Atlantico in allerta: l’uragano Erin si allontana, ma due nuove perturbazioni minacciano di intensificarsi

L’Atlantico resta sotto stretta osservazione. L’uragano Erin, ormai ben definito, si sta spostando verso nord-est e sembra diretto in acque aperte, lontano dalle coste. Una traiettoria che, se confermata, ridurrebbe i rischi per le aree abitate lungo la costa orientale degli Stati Uniti.
Ma l’attenzione dei meteorologi è puntata soprattutto su due nuove aree di instabilità atlantica segnalate dal National Hurricane Center (NHC) di Miami. Si tratta di onde tropicali che, nelle prossime ore e nei prossimi giorni, potrebbero trasformarsi in sistemi più organizzati e, potenzialmente, in tempeste tropicali.
La prima perturbazione si trova a est dei Caraibi, con una traiettoria che la porta verso ovest-nordovest, in direzione delle Piccole Antille. Le previsioni indicano una probabilità in crescita che il sistema acquisisca forza mentre avanza in acque calde, ambiente ideale per lo sviluppo ciclonico.
Un secondo disturbo atmosferico si è formato ancora più a est, al largo delle coste africane. Anche qui i modelli indicano condizioni favorevoli per un’ulteriore organizzazione, con possibilità che nei prossimi giorni evolva in una depressione tropicale.
L’attuale stagione degli uragani si conferma quindi particolarmente attiva, con nuovi fenomeni che continuano a prendere forma sull’Atlantico. Le autorità invitano le popolazioni delle aree caraibiche e della fascia costiera statunitense a seguire costantemente gli aggiornamenti ufficiali, visto che le traiettorie dei sistemi possono cambiare rapidamente.

La stagione degli uragani entra nel vivo. Il Centro Nazionale per gli Uragani (NHC) ha segnalato in queste ore due onde tropicali nell’Atlantico che potrebbero evolvere nei prossimi giorni e dirigersi verso l’area caraibica. Al momento i sistemi non sono ancora organizzati, ma le condizioni delle acque – calde e favorevoli – potrebbero alimentarne lo sviluppo in tempeste tropicali. Le probabilità di intensificazione sono ancora considerate basse, ma la traiettoria preoccupa le isole dei Caraibi, già messe a dura prova da settimane di maltempo.
Da alcune settimane la Repubblica Dominicana è di nuovo alle prese con un vecchio fantasma: gli apagones. Interruzioni di corrente lunghe e ripetute, che in molti quartieri arrivano a durare anche dieci o dodici ore, stanno esasperando la popolazione. Nonostante le autorità assicurino che si sta facendo di tutto per garantire un servizio continuo, la realtà è che la luce va e viene. E insieme all’energia cresce la rabbia della gente, che ha iniziato a scendere in strada e a protestare davanti alle sedi delle tre grandi distributrici nazionali, le EDE.
Il potente uragano Erin si trova a sud delle Bahamas che dovrebbe solamente sfiorare nel suo movimento verso il nord.
Ma mentre Erin si allontana una nuova minaccia si profila per le isole dei Carabi. Nella mappa pubblicata dal Centro Uragani di Miami appare una nuova perturbazione appena partita al largo delle coste africane di Capo Verde che ha molte probabilità di trasformarsi in qualcosa di più pericoloso.
Erin, come previsto, si sta rinforzando molto rapidamente e comincia a interessare le Antille Minori nella loro parte nord.

Tanto rumore per nulla? È ancora presto per dirlo ma tutto lo lascerebbe prevedere. Se la tendenza evidenziata dagli esperti del Centro Nazionale degli Uragani di Miami fosse confermata, Erin, che al momento è ancora allo stato di tormenta tropicale, diventerà uragano nella giornata di domani e comincerà a cambiare la sua rotta.
Poi Erin prenderá decisamente la direzione del nord dirigendosi in acque libere.
La tormenta tropicale Erin continua il suo viaggio attraverso l’Atlantico.

Erin, la tormenta tropicale che minaccia di trasformarsi in un potente uragano di categoria superiore, continua la sua traiettoria nelle acque dell’Oceano Atlantico.
Negli ultimi giorni si sono susseguite diverse scosse registrate nell’area est/nord‑est della Repubblica Dominicana, incluse una scossa di magnitudo 5,2 il 5 agosto 2025, avvenuta a sud-est di Punta Cana a profondità notevoli (circa 168 km), e una di magnitudo 3,1 quasi in contemporanea
“Estremamente preoccupante”: così il portavoce del segretario generale delle Nazioni Unite, Farhan Haq, ha descritto la situazione ad Haiti, Paese preda delle violenze crescenti tra esercito e bande armate. Secondo Haq, almeno 1.520 persone sono rimaste uccise tra aprile e giugno, mentre altre 609 sono state ferite. A queste si aggiungono 185 sequestri e 628 persone che hanno denunciato di aver subito violenze sessuali. Le bande armate costituiscono una grande minaccia per i civili dello Stato caraibico, con una escalation di criminalità e impunità soprattutto dopo l’assassinio del presidente Jovenel Moïse, nell’estate 2021. La più colpita è la capitale Port-au-Prince, in gran parte sfuggita al controllo delle forze di sicurezza. Da ottobre 2024 a giugno 2025, oltre 4.800 persone sono morte e altre migliaia hanno subito violenze fisiche o sessuali.