Santo Domingo. Distanziamento e mascherine in Ambasciata

COMUNICAZIONE AGLI UTENTI 
COMUNICAZIONE AGLI UTENTI 
Un tragico incidente della strada, verificatosi nel pomeriggio di oggi, a Las Terrenas (Samaná) è costato la vita a un cittadino italiano, Gianluigi Telloli, 77 anni.
Il Telloli, Gianni per gli amici, viveva nella cittadina turistica sull’Atlantico, nel residence Mario y Maritza, poco lontano dal luogo dove ha perso la vita.
Stava percorrendo la strada principale, la Juan Pablo Duarte, in sella al suo motorino quando, nei pressi del supermercato Pola, forse intimorito dal rumore di un grosso camion che gli stava sopraggiungendo alle spalle, ha cercato di spostarsi il più possibile sulla sinistra e la ruota anteriore della motocicletta è finita in un dosso di scolo che fiancheggia l’arteria.
Telloli ha perso l’equilibrio ed è caduto pesantemente in strada. Proprio in quell’istante è giunto il pesante automezzo la cui ruota posteriore gli è passata sulla testa uccidendolo.
Telloli era originario di Cassano Valcuvia, un piccolissimo Comune di poco più di 600 abitanti della provincia di Varese.

Con un messaggio televisivo trasmesso da vari canali nazionali il presidente dominicano Luis Abinader ha annunciato ieri sera la fine di ogni tipo di restrizione dovuto al Covid19.
Ogni cittadino sarà libero di portare la mascherina se lo vorrà, così come adottare le misure di prevenzione che riterrà opportune per salvaguardare la propria salute.
I centri di vaccinazione rimarranno aperti a disposizione di tutti coloro che vorranno farsi iniettare il vaccino.
Abinader ha detto che nell’ultimo periodo i casi di Covid sono in netta diminuzione e che il Paese ha bisogno e merita un recupero emozionale con la eliminazione delle misure che ormai appartengono al passato.
“Dopo una lunga battaglia – ha evidenziato Abinader – torniamo a riprenderci la nostra libertà”.

Il 14 febbraio si sono incontrati a Santo Domingo, Repubblica Dominicana, il coordinatore Europa e Responsabile Federale Comites Lega nel Mondo Alessandro Boccaletti e il Delegato Nazionale del Comitato Tricolore Italiani nel Mondo presso la Repubblica Dominicana Cav. Paolo Dussich.
In amicizia e piena condivisione dei valori italiani all’estero sono stati trattati temi sensibili, quali la necessità di riformare dalle sue fondamenta costitutive la Costituzione italiana, la necessità di riformare l’Italia in una Repubblica Presidenziale a democrazia diretta e partecipativa, la visione federalista ed innovativa della Lega, l’esaltazione della cittadinanza Ius Sanguinis per attingere tra gli oriundi nuovi cittadini rispettosi dei diritti e doveri italiani, della sanità in Italia con una partecipazione al Sistema Italia per i tantissimi cittadini AIRE residenti nella Repubblica Dominicana e nel mondo.
La Lega ha a cuore questi temi e, simbolicamente con la spada tratta di Alberto da Giussano, combatte per la libertà identitaria della nostra Patria, dei suoi cittadini, in Italia e nel Mondo.
Molto c’è da fare in un paese che necessita riforme strutturali come il nostro. La Lega si presenta ora ai connazionali per chiedere la loro partecipazione nel riformare la nostra amata Patria.
Si ringrazia il Cav. Dussich per la condivisione dei nostri valori nazionali, per l’amore di Patria, per il bisogno di difendere nel mondo come centrodestra unito le nostre tradizioni storiche, la famiglia e le nostre origini italiane.
Nei prossimi giorni, sotto il sole dei Caraibi e una comunità italiana tra connazionali AIRE e non residenti stimata in circa 70.000 italiani, ci riuniremo di nuovo assieme al Coordinatore LnM Repubblica Dominicana Tancredi Sponchia, per discutere del grande progetto Lega che unirà sotto un’unica bandiera tutti gli italiani nel mondo.
L’incontro si è concluso con un brindisi di eccellente vino italiano dei Colli Euganei e un richiamo alla libertà!
Armando Tavano
da comitaliasantodomingo.blogspot.com/

Si inasprisce la polemica all’interno del Comites di Santo Domingo.
Il vicepresidente Giuseppe Visca che, nei giorni scorsi, era “salito in Aventino” tirandosi fuori dalla maggioranza, in un suo nuovo intervento, riportato da un blog locale, ha rincarato la dose: “Ritengo che, per ragioni di moralità ed etica, la presidente Spedicato e il consigliere Bellinato debbano dimettersi – ha dichiarato l’ex senatore socialista – rinunciando così al vantaggio di avere una posizione preminente all’interno del Comites e mettendoli nelle condizioni di esercitare con pari opportunità concorrenziali la loro attività professionale”.
Dopo l’ennesima esternazione del vicepresidente e le dimissioni di un paio di consiglieri di minoranza, nel Comites non esiste più maggioranza. Infatti ai sei consiglieri eletti nella lista di cui facevano parte la Spedicato e Bellinato si oppongono ora i 4 della lista cui appartenevano i due dimissionari, giunta al secondo posto nelle scorse elezioni, il consigliere Odoguardi, presidente del M.I.R.E. (il Movimento degli italiani Residenti all’Estero) e lo stesso Giuseppe Visca.
Se in assemblea la Spedicato, in caso di parità, durante una votazione, volesse far prevalere il suo voto di presidenza, la minoranza abbandonerebbe l’aula rendendo nulle votazione e assemblea.
Come uscire dall’impasse? Facciamo delle ipotesi.
Crediamo poco probabile, dopo quanto successo, che Spedicato e Bellinato rinuncino, ancor meno probabile che Visca torni nella maggioranza come nuovo Presidente.
Diventerebbe, quindi, di fondamentale importanza il ruolo di Enzo Odoguardi che, con il suo voto, potrebbe “salvare” l’attuale maggioranza, chissà mediando per allargarla e renderla più forte e coesa.

Si acutizza la crisi del Comites di Santo Domingo.
Dopo la rinuncia del consigliere Giovanni Gennari, anche un ‘altro consigliere di minoranza, Tancredi Sponchia ieri sera ha rassegnato le dimissioni.
“A seguito della assemblea del 1 di Febbraio us., – scrive Sponchia comunicando alla Presidente Spedicato, all’Ambasciata e agli altri membri dell’organismo la sua intenzione di volersi dimettere – constatata la sostanziale differenza in merito al metodo di lavoro che si vuole introdurre nella conduzione dei lavori del COMITES di Santo Domingo, nonché sul modello che si pretende applicare, questioni queste pregiudiziali per scongiurare il benché minimo rischio che si possano creare, oggi e nel futuro, aree di potenziale conflitto d’interessi ascrivibili ai membri del COMITES di Santo Domingo, rassegno le mie dimissioni da consigliere”.

C’è maretta all’interno del Comites Santo Domingo. Sul banco degli accusati è la maggioranza della presidente Diana Spedicato ritenuta responsabile di applicare metodi autoritari che poco o nulla avrebbero a che vedere con la democraticità.
Dopo l’ultima, noiosissima assemblea dove si era pure paventato un conflitto di interessi per alcuni professionisti della lista che ha vinto le elezioni del 3 dicembre scorso, il consigliere di minoranza Giovanni Gennari, che faceva parte della Commissione per la Comunicazione del neonato Comites, ha rassegnato le dimissioni. Al suo posto è subentrato Giovanni Dussich, primo dei non eletti della lista di cui Gennari faceva parte.
Nelle ultime ore, il vicepresidente dell’organismo, l’ex senatore Giuseppe Visca, ha preso le distanze dalla “maggioranza Spedicato”.
Se Visca dovesse far mancare il suo voto alla attuale maggioranza, si registrerebbe una “impasse”, un 6 a 6 che creerebbe non pochi problemi in quanto, se è pur vero che sarebbe il voto del presidente, in caso di parità, a decidere, è anche vero che, se i 6 contrari abbandonassero la riunione, verrebbe a mancare il numero legale per poter proseguire.
“L’ultima assemblea del Comites – ha dichiarato a Fatti Nostri il senatore Visca – ha messo in evidenza alcune discrepanze, soprattutto nel metodo, che non permette alla minoranza di poter partecipare direttamente alle scelte del Comites, in quanto la Presidenza ha adottato una metodologia di lavoro che porta all’esame dei consiglieri pacchetti di proposte con soluzioni già confezionate.
Il Comites – prosegue Visca – è l’organo di rappresentanza degli italiani, pertanto la gestione deve essere la più ampia possibile con la possibilità di esprimersi liberamente e non in virtù di scelte già elaborate. Per queste ragioni il consigliere Giovanni Gennari ha rassegnato le sue dimissioni come membro del Comites. La rinuncia di Gennari è per me una grande perdita, per le sue capacità e il suo apporto competente e disinteressato. Si comincia male, se validi consiglieri abbandonano l’Assemblea, ciò dimostra che la gestione non ha saputo creare le condizioni necessarie per un buon maneggio delle tematiche che il Comites deve attuare.
Bisogna unire e non dividere – ha sottolineato con enfasi l’ex senatore – Devo ricordare, che con la mia esperienza, ho sempre cercato di governare cercando la più ampia unità, che determina una partecipazione collegiale e un buon governo. Amministratori pubblici non si nasce, ma è dall’esperienza che si crea la formazione per il buon governo.
Ritengo che sia necessaria una partecipazione attiva, permettendo ai membri della minoranza, di avere incarichi di governo, inviandoli alla responsabiità attiva nel Comites, e se ciò si attuasse, non permetterebbe la creazione di dibattiti estremamente lunghi e laboriosi in assemblea, per rimarcare la mancanza di una certa metodologia, non permettendo di elaborare i lavori che il Comites necessita.
L’Esecutivo, organo in cui è necessario elaborare gli ordini del giorno dell’assemblea, di cui ne faccio parte, non può ricevere da parte del Presidente proposte già elaborate e confezionate da lui stesso (senza considerare di parlarne eventualmente prima con il Vice presidente, che ha lunga esperienza amministrativa) mettendo i partecipanti in grado di assumere una semplice posizione di presa d’atto, e non accettare nuove proposte diverse dal programma presidenziale, dove il Presidente vota contro. Ciò succede, in quanto l’esecutivo non ha rappresentanti di altre liste che possano esprimere in origine il loro pensiero e la volontà di offrire idee che potrebbero arricchire il lavoro che responsabilmente cerchiamo di attuare. Quale decano del Comites e per la mia lunga esperienza di amministratore pubblico, suggerirei, per un senso di responsabiità, nell’interesse del Comites, si faccia una pausa di riflessione, utile per preparare un incontro con spirito costruttivo tra le parti, e possa cominciare a creare nuove condizioni, in cui tutti possono partecipare con uno spirito di vera collaborazione e creare un Comites unitario per la difesa della collettività italiana”.
A soli due mesi dalle elezioni e dopo soltanto un paio di assemblee “se il buon giorno si vede dal mattino…”

Santo Domingo.- La Direzione nazionale per il controllo della droga (DNCD) ha sequestrato due pacchi, presumibilmente cocaina, all’aeroporto internazionale di Punta Cana, nella provincia della Altagracia.
Agenti del DNCD, personale militare e membri delle agenzie di intelligence di stanza al terminal hanno arrestato un italiano di 72 anni mentre stava per imbarcarsi su un volo per Zurigo, in Svizzera.
Il supposto stupefacente è stato trovato avvolto in due sacchetti di plastica e in vestiario.
Il Pubblico Ministero e il DNCD hanno avviato un’indagine per determinare se ci sono altre persone coinvolte nel caso.
L’imputato sarà consegnato al Pubblico Ministero per essere assicurato alla giustizia per violazione della legge 50-88, sulle droghe e sulle sostanze controllate.
Le autorità dominicane hanno continuato a intensificare le operazioni d’interdizione contro il traffico illecito di sostanze controllate.
I pacchi sono stati inviati all’Istituto Nazionale di Scienze Forensi (INACIF) per gli scopi corrispondenti.
da El Día

Ancora una assemblea straordinaria per il neonato Comites di Santo Domingo.
I consiglieri si riuniranno martedì prossimo, 1 febbraio, a partire dalle 15.30.
All’ordine del giorno figurano solamente due punti: la creazione delle commissioni di lavoro, lista e loro descrizione più varie ed eventuali.

Le Bahamas sono un paradiso tropicale composto da 700 isole di cui 14 abitate. Natura incontaminata, acqua cristallina e migliaia di chilometri di spiagge bianche o rosa spesso deserte. Adesso mi trovo qui, la mia seconda casa. Per adesso qui si sta benissimo. Restrizioni zero. Qualche mascherina sul mento, prima di capire con chi si ha a che fare. Mascherine comunque sempre richieste in luoghi pubblici. Poi niente altro. Ci si accorge del Covid solo quando si deve arrivare o partire con l’aereo in quanto serve il tampone. I turisti sono venuti in tantissimi a fine anno. Era tutto esaurito. Una giovane coppia mi ha raccontato che a Miami, per gestire la folla di passeggeri in viaggio hanno dovuto aprire addirittura sportelli extra, adibendo quelli della dogana, per riuscire a smaltire le code chilometriche. En Italia invece disdette, cancellazioni e un mortorio. Peccato.
Vengo alle Bahamas dal 1995. Era un periodo in cui viaggiavo molto. Avevano appena aperto il mega Hotel e Casinò Atlantis a Paradise Island.
Avevo letto la notizia sulla rivista di viaggi Dove e, invogliato dal racconto, dalle foto e dalla golosa descrizione del piatto nazionale delle Bahamas, la conch salad, decisi di venire a vederlo e assaggiare la specialità gastronomica . In quel periodo Atlantis era qualcosa di incredibile e lo è tutt’ora. Una costruzione senza uguali nel mondo, piena di opere d’arte bellissime, detto da uno come me che viene da Firenze, scultore dilettante, e che ha un parametro di giudizio, Firenze, che può definirsi assoluto. L’idea del proprietario, il sudafricano Sol Kerzner, era quella di ricostruire la civiltà perduta di Atlantide, con un parco oceano-marino. Non è stato realizzato un acquario, ma molto di più! Hanno chiuso una porzione dell’oceano e l’hanno riempita di pesci e opere d’arte sommerse.
Tutt’ora Atlantis è sempre la maggior attrazione turistica delle Bahamas e anche il maggior datore di lavoro, con 7500 dipendenti, e visto il successo ottenuto, la proprietà lo ha voluto duplicare e ne ha costruito uno identico anche a Dubai. Durante quest viaggio, nel 1995, conobbi Stephanie. Ci siamo sposati nel 1998 e nel 2000 è nata la nostra unica figlia.
Le Bahamas per me non sono semplicemente un posto. Per me qui è casa. Ho la mia seconda famiglia, persone che amo. Qui sono tra parenti e amici che conosco da oltre venti anni. Mi sono occupato attivamente di promoovere il turismo e sono il titolare dell’unica pagina Facebook esiste che si chiama “Andiamo Alle Bahamas”, dove pubblico e condivido notizie e aggiornamenti. Inoltre, insieme a un amico, recentemente abbiamo comprato e messo in rete il sito isolebahamas.com,
La storia economica delle Bahamas è caratterizzata da una costante ciclicità degli eventi dove periodi di estrema bonanza si alternano con altri di crisi. Per esempio, la storica industria delle spugne naturali, che tanto rendeva in termini di prodotto interno lordo alla nazione, finì bruscamente a causa di una malattia che distrusse buona parte delle spugne in mare. Adesso la tradizione continua grazie anche allo spugnificio Rosenfeld di Trieste che è il primo importatore di spugne naturali dalle Bahamas. Consiglio a tutti di provare una spugna naturale. Si trovano in acquisto qui: https://shop.rosenfeld.it/
Recientemente, fino al 2019 qui alle Bahamas le cose stavano andando veramente con il turbo boost, poi, come una maledizione, si sono abbattuti sulle isole, prima l’uragano su Abaco e Freeport a settembre 2019, e poi il blocco totale del turismo causato dall’emergenza sanitaria globale. L’impatto sull’economia è stato devastante. Solo la gran capacità della gente delle Bahamas di sapersi arrangiare e resistere ha consentito di farcela. Sono arrivati anche aiuti umanitari. Nel mio piccolo, attraverso la Fondazione Italia Bahamas che presiedo, ho reso possibile già due raccolte fondi per beneficenza, che hanno portato sollievo a molte famiglie disagiate, l’ultima. del dicembre scorso, grazie alla vendita del mio libro, scritto senza scopo di lucro.
Il ricavato (11 milioni de dollari) è stato interamente donato con la mediazione della famosa reporter Shenique Miller e il grandissimo vescovo Lawrence Rolle, che ha coinvolto la Chiesa. Adesso il turismo sta ripartendo lentamente. Qui alle Bahamas, la maggior parte dei turisti sono americani, quindi le sorti economiche del paese sono legate a doppio filo alle decisioni che vengono prese e che verranno implementate in area USA. Purtroppo, anche l’America non se la sta passando bene, anzi, parecchio male, con molte tensioni interne ancora da risolvere. E i ricchi scappano alle Bahamas.
In questo periodo di totale scoraggiamento per quello che riguarda l’Italia, molti amici o contatti Facebook mi stanno chiedendo aiuto per trasferirsi qui.
Lo dico in modo chiaro: trasferirsi alle Bahamas non è facile se non si hanno molti soldi. Le Bahamas sono un posto per nababbi. Per avere la residenza bisogna investire almeno 500mila dollari. Altrimenti, occorre comprare o costruirsi una casa e allora si può ottenere un permesso chiamato Home Owner. Per una casa da 100mq affacciata sul mare si spendono circa 200/250 mila dollari.
La vita alle Bahamas è molto costosa. La valuta locale, il dollaro delle Bahamas ha il cambio alla pari con il dollaro americano. Quindi costa tutto come in America, ma con il problema di far arrivare le merci sulle isole. In questo momento, le ben note politiche economiche degli USA stanno causando una dolorosa impennata inflattiva che vede i prezzi aumentare rapidamente. Senza un reddito adeguato, qui è molto difficile anche fare la spesa per i beni quotidiani. D’altro canto, con i giusti investimenti, si possono ottenere guadagni molto elevati, ed essendo le Bahamas un paradiso fiscale, i redditi non sono soggetti a tassazione. Quindi, con un’idea valida e un investimento azzeccato, ci sono ottime possibilità, anche in considerazione del fatto che il mercato del lusso e del super lusso sono in crescita esponenziale, viste le dinamiche innescate proprio dalla crisi economica stessa, come ho ben spiegato nel mio libro: PERCHÉ COMPRARE ORO ADESSO, e nelle mie newsletter.
L’era economica che stiamo attraversando, denominata Grande Reset, prevede un radicale sovvertimento dell’ordine economico, con la distruzione del ceto medio a beneficio della classe ricca e ultra ricca: classe che è costantemente alla ricerca di soluzioni per impiegare tutta la liquidità in eccesso che gli esce da tutti i pori e che trova qui alle Bahamas il luogo ideale per investire:
1) un paese molto stabile politicamente, anglofono e con istituzioni di tipo occidentale
2) una popolazione locale tutto sommato benestante, senza miseria, con un PIL pro capite (stime OCSE) in linea con la media delle economie sviluppate occidentali
3) una natura incontaminata di una bellezza assoluta.
4) vicinissimo agli Stati Uniti, si arriva in poco tempo sia in aereo che in barca.
5) la sicurezza d’interagire con altre persone di livello economico elevato che dà all’investitore un senso di sicurezza e di status e la certezza di aver fatto un investimento sensato.
6) La possibilità di mettere a rendita il proprio investimento immobiliare utilizzando le piattaforme Airbnb, VRBO eccetera. tipo questa casa in affitto a 10 mila dollari al giorno: https://lapalmeraiebahamas.com/luxury-oceanfront-villa-harbour-island/?gclid=Cj0KCQiAubmPBhCyARIsAJWNpiMD6Q9oVXORxVEfwuJE8xfwx50ticX0JktiBsitBQzKknooJ4CEMEU_ArnjBEALw
Cosa si fa alle Bahamas?
I lavori più richiesti sono nel settore turistico, solo che giustamente, la legge impone ai datori di lavoro di dare la priorità ai lavoratori bahamiani rispetto a chi viene da fuori, inoltre, un permesso di lavoro arriva a costare fino a 15 mila dollari: https ://www.immigration.gov.bs/applying-to-stay/immigration-fee-scale/
Altrimenti bisogna investire e crearsi il lavoro da soli.
Quello che è molto richiesto e quello che veramente manca, specialmente nelle isole minori, è la competenza e la alta specializzazione nell’artigianato che abbiamo in Italia. D’altro canto, anche proponendo una qualità che qui è assente, bisogna sempre rivolgersi a una committenza che sia in grado di pagarla, e questa committenza è nella stragrande maggioranza dei casi, rappresentata da capitale straniero, di grossi investitori che non sono facili da intercettare, in quanto in genere si muovono con mezzi propri, in tutto il mondo.
Chi desidera avere una consulenza specifica sulla fattibilità di progetti imprenditoriali e su investimenti alle Bahamas, mi può contattare tranquillamente. Spero di essere stato chiaro nell’elencare i vincoli economici che limitano l’ingresso alle Bahamas alle persone sprovviste di un elevato standard economico.
In Italia stiamo attraversando un momento di catastrofe economica devastante. l’Italia è il principale bersaglio del fuoco incrociato dell’élite finanziaria globale che punta a distruggere il risparmio privato dei cittadini italiani e a impossessarsi degli asset strategici.
Chi ha dei risparmi, messi via negli anni con immensi sacrifici e rinunce, rischia di vederseli vaporizzare con le manovre pazzesche che vengono implementate proprio allo scopo di costringere gli italiani a spendere i propri risparmi per sopravvivere e a vendere o svendere casa. Tutto molto drammatico.
Molte persone si sono accorte di quanto sta accadendo. Nel mio libro, nelle mie conferenze e nelle mie newsletter, ho sempre suggerito che la soluzione più pratica per difendere il proprio patrimonio, è quella di convertire la valuta destinata a diventare carta straccia in beni reali. Il miglior modo è quello di comprare oro fisico da investimento sotto forma di monete.
Molti italiani però sono ancora appassionati d’immobili. Qui alle Bahamas, il mercato immobiliare è in pieno boom, grazie ai ricchi americani e di tutto il mondo che hanno scoperto queste isole.