Tragedia a Mestre, pullman precipita da cavalcavia e si incendia: 21 morti

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Sono 21 i morti e 12 i feriti. E’ stata la prefettura ad aggiornare il numero delle vittime nel tragico incidente avvenuto intorno alle 20 a Mestre, dove un pullman di linea è precipitato da un cavalcavia incendiandosi, sulla bretella che da Mestre porta verso Marghera.

ZAIA: “ALMENO 21 VITTIME, INTERA RETE REGIONALE DELLA SANITÀ AL LAVORO”

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“E’ una tragedia dalle enormi proporzioni: il bilancio, provvisorio, parla di almeno 21, vittime e di più di 20 persone ricoverate negli ospedali del Veneto molte delle quali in gravissime condizioni. Purtroppo l’incidente ha coinvolto anche alcuni minori. È stata immediatamente attivata l’intera rete del SUEM 118 del Veneto. I feriti sono stati trasportati negli ospedali di Mestre, Mirano, Padova e Treviso. Sono state impiegate più di 20 ambulanze e sul posto è stato fatto convergere anche l’elisoccorso di Treviso. Le vittime ed i feriti sono di varie nazionalità, non solo italiani: sono ancora in corso le operazioni di estrazione e riconoscimento delle salme, ad opera dei Vigili del Fuoco, della Questura e dei sanitari, che ringrazio per i loro sforzi”, rende noto il Presidente della Regione Veneto Luca Zaia. “Esprimo sin da ora il cordoglio dell’intera Regione Veneto a tutte le famiglie che in queste ore stanno vivendo un pesantissimo lutto o sono provate dalle condizioni dei loro cari feriti. Ho chiesto all’intera nostra sanità di mettere in campo ogni risorsa possibile per prestare il massimo dell’assistenza”, termina il Presidente.

ag. Dire – www.dire.it




Il MAIE Europa in congresso a Bruxelles

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romagnoli europaAppuntamento di grande importanza oggi per il MAIE Europa che, a Bruxelles, a partire dalle ore 11 locali, terrà il suo Congresso.

Saranno presenti, con il coordinatore del Movimento per l’Europa, l’Onorevole Massimo Romagnoli, il presidente del MAIE, Ricardo Merlo, il Sen. Mario Borghese, l’On. Franco Tirelli, l’On. Antonio Tasso e circa 200 invitati di vari Paesi europei, tra cui i presidenti e i consiglieri del Maie presenti nei Comites del vecchio continente, cui si aggiungeranno rappresentanti delle associazioni italiane vicine al Movimento, dei Patronati e delle Camere di Commercio.

L’evento sarà trasmesso in diretta sulla pagina Facebook dell’Onorevole Romagnoli: https://www.facebook.com/profile.php?id=100095382125821

Ai congressisti, al presidente Merlo, all’Onorevole Romagnoli, al Senatore Borghese, al Deputato Tirelli, il vicepresidente del MAIE, Vincenzo Odoguardi, nell’impossibilità di parteciparvi, ha inviato un significativo messaggio di saluto nel quale afferma:

foto articolo 001 enzo odoguardi ministero italiani allestero 1“Sono immensamente dispiaciuto di non poter essere con voi in questo giorno che cambierà, in Europa, il modo di fare associazionismo e le strategie per capire e risolvere le problematiche delle varie comunità Italiane che vivono al di fuori dei confini del nostro Paese.

 Il MAIE è l’unica associazione, nata all’ estero, per le comunità Italiane che non risiedono nella nostra Patria ed è presente ormai da 20 anni nel nostro Senato e nel nostro Parlamento.

Essere MAIE significa soprattutto far crescere e dare spazio alle comunità Italiane all’estero, promuovere leggi per far sì che la spinta di quasi 56 milioni di Italiani che risiedono oltre confine porti beneficio in Italia attraverso le nostre aziende e alle stesse comunità. Non dimentichiamo, infatti, che i veri Ambasciatori delle Italianità siamo noi che viviamo lontano dal nostro Paese.

Attraverso chi, come l’amico Massimo, assume questo impegno come una missione, il risultato diventerà  sempre positivo. Spingere sulle nostre comunità all’estero è la naturale evoluzione dell’Italia da un punto di vista della crescita economica. Come abbiamo ribadito nel passato congresso MAIE in Centro America, cui hanno partecipato tutti i componenti e i coordinatori di 9 Paesi differenti, “l’apporto economico che danno le comunità Italiane all’estero promuovendo i prodotti nazionali è pari, tutti gli anni, all’importo di una manovra finanziaria del governo”.

Sono sicuro che, con la guida dell’Onorevole Romagnoli, il MAIE in Europa diventerà la punta di lancia del nostro associazionismo e il punto di riferimento delle varie comunità Italiane”.




La Regione ai veneti nel mondo: “Tornate a lavorare qui”

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viaggi viaggiare bagagli valigia partire scaled e1620654493730Potrebbero essere una risorsa importante e aiutare il Veneto a fronteggiare il problema stringente della carenza di manodopera. Insomma, “forze nuove” da riportare a casa. Chi? Gli oriundi, ovvero i discendendi dei veneti emigrati all’estero che sono rimasti a vivere nel nuovo paese. L’idea di lanciare un appello ai giovani fdiscendenti dei veneti nel mondo è delll’assessore regionale al Lavoro della Regione Veneto, Elena Donazzan, che da un po’ di tempo a questa parte medita su questa idea. E un mese fa ha incontrato il presidente dei Veneti nel mondo per coinvolgerlo nella cosa. Oggi il tema è stato proposto, intanto, ieri, nella prima giornata di lavori della tre giorni della Consulta dei Veneti nel mondo a Vicenza.

“SIAMO A DISPOSIZIONE PER ACCOGLIERE GLI ORIUNDI CHE VOGLIANO TORNARE”

“I Veneti nel mondo rappresentano un valore importante per la nostra regione e cinque milioni di discendenti dei veneti oggi residenti fuori dall’Italia sono una risorsa molto importante a tanti livelli. Uno di questi è il lavoro. Un mese fa insieme all’assessore Donazzan abbiamo incontrato il presidente dei Veneti nel mondo Aldo Rozzi Marin per discutere il tema della possibilità di coinvolgere l’associazione, informando le comunità dei nostri oriundi che in Veneto, nella loro terra di origine, siamo a disposizione per accogliere giovani che volessero venire a lavorare qui”. Lo dice l’Assessore regionale ai flussi migratori Cristiano Corazzari che ieri mattina ha partecipato alla giornata di apertura dei lavori della Consulta dei Veneti nel mondo e il contestuale Meeting del Coordinamento dei giovani veneti e giovani oriundi veneti residenti all’estero, in programma a Vicenza fino a domani.

L’OBIETTIVO È “RIPORTARE FORZE NUOVE IN ITALIA“

“Auguro buon lavoro alla Consulta dei Veneti nel mondo e al Coordinamento dei giovani veneti e giovani oriundi veneti residenti all’estero- dichiara l’assessore regionale al Lavoro Elena Donazzan- confido sia l’occasione per affrontare il tema del possibile ritorno in patria dei discendenti degli oriundi veneti, in particolare dei giovani. In occasione dell’incontro che abbiamo fatto con il collega Corazzari ho anticipato la volontà di aprire un ragionamento per riportare forze nuove in Italia, rivolgendoci prioritariamente ai Veneti nel mondo. La carenza di manodopera è un problema serio e questa è una via utile da percorrere”.

Donazzan ha anche già dato mandato a Veneto Lavoro “di valutare la possibilità di aprire sportelli online dedicati alle nazioni in cui sono presenti i Veneti nel mondo. Potremmo ragionare su sportelli lavoro che possano diventare punti di riferimento per fornire le richieste delle nostre aziende ai discendenti degli oriundi veneti. L’obiettivo è quello di cercare di costruire un flusso regolare tra paesi di partenza e Italia, nello specifico del Veneto”.

ag Dire – www.dire.it




L’Italia chiede “tempo” per esaminare l’ultima proposta sul patto europeo sull’immigrazione

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el acuerdo sobre la ultima pieza del pacto migratorio se retrasa tras el desmarque de italia 800x450I negoziati sull’ultimo pezzo ancora da concordare del Patto europeo su migrazione e asilo tra gli Stati membri dell’UE hanno subito una pausa questo giovedì, quando tutto lasciava presagire un accordo imminente, dopo il passo indietro dell’Italia, un paese che non era convinto da alcune modifiche introdotte nella proposta.

Il ministro degli Interni spagnolo ad interim, Fernando Grande-Marlaska, il cui Paese presiede l’UE questo semestre, ha assicurato al termine della riunione che restano solo alcune “sfumature” ed è convinto che l’accordo si realizzerà “nei prossimi giorni .” in ogni caso “prima” del prossimo vertice Ue di Granada, che si svolgerà il 6 ottobre, preceduto il giorno prima da un altro della Comunità politica europea.

Ha insistito sul fatto che esiste un sostegno “maggioritario” alla proposta presentata sul Regolamento anti-crisi, che stabilisce le regole da applicare in situazioni di flussi massicci di migranti e prevede risposte di solidarietà “à la carte” e deroghe alle norme generali sull’asilo.

Grande-Marlaska non ha specificato i paesi che danno questo sostegno ma ha assicurato che “si tratta di una grande maggioranza” e ha aggiunto che l’obiettivo è sempre “che la maggioranza sia sempre di più” e che “si sta facendo tutto il possibile per concluderlo in questo modo.” , perché ci rende tutti più forti.

Anche la commissaria europea agli Interni, Ylva Johansson, ha insistito nella conferenza stampa al termine della riunione che “non ci sono grossi ostacoli” e che “avremo una decisione formale tra pochi giorni” e ha ricordato che l’accordo sulla normativa sulle situazioni di emergenza crisi “non era all’ordine del giorno oggi”.

L’ultimo testo presentato giovedì ha avuto il sostegno di Germania e Francia, ma Polonia e Ungheria si sono opposte durante un dibattito pubblico.

L’Italia, che non è intervenuta nel dibattito svoltosi in Consiglio, non ha ritenuto chiara la proposta presentata e il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi (nella foto), ha lasciato prematuramente la riunione per Roma.

Le modifiche introdotte si riferiscono, secondo i media italiani, all’eliminazione della possibilità di abrogare le norme sulle condizioni di accoglienza in caso di arrivi massicci di immigrati, cosa che l’Italia vuole e che è stata finalmente eliminata dal testo, nonché le disposizioni relative alle operazioni di aiuto umanitario delle ONG.

Fonti diplomatiche hanno precisato che non si tratta di un disaccordo di fondo ma piuttosto di questioni interne all’Italia che dovrebbero essere risolte a breve, è questione di “giorni”.

La proposta sarà inviata agli ambasciatori permanenti (Coreper) e una volta confermata l’esistenza di una maggioranza qualificata che sostiene il testo, l’accordo potrebbe essere formalizzato e il passo successivo sarebbe l’avvio dei negoziati con il Parlamento europeo.

 

 




Mattarella a Marzabotto per non dimenticare

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a57fc9c78154606eaf0561e23f3ae14b“A Marzabotto e nei territori che cingono Monte Sole, 79 anni or sono, si toccò l’abisso della barbarie e della disumanità. Centinaia e centinaia di persone inermi furono braccate per giorni e uccise dalle truppe naziste, con la complicità di fascisti locali. Non ci fu alcuna pietà per bambini, donne, anziani, disabili, religiosi.

Le vicende della Guerra stavano costringendo gli occupanti ad arretrare e fu allora, in quei terribili mesi, che la vile ideologia dell’annientamento dispiegò tutti i suoi orrori. La memoria di questo eccidio, tra i più sanguinosi del Secondo Conflitto mondiale, costituisce una delle pietre angolari della nostra Costituzione e dell’anima dell’Europa, basata sulla promessa di pace che i popoli e gli Stati del Continente si sono scambiati dopo aver riconquistato la libertà.

Libertà e democrazia hanno ricevuto forza qui, da così tanto dolore, e trovano alimento soltanto in una civiltà che sappia rispettare la vita, la persona, il diritto, capace di promuovere uguaglianza e giustizia. Su questo tessuto sono state edificate nuove Istituzioni e si è avviato il processo di integrazione europea: un patrimonio comune da preservare, potenziare e perpetuare, con tanta più determinazione, proprio adesso che la guerra è tornata drammaticamente a insanguinare il Continente.

Le nostre comunità e le nostre terre hanno conosciuto fin dove possano spingersi l’atrocità del male e la negazione della dignità umana. Esserne consapevoli è condizione per dire “mai più” e divenire protagonisti di un domani migliore”.
Lo afferma il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nell’anniversario dell’eccidio di Marzabotto.




Alessandria. La mattanza di un uomo tranquillo

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Martino Benzi era un ingegnere informatico 67enne, laureato al Politecnico di Torino. si occupava della realizzazione di siti web. Un mattino come tanti, Martino si alza dal letto ma la prima cosa che fa non è la colazione. Taglia la gola con un coltello, alla moglie Monica Berta -dieci anni in meno di lui-   poi si reca nella camera del figlio diciassettenne Matteo a cui infligge lo stesso trattamento. Probabilmente l’aggressione non è avvenuta durante la notte

Al termine della mattanza, l’ingegnere si lava e si cambia per recarsi alla casa di riposo Madre Michel, a pochi chilometri da Alessandria, dove Benzi abitava con la famiglia. La suocera Carla Schiffo di 78 anni, è ospite presso quella struttura. Nessuno sospetta alcunché, Carla riceve la visita di un parente. Anzi quando lo vede, esclama “Oh il mio Martino!” I due passeggiano come al solito nel giardino della casa di riposo, si siedono  su una panchina. Poi l’uomo repentinamente recide la giugulare dell’anziana, con la lama di un rasoio. Infine si toglie  la vita allo stesso modo.

Sono quasi le dieci del mattino, quando questa tragedia familiare termina. Martino Benzi aveva iniziato a uccidere due ore prima. Naturalmente nessuno lo sa, ma i carabinieri che intervengono sulla scena del crimine presso la casa di riposo, trovano un biglietto nell’impermeabile dell’ingegnere, c’è scritto Andate a casa, troverete i cadaveri di  mia moglie e di mio figlio. Purtroppo quando i carabinieri sfondano la porta dell’appartamento di via Lombroso 6 ad Alessandria, scoprono che è tutto vero. Matteo è riverso sul pavimento della camera da letto, trucidato da diverse coltellate. La madre è nella stanza accanto e ci sono segni di colluttazione. 

In cucina un altro biglietto Li ho uccisi io, alle 7.10. Ho ucciso prima Matteo e poi Monica. Sono rovinato, ho distrutto la mia famiglia, che amavo più di ogni altra cosa.

Ovviamente l’unica domanda che risuona in questo momento è sapere cosa ha spinto un uomo pacato, dicono particolarmente intelligente e colto, a compiere  un gesto così efferato?

Perché ha risparmiato la madre 93enne e i suoi due fratelli, che abitano a poca distanza da Alessandria?

Giuseppe Folchini

 

 

 




Meloni e Macron parlano di migranti e di economia

imagoeconomica 1928832 1536x1024

imagoeconomica 1928832 1536x1024Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha avuto a Palazzo Chigi un lungo e cordiale incontro con il Presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron.

I due leader hanno discusso delle principali tematiche internazionali, con particolare attenzione alla gestione del fenomeno migratorio e alle priorità economiche europee in vista del Vertice ‘Med 9’ di venerdì a Malta e del Consiglio Europeo informale di settimana prossima a Granada.




Funerali di Stato per l’ex presidente Napolitano

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napolitanoLe bandiere di Montecitorio e Palazzo Madama sono a mezz’asta in segno di lutto per la scomparsa di Giorgio Napolitano. Il sottosegretario di Stato Alfredo Mantovano ha disposto che per il presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano si celebrino i funerali di Stato. Sarà inoltre dichiarato lutto nazionale. “A seguito del decesso del presidente emerito della Repubblica senatore di diritto e a vita Giorgio Napolitano si dispone, dal 22 settembre 2023 fino al giorno della celebrazione delle esequie di Stato, l’esposizione a mezz’asta delle bandiere nazionale ed europea sugli edifici pubblici dell’intero territorio nazionale e sulle sedi delle rappresentanze diplomatiche e consolari italiane all’estero. Il giorno delle celebrazioni delle esequie di Stato sarà dichiarato lutto nazionale”.

MATTARELLA: PROFONDAMENTE ADDOLORATO, LA REPUBBLICA GLI È GRATA

“La sua morte mi addolora profondamente e, mentre esprimo alla sua memoria i sentimenti più intensi di gratitudine della Repubblica, rivolgo ai familiari il cordoglio dell’intera nazione”.
Lo scrive il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ricorda così il suo predecessore:
“Nella vita di Giorgio Napolitano si specchia larga parte della storia della seconda metà del Novecento, con i suoi drammi, la sua complessità, i suoi traguardi, le sue speranze. Dalla frequentazione, negli anni giovanili, dello stimolante ambiente culturale napoletano, all’adesione alla causa antifascista e del movimento comunista, all’impegno per lo sviluppo del Mezzogiorno e delle classi sociali subalterne, sino poi alla convinta opera europeistica e di rafforzamento dei valori delle democrazie, il presidente Napolitano ha interpretato significative battaglie per lo sviluppo sociale, la pace e il progresso dell’Italia e dell’Europa”. Ancora, continua Mattarella: “Membro del Parlamento Europeo, e Presidente della sua Commissione Affari costituzionali, promosse il rafforzamento delle istituzioni comunitarie per un’Europa sempre più autorevole e unita. Eletto alle più alte magistrature dello Stato, Presidente della Camera dei Deputati, Senatore a vita, Presidente della Repubblica per due mandati, ha interpretato con fedeltà alla Costituzione e acuta intelligenza il ruolo di garante dei valori della nostra comunità, con sentita attenzione alle istanze di rinnovamento presenti nella società. Votato alla causa dei lavoratori, inesauribile fu la sua azione per combattere la spirale delle morti sul lavoro”.

MELONI: ALLA FAMIGLIA UN PENSIERO E LE PIÙ SENTITE CONDOGLIANZE

Il Presidente del Consiglio dei ministri, Giorgia Meloni, esprime cordoglio, a nome del Governo italiano, per la scomparsa del Presidente emerito della Repubblica, sen. Giorgio Napolitano. Alla famiglia un pensiero e le più sentite condoglianze. Cosi’ una nota di Palazzo Chigi.

PAPA: NE HO APPREZZATO L’UMANITÀ E LA LUNGIMIRANZA

“Gentile signora Clio Bittoni Napolitano, la scomparsa di suo marito, senatore Giorgio Napolitano, ha suscitato in me sentimenti di commozione e al tempo stesso di riconoscenza per questo uomo di stato che, nello svolgimento delle sue alte cariche istituzionali, ha manifestato grandi doti di intelletto e sincera passione per la vita politica italiana, nonchè vivo interesse per le sorti delle nazioni. Conservo grata memoria degli incontri personali avuti con lui, durante i quali ne ho apprezzato l’umanità e la lungimiranza nell’assumere con rettitudine scelte importanti, specialmente in momenti delicati per la vita del paese, con il costante intento di promuovere l’unità e la concordia in spirito di solidarietà, animato dalla ricerca del bene comune. Desidero esprimere a lei, ai figli e ai familiari la mia vicinanza, assicurando il ricordo nella preghiera. Nel porgere le mie condoglianze, invoco su di lei e sulle persone care la consolazione del cuore”. Cosi’ Papa Francesco in un telegramma di cordoglio per la scomparsa del presidente emerito della repubblica italiana Giorgio Napolitano, inviato alla signora Clio Bittoni Napolitano.

SCHLEIN: PERDIAMO UN PROTAGONISTA DELLA STORIA DEL NOSTRO PAESE

Addio al Presidente Giorgio Napolitano. Perdiamo un protagonista della storia del nostro Paese, che dal Colle l’ha guidato a lungo in momenti difficili. La sua visione e la sua fervida convinzione europeista hanno contribuito a segnare la vocazione all’apertura e alla cooperazione dell’Italia, indicando una via di integrazione che va ancora proseguita. Tutta la comunità democratica si stringe affettuosamente alla sua famiglia e ai suoi cari in questo momento di doloroso cordoglio” Lo afferma la segretaria del Pd Elly Schlein.

METSOLA: FERVENTE SOSTENITORE DI UN’ITALIA FORTE IN EUROPA

“Da Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano richiamava alla ‘corresponsabilità internazionale per assicurare la pace’. Un richiamo oggi più forte che mai. Fervente sostenitore di un’Italia forte in Europa come membro del Parlamento europeo. Riposi in pace”. Lo scrive su X la presidente del parlamento europeo Roberta Metsola.

TAJANI: PROTAGONISTA DELLA STORIA POLITICA ITALIANA

“Sono profondamente rattristato per la morte di Giorgio Napolitano. Abbiamo lavorato per anni insieme al Parlamento europeo. Non condividevo le sue idee, ma lo considero un importante protagonista della storia politica italiana. Sono vicino alla sua famiglia”. Lo scrive su X il vicepremier e ministro Antonio Tajani.

CROSETTO: CORDOGLIO DI TUTTA LA DIFESA

“Esprimo il mio profondo cordoglio, quello del Ministero della Difesa e di tutto il personale delle Forze Armate per la scomparsa del Presidente emerito della Repubblica italiana e Senatore a vita Giorgio Napolitano. Desidero estendere le più sentite condoglianze alla sua famiglia e agli affetti più cari”. Così il Ministro della Difesa Guido Crosetto in una nota.

VON DER LEYEN: GRANDE STATISTA CON UN FORTE CUORE EUROPEO

“Piango la scomparsa dell’ex Presidente d’Italia Giorgio Napolitano. Un grande statista italiano, con un forte cuore europeo. È stato un’ancora di stabilità per il suo paese in tempi difficili, profondamente convinto che un’Europa unita fosse nell’interesse dei suoi cittadini”. Lo scrive su X la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.

ag. dire – www.dire.it




È morto Giorgio Napolitano. Fu due volte Presidente della Repubblica

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All’età di 98 anni è morto il Presidente emerito Giorgio Napolitano. Se n’è andato il ‘comunista preferito’ di Henry Kissinger, il ‘Re Giorgio’ del New York Times, l’undicesimo presidente della Repubblica italiana con il primato del secondo mandato. Aveva compiuto 98 anni il 29 giugno scorso festeggiati con i 70 anni di vita passati nelle istituzioni della Repubblica.

Era entrato alla Camera per la prima volta nel 1953, è morto senatore a vita, come tutti i presidenti emeriti. La sua biografia è tutta e solo incentrata nel servire lo Stato e le istituzioni, a partire dalla scelta dell’Università: Giurisprudenza alla prestigiosa Federico II di Napoli, dove si laurea nel 1947 a soli 22 anni. Era già comunista da due anni, dopo essere passato, come molti universitari di quell’epoca, dal Guf (gruppo universitario fascista). Il liceo classico, fra Napoli e Padova, gli aveva invece regalato l’interesse per la cultura, soprattutto per il teatro. Erano gli anni giovanili nella sua Napoli, vissuti in una famiglia nobile e colta, con il padre Giovanni, avvocato liberale, intellettuale e poeta, e la madre Carolina Bobbio discendente dall’aristocrazia piemontese trapiantata poi nel capoluogo partenopeo.

Cresce quindi a pane, cultura e diritto il ‘galantuomo’ Giorgio ma da quando, ancora universitario, sceglie il Partito comunista, la vita sarà per lui solo e sempre politica, senza deviazioni, senza ripensamenti. Inanella vari primati, a partire dal 1978: fu il primo dirigente del Pci ad ottenere il visto per andare negli Stati Uniti d’America di Jimmy Carter, dove svolse con successo una serie di conferenze. Ma il primato che lo consegna alla storia è quello della sua elezione a presidente della Repubblica, il 10 maggio 2006: con lui, primo comunista al Colle, si compie il definitivo traghettamento dell’ex Pci, con tutte le sue declinazioni post ‘Bolognina’ (la sezione dove l’allora segretario Achille Occhetto annunciò la svolta che portò al cambio del nome del partito, ndr), nelle istituzioni democratiche. Ancora, fu Napolitano il primo presidente del secondo mandato, con la storica rielezione al Quirinale il 20 aprile 2013. Ed è stato anche il presidente più longevo, dopo Ciampi che morì a 96 anni.

L’approdo al Quirinale è solo l’ultimo e più prestigioso scranno istituzionale per Napolitano, dopo dieci legislature, due anni da presidente della Camera, dal ’92 al ’94, due da ministro dell’Interno dal ’96 al ’98 con il governo Prodi e quasi dieci anni – a partire dal 1989 – da europarlamentare, dove ha presieduto la strategica commissione Affari costituzionali.

Tutto questo da ex comunista e non a caso lo ha potuto fare lui. Il Pci lo candida nel 1953 e nel 1956 è già membro del Comitato centrale, proprio l’anno della repressione sovietica dei moti di Ungheria, condannati senza appello dal partito. Napolitano si allinea, motivando la sua posizione in nome del pericolo di un acuirsi della guerra fredda e di una conseguente instabilità in Europa. Ma negli anni seguenti rivide quella posizione attaversando il ‘grave tormento autocritico’ che lo condusse poi ad abbracciare fin dai primi anni 60 la corrente migliorista di Giorgio Amendola con cui mette a fuoco le sue ‘personali, profonde e dichiarate revisioni’ che lo porteranno a guardare più alla socialdemocrazia europea che al vecchio Pci.

Perché, come disse suggellando le sue scelte riformiste in anni in cui non era facile per un dirigente del Pci, ‘la mia storia non è rimasta uguale al punto di partenza’. Tanto da agevolarne il destino da uomo delle istituzioni, pur avendo dato molto al partito, come responsabile cultura dal 1966, poi della politica economica dal ’76 al ’79 e dal 1986 si attesta sulla politica estera, facendo valere la sua ‘piena e leale’ solidarietà agli Usa e alla Nato. Incarichi di prestigio ma i rapporti con i ‘compagni’ furono anche tempestosi quando il Pci resisteva nelle sue posizioni massimaliste. Napolitano apprezzò e sostenne il Berlinguer della ‘solidarietà nazionale’, quello delle aperture alla Dc, ma lo contestò duramente nella fase successiva di acceso conflitto con il Psi. Invece, proprio alla ‘sinistra larga’ guardava Napolitano, una sinistra di governo con i socialisti. Così divenne una garanzia per le altre forze politiche che ne agevolarono il passaggio agli incarichi istituzionali, prima da presidente della Camera e poi da Capo dello Stato, contro il suo stesso partito che nel 2006 aveva candidato al Colle Massimo D’Alema.

Il Napolitano delle istituzioni perde ogni connotato del militante, sposa la Costituzione, l’Europa, l’atlantismo, diventa il ‘my favourite comunist’ di Kissinger che gli consegna il suo ‘Premio’ a Berlino nel 2015 ‘in riconoscimento degli straordinari contributi al consolidamento dell’integrazione e della stabilità europea’.

Il contesto politico che deve affrontare il ‘re Giorgio’ asceso alle più alte cariche istituzionali agevola e consolida la sua postura da uomo di Stato: i due anni della presidenza della Camera furono quelli dell’esplodere di Tangentopoli e dei partiti, che erano stati la cornice esistenziale oltre che politica, del suo campo di azione. La prima Repubblica da allora viene stravolta e distrutta. Napolitano arriva al Colle in questo clima e con lui prestano giuramento cinque presidenti del Consiglio del calibro di Berlusconi, Monti, Prodi, Letta e Renzi, in anni difficili in cui il Capo dello Stato interpreta il suo ruolo come argine all’antipolitica, con alcune costanti bussole: essere il presidente di tutti gli italiani, garantire la governabilità, agevolare il processo delle riforme. Arbitro ma anche giocatore, passaggi contestati a destra, per non aver preso posizione a favore del Cavaliere di Arcore e a sinistra per averlo tutelato troppo, come con lo ‘scandalo’ del lodo Alfano, che disponeva la sospensione dei processi penali nei confronti del presidente della Repubblica, dei presidenti delle Camere e del presidente del Consiglio, lodo che nel 2008 ottenne la firma del Quirinale, cui seguì poi la bocciatura della Corte costituzionale.

L’operazione Monti, con cui Napolitano blindò la legislatura, divenne per i forzisti il ‘grande complotto’, il golpe con la Merkel per cacciare Berlusconi, e minacciarono la messa in stato d’accusa. Presentata poi nel gennaio 2014 da Grillo e le sue stelle che imputavano al Quirinale ‘l’espropriazione della funzione legislativa del Parlamento’. Non se ne fece nulla, un mese dopo la richiesta fu archiviata.

Per Marco Travaglio che, insieme ai grillini fu suo acerrimo accusatore, Napolitano era antropologicamente contrario alle elezioni’ per un suo disegno personale di agevolare ‘le larghe intese nell’interesse delle grandi autorità europee’ di cui era garante. Di contro, il prestigio internazionale nei suoi confronti cresceva sempre, con Obama fra i più convinti estimatori. Il politologo Carlo Galli gli attribuì l’inizio del ‘presidenzialismo dell’autorevolezza’, qualche anno prima il ‘New York Times’ lo aveva incoronato ‘Re Giorgio’, per la ‘sontuosa difesa delle istituzioni’.

Seguendo le sue bussole, riforme e governabilità, in nome della realpolitik di cui entrambi erano fortemente dotati, Napolitano, pur essendone anche antropologicamente agli antipodi, agevolò l’arrivo di Renzi a Palazzo Chigi sollecitandogli quelle riforme che poi costarono al fiorentino l’uscita di scena da Palazzo Chigi.

Un altro momento critico della presidenza Napolitano fu quell’aspro scontro che lo portò nel 2012 a sollevare dinanzi alla Corte costituzionale un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato contro la Procura di Palermo per l’intercettazione telefonica all’ex ministro dell’Interno Mancino in conversazioni con il Presidente della Repubblica, nell’ambito del processo sulla presunta trattativa Stato-Mafia: fu un momento di grande amarezza, che scatenò politici e opinione pubblica.

Ma alla fine del settennato, quando si trattò di individuare il successore per il Quirinale, la classe politica, compresa quella che non lo aveva amato, avvitandosi nell’impossibilità di scegliere, fu costretta a chiedergli di restare inaugurando la prassi del secondo mandato. Fu l’occasione per misurare l’autentica statura di uomo di Stato di Napolitano che, nel memorabile discorso per il secondo mandato del 20 aprile 2013, li ‘maltrattò’ stigmatizzandone l’inconcludenza, sottolineandone ‘i guasti, le omissioni, le irresponsabilità’. Ma si commosse anche, il presidente, rivelando la sua natura più profonda: ‘Ho ritenuto di non poter declinare’ l’appello a restare, ‘mosso da un senso antico e radicato di identificazione con le sorti del Paese’, disse con la voce rotta e le lacrime agli occhi. In un’atmosfera surreale in cui lui attaccava e i ‘colpiti’ applaudivano sempre più forte. ‘Questo richiamo non induca ad alcuna autoindulgenza, non dico solo i corresponsabili del diffondersi della corruzione ma nemmeno i responsabili di tanti nulla di fatto nel campo delle riforme’… e giù applausi, come flagellanti che invece di frustarsi agitavano le mani.

L’uscita di scena di Napolitano è stata in punta di piedi. Come annunciato già nel discorso di fine anno del 2014, lascia il 14 gennaio 2015, aprendo la strada alla stagione di Mattarella che, sette anni dopo, dovrà replicare il bis.

Ancora presente come senatore a vita, nel suo stile, finché la salute glielo ha consentito, Napolitano ha sostenuto con un messaggio la scelta di Mattarella di incaricare Mario Draghi nel 1921, non potendo essere in Aula. Aveva già subito il primo di due interventi importanti, all’aorta nel 2018 e all’addome nel 2022, che ne minarono la salute. Fino al lungo ricovero degli ultimi mesi, trascorsi in silenzio accanto alla famiglia. La moglie Clio, sempre al suo fianco dai tempi dell’Università, e sposata nel 1959, divenne presto popolare per la sua avversione ai protocolli: resta storica quella fila che fece alle Scuderie del Quirinale per vedere la mostra su Vermeer. Ha affiancato il presidente con piglio autorevole di moglie protettiva e gli è rimasta al fianco fino alla fine con i due figli Giovanni e Giulio.

Napolitano ha lasciato in silenzio la scena politica e anche la vita, con le forze dell’ordine a presidiare la sua riservatezza di sempre davanti alla clinica dove ha vissuto gli ultimi giorni. L’uomo non si è mai rivelato, coperto dal politico, dalla guida istituzionale che è sempre sembrata la sua unica identità. E’ stato il presidente del Senato Ignazio La Russa ricordandolo in Aula il giorno del suo ultimo compleanno, a tratteggiarne anche il migliore epitaffio: Giorgio Napolitano ha rappresentato ‘il testimone di una cultura che si fa politica e di una cultura politica che si fa istituzione’.

agenzia Dire – www.dire.itgiorgio napolitano 1 1




Il messaggio del Papa per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato

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22gmgr“I flussi migratori dei nostri giorni sono espressione di un fenomeno complesso e articolato, la cui comprensione esige l’analisi attenta di tutti gli aspetti che caratterizzano le diverse tappe dell’esperienza migratoria, dalla partenza all’arrivo, incluso un eventuale ritorno”. Inizia così il messaggio di Papa Francesco in occasione della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che viene celebrata ogni anno, dal 1914, nell’ultima domenica di settembre.
“Liberi di partire, liberi di restare” il tema scelto dal Santo Padre per questa edizione in programma il 24 settembre.
“La fuga della Santa Famiglia in Egitto non è frutto di una scelta libera, come del resto non lo furono molte delle migrazioni che hanno segnato la storia del popolo d’Israele”, osserva Bergoglio. “Migrare dovrebbe essere sempre una scelta libera, ma di fatto in moltissimi casi, anche oggi, non lo è. Conflitti, disastri naturali, o più semplicemente l’impossibilità di vivere una vita degna e prospera nella propria terra di origine costringono milioni di persone a partire. Già nel 2003 San Giovanni Paolo II affermava che “costruire condizioni concrete di pace, per quanto concerne i migranti e i rifugiati, significa impegnarsi seriamente a salvaguardare anzitutto il diritto a non emigrare, a vivere cioè in pace e dignità nella propria Patria””.
“Persecuzioni, guerre, fenomeni atmosferici e miseria sono tra le cause più visibili delle migrazioni forzate contemporanee. I migranti – sottolinea il Papa – scappano per povertà, per paura, per disperazione. Al fine di eliminare queste cause e porre così termine alle migrazioni forzate è necessario l’impegno comune di tutti, ciascuno secondo le proprie responsabilità. Un impegno che comincia col chiederci che cosa possiamo fare, ma anche cosa dobbiamo smettere di fare”.
“Dobbiamo prodigarci per fermare la corsa agli armamenti, il colonialismo economico, la razzia delle risorse altrui, la devastazione della nostra casa comune”, ammonisce Francesco.
“Per fare della migrazione una scelta davvero libera, bisogna sforzarsi di garantire a tutti un’equa partecipazione al bene comune, il rispetto dei diritti fondamentali e l’accesso allo sviluppo umano integrale”, scrive Bergoglio. “Solo così si potrà offrire a ognuno la possibilità di vivere dignitosamente e realizzarsi personalmente e come famiglia”.
“È chiaro – sostiene il Pontefice – che il compito principale spetta ai Paesi di origine e ai loro governanti, chiamati a esercitare la buona politica, trasparente, onesta, lungimirante e al servizio di tutti, specialmente dei più vulnerabili. Essi però devono essere messi in condizione di fare questo, senza trovarsi depredati delle proprie risorse naturali e umane e senza ingerenze esterne tese a favorire gli interessi di pochi. E lì dove le circostanze permettano di scegliere se migrare o restare, si dovrà comunque garantire che tale scelta sia informata e ponderata, onde evitare che tanti uomini, donne e bambini cadano vittime di rischiose illusioni o di trafficanti senza scrupoli”.
“È necessario uno sforzo congiunto dei singoli Paesi e della Comunità internazionale per assicurare a tutti il diritto a non dover emigrare, – ribadisce Papa Francesco – ossia la possibilità di vivere in pace e con dignità nella propria terra. Si tratta di un diritto non ancora codificato, ma di fondamentale importanza, la cui garanzia è da comprendersi come corresponsabilità di tutti gli Stati nei confronti di un bene comune che va oltre i confini nazionali. Infatti, poiché le risorse mondiali non sono illimitate, lo sviluppo dei Paesi economicamente più poveri dipende dalla capacità di condivisione che si riesce a generare tra tutti i Paesi”.
“Fino a quando questo diritto non sarà garantito – e si tratta di un cammino lungo – saranno ancora in molti a dover partire per cercare una vita migliore”, annota Bergoglio. “Mentre lavoriamo perché ogni migrazione possa essere frutto di una scelta libera, siamo chiamati ad avere il massimo rispetto della dignità di ogni migrante; e ciò significa accompagnare e governare nel miglior modo possibile i flussi, costruendo ponti e non muri, ampliando i canali per una migrazione sicura e regolare. Ovunque decidiamo di costruire il nostro futuro, nel Paese dove siamo nati o altrove, l’importante – conclude il Papa – è che lì ci sia sempre una comunità pronta ad accogliere, proteggere, promuovere e integrare tutti, senza distinzione e senza lasciare fuori nessuno”. (aise)