Costa Rica: un evento storico per la ristorazione italiana

evento sello de calidad italiana ristoratori italiani riuniti al ristorante il padrino di lindora

evento sello de calidad italiana ristoratori italiani riuniti al ristorante il padrino di lindoraL’11 settembre 2025 resterà una data storica per la ristorazione italiana in Costa Rica. Presso il Ristorante Il Padrino di Lindora, guidato da Luca Navarra, si è svolto un incontro che ha riunito alcuni dei più importanti ristoranti italiani del Paese.

Un appuntamento reso possibile grazie all’organizzazione di Tavolo Rosso di Giuseppe Frittella, che ancora una volta ha dimostrato la capacità di unire la comunità gastronomica italiana sotto un’unica bandiera: quella della qualità e dell’autenticità.

I protagonisti della serata

L’incontro ha visto la partecipazione di tanti volti noti e appassionati della ristorazione italiana in Costa Rica:

  • Il Padrino – Lindora
  • Tony’s Pizza
  • Ristorante Fiori
  • Delitalia (specializzato in prodotti italiani)
  • La Bontà
  • Aroma Roma – celebre anche grazie alla sua chef, seguitissima su TikTok con oltre 1,5 milioni di follower
  • Italo Festa
  • Reina Margot
  • Mamma Mia
  • Amura
  • Bianka Pizza Romana
  • Taller de Pizza da Domenico
  • Tipico Italiana (negozio di prodotti italiani)
  • Dolce Uvita – arrivato da Bahía Ballena dopo oltre 5 ore di viaggio per partecipare all’incontro
  • Ristorante Cabernet – Orotina

Oltre ai ristoratori, è stato importante anche il contributo di Tavo di Tavolo Rosso, noto foodblogger che realizza recensioni di ristoranti e promuove la cultura enogastronomica italiana in Costa Rica. La sua attività di comunicazione e divulgazione rappresenta un sostegno prezioso per rafforzare la voce della cucina italiana nel Paese.

evento sello de calidad italiana ristoratori italiani riuniti al ristorante il padrino di lindora 1Il progetto “Sello de Calidad Italiana”

Durante l’incontro è stato presentato il progetto Sello de Calidad Italiana, promosso e sviluppato da Tavolo Rosso, il food blog di Giuseppe Frittella, in collaborazione con la Camera di Commercio Italiana in Costa Rica e rappresentato nell’occasione dal Segretario Generale Massimo Angelino.

L’iniziativa mira a certificare i ristoranti che utilizzano almeno l’80% di ingredienti autentici e importati dall’Italia, valorizzando non solo la qualità della materia prima, ma anche la fedeltà alle ricette tradizionali.

Non si tratta di “trasformare” la cucina italiana, ma di custodirla con rigore e, allo stesso tempo, incoraggiare i cuochi a proporre nuove interpretazioni e piatti innovativi, senza mai perdere di vista le radici della nostra cultura gastronomica.

👉 Sul sito ufficiale della Camera di Commercio Italiana in Costa Rica sarà disponibile l’elenco aggiornato dei ristoranti certificati, a disposizione dei consumatori che vogliono vivere una vera esperienza gastronomica italiana.

Un plauso speciale va anche al Presidente della Camera, Giovanni Graziano, e al Consiglio Direttivo, che hanno saputo sostenere con forza un progetto che rafforza la posizione della cucina italiana in Costa Rica, spesso considerata punto di riferimento e qualità insuperabile.

evento sello de calidad italiana ristoratori italiani riuniti al ristorante il padrino di lindora 2La partecipazione del COMITES e l’unità della comunità italiana

All’evento erano presenti anche i rappresentanti del Comites Costa Rica, con il Presidente Giuseppe Cacace e la Vicepresidente Paola Céccon, che hanno espresso entusiasmo e sostegno verso questa iniziativa.

L’incontro ha avuto un primo obiettivo fondamentale: conoscersi meglio e creare una rete solida tra i ristoratori italiani. Ma non solo: è stata anche l’occasione per guardare al futuro con nuovi progetti condivisi.

Nasce “Passaporto Rosso”

Tra le novità presentate, grande interesse ha suscitato Passaporto Rosso, un’iniziativa ambiziosa firmata Tavolo Rosso. Il progetto prevede la creazione di una app dedicata ai clienti, che consentirà loro di ottenere sconti e benefici esclusivi nei ristoranti aderenti.

Un modo innovativo per rafforzare il legame tra ristoratori e clientela, fidelizzando i consumatori e allo stesso tempo valorizzando la rete della ristorazione italiana in Costa Rica.

L’11 settembre 2025 non è stato solo un incontro conviviale, ma un momento di svolta per la comunità italiana in Costa Rica.
Un evento che dimostra quanto sia importante unirsi, condividere esperienze e lavorare insieme per valorizzare la cucina italiana, riconosciuta a livello mondiale come simbolo di eccellenza.

Come ha ricordato uno dei partecipanti:

“Quando gli italiani si uniscono, non ci sono avversari: solo nuove opportunità.”

E allora, con lo stesso spirito con cui i ristoratori italiani hanno fatto squadra in Costa Rica, non possiamo che concludere dicendo:




SeNaSa: lo scandalo che scuote la sanità dominicana

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imagen senasa a3a56d7e focus 0 0.04 375 240La Repubblica Dominicana è scossa da uno scandalo che mette a nudo le fragilità del suo sistema sanitario pubblico. Parliamo del SeNaSa, l’assicurazione statale che copre milioni di dominicani, in particolare chi non può permettersi una polizza privata. Proprio lì, dove lo Stato dovrebbe garantire equità e protezione sociale, si è annidato un meccanismo di corruzione che per anni ha sottratto risorse preziose a chi ne aveva più bisogno.

Secondo le indagini giornalistiche, milioni di pesos sono stati drenati attraverso pratiche mediche mai realizzate, autorizzate da un sistema parallelo messo in piedi da funzionari infedeli. Un vero e proprio saccheggio silenzioso, avvenuto mentre migliaia di pazienti affrontavano code interminabili, carenza di farmaci e ritardi negli appuntamenti.

Lo scandalo non riguarda solo i numeri, per quanto impressionanti. È piuttosto la fotografia di un Paese in cui la burocrazia si è gonfiata, i contratti opachi hanno favorito interessi privati e la trasparenza è rimasta una promessa non mantenuta. Non a caso, il Governo ha rimosso la dirigenza di SeNaSa, cercando di dare un segnale di rottura con il passato. Ma la fiducia dei cittadini, una volta persa, non si recupera con un semplice cambio al vertice.

Va ricordato che per la maggioranza degli stranieri che vivono nella Repubblica Dominicana la questione è marginale: chi non è cittadino o non lavora in un’impresa locale di solito si affida a assicurazioni private, spesso care ma affidabili. Lo scandalo SeNaSa riguarda soprattutto i dominicani, cioè quella parte della popolazione che non ha alternative, e che dipende da questo sistema per ottenere le cure più basilari. È qui che il tradimento è più grave: colpire i più deboli.

Per gli italiani che vivono nell’isola, la vicenda è comunque uno specchio importante. Mostra quanto la corruzione possa insinuarsi anche nel settore più delicato: la salute. Ci ricorda che la fragilità di un sistema pubblico non è un problema lontano, ma una realtà che tocca la vita quotidiana delle persone con cui condividiamo le strade, i mercati, i quartieri.

Il SeNaSa, nato come strumento di giustizia sociale, rischia oggi di diventare il simbolo di una promessa tradita. E se la politica non riuscirà a trasformare lo scandalo in una vera occasione di riforma, il costo più alto non sarà solo finanziario, ma umano: la perdita definitiva di fiducia in uno Stato che non sa proteggere i suoi cittadini.




Addio a Vittorio Spadaro, cuore generoso e amico sincero della comunità italiana

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vittorio spadaro maie 2 400x336Las Terrenas piange la scomparsa di Vittorio Spadaro, 66 anni, originario di Fidenza, responsabile dell’ufficio di Assistenza agli Italiani e figura amata da tutta la comunità.

Vittorio se n’è andato nel sonno, stroncato da una trombosi. Il suo corpo è stato trasferito a Santo Domingo per gli esami di carattere legale.

Per chiunque avesse avuto bisogno di una mano con documenti, pratiche consolari o semplicemente un consiglio, Vittorio era lì: disponibile, paziente, sorridente. Non chiedeva nulla in cambio, perché credeva profondamente che l’aiuto reciproco fosse un dovere morale, specialmente per chi vive lontano dalla propria patria.

In questi anni ha seguito più di 650 pratiche e ha accompagnato oltre mille connazionali tra passaporti, iscrizioni AIRE, certificati, visti e appuntamenti con ambasciata e consolato. Ma i numeri non bastano a raccontare il valore della sua presenza: per tanti italiani, Vittorio è stato una bussola, un porto sicuro, un amico fidato. Le richieste di aiuto arrivavano non solo da Las Terrenas e dalla Repubblica Dominicana, ma anche dagli Stati Uniti e da altre parti del continente.

Oltre al lavoro, era un uomo di abitudini semplici e rassicuranti. Ogni mattina, dalla sua casa di El Limón, saliva sulla sua moto e, prima di arrivare al suo ufficio di Plaza Mango, si fermava in un locale italiano di Las Terrenas per la colazione: un croissant, un cornetto e una bottiglietta d’acqua. Non mancava mai la sua inseparabile sigaretta Capital e al polso portava, con orgoglio, il suo vecchio orologio Citizen.

Era conosciuto anche per il suo carattere: un po’ burbero, ma era un burbero buono, caparbio e diretto, che non mollava mai finché non riusciva a risolvere un problema. Dietro quell’apparenza ruvida si nascondeva una bontà autentica, fatta di gesti concreti e di attenzioni sincere.

Al di là dei documenti e delle pratiche, Vittorio aveva un affetto speciale: una bambina che aveva cresciuto come fosse sua figlia, e che era la sua vera ragione di vita.

La sua perdita lascia un vuoto profondo non soltanto a Las Terrenas, ma anche in tutta la Repubblica Dominicana e tra gli italiani che, da lontano, avevano imparato a conoscerlo e ad affidarsi a lui.

Eppure Vittorio va ricordato non solo con le lacrime, ma anche con un sorriso: perché era un uomo solare, capace di trasmettere energia e positività anche nei momenti difficili.

Oggi non resta che dirgli grazie. Grazie per la generosità, la dedizione e l’amicizia




Gabrielle, scampato pericolo?

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captuContrariamente alle indicazioni fornite nei giorni scorsi dal centro uragani di Miami, sembra che quella che doveva essere la tormenta tropicale Gabrielle “abbia messo la testa a posto”.

Infatti secondo le ultime previsioni si sta debilitando e la percentuale che si trasformi in tormenta e poi uragano è scesa al 30 per cento.




Caraibi. Un nuovo uragano in arrivo?

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capturaMentre Lorena si sta via via debilitando e arriva sulle coste della Bassa California come una semplice depressione che apporterà solo piogge, il pericolo in Atlantico è costituito da una onda tropicale che abbiamo già segnalato e che ha un 80 per cento di possibilità di trasformarsi nei prossimi 7 giorni prima in tormenta tropicale e poi in uragano.

Gli esperti non gli hanno ancora dato un nome, lo faranno quando sarà tormenta, viaggia con direzione ovest nord ovest alla velocità di circa 15 miglia per ora e, secondo il tracciamento, ha tutte le cattive intenzioni di interessare le Piccole e Grandi Antille.

Continueremo a controllarne gli sviluppi.




Un altro uragano in arrivo?

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capturaUna nuova minaccia è presente nella acque dell’Atlantico e si sta dirigendo verso il continente americano.

Secondo gli espertri del Centro Nazionale degli Uganai di Miami ha 70 probabilità su cento di trasformarsi nel fine settimana in tormenta tropicale.

La sua direzione è ovest nord ovest e  nei prossimi giorni vedremo la sua evoluzione.




Settembre, il mese degli uragani

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gettyimages 1682063634Settembre è, da sempre, il cuore della stagione ciclonica atlantica. Se giugno e luglio aprono le danze con le prime onde tropicali, e ottobre tende a chiuderle con fenomeni spesso legati al Mar dei Caraibi, è proprio settembre che rappresenta il picco statistico degli uragani nell’Oceano Atlantico.

Perché proprio settembre?

Il motivo è soprattutto climatico. In questo mese le acque dell’Atlantico e dei Caraibi hanno raggiunto la massima temperatura dell’anno, accumulando calore durante tutta l’estate. Questo calore è il “carburante” che alimenta tempeste tropicali e uragani. Allo stesso tempo, la circolazione atmosferica favorisce la nascita e lo sviluppo di sistemi organizzati che possono trasformarsi rapidamente in cicloni.

Secondo i dati del National Hurricane Center (NHC), la media storica mostra che oltre il 35% degli uragani atlantici si forma proprio tra il 20 agosto e il 20 settembre, con un picco massimo intorno al 10 settembre.

Memorie di settembre

Le cronache meteorologiche ricordano numerosi uragani devastanti che si sono abbattuti in questo periodo: da Irma e Maria (2017), che colpirono duramente i Caraibi, a Georges (1998) che devastò anche la Repubblica Dominicana, fino a Katrina (2005) che mise in ginocchio New Orleans. Ogni anno, settembre porta con sé timori e ricordi che restano impressi nelle comunità costiere.

Cosa aspettarsi nel 2025

Quest’anno la stagione atlantica si è già mostrata attiva, e le condizioni attuali – con temperature marine molto sopra la media – lasciano prevedere che settembre sarà un mese da monitorare con particolare attenzione. Per i Caraibi e per la costa orientale del Nord America significa vivere settimane di vigilanza costante: occhi puntati sulle mappe del NHC e orecchie attente agli avvisi di protezione civile.

Un invito alla prudenza

“Settembre, mese degli uragani” non deve essere solo un titolo evocativo, ma un promemoria alla prudenza. Preparare un piccolo kit di emergenza, avere un piano familiare e seguire le indicazioni delle autorità può fare la differenza. Per chi vive nei Caraibi o nel Sud degli Stati Uniti, la parola chiave resta la stessa ogni anno: preparazione.




Uragani, scampato pericolo. Per ora…

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capturaPer i Caraibi e il Nord America, il quadro meteorologico di queste ore offre una tregua che sa più di avvertimento che di sollievo definitivo.

Il sistema AL90, localizzato a nord delle Isole Sopravento, si è rafforzato: piogge e temporali risultano meglio organizzati e le condizioni ambientali appaiono favorevoli allo sviluppo. Secondo il National Hurricane Center, entro il fine settimana dovrebbe trasformarsi in una tempesta tropicale, muovendosi verso nord-nordovest e poi a nord, sopra l’Atlantico sud-occidentale. Le Bermuda sono in allerta: potrebbero essere necessarie già oggi delle allerte ufficiali. La probabilità di formazione è elevata — 80% nelle prossime 48 ore, 90% entro una settimana.

Molto meno minaccioso, almeno per ora, il sistema AL99, un’onda tropicale situata a oltre 1.000 miglia a est delle Isole Sopravento. Le ultime 24 ore hanno visto un indebolimento dell’organizzazione a causa dei forti venti in quota che ne ostacolano lo sviluppo. Qualche possibilità di crescita potrebbe ripresentarsi domenica e lunedì, man mano che la perturbazione si avvicina alle Windward Islands. Tuttavia, già dalla metà della prossima settimana le condizioni previste nei Caraibi torneranno sfavorevoli, limitando ulteriori sviluppi. La probabilità di formazione resta bassa — 10% a 48 ore, 20% entro sette giorni.

Insomma, per il momento i Caraibi tirano un sospiro di sollievo: nessuna minaccia immediata di uragani, ma il cuore della stagione è appena cominciato. Agosto e settembre restano i mesi più critici e l’esperienza insegna che la situazione può cambiare rapidamente.

La parola d’ordine rimane quindi prudenza: monitorare, informarsi e non abbassare la guardia.




L’Atlantico ribolle: Erin se ne va, ma nuove minacce crescono dalle onde

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capturaL’Atlantico non concede tregua in questa fase della stagione degli uragani. Mentre Erin prosegue la sua corsa verso nord nelle acque aperte, lontano dalle coste e senza rappresentare un pericolo diretto per i Caraibi o il Nord America, l’attenzione si sposta su due nuove onde tropicali che potrebbero presto trasformarsi in tempeste.

La prima, denominata AL90, si trova poco a est delle Isole Sottovento settentrionali. Qui i temporali cominciano a organizzarsi e gli esperti del National Hurricane Center parlano chiaro: le condizioni del mare e dell’atmosfera sono favorevoli e la formazione di una depressione o di una tempesta tropicale è ormai molto probabile. Il sistema si muove verso nord-ovest e, nei prossimi giorni, dovrebbe piegare verso nord, passando tra le Sottovento e le Bermuda. Una traiettoria che lascia qualche respiro agli abitanti delle isole caraibiche, ma che resta comunque da seguire con attenzione.

Più incerta è invece la sorte di AL99, un’onda tropicale nata a metà strada tra l’Africa e le Piccole Antille. Al momento appare disorganizzata, ma non è escluso che, tra alti e bassi, possa rafforzarsi durante il fine settimana o all’inizio della prossima settimana, quando troverà un ambiente più favorevole al suo sviluppo. Il movimento è costante verso ovest, il che significa che nei giorni a venire sarà la fascia delle Piccole Antille a dover guardare con maggiore cautela a questo sistema.

C’è infine un piccolo vortice in pieno Atlantico subtropicale, a sud-ovest delle Azzorre, che però si sta rapidamente indebolendo e non preoccupa gli esperti: le possibilità che si trasformi in qualcosa di più sono praticamente nulle.

In sintesi, mentre Erin si allontana senza lasciare dietro di sé conseguenze dirette, l’attenzione torna a spostarsi sul cuore dell’Atlantico, dove il mare caldo e le correnti atmosferiche continuano a favorire nuove formazioni. Le comunità caraibiche e della costa est degli Stati Uniti sono invitate a rimanere vigili: questa stagione, come spesso accade, non ha ancora detto la sua ultima parola.




Atlantico agitato: i Caraibi guardano con apprensione ai nuovi sistemi tropicali

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capturaL’Atlantico non concede tregua. Mentre l’uragano Erin scivola verso nord-est in acque aperte, riducendo i pericoli immediati per la costa orientale degli Stati Uniti, lo sguardo si sposta ora su tre nuovi sistemi in formazione che potrebbero cambiare rapidamente lo scenario meteo nei prossimi giorni.

Erin si allontana, ma lascia il segno

Il passaggio di Erin ha ricordato quanto fragile sia l’equilibrio costiero degli Stati Uniti, con mareggiate e correnti insidiose che continuano a minacciare le spiagge atlantiche. Nonostante il pericolo diretto sembri superato, le autorità mantengono alta la vigilanza: basta un improvviso cambio di traiettoria perché il rischio torni concreto.

Le vere incognite: i sistemi a est dei Caraibi

La maggiore preoccupazione si concentra ora sul disturbo tropicale evidenziato in rosso a est delle Piccole Antille. Le probabilità che evolva in tempesta sono altissime, e la traiettoria suggerita lo spinge verso Porto Rico e la Repubblica Dominicana. Piogge torrenziali, venti forti e allagamenti non sono esclusi.

Due ulteriori perturbazioni, una centrale e una appena uscita dalle coste africane, potrebbero diventare i prossimi protagonisti della stagione: sistemi che oggi sembrano lontani, ma che entro una settimana potrebbero minacciare seriamente i Caraibi e, più avanti, anche il Nord America.

Una stagione che conferma i timori

Ogni estate si ripete lo stesso copione: mari sempre più caldi e correnti favorevoli alimentano la nascita di cicloni, trasformando l’Atlantico in un “laboratorio” di tempeste. Per i Caraibi e per la Florida significa vivere in costante attesa, con l’incubo di vedere da un giorno all’altro il cielo oscurarsi e il mare trasformarsi in una minaccia.

La lezione resta sempre la stessa: preparazione, vigilanza e rispetto della natura. Perché gli uragani non guardano confini né stagioni turistiche.