Haiti. Il centro della capitale è in mano alle bande armate

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haitianos se manifiestan contra consejo presidencial focus 0 0 896 504“Sono assolutamente sconsigliati i viaggi ad Haiti, per qualsiasi ragione. Si invitano i cittadini presenti a rimanere in casa, evitando qualsiasi movimento, in particolare nell’area metropolitana di Port-au-Prince.
Ormai da mesi, si registrano quotidianamente scontri e disordini nelle strade, particolarmente violenti a Port-au-Prince e a Les Cayes (Dipartimento sud).
La situazione è da considerarsi gravemente instabile, anche alla luce delle costanti segnalazioni di minacce di rapimenti, violenza da parte delle bande e disordini civili in tutto il Paese”.
Così scriveva alcuni giorni fa il sito “Viaggiare Sicuri” della Farnesina dirigendosi ai connazionali che vivono in Haiti e a coloro che avevano programmato viaggi nello stato caraibico.

Oggi le cronache informano che il centro della capitale haitiana Port-au-Prince è completamente in mano alle bande armate e nemmeno la polizia si sta recando nella zona, in una città dove farmacie, cliniche o scuole sono state attaccate e bruciate, nonostante lo stato di emergenza in vigore e il coprifuoco.

I dintorni dell’Haiti State University Hospital, abbandonati da circa un mese, sono stati presi di mira da gruppi armati appartenenti alla coalizione ‘Vivre Ensemble’ (‘Vivere Insieme’), guidata dal potente Jimmy Cherizier, alias Barbecue.

Nella zona, una scuola, cliniche, farmacie e decine di case sono state saccheggiate e perfino bruciate dalle bande, così come una scuola d’arte e decine di auto nel centro cittadino, con il conseguente aumento della tensione e la fuga dei residenti.

Secondo la polizia nazionale haitiana (PNH), nelle operazioni effettuate tra il 29 febbraio e il 26 marzo sono stati uccisi 17 presunti banditi (tra cui i capibanda Ernst Julmé, alias Ti Greg, e Makandal), 17 armi sono state confiscate (di cui 12 (fucili a scartamento ridotto, AK47, pistole 9 millimetri e M4) e un veicolo è stato sequestrato.

Il comandante in capo della PNH, Frantz Elbé, ha incaricato le unità specializzate di intensificare le operazioni per proteggere la vita e i beni della popolazione.

haiti 696x460La violenza non si ferma, nonostante nel dipartimento di Oeste, dove si trova Port-au-Prince, sia in vigore lo stato di emergenza dal 7 marzo al 3 aprile.

Inoltre, oggi il coprifuoco è stato prorogato fino a venerdì, dalle 19:00 alle 6:00 ora locale (23:00-10:00 GMT), misura dalla quale sono esentati gli agenti delle forze pubbliche in servizio, il personale delle ambulanze, operatori sanitari e giornalisti debitamente identificati.

Durante lo stato di emergenza, le manifestazioni sulle strade pubbliche sono vietate, sia di giorno che di notte, e le forze dell’ordine hanno il mandato di utilizzare tutti i mezzi legali a loro disposizione per far rispettare il coprifuoco e detenere i manifestanti.

Nonostante la chiusura dell’ospedale pubblico, ci sono ancora alcuni pazienti abbandonati al loro destino senza essere assistiti dai medici, fuggiti dalla zona circa un mese fa.

La violenza continua si ripercuote anche sulle condizioni di vita dei cittadini, sia in termini di accesso ai servizi sanitari che di aumento dell’insicurezza alimentare, tra le voci di allarme delle organizzazioni umanitarie.

Secondo il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (UNICEF), l’escalation della violenza armata in diverse regioni di Haiti rischia di aggravare ulteriormente la crisi nutrizionale nel paese e nei dipartimenti di Artibonite e Oeste, dove Port-au-Prince si trova, sta limitando la fornitura di aiuti e contribuendo al collasso di un sistema sanitario già indebolito, tutti fattori che minacciano la vita di oltre 125.000 bambini a rischio di malnutrizione acuta grave.

“La situazione sta creando una crisi sanitaria e nutrizionale che potrebbe costare la vita a innumerevoli bambini”, avverte Catherine Russell, direttrice esecutiva dell’Unicef, che afferma che “migliaia di bambini sono sull’orlo del baratro, anche se sono disponibili scorte vitali” da distribuire non appena cesseranno le violenze e riapriranno strade e ospedali.

L’UNICEF sottolinea che “la popolazione di Haiti ha urgente bisogno di sicurezza per poter accedere ai servizi vitali da cui dipende e affinché gli operatori umanitari possano raggiungere i bambini e le famiglie che ne hanno disperatamente bisogno”.

Nel frattempo, il consiglio presidenziale transitorio di Haiti è nel caos, tra alti e bassi dei suoi membri, dibattiti interni e nessuna data per l’elezione del presidente di questa istituzione.

Alle dimissioni del consiglio presidenziale di Dominique Dupuy di fronte ai commenti, alle critiche e alle minacce di morte ricevute dall’unica donna che faceva parte dell’istituzione e alla sua sostituzione con il diplomatico Smith Augustin, si aggiunge ora il ritiro di uno dei gli osservatori, René Jean-Jumeau, del Rassemblement pour une Entente Nationale et Souveraine (Rally for a National Understanding and Sob




Silli a Cuba per parlare di politica ed economia

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x missione a cuba del sottosegretario giorgio silli 18 20 marzo immagine17Il Sottosegretario di Stato agli Affari Esteri e alla Cooperazione Internazionale Giorgio Silli ha compiuto una visita istituzionale a Cuba dal 18 al 20 marzo. Durante la missione a L’Avana il Sottosegretario ha co-presieduto con la Vice Ministra degli Affari Esteri Anayansi Rodriguez la VII Sessione del Dialogo Politico, attivo dal 2011 e incentrato su relazioni politiche ed economiche, opportunità di investimento e lo stato dei negoziati sugli Accordi bilaterali. Fra i temi multilaterali sono stati affrontati il cambiamento climatico e lo sviluppo sostenibile, ed è stato effettuato uno scambio di vedute sulle principali questioni di attualità internazionale, inclusa la crisi haitiana, il conflitto russo-ucraino e la situazione in Medio Oriente. A latere della Sessione di Dialogo politico, il Sottosegretario Silli ha incontrato anche il Ministro degli Esteri Bruno Rodriguez Parrilla, il Viceministro della Cultura, Fernando León Jacomin, e il Vice Ministro per il Commercio Estero e gli Investimenti, Oscar Perez- Oliva Fraga, nonché una qualificata rappresentanza…




Costa Rica: inaugurata la nuova sede dell’Università Cattolica e il Centro educativo San Francisco di Ciudad Quesada

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20coopsanjoseIl 15 marzo, l’Ambasciata d’Italia in Costa Rica ha partecipato all’inaugurazione del nuovo edificio della sede di San Carlos dell’Università Cattolica di Costa Rica (UCAT) e del Centro educativo San Francisco di Ciudad Quesada.
Il funzionale edificio è stato progettato e costruito con un importante finanziamento della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) grazie al programma “8xmille”.
Presenti alla cerimonia tra gli altri, oltre all’Ambasciatore italiano Alberto Colella, il vescovo della diocesi di Cuidad Quesada, Monsignor José Manuel Garita Herrera, e il Rettore dell’Università Cattolica di Costa Rica, Fernando Sánchez Campos.
L’iniziativa italiana è stata attuata in tre fasi, con una donazione totale di circa 2 milioni di euro. L’ultima fase, quella appena terminata, ha contato su una donazione italiana di circa 510.000 euro.
Il nuovo edificio (2.500 metri quadrati) ospita una scuola primaria (asilo, scuola elementare, media e secondaria) e l’Università, per un totale di circa 500 alunni. La nuova sede è conta 27 aule, tre biblioteche, tre laboratori informatici, un laboratorio telematico e un laboratorio di biologia.
La nuova sede dell’Università Cattolica di San Carlos consentirà di aumentare e migliorare l’offerta educativa dei corsi primari e superiori, a prezzi accessibili.
Nel suo intervento l’Ambasciatore ha valorizzato il contributo del Governo e dei contribuenti italiani, e descritto il meccanismo dell’8 per mille – attraverso il quale i singoli contribuenti possono finanziare programmi di cooperazione e solidarietà all’estero: una vera e propria collaborazione people-to-people tra Italia e Costa Rica. (aise) 




Oltre i confini: Storia di un Italiano in Costa Rica – Intervista a Maurizio Campisi

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  1. maurizio campisi 3Raccontaci un po’ di te.

Sono nato nel 1962 e vengo da Rivoli, un grosso centro alle porte di Torino. Ho lavorato per molto tempo come giornalista locale e poi come corrispondente dall’estero. La mia formazione universitaria è quella dello storico, con una passione per la storia latinoamericana, materia di studio che ho applicato prima al mio lavoro di reporter e poi a quello di scrittore. Qui in Costa Rica ho aperto nel 1995 un’azienda che si occupa ancora oggi della produzione di marmellate, con una presenza abbastanza importante sul mercato centroamericano. Inoltre, nel 1999 sono entrato alla Dante Alighieri, dove ricopro il ruolo di direttore didattico. Insegnare la lingua e la cultura italiana è un’esperienza che arricchisce molto, che ti dà la sensazione quotidiana di stare facendo qualcosa di importante non solo per se stessi ma per l’intera comunità.

  1. imagen de whatsapp 2024 03 19 a las 15.36.51 d3162d8f 400x711Cosa ti ha spinto a trasferirti in Costa Rica?

Diversi fattori, a cominciare dalle necessità di trovare un equilibrio interiore. A quel tempo, era il 1993, pur avendo già vissuto esperienze importanti, sentivo la necessità di completare il percorso formativo della mia vita in maniera il più possibile gratificante. Puoi nascere nel posto più bello del mondo, e l’Italia lo è, però se non esistono gli stimoli, non puoi accontentarti e rassegnarti, ma hai il dovere di vivere la tua vita appieno. Altrimenti, poi ti trovi a un certo punto a lamentarti di aver sprecato il tempo. La Costa Rica rispondeva alle mie esigenze e ora posso dire che il tempo mi ha dato ragione.

  1. Come si vive in Costa Rica da italiano?

Prima di tutto, ho sempre pensato che un italiano che vive all’estero abbia una grossa responsabilità, essendo latore di una cultura eccezionale. Purtroppo non tutti i miei connazionali ne sono coscienti e si comportano in maniera indisponente, dando un pessimo esempio. Invece, dovremmo ricordarci che ognuno di noi è un potenziale ambasciatore del nostro Paese: siamo ospiti, dobbiamo rispettare chi ci ha accolto e quindi offrire la migliore versione di noi stessi. Poi, per rispondere alla domanda, da italiano vivo mantenendo le buone abitudini di casa: mangio bene, seguo il calcio, frequento un piccolo circolo di connazionali e di ticos, passo molto tempo in famiglia.

  1. imagen de whatsapp 2024 03 19 a las 15.42.51 bfbbec73 400x641Parlaci dei tuoi romanzi/libri.

Ho pubblicato il primo libro venti anni fa e da allora ho pubblicato con regolare frequenza. All’inizio, complici anche il lavoro di giornalista e le competenze sull’America Latina, mi occupavo di saggistica. Poi, ho fatto la scelta di dedicarmi solo più alla narrativa. Credo di essere un autore un poco anomalo, visto che scrivo e pubblico sia in italiano che in spagnolo. L’ultimo mio lavoro, “La ira en el manglar”, è uscito l’anno scorso per Uruk Editores. Nei miei libri cerco di affrontare temi di attualità, non credo alla letteratura come esercizio di isolamento dalla realtà, piuttosto la vedo come un’arma che permette di presentare e denunciare situazioni scomode.

  1. Che consigli daresti a un italiano che desidera trasferirsi in Costa Rica?

Gli direi che trasferirsi in un paese straniero è un passo molto importante e, quindi, da essere valutato in tutte le sue sfumature. Lasciare casa è prima di tutto una scelta profonda, per cui la decisione non può essere frutto di un capriccio o di un malessere momentaneo. Bisogna lasciare da parte l’idea romantica da paradiso tropicale e concentrarsi sul proprio futuro. L’esito del successo sta sempre nel lavoro e nella perseveranza, a qualsiasi latitudine ti trovi.

  1. Cosa ti manca di più dell’Italia?

I legami famigliari. Sono andato via quando avevo trentun anni, per cui mi sono lasciato dietro un vissuto eterogeneo e significativo. Comunque, per riassaporare l’Italia ci sono le vacanze anche se, dopo tanti anni di assenza, il Paese è profondamente cambiato e non in meglio.

  1. Qual è il tuo posto preferito in Costa Rica?

Sarò poco originale, ma è casa mia. Vivo in campagna e mi sono circondato di tutto ciò che ho sempre desiderato, a cominciare da una bellissima famiglia. Per quanto riguarda il Costa Rica è un Paese straordinario dal punto di vista naturalistico. Ci sono certi luoghi dove davvero ci si può sentire in pace con se stessi. Nel mio vissuto personale citerei playa Penca, Bajamar, playa Grande, posti legati essenzialmente al mare.




Il Sottosegretario Silli a L’Avana per la VII Sessione del Dialogo Politico tra Italia e Cuba

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silli farnesina immagine21A L’Avana la VII Sessione del Dialogo Politico tra Italia e Cuba. I lavori sono stati co presieduti dal Sottosegretario agli Esteri Giorgio Silli  e dalla Vice Ministra Anayansi Rodríguez Camejo  . “Confermate le ottime relazioni bilaterali” si legge sul profilo X della Farnesina. (Inform)




Repubblica Dominicana: un canale di evacuazione da Haiti

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65f4f56bddfb4Il governo dominicano ha ammesso ieri di essersi accordato con Haiti per stabilire un canale di evacuazione dal suo territorio verso la Repubblica Dominicana, “esclusivamente per le uscite preventive o di emergenza dei dominicani o del personale delle missioni diplomatiche e delle organizzazioni internazionali”.

Per realizzare le evacuazioni, secondo l’accordo, gli aeroporti che verranno utilizzati sono l’Aeroporto Internazionale Presidente Doctor Joaquín Balaguer, (El Higüero), e l’Aeroporto Internazionale María Montez (a Barahona), oltre ad un eliporto a Jimaní.

“Questo è l’unico corridoio disponibile per tali scopi, quindi qualsiasi istituzione che voglia effettuare l’evacuazione del personale deve utilizzare questo percorso”, si legge nella nota.

Sottolinea che “come riferito (giovedì) dal portavoce della Presidenza, Homero Figueroa, l’Organizzazione delle Nazioni Unite non ha chiesto un percorso separato al governo dominicano, ma utilizzerà il canale di evacuazione dominicano per mobilitare il personale non essenziale dei la sua missione ad Haiti”.

Allo stesso modo, il responsabile del Dipartimento di Sicurezza del Ministero degli Affari Esteri (Mirex), generale Mao Gómez Vásquez, spiega che lo spazio aereo sarà utilizzato “per 15 giorni rinnovabili, per evitare procedure ricorrenti”.

“Tuttavia, ogni volta che viene effettuata un’operazione, la Repubblica Dominicana la comunica al Ministero degli Esteri haitiano affinché entrambi i governi possano tenere un registro dei movimenti”, ha aggiunto l’alto funzionario.

Ha aggiunto che gli aerei per queste operazioni saranno appaltati o di proprietà delle istituzioni e organizzazioni che effettueranno le evacuazioni.

Il portavoce della presidenza Homero Figueroa ha riferito giovedì che le Nazioni Unite (ONU) non hanno chiesto alla Repubblica Dominicana di stabilire un “ponte aereo umanitario” per aiutare Haiti.

“L’ONU non ha chiesto un ponte umanitario alla Repubblica Dominicana”, ha detto Figueroa in una breve dichiarazione sull’argomento. Sempre ieri, giovedì, è stata diffusa la notizia che la rete di informazione americana CNN ha riferito, secondo le dichiarazioni di Mao Gómez Vásquez, che il ponte umanitario delle Nazioni Unite per aiutare Haiti potrebbe essere operativo la prossima settimana. Egli ha rivelato nell’informazione che “le autorità dominicane hanno chiesto ai loro omologhi ad Haiti di creare un meccanismo per trasportare gli aiuti ed evacuare il personale diplomatico nel paese vicino, data l’escalation di violenza nelle ultime settimane”.

“C’è stato un malinteso: le Nazioni Unite non hanno richiesto un ponte aereo. Ciò che faranno sarà utilizzare il nostro ponte aereo per trasportare attrezzature e personale”, ha dichiarato il generale Gómez Vásquez a SIN News.




Santo Domingo, ponte aereo dell’Onu per aiuti umanitari ad Haiti pronto entro una settimana

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65f3c0f63bc49Il ponte aereo annunciato dall’Onu tra Haiti e la Repubblica Dominicana per fornire aiuti umanitari alla popolazione haitiana colpita dalla crisi potrebbe diventare operativo “la prossima settimana”: lo ha detto a Cnn il capo della Sicurezza del ministero degli Affari esteri dominicano, generale Mao Gómez Vásquez.

Il militare ha rivelato che le autorità del suo Paese hanno chiesto ai loro omologhi di Haiti di creare un meccanismo per trasportare gli aiuti ed evacuare il personale diplomatico, data l’escalation di violenza nelle ultime settimane. Il ponte aereo comprenderà tre punti di collegamento: un eliporto a Jimaní (il punto più vicino alla capitale haitiana) e gli aeroporti María Montez International a Barahona e Joaquín Balaguer a Santo Domingo.

Vásquez ha sottolineato che le Nazioni Unite utilizzeranno l’aeroporto di Montez per trasportare aiuti umanitari ad Haiti e per l’evacuazione del personale non essenziale. I dettagli del piano sono in fase di finalizzazione. Vasquez ha detto che negli ultimi giorni sono state evacuate da Haiti almeno 80 persone, tra cui personale delle missioni diplomatiche e delle organizzazioni internazionali, oltre a bambini e persino animali domestici. (ANSA).

Dal canto suo, a beneficio dei cittadini italiani, nel sito Viaggiare Sicuri della Farnesina, si legge: “Sono assolutamente sconsigliati i viaggi ad Haiti, per qualsiasi ragione.
Si invitano i cittadini presenti a rimanere in casa, evitando qualsiasi movimento, in particolare nell’area metropolitana di Port-au-Prince.
Si raccomanda l’attenta lettura della Sezione “Sicurezza” di questa Scheda, prima di intraprendere un viaggio verso Haiti.

Ormai da mesi, si registrano quotidianamente scontri e disordini nelle strade, particolarmente violenti a Port-au-Prince e a Les Cayes (Dipartimento sud).
A inizio marzo, gli scontri si sono intensificati, sfociando in pesanti combattimenti tra gangs criminali e Forze di Polizia. La maggior parte delle strade nazionali sono interrotte da barricate dei manifestanti o delle cosiddette bande irregolari. Le pompe di benzina risultano impraticabili o chiuse. Si registrano anche difficoltà nel ritirare denaro contante, nelle telecomunicazioni, reti cellulari ed Internet, oltre a difficoltà di apertura e servizio al pubblico di uffici e di ospedali pubblici. Sono inoltre segnalati problemi di approvvigionamento di acqua e casi di colera.
Il Governo di Haiti ha esteso lo stato di emergenza fino a mercoledì 3 aprile 2024 ed ha imposto il coprifuoco – in vigore dalle h 19:00 alle h 5:00 del mattino – fino a domenica 17 marzo 2024, nella capitale Port-Au-Prince e in tutto l’ovest del Paese, dopo gli assalti ad alcuni penitenziari, da parte delle gangs, che hanno consentito l’evasione di quasi 4mila detenuti, ed i pesanti scontri con la Polizia, in tutta la città e presso l’aeroporto.
La situazione è da considerarsi gravemente instabile, anche alla luce delle costanti segnalazioni di minacce di rapimenti, violenza da parte delle bande e disordini civili in tutto il Paese. Si raccomanda la massima prudenza, in virtù dei possibili raduni e delle manifestazioni spontanee ed improvvise, che possono portare a scontri, blocchi stradali, che potrebbero interessare anche la zona dell’aeroporto di Port-au-Prince.
Qualsiasi spostamento, anche all’interno del Paese, può comportare un rischio di carattere sanitario o di sicurezza.
Si segnala, infine, che per il personale internazionale eventualmente già presente in loco, è sconsigliata la contemporanea presenza di famiglie espatriate.




Guatemala: il MAIE incontra l’Ambasciatore italiano

ambasciata guatemala marcucci

ambasciata guatemala marcucciLo scorso 6 marzo 2024, il signor José Sebastián Marcucci, Coordinatore del MAIE e responsabile della Politica Agricola e del Made in Italy in Guatemala, ha tenuto un incontro con l’Eccellentissimo Signor Ambasciatore della Repubblica Italiana in Guatemala, Paolo De Nicolo, nella sede dell’Ambasciata Italiana in Guatemala.

Durante tale incontro, il Signor Ambasciatore è stato informato che il MAIE è un movimento italiano fondato in Argentina nel 2007 da Ricardo Merlo, il cui obiettivo è promuovere l’identità e i diritti degli italiani all’estero e difendere i loro interessi in Italia e nel mondo. È stato inoltre sottolineato che il MAIE è un movimento liberale e democratico, ispirato ai principi di libertà, uguaglianza e solidarietà, che sostiene l’integrazione degli italiani all’estero e nella società dei paesi di residenza, promuovendo al contempo legami con l’Italia basati sulla difesa dei diritti dei connazionali all’estero, sulla promozione dell’identità italiana, sullo sviluppo economico e sociale.

Si è anche precisato che il Coordinatore del MAIE in Guatemala, nell’ambito delle sue competenze, sostiene la Camera di Commercio e Industria Italiana in Guatemala nel processo e nella gestione dell’importazione di prodotti italiani verso il Guatemala.

Inoltre, è stata comunicata la recente partecipazione al Congresso MAIE a Città del Messico, dove si è discusso sull’avanzamento del movimento e sul suo avvicinamento e supporto alla comunità italiana nel paese vicino. Si è informato che è previsto per l’anno in corso il prossimo Congresso MAIE in Guatemala con la partecipazione di Honduras ed El Salvador.

L’Ambasciatore De Nicolo ha ringraziato per la visita e ha raccomandato un avvicinamento da parte del Coordinamento del MAIE alle associazioni italiane presenti in Guatemala.




Cuba. Un morto per la lite tra due italiani

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pnr cuba policia 1024x536.jpgUna lite tra due cittadini italiani nella provincia di Las Tunas, nell’est di Cuba, si è conclusa con l’omicidio di uno di loro. le note di stampa parlano di “shock” per questo recente atto di violenza sull’isola.

Il primo marzo, nel corso di una lite avvenuta nel capoluogo di Las Tunas, secondo la Procura provinciale, Rolando Di Gregorio, 56 anni, ha investito e ucciso l’imprenditore calabrese Francesco Sciammarella, 76enne, con un colpo alla testa di un oggetto contundente.

Il presunto assassino è un falegname italiano , che 20 anni fa aveva deciso di recarsi nelle isole dei Caraibi, tra la Repubblica Dominicana e Cuba, per stare vicino alla moglie e ai due figli, ma la sua intenzione era quella di vivere sei mesi all’estero e altri sei nella nativa Italia.

Anche se la questione è ancora da chiarire, secondo una prima indagine, Rolando Di Gregorio avrebbe ottenuto un prestito di 500 euro da Sciammarella e quando questi ne ha chiesto la restituzione, i due avrebbero litigato e la discussione si è conclusa con l’omicidio.

Secondo il presunto assassino si è trattato di una “fatalità”, poiché l’imprenditore lo ha colpito prima con il casco di una moto, motivo per cui ha ricevuto 7 punti di sutura sulla fronte e lo stesso imprenditore avrebbe perso l’equilibrio e sarebbe caduto, il colpo alla testa in conseguenza della caduta gli sarebbe stato fatale.

L’arresto del Di Gregorio ha scioccato la sua famiglia in Italia e la comunità di Roseto, da dove proviene. Suo fratello Giannino Di Gregorio non crede alla colpevolezza di Rolando e sta lavorando per riportarlo a casa, ha riferito la stampa locale. Anche gli amici e i vicini di Rolando esprimono incredulità.

Il nostro Ministero degli Affari Esteri  e l’Ambasciata italiana a Cuba sono a conoscenza delle indagini volte a far luce sull’omicidio di un italiano a Cuba.




Haiti è nel caos. I consigli della Farnesina ai connazionali

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bb1jejgfHaiti è nel caos. Il 7 marzo le autorità hanno prorogato di un mese lo stato di emergenza nella capitale Port-au-Prince, in un momento in cui il paese caraibico sta affrontando una inaudita ondata di violenza da parte delle bande criminali che detengono il controllo di ampie zone della capitale.

Nei giorni scorsi, dopo che le gang avevano attaccato le carceri causando la fuga di migliaia di detenuti, il governo aveva dichiarato un primo stato d’emergenza.

I gruppi armati, che controllano le strade che da Port-au-Prince portano al resto del paese, negli ultimi giorni hanno attaccato alcuni siti strategici. Secondo una stima di Synapoha, dall’inizio degli attacchi sono stati distrutti dieci edifici della polizia e sono state assaltate due prigioni, in modo da consentire l’evasione dei detenuti.

Un potente leader criminale, Jimmy Chérizier detto “Barbecue”, ha avvertito che se il primo ministro Ariel Henry non si dimetterà e se la comunità internazionale continuerà a sostenerlo, il paese si avvierà “verso una guerra civile che porterà al genocidio”.

Henry era all’estero quando sono scoppiate le violenze e non è ancora riuscito a tornare ad Haiti a causa delle condizioni di sicurezza intorno all’aeroporto internazionale.

Il sito della Farnesina “Viaggiare Sicuri” sconsiglia ai connazionali  “i viaggi ad Haiti, per qualsiasi ragione.
Si invitano i cittadini presenti – prosegue – ad attenersi rigorosamente alle indicazioni delle Autorità locali e a rimanere in casa, evitando qualsiasi movimento, in particolare nell’area metropolitana di Port-au-Prince.
Ormai da mesi, si registrano quotidianamente scontri e disordini nelle strade, particolarmente violenti a Port-au-Prince e a Les Cayes (Dipartimento sud).
A inizio marzo, gli scontri si sono intensificati, sfociando in pesanti combattimenti tra gangs criminali e Forze di Polizia. La maggior parte delle strade nazionali sono interrotte da barricate dei manifestanti o delle cosiddette bande irregolari. Le pompe di benzina risultano impraticabili o chiuse. Si registrano anche difficoltà nel ritirare denaro contante, nelle telecomunicazioni, reti cellulari e Internet, oltre a difficoltà di apertura e servizio al pubblico di uffici e di ospedali pubblici. Sono inoltre segnalati problemi di approvvigionamento di acqua e casi di colera.
Il Governo di Haiti ha esteso lo stato di emergenza fino a mercoledì 3 aprile 2024 ed ha imposto il coprifuoco – in vigore dalle h 18:00 alle h 5:00 del mattino – fino a lunedì 11 marzo 2024, nella capitale Port-Au-Prince e in tutto l’ovest del Paese, dopo gli assalti ad alcuni penitenziari, da parte delle gangs, che hanno consentito l’evasione di quasi 4mila detenuti, ed i pesanti scontri con la Polizia, in tutta la città e presso l’aeroporto.
La situazione è da considerarsi gravemente instabile, anche alla luce delle costanti segnalazioni di minacce di rapimenti, violenza da parte delle bande e disordini civili in tutto il Paese. Si raccomanda la massima prudenza, in virtù dei possibili raduni e delle manifestazioni spontanee e improvvise, che possono portare a scontri, blocchi stradali, che potrebbero interessare anche la zona dell’aeroporto di Port-au-Prince.
Qualsiasi spostamento, anche all’interno del Paese, può comportare un rischio di carattere sanitario o di sicurezza.
Si segnala, infine, che per il personale internazionale eventualmente già presente in loco, è sconsigliata la contemporanea presenza di famiglie espatriate”.