EL Salvador: gli aiuti del dopo Amanda

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10aicswfpL’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS) e il World Food Programme (WFP) stanno fornendo assistenza alimentare a 6.250 persone colpite dalle devastazioni della tempesta tropicale Amanda e dal COVID-19.
Dal 29 luglio, 6.250 persone ricevono trasferimenti in contanti che aiutano a garantire il fabbisogno alimentare per tre mesi. I trasferimenti di contante del WFP sono effettuati in due tranche, attraverso la rete di società finanziarie private con copertura nazionale, al fine di ridurre la mobilità e, di conseguenza, la possibilità di contagio del COVID-19.
Il Governo italiano, attraverso l’AICS, ha contribuito – con un totale di 500.000 euro – a fornire alle famiglie dei dipartimenti di La Paz e Usulután denaro per l’acquisto di alimenti nutrienti e di prima necessità nei negozi e nei mercati delle loro comunità, sostenendo così l’economia locale e i piccoli produttori agricoli. L’identificazione dei beneficiari e il coordinamento nelle comunità sono stati effettuati nell’ambito del partenariato del WFP con Ayuda en Acción e Save the Children.
La devastazione causata dalla tempesta tropicale Amanda, aggiunta all’impatto socio-economico della pandemia di COVID-19, ha aumentato il numero di persone vulnerabili in El Salvador. Le stime della valutazione nazionale del WFP a maggio indicano che 162.000 famiglie soffrono di insicurezza alimentare, sia nelle aree rurali che in quelle urbane, e hanno difficoltà a fare fronte alle esigenze alimentari del loro nucleo familiare.
“Questo intervento servirà a mitigare gli enormi problemi che molte famiglie salvadoregne stanno affrontando a causa dell’emergenza sanitaria COVID-19 e delle tempeste tropicali nel paese. Una consegna di contanti permetterà alle persone di identificare personalmente le proprie esigenze di base, sia alimentari che igienico-sanitarie, e di soddisfarle autonomamente”, ha detto Riccardo Morpurgo, Direttore dell’AICS San Salvador.
“Il contributo del Governo italiano – ha specificato Andrew Stanhope, Rappresentante del WFP nel paese centroamericano -, arriva in un momento chiave per continuare a fornire assistenza alle famiglie più vulnerabili che, per i danni causati dalla tempesta tropicale Amanda e per le conseguenze della pandemia di COVID-19, hanno difficoltà ad avere cibo sufficiente sulla tavola”.
“L’Italia – ha affermato ancora Umberto Malnati, Ambasciatore italiano in El Salvador -, pur essendo uno dei Paesi più colpiti dal virus, è stata uno dei principali attori dello sforzo della comunità internazionale per affrontare l’epidemia di COVID-19, secondo il principio che: nessuno è al sicuro finché tutti non sono al sicuro”. (aise) 




Repubblica Dominicana: altri 25 giorni di coprifuoco

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party 4950504 1920Il Presidente uscente della Repubblica Dominicana, Danilo Medina, ha prolungato di altri 25 giorni l’imposizione del coprifuoco che scadeva questo fine settimana.

Nel suo decreto il Capo dello Stato dominicano specifica peró che, siccome il suo mandato scadrá con il prossimo 15 di agosto, il provvedimento potrá essere rivisto dal Presidente entrante, Luis Abinader.

Il coprifuoco sul territorio dominicano prevede diversi orari, a seconda delle province dove la diffusione del Covid é piú o meno importante. Nelle grandi cittá, ad esempio, é in vigore, dal lunedí al venerdi, dalle 19 alle 5 e, nei fine settimana, dalle 17 alle 5.

Nelle altre localitá, in particolare nei luoghi turistici, l’orario é lo stesso per tutti i giorni della settimana, cioé dalle 20 alle 5.

Va detto che, nonostante l’ imposizione della misura di sicurezza, sono molti i dominicani che non la rispettano, alcune volte anche affrontando la Polizia che tenta di indurli ad osservarlo.

La diffusione del Covid 19, dopo 5 mesi di misure di contenimento, sembra non aver ancora raggiunto il suo massimo per questo le autoritá, pur avendo aperto alle varie attivitá economiche, e in particolare al turismo che é la principale fonte di ingresso del Paese, continuano a raccomandare il rispetto delle norme di sicurezza e prevenzione: obbligo della mascherina in pubblico, distanziamento sociale, massima igiene.

Ogni giorno si registrano nuovi casi e decessi. Non siamo, fortunatamente, ancora alle “fosse comuni”, di cui forse un poco avventatamente un cronista tempo fa parlava (e ci auguriamo di non arrivarci mai), peró la situazione necessita di un costante monitoraggio.




Uragani e Covid: allarme Unicef per la condizione dei bambini in America Centrale e Caraibi

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3americacentrale uncief“In tutta l’America Centrale e nei Caraibi, oltre 70 milioni di bambini e adolescenti sono direttamente o indirettamente colpiti dalla pandemia da COVID-19. Molti di questi bambini che vivono nelle zone costiere dell’America Centrale e dei Caraibi potrebbero affrontare l’ulteriore minaccia di tempeste catastrofiche mentre la stagione degli uragani del 2020 entra in una fase più attiva. Gli spostamenti, i danni alle infrastrutture e l’interruzione dei servizi causati dalle tempeste, in particolare nelle zone costiere, potrebbero rendere i bambini e le famiglie più vulnerabili alla malattia e ai suoi impatti”. A lanciare l’allarme è stato il Presidente dell’UNICEF Italia, Francesco Samengo, che si è detto, a nome dell’Organizzazione delle Nazioni Unite che rappresenta, “particolarmente preoccupato che una potente tempesta possa compromettere gravemente gli sforzi in corso per fermare la trasmissione della malattia. Il virus potrebbe diffondersi facilmente in affollati rifugi d’emergenza o in siti di sfollamento dove sarebbe difficile garantire il distanziamento fisico. Allo stesso tempo, le misure di controllo esistenti, come il lavaggio delle mani e l’attenta gestione dei casi, potrebbero venir meno se l’acqua essenziale, i servizi igienici e le infrastrutture sanitarie dovessero essere danneggiati o distrutti”.
La pandemia sta già mettendo sotto pressione i sistemi sanitari nazionali e locali della regione, sollevando seri interrogativi su come se la caverebbero in seguito a un uragano catastrofico. Nel frattempo, le restrizioni di movimento e le carenze di budget legate alla pandemia potrebbero ostacolare gli sforzi di preparazione nazionale agli uragani.
“Nei prossimi giorni e nelle prossime settimane, i bambini e le famiglie rischieranno di essere colpiti contemporaneamente da due disastri: il COVID-19 e gli uragani – ha affermato Bernt Aasen, Direttore regionale dell’UNICEF per l’America Latina e i Caraibi -. Questa è la tempesta perfetta che temiamo per i Caraibi e l’America Centrale. Mentre continuiamo a prendere precauzioni per tenere le famiglie al sicuro da COVID-19, gli sforzi per prepararsi agli uragani sono ora vitali per mitigare la diffusione del virus tra le comunità più vulnerabili”.
Come ha riferito l’UNICEF in un recente Rapporto, la regione caraibica in particolare dovrebbe vedere un aumento dell’intensità delle tempeste e il conseguente spostamento della popolazione nei prossimi anni. La National Oceanic and Atmospheric Administration ha già previsto che ci sia una probabilità del 60% che la stagione degli uragani del 2020 superi la normale attività degli uragani, con una media di 15 tempeste identificate, compresi 8 uragani e 4 uragani maggiori.
Alla fine di maggio, la tempesta tropicale Amanda ha causato inondazioni e frane in alcune parti di El Salvador, Guatemala e Honduras. Almeno 33 persone sono morte nella regione, tra cui un bambino, e migliaia sono state sfollate. Tutti e tre i Paesi hanno confermato i casi di COVID-19.
In soli 10 anni, dal 2010 al 2019, le tempeste hanno causato 895.000 nuovi sfollamenti di bambini e adolescenti nei Caraibi e 297.000 in America Centrale.
In tutta la regione, l’UNICEF sta lavorando per sostenere gli sforzi di preparazione agli uragani e le risposte di salute pubblica al COVID-19 attraverso l’istruzione, la sensibilizzazione della comunità e il supporto tecnico ai governi. L’UNICEF sta anche incoraggiando le autorità locali e nazionali a garantire che i piani di risposta agli uragani siano adattati per riflettere i rischi associati alla pandemia e per ampliare l’accesso ai servizi essenziali, tra cui la salute, la protezione, l’acqua e le strutture igienico-sanitarie per i bambini e le famiglie vulnerabili.
In collaborazione con i governi, le ONG e i partner del settore privato, l’UNICEF spiega di star lavorando per costruire un sistema di resilienza ai disastri tra le comunità dei Caraibi e dell’America centrale. Questi sforzi comprendono diverse attività: lavorare con i governi per adeguare i piani di preparazione e risposta agli uragani in modo da comprendere i rischi da COVID-19, concentrandosi su gruppi vulnerabili di bambini, donne in gravidanza e che allattano, famiglie monoparentali con madre capofamiglia e bambini con disabilità. L’UNICEF sta anche lavorando per migliorare i meccanismi di coordinamento e gli strumenti per una tempestiva valutazione dei bisogni e per dare una risposta efficace;
Preposizionare aiuti salvavita – tra cui più di 18.500 serbatoi d’acqua pieghevoli, 7.500 tavolette per la purificazione dell’acqua, 130 tende, centinaia di kit igienici, educativi e ricreativi – per raggiungere migliaia di bambini nelle aree a rischio a Barbados, Antigua, Trinidad & Tobago e America Centrale;
Sostenere l’iniziativa “Scuole sicure” in 18 paesi dei Caraibi per creare resilienza, rafforzare le capacità e proteggere studenti, educatori e infrastrutture critiche da rischi naturali come gli uragani;
Sostenere il lavoro di coordinamento degli organismi regionali – tra cui la Caribbean Disaster Emergency Management Agency (CDEMA), la Caribbean Community-CARICOM e il Centre for Coordination of the Prevention of Natural Disasters in Central America (CEPREDENAC) – per migliorare il coordinamento intersettoriale e i collegamenti con le politiche di gestione del rischio di catastrofi a lungo termine.
Lavorare con i governi sulle loro politiche di adattamento al cambiamento climatico in modo che siano sensibilizzati sulle necessità dei bambini e informati sulle prospettive a lungo termine di giovani e adolescenti.




“Ripartiamo insieme”, nuova iniziativa MIRE per l’imprenditoria italiana

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logo MIRE“Ripartiamo Insieme” é la nuova iniziativa del MIRE a favore dell’imprenditorialitá italiana della Repubblica Dominicana.

“In concomitanza con l’apertura dei nuovi uffici di Santo Domingo il Coordinamento M.I.R.E. della Repubblica Dominicana, dopo aver considerato l’effetto devastante della pandemia che ci affligge ormai da mesi, e che lascerà una scia di problemi a livello imprenditoriale, soprattutto per gli Italiani all’estero,  – spiega una nota stampa diffusa dal Movimento degli Italiani Residenti all’Estero – mette a disposizione di tutti, dal 1 agosto fino al 1 ottobre 2020, la pubblicità gratuita per le aziende italiane presenti sul territorio dominicano attraverso le piattaforme dei giornali “Listín Diario” e “Ritmo Social”.

La stessa offerta gratuita viene estesa dalla Presidenza M.I.R.E. a tutte le aziende italiane situate all’estero attraverso i portali digitali del M.I.R.E presenti nel mondo.

Per informazioni e iscrizioni martinaf@miremondo.it




il MIRE apre un ufficio a Santo Domingo

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2be9f51e a5d8 4c12 b648 48866ddacf52Il M.I.R.E. annuncia l’apertura di un’altro suo ufficio, questa volta nella capitale della Repubblica Dominicana: M.I.R.E. in Santo Domingo

“Il M.I.R.E. vuole sempre più mettersi a disposizione di tutti gli Italiani che vivono all’estero” affermano i responsabili del Movimento.

La sede M.I.R.E. di Santo Domingo offre molti servizi, oltre a funzionare come punto di riferimento per ritiro documenti quali traduzioni, atti, ecc.

Il nuovo ufficio si trova in Plaza Lope de Vega, Avenida Lope de Vega #59, casi Avenida Kennedy.
Tel. +1 (809) 9728004




Repubblica Dominicana: torna il coprifuoco

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curfew 5086860 1280Il rapido aumento dei casi di Coronavirus ha fatto fare marcia indietro al Governo Dominicano che aveva cominciato a liberare le attivitá.

Sono state sufficienti alcune settimane di apertura perché i casi del Covid crescessero in maniera esponenziale. Cosí il Governo del Presidente Medina, che rimarrá in carica fino al prossimo 16 di agosto, ha deciso di ripristinare lo stato di emergenza. La misura é stata approvata dai due rami del Parlamento nello scorso fine settimana.

La prima misura si é avuta nelle ultime ore quando é stato annunciato il ripristino del coprifuoco, diversificato, negli orari, per provincia.

Dalle 19 alle 5, dal lunedí al venerdí, e dalle 17 alle 5, sabato e domenica, nelle seguenti province:

1)Santo Domingo
2)Distrito Nacional
3)Santiago
4)San Cristóbal
5)La Vega
6)Puerto Plata
7)Duarte
8)San Pedro de Macorís
9)La Romana
10)San Juan de la Maguana
11)La Altagracia
12)Azua
13)Monseñor Nouel
14)Sánchez Ramírez
15)María Trinidad Sánchez

Sará invece dalle 20 alle 5, tutti i giorni della settimane, nelle province di:

1)Espaillat
2)Peravia
3)Barahona
4)Monte Plata
5)Valverde
6)Hermanas Mirabal
7)Monte Cristi
8)Samaná
9)Bahoruco
10)Hato Mayor
11)El Seibo12) Dajabón
13)Santiago Rodríguez
14)San José de Ocoa
15)Elías Piña
16)Independencia
17)Pedernales

Confermato l’ obbligo dell’uso della mascherina nei luoghi pubblici e in quelli privati di uso pubblico.

Il coprifuoco entrerá invigore a partire da domani, martedí 21 luglio, e durerá 20 giorni.




Ambasciata italiana di Cittá del Messico: chiuso per Covid

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amb mxL’Ambasciata d’Italia a Città del Messico è chiusa al pubblico dallo scorso 15 luglio “per motivi precauzionali legati all’epidemia Covid-19”.

La riapertura è prevista per martedì 28 luglio.
In questo periodo i servizi essenziali di emergenza verranno comunque assicurati, garantisce l’Ambasciata, che resta sempre raggiungibile ai consueti indirizzi di posta elettronica e al numero di emergenza +52 (1) 55 54 37 25 96. (AISE)




Odoguardi (MIRE) scrive a Mattarella: “Interceda per la rimozione del veto di rientro in Patria degli Italiani residenti all’estero”

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odoguardiIl Presidente del MIRE, Movimento degli Italiani Residenti all’Estero, Vincenzo Odoguardi, ha scritto al Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, invitandolo ad intercedere per la rimozione del veto di rientro degli Italiani residenti in alcuni Paesi esteri indicati in una “black list” pubblicata dal nostro Ministero della Salute.

Di seguito il testo della missiva:

 

Santo Domingo, 16 di luglio del 2020

 

All’Eccellentissimo Presidente della Repubblica Italiana

S.E. Sergio Mattarella

Al sig. Ministro degli Affari Esteri

S.E.   Luigi Di Maio

Al sig. Ministro della Salute

S.E. Roberto Speranza

ROMA

Per il tramite dell’Ambasciata d’Italia In Repubblica Dominicana

S.E. Ambasciatore Andrea Canepari

 

É con estrema preoccupazione che leggiamo, in una nota pubblicata sul sito web, dalla nostra Ambasciata a Santo Domingo, Repubblica Dominicana dal titolo “Limitazioni agli spostamenti da e per l’Italia” che “il Ministro della Salute italiano ha prorogato fino al 31 luglio le limitazioni da e per l’Italia” e, in particolare, l’Ordinanza del 09/07/2020 prevede il divieto di ingresso in Italia a Italiani che negli ultimi 14 giorni hanno soggiornato/transitato nella Repubblica Dominicana, in riferimento specifico agli iscritti AIRE.

Il Movimento Italiano Residenti all’Estero (MIRE),  desidera far pervenire la più ferma protesta nei confronti di questa decisione che si ritiene lesiva dei “Diritti Costituzionali” dei tantissimi cittadini Italiani, e tendente a inasprire le insoddisfazioni degli Italiani residenti all’estero.

Un cittadino italiano, anche se residente all’estero, per motivi di lavoro, di studio o per qualsiasi altra ragione, resta un cittadino italiano.

La decisione di non far rientrare, anche se per un tempo limitato, i cittadini Italiani residenti all’estero, rappresenta un precedente preoccupante per le comunità Italiane fuori dalla madrepatria. Ricordiamo che esiste un’altra Italia che vive fuori dai confini della nostra patria, sebbene vengano riconosciuti non più del dieci percento di questi perché iscritti all’AIRE.

Cerchiamo di sensibilizzare la iscrizione all’AIRE (mandataria per chi si trasferisce o vive all’ estero per piu’ di 12 mesi ,istituita con legge 470/1988 come si legge sul sito del Ministero degli Esteri “l’iscrizione  all’AIRE è un diritto-dovere del cittadino“) continuando a scontrarci con problematiche ormai ancestrali che non sono state messe sul “tavolo di lavoro” per una possibile risoluzione .

Si ricorda solo qualcuna delle questioni ancora sospese e più volte poste dagli Italiani che sono iscritti all’AIRE:

  • Perdita del medico di base, assenza dell’assistenza ospedaliera tramite mutua, possibilità di acquisto dei medicinali dietro pagamento del solo ticket. L’unica cosa che non si perde è il diritto all’assistenza sanitaria urgente per un periodo massimo di 90 gg
  • Problematica dei nostri pensionati, che continuano a pagare le tasse pensionistiche in Italia, e per i quali sorge naturale chiedersi: “se un pensionato paga le tasse in Italia (sulla pensione) perché non dovrebbe avere accesso al sistema sanitario completo?
  • Esenzione dal pagamento dell’IMU (Imposta Municipale Unica) per la prima casa in Italia che non viene riconosciuta all’iscritto AIRE . Per quanto vero che il cittadino Italiano che vive all’Estero ha una casa di proprietà o in affitto, lo stesso però resta pur sempre un cittadino della Repubblica d’Italia e di conseguenza la proprietà di un immobile su territorio Italiano deve essere considerato come prima residenza (in Italia).
  • Mancanza di possibilità di accedere a mutui agevolati per l’acquisto della prima casa

Questi sono solo alcuni dei problemi per i quali gli Italiani all’estero non si registrano all’ AIRE .

Una considerazione positiva per i residenti all’estero è la possibilità di pagare le tasse direttamente al Paese ospite, e comunque non nella totalità perché si resta sempre un soggetto giuridico in Italia.  La possibilità di avere documenti attraverso le Ambasciate a Consolati , e la possibilità di accedere al voto politico tra gli altri, altro problema irrisolto in quanto il sistema di votazione all’estero non è certamente tra i più efficienti , dove molte volte le schede elettorali non arrivano ai connazionali limitando di conseguenza la espressione democratica del voto preferenziale.

Da ciò si evince come il residente all’estero si possa sentire come un cittadino con considerevoli limitazioni dei propri diritti ed in proposito il MIRE con il presente comunicato vuole evidenziare che il decreto del Ministro della Salute, S.E. Roberto Speranza, amplifica ancora di più il concetto delle limitazioni dei diritti degli italiani all’estero.

Occorre sempre avere presente che un Italiano resta tale anche se risiede fuori dai confini della patria e per il chiaro concetto di essere una Repubblica democratica fondata sul lavoro e che la sovranità appartiene al popolo (che la forma) l’Italiano residente all’estero è a tutti gli effetti identico all’Italiano residente in madrepatria.

Limitare l’accesso al territorio Italiano alla categoria degli iscritti all’AIRE, nel caso di specie, per i residenti in alcuni paesi (blacklist), per quanto corretto nella finalità diventa inaccettabile ed illegittimo nella forma espressa e definita. Tutti i cittadini Italiani hanno il diritto di rientrare loro madre-patria a propria discrezione ed in tempi difficili di “pandemia sanitaria” come quelli che stiamo vivendo in questo periodo, dovrebbero solamente attenersi alle disposizioni legislative create “all’uopo” dentro il territorio della Repubblica Italiana (eseguendo ad esempio un tampone obbligatorio ed osservando un periodo di isolamento domiciliare obbligatorio qualora positivi al test).

IL MIRE ha sempre creduto che l’Italia debba essere un esempio di democrazia basata sul rispetto dei propri cittadini e delle leggi, un paese forgiato nei secoli e invidiato a livello mondiale per le capacità organizzative e imprenditoriali di cui gli Italiani sono capaci.

Gli Italiani emigrati, gli stessi Italiani che oggi non possono rientrare in Italia per una “Ordinanza del Ministro della Salute”, sono stati negli anni gli autori della divulgazione della nostra cultura, tradizioni, lingua, lavoro e successi ovunque siano arrivati nel mondo; successi che ci hanno fatto conoscere a livello mondiale dentro e fuori i confini della nostra patria.

Per tutto ciò chiediamo alle Autorità in indirizzo, per quanto di loro rispettiva competenza istituzionale, di intercedere per la rimozione del veto di rientro degli Italiani residenti all’estero provenienti da: Armenia, Bahrein , Bangladesh, Brasile, Bosnia Erzegovina, Cile, Kuwait, Macedonia del Nord, Moldova, Oman, Panama, Perù, Repubblica Dominicana.

Sicuri che l’Ordinanza del Ministro della Salute del 09/07/2020 sia stata erroneamente emessa anche nei confronti degli italiani residenti all’estero (nei paesi inclusi nella blacklist), e fiduciosi che le nostre osservazioni e proteste verranno tenute nella dovuta considerazione, anche per l’elevato potere rappresentativo della Ns. associazione, cogliamo l´occasione per porgere distinti saluti.

 

Vincenzo Odoguardi                                                                                        

Presidente




Odoguardi (MIRE): “Ogni cittadino italiano ha il diritto di rientrare in Patria”

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odoguardiFerma presa di posizione del Movimento Italiano Residenti all’Estero (MIRE) nei confronti della decisione del Ministro Italiano della Salute di vietare l’ingresso in Patria, fino al 31 luglio, dei cittadini italiani residenti in diversi Paese, tra i quali la Repubblica Dominicana.

In una lettera firmata dal Presidente Vincenzo Odoguardi ed inviata al Presidente della Repubblica, Mattarella, e, tra gli altri, ai Ministri della Salute e degli Esteri, il MIRE esprime la sua protesta nei confronti della decisione, corretta nei contenuti ma sbagliata nelle forme, ribadendo che ogni cittadino italiano ha il diritto di poter rientrare in Patria.

Domani ne pubblicheremo il testo integrale.




Venezuela: accorato tweet di connazionali, “Vogliamo tornare in Italia”

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14voceven“Un appello accorato affidato a twitter. Oltre 150 connazionali, bloccati in Venezuela a causa della pandemia, chiedono alla nostra Ambasciata di organizzare, di concerto con il Ministero degli Esteri, voli umanitari che permettano loro di rientrare in Patria”. A rilanciare questo appello è oggi “La voce d’Italia”, quotidiano online di Caracas diretto da Mauro Bafile.
““Siamo più di 150 italiani bloccati in Venezuela. Abbiamo bisogno di un volo per tornare a casa” è il cinguettio di “Italianos en Venezuela”. Il tweet ha “taggato”, il nostro giornale, e anche @Antonio_Tajani, @ItalyMFA, @ItalyinVen, @luigidimaio, @ricardomerlo5.
In precedenza, “Italianos en Venezuela” aveva inviato un altro tweet con un appello che rifletteva delusione e frustrazione.
“Non è giusto che noi italiani dobbiamo aspettare voli organizzati da altre ambasciate a numero chiuso. Siamo più di 150 italiani bloccati in Venezuela”.
Nelle settimane scorse, quando in Europa la pandemia aveva obbligato a chiudere le frontiere, l’Ambasciata d’Italia a Caracas, in collaborazione con l’intera rete consolare e in coordinamento con l’Unità di Crisi della Farnesina, è riuscita a riportare in Italia varie centinaia di cittadini italiani, che si trovavano in Venezuela per turismo o in visita a parenti. Purtroppo, nonostante gli sforzi fatti finora e la consapevolezza, da parte delle nostre autorità diplomatiche, delle difficoltà che comporta vivere in Venezuela, soprattutto in questo momento, non tutti sono riusciti a tornare in Patria.
Le delicate relazioni tra Unione Europea e Venezuela – leggasi sanzioni internazionali che castigano esponenti del governo del presidente Maduro – rendono sempre più difficile l’organizzazione dei voli. E intanto cresce la disperazione di chi, come i connazionali che affidano a twitter i loro messaggi, sperano in un ritorno in Patria.
Nel portale della nostra Ambasciata è possibile iscriversi ad una “lista di attesa per un eventuale volo commerciale per il rientro in Italia”. Ma, chiedono i connazionali di “italianos en Venezuela”, alle autorità della Farnesina: quando?”.

da “La Voce”