Voto degli italiani all’estero, cambiano le regole: cosa prevede la riforma approvata dal Senato

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La riforma della legge elettorale approvata oggi dal Senato contiene una parte che riguarda direttamente milioni di italiani residenti fuori dal Paese.

È quella relativa alla circoscrizione Estero e alle modalità di voto degli italiani all’estero, un tema particolarmente delicato dopo le discussioni degli ultimi anni sulla sicurezza e sull’affidabilità del voto per corrispondenza.

Il testo è stato approvato a Palazzo Madama con 113 voti favorevoli, 71 contrari e 2 astensioni. Non è però ancora definitivo: essendo stato modificato rispetto al testo precedente, dovrà tornare alla Camera dei deputati per la terza lettura, prevista dal calendario per il 28 settembre.

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La prima novità: cambiano le ripartizioni della circoscrizione Estero

Una delle modifiche più importanti riguarda la struttura della circoscrizione Estero.

Attualmente gli italiani residenti fuori dall’Italia sono organizzati in quattro ripartizioni elettorali sia per la Camera sia per il Senato.

Il nuovo testo prevede invece una riduzione delle ripartizioni: da quattro a due per la Camera e da quattro a una per il Senato.

È una modifica che potrebbe avere conseguenze anche sulla competizione elettorale e sulla rappresentanza delle diverse comunità italiane nel mondo.

Più controlli sul voto per corrispondenza

È però soprattutto sulla sicurezza del voto che interviene la riforma.

Il provvedimento prevede un nuovo sistema per la formazione degli elenchi degli elettori residenti all’estero.

Presso ciascun consolato sarà istituito un ufficio elettorale, incaricato di aggiornare l’elenco dei cittadini italiani residenti nella propria circoscrizione. Gli elenchi saranno poi trasmessi al Ministero degli Esteri, che predisporrà un elenco generale degli elettori residenti all’estero. Il Ministero dell’Interno lo integrerà quindi con i dati dell’AIRE per preparare le liste elettorali della circoscrizione Estero.

L’obiettivo è avere un sistema più aggiornato e strutturato per stabilire chi ha effettivamente diritto al voto.

Arriva anche la tecnologia blockchain

Questa è probabilmente la novità più curiosa.

Per aumentare sicurezza e trasparenza del voto per corrispondenza, il testo prevede l’introduzione di strumenti tecnologici basati sulla blockchain.

Le modalità concrete dovranno essere definite da un successivo regolamento del Governo, da adottare entro tre mesi dall’entrata in vigore della legge.

Non significa quindi che gli italiani all’estero voteranno attraverso una blockchain direttamente alle prossime elezioni.

La blockchain viene prevista come strumento tecnologico di sicurezza e verifica all’interno del sistema del voto per corrispondenza, mentre i dettagli operativi dovranno ancora essere stabiliti.

Un codice QR sulle buste

Il nuovo sistema prevede inoltre un ulteriore elemento di controllo.

Durante le operazioni elettorali sarà verificata la corrispondenza tra gli elementi identificativi contenuti nel codice QR presente nelle buste e i dati dell’elenco degli elettori gestito dagli uffici consolari.

È un passaggio pensato per rafforzare i controlli sulla provenienza e sulla corretta gestione del materiale elettorale.

E chi vuole votare in Italia?

La riforma interviene anche su questo aspetto.

I cittadini italiani residenti all’estero potranno votare in Italia solo se avranno esercitato l’apposita opzione prevista dalla normativa.

Questo significa che per chi è iscritto all’AIRE e si trova temporaneamente in Italia non sarà sufficiente presentarsi semplicemente al seggio: sarà necessario aver scelto preventivamente di votare in Italia secondo le modalità previste.

Anche i candidati all’estero avranno nuovi requisiti

Il provvedimento introduce modifiche anche per chi vuole candidarsi nella circoscrizione Estero.

Tra i requisiti previsti c’è la necessità di presentare una certificazione che dimostri una residenza continuativa all’estero di almeno tre anni precedenti la data delle elezioni. Il candidato dovrà inoltre essere residente ed elettore nella relativa ripartizione.

Le liste dovranno inoltre rispettare l’alternanza di genere nella successione interna dei candidati.

Una riforma che riguarda direttamente la diaspora italiana

Per gli italiani che vivono all’estero, dunque, la riforma non è soltanto una modifica tecnica della legge elettorale italiana.

Tocca questioni molto concrete: come vengono costruiti gli elenchi degli elettori, come viene controllato il voto per corrispondenza, quali saranno le ripartizioni elettorali e quali condizioni dovranno rispettare i candidati.

Ed è proprio il voto per corrispondenza il punto sul quale si concentra la parte più innovativa del provvedimento.

La strada, però, non è ancora conclusa.

Il Senato ha approvato il testo, ma la riforma dovrà ora tornare alla Camera. Solo dopo l’approvazione definitiva e la successiva entrata in vigore sarà possibile sapere quando e come le nuove procedure verranno effettivamente applicate alle elezioni.

Per i milioni di italiani che vivono fuori dall’Italia, sarà quindi importante seguire il prossimo passaggio parlamentare: questa volta, infatti, non si sta discutendo soltanto di come si voterà in Italia, ma anche di come voteranno gli italiani nel mondo.




Campi Flegrei, continua lo sciame sismico: cresce la preoccupazione nell’area di Napoli

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Non si ferma lo sciame sismico che da ore interessa l’area dei Campi Flegrei, alle porte di Napoli. Dopo il forte terremoto di magnitudo 4.7, il più intenso registrato nella zona negli ultimi quarant’anni, le scosse sono proseguite per tutta la notte e nella giornata di oggi, alimentando la preoccupazione tra la popolazione. Il bilancio provvisorio parla di 21 feriti, due dei quali ricoverati in codice rosso, mentre oltre 250 persone sono state evacuate da edifici dichiarati inagibili o a rischio.

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L’epicentro del sisma è stato localizzato nell’area vulcanica dei Campi Flegrei, una vasta caldera che comprende i comuni di Pozzuoli, Bacoli e parte della zona occidentale di Napoli. La scossa, avvertita distintamente in tutta la città e in gran parte della Campania, ha provocato il crollo di cornicioni, lesioni ad alcuni edifici, interruzioni dell’energia elettrica e disagi alla circolazione ferroviaria e metropolitana.

Le squadre dei Vigili del Fuoco hanno lavorato senza sosta per verificare la stabilità degli edifici e prestare soccorso alle persone rimaste coinvolte. Numerose chiamate sono giunte anche per ascensori bloccati e caduta di calcinacci. Le autorità hanno invitato i cittadini a limitare gli spostamenti nelle aree maggiormente interessate e a seguire esclusivamente le comunicazioni ufficiali della Protezione Civile.

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Perché i Campi Flegrei sono così particolari?

I Campi Flegrei non sono un vulcano tradizionale, ma una grande caldera vulcanica tra le più studiate al mondo. L’area è interessata da un fenomeno chiamato bradisismo, cioè il lento sollevamento e abbassamento del terreno causato dai movimenti dei fluidi e dei gas presenti nel sottosuolo. Questo fenomeno può essere accompagnato da frequenti sciami sismici, come quelli registrati negli ultimi anni.

Gli esperti dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) sottolineano che l’attuale attività sismica rientra nel quadro dell’evoluzione del bradisismo e che, allo stato attuale, non vi sono elementi che facciano prevedere un’eruzione imminente. Tuttavia, il continuo aumento della sismicità impone un monitoraggio costante e la massima attenzione da parte delle autorità scientifiche e della Protezione Civile.

Un territorio sotto osservazione

Negli ultimi anni l’area flegrea ha registrato un progressivo incremento delle scosse e del sollevamento del suolo, tanto da spingere le autorità a rafforzare i piani di emergenza e le esercitazioni di evacuazione. I Campi Flegrei sono infatti una delle aree vulcaniche più densamente popolate del mondo, con centinaia di migliaia di persone che vivono all’interno della caldera.

Per il momento l’invito delle autorità è alla prudenza, ma anche a evitare inutili allarmismi. Lo sciame sismico è ancora in corso e continuerà a essere seguito minuto per minuto dagli esperti, che stanno analizzando l’evoluzione del fenomeno per valutare eventuali sviluppi.

 

foto Dire.it




Caso Roggero, i precedenti riaccendono il dibattito: si giudica un fatto o una persona?

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Il caso Mario Roggero continua a dividere l’Italia. Al centro del dibattito i precedenti del gioielliere, la sentenza definitiva e la questione dei risarcimenti ai rapinatori e ai loro familiari.

La vicenda giudiziaria di Mario Roggero continua a far discutere. Dopo la conferma della condanna per l’uccisione di due rapinatori in fuga durante l’assalto alla sua gioielleria nel 2021, l’attenzione dei media si è spostata su alcuni episodi del suo passato, già emersi nel corso del processo ma rimasti finora poco conosciuti dal grande pubblico.

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Tra questi, è stato ricordato un fatto risalente al 2005, nel quale Roggero avrebbe minacciato con un’arma il fidanzato della figlia e i familiari del giovane. Un episodio richiamato nelle motivazioni della sentenza come elemento del quadro personale dell’imputato.

La diffusione di questi particolari ha immediatamente alimentato un acceso confronto. C’è chi ritiene che tali precedenti contribuiscano a delineare un carattere incline a reazioni violente e che, quindi, aiutino a comprendere il comportamento tenuto durante la rapina.

Altri, invece, contestano la rilevanza di questi episodi. Secondo questa posizione, il processo avrebbe dovuto riguardare esclusivamente quanto accaduto quel giorno nella gioielleria, senza lasciare che fatti lontani nel tempo influenzassero il giudizio dell’opinione pubblica.

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Va ricordato che la condanna di Roggero non è stata pronunciata sulla base dei precedenti personali. I giudici hanno ritenuto che gli spari siano stati esplosi quando il pericolo immediato era ormai cessato e che, di conseguenza, non ricorressero i presupposti della legittima difesa previsti dalla legge.

Il caso continua così a dividere gli italiani. Da una parte c’è chi considera Roggero un commerciante esasperato dopo ripetute rapine; dall’altra chi ritiene che, in uno Stato di diritto, anche di fronte a un grave reato l’uso della forza debba rispettare precisi limiti.

La discussione resta aperta e pone una domanda destinata a far riflettere: quando si giudica un episodio di cronaca, è giusto limitarsi ai fatti contestati oppure è inevitabile che il passato dell’imputato contribuisca a formare il giudizio complessivo sulla sua persona?

A rendere ancora più acceso il dibattito c’è anche un altro elemento. Il terzo rapinatore, rimasto ferito durante la sparatoria, ha già scontato la pena inflittagli per la tentata rapina ed è tornato in libertà. Parallelamente è aperta la questione dei risarcimenti civili: il superstite e i familiari dei due rapinatori uccisi hanno ottenuto dal tribunale il riconoscimento del diritto al risarcimento dei danni, il cui ammontare complessivo potrebbe raggiungere cifre molto elevate, nell’ordine di circa un milione di euro.

È proprio questo contrasto che continua a dividere l’opinione pubblica: da una parte un commerciante di 72 anni destinato al carcere, dall’altra un rapinatore già libero e una complessa vicenda di risarcimenti a favore di chi partecipò all’assalto. Per alcuni è il segno di una giustizia che tutela i diritti di tutti, anche di chi delinque; per altri è una situazione difficile da accettare sul piano morale e del comune senso di giustizia.




Gli italiani più famosi del mondo nel 2026: da Jannik Sinner a Laura Pausini, i volti globali del Made in Italy

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L’Italia continua a esportare nel mondo talento, cultura, sport, musica e innovazione. Nel 2026 alcuni italiani sono diventati autentiche icone globali, conosciute ben oltre i confini nazionali. Dai campi da tennis ai palcoscenici internazionali, dalla moda al cinema, ecco chi sono oggi gli italiani viventi più famosi e riconoscibili a livello mondiale.

Il fenomeno Jannik Sinner

Negli ultimi anni Jannik Sinner è diventato probabilmente lo sportivo italiano più conosciuto del pianeta. Le sue vittorie nei tornei del Grande Slam e il numero uno mondiale lo hanno trasformato in una superstar internazionale, amatissima soprattutto tra i giovani. Il suo stile sobrio, educato e vincente ha conquistato sponsor, televisioni e milioni di tifosi in ogni continente.

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Laura Pausini, la voce italiana più internazionale

Nel mondo della musica il nome di Laura Pausini resta uno dei più forti in assoluto. In America Latina è una vera leggenda popolare, mentre in Spagna e negli Stati Uniti continua a riempire concerti e programmi televisivi. La sua capacità di cantare in più lingue l’ha resa una delle artiste italiane più riconoscibili del pianeta.

Accanto a lei rimangono celebri anche Eros Ramazzotti, amatissimo in Europa e Sud America, e Andrea Bocelli, simbolo mondiale della musica lirica italiana.

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Il cinema italiano continua a brillare

Tra gli attori italiani più conosciuti nel mondo spicca ancora Monica Bellucci, icona di eleganza e cinema internazionale. Grande notorietà anche per Roberto Benigni, grazie al successo senza tempo de La vita è bella.

Nel panorama contemporaneo cresce inoltre la fama di Luca Marinelli e di Matilda De Angelis, sempre più presenti in produzioni internazionali e piattaforme streaming.

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Moda, cucina e imprenditoria: l’Italia resta un marchio globale

Nel settore della moda continua l’enorme popolarità di Giorgio Armani, uno dei nomi italiani più famosi della storia contemporanea. Nel mondo culinario, invece, Massimo Bottura è considerato uno degli chef più influenti del pianeta.

Tra gli imprenditori italiani più noti resta centrale la figura di Elon Musk spesso associato alle sue origini familiari italiane, anche se la sua notorietà è legata soprattutto agli Stati Uniti.

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Il fascino eterno del Made in Italy

Che si tratti di sport, musica, cinema, cucina o moda, gli italiani continuano a essere ambasciatori naturali del Made in Italy nel mondo. Un patrimonio di talento e creatività che mantiene il nostro Paese al centro dell’attenzione internazionale e che rafforza, soprattutto tra gli italiani all’estero, l’orgoglio delle proprie radici.




La VESPA fa 80

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2Anche i miti crescono. La Vespa compie 80 anni e Pontedera si prepara a festeggiare il  compleanno di uno dei simboli del Made in Italy firmato dall’ingegnere Corradino D’Ascanio

Era il 23 aprile del 1946 e quel giorno la #Piaggio depositò il brevetto del motociclo destinato a rivoluzionare il modo di viaggiare degli italiani..

La  #Vespa contribuì a rimettere in moto l’Italia uscita dalla guerra e poi, fabbricata  dall’India al Brasile, diventò simbolo di libertà e fenomeno di costume, leggenda vivente dell’ingegno e del design italico, copiata in mille modi ed esposta al Moma di New York. E campionessa di vendite, con oltre 18 milioni di di esemplari venduti dappertutto.

vespa piaggio2 800x500Quel giorno di primavera del 1946  – la prima dopo le immani disgrazie della guerra – fu depositato a Firenze il brevetto  per una “motocicletta a complesso razionale di organi ed elementi con telaio combinato con  parafanghi e cofano ricoprenti tutta la parte meccanica”.

Nel ritratto tracciato dall’Ansa, che  ripercorre le tappe di uno straordinario successo, si ricorda che è stato lo scooter destinato a  diventare il più famoso al mondo, nato dall’intuito di Enrico Piaggio, che voleva riconvertire  l’azienda di aeroplani di famiglia, e dal genio di Corradino D’Ascanio, ingegnere aeronautico  che non amava la motocicletta: insieme al disegnatore Mario D’Este, ne progettò una, l’Mp6,  che ne avesse le prestazioni ma con la “popolarità della bici e l’eleganza e la comodità  dell’automobile”.

1Eliminò la catena, optò per una scocca portante a presa diretta, mise il  cambio sul manubrio per una guida più agevole, creò una sospensione a pantografo mutuata  dai carrelli degli aerei per facilitare il cambio gomma. A battezzarla ci pensò Piaggio: la forma  ampia ma dal “vitino” stretto gli sembrò una vespa. Il primo modello uscito dallo stabilimento  di Pontedera, che non ha mai smesso di fabbricarla, fu la Vespa 98cc. Duemila esemplari la  prima produzione del ’46, più che quadruplicati l’anno dopo quando esce la 125, ‘non una  motocicletta – recita la pubblicità – ma piuttosto una piccola vettura a due ruote’, un milione a  10 anni dal debutto.

I vespisti ‘dilagano’, anche fuori confine: nel 1950 parte la produzione in Germania, nel 1953  sono diecimila le stazioni di servizio nel mondo e i Vespa club, ideati dallo stesso Piaggio,  contano 50.000 iscritti (oggi sono 60.000), mentre nel 1951 alla Giornata italiana della Vespa  sono in 20.000.

‘Per il vostro lavoro, per il vostro svago Vespizzatevi’ è lo slogan-imperativo in  quegli anni della casa di Pontedera che anche nelle campagne pubblicitarie fa storia,  segnando i cambi d’epoca. Tra tutte la più famosa, e surreale, ‘Chi Vespa mangia le mele (chi non Vespa no)’, inventata nel 1969 da Gilberto Filippetti: divide il mondo e ‘schiera’ lo scooter  con i giovani.

vespa vacanze romaneTra i testimonial invece i migliori rimangono Gregory Peck e Audrey Hepburn in  ‘Vacanze romane’, anche se son decine le pellicole che l’hanno immortalata. La Vespa  insomma fa boom, anche in modelli, versioni e varianti: più di 150 in 7 decenni.

La più  ricercata dai collezionisti è la 125 U (che sta per utilitaria): lanciata nel 1953 per far concorrenza alla Lambretta Innocenti, estetica spartana ma costo ridotto, è prodotta in soli 7.000 esemplari.

dascanio patentLe più longeve la mitica 125 Primavera (varo 1968) e la successiva Px (1977), il ‘vespone’ che vanta il primato di singolo modello più venduto: 3 milioni. C’è il ‘vespino’ 50, ultima creatura di D’Ascanio per fare a meno della targa quando diventa  obbligatoria per le cilindrate superiori: 3,5 milioni commercializzati in più versioni dal 1963, tra cui l’ET4 del 2000, che promette 500 km con un pieno.

L’ET4 125 nasce invece nel cinquantenario: è la prima spinta da un motore a 4 tempi e ridà anche fiato all’azienda – due  ruote targato più venduto in Europa nel ’97 e ’98 – che sta attraversando anni difficili dopo quelli d’oro, e chiude il secolo passando addirittura al fondo tedesco Morgan Greenfell. Con Roberto Colaninno nel 2003 Piaggio torna italiana e poi in utile.

corradini d ascanio 6E la Vespa torna a  viaggiare: in un decennio triplica le vendite (complessivamente quasi un milione e mezzo,  166.000 l’anno scorso) e le fabbriche. Allo stabilimento di Pontedera si affiancano prima  quello vietnamita di Vinh Phuc, poi quello indiano di Baramati. Nel 2003 nasce la  Granturismo, la più grande e potente, nel 2012 la 946 che rievoca nel nome il suo anno di nascita ma guarda al futuro e nel 2015 esce in una nuova veste firmata da Giorgio Armani.  Affiancata, in commercio, dalla Primavera, la Sprint, la gamma Gts dalla grande scocca.

Un’avventura lunga 80 anni, celebrata con l’orgoglio di aver creato  un gioiello a due ruote che ruba ancora il cuore degli italiani.




Made in Italy, un marchio che conquista le Americhe

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Se c’è un settore che traina il successo del Made in Italy, è senza dubbio quello agroalimentare. Pasta, olio d’oliva, formaggi e vini rappresentano una vera e propria “bandiera tricolore” nel mondo.

Negli Stati Uniti e in Canada, il consumo di prodotti italiani continua a crescere, sostenuto anche dalla diffusione della dieta mediterranea. In Messico e nei Paesi dell’America Centrale, invece, il mercato è in espansione, con una classe media sempre più interessata ai prodotti di qualità.

Nei Caraibi, infine, il Made in Italy trova spazio soprattutto nel turismo di alto livello, dove hotel e ristoranti puntano sull’eccellenza gastronomica italiana per attrarre clienti internazionali.

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Ma non si tratta solo di alta moda: anche il design d’interni e l’arredamento italiano sono molto richiesti, soprattutto nei progetti immobiliari di fascia alta nei Caraibi e in America Centrale.

L’Italia esporta così non solo prodotti, ma un vero e proprio stile di vita.

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In America Centrale e nei Caraibi, invece, si registra una nuova ondata di imprenditori italiani che aprono ristoranti, enoteche e attività legate al turismo.

È il caso, ad esempio, della Repubblica Dominicana, dove il Made in Italy si intreccia con l’accoglienza e la ristorazione, diventando un punto di riferimento per residenti e visitatori.

Non mancano però le difficoltà. La concorrenza dei prodotti “Italian sounding”, le barriere doganali e le differenze normative rappresentano ostacoli concreti.

Tuttavia, la forza del Made in Italy resta nella sua autenticità. E in un mercato globale sempre più attento alla qualità e alla provenienza, questo rappresenta un vantaggio competitivo decisivo.

Il Made in Italy nelle Americhe non è solo un successo commerciale, ma anche culturale. Racconta un Paese, le sue tradizioni, la sua capacità di innovare senza perdere identità.

E mentre nuove generazioni di imprenditori italiani si affacciano su questi mercati, una cosa appare certa: il marchio Italia continuerà a parlare al mondo. E, soprattutto, continuerà a piacere.




17 marzo, la Giornata dell’Unità Nazionale italiana

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unita ditaliaSi celebra oggi la “Giornata dell’Unità nazionale, della Costituzione, dell’Inno e della Bandiera”, istituita il 23 novembre del 2012 con la legge n. 222, nella data della proclamazione, a Torino, il 17 marzo del 1861, dell’Unità d’Italia.

E con le seguenti parole, che costituiscono parte del testo della legge 17 marzo 1861 n. 4671 del Regno di Sardegna, aveva luogo la proclamazione ufficiale del Regno d’Italia:
“Il Senato e la Camera dei Deputati hanno approvato; Noi abbiamo sanzionato e promulghiamo quanto segue: Articolo unico: Il Re Vittorio Emanuele II assume per sé e suoi Successori il titolo di Re d’Italia.

Ordiniamo che la presente, munita del Sigillo dello Stato, sia inserita nella raccolta degli atti del Governo, mandando a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato. Da Torino addì 17 marzo 1861″.

Il 21 aprile 1861 quella legge diviene la prima del neocostituito Regno d’Italia. Quest’ultimo è il risultato di un percorso iniziato con un’Italia divisa in sette Stati, attraverso la Prima guerra d’indipendenza (1848-49), la Seconda guerra d’indipendenza (1859- 1861) e la spedizione dei mille (1860), e conclusosi con la proclamazione di Vittorio Emanuele II Re d’Italia.

Il processo di unificazione continuò con la Terza guerra d’indipendenza (1866), la seconda spedizione di Garibaldi verso Roma (1867) e l’annessione di Roma (1870). Infine, la vittoria nella Prima guerra mondiale (1915-1918) farà coincidere i confini geografici della Nazione – intesa come comunità di individui che condivide storia, lingua e cultura – con quelli dello Stato – inteso come entità che esercita la propria sovranità su di una comunità di individui all’interno di un territorio attraverso un ordinamento giuridico formato da istituzioni e norme giuridiche.

Questo lungo e articolato processo storico è costato innumerevoli vite umane, spesso giovani uomini e donne che hanno donato la propria esistenza per il bene comune dell’Unità e Libertà del nostro Paese. Bene di cui oggi godiamo e che non dobbiamo dare per scontato ma custodire e preservare gelosamente per non rendere vanno il tremendo tributo di chi ci ha preceduto.

La “Giornata dell’Unità nazionale, della Costituzione, dell’Inno e della Bandiera” vuole ricordare e promuovere i valori di cittadinanza, essenziali per la corretta e rispettosa convivenza civile, e riaffermare e consolidare l’identità nazionale attraverso la memoria civica.




Cittadinanza italiana: la Consulta conferma il decreto Tajani

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0vspsoqwdce nx84u1gwezlw7ft8gs04ij5cqtmu2jzml4wdwmos1gdqvhwvbdbqftfdfpgnb5fsfn5phbphjzqbpotqycpvlpi2eogzf4qLa Corte Costituzionale italiana ha dato il via libera al cosiddetto decreto Tajani sulla #cittadinanza, respingendo le contestazioni di incostituzionalità presentate da alcuni tribunali. Con questa decisione, le nuove regole restano quindi in vigore.

Il caso era arrivato davanti alla Consulta dopo che il Tribunale di Torino aveva sollevato dubbi sulla legittimità della norma introdotta nel 2025, che ha modificato i criteri per ottenere la cittadinanza italiana per discendenza (iure sanguinis). I giudici costituzionali hanno stabilito che le questioni sollevate sono in parte infondate e in parte inammissibili, confermando di fatto la validità della legge.

Il decreto, voluto dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, ha introdotto criteri più restrittivi per il riconoscimento della cittadinanza ai discendenti di italiani nati all’estero, nel tentativo di ridurre il numero crescente di richieste e alleggerire il lavoro dei consolati.

Cosa succede adesso

Dopo la decisione della Corte Costituzionale, la strada giudiziaria interna appare sostanzialmente chiusa. Chi contesta la riforma potrà tentare la via dei tribunali europei, ma si tratta di percorsi lunghi e incerti.

Per modificare le regole sulla cittadinanza, dunque, l’unica possibilità concreta resta l’intervento del Parlamento, che potrebbe cambiare o correggere la normativa con una nuova legge.

La decisione della Consulta rappresenta un passaggio importante in un dibattito molto sentito tra le comunità italiane nel mondo, soprattutto in America Latina e tra i milioni di discendenti di emigrati che negli ultimi anni hanno chiesto il riconoscimento della cittadinanza italiana.




Addio a Valentino: morto a 93 anni il genio della moda italiana

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valentino 1024x694Il mondo della moda è in lutto. È morto oggi, all’età di 93 anni, #Valentino Garavani, lo stilista che più di ogni altro ha incarnato l’eleganza italiana nel mondo, trasformando il suo nome in un simbolo universale di stile, lusso e perfezione formale.

Con lui se ne va non solo un grande couturier, ma un’epoca intera della moda, fatta di atelier, silenzi operosi, stoffe preziose e di un’idea quasi sacrale dell’abito come opera d’arte.

Nato a Voghera l’11 maggio 1932, Valentino Garavani si forma tra Milano e Parigi, respirando fin da giovanissimo l’alta sartoria francese. Il debutto ufficiale arriva a Roma alla fine degli anni Cinquanta, ma è negli anni Sessanta che il suo nome esplode a livello internazionale.

Il “rosso Valentino”, divenuto una firma riconoscibile ovunque, è solo uno dei segni distintivi di uno stile che ha saputo unire rigore, sensualità e armonia, senza mai inseguire le mode effimere.

Valentino ha vestito regine, first lady, attrici e icone dello spettacolo. I suoi abiti hanno attraversato Oscar, incoronazioni, matrimoni reali e tappeti rossi, imponendo un’idea di femminilità sofisticata, mai urlata, lontana dagli eccessi ma sempre memorabile.

Per decenni, la maison Valentino è stata sinonimo di alta moda pura, in un mondo che cambiava rapidamente e che spesso sacrificava la qualità sull’altare della velocità.

Nel 2008 Valentino si era ritirato ufficialmente dalle scene con una sfilata-evento che sembrava un commiato definitivo. Da allora aveva scelto una vita più riservata, osservando da lontano l’evoluzione di un settore che lui stesso aveva contribuito a costruire.

La sua assenza dalle passerelle non aveva però mai intaccato la sua presenza simbolica: Valentino era già leggenda in vita.

Con la sua morte si chiude uno degli ultimi capitoli della grande moda italiana del Novecento. Resta un’eredità immensa: archivi, abiti, immagini, ma soprattutto una lezione di stile e disciplina che continuerà a ispirare stilisti, artigiani e creativi.

Per l’Italia, per gli italiani all’estero e per chiunque creda che l’eleganza sia una forma di cultura, Valentino Garavani non è stato solo uno stilista: è stato un ambasciatore silenzioso del bello italiano nel mondo.




La cucina italiana è patrimonio Unesco

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cucina italiana 1024x576“Voglio condividere con voi una notizia che ci riempie d’orgoglio. Oggi l’Unesco ha riconosciuto la Cucina italiana Patrimonio dell’Umanità“. Lo dice la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in un videomessaggio in occasione dell’iscrizione della Cucina Italiana nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità dell’Unesco. “Siamo-sottolinea- i primi al mondo ad ottenere questo riconoscimento, che onora quello che siamo e la nostra identità. Perché per noi italiani la cucina non è solo cibo o un insieme di ricette. È molto di più: è cultura, tradizione, lavoro, ricchezza“.

“La nostra cucina. spiega- nasce da filiere agricole che coniugano qualità e sostenibilità. Custodisce un patrimonio millenario che si tramanda di generazione in generazione. Cresce nell’eccellenza dei nostri produttori e si trasforma in capolavoro nella maestria dei nostri cuochi. E viene presentata dai nostri ristoratori con le loro straordinarie squadre”.
“È un primato che ci inorgoglisce- aggiunge-, e ci consegna uno strumento formidabile per valorizzare ancor di più i nostri prodotti e proteggerli con maggiore efficacia da imitazioni e concorrenza sleale. Già oggi esportiamo 70 miliardi di euro di agroalimentare, e siamo la prima economia in Europa per valore aggiunto dell’agricoltura. Questo riconoscimento imprimerà al Sistema Italia un impulso decisivo per raggiungere nuovi traguardi”.

Il Governo, dice ancora, “ha creduto fin dall’inizio in questa sfida e ha fatto la sua parte per raggiungere questo risultato, e ringrazio prima di tutto i Ministri Lollobrigida e Giuli per aver seguito il dossier. Ma è una partita che non abbiamo giocato da soli. Abbiamo vinto questa sfida insieme al popolo italiano, insieme ai nostri connazionali all’estero, insieme a tutti coloro che nel mondo amano la nostra cultura, la nostra identità e il nostro stile di vita”.

GIULI: “CUCINA ITALIANA RISPECCHIA NOSTRA CIVILTÀ”

“Con l’ingresso della cucina italiana nella lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’umanità, l’Italia riconosce e valorizza un bene collettivo che racconta le nostre radici, la nostra identità, le comunità e la biodiversità dei territori. Il riconoscimento da parte dell’Unesco segna un traguardo storico: a essere tutelato non è un singolo piatto, ma l’intero sistema della cucina italiana, inteso come patrimonio vivente fatto di pratiche, ritualità, rispetto della stagionalità e trasmissione di saperi intergenerazionale”. Lo dichiara, in una nota, il ministro della Cultura, Alessandro Giuli.

“Con questo riconoscimento, la cucina italiana entra ufficialmente tra i beni culturali immateriali dell’umanità- aggiunge il ministro- confermando il suo valore identitario, culturale e sociale, nonché il suo ruolo nella costruzione di una memoria collettiva condivisa. Soltanto il fatto che il nostro stare a tavola, il nostro modo, peculiarmente italiano, di stare insieme, sia erede di tante ritualità, che il nostro ‘pranzo della domenica’ i nostri momenti conviviali in occasione delle feste, siano elementi di una tradizione antichissima e in evoluzione continua, dice tutto. I nostri piatti sono espressione dei nostri territori, delle nostre radici familiari, che attraversano le generazioni. La cucina italiana rispecchia la civiltà italiana”.

ag. Dire – www.dire.it