Panama, il Canale sotto pressione: meno acqua, meno navi, più tensioni globali

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fn2dvfzlgbbhkcki5ljq5zoxrd0bnspa8izsdpz xnnyczapp43fibk7vkwmwfmfxnpfhqlzpn elofrzr4z0lu5hl2uuqqnegqads828ijavy lgdn5s 1vxxfbjornf nq hcy8mtvtoxsm3ptakiesrznq igvuervmt3v2fquwocbtqsq3dxek3jbn4zIl Canale di Panama, una delle arterie più importanti del commercio mondiale, torna al centro dell’attenzione internazionale. Il motivo non è politico, ma ambientale: la grave siccità che sta colpendo il Paese sta riducendo drasticamente il numero di navi in transito, con effetti già visibili sull’economia globale.

Il funzionamento del Canale dipende dall’acqua dolce del Lago Gatún, utilizzata per far salire e scendere le navi attraverso il sistema di chiuse. Ma negli ultimi mesi, le piogge sono state insufficienti e i livelli del lago sono scesi sotto la media.

Risultato: meno transiti giornalieri autorizzati, restrizioni sul pescaggio delle navi, lunghe code di imbarcazioni in attesa.

Alcune compagnie stanno già scegliendo rotte alternative, più lunghe e costose.

Il Canale di Panama gestisce circa il 5% del commercio marittimo mondiale. Quando rallenta, l’effetto si sente ovunque: aumento dei costi di trasporto, ritardi nelle consegne, pressione sui prezzi di energia e beni di consumo.

In un momento già fragile per l’economia internazionale, il problema rischia di amplificarsi.

La siccità non è un episodio isolato. Gli esperti parlano di una tendenza legata ai cambiamenti climatici, con stagioni sempre più imprevedibili e periodi secchi più lunghi.

Il governo panamense sta valutando soluzioni strutturali, tra cui nuovi bacini idrici, sistemi di risparmio dell’acqua nelle chiuse, investimenti per rendere il Canale più resiliente. Ma si tratta di interventi complessi e costosi, che richiederanno anni.

Il caso Panama mette in luce una contraddizione sempre più evidente: le grandi infrastrutture globali dipendono da equilibri naturali sempre più fragili.

E quando l’acqua manca, si fermano anche le rotte del commercio.

Ciò che sta accadendo a Panama potrebbe avere conseguenze più profonde e durature. Perché questa volta il problema non è umano. È climatico. E, soprattutto, globale.




Sabato Santo in Centro America: tra silenzio, attesa e tradizioni popolari

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guatemala gettyimages 505656261Il giorno del silenzio e dell’attesa prima della Pasqua: tra riti religiosi e tradizioni popolari, così si vive il Sabato Santo in Centro America

CITTÀ DEL MESSICO – SAN JOSÉ – GUATEMALA CITYIl Sabato Santo, momento di passaggio tra la morte e la resurrezione nella Settimana Santa, è vissuto in Centro America con una combinazione unica di raccoglimento religioso e tradizioni popolari.

Il giorno del silenzio

Nella tradizione cattolica, il Sabato Santo è un giorno di attesa. Le chiese restano spoglie, non si celebrano messe durante il giorno e l’atmosfera è segnata da un profondo senso di silenzio e riflessione.

In molti Paesi della regione, come Costa Rica e Guatemala, le famiglie vivono queste ore con rispetto e sobrietà, preparando spiritualmente la celebrazione della Pasqua.

Tra tradizione e vita quotidiana

A differenza del Venerdì Santo, più solenne, il Sabato Santo assume anche un carattere più pratico e familiare.

  • Si preparano i pasti per il giorno successivo
  • Si sistemano le case
  • Si trascorre tempo in famiglia

In alcune zone, soprattutto rurali, sopravvivono tradizioni popolari legate alla purificazione e al rinnovamento, simboli della resurrezione imminente.

La Veglia Pasquale: il cuore della giornata

Il momento più importante arriva la sera, con la Veglia Pasquale, una delle celebrazioni più suggestive dell’anno liturgico.

Fedeli riuniti nelle chiese partecipano a una liturgia ricca di simboli:

  • l’accensione del fuoco nuovo
  • le candele che illuminano la notte
  • la proclamazione della resurrezione

In città come Città del Messico o Guatemala City, queste celebrazioni attirano migliaia di persone, tra fedeli e curiosi.

Una spiritualità condivisa

In Centro America, dove la fede cattolica è profondamente radicata, il Sabato Santo rappresenta un momento di unità comunitaria.

Anche chi ha vissuto i giorni precedenti in modo più festoso rallenta, lasciando spazio a un clima di attesa e rispetto.

Tra fede e trasformazione

Come accade per tutta la Settimana Santa nella regione, anche il Sabato Santo riflette una società in evoluzione: accanto alla tradizione religiosa convivono nuove abitudini e ritmi moderni.

Ma resta forte il significato simbolico di questa giornata: un tempo sospeso, in cui il silenzio prepara alla luce della Pasqua.




Il valore degli italiani all’estero deve farsi sentire: uno sguardo su Messico, Centro America e Caraibi

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imagesGli italiani all’estero sono molti, ma spesso costituiscono una comunità disunita. È evidente che sia necessario partecipare attivamente alla vita associativa e agli strumenti di rappresentanza istituzionale dedicati agli italiani oltreconfine.

Essere italiani all’estero non significa solo vivere lontano dall’Italia. Significa portare con sé una cultura, una lingua, un modo di vedere il mondo. Significa costruire ogni giorno un equilibrio tra ciò che siamo stati e ciò che diventiamo.

Il mondo degli italiani all’estero è ampio e profondamente variegato. Le esperienze di chi vive negli Stati Uniti o in Canada, ad esempio, si sviluppano in contesti molto diversi rispetto a quelle di chi vive in Messico, Centro America o nei Caraibi.

Proprio per questo è importante partire da realtà concrete

Questo articolo nasce con l’idea di concentrarsi su una parte ben definita della nostra presenza all’estero: quella a cui appartengo, nel contesto della suddivisione stabilita dallo Stato italiano a livello di rappresentanza politica: Messico, Centro America e Caraibi. Non per escludere altre aree, ma per focalizzarsi su un contesto che, pur facendo parte della stessa circoscrizione elettorale del Nord America, presenta caratteristiche proprie e, spesso, meno visibili.

Si tratta di una regione in cui la presenza italiana è ampia, dinamica e, in molti casi, in crescita, ma che raramente viene considerata come un insieme. Le comunità italiane nei diversi Paesi tendono a svilupparsi in modo autonomo, senza un reale coordinamento a livello regionale.

E tuttavia, c’è una domanda che vale la pena porsi: quanto di questa presenza si traduce realmente in partecipazione? Nel contesto degli italiani all’estero, partecipare significa fare un passo in più: interessarsi, informarsi ed essere parte attiva nella vita della nostra comunità.

Ed è per questo che, a tutti i cittadini italiani con cui condivido idee e riflessioni sui temi che ci uniscono, quando percepisco passione per l’italianità, attenzione ai diritti e senso del dovere, ripeto sempre la stessa cosa: PARTECIPA!

Questo è un tema che conosco anche a livello personale. Il mio avvicinamento alla comunità italiana all’estero è iniziato anni fa, in un momento molto concreto: la necessità di far sentire la nostra voce per la riapertura di una sede consolare, dopo una chiusura che molti hanno vissuto come ingiusta. Da lì è iniziato un percorso che mi ha portato, nel tempo, a impegnarmi sia a livello associativo sia istituzionale, entrando in contatto diretto con le dinamiche, le difficoltà e anche le opportunità che caratterizzano la nostra presenza fuori dall’Italia.

In questa regione, come in molte altre, esistono strumenti concreti per partecipare. I Com.It.Es. (Comitati degli Italiani all’Estero), le associazioni, le Camere di Commercio e le iniziative culturali e sociali rappresentano spazi reali in cui la voce degli italiani può trovare ascolto e forma. Spazi imperfetti, senza dubbio, ma fondamentali. Se utilizzati con consapevolezza, possono generare risultati concreti per le comunità di riferimento.

Tuttavia, questi strumenti sono spesso poco conosciuti o percepiti come lontani dalla vita quotidiana. E così, una comunità ricca di energie e competenze rischia di rimanere in silenzio proprio nei momenti in cui potrebbe avere maggiore impatto.

Eppure, i temi che ci riguardano sono concreti e incidono sulla vita di tutti:

  • l’accesso ai servizi consolari,

  • la diffusione della lingua italiana,

  • la tutela della salute, anche all’estero,

  • le difficoltà dei pensionati residenti fuori dall’Italia,

  • l’esercizio del diritto di voto,

  • il mantenimento dei legami con l’Italia,

  • il sostegno alle imprese e al Made in Italy.

    Non sono questioni astratte. Fanno parte della nostra vita quotidiana. Ed è proprio su questi temi che la partecipazione può fare la differenza.

In una realtà come quella del Messico, del Centro America e dei Caraibi, ampia, diversificata ma unita da molte sfide comuni, anche il semplice fatto di sentirsi parte di qualcosa può rappresentare un primo passo importante. Proprio perché si tratta di un’area in cui il coordinamento è ancora limitato, esiste uno spazio reale per costruire relazioni più dirette, condividere esperienze e rafforzare una presenza che oggi appare spesso frammentata.

Non si tratta di creare nuove strutture né di sostituire quelle esistenti, ma di valorizzare ciò che già esiste.

Perché una comunità non si misura solo dal numero di persone che la compongono, ma dalla capacità di queste persone di riconoscersi, dialogare e, quando necessario, far sentire la propria voce.

Forse il punto non è cambiare tutto, ma iniziare a partecipare un po’ di più.

Giovani, imprenditori, commercianti, pensionati, italiani di prima generazione e italo-discendenti: PARTECIPATE! Il vostro contributo è fondamentale per mantenere alto il nome dell’Italia all’estero e affrontare le sfide comuni.

Perché è proprio da lì che nasce ogni forma di rappresentanza autentica.




El Salvador, il “modello Bukele”: sicurezza ritrovata o libertà sacrificata?

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04int elsalvador termlimits 01 kqvz videosixteenbyninejumbo1600El Salvador è diventato, nel giro di pochi anni, uno dei Paesi più discussi del Centro America. Il presidente Nayib Bukele viene celebrato da molti come l’uomo che ha fatto ciò che sembrava impossibile: piegare le gang e restituire sicurezza a un Paese per anni ostaggio della violenza.

Ma dietro i numeri record di arresti e il crollo degli omicidi, si nasconde una realtà molto più complessa. E, per certi versi, inquietante.

Il governo ha dichiarato uno stato di emergenza prolungato, che ha portato all’arresto di decine di migliaia di persone sospettate di legami con le gang. Il risultato? Quartieri un tempo considerati inaccessibili sono oggi relativamente sicuri. I cittadini possono tornare a uscire la sera. Le attività commerciali respirano.

Ma a quale prezzo?

Organizzazioni internazionali denunciano arresti arbitrari, diritti sospesi e un sistema giudiziario sotto pressione. In nome della sicurezza, El Salvador sta sacrificando parte delle sue garanzie democratiche. E il rischio, secondo molti osservatori, è che questo “modello” possa diventare un precedente pericoloso nella regione.

Sul piano economico, il Paese continua a cercare una propria strada. L’introduzione del Bitcoin come moneta legale — una scelta fortemente voluta da Bukele — non ha portato i risultati sperati. Gli investimenti promessi non sono arrivati nella misura prevista, e la fiducia internazionale resta altalenante.

Eppure, qualcosa sta cambiando davvero.

Per gli italiani che vivono o guardano a El Salvador, il Paese oggi offre un paradosso: più sicurezza rispetto al passato, ma meno certezze sul piano istituzionale. Alcuni imprenditori iniziano a considerarlo una nuova frontiera, soprattutto nei settori turistico e immobiliare. Ma resta fondamentale muoversi con cautela, informarsi bene e non lasciarsi trascinare solo dall’entusiasmo mediatico.

El Salvador è oggi un laboratorio. Un esperimento politico e sociale osservato da tutto il mondo.

Funzionerà davvero nel lungo periodo?
O si tratta solo di una stabilità apparente, costruita su fondamenta fragili?




Costa Rica, il paradiso che cambia: attenzione alla sicurezza, i consigli dell’ambasciata italiana

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costa rica aIl Costa Rica continua ad essere la meta preferita dagli italiani che scelgono il Centro America per vivere o lavorare. Sono oltre 8.200 i connazionali ufficialmente registrati nel Paese, concentrati soprattutto nella provincia di San José, in maggioranza liberi professionisti con un alto livello di istruzione. Ma il Paese sta cambiando, e chi vi abita deve saperlo.

Un Paese ancora sicuro, ma con nuove ombre

Il Costa Rica rimane il Paese latinoamericano con il livello più basso di criminalità nella regione, anche se il fenomeno è in aumento e negli ultimi anni si è registrato l’ingresso di bande organizzate straniere che approfittano dell’ingenuità non solo dei turisti, ma anche dei residenti.

I numeri parlano chiaro. Il tasso di omicidi ha raggiunto 20 casi ogni 100.000 abitanti, quindici volte più elevato che in Italia. Le autorità locali collegano questa dinamica al diffuso traffico di droga e al crimine organizzato. Nel solo 2025 si sono registrati circa 1.500 casi di aggressioni, furti o atti di violenza ai danni di turisti stranieri.

Dove fare attenzione

Il centro di San José va visitato con adeguata cautela, specialmente durante le ore serali e notturne, quando sono frequenti scippi e aggressioni. I parchi naturali sono da visitare preferibilmente in gruppo, accompagnati da guide autorizzate: si segnalano casi di assalti a mano armata ai danni di turisti italiani.

Le aree isolate, in particolare le zone confinanti con il Nicaragua, sono sconsigliate: la regione nord-ovest ha fatto registrare episodi di sequestro di cittadini stranieri a scopo di estorsione.

I consigli pratici per chi vive lì

L’Ambasciata italiana a San José raccomanda alcune precauzioni di buon senso che vale la pena ricordare anche ai residenti di lungo corso:

Effettuare cambi di valuta solo in banche o agenzie autorizzate, e utilizzare esclusivamente taxi ufficiali di colore rosso o arancione (questi ultimi in partenza e arrivo dall’aeroporto internazionale). Custodire documenti importanti e denaro nelle casseforti degli hotel, ed evitare di mostrare oggetti di valore in pubblico.

Per chi ha figli, un dettaglio burocratico spesso trascurato: i minorenni con doppia cittadinanza e i figli di stranieri domiciliati in Costa Rica devono richiedere un permesso di uscita alle autorità migratorie per lasciare il Paese, indipendentemente dal fatto che viaggino con uno o entrambi i genitori.

Il numero di emergenza è il 911.

Il Costa Rica resta un luogo straordinario in cui vivere. Ma come ogni paradiso, conosce anche le sue ombre, ed è meglio affrontarle con gli occhi aperti.




America Centrale nel mirino della guerra: prezzi del carburante alle stelle e rimesse record

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imageLa guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran sta colpendo l’America Centrale molto più di quanto si possa immaginare guardando una cartina geografica. Due effetti opposti — uno che svuota le tasche, l’altro che le riempie — stanno ridisegnando la vita quotidiana di milioni di persone in Guatemala, Honduras ed El Salvador.

La benzina costa sempre di più

L’aumento dei prezzi di benzina e diesel nei tre Paesi centroamericani risponde direttamente agli attacchi tra Stati Uniti e Iran e alla chiusura temporanea dello Stretto di Hormuz, che ha intensificato la volatilità del mercato petrolifero mondiale, aggravata ulteriormente dalla caduta delle riserve di idrocarburi negli Stati Uniti e dall’aumento dei costi logistici internazionali. Tgcom24

I governi della regione hanno dovuto correre ai ripari. In Honduras, le autorità hanno segnalato aumenti tra i 4 e i 5 centesimi di dollaro per gallone su diesel, kerosene e vari tipi di gasolina, e per attutire il colpo il governo ha introdotto un sussidio fino al 50% del prezzo. Tgcom24 In Guatemala, il Ministero dell’Energia ha annunciato rincari fino a 13 centesimi di dollaro per gallone su gasolina regular, superiore e diesel, mentre El Salvador ha aggiornato i prezzi di riferimento con un aumento di 5 centesimi per gallone su tutte le tipologie di carburante. Tgcom24

Un paradosso difficile da digerire per economie che non producono petrolio e dipendono interamente dalle importazioni. Come ha sintetizzato un economista honduregno citato dalle autorità energetiche: anche se i legami commerciali del Paese puntano principalmente verso l’America, la catena logistica internazionale rende inevitabile il trasferimento dei costi sui consumatori finali.

Le rimesse crescono, ma il futuro è incerto

C’è però anche una notizia positiva, almeno per ora. Le rimesse inviate dai migranti residenti negli Stati Uniti verso El Salvador, Guatemala e Honduras sono cresciute di oltre il 20% su base annua, secondo i dati raccolti dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni. SiViaggia Un flusso di denaro fondamentale per milioni di famiglie nella regione, che in molti casi rappresenta l’entrata principale del bilancio domestico.

Ma questo dato positivo convive con una grande incertezza: le politiche di deportazione di massa dell’amministrazione Trump stanno riducendo il numero di migranti centroamericani presenti negli Stati Uniti, con il rischio concreto che le rimesse tornino a calare nei prossimi mesi. Una doccia fredda che, sommata ai rincari energetici, potrebbe pesare duramente sulle economie più fragili dell’istmo.




La CIDH si riunisce in Guatemala e denuncia le deportazioni di massa di Trump

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cidhLa Commissione Interamericana dei Diritti Umani (CIDH) ha concluso il suo 195° Periodo di Sessioni, svoltosi dal 2 al 13 marzo, con la settimana conclusiva ospitata nella Città del Guatemala. Un appuntamento storico, che ha messo al centro del dibattito continentale le politiche migratorie dell’amministrazione Trump e la situazione dei diritti umani in tutta la regione centroamericana.

Nel corso di un’udienza pubblica, organizzazioni non governative provenienti da Stati Uniti, Messico, Haiti, Guatemala ed El Salvador hanno denunciato un uso sempre più sistematico delle deportazioni verso paesi terzi, ovvero nazioni diverse da quelle di origine dei migranti. Gli Stati Uniti hanno firmato 30 accordi, di cui 14 con Paesi dell’America Latina e dei Caraibi, per trasferire migranti in Paesi diversi dalla loro patria.

Le testimonianze raccolte dipingono scenari preoccupanti: agenti dell’ICE avrebbero consegnato persone di Guatemala e Cuba ad “agenti mascherati” che le avrebbero obbligate ad attraversare il muro di confine verso il Messico. I migranti arrivano senza documenti né effetti personali, vengono trasferiti via terra verso il Tabasco e il Chiapas in condizioni precarie e senza possibilità di comunicare con i propri familiari o avvocati.

Nel caso di El Salvador, le persone deportate sarebbero state rinchiuse nel carcere di massima sicurezza noto come Centro de Confinamiento del Terrorismo, dove 400 stranieri sarebbero morti a causa del sovraffollamento e delle condizioni igieniche.

Sul fronte guatemalteco, la CIDH ha anche sottolineato la necessità di rafforzare le istituzioni democratiche del Paese. Il presidente della CIDH, il guatemalteco Stuardo Ralón, ha evidenziato che il Guatemala si trova in un momento cruciale per il ripristino della legittimità delle sue istituzioni giudiziarie e il rafforzamento dello Stato di diritto.




L’aumento del petrolio fa salire il costo della vita in Centro America

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fkwh2m snzsopnbkmnxw6qxv688r4cvssnn4uzbfqu4u8buogq badader2jfievy abik ugxtbapkrhutoz2y4tko ydcqiesvqhuqqoaNegli ultimi giorni diversi Paesi dell’America Centrale stanno affrontando un nuovo aumento del costo della vita, legato soprattutto al rincaro del petrolio sui mercati internazionali. L’incremento dei prezzi del greggio, alimentato dalle tensioni geopolitiche in Medio Oriente, sta infatti provocando un effetto a catena che colpisce trasporti, alimenti e servizi in gran parte della regione.

Secondo analisti economici e istituzioni locali, l’aumento del carburante si riflette rapidamente sull’intero sistema economico di Paesi come Guatemala, Honduras, El Salvador e Nicaragua, dove il trasporto su strada rappresenta la principale modalità di distribuzione delle merci. Quando il prezzo del carburante cresce, aumentano di conseguenza anche i costi di produzione e di trasporto dei prodotti di base.

Effetti immediati su famiglie e imprese

L’impatto è particolarmente pesante per le famiglie con redditi medio-bassi, che già destinano una parte significativa del bilancio domestico all’acquisto di alimenti e al pagamento dei trasporti pubblici. In molte città centroamericane gli operatori del settore dei trasporti hanno già iniziato a chiedere aumenti delle tariffe per compensare l’aumento del diesel.

Anche le piccole imprese e i commercianti stanno risentendo della situazione: il maggiore costo della logistica si traduce spesso in prezzi più alti per beni di consumo quotidiano, come pane, riso, frutta e prodotti importati.

Una regione particolarmente vulnerabile

L’America Centrale è particolarmente esposta alle oscillazioni del prezzo del petrolio perché molti Paesi della regione dipendono quasi totalmente dalle importazioni di energia. Questo significa che ogni crisi internazionale che colpisce il mercato del greggio si riflette rapidamente sulle economie locali.

Gli economisti avvertono che, se le tensioni globali dovessero continuare e il petrolio restare su livelli elevati, la regione potrebbe registrare nei prossimi mesi una nuova pressione inflazionistica, con effetti diretti sul potere d’acquisto delle famiglie e sulla stabilità economica di diversi Paesi.




Carmine Rimola Rubini: cronaca di un’eredità unificata tra Castrovillari e il Guatemala

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1001117053Di Julio Francisco Lainfiesta Rímola

​Ricostruire la vita di Carmine Rimola Rubini è stato un esercizio de archeologia emotiva e tecnica. Non si tratta solo di riscattare un nome, ma di unire i pezzi di un puzzle che abbraccia più di un secolo e due continenti. Questa cronaca è il risultato dell’incrocio tra la testimonianza storica della stampa del 1911, il rigore accademico della storia contemporanea e la memoria viva della nostra stessa famiglia.

​Un viaggio di speranza e determinazione

​La storia inizia nel 1898, quando Carmine lascia la sua natìa Castrovillari, in Calabria, per cercare un futuro in un paese che finì per adottarlo. Non intraprese il viaggio da solo; lo fece insieme a sua moglie, Maria Teresa Grisolia Catanzaro, e ai loro figli piccoli: mio nonno, Francesco Federico (di appena 4 anni), e suo fratello minore, Antonio Rocco (che all’epoca era solo un neonato).

​1001566491Quella che era iniziata come la traversata di un “umile operaio” e falegname, si trasformò presto nella storia di un visionario che ridisegnò il paesaggio architettonico del Guatemala. Ma chi era veramente Carmine? Le fonti ci offrono oggi una visione completa:

​Le voci che riscattano la storia

​Per capire Carmine, dobbiamo ascoltare coloro che hanno scritto su di lui da diverse epoche:

  1. ​1001363305Luigi Saraceni e Il Moto (1911): Nel settembre del 1911, questo influente giornale di Castrovillari, diretto dall’avvocato e politico Luigi Saraceni, dedicò uno spazio per esaltare l’opera di Carmine. In un’epoca di comunicazioni lente, Il Moto fungeva da ponte d’orgoglio, informando l’Italia che Carmine era un esempio della “laboriosità italiana”. Questa pubblicazione fu la prima convalida internazionale del suo successo e della sua impeccabile etica del lavoro.
  2. ​Vittorio Cappelli (Il rigore accademico): Il rinomato storico contemporaneo ha approfondito la dimensione intellettuale di Carmine. Cappelli lo identifica come uno dei “calabresi sovversivi” in Centroamerica, non per una militanza radicale, ma per i suoi saldi valori massonici e liberali. Come membro della Loggia Fénix No. 2 e primo presidente della Asociazione Italiana di Beneficenza, Carmine fu un libero pensatore che cercava il progresso sociale e il mutuo soccorso tra i connazionali.
  3. ​Karen Rimola (La precisione genealogica e tecnica): Attraverso le sue ricerche, Karen è riuscita a collegare i punti tecnici e familiari. Il suo lavoro è stato vitale per documentare la diffusione del talento dei Rimola nella regione e precisare le pietre miliari architettoniche che oggi sono orgoglio nazionale, unificando la storia dei discendenti in Guatemala e Costa Rica.
  4. ​Francesco Federico “Ciccio” Rimola (La fonte primaria): Mio nonno è stato il custode diretto di questa eredità. È stato lui a conservare le planimetrie, le lettere e a trasmetterci la mistica del lavoro ben fatto. È stato il ponte umano che ha permesso che i dati freddi degli archivi si trasformassero nell’identità viva della nostra famiglia oggi.

​Dalla planimetria alla pietra: un retaggio di identità nazionale

​Il talento di Carmine è rimasto impresso nelle strutture più emblematiche del Guatemala. A Quetzaltenango, la sua firma risiede nell’Instituto Nacional para Varones de Occidente (INVO), nel Pantheon Minerva, nella Camera del Lavoro e nel Banco de Occidente. Una menzione speciale merita il Monumento al Leone, un’opera che continua a custodire la storia della città e che fu frutto della sua maestria tecnica ed estetica.

​Tuttavia, la sua influenza raggiunse anche la capitale della nazione: Carmine fu incaricato di realizzare le planimetrie originali per il Palazzo Nazionale del Guatemala, un’opera monumentale che riflette come la sua visione tecnica fosse all’altezza delle grandi sfide di Stato.

​Conclusione: un’eredità viva

​Unificando queste voci, scopriamo che Carmine Rimola Rubini non ha costruito solo con pietra e malta; ha costruito con i valori. La sua vita unisce la nostalgia della Calabria con il progresso del Guatemala. Oggi, come suo pronipote, presento questo racconto non come un finale, ma come un omaggio a una stirpe che, grazie alla guida di mio nonno e alla curiosità dei suoi discendenti, continua a guardare all’Italia con amore e al futuro con la stessa determinazione che Carmine ebbe più di un secolo fa.

​Riferimenti Bibliografici (Norme APA)

  • ​Cappelli, V. (2006). Entre hombros y manos: Italianos en Centroamérica. Editorial Universitaria.
  • ​Cappelli, V. (s.f.). Tre calabresi “sovversivi” en Guatemala. Archivio Storico di Castrovillari.
  • ​Lainfiesta Rímola, J. F. (2026). Archivio storico della famiglia Rimola-Grisolia: Corrispondenza e registri di migrazione. Guatemala.
  • ​Rimola, K. (2025). Studio genealogico e tecnico della famiglia Rimola in Centroamerica. Archivio privato.
  • ​Saraceni, L. (1911, 15 settembre). Carmine Rimola Rubini: Un esempio di laboriosità italiana all’estero. Il Moto.



Honduras, cento giorni dopo: Asfura al potere, ma il Paese resta spaccato

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img 4849 1021x1536Il nuovo presidente conservatore, sostenuto da Trump, ha preso le redini di Tegucigalpa tra contestazioni e sfide enormi. Un cambio di rotta che interessa anche la piccola ma attiva comunità italiana nella regione

È passato poco più di un mese da quando Nasry “Tito” Asfura ha giurato come presidente dell’Honduras davanti al Congresso nazionale di Tegucigalpa. La cerimonia si è tenuta il 27 gennaio, con la presenza del corpo diplomatico accreditato nel Paese, segnando l’avvio del mandato 2026-2030, dopo uno dei processi elettorali più tormentati della storia recente centroamericana.

Asfura ha ottenuto il 40,27% dei voti nelle elezioni del 30 novembre, superando di stretta misura Salvador Nasralla del Partito Liberale, fermo al 39,53%, mentre la candidata di sinistra Rixi Moncada, espressione del partito uscente Libre, si è fermata al 19,19%. Un margine di appena 27.000 voti su quasi tre milioni di schede scrutinate, con uno spoglio che ha richiesto oltre un mese e che è stato contestato sia dall’opposizione che dal partito di governo della presidente uscente Xiomara Castro, che aveva ordinato un nuovo riconteggio voto per voto, poi dichiarato illegale dal Consiglio Elettorale.

Un presidente “trumpiano” nel cuore del Centroamerica

Chi è Asfura? Nato nel 1958 a Tegucigalpa da una famiglia di ascendenza palestina, ingegnere civile e imprenditore nel settore delle costruzioni, è considerato un politico conservatore della destra tradizionale. Durante la campagna elettorale ha ricevuto un sostegno esplicito e rumoroso da Donald Trump, che lo ha pubblicamente indicato come l’unico candidato affidabile per la regione. Ampiamente sostenuto da Washington, Asfura si inserisce in quel filone di governi latinoamericani di destra vicini alla Casa Bianca che comprende anche Bukele in El Salvador e Milei in Argentina.

I primi atti del nuovo governo hanno seguito il copione annunciato: tra i primi decreti firmati dopo l’insediamento, la vendita dell’aereo presidenziale per ridurre le spese dello Stato e l’ampliamento del regime di importazione per favorire 45.000 nuovi posti di lavoro. Sul fronte internazionale, Asfura ha ufficializzato il rientro dell’Honduras nel CIADI, il tribunale arbitrale del Gruppo Banca Mondiale per le controversie tra investitori e Stati, con l’obiettivo dichiarato di attrarre capitali stranieri e ridurre la percezione di rischio Paese.

Le sfide che attendono Tegucigalpa

Al di là della retorica del cambiamento, le sfide che attendono il nuovo governo sono enormi. L’Honduras presenta un tasso di povertà superiore al 60% e una povertà estrema che tocca il 38% della popolazione, con oltre due milioni di persone in cerca di occupazione. La corruzione è endemica, e il partito dello stesso Asfura porta sulle spalle il peso imbarazzante della condanna per narcotraffico dell’ex presidente Juan Orlando Hernández — poi graziato da Trump in uno degli atti più controversi della sua amministrazione.

A tutto questo si aggiunge una polarizzazione politica che non accenna a diminuire: il partito Libre della presidente uscente ha annunciato che non riconoscerà il nuovo governo, definendo le elezioni illegittime e contestando le numerose irregolarità nel processo di trasmissione dei dati.

Cosa cambia per gli italiani

Per la comunità italiana in Honduras e in Centro America — piccola ma radicata soprattutto nei settori del turismo, dell’agricoltura e del commercio — il cambio di governo porta con sé segnali contrastanti. Da un lato, il ritorno alla destra filo-americana promette un clima più favorevole agli investimenti stranieri e una maggiore stabilità nei rapporti con Washington. Dall’altro, la tensione sociale interna e l’instabilità istituzionale rappresentano incognite che nessun imprenditore può ignorare.

Il COMITES del Costa Rica — Paese confinante e con una delle comunità italiane più attive del Centro America — ha già segnalato la necessità di seguire con attenzione l’evoluzione della situazione regionale, in un’area dove le crisi politiche di un Paese si riflettono rapidamente sui vicini.

L’Honduras di Asfura ha appena cominciato il suo cammino. Cento giorni sono ancora pochi per un bilancio, ma il Paese resta spaccato — e il Centroamerica guarda con attenzione a ciò che accadrà nei prossimi mesi.