San Vito celebra il 74° anniversario della colonia italiana

comites san vito 74 anniversario comunita italiana

comites san vito 74 anniversario comunita italianaIn occasione del 74° anniversario della colonia italiana di San Vito, il COMITES Costa Rica ha partecipato a un importante incontro con la comunità locale, in un clima di dialogo, ascolto e profondo senso di appartenenza.

L’evento, organizzato con il contributo della Società Dante Alighieri, ha visto la partecipazione di famiglie storiche della comunità italiana di San Vito e la proiezione di una dettagliata presentazione sulla storia della colonia, curata con grande competenza da Juan Carlos Laurent, profondo conoscitore delle radici italiane del territorio.

I temi affrontati: servizi consolari e referendum

Durante l’incontro sono stati affrontati diversi temi di interesse per la collettività, in particolare:

  • Accesso ai servizi consolari
  • Difficoltà legate alla distanza da San José
  • Situazioni individuali ancora irrisolte
  • Informazioni sul referendum

Molti connazionali hanno espresso con rispetto ma con chiarezza una difficoltà concreta:
la distanza dalla capitale rappresenta un ostacolo reale, soprattutto per le persone anziane o con problemi di salute.

È stato ricordato con particolare apprezzamento il periodo in cui venne attivato il consolato itinerante, iniziativa che aveva portato i servizi direttamente sul territorio, lasciando nella comunità un ricordo positivo e un senso di vicinanza istituzionale.

Una situazione che ci ha colpito

Tra i casi segnalati, ci ha particolarmente colpito quello di un connazionale che ha versato la quota per il rinnovo del passaporto ma non ha ancora ricevuto il documento.

Gli è stato indicato di recarsi a San José, ma per motivi di età e salute questo spostamento risulta per lui estremamente difficile.

Situazioni come questa meritano attenzione e sensibilità.

Il ruolo del COMITES

Al COMITES è stata data anche l’opportunità di spiegare il tema referendario e di fornire chiarimenti.

Desideriamo però sottolineare che, su alcune questioni, avevamo formalmente richiesto chiarimenti tramite comunicazione ufficiale, senza ricevere risposta. Questo non ci ha permesso di fornire alla comunità tutte le informazioni necessarie con la completezza che avremmo voluto.

Il nostro intento non è polemico.
È però nostro dovere istituzionale evidenziare che la comunità italiana di San Vito — come tutte le comunità lontane dalla capitale — non deve sentirsi dimenticata.

Un messaggio di collaborazione istituzionale

Il COMITES rimane disponibile al dialogo e alla collaborazione con tutte le istituzioni competenti, nell’interesse esclusivo dei cittadini italiani residenti in Costa Rica.

Le comunità storiche come quella di San Vito rappresentano un patrimonio umano, culturale e identitario che merita attenzione, presenza e continuità istituzionale.

Il nostro impegno continuerà in questa direzione.

Contattaci: segreteria@comitescr.org

Comites Costa Rica




Guerra nel Golfo: quali conseguenze per Centro America e Caraibi?

a sailboat drifting on clear turquoise water next to a wide, pristine white sand beach under a bright blue sky with fluffy clouds

a sailboat drifting on clear turquoise water next to a wide, pristine white sand beach under a bright blue sky with fluffy cloudsQuando si parla di guerra nel Golfo Persico, si pensa subito al Medio Oriente. Eppure un conflitto in quell’area può avere ripercussioni dirette anche su Centro America e Caraibi, regioni lontane geograficamente ma profondamente collegate all’economia globale.

Ecco perché.

Il Golfo è una delle principali aree mondiali di produzione ed esportazione di petrolio. Se tensioni tra Paesi come l’Iran e gli Stati del Golfo bloccano rotte strategiche o riducono l’offerta, il prezzo del greggio sale rapidamente.

Per Paesi come la Repubblica Dominicana, Panama, Honduras o le isole caraibiche — fortemente dipendenti dalle importazioni energetiche — questo significa: aumento del costo dei carburanti, rincaro dell’elettricità, maggiori spese per trasporto e logistica, pressione sull’inflazione.

In economie già fragili, anche pochi dollari in più al barile possono tradursi in aumenti immediati per famiglie e imprese.

Il turismo è il cuore economico dei Caraibi. Se la guerra genera instabilità globale, paura nei viaggiatori o rincari del carburante aereo, possono verificarsi: diminuzione delle prenotazioni, aumento del prezzo dei biglietti, riduzione delle rotte internazionali.

Un rallentamento del turismo colpisce direttamente occupazione, ristorazione, commercio e investimenti immobiliari.

Gran parte del commercio mondiale passa attraverso rotte marittime sensibili. Se il traffico nel Golfo viene limitato, aumentano: tempi di consegna, costi assicurativi, costi del trasporto marittimo.

Centro America e Caraibi importano una vasta gamma di beni: carburanti, fertilizzanti, macchinari, prodotti industriali. Ogni interruzione globale si riflette sugli scaffali e sui prezzi locali.

Molti cittadini centroamericani lavorano negli Stati Uniti o in Europa. Una crisi energetica globale può rallentare le economie occidentali, incidendo su: occupazione, flussi di rimesse, stabilità delle valute locali.

I mercati emergenti sono spesso i primi a subire scossoni quando cresce l’incertezza internazionale.

Un conflitto nel Golfo può riorientare l’attenzione delle grandi potenze. Gli Stati Uniti, ad esempio, potrebbero concentrare risorse diplomatiche e militari altrove, lasciando meno spazio alle dinamiche centroamericane. Questo può avere effetti indiretti su cooperazione, sicurezza regionale e investimenti.

In un mondo interconnesso, nessuna guerra resta confinata ai propri confini geografici. Il Centro America e i Caraibi, pur distanti dal Golfo Persico, sono vulnerabili agli shock energetici, commerciali e finanziari che un conflitto può generare.

Per questo governi e imprese della regione osservano con attenzione ogni evoluzione della crisi: la stabilità globale, oggi più che mai, è una questione che riguarda tutti.




Honduras: scoppia la campagna elettorale tra tensioni e proposte forti

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tegucigalpa downtown panoramic 2026In Honduras entra nel vivo la campagna per le elezioni presidenziali che si terranno il 30 novembre 2025, un appuntamento considerato decisivo per la stabilità e il futuro politico del Paese. Secondo i dati più recenti, tre principali candidati si contendono la guida della nazione, con programmi molto diversi che riflettono profondi dibattiti su economia, sicurezza e diritto.

Nel quadro elettorale, l’attenzione è alta per le proposte del candidato Salvador Nasralla, esponente di una coalizione alternativa che punta su sicurezza, sviluppo rurale, welfare e trasparenza istituzionale, e di altri sfidanti più conservatori che suggeriscono misure come l’introduzione della pena di morte o persino l’integrazione di alcune zone del Paese negli Stati Uniti, come parte di una strategia di crescita economica.

La campagna è stata segnata da forti tensioni e accuse di frode elettorale, dal momento che lo spoglio dei voti dopo le elezioni di fine 2025 fu rallentato e contestato da diverse parti, con l’opposizione che denunciò irregolarità. Le discussioni politiche sono spesso animate e amplificate anche dalle ingerenze di attori esterni, rendendo il clima politico particolarmente acceso e complesso.

Questa fase cruciale della politica honduregna ha riflessi importanti anche sul resto della regione centroamericana: si tratta di un test per le democrazie locali e un banco di prova per le relazioni con partner internazionali e investitori, soprattutto per quanto riguarda sicurezza, economia e cooperazione transfrontaliera.




Cuba tra blackout, crisi economica e turismo in affanno: il 2026 si è aperto con nuove incognite

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tzoo.98779.0.729674.havanaL’inizio del 2026 si presenta complesso per #Cuba, alle prese con una combinazione di crisi energetica, difficoltà economiche e rallentamento del settore turistico, pilastro fondamentale dell’economia nazionale. Negli ultimi mesi, l’isola ha vissuto frequenti interruzioni di corrente, soprattutto nelle province interne, con blackout che in alcuni casi hanno superato le dieci ore al giorno.

Alla base del problema vi è un sistema energetico obsoleto, fortemente dipendente da centrali termoelettriche datate e da forniture di carburante sempre più irregolari. Le autorità cubane hanno ammesso pubblicamente le difficoltà, annunciando piani di emergenza e nuovi accordi per rafforzare la produzione elettrica, ma i risultati tardano ad arrivare.

Sul piano economico, l’inflazione continua a colpire duramente il potere d’acquisto della popolazione. I prezzi dei beni di prima necessità restano elevati, mentre salari e pensioni faticano a tenere il passo. A soffrire è soprattutto la classe media urbana, che negli ultimi anni aveva rappresentato una delle principali leve di stabilità sociale.

Particolarmente delicata è la situazione del turismo, settore chiave per l’ingresso di valuta estera. Nonostante un lieve aumento degli arrivi rispetto agli anni della pandemia, i numeri restano lontani dai livelli precedenti al 2019. Le difficoltà nei trasporti, i blackout, la carenza di servizi e la concorrenza crescente di altre destinazioni caraibiche stanno riducendo l’attrattiva dell’isola per molti viaggiatori internazionali.

In questo contesto, il governo punta sempre più su investimenti stranieri selettivi, sull’apertura controllata al settore privato e su una maggiore cooperazione con Paesi alleati. Tuttavia, il quadro resta fragile e fortemente condizionato anche dal perdurare delle sanzioni economiche degli Stati Uniti, che continuano a pesare su commercio, finanza e approvvigionamenti.

Per il Centro America e i Caraibi, la situazione cubana rappresenta un tema di interesse regionale: migrazioni, flussi turistici, equilibri economici e stabilità sociale dell’isola hanno effetti che vanno ben oltre i suoi confini. Il 2026 si apre dunque come un anno decisivo per capire se Cuba riuscirà ad avviare una fase di graduale ripresa o se le difficoltà strutturali continueranno a rallentarne il futuro.




Guatemala, nuovo stato di assedio contro narco-criminalità e rivolte carcerarie

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imagesIl governo del #Guatemala ha proclamato a metà febbraio 2026 un nuovo stato di assedio per far fronte all’aumento della violenza legata al narcotraffico e alle rivolte scoppiate in diversi istituti penitenziari del Paese.

Il provvedimento è stato deciso dal presidente Bernardo #Arévalo  (foto) che ha autorizzato un intervento congiunto di polizia ed esercito con l’obiettivo di ristabilire l’ordine pubblico e garantire la sicurezza nazionale nelle aree più colpite.

La nuova misura straordinaria fa seguito a uno stato di emergenza di 30 giorni, entrato in vigore il 19 gennaio 2026, adottato dopo una serie di episodi violenti attribuiti a gruppi criminali organizzati e alle gang attive nel Paese.

Secondo le autorità, l’intensificarsi delle operazioni di sicurezza si rende necessario per contenere l’espansione della criminalità organizzata, mentre il governo assicura che le misure resteranno temporanee e mirate, nel rispetto dell’ordine costituzionale.




Tornare a “L’Haitiano”: un romanzo che racconta l’isola divisa e l’umanità che resiste

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480081552 122108531288750914 5853757933984265248 nIn un momento in cui il tema della migrazione haitiana è tornato con forza al centro del dibattito pubblico nella Repubblica Dominicana, vale la pena tornare a parlare di un romanzo che, già da tempo, ha saputo affrontare questa realtà con profondità e sensibilità: L’Haitiano, una saga ambiziosa e profondamente amata dal suo autore.

L’Haitiano è un romanzo che fonde magistralmente amore, politica e spiritualità, intrecciando vicende personali e collettive in un affresco narrativo intenso. La fuga di Jean-Michel Pie da #Haiti verso la Repubblica Dominicana diventa il punto di partenza per esplorare le tensioni storiche, culturali e umane che attraversano un’isola unita dalla geografia e divisa dalla storia.

Il sogno di un’isola riconciliata, le difficoltà dell’integrazione, il peso della migrazione forzata e il richiamo misterioso del vudù non sono semplici elementi narrativi, ma chiavi di lettura di una realtà complessa, spesso ridotta a slogan o cronaca superficiale. Nel romanzo, invece, questi temi trovano spazio, respiro e profondità.

Con le sue circa 800 pagine, #L’Haitiano scava a fondo nella realtà dell’immigrazione haitiana nella Repubblica Dominicana, raccontandola in forma romanzata ma senza edulcorazioni. È una narrazione che non cerca scorciatoie emotive, ma accompagna il lettore dentro una storia fatta di dolore, speranza, identità e resilienza umana.

Il libro è disponibile sia su Amazon sia su Lulu, ma l’autore raccomanda in particolare l’edizione Lulu per la maggiore cura della stampa, più adatta a un’opera di ampio respiro e forte densità narrativa.

A supporto del romanzo esiste anche una pagina Facebook dedicata,

https://www.facebook.com/profile.php?id=61572527430635

ricca di immagini e contenuti visivi che accompagnano l’universo della saga e ne amplificano il racconto.

Leggere oggi L’Haitiano significa guardare l’attualità con strumenti più profondi. Non è solo un romanzo: è una testimonianza narrativa su una delle grandi questioni irrisolte dei #Caraibi, capace di toccare il cuore e stimolare la mente.




Las Terrenas, San Valentino da record… ma nel traffico: il turismo cresce, la pianificazione no

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635377683 2131485637610547 2371262844693185040 nA #Las Terrenas, il sabato di San Valentino si è trasformato in una lunga prova di pazienza per residenti e visitatori. Un ingorgo senza precedenti ha paralizzato il paese per ore, con automobilisti costretti ad attendere fino a tre ore per raggiungere la propria destinazione.

Le immagini parlano da sole: strade completamente bloccate, traffico fermo, moto e auto ammassate lungo l’unica via di accesso e uscita dal centro abitato. Una situazione che ha messo in evidenza, ancora una volta, la fragilità infrastrutturale di una località turistica in piena crescita.

Le autorità locali si sono dette soddisfatte per l’elevato numero di turisti che hanno scelto Las Terrenas per celebrare San Valentino. Un dato positivo, senza dubbio. Ma dietro il successo turistico si nasconde un problema strutturale che non può più essere ignorato: la totale assenza di pianificazione dei flussi.

Las Terrenas continua ad affidarsi a una sola strada principale per gestire entrate e uscite del paese, una soluzione ormai insufficiente rispetto all’aumento costante di visitatori, veicoli e attività commerciali. In queste condizioni, ogni evento, festività o fine settimana lungo diventa inevitabilmente una criticità.

Il confronto con l’Europa è inevitabile. A Portofino, una delle località turistiche più famose e visitate d’Italia, il problema è stato affrontato con una scelta chiara: numero chiuso di visitatori in entrata nei periodi di massima affluenza, per garantire sicurezza, vivibilità e tutela del territorio.

Perché non prendere in considerazione una soluzione simile anche a Las Terrenas, almeno in assenza di interventi strutturali a lungo termine? Limitare gli accessi nei giorni di punta, regolamentare il traffico, pianificare parcheggi esterni e navette non significa scoraggiare il turismo, ma renderlo sostenibile.

Il rischio, altrimenti, è evidente: trasformare un successo turistico in un boomerang, con disagi che finiscono per penalizzare residenti, visitatori e l’immagine stessa della destinazione.

Las Terrenas continua a crescere. Ora la sfida non è attirare più turisti, ma gestirli meglio. Senza pianificazione, ogni “record” rischia di diventare l’ennesima occasione persa.




Vivere in Guatemala: non solo costi bassi, ma scelte consapevoli e territori molto diversi

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74ddc5a8bc392ba990ada31c1bf76007Il #Guatemala viene spesso citato come una delle mete più convenienti dal punto di vista economico in America Centrale. Affitti più bassi rispetto all’Europa, costo della vita contenuto e una natura straordinaria fanno pensare, a prima vista, a una destinazione ideale per pensionati, lavoratori da remoto o piccoli imprenditori stranieri. Tuttavia ridurre il Paese a una semplice equazione di risparmio è fuorviante.

Un Paese che non è tutto uguale

Il Guatemala è un Paese profondamente eterogeneo, dove le differenze tra una zona e l’altra possono essere drastiche. Vivere nel centro storico di Antigua Guatemala, in alcune aree selezionate di Guatemala City, o nei dintorni del Lago Atitlán, non è affatto la stessa cosa che stabilirsi in quartieri periferici o in regioni prive di servizi adeguati.

uo 9lgitbu ce3rjgps4jcnvix qhi lov2y9jjqe5rzakxyjsko4vxhkn3 r ikvhtkrzwg7ilmsfocavaghmnq0f9dqzg2bipbz4kb1sLa scelta della località è determinante: una valutazione superficiale può trasformare rapidamente un apparente vantaggio economico in problemi di sicurezza, isolamento o mancanza di comfort essenziali.

Sicurezza e servizi: variabili decisive

Uno degli aspetti più delicati riguarda la sicurezza, che in Guatemala non è uniforme. Esistono aree ben controllate, con buoni standard abitativi, infrastrutture moderne e servizi sanitari privati di buon livello. Ma esistono anche zone dove la presenza dello Stato è più debole e dove un residente straniero può trovarsi in difficoltà se non adeguatamente informato.

Lo stesso vale per accesso a sanità privata di qualità, collegamenti stradali e trasporti, affidabilità delle forniture (acqua, elettricità, internet)

Elementi che incidono direttamente sulla qualità della vita, spesso più del costo dell’affitto.

Una meta affascinante, ma non per tutti

Il Guatemala resta una destinazione straordinaria, ricca di cultura, storia e paesaggi unici, ma — come sottolineano gli operatori economici italiani presenti nel Paese — non è una scelta adatta a tutti, né tantomeno a chi cerca solo di “spendere meno”.

Serve spirito di adattamento, capacità di analisi del contesto locale,consulenza qualificata prima di trasferirsi, una visita esplorativa mirata, quartiere per quartiere

Informarsi prima di scegliere

Per chi valuta un trasferimento, la raccomandazione è chiara: andare oltre i numeri. Il Guatemala non va misurato solo con il metro del risparmio, ma con quello della compatibilità personale, delle aspettative e dello stile di vita desiderato.

Come spesso accade in America Centrale, la differenza non la fa il Paese, ma il luogo preciso in cui si decide di vivere.




Caraibi “agradable”: fino a quando durerà il freddo “piacevole” in Repubblica Dominicana?

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caribbean weather what you need to know for each season 93262In questi giorni molti dominicani parlano del clima più fresco come di un freddo “agradable” — un’espressione che indica una temperatura piacevole, mite e rinfrescante, ben diversa dal freddo pungente dell’emisfero settentrionale ma comunque notevole per chi è abituato ai classici 28–30 °C dei Caraibi. Ma fino a quando durerà questo periodo più fresco?

In Repubblica Dominicana fa parte del ciclo climatico naturale: tra dicembre e aprile la stagione è considerata “cool o dry season”, con temperature più moderate grazie agli alisei che soffiano dall’oceano. Durante questi mesi le temperature diurne si mantengono tipicamente tra i 25 e i 28 °C, con minime notturne che possono scendere verso i 18–20 °C, soprattutto nelle prime ore della mattina e nelle zone interne con altitudine maggiore.

Per i dominicani — abituati a climi caldi tutto l’anno — non è “freddo vero” ma piuttosto un clima molto piacevole, ventilato, con meno umidità e giornate soleggiate: da qui il termine di uso popolare “agradable”.

Secondo i dati meteorologici e i modelli climatici stagionali:

La stagione relativamente fresca e secca dovrebbe proseguire fino a marzo-aprile, il periodo di transizione verso la stagione delle piogge e delle temperature più alte.

Questo significa che al mattino e di sera si potranno continuare a sentire temperature più miti per diverse settimane ancora, soprattutto nelle regioni interne e collinari.

Il clima tropicale della Repubblica Dominicana — come in gran parte dei Caraibi — non prevede veri e propri inverni rigidi: si tratta piuttosto di onde di aria più fresca e ventilata, soprattutto portata dagli alisei, con temperatura media sempre gradevole.

Le previsioni meteo per la capitale mostrano che nei prossimi giorni le temperature diurne si manterranno intorno ai 25–28 °C con minime notturne sui 19–20 °C, confermando quel clima “agradable” che molti dominicani descrivono come fresco ma confortevole.

 




Cosa fanno gli italiani in Centro America: imprese, associazioni e nuove migrazioni

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7d1df6c4 82c7 40d1 9d5d c677ecba6ce4Nel Centro America la presenza italiana è meno numerosa rispetto ad altre aree delle Americhe, ma resta attiva, radicata e in trasformazione. Dagli storici imprenditori alle nuove migrazioni legate al lavoro da remoto, gli italiani continuano a contribuire allo sviluppo economico, culturale e sociale dei Paesi che li ospitano.

Impresa e lavoro: tra tradizione e nuove opportunità

Una parte consistente degli italiani in Panama, Costa Rica e Guatemala opera nel settore dei servizi, della ristorazione, del turismo e dell’import-export. Ristoranti, pizzerie, caffetterie e piccole imprese artigianali continuano a essere un punto di riferimento non solo per i connazionali, ma anche per le comunità locali.

Negli ultimi anni si è affacciata una nuova generazione di italiani: liberi professionisti, consulenti, informatici e creativi che scelgono l’area per il costo della vita più contenuto, il clima e la possibilità di lavorare a distanza per aziende europee.

Associazionismo e identità culturale

Nonostante le distanze geografiche, l’associazionismo italiano rimane vivo. In vari Paesi operano circoli, comitati e camere di commercio che promuovono lingua, cultura e tradizioni italiane, spesso in collaborazione con le sedi consolari.

Il ruolo dei Comites è centrale nel mantenere il dialogo tra cittadini italiani e istituzioni, soprattutto nei Paesi dove le comunità sono piccole e disperse. Eventi culturali, feste nazionali, corsi di italiano e iniziative sociali rappresentano momenti fondamentali di aggregazione.

Giovani, mobilità e seconde generazioni

Accanto agli italiani arrivati per scelta recente, esistono seconde e terze generazioni perfettamente integrate, spesso bilingui, che mantengono un legame affettivo e culturale con l’Italia. In diversi casi sono proprio loro a farsi promotori di progetti culturali, scambi universitari e iniziative imprenditoriali ibride tra Europa e Centro America.

Tra integrazione e nuove sfide

Vivere in Centro America significa anche affrontare difficoltà: distanza dai servizi consolari, burocrazia complessa, sistemi sanitari disomogenei. Per questo le reti informali tra connazionali e l’azione delle associazioni restano fondamentali.

In un contesto regionale segnato da instabilità economica e migrazioni, gli italiani del Centro America continuano però a distinguersi per capacità di adattamento, spirito imprenditoriale e forte senso di comunità, contribuendo a costruire un ponte concreto tra l’Italia e questa parte del continente.