Anche nei Caraibi arrivano i “giorni della merla”

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818cb426 9251 48d2 bd46 67e996adea55In Italia li conosciamo bene: sono i giorni della merla, tradizionalmente considerati i più freddi dell’anno, tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio. E quest’anno, a sorpresa, questo antico modo di dire sembra trovare conferma anche dall’altra parte dell’Atlantico.

Nella Repubblica Dominicana, infatti, il freddo è sceso dal Nord e ha raggiunto anche i Caraibi, portando temperature decisamente insolite per queste latitudini. Nelle ultime notti, persino nelle località costiere, i termometri sono scesi intorno ai 17–18 gradi, mentre di giorno si fatica ad arrivare ai 24 gradi.

Per chi arriva dall’Europa può sembrare una primavera mite, ma per i dominicani — abituati a notti tropicali e giornate sopra i 28–30 gradi — si tratta di un vero e proprio “invierno”. C’è chi tira fuori una felpa, chi dorme con le finestre chiuse e chi, al mattino presto, commenta stupito: “¡Hace frío!”

Anche gli italiani residenti sull’isola sorridono davanti a questo freddo “relativo”, ma non possono fare a meno di notare come il clima stia cambiando e come fenomeni tipicamente associati all’Europa sembrino, almeno simbolicamente, affacciarsi anche ai tropici.

I giorni della merla, nati da leggende contadine e tramandati di generazione in generazione, diventano così un curioso ponte culturale tra Nord e Sud del mondo. Un promemoria che il clima non conosce confini e che, a volte, anche sotto il sole dei Caraibi, può arrivare un brivido d’inverno.




Centro America sotto osservazione: allerta sismica e piani di prevenzione

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3261e328 606d 4c9c be48 b6260cdf93b4Il Centro America torna al centro dell’attenzione per un tema che fa parte della vita quotidiana della regione: l’attività sismica. Nelle ultime settimane diversi Paesi dell’area hanno registrato scosse di media intensità, senza gravi conseguenze, ma sufficienti a riaccendere il dibattito sulla prevenzione e sulla preparazione della popolazione.

Zone come Nicaragua, Guatemala e El Salvador si trovano lungo una delle aree geologicamente più attive del continente americano. Qui i terremoti fanno parte della normalità, ma ogni nuovo evento riporta alla memoria quelli più distruttivi del passato.

Negli ultimi anni, diversi governi centroamericani hanno investito in sistemi di monitoraggio, esercitazioni di protezione civile e campagne informative, soprattutto nelle grandi città e nelle zone costiere. Tuttavia, rimangono forti differenze tra aree urbane e rurali, dove l’accesso alle informazioni e alle strutture di emergenza è spesso limitato.

Per gli italiani residenti nella regione — imprenditori, pensionati, operatori turistici o lavoratori stagionali — la questione non è marginale. Conoscere le procedure locali, i punti di raccolta e le indicazioni delle autorità diventa parte integrante dell’integrazione nel territorio.

Anche il settore turistico guarda con attenzione alla situazione: le autorità insistono sul fatto che non esiste alcuna emergenza, ma invitano residenti e visitatori a mantenere un atteggiamento responsabile e informato.

In una regione giovane, dinamica e in continua trasformazione, la convivenza con la natura resta una sfida quotidiana. E per chi ha scelto il Centro America come seconda casa, essere informati significa anche sentirsi un po’ più al sicuro.




Caraibi a due velocità: turismo in crescita, popolazioni sempre più in difficoltà

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navigare ai caraibi in barca a vela o catamaranoI Caraibi stanno vivendo una stagione apparentemente contraddittoria. Da un lato, numeri record nel turismo, aeroporti pieni, nuovi resort e investimenti stranieri; dall’altro, una crescente difficoltà per le popolazioni locali, strette tra inflazione, salari bassi e servizi pubblici fragili. Un paradosso che si manifesta con forza in Paesi come Repubblica Dominicana, Giamaica e Bahamas.

Secondo i dati dei ministeri del turismo della regione, il 2025 si è confermato come uno degli anni migliori di sempre per arrivi internazionali. Crociere, voli charter e turismo di lusso trainano l’economia. Ma dietro le cartoline paradisiache cresce una sensazione diffusa: la ricchezza non scende a terra.

Nei principali centri urbani e turistici dei Caraibi, il costo della vita è aumentato in modo sensibile. Affitti, elettricità, generi alimentari e carburante pesano sempre di più sui bilanci familiari. In Repubblica Dominicana, ad esempio, molte famiglie lavorano direttamente o indirettamente nel turismo, ma con stipendi che non tengono il passo con l’inflazione.

Il risultato è una società sempre più divisa: chi lavora nelle grandi strutture turistiche sopravvive, chi ne resta fuori fatica ad arrivare a fine mese. E anche all’interno del settore, la precarietà è elevata: contratti stagionali, orari lunghi, tutele limitate.

I governi caraibici continuano a puntare sugli investimenti stranieri come motore di sviluppo. Hotel, porti turistici, residenze di lusso e infrastrutture crescono rapidamente. Tuttavia, aumenta il dibattito pubblico su quanto di questo sviluppo resti realmente nei Paesi ospitanti.

In alcune isole, vaste aree costiere sono di fatto sottratte all’uso pubblico, mentre le comunità locali vedono ridursi l’accesso alla terra e al mare. Un modello economico che genera entrate, ma anche dipendenza e squilibri sociali.

Come in Centro America, anche nei Caraibi molti giovani guardano all’estero. Stati Uniti, Canada ed Europa restano le mete principali. Non per mancanza di lavoro in assoluto, ma per assenza di prospettive di crescita reale. Il turismo offre occupazione, ma raramente carriere stabili e ben retribuite.

Questo alimenta una migrazione silenziosa, meno visibile ma costante, che priva i Paesi caraibici di competenze e energie fondamentali per il loro sviluppo.

I Caraibi non sono solo spiagge e resort. Sono società complesse, con bisogni reali e una crescente domanda di equità. La sfida per i prossimi anni sarà trasformare il successo turistico in benessere diffuso, evitando che il paradiso resti tale solo per chi arriva da fuori.

Per chi vive nei Caraibi — inclusi molti italiani — la domanda è sempre la stessa: sviluppo per chi? La risposta, ancora una volta, non può limitarsi alle statistiche.




Centro America tra Stati Uniti e Cina: la nuova partita geopolitica che cambia il volto della regione

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mapa america centralMentre l’attenzione dei media internazionali resta concentrata su guerre e grandi crisi globali, in Centro America si sta giocando una partita strategica decisiva, lontana dai riflettori ma ricca di conseguenze: la competizione crescente tra Stati Uniti e Cina per l’influenza politica, economica e infrastrutturale della regione.

Negli ultimi anni Paesi come Panamá, Costa Rica e El Salvador hanno rafforzato i rapporti economici con Pechino, attirando investimenti in porti, strade, telecomunicazioni e zone franche. La Cina non parla di ideologia: offre finanziamenti rapidi, opere visibili e poche condizioni politiche. Un approccio che convince governi sotto pressione economica e sociale.

Gli Stati Uniti, storicamente considerati il “cortile di casa” della regione, guardano con crescente preoccupazione a questa espansione. Washington teme non solo una perdita di influenza, ma anche ricadute sulla sicurezza, sul controllo delle rotte commerciali e sulla gestione dei flussi migratori. Per questo negli ultimi mesi sono aumentate le visite diplomatiche, gli accordi di cooperazione e gli avvertimenti — spesso non ufficiali — ai governi centroamericani.

Il messaggio è chiaro: la collaborazione economica è benvenuta, ma scegliere Pechino al posto di Washington ha un prezzo politico.

I governi centroamericani si muovono con pragmatismo. Non si tratta di una “scelta di campo” ideologica, ma di sopravvivenza economica. In Paesi dove sanità, istruzione e infrastrutture sono carenti, ogni investimento è visto come una boccata d’ossigeno. Tuttavia, cresce anche il timore di una nuova dipendenza: ieri dagli Stati Uniti, oggi dalla Cina.

Le popolazioni, intanto, restano spettatrici. I benefici promessi spesso tardano ad arrivare, mentre restano irrisolti i problemi strutturali: disoccupazione, violenza, corruzione e disuguaglianze.

Questa trasformazione silenziosa tocca da vicino anche le comunità italiane in Centro America, impegnate nel commercio, nel turismo, nell’edilizia e nei servizi. Nuove infrastrutture e accordi internazionali possono aprire opportunità, ma anche cambiare rapidamente regole, equilibri e mercati.

Per chi vive e lavora nella regione, capire questa dinamica è fondamentale: il Centro America non è più solo una terra di passaggio o di crisi, ma uno snodo strategico globale.

Il Centro America resta fragile, ma non irrilevante. Anzi. Proprio la sua posizione geografica e la sua debolezza strutturale lo rendono oggi un terreno di confronto tra potenze. E come spesso accade nella storia, le grandi decisioni si prendono altrove, mentre le conseguenze si vivono qui.




Emergenza sicurezza in Guatemala e pressione politica in tutta l’America Latina

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capturaUn’ondata di eventi politici e sociali sta scuotendo il Centro America e spingendo riflessioni più ampie sull’intero continente americano, tra dinamiche di crisi interna, relazioni con gli Stati Uniti e strategie di combattimento contro la criminalità organizzata.

I fatti più recenti arrivano dal Guatemala, dove il presidente Bernardo Arévalo ha dichiarato lo stato d’emergenza per fronteggiare la violenza delle gang dopo una serie di rivolte carcerarie e l’uccisione di agenti di polizia. Secondo l’ultimo aggiornamento, in poche ore le forze di sicurezza hanno arrestato quasi 300 persone tra sospetti membri di bande criminali, mentre polizia e militari sono stati dispiegati nelle zone più colpite della capitale. L’obiettivo del governo è ripristinare ordine e sicurezza, ma la misura solleva timori anche per i diritti civili e la libertà di movimento dei cittadini.

Questo sviluppo interno si inserisce in un quadro più ampio di pressioni politiche e militari in tutta l’America Latina e Nord America. Il rapporto tra i governi della regione e l’amministrazione statunitense guidata da Donald Trump è sempre più teso su politiche di sicurezza e cooperazione contro il crimine organizzato. Analisti politici osservano come molte capitali latinoamericane, pur in precedenza favorevoli a modelli progressisti, stiano assumendo approcci più duri contro la criminalità sotto la spinta degli eventi recenti e delle pressioni esterne.

Proprio sul fronte messicano, il presidente Claudia Sheinbaum ha rilasciato dichiarazioni rassicuranti dopo alcune attività militari statunitensi vicino al territorio nazionale e avvertimenti della Federal Aviation Administration riguardo alle rotte di volo sull’America Centrale. Sheinbaum ha sottolineato il mantenimento della sovranità messicana e un dialogo cooperativo con gli Stati Uniti, con risultati positivi nella lotta ai cartelli della droga e nella gestione dei flussi migratori.

Questi eventi evidenziano come la situazione della sicurezza, dei flussi migratori e delle relazioni diplomatiche tra Nord e Centro America sia diventata una delle questioni politiche più decisive del momento, con impatti sia sulle politiche interne dei singoli Paesi sia sulle dinamiche regionali di cooperazione e conflitto.




Riprenderanno i voli tra Repubblica Dominicana e Venezuela? La situazione aggiornata

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imagesLa possibilità di una ripresa dei collegamenti aerei tra Repubblica Dominicana e Venezuela è una delle domande più pressanti per passeggeri, operatori turistici e comunità migranti negli ultimi mesi.

Nel giugno 2025, il governo venezuelano e il suo ente di controllo dell’aviazione civile (INAC) annunciarono la reattivazione dei voli commerciali con la Repubblica Dominicana, dopo quasi undici mesi di sospensione. L’interruzione, iniziata nel luglio 2024, era stata decisa da Caracas in risposta alle critiche dominicane e internazionali sui risultati delle elezioni presidenziali venezuelane del 2024.

Per Caracas, la sospensione era motivata da presunte “azioni inaccettabili” e preoccupazioni per la sicurezza, ma nel giugno 2025 l’INAC comunicò ufficialmente – tramite i canali istituzionali – la volontà di riaprire le operazioni aeree di passeggeri, cargo e posta con la Repubblica Dominicana.

Tuttavia – come precisato dalle autorità dominicane dell’aviazione civile – la sospensione rimaneva in vigore fino a una decisione formale di Santo Domingo: la Junta de Aviación Civil (JAC) ha dichiarato che era in corso un’analisi tecnica, normativa e diplomatica prima di autorizzare il ritorno dei voli di linea.

Secondo fonti ufficiali dell’estate 2025, il governo dominicano non aveva preso una decisione definitiva sul ripristino dei voli, riservandosi di valutare ogni aspetto – dalla sicurezza ai rapporti diplomatici – prima di autorizzare il traffico regolare verso il Venezuela.

Nonostante le dichiarazioni del presidente venezuelano Nicolas Maduro, che in più occasioni ha affermato che le compagnie aeree venezuelane sono pronte a volare verso Santo Domingo, la palla resta in sostanza nel campo dominicano, in attesa di un accordo ufficiale tra i due paesi.

Il tema dei voli non può essere separato dal contesto geopolitico nella regione. A gennaio 2026, la Federal Aviation Administration (FAA) degli Stati Uniti ha emesso avvisi ai vettori internazionali su possibili interferenze e rischi legati a tensioni militari e restrizioni di spazio aereo su parte del Sud e Centro America, un elemento che può indirettamente influenzare operazioni di lungo raggio e piani di rotta nell’area caraibica.

Anche se tali avvisi non sono specifici per la rotta Dominicana-Venezuela, riflettono un clima di incertezza più ampio che coinvolge le rotte commerciali nella regione.

Ad oggi (gennaio 2026):

  • Le autorità venezuelane hanno espresso la volontà di riprendere i collegamenti con la Repubblica Dominicana e molte compagnie sub-regionale avevano la capacità tecnica per farlo.

  • Le autorità dominicane non hanno ancora autorizzato ufficialmente il ripristino dei voli commerciali, continuando a valutare il quadro politico, tecnico e di sicurezza.

  • Non ci sono ancora date confermate o rotte programmate di linee regolari tra i due paesi. La ripresa, se e quando arriverà, dipenderà da un accordo bilaterale concluso formalmente da enti di regolazione dell’aviazione e governi coinvolti.

Le autorità venezuelane, quindi, hanno ufficialmente annunciato l’intenzione di riaprire i voli verso la Repubblica Dominicana, ma la misura non è ancora operativa perché la controparte dominicana non ha ancora autorizzato il ripristino delle rotte commerciali.

La situazione è quindi in evoluzione: resta da vedere se nei prossimi mesi Santo Domingo e Caracas troveranno un accordo formale per ricollegare questi due importanti hub aerei caraibici.




Guatemala dichiara lo “stato di emergenza” per violenza delle bande

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imagesNegli ultimi giorni il Guatemala ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale dopo un’escalation di violenza di gruppi criminali — con almeno dieci agenti di polizia uccisi in scontri con gang in diverse aree del paese.

Di fronte alla rapida escalation di attacchi e rivolte legate a organizzazioni come Barrio 18 e Mara Salvatrucha, il presidente Bernardo Arévalo ha imposto misure straordinarie che includono poteri ampliati alle forze di sicurezza e restrizioni temporanee delle libertà civili per ripristinare l’ordine e proteggere la popolazione




Buon 2026 ai lettori di Fatti Nostri

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54b861a0 c5c9 488e 9dea bf07a42b101bCon la fine dell’anno arriva sempre il momento dei bilanci, ma anche quello degli auguri. Il 2025 che si chiude è stato, per Fatti Nostri, un anno intenso, complesso, a tratti difficile, ma profondamente coerente con la linea editoriale che ci accompagna fin dall’inizio.

Abbiamo raccontato l’Italia vista da fuori, e il mondo visto con occhi italiani. Abbiamo seguito l’attualità politica, sociale ed economica che riguarda gli italiani all’estero, senza rincorrere il sensazionalismo e senza rinunciare all’approfondimento. Abbiamo dato spazio a comunità spesso invisibili, a storie che raramente trovano posto nei grandi media, a temi che toccano la vita quotidiana di chi vive lontano dal Paese d’origine ma continua a sentirlo come casa.

Il 2025 è stato anche un anno di transizione: per il giornale, per il contesto internazionale, per molte delle comunità che ci leggono. Un anno che ha confermato quanto sia ancora necessario un’informazione indipendente, sobria, rispettosa dell’intelligenza dei lettori.

A chi ci segue con continuità, a chi ci legge saltuariamente, a chi condivide, commenta o semplicemente osserva in silenzio, va il nostro grazie. Fatti Nostri esiste perché esiste una comunità di lettori che crede ancora nel valore delle parole e dei fatti.

Con l’augurio che il 2026 porti serenità, salute e nuove opportunità, informiamo i nostri lettori che le pubblicazioni e le attualizzazioni del giornale riprenderanno venerdì 2 gennaio, dopo la pausa di fine anno.

Ci ritroveremo allora, tra un anno nuovo e nuove storie da raccontare.

Buon anno a tutti.




Buon Natale (e buon Sal Silvestro) ai lettori di Fatti Nostri

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chatgpt image 24 dic 2025, 07 51 50Cari lettori,
anche questo Natale arriva in un tempo complesso, attraversato da incertezze, cambiamenti rapidi e spesso da notizie che non scaldano il cuore. Proprio per questo sentiamo il bisogno di fermarci un momento, abbassare il rumore di fondo e rivolgere a voi un augurio sincero.

Fatti Nostri nasce e vive grazie agli italiani all’estero: a chi ha lasciato l’Italia da poco e a chi lo ha fatto molti anni fa, a chi vive in Nord America, in America Centrale, nei Caraibi, in Sud America o in qualunque altro angolo del mondo dove batte ancora un cuore italiano. È a voi che pensiamo oggi.

Il Natale, per chi vive lontano dal proprio Paese, ha un sapore particolare. È fatto di ricordi, di tavole diverse da quelle di una volta, di fusi orari che separano, ma anche di legami che resistono. È il tempo in cui ci si sente un po’ più vicini, nonostante le distanze, e in cui l’identità diventa casa.

In questi mesi Fatti Nostri ha cercato di raccontare le vostre storie, le vostre difficoltà, i vostri successi, le iniziative delle comunità italiane, i temi che vi riguardano da vicino. Con i nostri limiti, ma con onestà e passione. Continueremo a farlo, perché crediamo che informare gli italiani all’estero non sia solo un lavoro, ma una responsabilità.

A nome della redazione, auguriamo a tutti voi un Natale sereno, qualunque sia il luogo in cui vi trovate, qualunque lingua si parli intorno a voi, qualunque sia la vostra tavola. Che siano giorni di pace, di memoria e, se possibile, di speranza.

Grazie per esserci, per leggerci, per sostenerci.

Buon Natale da Fatti Nostri.




Repubblica Dominicana, scandalo Senasa: la sanità pubblica sotto accusa

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fachada senasaLa Repubblica Dominicana è scossa da uno dei più gravi scandali di corruzione degli ultimi anni: il caso Senasa — il Seguro Nacional de Salud, l’assicurazione sanitaria statale che tutela la salute di oltre 7 milioni di cittadini — finisce sotto processo per un presunto enorme giro di malversazioni, frodi e soborni che ha sottratto ingenti risorse al sistema sanitario pubblico.

Un buco di miliardi nei conti pubblici

Secondo l’inchiesta del Ministero Pubblico dominicano, la struttura criminale all’interno di Senasa avrebbe operato per anni (2020–2025) sotto la direzione dell’ex direttore esecutivo Santiago Marcelo F. Hazim Albainy e di altri funzionari e imprenditori legati all’istituzione. Il totale del presunto danno per lo Stato supera i RD$15 miliardi (circa 234 milioni di dollari), tra sobborghi, falsi contratti e servizi mai realizzati.

Il pubblico ministero ha descritto la rete di frode — denominata Operazione Cobra — come una struttura organizzata di coalizione di funzionari, sobborghi, falsificazione di documenti e uso improprio delle risorse pubbliche, che ha compromesso uno dei pilastri della sicurezza sociale dominicana.

Arresti e misure cautelari

Negli ultimi giorni, un giudice del Distretto Nazionale ha ordinato 18 mesi di arresti preventivi per Hazim e altri sei imputati, ritenuti i principali responsabili della presunta frode, mentre altri tre accusati hanno ricevuto misure restrittive come arresti domiciliari e divieti di viaggio.

In aula, alcuni imputati hanno ammesso di aver pagato tangenti a funzionari del Senasa, confermando un quadro di corruzione sistemica all’interno dell’ente pubblico.

Reazioni istituzionali e politiche

La scandalosa portata del caso ha provocato reazioni forti sui fronti politico, giudiziario e sociale:

  • Il governo di Luis Abinader ha imposto che Senasa si costituisca parte civile per recuperare “ogni ultimo peso sottratto” e ha ribadito la sua posizione di tolleranza zero contro la corruzione.

  • La vicepresidente Raquel Peña ha chiamato la società a non coprire i responsabili, sottolineando la necessità di trasparenza e controllo nelle istituzioni.

  • Proteste civiche si sono tenute davanti alla Procuraduría Generale, con cittadini e leader politici che chiedono accountability e riflessioni più ampie sulla classe dirigente.

Un colpo alla fiducia pubblica

Il caso Senasa investe un settore particolarmente sensibile: la salute pubblica. La portata della frode — secondo la magistratura uno dei casi più seri mai visti in materia di corruzione — non riguarda solo un buco nei conti, ma mette a rischio la fiducia dei dominicani nel sistema sanitario statale.

Per gli italiani residenti e per tutti gli osservatori esteri, questo scandalo diventa uno specchio di come la lotta alla corruzione e la trasparenza istituzionale siano elementi determinanti non soltanto per la credibilità internazionale della Repubblica Dominicana, ma per la qualità della vita di milioni di persone che dipendono dai servizi pubblici.