raggiungere il luogo dove quelle cure vengono offerte.

Quasi 5,7 milioni di persone a rischio alimentare

La malnutrizione infantile deve essere inserita in un quadro ancora più ampio.

L’UNICEF stima che quasi 5,7 milioni di persone ad Haiti, più della metà della popolazione, stessero vivendo o fossero previste vivere, all’inizio di giugno 2026, livelli elevati di insicurezza alimentare acuta.

Sono inoltre circa 2,8 milioni i bambini che hanno bisogno di assistenza umanitaria.

È quindi difficile affrontare la malnutrizione infantile senza intervenire contemporaneamente sulle condizioni economiche, sulla sicurezza e sull’accesso ai servizi fondamentali.

Non tutto è peggiorato

L’indagine dell’UNICEF contiene però anche alcuni dati positivi.

La malnutrizione cronica, quella che provoca un ritardo nella crescita, è diminuita dal 22,8% nel 2023 al 17,3% nel 2026.

Sono migliorati anche alcuni indicatori relativi all’allattamento.

L’avvio precoce dell’allattamento al seno è passato dal 48% al 68%, mentre l’allattamento esclusivo al seno è aumentato dal 17,5% al 33%.

Sono risultati importanti, perché dimostrano che anche in una situazione estremamente difficile alcuni interventi di prevenzione possono produrre effetti concreti.

Ma il peggioramento della malnutrizione acuta indica che la crisi alimentare continua a rappresentare una minaccia immediata.

L’UNICEF porta le cure anche nelle zone più difficili

Per raggiungere i bambini che non possono facilmente arrivare alle strutture sanitarie, l’UNICEF e i suoi partner stanno collaborando con il Ministero della Salute Pubblica e della Popolazione haitiano.

Sono stati potenziati lo screening e il trattamento dei bambini malnutriti attraverso operatori sanitari comunitari e squadre mobili, che operano anche nelle aree più isolate e insicure.

Queste squadre svolgono un lavoro fondamentale: individuare precocemente i bambini malnutriti significa poter intervenire prima che le loro condizioni diventino critiche.

Ma mancano i finanziamenti

Ed è qui che arriva un altro allarme.

L’UNICEF segnala un deficit di finanziamento superiore al 64% per gli interventi nutrizionali previsti dal suo appello umanitario del 2026.

Significa che una parte molto consistente delle risorse necessarie non è ancora disponibile.

Senza finanziamenti adeguati diventa difficile garantire la disponibilità degli alimenti terapeutici, mantenere i programmi di screening e assicurare l’accesso alle cure.

Gli alimenti terapeutici possono salvare vite

Tra gli strumenti utilizzati contro la malnutrizione acuta ci sono gli alimenti terapeutici pronti all’uso, conosciuti con la sigla RUTF.

Si tratta di alimenti ad alta densità nutritiva destinati soprattutto ai bambini colpiti da malnutrizione acuta grave.

Garantirne la disponibilità nei centri sanitari e nelle zone dove operano le squadre mobili è fondamentale per evitare che bambini già estremamente vulnerabili arrivino a condizioni irreversibili.

Una fotografia di Haiti che non può essere ignorata

I numeri dell’UNICEF raccontano quindi una realtà drammatica.

Un bambino piccolo su tredici colpito dalla malnutrizione acuta significa che intere comunità stanno pagando le conseguenze della crisi.

Non è soltanto un problema sanitario.

È il risultato di una combinazione di povertà, insicurezza, difficoltà nell’accesso al cibo, violenza e debolezza dei servizi essenziali.

E quando queste condizioni si combinano, sono proprio i bambini più piccoli a essere maggiormente esposti.

Haiti non ha bisogno soltanto di cibo: ha bisogno di sicurezza, cure e accesso ai servizi essenziali.

L’UNICEF avverte che la situazione richiede interventi urgenti e maggiori risorse.

La prossima analisi dei dati, che comprenderà anche una valutazione della sicurezza alimentare per la malnutrizione acuta, dovrebbe essere pubblicata nei prossimi mesi e servirà a orientare la risposta umanitaria.

Nel frattempo, per migliaia di bambini haitiani, ogni giorno senza cure e alimentazione adeguata può fare la differenza.




L’Atlantico resta sotto osservazione: due nuove aree da seguire

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La tempesta Dolly è ormai in fase di dissoluzione, mentre il National Hurricane Center segnala una nuova perturbazione nell’Atlantico e un’altra area di maltempo nel Golfo del Messico.

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La situazione nell’Atlantico tropicale cambia rapidamente.

La tormenta tropicale Dolly, che nei giorni scorsi aveva attirato l’attenzione per la sua possibile traiettoria verso le Antille, è ormai in fase di forte indebolimento. Il sistema sta perdendo le caratteristiche di un ciclone tropicale e il rischio principale per i Caraibi resta quello delle piogge associate alla sua massa di umidità, più che quello dei venti.

Ma mentre Dolly esce progressivamente di scena, l’Atlantico non si svuota.

La nuova carta del National Hurricane Center (NHC) di Miami, aggiornata nelle prime ore di sabato 29 agosto, evidenzia infatti due aree di interesse.

La prima area: l’Atlantico centrale

La zona che merita maggiore attenzione per i Caraibi è quella indicata dalla X gialla nell’Atlantico centrale, intorno ai 17° nord e 52° ovest.

Si tratta di una perturbazione che si sta muovendo verso ovest-nordovest, lungo una traiettoria che nei prossimi giorni la porterà verso l’area delle Antille.

La carta mostra chiaramente la direzione del movimento: verso Porto Rico e Hispaniola.

Ma attenzione: questo non significa che stia nascendo un nuovo uragano diretto verso la Repubblica Dominicana.

Al momento l’NHC considera limitate le possibilità di sviluppo organizzato del sistema.

È davvero una nuova minaccia?

Non ancora.

La perturbazione presenta caratteristiche che possono produrre nuvolosità e precipitazioni, ma non ci sono al momento elementi sufficienti per parlare di una nuova tempesta tropicale.

È però una situazione da seguire perché il sistema si sta muovendo verso una zona del bacino caraibico nella quale le condizioni atmosferiche possono cambiare rapidamente.

Ed è proprio questo il motivo per cui il National Hurricane Center continua a evidenziarlo nella propria carta.

Per la Repubblica Dominicana, oggi il rischio è soprattutto quello delle piogge, non quello di un uragano.

Dolly ormai perde la sua identità

La vicenda di Dolly, intanto, sta arrivando alla sua conclusione.

La tempesta, che aveva raggiunto venti massimi di circa 65 km/h, ha incontrato aria secca, wind shear e condizioni sfavorevoli alla sua organizzazione.

Il sistema è quindi destinato a trasformarsi in una perturbazione non tropicale, lasciando però dietro di sé una grande quantità di umidità.

Ed è proprio questa umidità che può continuare a produrre precipitazioni sulle Antille.

La zona evidenziata vicino ai Caraibi

La carta di questa mattina è interessante anche per un altro motivo.

L’area colorata in giallo si estende dalle vicinanze delle Bahamas e di Cuba verso le Antille.

Non bisogna interpretarla come il “cono” di un ciclone.

È una zona di possibile sviluppo o di interesse meteorologico, e il suo colore indica che l’NHC sta semplicemente segnalando una possibilità ancora relativamente bassa.

Nel frattempo, il sistema principale continua a spostarsi verso ovest.

E c’è una seconda area nel Golfo del Messico

La situazione non riguarda soltanto i Caraibi.

Sulla carta compare infatti una seconda X gialla nel Golfo del Messico, vicino alla costa meridionale degli Stati Uniti.

Anche in questo caso non c’è, al momento, una tempesta tropicale.

Si tratta di un’area di maltempo che viene tenuta sotto osservazione per la possibile evoluzione nei prossimi giorni.

La sua posizione è però molto diversa da quella della perturbazione atlantica e, soprattutto, non rappresenta una minaccia per la Repubblica Dominicana.

La stagione continua a essere molto dinamica

Il quadro di oggi mostra bene una caratteristica della stagione degli uragani.

Un sistema si indebolisce e quasi contemporaneamente ne compaiono altri.

Non significa necessariamente che arriveranno nuovi uragani.

Significa però che, durante la stagione atlantica, il monitoraggio deve essere continuo.

Il National Hurricane Center aggiorna normalmente il Tropical Weather Outlook quattro volte al giorno: intorno alle 2, 8, 14 e 20 ora locale della costa orientale degli Stati Uniti, con aggiornamenti straordinari quando necessario.

Cosa significa per la Repubblica Dominicana

Per chi vive nella Repubblica Dominicana, la situazione di questa mattina può essere riassunta così:

🌀 Dolly: ormai in forte indebolimento e senza prospettive di diventare un uragano.

🌧️ Resti di Dolly: possono ancora contribuire a piogge sulle Antille e su Hispaniola.

🟡 Nuova area nell’Atlantico: da seguire perché si muove verso le Antille, ma al momento non presenta una minaccia ciclónica importante.

🟡 Area nel Golfo del Messico: sotto osservazione, ma lontana dalla Repubblica Dominicana.

🇩🇴 Hispaniola: nessuna minaccia diretta di un ciclone organizzato al momento.

Il punto più importante

La carta può impressionare perché mostra due grandi zone gialle.

Ma il giallo non significa “uragano in arrivo”.

Significa che i meteorologi hanno individuato una perturbazione che merita di essere osservata.

E in questo momento è proprio questo che sta facendo l’NHC.

La situazione può cambiare nei prossimi giorni, ma oggi non ci sono elementi per lanciare un allarme alla popolazione dominicana.

La nostra attenzione resta puntata verso est

Per Fatti Nostri, la zona più interessante resta quella dell’Atlantico centrale.

È quella che si muove nella direzione delle Antille.

Dovremo capire se, avvicinandosi alle isole, riuscirà a organizzarsi oppure se seguirà lo stesso destino di Dolly e perderà rapidamente consistenza.

La distanza è ancora notevole.

E proprio per questo non è possibile oggi prevedere con precisione quale sarà l’effetto sulla Repubblica Dominicana.

Dolly esce di scena, ma l’Atlantico non dorme.

Due nuove aree sono già sotto osservazione.

Per ora nessun allarme.

Ma, come abbiamo imparato in questa stagione, nel bacino atlantico bastano pochi giorni perché una semplice perturbazione cambi completamente aspetto.




Dolly perde forza: la tormenta si avvicina ai Caraibi, ma il pericolo principale sarà la pioggia

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Il National Hurricane Center esclude un’intensificazione significativa. Dolly dovrebbe degenerare in una perturbazione prima di raggiungere le Antille, ma i suoi resti potrebbero provocare forti precipitazioni su Puerto Rico e Hispaniola domenica e lunedì.

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La tormenta tropicale Dolly continua la sua rapida corsa verso ovest nell’Atlantico, ma le notizie sul suo sviluppo sono oggi decisamente meno preoccupanti rispetto alle prime ore dopo la sua formazione.

Il nuovo bollettino del National Hurricane Center (NHC) di Miami, emesso alle 5:00 del mattino di venerdì 28 agosto, indica infatti che Dolly sta incontrando condizioni sempre meno favorevoli alla sua organizzazione.

La tempesta mantiene venti massimi sostenuti di circa 65 km/h (35 nodi) e si trova a 14,5°N e 44,8°W.

Ma il dato più importante è un altro:

Dolly non dovrebbe diventare più forte.

Aria secca e forte wind shear la stanno indebolendo

Durante la notte sono stati osservati pochi cambiamenti nella struttura della tempesta.

Una piccola zona di forte attività convettiva si trova vicino e a nord-est del centro, ma aria secca sta entrando nella parte meridionale della circolazione.

Le immagini satellitari suggeriscono inoltre che la circolazione a bassa quota stia iniziando a perdere definizione.

A questo si aggiunge l’aumento del wind shear, cioè della variazione della direzione e della velocità del vento con la quota.

Sono tutti fattori che rendono difficile per Dolly organizzarsi e rafforzarsi.

Dolly corre verso ovest

La tempesta continua a muoversi molto rapidamente.

La velocità di avanzamento è di circa 21 nodi, pari a quasi 39 km/h.

Il movimento verso ovest dovrebbe continuare nelle prossime ore, sotto l’influenza di una forte area di alta pressione subtropicale che si trova a nord della tempesta.

Ed è proprio questa elevata velocità di spostamento uno degli elementi che impediscono a Dolly di avere il tempo necessario per intensificarsi.

La previsione è ormai abbastanza netta

Il National Hurricane Center afferma che tutti i modelli affidabili indicano un graduale indebolimento di Dolly.

La previsione ufficiale è che la tempesta diventi post-tropicale entro sabato, prima di raggiungere le Piccole Antille.

Successivamente dovrebbe trasformarsi in un’area di bassa pressione residua e dissiparsi entro domenica.

In altre parole: Dolly non dovrebbe arrivare sulle Antille come una tormenta tropicale organizzata.

Questo riduce sensibilmente il rischio di venti distruttivi. Ma non significa che la situazione sia priva di conseguenze.

Il vero rischio: l’acqua

È questo il punto sul quale il National Hurricane Center insiste maggiormente.

Anche se Dolly perderà la propria struttura tropicale, i suoi resti continueranno a trasportare una notevole quantità di umidità.

Le precipitazioni associate alla tempesta o ai suoi resti potrebbero interessare:

  • Isole Sottovento: dalla notte di sabato a domenica;
  • Isole Vergini: domenica;
  • Puerto Rico: domenica e lunedì;
  • Hispaniola: domenica e lunedì.

E in alcune zone le piogge potrebbero essere intense.

Il rischio maggiore è quello delle inondazioni improvvise, soprattutto nelle aree montuose.

E qui entra in gioco la Repubblica Dominicana

La situazione va osservata con attenzione.

La traiettoria prevista dal NHC mostra Dolly dirigersi verso le Piccole Antille, per poi proseguire verso l’area di Puerto Rico e Hispaniola.

Ma la linea della traiettoria non significa che il centro di una tempesta tropicale attraverserà la Repubblica Dominicana.

Anzi, secondo le previsioni attuali, quando il sistema arriverà nella nostra area non dovrebbe più avere una circolazione tropicale ben definita.

Il problema potrebbe essere soprattutto l’umidità residua.

Domenica e lunedì da tenere sotto osservazione

Il calendario indicato dal NHC è abbastanza preciso.

Nelle prossime 24 ore Dolly dovrebbe continuare verso ovest mantenendo circa 35 nodi.

Sabato è prevista la transizione a sistema post-tropicale.

Tra domenica e lunedì, invece, i suoi resti potrebbero contribuire a portare piogge significative su Puerto Rico e Hispaniola.

Per la Repubblica Dominicana sarà quindi soprattutto necessario seguire l’evoluzione delle precipitazioni.

Non è il momento dell’allarme

È importante sottolinearlo.

Dolly non è attualmente una minaccia di uragano per la Repubblica Dominicana.

Non è previsto un rafforzamento significativo e il NHC ritiene probabile che perda le caratteristiche di tempesta tropicale prima di raggiungere le Antille.

Quindi non c’è motivo per creare allarmismo. Ma sarebbe altrettanto sbagliato ignorare il sistema.

Una tempesta può indebolirsi e continuare comunque a produrre molta pioggia.

Ed è esattamente questo lo scenario che i meteorologi stanno prendendo in considerazione.

La nuova previsione

Il percorso previsto dal NHC indica:

Venerdì: Dolly continua rapidamente verso ovest, con venti intorno ai 65 km/h.

Sabato: il sistema perde progressivamente organizzazione e diventa post-tropicale.

Domenica: i resti di Dolly si avvicinano alle Antille e alla regione di Puerto Rico.

Domenica-lunedì: possibile passaggio di una fascia di forte umidità e precipitazioni su Hispaniola.

Entro domenica: il sistema dovrebbe essere ormai una bassa pressione residua e successivamente dissiparsi.

La carta del NHC racconta bene la situazione

La nuova carta mostra chiaramente come la previsione sia cambiata.

Il cono si restringe verso le Antille, ma i simboli lungo la traiettoria passano rapidamente dalla S di tempesta tropicale alla D di depressione, fino alla fase post-tropicale.

La nostra attenzione resta quindi sulla pioggia

Per la Repubblica Dominicana, oggi il messaggio è molto diverso da quello che avremmo dato se Dolly avesse continuato a rafforzarsi.

Non stiamo aspettando un uragano.

Stiamo osservando una perturbazione tropicale in rapido indebolimento che potrebbe comunque portare molta umidità e precipitazioni.

E in un territorio come quello dominicano, dove le zone montuose possono reagire rapidamente alle precipitazioni intense, questo è un elemento che non va sottovalutato.

Dolly perde forza, ma non è ancora da archiviare.

Domenica e lunedì saranno le giornate da seguire con maggiore attenzione per Hispaniola.

Fatti Nostri continuerà a seguire l’evoluzione di Dolly sulla base dei bollettini ufficiali del National Hurricane Center e degli eventuali aggiornamenti per la Repubblica Dominicana.




Dolly è nata nell’Atlantico: la nuova tempesta tropicale punta verso i Caraibi

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È la quarta tempesta con nome della stagione 2026. Per ora è lontana dalle Antille, ma il NHC prevede forti piogge su Hispaniola tra domenica e lunedì.

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È ufficiale: Invest 96L è diventata la tormenta tropicale Dolly.

Il National Hurricane Center di Miami ha emesso questa mattina, giovedì 27 agosto, il primo bollettino sulla nuova tempesta, che si è formata nel tropicale Atlantico centrale, molto lontano dalle Antille.

Dolly è la quarta tempesta tropicale con nome della stagione degli uragani 2026, dopo Arthur, Bertha e Cristobal.

Dove si trova Dolly

Alle 11 del mattino AST di oggi, il centro di Dolly si trovava a circa 13,6° di latitudine nord e 38,7° di longitudine ovest, circa 2.500 chilometri a est delle Isole Sottovento.

La tempesta si sta muovendo rapidamente verso ovest, a circa 39 km/h.

I venti massimi sostenuti raggiungono i 65 km/h, con raffiche più forti, mentre la pressione centrale è stimata in 1007 millibar.

Dunque, per il momento, Dolly è ancora molto lontana dalla Repubblica Dominicana.

Ma la sua traiettoria la porta verso il bacino caraibico.

Il percorso indicato dalla previsione

La carta del National Hurricane Center mostra una traiettoria inizialmente abbastanza lineare verso ovest.

Dolly dovrebbe avvicinarsi alle Isole Sottovento durante il fine settimana.

Successivamente il sistema potrebbe interessare l’area delle Antille, con la sua componente di umidità e precipitazioni diretta verso Puerto Rico e Hispaniola.

Ed è proprio questo l’aspetto che interessa maggiormente la Repubblica Dominicana.

Non sembra destinata a diventare un uragano

La notizia importante è che, almeno secondo le previsioni attuali, Dolly non dovrebbe rafforzarsi significativamente.

Il National Hurricane Center prevede pochi cambiamenti di intensità nelle prossime 48 ore e indica la possibilità che la tempesta perda la sua organizzazione e degeneri in un’onda tropicale prima di raggiungere le Isole Sottovento.

Ci sono infatti condizioni atmosferiche poco favorevoli alla sua intensificazione, in particolare forte wind shear e aria secca.

Quindi, allo stato attuale, non stiamo parlando di un nuovo uragano diretto verso Hispaniola.

Ma questo non significa che Dolly possa essere ignorata.

La pioggia potrebbe essere il vero problema

Il National Hurricane Center sottolinea infatti un elemento molto importante.

Anche se Dolly dovesse indebolirsi rapidamente, la grande quantità di umidità tropicale associata al sistema potrebbe produrre forti precipitazioni.

Le Isole Sottovento potrebbero iniziare a ricevere piogge intense tra sabato sera e domenica.

Successivamente, Isole Vergini, Puerto Rico e Hispaniola potrebbero essere interessate da forti piogge tra domenica e lunedì.

E le precipitazioni potrebbero provocare inondazioni improvvise, soprattutto nelle zone montuose.

Per la Repubblica Dominicana, quindi, attenzione alla pioggia

Questo è il messaggio più importante per i nostri lettori.

Dolly non rappresenta al momento una minaccia diretta di vento forte per la Repubblica Dominicana.

Il rischio principale potrebbe invece essere rappresentato dalle piogge, soprattutto se il sistema dovesse arrivare sull’area ancora sufficientemente organizzato o se la sua onda tropicale mantenesse una notevole quantità di umidità.

Per questo le prossime 48-72 ore saranno importanti.

Nessuna allerta al momento

Il National Hurricane Center specifica che non sono in vigore al momento allerte o avvisi costieri.

Anche il servizio meteorologico di San Juan, Puerto Rico, conferma che non ci sono attualmente avvisi o vigilanza per cicloni tropicali a Puerto Rico o nelle Isole Vergini statunitensi.

Quindi non c’è motivo per creare allarmismo.

Ma c’è motivo per seguire attentamente l’evoluzione.

Una coincidenza curiosa: il nome Dolly

Il nome della nuova tempesta ha inevitabilmente attirato l’attenzione perché arriva pochi giorni dopo la morte della cantante americana Dolly Parton.

Ma non c’è alcun collegamento.

I nomi delle tempeste atlantiche vengono stabiliti in anticipo secondo una lista dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale e vengono riutilizzati secondo una rotazione prestabilita.

La coincidenza temporale è quindi del tutto casuale.

La situazione in questo momento

🌀 Nome: Dolly
📍 Posizione: 13,6°N – 38,7°W
🌊 Distanza dalle Isole Sottovento: circa 2.500 km
💨 Venti massimi: 65 km/h
➡️ Movimento: verso ovest, circa 39 km/h
📉 Pressione: 1007 mb
🇩🇴 Repubblica Dominicana: nessuna allerta e nessuna minaccia diretta al momento
🌧️ Rischio principale: forti piogge e possibili inondazioni tra domenica e lunedì
📉 Evoluzione prevista: possibile indebolimento fino a diventare un’onda tropicale prima di raggiungere le Antille.

Dolly è appena nata, ma per i Caraibi è già tempo di guardare verso est.

La distanza è ancora enorme e le previsioni indicano un sistema destinato a indebolirsi.

Ma la tempesta si muove rapidamente e Hispaniola è già compresa nell’area che potrebbe ricevere le sue piogge.

Per questo, da oggi, Fatti Nostri seguirà Dolly giorno per giorno, verificando posizione, traiettoria, intensità e soprattutto l’eventuale evoluzione della situazione per la Repubblica Dominicana.

Per ora: niente allarme. Ma occhi puntati sull’Atlantico.