Mattarella alla comunità italiana in Cile: “Siete il legame più forte tra i nostri Paesi”

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il presidente della repubblica sergio mattarella incontra a santiago del cile la comunita italiana immagine1Accolto dall’ambasciatrice d’Italia a Santiago del Cile, Valeria Biagiotti, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha cominciato il suo viaggio di Stato in Sudamerica con il primo appuntamento pubblico presso lo Stadio italiano della capitale cilena, dove ha incontrato la comunità italiana.  L’ambasciatrice Biagiotti ha ricordato che la comunità italiana in Cile conta oggi “più di 80 mila persone di origine italiana, da sempre ben integrate nel Paese e che hanno contribuito al suo sviluppo favorendo anche rapporti molto solidi tra i due popoli”. Ha poi sottolineato il forte attaccamento dei connazionali al Paese di origine, di cui “custodiscono pieni di orgoglio l’identità”.   Mattarella ha trasmesso ai presenti l’abbraccio dell’Italia, “tanto più intenso quanto più geograficamente distante”. “Voi rappresentate il legame più forte tra i nostri Paesi – ha ricordato Mattarella – perché è un legame di affetto, di vita quotidiana, di intensità di rapporti costanti, che rende più forti anche gli altri legami, politici, culturali, economici”. Sono “tutte dimensioni in cui Cile e Italia sono costantemente vicine e in sintonia e che si basano in maniera molto robusta su questo legame di carattere umano – ha affermato il Presidente, ringraziando i connazionali “per quanto fate e per come esprimete lo spirito dell’Italia in questo Paese”. (Inform)




Schiavone: “Un nuovo CGIE per valorizzare gli italiani all’estero”

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downloadUn Cgie nuovo, che intende “mettere a punto nuove strategie” per “valorizzare” gli italiani all’estero, forte di una interlocuzione con la Farnesina e il nuovo Governo. Confermato alla guida dal Consiglio generale degli italiani all’estero, Michele Schiavone parla con l’Aise a pochi giorni dall’insediamento del Consiglio e alla vigilia del primo incontro tra il nuovo Comitato di presidenza e il sottosegretario Giorgio Silli, in programma la prossima settimana, per fare il punto sull’ordine dei lavori.
Un riprendere le fila del discorso, dunque, per un organismo che è riuscito ad insediarsi a più di anno dalle elezioni; un “limbo” durante il quale, spiega Schiavone, “i contatti con la Farnesina e i rappresentanti del governo non sono mai stati interrotti. Ci sono stati passaggi durante i quali siamo stati coinvolti e invitati a esprimere pareri, a dialogare con vari uffici e Direzioni generali non solo del Maeci, ma anche di altri ministeri”, senza dimenticare “alcuni parlamentari della passata e attuale legislatura”, visto l’insediamento del Parlamento e del nuovo Governo alla fine del 2022.
Dopo l’insediamento del nuovo Cgie, continua il segretario generale, “si sono creati i presupposti per dialogare e lavorare insieme per indicare prospettive utili sia per superare situazioni critiche nei vari ambiti della vita civile, amministrativa, economica e culturale degli italiani all’estero, ma anche per cercare di riformare leggi che hanno fatto il loro tempo” e che sono “ormai anacronistiche”.
La presenza degli italiani nel mondo “è diventata una realtà che viene quantificata ed evidenziata per le forti potenzialità che esprime”, dal punto di vista “professionale, ma anche e soprattutto di integrazione civile, sociale, culturale e politica dei connazionali all’interno dei Paesi di insediamento. E questo – sottolinea Schiavone – non solo per l’onda lunga della nuova mobilità, ma anche perché sono cambiati i presupposti”, visto che “anche le “vecchie” generazioni ora sono corpi dirigenti nei Paesi in cui risiedono”.
È, dunque, “una realtà da vedere e considerare per quello che riesce ad esprimere, non come un peso o una zavorra, come nell’immaginario collettivo è stata concepita e comunicata l’emigrazione”.
“La ripartenza del Cgie – sostiene il segretario generale – ci aiuta a mettere a punto delle nuove strategie affinchè questi aspetti vengano valorizzati dal Governo”, come d’altra parte ha assicurato il Ministro Tajani, che è il presidente del Cgie, nel suo intervento a chiusura della plenaria. “Se le parole di Tajani costituiscono un impegno – riprende Schiavone – noi dobbiamo pensare ad una nuova narrazione di una emigrazione” che taglia con un passato fatto di singoli “ambasciatori” del Paese per entrare in un’ottica di “reti e relazioni nuove che impegnino i nostri connazionali a continuare ad avere rapporti con l’Italia e con i territori da cui provengono” affinché “possano avere la possibilità di rientrare, se vogliono”, oppure, “se non ci fossero le condizioni, di continuare, anche se a distanza, a vivere relazioni, esprimere conoscenze per aiutare i territori da cui sono partiti”.
A questo intende lavorare il Cgie: “la prossima settimana – anticipa Schiavone – è stata convocata una riunione in remoto tra il Cdp e il sottosegretario Silli per fare il punto della situazione in seguito alla plenaria e per mettere a fuoco strumenti e obiettivi da raggiungere”.
Si tratterà del primo incontro tra Cdp e sottosegretario che, finora, è stato “molto presente”; l’auspicio è che “questa vicinanza sia utile a lui per conoscere il nostro mondo e le sue potenzialità e a noi per poter interloquire con lui sulla base di un rapporto continuo e di fiducia”.
Il Cgie è dunque pronto a lavorare, anche se con nuove modalità stante la carenza dei fondi e l’aumento dei costi di viaggio che ne mettono alla prova le casse: “penseremo a come realizzare tutti gli appuntamenti previsti dalla legge affinchè il Cgie riparta non solo con le buone intenzioni ma con delle proposte utili per affrontare tutte le questioni aperte, per avviare ricerche a largo raggio per riformare le leggi sugli organismi di rappresentanza, il voto all’estero e la cittadinanza”.
Per farlo, il Consiglio ha istituito anche una nuova Commissione – l’ottava – su “Innovazione, Ricerca, Studi universitari e Digitalizzazione” e cinque gruppi di lavoro pensati, questi ultimi, per “approfondire degli argomenti specifici”.
Tra questi Schiavone cita l’integrazione europea, un tema “sempre più importante con 13/14 milioni di europei che vivono in un Paese diverso da quello di nascita. Cittadini a cui non sempre sono riconosciuti diritti fondamentali”. Dunque “ha senso approfondire questo aspetto affinchè dall’Italia, attraverso il nostro lavoro in collaborazione con Università, Cnel ed altre istituzioni, si possa porre al centro del discorso pubblico la necessità di trovare soluzioni”. E se è vero che “la sensibilità dei governi che si succedono non è sempre la stessa”, ora “la presenza degli italiani in Ue e degli europei in Italia è tale che c’è bisogno di una svolta, che non può venire solo dalla rimembranza di Ventotene, Schuman e Monnet. I cittadini europei di oggi dovrebbero sentirsi tali a pieno titolo e a nulla vale far votare gli italiani in Europa per il rinnovo della delegazione italiana al Parlamento Ue. Se si vive all’estero ha molta più valenza farsi rappresentare da un candidato locale o candidarsi nelle liste del Paese di residenza”, sostiene Schiavone. “Senza contare che in alcuni paesi, come in Belgio, i connazionali sono doppi cittadini: in quel Paese votare è un obbligo, dunque se i connazionali votano per i candidati italiani devono pagare anche una multa”.
Questo “è solo un esempio, per far capire l’importanza di approfondire determinati temi, coinvolgendo tutti i consiglieri all’interno di gruppi che sono più flessibili delle commissioni”.
“Con questa apertura – conclude – il Cgie ha fatto un ulteriore passo avanti per rinnovare le sue prerogative ed essere più presente nelle nostre comunità. Questo è lo spirito con cui abbiamo aperto questa nuova consiliatura”. (manuela cipollone\aise) 




Milano. Strage di anziani alla Casa di Riposo di via dei Cinquecento

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captura 1Sei morti e un’ottantina di feriti, di cui tre gravi. Questo il bilancio di un incendio scoppiato questa notte nella “Casa di riposo per coniugi”, in via dei Cinquecento a Milano.

Quattro anziani sarebbero morti a causa del fumo, mentre i restanti due per le fiamme. Il rogo si sarebbe sviluppato dal letto di una camera. Ingenti i mezzi di soccorso arrivati sul luogo, oltre 40 vigili del fuoco con cinque autopompe e un’auto scala, 25 ambulanze, tre automediche.

Le vittime avevano tra 69 e 86 anni

Due vittime, le occupanti della stanza in cui è partito il rogo, sono morte carbonizzate. Le due donne che dividevano la camera 605 del nucleo 6 della rsa sono Nadia Rossi, 69 anni, e Laura Blasek, 86 anni.

Il fumo che ha invaso il corridoio e le altre camere ha causato la morte di altro quattro anziani: Paola Castoldi, 75 anni, Loredana Labate, 84 anni, e Anna Garzia, 85 anni, e Mikhail Duci, 73 anni.

Molte finestre del primo piano dell’edificio hanno i vetri infranti, esplosi probabilmente durante l’incendio. Ancora da accertare le cause del rogo, ritenuto di origine accidentale.

Sala: “Bilancio pesantissimo”

“Poteva andare peggio, ma 6 morti è comunque un bilancio pesantissimo e speriamo non si aggiungano le due persone in ospedale che sono in situazioni delicate”, ha detto il sindaco di Milano Giuseppe Sala dopo un breve sopralluogo alla Casa di riposo per coniugi di Milano.

Indagini per omicidio colposo

Sul posto è arrivata anche la procuratrice aggiunta Tiziana Siciliano, responsabile del dipartimento ‘Tutela della salute, dell’ambiente e del lavoro’ che, al termine del sopralluogo ha detto che verrà aperto “un fascicolo per omicidio colposo”, aggiungendo che si tratta di “un’ipotesi di partenza che si dovrà poi verificare”.

“Con certezza si può dire che il punto di origine dell’incendio si localizza in un letto perché i danni maggiori da combustione sono in quel posto” ha aggiunto. Da parte sua, procuratore capo Marcello Viola, ha spiegato che al momento “non ci sono elementi per pensare al dolo”.

“Siamo profondamente addolorati per quanto è accaduto”, ha detto Giancarlo Anghinolfi, direttore generale di Progres, la cooperativa che gestisce la Rsa, “Proges è impegnata – ha aggiunto – con tutte le sue persone a supportare i soccorritori, che ringraziamo per la loro dedizione, e le Autorità nell’accertamento della dinamica dell’evento”.

Agli altri ospiti “viene garantita fin dal primo momento tutta l’assistenza per il pronto rientro dall’ospedale e la sistemazione temporanea in altre strutture gestite dalla nostra società cooperativa”.

Vigili del fuoco: “Situazione complessa da gestire”

“Siamo intervenuti con quattro squadre che si sono trovate davanti una situazione complicata da gestire. Il corridoio era invaso dal fumo e delle fiamme che fuoriuscivano da una stanza in particolare. Da una lato ci siamo concentrati sullo spegnimento delle fiamme, dall’altro abbiamo cercato di portare in salvo il maggior numero di persone possibile”.

“Un contesto complicato reso dalla mancanza di visibilità per il fumo e per il fatto che parliamo di ospiti in parte non deambulanti”, ha spiegato il comandante provinciale dei Vigili del fuoco di Milano, Nicola Miceli.

Le condoglianze di Giorgia Meloni

“A nome mio e del Governo, esprimo massima solidarietà alle persone coinvolte nell’incendio divampato questa notte in una struttura per anziani a Milano. Sincere condoglianze ai familiari delle vittime e un augurio di pronta guarigione ai feriti”, ha scritto scrive su Twitter la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.

Tantissimi gli attestati di vicinanza ai familiari delle vittime a partire dal Governo. Messaggi sono arrivati anche dai vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani, oltreché dalle opposizioni. Anche le autorità locali, a iniziare dal governatore Attilio Fontana e dal sindaco di Milano Giuseppe Sala, hanno espresso vicinanza alle famiglie di vittime e feriti. Infine, Cgil Cisl e Uil chiedono di accertare la dinamica dei fatti e che la sicurezza sia sempre una priorità.

agi.it




La visita di Mattarella in Paraguay

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mattarella paraguay“Sono molto felice di essere qui ad Asuncion e ringrazio il presidente per l’invito che mi consente di ribadire l’amicizia che intercorre profondamente, intensamente e concretamente tra Paraguay e Italia”. Lo dice il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al termine dell’incontro con il presidente della Repubblica del Paraguay Mario Abdo Benitez, ad Asuncion. Un’amicizia, aggiunge, “che manifesta il grande rapporto che vi è tra Paraguay e Italia. Ho molto gradito l’invito a venire qui pensando che fosse inammissibile che non fosse mai venuto qui un presidente della repubblica italiana. E quando il presidente mi ha invitato ho subito detto di sì e sono lietissimo di essere riuscito a farlo. Ed è l’occasione per ribadire la ricchezza, la profondità, l’ampiezza dei rapporti che vi sono tra Paraguay e Italia”.

Per il presidente della Repubblica: “Tutto questo richiama l’elemento fondamentale della nostra amicizia: la tutela dei diritti umani, la tutela della democrazia, la volontà di pace e di collaborazione della comunità internazionale. In questo momento carico di tensioni, questo richiamo ai criteri che accomunano Paraguay e Italia sul modo in cui si sta, si vivono le relazioni internazionali: pace, collaborazione, apertura, aiuto reciproco, comprensione sono un richiamo particolarmente importante”.

ENERGIA. MATTARELLA: RINNOVABILE E PULITA, PASSAGGIO SIA GRADUALE MA VELOCE

“Abbiamo parlato della collaborazione da sviluppare tra i nostri Paesi. L’economia paraguaiana è stabile e solida e questo incoraggia le nostre imprese e la nostra intenzione di sollecitarle ad un impegno comune di collaborazione con le imprese paraguaiane. Vi sono settori di grande importanza: il Paraguay ha una produzione energia interamente pulita, interamente rinnovabile che la pone all’avanguardia di questo fronte fondamentale che è la tutela del clima nel mondo e di un passaggio veloce, graduale ma veloce a fonti di energia rinnovabili che non producano più inquinamento nell’atmosfera. E questo è un fronte sul quale la collaborazione tra Paraguay e Italia puo’ essere sviluppata ampiamente in maniera concreta e intensa”, ha spiegato Mattarella.

ag. Dire – www.dire.it




È morto Arnaldo Forlani

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È stato l’inventore del ‘preambolo’, una di quelle formule che popolavano la politica della Prima Repubblica – insieme alle convergenze parallele, per citarne un’altra, fortunatissima, attribuita invece a Aldo Moro – e poi diventò il ‘Coniglio mannaro’, quando ogni leader politico aveva il suo soprannome di riferimento.

Era stato un calciatore, da giovane, e poi fu molto altro. Presidente della Dc, più volte parlamentare e ministro, vicepresidente e presidente del Consiglio. E due volte segretario della Dc. La seconda, sul finire di quella fatidica Prima Repubblica, fu uno dei tre leader a dare l’iniziale al Caf.

Arnaldo Forlani, con Bettino Craxi e Giulio Andreotti, ha percorso la politica attraverso le fasi distinte per comodità di cronaca tra Prima e Seconda Repubblica. L’ultimo ad accomiatarsi, a 97 anni, anche se da lungo tempo aveva lasciato la politica attiva.

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La storia politica di Forlani

Nato a Pesaro, l’8 dicembre 1925, orgoglioso dei suoi trascorsi giovanili come mezzala nella Vis Pesaro, e rimasto sempre appassionato di calcio, Forlani è stato un protagonista dell’ultima fase del pentapartito, culminata con il patto di ferro dell’allora segretario Dc con Craxi, consacrato da quella sigla, Caf, gioia dei titolisti, siglato in un altrettanto iconico appuntamento, direttamente da lui con il leader socialista: correva il maggio dell’89 e gli uffici di Bettino Craxi nell’area ex Ansaldo dove si teneva il 45esimo congresso Psi erano ospitati appunto da un camper.

Fu lì che si tenne un colloquio riservato, nel senso che non aveva altri testimoni ma era sotto l’occhio di una foresta di macchine fotografiche e telecamere, che segnò, almeno per comodità cronistica, la fine del governo De Mita e il ritorno a Palazzo Chigi di Giulio Andreotti. Craxi, Andreotti, Forlani: Caf.

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Arnaldo Forlani con Flaminio Piccoli, Franca Falcucci e Lorenzo Natali nella sede della Democrazia Cristiana (DC)

E sì che Forlani con De Mita aveva formato la coppia dei ‘gemelli di San Ginesio’, inteso come luogo in cui venne siglato un altro patto, quello che ciclicamente si ripropone tra ‘quarantenni’ che si propongono di farsi largo tra i leader piu’ stagionati dei rispettivi partiti. La Dc, in questo caso. E infatti eccoli, il 9 novembre 1969, l’uno, Forlani, segretario e l’altro, De Mita, vicesegretario.

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De Mita e Forlani

Andiamo avanti veloce. Ministro delle Partecipazioni Statali dal dicembre 1968 all’agosto 1969, della Difesa dal novembre 1974 al luglio 1976, degli Esteri dal luglio 1976 all’agosto 1979, deputato dalla III all’XI legislatura (vale a dire dal ’58 al ’92), europarlamentare tra l’89 e il ’94, presidente del Consiglio tra il 1980 e il 1981, vicepresidente tra il 1983 e il 1987.

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Il testamento, scritto a mano, di Silvio Berlusconi

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090129573 7d1a2e2b 13a2 4d6a bbfa de523a3a783aMarina e Pier Silvio Berlusconi, i figli della prima moglie dell’ex premier, il controllo di Fininvest con il 53%. Dalla lettura risulta “che nessun soggetto deterrà il controllo solitario indiretto su Fininvest, precedentemente esercitato dal padre stesso”, ma considerando che precedentemente sia Marina che Pier Silvio avevano il 7,65% ciascuno di Fininvest, oggi (dopo il testamento) la loro quota è pari al 53%.

Il Cavaliere ha donato anche 100 milioni al fratello Paolo e 100 a Marta Fascina. Per l’amico Marcello Dell’Utri un lascito di 30 milioni “per il bene che gli ho voluto e per quello che loro hanno voluto a me”.

Nel testamento, scritto a mano mentre stava andando al San Raffaele il 19 gennaio 2022, anche una lettera rivolta ai figli “Cara Marina, Pier Silvio, Barbara e Eleonora, sto andando al San Raffaele, se non dovessi tornare vi prego di prendere atto di quanto segue”, scrive l’ex premier indicando le donazioni al fratello, a Fascina e a Dell’Utri. E conclude: “Grazie, tanto amore a tutti voi, il vostro papà”.

La lettera è su carta intestata ‘Silvio Berlusconi’ e ‘Villa San Martino’. Nominando i figli curiosamente non viene menzionato Luigi, il più giovane.

Il testamento di Berlusconi è stato aperto ieri nello studio del notaio Roveda alla presenza di due testimoni, l’avvocato Luca Fossati, in rappresentanza dei figli Marina e Pier Silvio, e dell’avvocato Carlo Rimini, in rappresentanza dei figli di secondo letto, Barbara, Eleonora e Luigi. Alla lettura del testamento, secondo quanto si apprende, avrebbero partecipato in collegamento anche gli eredi.

L’assetto di Fininvest prima della morte

Silvio Berlusconi deteneva, tramite le Holding Italiana Prima, Seconda, Terza, e Ottava, poco più del 61% di Fininvest, che a sua volta possiede oltre il 53% di Mondadori, il 50% circa di Mfe-MediaForEurope e il 30% di Banca Mediolanum. Il restante 40% circa era suddiviso tra i 5 figli: la primogenita Marina aveva il 7,65% di Fininvest attraverso Holding Italiana Quarta, il 7,65% era di Pier Silvio con la Holding Italiana Quinta, mentre un altro 21% era dentro H14, la holding partecipata pariteticamente dai 3 figli avuto con Veronica Lario.

In modo da garantire la continuità aziendale, come comunicato ufficialmente da Fininvest subito dopo la morte di Berlusconi e ribadito dallo storico amico Fedele Confalonieri, che ha escluso “ripercussioni” e “sorprese” dal testamento.

Tre testamenti: il primo nel 2006, ultimo nel 2022

Sono tre i testamenti di Silvio Berlusconi depositati presso il notaio Roveda di Milano.

  • Il primo, del 2 ottore 2006, riguarda la destinazione della parte di eredità disponibile, che viene lasciata in parti uguali ai figli Marina e Pier Silvio, mentre la parte rimanente viene divisa tra tutti i cinque figli sempre in parti uguali.
  • Il secondo testamento e’ del 5 ottobre 2020, in cui Berlusconi aggiunge il lascito di 100 milioni al fratello Paolo.
  • Il terzo è in forma di lettera e risale al 19 gennaio 2022, e contiene l’ulteriore lascito per Marta Fascina di 100 milioni, e per Marcello Dell’Utri, pari a 30 milioni
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Gli italiani all’estero e l’autonomia differenziata

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28filef“Il progetto di legge sulla autonomia differenziata continua il suo percorso istituzionale. La proposta, che porterà ad avere sistemi diversi per ogni regione italiana che avrà siglato un accordo con il governo centrale, tocca moltissimi temi. Li ricordiamo per titoli: norme generali sull’istruzione, tutela dell’ambiente, beni culturali, salute e sanità, rapporti internazionali e con l’Ue, commercio estero, tutela e sicurezza del lavoro, professioni, ricerca scientifica, alimentazione, protezione civile, governo del territorio, porti e aeroporti civili, reti di trasporto e di navigazione”. Ne ha scritto in queste ore la Filef – Federazione Italiana Lavoratori Emigranti e Famiglie.
“Il dibattito in Italia non ha finora appassionato la maggioranza dei cittadini, anche perché il sistema dei media non vi ha dedicato il giusto spazio. Ancora meno se ne è discusso tra gli italiani all’estero, nonostante il progetto comporti ripercussioni potenzialmente rilevanti, soprattutto per le enormi complessità create da un sistema frammentato.
Ci potremmo trovare di fronte a regole differenziate anche a proposito del trasferimento in un altro Paese, a seconda degli accordi internazionali stipulati da ogni singola Regione. Coppie provenienti da Regioni diverse, con regole sanitarie molto diverse alla partenza e all’eventuale rientro. Difficoltà ulteriori nelle condizioni proposte ai talenti che vogliono rientrare dall’estero, dovute alla coesistenza di sistemi diversi in settori chiave che determinano la scelta di un movimento migratorio.
Senza considerare che l’attuale progetto di autonomia differenziata aggraverà gli squilibri tra i territori settentrionali e quelli meridionali, quindi le diseguaglianze sociali, incrementando i già cospicui flussi migratori interni, che in 10 anni hanno indotto un milione di cittadini trasferirsi dalle regioni del sud al centro- nord. Con ciò consolidando il divario tra una parte d’Italia agganciata alle zone economicamente più forti dell’Europa e un’altra parte condannata alla desertificazione sociale e economica.
La Filef ha sostenuto assieme ad altre organizzazioni della FIEI, la riuscita raccolta di firme per la Legge di iniziativa popolare contro l’Autonomia differenziata (modifica degli articoli 116, terzo comma e 117 secondo comma, della Costituzione) affinché qualsiasi decisione in proposito venga presa dal Parlamento e non tramite accordi separati con le Regioni.
Ribadendo la nostra contrarietà al progetto complessivo di autonomia differenziata, sollecitiamo il sistema di rappresentanza degli italiani all’estero nelle sue varie articolazioni e il mondo associativo a stimolare una riflessione approfondita su questo tema e di farsi interlocutore del Governo e delle Regioni per valutare gli effetti nella loro interezza”. (aise)




Il Presidente Mattarella in Cile

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mattarella alluniversita di santiago del cile quirinlae immagine1“L’Italia ha da sempre intrattenuto profonde relazioni d’amicizia con il Cile, alimentate anche dalla presenza di un’ampia collettività di origine italiana che è parte integrante del popolo cileno, nonché dalla condivisione dei valori democratici e dello Stato di diritto, dalla comune azione, anche a livello internazionale, a tutela dei diritti umani” Lo ha rimarcato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella tenendo la Lectio Magistralis “America Latina ed Europa: due continenti uniti per la pace, la democrazia, lo sviluppo” all’Università del Cile a  Santiago.

Il Presidente ha ricordato l’Istituto dei Diritti Umani e il Museo della Memoria promossi dai Presidenti Bachelet e Lagos. “Si tratta di valori universali che hanno segnato drammaticamente la storia di questo Paese” ha detto. “Una storia – ha proseguito – che cinquant’anni fa intersecò quella della Repubblica Italiana, fino a confondersi con essa in un ricordo che oggi è patrimonio comune. Tanto il popolo italiano visse intensamente la violazione profonda della libertà e dei diritti delle persone operata dalla dittatura militare. L’esperienza di tanti cittadini del mio Paese, dei giovani in particolare, è stata colpita profondamente dalle vicende cilene di allora, così come larga parte dell’opinione democratica europea”, ha detto Mattarella. Che ha sottolineato: “Il valore della memoria nella storia di un Paese, di qualunque paese, è elemento fondamentale della sua identità. Come in Europa così in America Latina va pronunciato con forza il no ad ogni negazionismo, brodo di coltura di nostalgie autoritarie. Il “mai più” che segue la presa di coscienza di una nazione matura va accompagnato sempre dal coraggio della verità”.

Il Capo dello Stato non ha mancato di ricordare che  “le forze politiche dell’Italia democratica e le sue istituzioni, a partire da quell’11 settembre del 1973, vissero fianco a fianco con il popolo cileno le sue sofferenze, non rinunciando ad atteggiamenti di sanzione diplomatica ma operando perché qui a Santiago l’Ambasciata italiana fosse pienamente operativa divenendo, negli anni successivi al colpo di Stato, punto di riferimento per centinaia di perseguitati, offrendo loro rifugio e salvandone la vita”. (Inform)




Mattarella incontra le comunità italiane di Cile e Paraguay

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Il Presidente della Repubblica è partito per il Cile dove sarà in visita ufficiale dal 3 al 6 luglio. Il Capo dello Stato dal pomeriggio del 6 luglio e fino all’8 luglio sarà in visita ufficiale in Paraguay.

La visita in Cile, Martedì 4 luglio il Presidente Mattarella incontrerà, allo Stadio italiano di Santiago, una rappresentanza della collettività italiana in Cile e, successivamente, visiterà la Stazione della Undicesima Compagnia italiana dei Vigili del Fuoco di Santiago e il Museo della Memoria e dei Diritti Umani.

Nel pomeriggio, deporrà una corona al Monumento a Bernardo O’Higgins.

Il Capo dello Stato sarà ricevuto, quindi, al Palazzo della Moneda, dal Presidente della Repubblica del Cile, Gabriel Boric. Al termine dei colloqui, i due Presidenti rilasceranno dichiarazioni alla stampa.

Il Presidente Mattarella incontrerà, quindi, presso la Sede del Congresso a Santiago, il Presidente del Senato, Juan Antonio Coloma Correa, e il Presidente della Camera dei Deputati, Vlado Mirosevic Verdugo.

Mercoledì 5 luglio mattina, il Capo dello Stato terrà una lectio magistralis all’Università del Cile dal titolo: “America Latina ed Europa: due continenti uniti per la pace, la democrazia, lo sviluppo”.

Successivamente, inaugurerà la mostra “Forme e colori dell’Italia pre-romana” allestita all’Istituto Italiano di Cultura e renderà omaggio al Monumento in onore di Lumi Videla, presso la Residenza dell’Ambasciatrice d’Italia.

Mattarella si trasferirà, quindi, a Punta Arenas dove, giovedì 6 luglio, visiterà il Forte Bulnes, il Museo Salesiano Maggiorino Borgatello, il Círculo Italiano e il Mausoleo della Fratellanza Italiana.

La visita in Paraguay. Il 7 luglio il Presidente Mattarella, dopo aver deposto una corona al Pantheon Nazionale degli Eroi di Asunción, incontrerà, al palazzo Presidenziale, il Presidente della Repubblica del Paraguay, Mario Abdo Benítez. Al termine dei colloqui, sono previste dichiarazioni alla stampa e una colazione offerta in onore del Capo dello Stato italiano.

Mattarella visiterà quindi la Scuola italiana di Asunción, accompagnato da una rappresentanza della Società Dante Alighieri.

Nel pomeriggio avrà un colloquio con il Presidente eletto della Repubblica del Paraguay, Santiago Peña e, successivamente, incontrerà i Presidenti del Senato e della Camera dei Deputati al Palazzo Legislativo.

Sempre il 7 luglio pomeriggio, il Presidente Mattarella visiterà il Centro Culturale “El Cabildo” e il Museo del Barro.

Sabato 8 luglio, prima di far rientro a Roma, visiterà, accompagnato dal Presidente della Repubblica del Paraguay, la Diga Idroelettrica di Itaipu a Ciudad del Este. (Inform)




Mattarella, una settimana tra Cile e Paraguay

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Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, sarà in visita ufficiale nella Repubblica del Cile da oggi, 3 luglio, a giovedì 6, giorno in cui lascerà il Paese per proseguire verso il Paraguay.
Domani, 4 luglio, il Presidente Mattarella incontrerà, allo Stadio italiano di Santiago, una rappresentanza della collettività italiana in Cile e, successivamente, visiterà la Stazione della Undicesima Compagnia italiana dei Vigili del Fuoco di Santiago e il Museo della Memoria e dei Diritti Umani.
Nel pomeriggio, deporrà una corona al Monumento a Bernardo O’Higgins.
Al termine della deposizione il Capo dello Stato sarà ricevuto, al palazzo della Moneda, dal Presidente della Repubblica del Cile, Gabriel Boric. Al termine dei colloqui, i due Capi di Stato rilasceranno dichiarazioni alla stampa.
Il Presidente Mattarella incontrerà, quindi, presso la Sede del Congresso a Santiago, il Presidente del Senato, Juan Antonio Coloma Correa, e il Presidente della Camera dei Deputati, Vlado Mirosevic Verdugo.
Mercoledì 5 luglio mattina, il Capo dello Stato terrà una lectio magistralis all’Università del Cile dal titolo: “America Latina ed Europa: due continenti uniti per la pace, la democrazia, lo sviluppo”.
Successivamente, inaugurerà la mostra “Forme e colori dell’Italia pre-romana” allestita all’Istituto italiano di cultura e renderà omaggio al Monumento in onore di Lumi Videla, presso la Residenza dell’Ambasciatrice d’Italia.
Mattarella si trasferirà, quindi, a Punta Arenas dove, giovedì 6 luglio, visiterà il Forte Bulnes, il Museo Salesiano Maggiorino Borgatello, il Círculo Italiano e il Mausoleo della Fratellanza Italiana.
Il Capo dello Stato lascerà il Cile per iniziare la visita in Paraguay.
Il 7 luglio mattina, il Presidente, dopo aver deposto una corona al Pantheon Nazionale degli Eroi di Asunción, incontrerà, al palazzo Presidenziale, il Presidente della Repubblica del Paraguay, Mario Abdo Benítez. Al termine dei colloqui, sono previste dichiarazioni alla stampa.
Il Capo dello Stato visiterà quindi la Scuola italiana di Asunción.
Nel pomeriggio avrà un colloquio con il Presidente eletto della Repubblica del Paraguay, Santiago Peña e, successivamente, incontrerà i Presidenti del Senato e della Camera dei Deputati al Palazzo Legislativo.
Sempre il 7 luglio pomeriggio, il Presidente Mattarella visiterà il Centro Culturale “El Cabildo” e il Museo del Barro e, sabato 8 luglio, prima di far rientro a Roma, visiterà la Diga Idroelettrica di Itaipu a Ciudad del Este. (aise)