Vercelli, capitale del riso. Oggi prende il via Risò

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“Parteciperemo – annuncia afferma il presidente di Confagricoltura Piemonte, Enrico Allasia – al convegno dal titolo ‘The future of Eu rice sector: a common strategy’, organizzato da Ministero dell’Agricoltura ed Ente Nazionale Risi, che vede, oltre al ministro Francesco Lollobrigida, la presenza dei massimi livelli istituzionali del settore agricolo dei Paesi europei produttori di riso: sul tavolo varie questioni che preoccupano la filiera risicola, alle quali cercheremo di dare soluzioni concrete, perché è questo che meritano i nostri imprenditori agricoli”,

“Gli agricoltori – afferma il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti – sono chiamati ad affrontare temi complessi, a partire dal posizionamento nei nuovi mercati, gli accordi internazionali, i cambiamenti climatici, l’uso delle risorse idriche, e non ultimo, una burocrazia sempre più pressante. È necessaria una forte politica di promozione, accompagnata da innovazione, ricerca e coordinamento fra Regioni per mantenere salda la posizione acquisita dal comparto risicolo
italiano in Europa e nel mondo”.

“L’impostazione dell’Europa – ha commentato il presidente del Piemonte, Alberto Cirio – secondo cui ‘il contadino è nemico dell’ambiente’ è, per fortuna, in via di superamento. I primi difensori dell’ambiente sono loro. È nei contadini che risiede la nostra storia e il nostro futuro”. “Noi amiamo l’ambiente e siamo certi che va tutelato – ha aggiunto – ma se dobbiamo scegliere tra salvare la vita ad un batterio, e salvare un’azienda agricola, salvo la vita a chi ha investito sulla terra”.

rainews.it




È morto Emilio Fede, aveva 94 anni

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b8909831b542f79d124529cd34eff5b312ad5e74 89936293Le sue condizioni si erano aggravate nelle ultime ore. “Fino a ieri era ancora lucido”, aveva riferito in mattinata una persona vicina alla famiglia. Poi, nel tardo pomeriggio, l’annuncio della figlia Sveva, che lo assisteva con la sorella Simona: “Papà ci ha lasciato”.

Fede si trovava in questa residenza da pochi giorni, dopo una permanenza più lunga in un’altra struttura.

“Ogni mattina leggo i necrologi. Se non c’è il mio nome, vado a farmi la barba”, scherzava qualche tempo fa Emilio Fede, esorcizzando con l’ironia la paura della fine. L’ex direttore del Tg1 e del Tg4, è stato protagonista di una lunga carriera tra Rai e Mediaset: dall’esperienza da inviato di guerra all’annuncio dell’avvio dell’operazione Desert Storm, dagli aneddoti memorabili al clamoroso divorzio da Cologno Monzese, ma anche di una parabola giudiziaria che lo ha portato tra l’altro nel 2019 alla condanna definitiva nell’ambito del processo Ruby Bis, per aver favorito la prostituzione di alcune ragazze spinte a partecipare alle cene del “bunga bunga” nelle residenze di Silvio Berlusconi, una pena scontata prima agli arresti domiciliari e poi ai servizi sociali. Tra le sue ultime apparizioni in pubblico, quella del 14 giugno 2023 ad Arcore, per i funerali di Silvio Berlusconi: “è stato la mia vita”.

Caparbio, determinato, criticato e osannato, personalissimo nella conduzione tra notizie e commenti, tra polemiche, sanzioni dell’Autorità italiana per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) e satira, Fede nasce a Barcellona Pozzo di Gotto (Messina) nel 1931.

Trasferitosi con la famiglia a Roma dopo la guerra, comincia l’attività da giornalista nella carta stampata, collaborando con “Il Momento – Mattino di Roma” e poi con “La Gazzetta del Popolo” a Torino. Nel 1954 inizia la sua esperienza nella Rai dove verrà assunto nel 1961. Inviato speciale in Africa per otto anni, documenta il periodo della decolonizzazione e dell’inizio delle guerre civili. Negli annali finisce la sua inchiesta sull’uso di un farmaco per gonfiare la carne, la famosa bistecca agli estrogeni.

Nel 1964 sposa Diana De Feo, figlia dell’allora vicepresidente della Rai, dalla quale avrà due figlie, Simona e Sveva. Lavora con Sergio Zavoli a Tv7, approda alla conduzione del Tg1 e poi, nel 1981, ne diventa direttore pro tempore, fino al 1983: è sotto la sua guida che il tg della rete ammiraglia seguirà in diretta i fatti di Vermicino e gli inutili tentativi di salvare la vita al piccolo Alfredino scivolato nel pozzo artesiano, una tragedia che in qualche modo segnerà la nascita della tv del dolore.

Coinvolto in una vicenda di gioco d’azzardo – finita poi con l’assoluzione – nel 1987 lascia la Rai, per approdare a TvA e poi, nel 1989, alla Fininvest, alla corte di Silvio Berlusconi al quale farà sempre professione di assoluta fedeltà.

E’ responsabile di “Videonews”, poi “Studio Aperto”: è il 16 gennaio 1991 quando Fede dà la notizia in diretta, per primo, dell’attacco americano a Baghdad. Lui stesso crea la scenografia, qualche minuto prima di andare in onda: lo sfondo del deserto, una maschera antigas e alcuni soldati. Qualche giorno dopo un altro annuncio scoop, la cattura dei piloti italiani Bellini e Cocciolone.

“La prima indicazione che diedi ai miei collaboratori fu ‘mi raccomando, non copiate i tg della Rai’ – avrebbe ricordato -. Volevo qualcosa di diverso, innovativo, più diretto, rispetto ai telegiornali paludati della Rai”. Di qui la conduzione in piedi, lo stop al gobbo, lo spazio all’informazione regionale, le “meteorine”. Nel 1992 passa alla guida del Tg4: l’anno di Mani Pulite lo vede protagonista, con Paolo Brosio collegato dal Palazzo di Giustizia di Milano, protagobista di esilaranti collegamenti-gag che in altri tempi avrebbero fatto impazzire i social. Celebri anche – grazie a “Striscia la Notizia” – i suoi fuori onda con le sfuriate contro giornalisti e tecnici del tg.

Dopo una prima cacciata nel 2010, rientrata per intercessione del Cavaliere, Fede lascia definitivamente Mediaset nel 2012, dopo l’esplosione di un nuovo scandalo con l’accusa di aver esportati capitali in Svizzera, e viene sostituito alla guida del Tg4 da Giovanni Toti. Su uno degli strascichi giudiziari di quella vicenda ha messo la parola fine nel 2021 la Cassazione italiana, confermando a carico di Fede la condanna per tentata estorsione nell’ambito del processo per il fotoricatto nei confronti di Mauro Crippa, il direttore generale dell’informazione di Mediaset, da lui individuato come principale responsabile del suo licenziamento da Cologno Monzese.

Nel frattempo anche l’esperienza dell’arresto, a giugno 2020 su via Partenope, il lungomare di Napoli, mentre cena con la moglie Diana (morta un anno dopo) per festeggiare l’89esimo compleanno, dopo aver evaso i domiciliari. Il giudice per le indagini preliminari (gip) rileverà poi che il giornalista era autorizzato a lasciare il proprio domicilio per motivi di salute – a Napoli era in cura da un ortopedico per i postumi di una caduta e da un cardiologo – sottolineando che l’età e la ricorrenza del compleanno “affievolivano notevolmente il fuoco del dolo dell’evasione”.

Accanto all’esperienza politica – dalle candidature negli anni ’80 nelle file del Partito socialdemocratico italiano (Psdi) alla fondazione dei movimenti Vogliamo vivere e Le ali della libertà – non si può non citare il Fede scrittore: tra i suoi libri, “Finché c’è Fede”, “Privé. La vita è un gioco”, “L’invidiato speciale”, “La foglia di fico”, “Samba dei ruffiani”, “La cena dei cretini” fino all’emblematico “Se tornassi ad Arcore. Bilancio di una vita da direttore” e ad “Africa. Storie di un inviato speciale”.

Al cinema recita in un cameo nel ruolo di se stesso in “Paparazzi” di Neri Parenti (1998), oltre ad apparire in filmati di repertorio in diversi film, da “Aprile” di Nanni Moretti a “Buongiorno, Notte” di Marco Bellocchio.

Molte, intanto, le reazioni dei giornalisti italiani che avevano lavorato con Fede: da Enrico Mentana a Bruno Vespa, passando per Paolo Brosio, che commosso ha ricordato l’ex direttore del Tg4.

da swissinfo.ch




Papa Leone XIV: “Si fermi la guerra in Terra Santa”

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papa leone xiv udienza 1024x512“Torno oggi a rivolgere un forte appello sia alle parti implicate che alla comunità internazionale affinché si ponga termine al conflitto in Terra Santa, che tanto terrore, distruzione e morte ha causato”. Papa Leone XIV ha ribadito nuovamente il suo appello alla fine del conflitto in Medio Oriente. Lo ha fatto nel corso dell’udienza generale del mercoledì nell’Aula Paolo VI, in Vaticano.

“Supplico che siano liberati tutti gli ostaggi, si raggiunga un cessate il fuoco permanente, si faciliti l’ingresso sicuro degli aiuti umanitari e venga integralmente rispettato il diritto umanitario, in particolare l’obbligo di tutelare i civili e i divieti di punizione collettiva, di uso indiscriminato della forza e di spostamento forzato della popolazione“, ha sottolineato il pontefice.

Papa Prevost ha, inoltre, espresso la sua vicinanza ai Patriarchi di Gerusalemme: “Mi associo alla Dichiarazione congiunta dei Patriarchi greco-ortodosso e latino di Gerusalemme, che ieri hanno chiesto di ‘porre fine a questa spirale di violenza, di porre fine alla guerra e di dare priorità al bene comune delle persone’”.

Agenzia DIRE – www.dire.it



Altri due decessi per West Nile in Italia, il bilancio sale a 18 vittime

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Aveva 83 anni l’uomo morto all’ospedale Sant’Anna e San Sebastiano di Caserta perché infettato dal West Nile. L’anziano risiedeva a Capua, nel Casertano. Si tratta dell’ottava vittima del virus nella provincia di Caserta, il diciassettesimo decesso in Italia.

Il 18esimo invece in provincia di Latina, dove questa mattina all’ospedale Santa Maria Goretti è morto un uomo di 85 anni. Affetto da patologie concomitanti, l’anziano paziente era stato ricoverato il 2 agosto scorso in condizioni già critiche. Si tratta del nono decesso per il virus West Nile nel Lazio.

Il sindaco di Capua, Adolfo Villani, ha attivato le procedure per il monitoraggio nell’area dove viveva l’83enne e ha emesso un’ordinanza disponendo in via precauzionale di mantenere puliti terreni privati, in particolare se incolti, giardini piazzali, aree scoperte, piscine in disuso, vasche e qualsiasi altra struttura in grado di contenere acque stagnanti.

Il primo cittadino del comune campano chiede inoltre di effettuare periodicamente interventi larvicidi in tombini nelle aree private, caditoie, griglie con prodotti idonei e con ripetizione periodica degli interventi secondo la scheda tecnica del prodotto, oltre a controllare che non ci siano allagamenti in cantine e garage.

L’ordinanza invita poi a non abbandonare oggetti e contenitori di qualsiasi natura e dimensioni nei quali possa raccogliersi acqua, anche piovana, come bidoni, barattoli, bacinelle, annaffiatoi, copertoni e piscinette.

Nel documento si legge ancora che bisogna svuotare ogni 2-3 giorni qualsiasi contenitore di uso comune con presenza di acqua, inclusi sottovasi e ciotole per animali. Infine, l’ordinanza invita a coprire, anche attraverso reti a maglie strette, i contenitori d’acqua inamovibili come bidoni o cisterne.

 




Italiani residenti all’estero, siamo sempre di più

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valigia mondoAl 31 dicembre 2024, secondo le stime provvisorie, i cittadini italiani che dimorano abitualmente all’estero sono 6 milioni e 382mila , 243mila individui in più rispetto all’inizio dell’anno (6 milioni e 138mila) per un incremento relativo pari al 4,0%). Il 54% di essi risiede in Europa, il 40,9% in America mentre il restante 5,1% vive in Africa (1,1%), Asia (1,3%) e Oceania (2,7%).Lo rileva l’Istat nel Report riguardante gli italiani residenti all’estero , anni 2023 e 2024. L’aumento del numero di cittadini italiani residenti all’estero è trainato soprattutto dalle acquisizioni di cittadinanza italiana e da una vivace dinamica migratoria. Nel 2024 si stimano 121mila acquisizioni, in aumento del 4,4% rispetto alle 116mila del 2023. Il saldo migratorio, pari a +103mila nel 2024, è quasi raddoppiato rispetto al 2023 quando risultò pari a +53mila. Tale significativa crescita è effetto di un aumento degli espatri e di una riduzione dei rimpatri che, se per l’Italia costituisce una perdita di capitale umano, nei Paesi esteri si tramuta in guadagno. Le nascite (oltre 27mila nel 2024) superano i decessi (oltre 8mila), determinando un saldo naturale di 19mila unità, analogo a quello riscontrato nel 2023. Le acquisizioni della cittadinanza italiana avvengono nella maggior parte dei casi (52% nel 2023, secondo gli ultimi dati definitivi) per discendenza (iure sanguinis). Seguono le acquisizioni per trasmissione al minore convivente (37%) e per matrimonio (11%). Le acquisizioni sono numerose nei Paesi dell’America centro-meridionale (oltre 90mila nel 2023; 45,5 per mille residenti di quei paesi), in particolare in Brasile (oltre 41mila; 70,1 per mille) e in Argentina (circa 33mila; 35,2 per mille), soprattutto per effetto dei riconoscimenti iure sanguinis. I primi due consolati per numerosità del fenomeno sono San Paolo (quasi 21mila acquisizioni; 81,7 per mille residenti) e Buenos Aires (oltre 12mila; 37,3 per mille) che, nell’insieme, raggruppano il 28,4% del totale delle acquisizioni, che sono molto meno numerose, invece, nei Paesi europei (circa 14mila, 4,2 per mille residenti).

Oltre due terzi delle nascite da genitori residenti in Paesi europei

Nel 2024 i nati da genitori italiani dimoranti all’estero sono oltre 27mila (Prospetto 2), in aumento di 861 unità sul 2023. Le nascite si registrano in prevalenza nei Paesi europei (il 68,1%), in particolare in Germania (16,8%), in Svizzera (14,2%) e nel Regno Unito (8,8%). Nel 2023, secondo gli ultimi dati definitivi, il Consolato con il maggior numero di nati da italiani residenti è stato quello di Londra (quasi 2mila, 7,3% del totale), seguito dai consolati di Zurigo (oltre 1.500, pari al 5,7%) e Parigi (quasi 1.000, con il 3,6% in termini relativi). Il tasso di natalità complessivo è pari al 4,4 per mille, ma si osservano significative differenze tra i continenti esteri di residenza. I valori più elevati si riscontrano tra gli italiani residenti in Europa (5,5 per mille).

A un maggior dettaglio territoriale, tra i Paesi dell’Unione europea, la Spagna presenta il tasso di natalità più elevato (5,6 per mille), seguita dalla Germania (5,5) e dalla Francia (5,0), mentre tra i Paesi extra-Ue spiccano la Svizzera (6,0) e il Regno Unito (4,9). I tassi di natalità nel continente americano risultano più contenuti (2,7 per mille), anche laddove si concentra una quota importante di italiani, come ad esempio in Brasile (3,6 per mille) o in Argentina (2,0). I diversi livelli di questi tassi possono essere spiegati da diversi motivi. Nei Paesi di più antica emigrazione italiana, come i Paesi dell’America centro-meridionale, la bassa natalità si lega a una struttura per età degli italiani residenti più vecchia che altrove. Inoltre, possono aver influito una diversa propensione o motivazioni opportunistiche a dichiarare le nascite da parte dei genitori. Può ad esempio accadere che l’iscrizione avvenga solo quando si determini una specifica necessità (ad es. di disporre di un passaporto italiano, anche solo per un viaggio). Altri fattori, legati alla procedura amministrativa sottesa alla formazione del dato, possono determinare ritardi nelle registrazioni .

Nel 2024 i decessi di italiani residenti all’estero sono stimati in poco più di 8mila, +416 unità rispetto all’anno precedente, per un tasso di mortalità complessivo dell’1,3 per mille. Così come per le nascite, la più alta incidenza di decessi riguarda i residenti in Europa (83,8%), dove la quota di nati in Italia tra i residenti all’estero è più elevata. I primi cinque consolati per numero di decessi, nel 2023, sono stati quelli di Stoccarda, Zurigo, Francoforte, Colonia e Parigi, dove complessivamente si registrano oltre 2mila morti. Considerando l’insieme dei Paesi esteri, si osserva un consistente divario di genere per quel che riguarda la mortalità. Infatti, solo poco più di un quarto dei decessi riguarda le donne. Almeno tre sono le cause alla base di tale squilibrio. La prima è la ben nota più favorevole sopravvivenza delle donne rispetto agli uomini. Una seconda ragione consiste in uno sbilanciato rapporto tra i sessi, favorevole alla componente maschile, nel collettivo dei residenti italiani all’estero, soprattutto nei Paesi europei. Infine, nei Paesi in cui l’emigrazione italiana ha radici molto antiche, in particolar modo in quelli dell’America centro-meridionale, è verosimile che parte degli eventi di decesso non vengano comunicati alle autorità italiane, non avendo più gli emigrati o i loro discendenti rapporti in essere con il Paese di origine (di tipo parentale o lavorativo, ad esempio).

Flussi all’estero in rialzo anche per effetto sanzione su mancata iscrizione AIRE

I dati provvisori del 2024 evidenziano un consistente aumento degli espatri (156mila, +36,5% sul 2023), parzialmente attribuibile all’entrata in vigore della Legge n. 213 del 30 dicembre 2023, che prevede sanzioni amministrative per i cittadini italiani che soggiornano all’estero per oltre 12 mesi senza adempiere all’obbligo di iscrizione nei registri dell’Anagrafe Italiana dei Residenti all’Estero (AIRE). Il numero dei rimpatri nel 2024 è, invece, pari a 53mila (-14,3%). Il saldo migratorio, come si è visto, è dunque ampiamente positivo e pari a 103mila italiani all’estero, +50mila unità rispetto al 20232.

Nel 2024 l’età media degli italiani espatriati è pari a 32,8 anni mentre quella dei rimpatriati, più alta, è pari a 35,3 anni. La maggior parte degli espatriati (74,0%, pari a 115mila unità) si dirige in Europa (Figura 1), in particolare verso i Paesi dell’Unione europea (79mila) dove, al netto dei rimpatri (21mila), si registra un saldo migratorio pari a +58mila italiani. Anche i Paesi europei extra-Ue mostrano un saldo migratorio positivo di italiani (+25mila), così come, oltre oceano, l’America settentrionale (+6mila) e l’America Latina (+10mila circa). Più in dettaglio, i principali Paesi verso i quali emigrano i cittadini italiani sono Germania, Spagna, Regno Unito, Svizzera e Francia che, nel loro insieme, accolgono nel 2024 il 54,6% del totale degli espatriati nel 2024. Tra le mete extra europee, seguono il Brasile (6,9%) e gli Stati Uniti (5,0%).

Verso i Paesi dell’America Latina si dirigono soprattutto cittadini italiani nati all’estero, cioè individui precedentemente giunti in Italia che, una volta acquisita la cittadinanza italiana iure sanguinis (in quanto discendenti di generazioni di emigrati italiani), fanno ritorno nel Paese di origine. Con riferimento ai rientri in Italia, invece, dei 53mila rimpatri stimati nel 2024, oltre un terzo (35,3%) origina da Germania, Regno Unito e Svizzera, ossia da Paesi che in passato, soprattutto a partire dagli anni Cinquanta, hanno costituito mete principali dei flussi di emigrazione dall’Italia.

A questi seguono il Brasile (6,1%), gli Stati Uniti (5,8%) e l’Argentina (5,4%). Anche in questo caso, si tratta dei tre Paesi oltreoceano che, nel periodo della Grande Emigrazione nella prima metà del Novecento, ospitarono ingenti flussi di emigrati italiani. Dei 156mila italiani espatriati nel 2024, 78mila (50,4%) sono partiti dal Nord Italia (il 29,3% dal Nord-ovest e il 21,1% dal Nord-est), circa 26mila dal Centro (16,7%) e 51mila dal Mezzogiorno (21,0% dal Sud e 11,9% dalle Isole). Circa un espatrio su cinque origina in Lombardia (30mila espatri, pari al 19,5% del totale), mentre più contenuti sono i flussi di espatrio dal Veneto (16mila, 10,1%), dalla Sicilia (14mila, 9,0%), dalla Campania e dal Piemonte (entrambe le regioni 11mila, 7,2%), nonché dal Lazio (poco meno di 11mila, 6,8%) e dall’Emilia-Romagna (poco più di 10mila, 6,5%). Il 49,0% dei rimpatri è diretto verso il Nord, il 18,1% al Centro e il 32,9% nel Mezzogiorno. La prima regione per numero di rimpatri è la Lombardia, dove si valuta un 17,4% di rimpatri, seguita dalla Sicilia (10,0%), dal Piemonte (8,8%) e dal Lazio (8,7%).

Europa e USA le principali destinazioni degli italiani tra Paesi esteri

L’Italia non rappresenta il solo fulcro, in partenza o in arrivo, dei movimenti dei cittadini italiani con l’estero. Una significativa quota di trasferimenti, infatti, avviene tra Paesi esteri, rappresentando una dinamica interessante nell’ambito delle migrazioni internazionali. Il fenomeno, noto come “migrazione secondaria”, in genere coinvolge individui che, dopo un primo trasferimento all’estero, decidono di spostarsi in un altro Paese, spinti dalla ricerca di migliori opportunità lavorative, di condizioni di vita più favorevoli o da motivazioni familiari. Le principali determinanti includono, dunque, fattori economici, il grado di integrazione nel paese ospitante da cui si parte, la presenza di comunità italiane nei Paesi esteri in cui si arriva e l’assenza di barriere alla libera circolazione, come nel caso dei Paesi dell’Ue.

Secondo i dati provvisori, nel 2024 gli spostamenti di residenza degli italiani tra Stati esteri (esclusa dunque l’Italia) sono stati oltre 49mila, quasi otto ogni 1.000 residenti all’estero. Il 46,4% degli spostamenti ha riguardato le donne e il 24,9% individui nati in Italia. Il Paese maggiormente attrattivo è la Spagna, ove si sono diretti quasi 13mila 600 individui, il 27,4% degli italiani trasferitisi tra Stati esteri (Prospetto 3). Si tratta di connazionali provenienti principalmente dal continente sudamericano, nella metà dei casi (50,4%) dall’Argentina. Verso gli Stati Uniti d’America si sono diretti 5mila e 200 italiani (10,6% dei trasferimenti tra Stati): il Venezuela (22,2%) e il Brasile (13,9%) sono i primi due Paesi di origine di questi flussi.

Le destinazioni dei movimenti degli italiani tra Stati esteri sono simili a quelle dei movimenti in uscita dall’Italia, ovvero tra i Paesi preferiti figurano il Regno Unito, la Svizzera, la Germania e la Francia. In ognuno di questi Paesi nel 2024 si sono diretti circa 3mila italiani. Il Brasile e l’Argentina sono i primi due Paesi di origine tanto degli italiani che sono migrati nel Regno Unito (rispettivamente il 18,1% e il 7,2% del flusso), quanto di quelli trasferitisi in Germania (14,2% e 13,9%, rispettivamente). La Svizzera e la Francia, invece, hanno accolto cittadini italiani provenienti dalla Germania (rispettivamente per il 27,0% e per l’8,4%), ma una certa importanza ha rivestito anche lo “scambio” di residenti italiani tra i due Paesi: l’11,2% di coloro che si sono trasferiti in Svizzera proveniva dalla Francia, viceversa il 9,5% di cittadini trasferiti in Francia proveniva dalla Svizzera.

Seguono Paesi di destinazione che hanno fatto registrare flussi più contenuti (Portogallo, Brasile, Paesi Bassi, Australia), tutti sotto il 3% (meno di 1.500 individui). Tra di essi si evidenzia il Portogallo, dove si dirige il 2,9% degli italiani che nel 2024 hanno cambiato Stato estero di residenza. In larga parte (57,1%) si tratta di italiani provenienti dal Brasile, alimentando un asse storico culturale e linguistico al pari di quello esistente tra Argentina e Spagna.

Argentina e Germania i paesi con il maggior numero di residenti italiani

Secondo le stime provvisorie, tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2024, l’incremento più marcato in termini assoluti dei cittadini italiani residenti all’estero si è registrato in Brasile (+53mila), davanti alla Spagna (+30mila), all’Argentina (+29mila) e al Regno Unito (+17mila). In termini relativi, invece, l’incremento più rilevante è stato quello della Spagna (+11,9%). Gli italiani residenti all’estero si distribuiscono quasi in ogni angolo del mondo ma più della metà risiede in Europa (il 54,0%, pari a 3 milioni 448mila persone al 31 dicembre 2024). Segue l’America (40,9%) con 2 milioni e 608mila residenti (Prospetto 4). Più contenute le presenze in Oceania (2,7%, 172mila residenti), Asia (1,3%, 82mila) e Africa (1,1%, 71mila). I Paesi esteri con il maggior numero di residenti italiani sono l’Argentina (987mila), la Germania (847mila), il Brasile (671mila), la Svizzera (654mila) e la Francia (483mila).

Gli italiani residenti all’estero sono prevalentemente uomini (quasi il 52%). Il disequilibrio di genere è dovuto all’origine spesso lavorativa della migrazione, soprattutto in Europa e Asia. Tuttavia, il quadro è in progressiva evoluzione, come dimostrano le percentuali in America e Oceania, dove i ricongiungimenti, se non addirittura la completa migrazione familiare, hanno portato a un bilanciamento tra i sessi. All’interno dei singoli continenti si assiste anche a una distribuzione eterogenea degli italiani tra le varie sub-aree geografiche. In Europa, il peso dell’Unione Europea è particolarmente rilevante, con oltre 2,2 milioni di italiani al 31 dicembre 2024, grazie anche alla libertà di circolazione garantita dalla cittadinanza comunitaria e alla prossimità geografica con l’Italia. Nei restanti Paesi europei risiedono quasi 1,2 milioni di italiani. In Europa la composizione per sesso vede una prevalenza di uomini, pari al 53,0% al 31 dicembre 2024, con un massimo che si registra in Germania (54,3%). In America, la maggior parte degli italiani vive in America centro-meridionale, circa 2,1 milioni al 31 dicembre 2024, in particolare in Argentina e Brasile che, storicamente, presentano un forte legame con l’Italia, sin dal periodo delle grandi ondate migratorie del Novecento. L’America settentrionale ne accoglie circa 480mila.

L’America è l’unico continente in cui gli uomini sono leggermente meno numerosi (49,6%), conseguenza della stabilizzazione familiare e dei processi di naturalizzazione. In Oceania, nonostante una quota di italiani residenti relativamente piccola, la presenza risulta in aumento (da 166mila al 31 dicembre 2023 a 172mila al 31 dicembre 2024). La composizione per sesso risulta molto equilibrata con un leggero vantaggio a favore degli uomini (51,6%). In Asia, dove i cittadini italiani residenti sono 82mila e 500 al 31 dicembre 2024 (in aumento rispetto ai 78mila e 400 dell’anno precedente), la maggior concentrazione si trova in Asia occidentale. Gli uomini sono in netta prevalenza, il 58,1%. L’Africa rappresenta una destinazione minoritaria per gli italiani all’estero, con numeri molto contenuti rispetto ad altri continenti; vi si contano circa 71mila italiani, stabili rispetto al dato del 2023. Una maggiore presenza si rileva nell’Africa centro-meridionale (49,7%) e settentrionale (30,2%), rispetto alle zone dell’Africa Orientale e Occidentale dove risiedono rispettivamente l’11,2% e l’8,9% di tutti gli italiani residenti in Africa. Anche qui si registra una lieve prevalenza maschile (52,5%).

Poco meno di un italiano residente all’estero su tre è nato in Italia

L’analisi del luogo di nascita degli italiani all’estero offre uno spaccato delle dinamiche migratorie storiche e recenti3. Le emigrazioni più antiche erano dirette prevalentemente verso le Americhe. L’elevato numero di italiani oggi residenti in quei Paesi è spesso riconducibile alla trasmissione della cittadinanza per discendenza (iure sanguinis).

Al 31 dicembre 2023, il 30,8% dei residenti all’estero è nato in Italia, con differenze tra Paesi che riflettono i diversi percorsi migratori nelle varie epoche storiche. In particolare, nei Paesi dell’America latina le quote dei nati in Italia sono le più basse (Prospetto 5). In Argentina, solo il 10% dei cittadini italiani è nato in Italia (94mila su 958mila), in Perù il 6% (2mila su 37mila), in Brasile il 5% (31mila su 618mila). Percentuali molto più alte si riscontrano invece in Paesi meta delle più recenti migrazioni, come nel Regno Unito (48% su 479mila), in Lussemburgo e in Austria (circa il 50% su, rispettivamente, 34mila e 45mila italiani residenti). Anche negli Stati Uniti e in Canada, la percentuale dei cittadini nati in Italia si aggira intorno al 50% (su 316mila italiani residenti nel primo e 144mila nel secondo).

Un fenomeno in crescita è quello dei nuovi cittadini italiani che, acquisita la cittadinanza, si trasferiscono in un altro Paese europeo, sfruttando i vantaggi del passaporto Ue. Un fattore, questo, che spiega in parte la crescita di residenti italiani in Spagna, Irlanda e Regno Unito, sia tra i nati in Italia sia tra quelli nati in America Latina oppure nelle ex colonie britanniche. Altra caratteristica che contraddistingue gli italiani all’estero nati in Italia da quelli nati oltre confine è che tra i primi prevalgono gli uomini (con l’eccezione dell’Argentina), mentre tra i secondi la distribuzione di genere risulta più equilibrata.

Età mediana: 55 anni per i nati in Italia e 39 anni per i nati all’estero

L’analisi della popolazione italiana residente all’estero al 31 dicembre 2023 rivela strutture demografiche, venutesi a consolidare negli anni, piuttosto differenziate tra chi è nato in Italia e chi è nato all’estero. Tra i residenti italiani all’estero l’età mediana dei nati in Italia è di 55 anni, mentre per i nati all’estero è di 39 anni (48,7 anni, invece, per chi risiede in Italia). I nati in Italia mostrano una struttura per età più anziana, con una prevalenza maschile significativa soprattutto tra i 50 e i 69 anni (Figura 2). Queste tendenze sono il risultato di intensi fenomeni migratori registrati a partire dagli anni ’50 e ’60, ai quali si sono aggiunti nuovi flussi in uscita nell’ultimo quindicennio. Fino ai 29 anni di età, le differenze di genere tra i nati in Italia sono minime, ma dai 30 anni in su si osserva un progressivo aumento della quota maschile, che raggiunge il picco nelle generazioni adulte. Diversa è la situazione tra gli italiani nati all’estero: la distribuzione per età risulta più regolare e il rapporto tra uomini e donne si mantiene relativamente equilibrato. La prevalenza degli uomini sulle donne è visibile fino alla classe dei 50-59enni, mentre a partire dai 60 anni la componente femminile diventa gradualmente maggioritaria, con un’accentuata predominanza nella classe 70-79 anni.

Osservando la struttura per età nei principali Paesi di residenza (Figura 3), si nota innanzitutto come la prevalenza maschile si concentri nelle classi di età centrali e adulte: dai 30 ai 49 anni in Germania e nel Regno Unito, dai 50 ai 59 anni in Nord America, Francia e Svizzera. I più giovani risiedono nel Regno Unito, una delle principali mete delle emigrazioni più recenti, mentre la popolazione più anziana è in Canada, dove circa il 50% degli italiani residenti è nato in Italia.

Londra, Buenos Aires e San Paolo le città con la maggiore presenza di italiani

I cittadini italiani che trasferiscono la propria residenza all’estero in maniera stabile sono tenuti a richiedere l’iscrizione all’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (AIRE) presso l’ufficio consolare territorialmente competente. Il dato relativo a questo adempimento amministrativo rappresenta un indicatore affidabile di quali siano le città o le zone limitrofe più attrattive per gli italiani che si trasferiscono all’estero.

Alla fine del 2023, il Consolato Generale d’Italia a Londra si conferma la sede con il maggior numero di connazionali iscritti, con quasi 386mila residenti su un totale di circa 480mila italiani residenti nel Regno Unito (Prospetto 6). Rispetto all’anno precedente si osserva un incremento di circa 11mila unità. Segue, per consistenza numerica, Buenos Aires, con 335mila residenti (in aumento di 13mila unità sul 2022). Sempre in Argentina, le sedi consolari di Rosario, Córdoba e La Plata riportano rispettivamente 142mila, 106mila e 87mila italiani residenti.

In Brasile il Consolato di San Paolo ha registrato un significativo aumento della presenza italiana, arrivando a 271mila residenti al 31 dicembre del 2023, 31mila in più rispetto all’anno precedente. In Europa Zurigo è l’unica tra le prime 25 sedi consolari per numero di residenti a mostrare un saldo negativo nel 2023, con una diminuzione di circa 3mila italiani, attestandosi a 211mila individui. In Svizzera, seguono i consolati di Ginevra (133mila), Lugano (124mila) e Basilea (111mila). In Germania, le principali sedi consolari per numero di italiani residenti sono Stoccarda (183mila), Francoforte (158mila), Colonia (130mila) e Monaco di Baviera (128mila). In Francia, il consolato di Parigi concentra il 38% degli italiani residenti nel Paese, con 178mila individui su un totale nazionale di circa 470mila. Tra le altre città europee, con una presenza rilevante di cittadini italiani figurano Charleroi, in Belgio, con 168mila residenti, e Bruxelles (114mila), che ha registrato un incremento di 6mila unità nel 2023. Anche in Spagna si osservano dati in crescita: a Madrid e Barcellona risultano residenti, rispettivamente, 118mila e 107mila italiani (+6mila e +4mila unità sull’anno precedente). Infine, nel continente americano, si rilevano consistenti comunità italiane anche a Montevideo in Uruguay (116mila), a Caracas in Venezuela (97mila), e a New York negli Stati Uniti (95mila).

(*) Istat: il dato definitivo relativo alla popolazione residente al 31 dicembre 2024 e ai flussi dell’anno 2024 sarà rilasciato a dicembre 2025 contestualmente e coerentemente con il rilascio dei risultati censuari della popolazione abitualmente dimorante in Italia al 31 dicembre 2024. In questo report, dove non disponibili i dati provvisori riferiti all’anno 2024, sono riportati gli ultimi dati definitivi relativi all’anno 2023. (Inform)

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L’omaggio di Mattarella all’Altare della Patria

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Questa mattina, in occasione delle celebrazioni della Festa della Repubblica del 2 giugno, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha reso omaggio all’Altare della Patria.

Alla cerimonia c’era la premier Giorgia Meloni e il ministro della Difesa Guido Crosetto, oltre al presidente del Senato Ignazio La Russa e quello della Camera, Lorenzo Fontana.

Agenzia DIRE – www.dire.it

 




Conclave: stasera la prima fumata

preparazione conclave cappella sistina

preparazione conclave cappella sistina
PREPARAZIONE CONCLAVE CAPPELLA SISTINA

È arrivato il grande giorno: inizia oggi pomeriggio, in Vaticano, il Conclave, l’assemblea dei cardinali che deve eleggere il successore di Papa Francesco, morto il 21 aprile 2025. I lavori inizieranno alle 16.30 nella Cappella Sistina, dove i prelati si ‘chiuderanno’ da oggi fino al momento in cui uscirà il nome del nuovo pontefice. ‘Conclave’, dal latino, significa infatti ‘chiuso sotto chiave‘. È alle 16.30 che scatterà l’Extra omnes, ovvero il ‘Fuori tutti‘, e dentro la Cappella sistina resteranno solo i cardinali. Questa mattina, invece, alle 10, si terrà la messa ‘pro eligendo pontefice‘, durante la quale i cardinali riuniti nella Basilica di San Pietro si riuniscono per invocare lo Spirito Santo affinché li indirizzi nella scelta del nuovo Papa.

LE VOTAZIONI E LE FUMATE

Per l’elezione del Papa serve la maggioranza dei due terzi (quindi servono almeno 89 voti, essendo 133 i votanti) e ci sono quattro votazioni al giorno (due al mattino e due al pomeriggio) e due fumate nell’arco della giornata, una intorno alle 12 (10.30 se dovesse essere bianca perchè i cardinali hanno raggiunto un accordo con la prima votazione della mattina) e una verso le 19 (17.30 se dovesse essere bianca già nella prima votazione del pomeriggio). Quella di questa sera, quindi, attesa intorno alle 19, sarà la prima fumata del Conclave 2025: ce ne sarà soltanto una, visto che i lavori partono nel pomeriggio.

Nella caldaia della Cappella Sistina vengono bruciate le schede dei due scrutini precedenti, e grazie a sostanze chimiche si può decidere il colore della fumata, che dà indicazioni al mondo sui lavori in corso. La fumata è nera in caso non si sia raggiunto il quorum, bianca in caso positivo. Una fumata bianca già questa sera? È pressochè impossibile. Ma Papa Francesco potrebbe fare il ‘miracolo’. Un altro, dopo quello di aver messo uno di fronte all’altro, a distanza ravvicinatissima, Donald Trump e Volodymyr Zelensky a parlare di pace poco prima che iniziasse il suo funerale.

COME FUNZIONANO LE VOTAZIONI

Sono quattro le votazioni: due al mattino e due al pomeriggio. Ogni scrutinio è composto da tre fasi. Nella prima si eleggono tre scrutatori, revisori e tre incaricati di raccogliere i voti dei cardinali impossibilitati per malattia. Su scheda è scritta la frase in latino “Eligo in Summum Ponteficem”, “Eleggo il Sommo Pontefice”, sotto cui ogni cardinale scrive il nome del suo candidato. Poi avviene il conteggio e la lettura del nome.

COME INIZIA IL CONCLAVE

Il conclave vero e proprio partirà alle 1630 di oggi, quando il maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie, pronuncerà la fatidica frase “Extra Omnes”, ovvero “Fuori tutti”, e così si dà il via alle fasi di voto. I cardinali, a quel punto, restano soli davanti l’affresco del Giudizio Universale di Michelangelo Buonarroti e pronunciano due giuramenti: con il primo si impegnano a rispettare i vincoli della Costituzione, a ricoprire con fedeltà l’incarico di Papa qualora fossero eletti e a tenere il segreto su quello che avviene all’interno della Cappella Sistina. Il secondo è sui quattro Vangeli di Marco, Matteo, Luca e Giovanni: si chiede a Dio l’aiuto per adempiere al meglio il proprio compito. Poi si comincia a votare.

I POSSIBILI SUCCESSORI

In questi giorni, sono tanti già i nomi dei possibili successori di Papa Francesco che i media e i vaticanisti hanno ripetuto più volte: tra gli italiani ci sono Matteo Zuppi (presidente della Conferenza Episcopale Italiana), Pierbattista Pizzaballa (patriarca di Gerusalemme dei Latini) e Pietro Parolin (Segretario di Stato della Santa Sede), fino a oggi dato da tutti come ‘favorito’ e successore naturale di Papa Bergoglio.

Tra i ‘papabili’ anche il filippino Luis Antonio Tagle e il francese Jean-Marc Aveline. E anche Fridolin Ambongo Besungu, cardinale e arcivescovo della Repubblica Democratica del Congo, Peter Erdo di Budapest, Anders Arborelius, svedese, lo statunitense Joseph Tobin e lo spagnolo Juan José Omella. “Chi entra Papa, esce cardinale” si dice tradizionalmente, ma restano alte attenzione e curiosità per sapere se i pronostici avranno indovinato. Una cosa è certa, gli occhi restano puntati su San Pietro.

Agenzia DIRE – www.dire.it




A Roma la Prima Conferenza delle scuole italiane all’estero “Crescere in italiano”

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image 235La Prima Conferenza delle scuole italiane nel mondo ha avuto inizio questa mattina presso l’Auditorium del MAXXI a Roma. A organizzare l’evento l’Ufficio V della Direzione Generale del Maeci per la Diplomazia Pubblica e Culturale (DGDP) . L’evento si configura come un modo per rafforzare i legami culturali con gli italiani nel mondo e “far apprezzare e conoscere sempre di più la nostra lingua e cultura all’estero”, ha ricordato la Presidente della Fondazione MAXXI, Maria Emanuela Bruni, che ha introdotto l’evento con l’auspicio di “creare un ponte fra tutte le discipline artistiche e culturali nazionali e internazionali per capire la complessità del mondo contemporaneo”. Il Museo MAXXI è da sempre in prima linea nella formazione degli studenti italiani con visite guidate, corsi di formazione PTCO e laboratori, essendo ente riconosciuto di formazione. All’evento era presente anche il Direttore Generale del Maeci per gli Italiani all’Estero Luigi Maria Vignali.

Nel suo intervento dal Viceministro degli Esteri Edmondo Cirielli, che ha parlato di un istituto del MAXXI “inclusivo e soprattutto propositivo”. Cirielli, dopo aver evidenziato l’importanza di celebrare il ruolo svolto dalle scuole italiane all’estero, si è rivolto alla Sottosegretaria all’Istruzione Paola Frassinetti presene all’evento: “La ringrazio molto per quello che lei fa insieme al suo Ministero e soprattutto per la grande collaborazione, perché è il nostro partner storico per queste iniziative”. Il Viceministro Cirielli ha poi sottolineato il dovere e il diritto dello Stato a fornire servizi e supporto agli oltre ottanta milioni di discendenti degli italiani all’estero sia con la formazione promulgata mediante scuole pubbliche e paritarie di lingua italiana, sia con l’impegno a favorire l’ottenimento di una doppia cittadinanza per quegli italiani residenti in nazioni che non la rendono disponibile, come ad esempio la Spagna, dove il Viceministro si recherà a breve anche alla luce dell’importante emigrazione di giovani verso quelle località negli ultimi anni. La stessa emigrazione dall’Italia è di per sé strumento di esportazione culturale e linguistica, ha ricordato il Vice Ministro facendo riferimento all’influenza italiana in Svizzera: “Anche l’Europa – ha aggiunto Cirelli – rappresenta un dato centrale: ultimamente sono stato in Svizzera dove ho parlato non soltanto con i connazionali del Cantone italiano, ma soprattutto con politici francofoni e germanofoni, e tutte e due le etnie e culture sostenevano come ormai l’italiano abbia vinto culturalmente in Svizzera, e la classe dotta, la classe alta dei francofoni e germanofoni, vuole imparare l’italiano come lingua di qualità”. Parlando poi della visita alla scuola di Addis Abeba con la Presidente del Consiglio dei Ministri Giorgia Meloni, il Vice Ministro ha ricordato come gli italiani che esportano cultura abbiano saputo portare all’estero anche il verbo universale della pace della diplomazia e che, ad oggi, l’educazione che l’Italia esporta è spesso vista come un faro: “La scuola di Addis Abeba – ha aggiunto produce il 100% degli occupati”. Il successo delle scuole italiane all’estero, secondo Cirielli, porta giovamento all’Italia su più fronti: “Siamo una nazione che ha anche bisogno d’immigrazione e chiaramente, se qualcuno studia nelle scuole italiane e s’innamora delle scuole italiane, si prepara e magari viene in Italia”. Il Vice Ministro ha poi spiegato che fornire a questi studenti una formazione completa permette un’immigrazione legale verso l’Italia e un’immissione nel mercato del lavoro regolamentato dallo Stato, senza rischio di sfruttamento: “Abbiamo decine di aziende e di attività – ha aggiunto – che si trasferiscono in giro per il mondo e trovare persone che hanno studiato significa anche aiutare le nostre imprese”.

Dell’impegno del Governo e del MIC nei confronti del sistema di formazione italiano ha parlato la Sottosegretaria all’Istruzione Paola Frassinetti, che ha voluto spostare l’attenzione sul coordinamento delle iniziative fra MAEC e LIM, reso possibile dal D.L. 64 del 2017 per potenziare la rete scolastica all’estero e che costituisce una risorsa strategica per la diplomazia culturale. Nelle parole del Sottosegretario anche l’impegno a sviluppare una migliore, più efficace sinergia fra scuola e lavoro, anche per quanto riguarda il binomio scuola – cultura sul territorio italiano, mentre le 7 scuole statali italiane e le 47 paritarie all’estero risultano già essere punti di riferimento per oltre 20.000 studenti secondo i dati al 2023. In questo contesto la Frassinetti ha anche ricordato come molti ragazzi stranieri scelgano di sviluppare le loro competenza nel modello dell’istruzione italiana all’estero. “Le 674 unità di personale all’estero – ha aggiunto – sono i migliori ambasciatori del saper fare italiano nel mondo”. “Le riforme che sono state promosse da questo governo – ha poi rilevato Frassinetti – ben s’immettono in questo contesto internazionale. Mi riferisco per esempio alla riqualificazione degli istituti professionali e tecnici, il famoso 4+2 dove abbiamo voluto dare anche una valenza ITS, che sappiamo all’estero essere una tipologia di scuola molto attrattiva che in Italia è stata concepita con una legge parlamentare votata all’unanimità, proprio per dare una sensazione di radicamento al territorio che possa far interagire gli istituti come le università, gli enti locali, le imprese e gli ITS”. Importante anche il ruolo del liceo del Made in Italy , unicum italiano per la presenza di materie giuridiche, lingue, economia, geografia economica e facilitante la transizione da scuola a mondo del lavoro anche grazie alle sperimentazioni avviate dal Ministero con il Piano Mattei, piano d’internazionalizzazione del sistema terziario d’istruzione tecnologica.

Ha poi preso la parola il Segretario Generale della Dante Alighieri Alessandro Masi che ha parlato dell’attività della ADASIM (Fondazione Dante Alighieri Scuole Italiane nel Mondo) che accoglie in una rete le scuole italiane all’estero con l’obiettivo di condividere esperienze di alto profilo nell’insegnamento dell’italiano ed in italiano, promuovere l’aggiornamento professionale e affrontare insieme le sfide dell’educazione. In pratica con l’obiettivo di fare squadra, si inviano docenti, si avviano bandi per attività e si formano docenti.

La storia delle scuole italiane all’estero parte da lontano, inizia assieme all’Unità d’Italia nel 1861, quando il console italiano ad Alessandria d’Egitto propose all’allora Ministro degli Esteri Cavour di aprire un collegio italiano proprio ad Alessandria d’Egitto, ha ricordato nel suo intervento Il Direttore Generale del Maeci per la Diplomazia Pubblica e Culturale, Alessandro De Pedys che ha poi rilevato come ad oggi le nostre strutture scolastiche all’estero siano utilizzate prevalentemente da comunità locali straniere. Ad esempio il corpo studentesco della scuola di Addis Abeba è costituito per il solo terzo da aventi passaporto italiano, segno di quell’attrattiva esercitata dal saper fare italiano. “L’obiettivo che noi ci poniamo oggi con questo evento – ha proseguito De Pedys – è quello di cominciare a fare rete facendo incontrare anche di persona i diversi attori e scambiarsi buone prassi, fare delle proposte, ragionare insieme su come sfruttare meglio il potenziale di questo sistema come strumento di promozione della lingua e culture italiana. Dobbiamo anche parlare delle criticità”, come ad esempio sostenere adeguatamente le scuole paritarie o migliorare la formazione dei docenti. Il Direttore Generale ha poi evidenziato come il secondo obiettivo della Conferenza sia anche quello di far conoscere il mondo delle scuole italiane all’estero anche ai non addetti ai lavori. De Pedys ha inoltre posto il tema di come far continuare il percorso formativo in ambiti italiani a chi esce dagli istituti italiani all’estero. Una delle iniziative volte creare filiere educative è “Costruiamo il Futuro”, un progetto per cui sono state messe a disposizione sedici borse di studio per consentire a studenti che vengono dalle scuole di Addis Abeba, Casablanca, Tunisi e Il Cairo di proseguire gli studi presso università italiane. Segnalate anche iniziative volte a garantire agli studenti, attraverso pacchetti formativi, preparazione adeguata attraverso enti esterni come la Banca d’Italia per l’introduzione all’educazione finanziaria, o la fondazione Bracco, ma anche con il CEPELL per l’ambito letterario. Citato anche il sistema educativo Reggio Children, con oltre 140 scuole nel mondo. (Jasmine Carpentieri- Inform)




Campi Flegrei, l’Ingv: “Non c’è pericolo di un’eruzione imminente”

manfredi 2

manfredi 2“Quello che stiamo osservando adesso è un altro degli step di intensificazione del processo bradisismico, come abbiamo osservato ad agosto 2023, a maggio 2024, e come osserviamo adesso, a febbraio e marzo 2025. Per ora non misuriamo nessun tipo di processo che dia evidenza di una eruzione imminente: perché ci sia una eruzione imminente, è necessario che ci sia del magma che arriva in superficie. I nostri dati ci dicono che ora non è così”. Lo ha affermato Francesca Bianco, direttrice del dipartimento Vulcani dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, nel corso di una conferenza stampa nella sede dell’Osservatorio Vesuviano, a Napoli.

“Anche questo evento è avvenuto all’interno di uno sciame. Anzi, l’evento di magnitudo 4.4 è stato seguito da terremoti che stanno costituendo uno sciame, dove però il contenuto energetico, fino a ora, è basso. La magnitudo massima osservata è stata 1.7. Sono eventi che stanno avvenendo intorno all’area colpita dall’evento di magnitudo 4.4″.

MANFREDI: NAPOLI HA RETTO

“Come danni sulla città di Napoli abbiamo solamente una villetta sgomberata, quella dove c’è stato il crollo del controsoffitto con l’unico ferito lieve. Dalle verifiche che stiamo facendo sull’edilizia civile privata, ad oggi, non ci sono sgomberi. Stiamo facendo le verifiche sulle scuole e una in zona Posillipo ha avuto dei danni alle tramezzature, piccoli distacchi. È scattata l’interdizione in modo da poter fare subito gli interventi”. Lo ha detto il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, al termine della riunione in prefettura del Centro coordinamento soccorsi.

Le verifiche sugli istituti nel quartiere di Fuorigrotta, ha sottolineato il primo cittadino, “stanno andando avanti” così come a Bagnoli “ma al momento non sono segnalati danni. Possiamo comunque dire che non ci sono stati danni strutturali, quelli accertati sono tutti danni non strutturali considerando che ci sono state forti accelerazioni su Napoli perchè l’epicentro era molto vicino al confine della città. L’evento quindi si è molto sentito mentre, ad esempio, a Bacoli gli effetti sono stati molto ridotti. Esattamente l’opposto – ha concluso Manfredi – di quanto successo l’altra volta con una scossa della stessa magnitudo”.

“Questo terremoto, sapendo che non ci sono mai certezze con tali eventi, è stato uno stress test importante per il patrimonio edilizio di questa parte della città. Il fatto che non ci siano danni strutturali significa che c’è una buona capacità sismica. È ovvio, comunque, che bisogna continuare il lavoro sulla vulnerabilità perchè deve essere fatto un approccio scientifico al problema quindi continuare i controlli che stiamo già facendo. È chiaro che per la convivenza con il bradisismo l’unica risposta è avere strutture sicure”.

“Abbiamo tutte le possibilità di intervenire in tempi congrui perchè fare le valutazioni su centinaia e centinaia di edifici non è che si fanno in un giorno. Le squadre tecniche sono molto addestrate e appena si completa questa fase di richieste che si concluderà il 24 si potrà fare la valutazione di vulnerabilità che, ricordo, non coincide con la valutazione dei danni. Sono cose diverse, la prima sulle caratteristiche strutturali dell’edificio la seconda si effettua su conseguenze di un evento”.

Adesso, “nel corso del Comitato – annuncia il sindaco – abbiamo deciso di fare delle schede di rilievo sismico in tutte le strutture in cui ci sono richieste e in quelle pubbliche e questo ci darà ulteriori informazioni sulla qualità e sugli effetti dell’evento”.

Il “dispositivo sulle aree di accoglienza ha funzionato, nel senso che si sono subito installate anche se è chiaro che c’è una latenza di due ore tra l’evento e l’installazione. Per questo motivo abbiamo deciso di fare un’area di accoglienza all’interno dell’ex base Nato in modo tale che essendo vigilata ci consente di lasciare le strutture in maniera permanente. C’è stata disponibilità, in tal senso, da Regione e da Fondazione Banco Napoli per procedere in questa direzione”.

“In giornata faremo un sopralluogo sul posto anche andando a vedere le scuole sul territorio. Seguiamo attentamente la situazione con tutta la nostra struttura, abbiamo un monitoraggio in tempo reale”. Lo ha detto il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, al termine della riunione in prefettura del Centro coordinamento soccorsi ricordando anche il lavoro di “coordinamento e controllo” che ha condotto “per tutta la notte”.

UNDICI PERSONE AL PRONTO SOCCORSO

“Noi dobbiamo provvedere alla sicurezza dei cittadini e per farlo si devono seguire le procedure di Protezione Civile. Poi possiamo fare tutte le riunioni dei Consiglio comunali che volete ma io guardo prima alla sicurezza delle persone e poi faccio le assemblee”.

“Oggi – ha spiegato Manfredi – abbiamo un sistema molto sotto controllo, nel senso che abbiamo un monitoraggio e un controllo costante in sinergia con l’Osservatorio Vesuviano, l’Ingv. Abbiamo una rete accelorometrica che ci ha consentito in tempo reale di avere la misura dell’accelerazione e quindi delle azioni sulle strutture e in base a quello abbiamo governato l’osservazione e l’apertura e chiusura delle scuole. È chiaro che abbiamo un patrimonio edilizio discreto e che può essere sempre migliorato e quindi oggi dobbiamo agire sull’edilizia pubblica per migliorarne la qualità, e questo è già previsto nell’azione che sta compiendo il commissario, poi è molto importante che ci siano interventi sull’edilizia privata, un tema da considerare è lo stato manutentivo del patrimonio privato. Chi oggi ha un edificio – ha concluso il primo cittadino – ha un’occasione di poter verificare la sicurezza sismica del proprio bene. Certo il patrimonio edilizio di oggi non è quello della crisi degli anni ’80 perchè dopo quegli anni molti sono stati gli interventi fatti. Su questo bisogna lavorare”.

“Ci sono state undici persone che hanno fatto ricorso alle cure del pronto soccorso. Di queste c’è una persona con delle contusioni ed escoriazioni, la signora che stava sotto il controsoffitto caduto. Poi ci sono due o tre casi di persone che sono state ferite con schegge di vetro che si sono rotti, o nello scappare o in conseguenza delle vibrazioni, gli altri sono casi di panico”.

Agenzia DIRE – www.dire.it




Il Made in Italy va in crociera

31federitaly

31federitalyFederitaly ha annunciato il lancio di un evento unico ed esclusivo che porterà le eccellenze del Made in Italy su una delle navi da crociera più prestigiose al mondo: MSC Grandiosa. Dal 5 al 12 ottobre 2025, infatti, la crociera attraverserà il Mediterraneo, facendo tappa nei porti di Italia, Spagna e Francia. Federitaly potrà così offrire il palcoscenico alle aziende italiane selezionate che presenteranno i propri prodotti e servizi a un pubblico internazionale di oltre 6000 passeggeri.
L’iniziativa è realizzata da Federitaly in collaborazione con MSC Crociere.
Le aziende selezionate potranno anche partecipare a eventi di networking con operatori e stakeholder di livello globale e promuovere così il Made in Italy in un’esperienza immersiva e coinvolgente.
“Con questo evento vogliamo portare il Made in Italy oltre i confini tradizionali, creando un’esperienza unica che unisce business, turismo e cultura – ha dichiarato Carlo Verdone, Presidente di Federitaly -. Federitaly continua la sua missione di valorizzazione delle eccellenze italiane con un’iniziativa che segnerà un nuovo capitolo nella promozione internazionale delle nostre imprese”. (aise)