Berlusconi. Mercoledì lutto nazionale e funerali in Duomo

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“Ha segnato un’epoca”. È stato “lo spartiacque tra la prima e la seconda Repubblica”. “Nel bene e nel male, non è possibile non riconoscerne l’impronta che ha lasciato nella vita politica italiana”. È il ‘fil rouge’ che lega i commenti bipartisan dei leader politici, istituzionali e delle personalità la cui attività, in qualche modo, si è intersecata con la leadership berlusconiana

La notizia della scomparsa di Silvio Berlusconi fa il giro del mondo e in Italia non c’è personaggio politico che non affidi a una nota, un post sui social o una dichiarazione in tv il suo personale ricordo. Bandiere a mezz’asta al Senato e a Palazzo Chigi, sconvocati i lavori dell’Aula della Camera, annullati i vari impegni pubblici e politici: il mondo della politica si ferma in omaggio del leader che, per primo, ha saputo unire il centrodestra. I funerali di Berlusconi si svolgeranno mercoledì 14 – giorno di lutto nazionale – nel Duomo di Milano, presiederà l’arcivescovo Mario Delpini. Il feretro dell’ex premier è ora a Villa San Martino, ad Arcore, dove riceverà il saluto dei familiari e degli amici più stretti.

Mattarella: “Protagonista di lunghi stagioni”

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella – che mercoledì parteciperà ai funerali di Stato a Milano – parla del “protagonista di lunghe stagioni della politica italiana e delle istituzioni repubblicane. Berlusconi è stato un grande leader politico che ha segnato la storia della nostra Repubblica, incidendo su paradigmi, usi e linguaggi”.

La leadership di Berlusconi “ha contribuito a plasmare una nuova geografia della politica italiana, consentendogli di assumere per quattro volte la carica di presidente del Consiglio”, ricorda ancora il Capo dello Stato

“In queste vesti ha affrontato eventi di portata globale”, e ha “progressivamente integrato il movimento politico da lui fondato nella famiglia popolare europea favorendo continuita’ nell’indirizzo atlantico ed europeista della nostra Repubblica”. “È stato una persona dotata di grande umanità e un imprenditore di successo, un innovatore nel suo campo”, è ancora il tributo che rivolge Mattarella.

Meloni: “Era un combattente”

La premier Giorgia Meloni sceglie di affidare a un video, girato nel suo studio a Palazzo Chigi, il suo commosso saluto al Cavaliere: “Silvio Berlusconi era soprattutto un combattente. Era un uomo che non aveva mai avuto paura a difendere le sue convinzioni. E sono stati esattamente quel coraggio e quella determinazione a farne uno degli uomini più influenti della storia d’Italia a consentirgli di imprimere delle vere proprie svolte nel mondo della politica, della comunicazione, nel mondo dell’impresa”.

Con Silvio Berlusconi “noi abbiamo combattuto, vinto, perso molte battaglie e anche per lui porteremo a casa gli obiettivi che insieme ci siamo dati. Addio Silvio”, conclude la presidente del Consiglio.

La Russa: “Un Italia prima e dopo Berlusconi”

“Una cosa è sicura, c’è una Italia prima e dopo Silvio Berlusconi. Ha cambiato la politica italiana e non solo. È stato un uomo che cambiava il rapporto con il mondo, con le persone, con la società”, sono le parole del presidente del Senato, Ignazio La Russa.

“Un protagonista assoluto della storia economica, industriale e politica italiana, europea e internazionale”, afferma il presidente della Camera Lorenzo Fontana. “Ha deciso di salutarci un grande italiano”, dice un emozionato Matteo Salvini, tra i primi a commentare la scomparsa del lader azzurro. Poi, in collegamento telefonico con il Tg1, il vicepremier non nasconde la profonda commozione: “Ci mancherà… L’ho sentito sabato sera dopo la finale Champions League e alle undici di sera stava lavorando per le europee, per Forza Italia, per il governo, per il centrodestra… non si accontentava mai”.

Il presidente russo ha inviato un messaggio a Mattarella: “Ha sempre messo al primo posto gli interessi della patria”

Omaggi e ricordi

E osserva: “Ora sarà più difficile mettere d’accordo tutti, mettere tutti in sintonia, cercheremo umilmente di portare avanti il suo lavoro…”. È un “dolore immenso”, confida Antonio Tajani, “semplicemente grazie presidente, grazie Silvio”. “Ci mancherà. Molto. Ci mancherà il suo genio, la sua simpatia, la sua intelligenza politica, la sua energia, la sua umanità. Personalmente mi mancherà la sua amicizia”, dice Maurizio Lupi. “Se ne va un’epoca della storia italiana e delle nostre vite”, scrive Pier Ferdinando Casini.

Per l’ex premier Mario Draghi scompare un “assoluto protagonista della vita pubblica italiana degli ultimi cinquant’anni. Da imprenditore ha rivoluzionato il mondo della comunicazione e dello sport, con spirito d’iniziativa e innovazione straordinari. Da leader ha trasformato la politica ed è stato amato da milioni di italiani per la sua umanità e il suo carisma”, conclude.

“Sul mio rapporto politico con Silvio Berlusconi sono state dette da entrambi migliaia di parole. Nell’ora della sua dolorosa scomparsa, desidero rendergli omaggio ricordandone la grande umanità”, sono le prime parole di Gianfranco Fini.

“Con la morte di Silvio Berlusconi si chiude un’epoca”, riconosce la segretaria del Pd Elly Schlein. “Tutto ci ha divisi e ci divide dalla sua visione politica, resta pero’ il rispetto che umanamente si deve a quello che è stato un protagonista della storia del nostro Paese”, aggiunge.

“Silvio Berlusconi ha fatto la storia in questo Paese”, scrive Matteo Renzi su Facebook. “Tanti lo hanno amato, tanti lo hanno odiato: tutti oggi devono riconoscere che il suo impatto sulla vita politica ma anche economica, sportiva, televisiva è stato senza precedenti”, sottolinea il leader di Italia viva, di cui più volte il Cavaliere ne ha riconosciuto l’abilità politica.

“Ha lottato fino alla fine contro la malattia con un coraggio incredibile. Riposi in pace”, sono le prime parole di Carlo Calenda. “Sono commosso. Per tanti anni è stato come un fratello”, commenta il fondatore della Lega Umberto Bossi. “Silvio Berlusconi è stato un imprenditore e un politico che in ogni campo in cui si è cimentato ha contribuito a scrivere pagine significative della nostra storia. Ha acceso e polarizzato il dibattito pubblico forse come nessun altro, e anche chi lo ha affrontato da avversario politico deve riconoscere che non gli sono mai mancati il coraggio, la passione, la tenacia”, è l’omaggio che gli rende il leader M5s Giuseppe Conte.

“Dalle sue scelte, dalle sue idee, dalla sua visione di Paese siamo sempre stati e saremo lontanissimi”, ma “ha segnato la politica del nostro Paese negli ultimi 30 anni”, spiega il segretario di Sinistra italiana Nicola Fratoianni. “Una persona che merita rispetto”, dice Achille Occhetto, secondo il quale “al di la’ dello scontro politico anche aspro il nostro rapporto è sempre stato civile”, ricorda ancora il segretario della svolta della Bolognina, che per primo sfido’ alle urne il Cavaliere.

“Per me è un momento di dolore intenso, fortissimo, e di preghiera. Va via un uomo straordinario, nell’impresa, nello sport, nella politica. Va via un uomo a cui sono stato profondamente legato, legame mai venuto meno”, confessa l’ex delfino Angelino Alfano. “Oggi finisce un pezzo di storia di questo Paese”, osserva il segretario di Piu’ Europa Riccardo Magi. “È indiscutibile il contributo che Berlusconi ha dato alla edificazione di un nuovo sistema e alla creazione, in Italia, di una destra legata al sistema democratico europeo”, spiega Massimo D’Alema.

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Conferenza stampa del Ministro Antonio Tajani con il Segretario di Stato Antony Blinken

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Nell’ambito della sua missione a Washington, il Vice Presidente del Consiglio e Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani, ha incontrato il Segretario di Stato statunitense, Antony Blinken. Al termine dell’incontro, il Ministro Tajani e il Segretario di Stato Blinken rilasceranno dichiarazioni alla stampa in diretta streaming.




È morto Silvio Berlusconi. Aveva 86 anni

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Silvio Berlusconi è morto. Il Cavaliere si è spento all’ospedale San Raffaele di Milano dove era stato nuovamente ricoverato da venerdì scorso. Aveva 86 anni. Berlusconi era tornato nel nosocomio da dove era stato dimesso lo scorso 19 maggio, dopo una degenza di 45 giorni. Era affetto da leucemia mielomonocitica cronica, patologia responsabile dell’infezione polmonare che lo aveva costretto al lungo ricovero in terapia intensiva.

SILVIO BERLUSCONI, LA VITA

Era nato a Milano il 29 settembre 1936, da Luigi, impiegato e poi dirigente di banca e Rosa Bossi, segretaria alla Pirelli e poi casalinga. Maturità classica ai salesiani e laurea in Giurisprudenza con 110 e lode. Due matrimoni, Carla Dall’Oglio e Veronica Lario, 5 figli, due fidanzate, Francesca Pascale e Marta Fascina, 16 nipoti, una bisnipote. Imprenditore a partire dagli anni 60, prima nel settore immobiliare (Milano 2 e Milano 3 l’apice del successo), poi nel settore dei media: nel 1978 fonda Fininvest e nel 1993 Mediaset dove convergerà anche Mondadori. Nel 1985 e per i 20 anni successivi è presidente del Milan Calcio, nel 2018 del Monza. Dal 1993 entra in politica e fonda Forza Italia.

SILVIO BERLUSCONI, I PROCESSI

Più di trenta procedimenti giudiziari a suo carico: una sola condanna definitiva per frode fiscale, appropriazione indebita e falso in bilancio (processo Mediaset) nel 2013, con 4 anni di reclusione trasformati in affidamento ai servizi sociali, l’interdizione ai pubblici uffici e la decadenza da senatore. L’esito degli altri processi: 8 prescrizioni, 2 amnistie, 10 archiviazioni, 10 assoluzioni. Il 16 febbraio 2023 l’ultima assoluzione nel processo RubyTer. Nel 2018 lui dichiara: “Mi è costato 770 milioni pagare 105 legali che mi hanno assistito, con oltre tremila udienze”. Sempre nel 2018 viene ‘riabilitato’ e nel 2019 eletto al Parlamento europeo, Nel 2022 torna in Senato e si candida alla Presidenza della Repubblica.

IL PATRIMONIO DI SILVIO BERLUSCONI

Patrimonio stimato da ‘Forbes’ nel 2023: 6,8 miliardi di dollari, è il terzo più ricco d’Italia dopo Giovanni Ferrero e Giorgio Armani. Questa la fredda biografia, con i numeri che già raccontano un romanzo. Poi c’è il mito: forza fisica, carisma e potere, successo e invincibilità, cinismo e simpatia gli ingredienti base.

SILVIO BERLUSCONI ‘TECNICAMENTE IMMORTALE’, TRA I ‘MI CONSENTA’ E LE CORNA NEI MEETING INTERNAZIONALI

Lui “è tecnicamente immortale”, dice nel 2004 il suo medico di allora Umberto Scapagnini, quando il mito del Cav. già corre e va ben oltre la parabola politica, sconfina nel costume, nella cultura di massa, alimentato da lui stesso, protagonista di una commedia all’italiana fatta di indimenticabili travestimenti, le bandane, i capelli finti, i lifting, il presidente operaio, ferroviere, partigiano, i trucchi, i tacchi rialzati, le inquadrature giuste (‘meglio il lato destro della faccia’, raccomandava sempre agli operatori), i ‘mi consenta’, le corna nei ritrovi internazionali, i cucù alla Merkel e l’Obama ‘abbronzato’, lo Schulz kapò, la Bindi ‘più bella che intelligente’, la sedia spolverata dove si era seduto Travaglio nello studio di Santoro, Apicella e le barzellette, il Predellino, il contratto da Vespa, i Bunga bunga, il lettone di Putin, le ville stratosferiche, il mausoleo di famiglia. Fu lo stesso filosofo Lucio Colletti, fra i primi intellettuali convinti della novità storica del berlusconismo a candidamente pronosticare: “Secondo me finisce tutto in una commedia leggera”.

BERLUSCONI IMPRENDITORE E COMMEDIANTE

Ma non erano solo pose macchiettistiche le sue, simpatiche uscite di alleggerimento di un gravoso impegno politico, sono biografia essenziale per capire chi è stato Silvio Berlusconi. L’imprenditore e il commediante hanno partorito e si sono messi al servizio del politico dettandogli barzellette e programmi elettorali, allestendo casting per la scelta della sua squadra politica, che trasloca dai varietà al Parlamento, infilando in un prodigioso frullatore campagne pubblicitarie, leggi finanziarie, leggi ad personam, discorsi parlamentari, un milione di posti di lavoro, liberalismo e narcisismo, visione politica e interessi di parte, con il politico che, a sua volta, si è messo al servizio dell’imprenditore. Tutto si tiene con Berlusconi, non si butta via niente perché tutto serve a consolidare il mito e il consenso che lo ha foraggiato per anni, consentendogli di cambiare l’Italia ma anche di curare i suoi interessi.

LA NASCITA DI FORZA ITALIA

Lui è l’eroe, il demone, lo statista e il commediante, che sembra fare cucù anche alla sua immagine ipertrofica, esaltando gli adoranti e incattivendo gli odiatori. Dalla nascita dei primi ‘club’ azzurri, fu subito chiaro che niente sarebbe stato più come prima in Italia, le vecchie sezioni di partito diventarono archeologia politica immediatamente, si moltiplicarono slogan prima inconcepibili, risuonarono colonne sonore, canzoncine e… ‘Meno male che Silvio c’é’.

Fin dall’inizio, furono mazzate alla Prima Repubblica, a partire dal nome e dal logo scelto per il partito, ‘Forza Italia’, altro che Dc, Pci, Psi. Due parole che non connotano, ma eccitano ed esortano. Due parole che contengono già tutta la potenza del berlusconismo: c’è il calcio e la tifoseria da stadio, c’è ‘La forza di un sogno’, con il tricolore che sventola gagliardo nell’azzurro del cielo. E ancora di più c’era nel set allestito per la discesa in campo, nove minuti a reti unificate, postura, ambientazione, mimica facciale, abito, tutto studiatissimo.

‘L’Italia è il Paese che amo..’ diventa un mantra e polverizza la ‘gioiosa macchina da guerra’ di Occhetto. I comunisti, che avevano abbandonato nome e falce e martello, nel frullatore mediatico di Berlusconi tornano ad essere quelli pericolosissimi che mangiano i bambini, che minacciano tutte le istituzioni, infiltrandosi ovunque, a cominciare dalla magistratura. E il Pci, grazie alla demoniaca narrazione berlusconiana, resiste come stigma nell’immaginario collettivo, ben oltre la Bolognina.

Forza Italia all’inizio sembrava un mero esperimento di marketing nato in laboratori pubblicitari e televisivi. Una gestazione rivendicata da Berlusconi stesso, che disse a Giuliano Ferrara: “Vorrei che l’Italia funzionasse come la Fininvest”. Proprio Ferrara, altro intellettuale inebriato dalla novità azzurra, amico personale e ministro del Cav, anche se adorante critico (“gli ho scritto mille volte che era un egomaniaco peggiore di Kim il Sung, lo chiamavo Cav.il Sung”), fu tra i primi a intuire invece la rivoluzione di Silvio Berlusconi: “Ha cambiato l’Italia in modo irreversibile, in politica, nei costumi e nello sport”.

Benzina nel fuoco degli odiatori. Eugenio Scalfari tracciava un giudizio storico di tutt’altro segno: “Berlusconi – diceva – appartiene a quel genere di uomini che fanno la fortuna di un’impresa e la rovina di un paese, quel genere di uomini pericolosi per definizione”. E già nel 1994 il direttore di Repubblica aprì il balletto dei soprannomi impietosi definendolo ‘Il ragazzo Coccodé’, per poi un anno dopo affinare il giudizio affibbiandogli il soprannome brechtiano di Mackie Messer, il ‘pescecane’ dell’Opera da tre soldi che ‘ha il coltello ma non lo fa vedere’.

Poi arrivarono libri, film, il Berlusconi caimano, che “ha vinto perché ci ha cambiati”, come diceva Nanni Moretti già nel 2006. E ancora prima della discesa in campo Giorgio Gaber aveva avuto la vista molto lunga: “Io non temo Berlusconi in sé, ma Berlusconi in me”, diceva citando il cantautore Alloisio e capendo subito la portata dell’avvento del Cav. nel costume e nella psicologia collettiva.

LA RIVOLUZIONE CHE HA PORTATO BERLUSCONI NELLA POLITICA ITALIANA

Insomma Berlusconi è stato tanta roba, ha congestionato l’Italia per più di 30 anni e tutti noi. La storia politica, quella da consegnare ai posteri, dovrà registrare la portata innovativa della discesa in campo di Berlusconi. Con lui cominciano la seconda Repubblica, il bipolarismo, il centrodestra e l’alternanza, con un sistema maggioritario ormai invincibile. Anche qui rivoluziona tutto Berlusconi, spariglia e sposta, Fini molla i fascisti, l’Msi e diventa la destra presentabile di Alleanza nazionale, Bossi e la Lega viaggiano dalla Padania alla Sicilia, molti ex Dc e i più craxiani del Psi convergono in Forza Italia, Popolo delle Libertà, Casa delle libertà dove la libertà diventa motore ideologico ma anche un ‘liberi tutti’, un calderone che fa a pezzi perfino il senso del pudore, dove si può sostenere, in un severo e accorato discorso parlamentare, che Ruby Rubacuori fosse la nipote del presidente egiziano Mubarak, dove un voto di sfiducia finisce a mortadella e champagne, dove il ‘Meno tasse per tutti’, più che sortire politiche fiscali, sdogana gli evasori facendoli sentire più furbi che stronzi, dove una squadra di abilissimi avvocati parlamentari la mattina seguono i processi nei tribunali e il pomeriggio aggiustano leggi nelle commissioni parlamentari. Con le tifoserie a bordo campo che danno le pennellate più decise al grande affresco berlusconiano, superando il maestro stesso, che invece sa moderarsi più di loro, sa farsi ‘concavo e convesso’, ordina colpi di mano in Parlamento ma sta saldamente nel Partito popolare europeo, demonizza le opposizioni ma poi fa la Bicamerale con D’Alema e il Patto del Nazareno con Renzi e sostiene tutti i governi tecnici per amor di patria.

BERLUSCONI PLAY BOY, “L’UOMO DEL BUNGA BUNGA”

Anche fuori dall’Italia Berlusconi è controverso: ‘Burlesquoni’ lo appellano i francesi e l’immagine dei risolini di Merkel e Sarkozy è rimasta nella storia, potente come la foto del vertice Nato del 2002 a Pratica di Mare, dove lui agevola la stretta di mano fra Bush e Putin, con l’ambizione di porre fine a più di 50 anni di guerra fredda. La vita e la carriera ‘burlesque’ di Berlusconi hanno messo radici profonde ovunque. A Londra il ‘Sun’ dava notizia del suo ultimo ricovero al san Raffaele appellandolo ‘il primo ministro play boy’. E il capitolo donne, con i suoi bunga bunga e le sue Olgettine hanno colpito l’immaginario collettivo in Italia e in tutto il mondo come se non più delle sue rivoluzioni politiche.

LA LETTERA DI VERONICA LARIO E LA SEPARAZIONE

Fu la moglie Veronica Lario che aprì questo capitolo nel 2009, dolorosamente: “Non posso stare con un uomo che frequenta minorenni, figure di vergini che si offrono al drago per rincorrere il successo, la notorietà e la crescita economica” scrisse in un’accorata lettera pubblica dove annunciava l’intenzione di separarsi. Aveva già detto tutto Lario anche se allora era apparsa alle cronache solo la diciottenne Noemi. Ruby, i bunga bunga, le olgettine e il resto vennero dopo. Aveva detto e visto già tutto Lario, la sua irruzione sulla scena politica evocando la maniacalità sessuale del marito fu traumatica ma fu presto esorcizzata e digerita da Berlusconi con l’ennesima giravolta mediatica: il malato di sesso diventa un fascinoso e spregiudicato play boy che manda in deliquio le donne. E così la macchina del consenso non si ferma fino al fatidico 12 novembre 2011, con la sua provvisoria uscita di scena.

Intanto Berlusconi passa il testimone ai figli della sua ‘rivoluzione’ che non ha generato solo il maggioritario e l’alternanza ma anche il leaderismo e il populismo. Non a caso il comico Grillo fa incetta di voti con i ‘vaffa’ delle piazze, diventa maggioranza in Parlamento e, dopo le mortadelle, inaugura il tempo delle scatolette di tonno. E Matteo Renzi, seppur dal polo opposto, costruisce sulla sua figura di leader un’altra parabola politica, fondando un altro partito personale, che sembra ricevere marchio di fabbrica e gradimento ad Arcore. Il berlusconismo però continua a star bene anche quando Berlusconi declina.

IL DECLINO E IL RITORNO IN CAMPO DI BERLUSCONI

Il consenso negli anni scende ben sotto il 10%, ma il Cav, dopo la riabilitazione, ripiomba sulla scena politica, torna in Senato nel 2022 e spiazza tutti con la sua candidatura alla Presidenza della Repubblica. Sembra riattivarsi la dinamica pubblicitaria e mediatica della ‘discesa in campo’, ma stavolta è meno smart, c’è una patina di malinconia, di patetico, di penosa atmosfera da ultima spiaggia e ultimi fuochi, che rischia di compromettere il mito dell’invincibilità.

Ha già 84 anni Berlusconi ed è provato fisicamente, e però saranno proprio la serie di malattie e ricoveri all’ospedale a riabilitarlo anche nell’immagine, stavolta protagonista più che mai il corpo, che resiste ai colpi di complicate patologie, ultime il Covid, l’insufficienza respiratoria e renale, la leucemia, i problemi cardiaci. Ma sembra farcela ancora una volta: “Non pensa a un mondo possibile senza di lui, si crede eterno”, ha detto Giuliano Urbani, forzista della prima ora, mentre l’amico Silvio stava combattendo in terapia intensiva. Quando però anche il declino fisico, dopo quello elettorale e politico ha la meglio, la narrazione sul Cav. cambia ancora, si amplifica il mito dello statista che ha fatto la storia (‘Un colosso della politica internazionale’, continua a definirlo Sallusti) e, nei giorni della terapia intensiva, il San Raffaele diventa l’ultimo grande palcoscenico dell’eterno Berlusconi.

IL RICOVERO DI APRILE, I MANIFESTI E I FAN SOTTO L’OSPEDALE

Lui regala colpi di scena anche dal letto di ospedale, facendo arrivare le sue telefonate in Consiglio dei ministri, mentre il circo mediatico staziona per giorni e giorni davanti al San Raffaele rendendolo l’estremo set televisivo: gli adoranti si fanno devoti e lo santificano e, sotto i manifesti inneggianti a Silvio stavolta si prega, si portano acque benedette e abitini votivi. Gli odiatori, da parte loro, avevano attenuato i toni già da qualche anno. Lo stesso Scalfari, fra i più feroci anti-Cav, nel 2017, messo alle strette, disse che fra Di Maio e Berlusconi avrebbe votato per quest’ultimo. Perché, di fronte al dilagare del populismo, alla estremizzazione della destra arrembante di governo, quel centro residuo di Forza Italia sembra quasi un argine e il Caimano diventa meno minaccioso, suscita perfino nostalgia. La pietas e lo smarrimento subentrano all’odio, l’uscita di scena rende orfani anche gli oppositori. Il nemico serve comunque a dare identità, Berlusconi era il ‘ciò che non siamo e ciò che non vogliamo’ di Montale, detestarlo scatenava energia vitale e generava politiche, senza di lui viene meno quel comfort identitario che regalava l’odiarlo e rimane il vuoto di una sinistra sbrindellata che fatica a trovare altri confini. Il cumenda milanese, il maniaco e il play boy, il santo e il demone, “il salumiere con la faccia di Hitler” (copyright Fabio Mussi, fra i capofila degli odiatori della prima ora) hanno resistito a tutto. Berlusconi si è sempre rigenerato perché “la gente si diverte, vuole vedere quiz e fondali rosa”, spiegava Ferrara, aggiungendo, con sintesi definitiva: il suo ‘happy ending sta nel non avere ending, è un happy e basta”.

ag. Dire – www.dire.it




Estese al fiume Mugnone le ricerche della piccola Kataleya

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Sono ore di febbrili indagini e di ricerche a Firenze per la scomparsa di Kataleya Mia Alvarez, la bimba di cinque anni figlia di peruviani che manca da ieri pomeriggio. Stava giocando con i coetanei nel cortile dello stabile occupato, l’ex hotel Astor, dove abita con la madre, che però al momento della scomparsa era assente perché a lavoro.

“Stiamo indagando a 360 gradi“, dice il generale dei carabinieri Gabriele Vitagliano. Dopo un sopralluogo nell’immobile, con l’ausilio dei vigili del fuoco e i cani molecolari, gli inquirenti tendono a escludere che la bimba possa essere ancora lì dentro nonostante dalle immagini di una telecamera posta sull’ingresso del palazzo, non ci sia traccia della sua uscita.

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La foto della piccola Kata diffusa dalle forze dell’ordine 

Gli accertamenti si concentrano anche sulla situazione dello stabile, dove anche recentemente ci sono stati interventi di ordine pubblico, e sulla situazione della famiglia. Il padre della bimba risulta essere detenuto. La madre è stata portata in ospedale perché ha avuto un malore.

Ricerche estese lungo il fiume Mugnone

È terminata la riunione della Cabina di regia convocata dalla Prefettura di Firenze. “La finalità dell’incontro – informa una nota – è stata quella di fare un punto aggiornato di situazione e verificare se vi fosse bisogno di altro rispetto a quanto già messo in campo. Le ricerche fino a ora si sono svolte all’interno dell’immobile e lungo il fiume Mugnone”.

Le ricerche

Per le ricerche sono stati attivati 2 diversi team di unità cinofile molecolari, una dei volontari Vab della città metropolitana di Firenze, una del Centro Cinofili Carabinieri di Firenze. Queste due unità, già nell’immediatezza conseguente alla denuncia, hanno setacciato per tutta la notte grossa porzione dell’area urbana in cui ricade lo stabile, con esiti negativi. Ma la perlustrazione della struttura prosegue anche stamani.

Sono stati anche attivati i vigili del fuoco che hanno perlustrato l’argine di un torrente vicino, il Mugnone, con esito negativo. Alle indagini, condotte dai carabinieri, partecipano la stazione di Santa Maria novella, il nucleo operativo e il nucleo investigativo.

Com’è vestita la piccola Kata

La piccola si chiama Cataleya Alvarez, conosciuta semplicemente con il soprannome di Kata. Ha i capelli e gli occhi scuri ed è alta 115 cm.Al momento della sparizione indossava una maglietta a maniche corte di colore bianco, pantalone di colore viola e scarpe nere

Sulle tracce della piccola si è messa anche la vasta comunità peruviana e sudamericana di Firenze. Tramite il tam tam su whatsapp e gli altri social network diverse persone sono scese in strada.

La mamma di Denise Pipitone: “Chi ha notizie parli”

Piera Maggio, la mamma di Denise Pipitone, la bimba scomparsa a Mazara del Vallo l’1 settembre 2004, rilancia sui suoi profili social le parole della madre della piccola sparita a Firenze, gli appelli e gli aggiornamenti sulle ricerche. Un modo per stare vicina ai familiari che stanno vivendo il suo medesimo dramma. “Chiunque avesse informazioni utili, serie e comprovate è pregato di mettersi in contatto con le autoria’ competenti del posto oppure chiamate il (112). Massima attenzione. Grazie”, scrive su Facebook.

Anche i tassisti di Firenze alla ricerca di Kataleya

Anche i tassisti in campo per le ricerche di Kataleya, la bambina di cinque anni scomparsa da una struttura di via Maragliano a Firenze. La proposta è partita dal presidente della Socota, Milko Signorini in collaborazione con il presidente della Cotafi, Claudio Giudici. “Ai nostri autisti che percorrono le strade di Firenze – spiegano Signorini e Giudici – sono state inviate le foto della bambina, in modo che se notano qualcosa, possono fare subito una segnalazione alle forze dell’ordine. I tassisti faranno vedere la foto anche ai clienti. La speranza è di ampliare il raggio di azione e coinvolgere quante più persone nelle ricerche di Kataleya”.

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Bimba di 5 anni scomparsa da ieri a Firenze: ricerche no stop ma ‘Kata’ non si trova

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kataleya alvarezL’hanno cercata per tutta la notte senza trovarla e ora la mamma sui social lancia un appello disperato: “Aiutatemi a ritrovarla“. A essere sparita, a Firenze nel quartiere Novoli, è una bambina di 5 anni di una famiglia peruviana che si chiama Kataleya Alvarez. Il nome per intero diffuso dalla Prefettura è Kataleya Mia Alvarez Chicllo. La comunità peruviana ha continuato a cercarla senza sosta nella notte, oltre ovviamente a Vigili del fuoco e Carabinieri che hanno impiegato anche le unità cinofile. Di Kataleya, che tutti chiamavano ‘Kata’, non si sa nulla da metà giornata di ieri, sabato 10 giugno. Sui social è stata pubblicata una foto della bimba proprio per aumentare le possibilità che possa essere ritrovata: al momento della scomparsa la bimba a quanto pare indossava una maglietta bianca e pantaloni lunghi rosa.

UNO STABILE OCCUPATO E FATISCENTE COME CASA

Kata vive con la mamma e un fratello di sette anni: la famiglia vive nel fatiscente edificio dell’ex hotel Astor, uno stabile occupato dal 2022 che si trova tra via Maragliano e via Boccherini. Ci abitano un centinaio di persone, all’esterno si vede ancora l’insegna dell’hotel e all’interno l’edificio è sporco e cade a pezzi. La mamma della bambina ieri era al lavoro. La bimba, secondo quanto ricostruito, era salita al piano di sopra per stare in casa dallo zio e giocare con il cuginetto. Sempre stando ai racconti, i bambini erano scesi in cortile a giocare e poi a un certo punto Kataleya, dopo un litigio con un’altra bimba, si sarebbe allontanata forse per salire a casa sua. Ed è proprio questo il momento in cui sarebbe scomparsa. Fatto sta che la madre, quando è tornata a casa alle 15.15, non ha trovato la bambina da nessuna parte. Le ricerche sono partite immediatamente, la mamma e altri parenti hanno cercato immediatamente la bambina intorno ai palazzi e nella zona. Immediato anche l’allarme a Carabinieri e ai vigili del fuoco.

LA DISPERAZIONE DELLA MAMMA: “SONO PASSATE TROPPE ORE”

Le unità cinofile hanno setacciato per tutta la notte tutta la zona intorno all’ex hotel Astor e i pompieri avrebbero setacciato gli argini del vicino fiume Mugnone. Purtroppo per ora la bambina non è stata trovata. I cani continuano a riportare gli investigatori nel palazzo dove la famiglia abita: le ricerche sono concentrate tra via Maragliano, via Boccherini e via Monteverdi. La madre, in lacrime, pensa al peggio: “Sono passate tante ore, non so niente” ha detto ai microfoni di Repubblica. Piange a continua a ripetere “Dov’è la mia bambina?“. La donna, intervistata, ha detto che una donna ha detto di aver visto la bambina al primo piano, in corridoio, solo 10 minuti prima del suo ritorno a casa. Nei giorni precedenti, la famiglia di Kataleya aveva avuto una pesante discussione con una famiglia che abita nello stesso palazzo. “Abbiamo litigato con una famiglia, non lo so, penso di tutto“. La donna ha raccontato ai giornalisti sul posto che quel giorno lei e la bambina si era chiusi dentro la loro casa e l’altra famiglia aveva tentato di sfondare la porta per entrare. Ci sono accertamenti in corso ma non è detto che l’episodio abbia un collegamento.

LE PERQUISIZIONI NELL’HOTEL

I Carabinieri, in un’intervista video al Corriere Fiorentino, hanno spiegato di aver perquisito l’ex hotel due volte, una nella notte e una oggi, senza trovarla. “È vero che c’è qualche locale chiuso, ma mi sento ragionevolmente di escludere che la bambina sia dentro l’edificio”. A parlare è il generale dei Carabinieri Gabriele Vitagliano: “La bambina è stata vista l’ultima volta ieri verso le 15 – 15.15 di ieri, mentre giocava con alcuni coetanei. L’ipotesi è che possa essersi allontanata, forse seguendo un altro bambino. In questo caso speriamo ci sia con loro anche un adulto. Anche grazie all’appello che è stato diffuso, stiamo ricevendo telefonate di cittadini che ritengono di averla vista in località attorno a Firenze e le stiamo controllando”.

“INDAGINI A 360 GRADI, STIAMO CONTROLLANDO SEGNALAZIONI”

“Le indagini sono in corso a 360 gradi– dice ancora il generale- non abbiamo una pista che valga la pensa di essere qualificata come più importante”. Il generale risponde anche alle domande a proposito dell’ultima immagine di Kata che risulta dalle telecamere puntate sull’edificio e sulla zona: “Nell’ultima immagine evidente che abbiamo la bambina rientra nel palazzo, ma non mi sento di escludere che possa essere uscita coperta da un adulto. Ci sono altre immagini meno chiare successive, con adulti che entrano ed escono”. I giornalisti hanno chiesto se sono state fatte verifiche sull’episodio del litigio che la mamma di Kataleya aveva avuto, nei giorni scorsi, con un’altra famiglia che avita nel palazzo. “Al momento non è emersa nulla a questo riguardo”, dice il generale.

IL TAM TAM SUI SOCIAL

In un gruppo facebook di cittadini peruviani di Firenze, da ieri si susseguono domande e richieste di informazioni sul fatto se la bimba sia stata trovata o no. Ieri sera la comunità peruviana si è data appuntamento per andare insieme a cercare la bambina nei dintorni del palazzo dove abita.

IL SINDACO NARDELLA: “SEGUIAMO CON ATTENZIONE, VICINI ALLA MAMMA”

“Stiamo seguendo con la massima attenzione, in costante contatto con i Carabinieri, le ricerche della bambina scomparsa in città ieri sera- ha scritto il sindaco Dario Nardella su Twitter-. Preoccupati, siamo vicini alla mamma e confidiamo nel lavoro delle forze dell’ordine”.

L’ASSESSORE AL WELFARE: “NON È IL MOMENTO DELLE POLEMICHE”

“Siamo molto preoccupati e angosciati per la scomparsa della bambina; con il sindaco Nardella siamo in costante contatto con le autorità di pubblica sicurezza. Ci auguriamo che la bambina venga ritrovata al più presto. Siamo tutti al lavoro con ricerche a tutto campo per ritrovare la piccola”, dice l’assessore al Welfare di Firenze, Sara Funaro.

“In un momento così drammatico qualsiasi polemica è fuori luogo– prosegue Funaro- anche perché ricordo che il Comune, su richiesta del sindaco, ha chiesto lo sgombero dello stabile il giorno dopo l’occupazione a settembre scorso, dando garanzie nel momento dello sgombero per la presa in carico di bambini e soggetti fragili come sempre fatto in nove anni”.

ag. Dire – www.dire.it




Bruxelles. Giovane italiana muore nell’incendio di una casa

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6485a9b88d6f0.r d.567 1168 4228Una giovane italiana, Anna Tuzzato, 29 anni, originaria di Fiesso d’Artico (Venezia), è morta nell’incendio di una casa a Etterbeek, alle porte di Bruxelles.

Il rogo si era sviluppato sabato mattina.

I vigili del fuoco hanno trovato il corpo nell’appartamento al terzo piano della palazzina. Nelle ore successive c’è stata l’identificazione della vittima, e la notizia è stata comunicata ai familiari in Italia. Anna Tuzzato lavorava da due anni a Bruxelles come responsabile della comunicazione di una Ong. Secondo le prime ricostruzioni,Anna Tuzzato potrebbe essere morta nel sonno, asfissiata dal denso fumo che ha avvolto l’appartamento, al secondo, non al terzo piano, come appreso inizialmente. Le fiamme, sviluppatesi in una cucina al pian terreno, hanno raggiunto rapidamente la parte alta della palazzina, avvolgendo il piano superiore, dove viveva la ragazza veneta. Una velocità di propagazione aiutata anche dalla presenza di molti mobili in legno.

L’ambasciata d’Italia a Bruxelles in stretto raccordo con la Farnesina segue con la massima attenzione la vicenda dell’italiana morta nell’incendio di una casa a Etterbeek, alle porte di Bruxelles, e sta prestando ogni assistenza ai familiari della connazionale deceduta, si apprende alla Farnesina.

ansa.it




Berlusconi di nuovo ricoverato in clinica

berlusconi

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Silvio Berlusconi è stato nuovamente ricoverato all’ospedale San Raffaele di Milano.

Il leader di Forza Italia, è tornato nel nosocomio da dove è stato dimesso lo scorso 19 maggio, dopo una degenza di 45 giorni. Come anticipato dal professor Zangrillo ad aprile, Silvio Berlusconi è affetto da Leucemia mielomonocitica cronica, patologia responsabile dell’infezione polmonare che ha costretto il Cavaliere al lungo ricovero in terapia intensiva.

Ad Arcore domani era previsto un vertice con i colleghi di Forza Italia.

ag. Dire – www.dire.it




Delitto di Senago. Giulia ha ricevuto 37 coltellate

sant'antimo, in centinaia alla fiaccolata per giulia

sant'antimo, in centinaia alla fiaccolata per giulia

 

Giulia Tramontano è stata colpita con almeno 37 coltellate, di cui due letali nella regione del collo, una ha reciso la carotide.

Non ci sono segni di difesa.

Sono questi i primi esiti dell’autopsia svolta sul cadavere della 29enne incinta di 7 mesi uccisa da Alessandro Impagnatiello. Le coltellate sono state inferte quasi tutte nella parte alta del corpo, una anche al volto e una ha perforato un polmone. Non risultano segni di coltellate al ventre.

Risulta una seria difficoltà a datare l’omicidio di Giulia Tramontano per la presenza sul corpo di ustioni che hanno alterato i tessuti. E’ uno dei primi esiti dell’autopsia sul corpo della 29enne al settimo mese di gravidanza uccisa dal fidanzato Alessandro Impagnatiello, che poi ha tentato di bruciare il corpo per due volte.

Le dichiarazioni del legale

Da un punto di vista giuridico, la posizione del piccolo Thiago potrebbe cambiare nel caso in cui a Giulia fosse iniziato il travaglio. Lo ha spiegato l’avvocato Giovanni Cacciapuoti, legale della famiglia della vittima, lasciando l’istituto di medicina legale. “Non sappiamo se sotto lo stress dell’azione omicidiaria, ci possa essere stato un impulso di incremento, per esempio dell’ossitocina. Se fosse iniziato il travaglio ci sarebbe una mutazione del capo di imputazione”.
“Per avere la disponibilità della salma – ha aggiunto – serve qualche giorno, anche per poter organizzare il rito funebre a Giulia e al piccolo Thiago. La metà della prossima settimana speriamo di avere il corpo per poter provvedere ai funerali. La famiglia è tramortita per questo dolore, ma sa che servono questi tempi per gli accertamenti. Oggi era presente il papà con un altro familiare”.

“Purtroppo non possiamo essere presenti a questa fiaccolata in memoria della nostra cara Giulia e Thiago. Vogliamo però fare arrivare a tutti i presenti il nostro messaggio di ringraziamento per la vicinanza mostrataci”. Lo ha scritto in una storia su Instagram Chiara, la sorella di Giulia Tramontano, condividendo un video della manifestazione che si è tenuta ieri sera a Sant’Antimo, nel Napoletano, in memoria della 29enne uccisa del compagno e del bimbo che portava in grembo. “L’affetto e il calore di tutti voi è per noi una fonte di grande supporto. Il nostro amore per Giulia e Thiago, eterno, smisurato e insaziabile è la più ardente tra le fiamme di questa e tutte le fiaccolate in loro memoria. Nessun sentimento di odio potrà mai spegnere questo fuoco, in cui ci struggiamo e riscaldiamo al contempo. Per noi Giulia è e sarà per sempre: madre premurosa, amorevole sorella e figlia indimenticabile”. Ringraziando, ha poi firmato anche a nome della mamma Loredana, del papà Franco e del fratello Mario.

I fiori davanti all’istituto
Un mazzolino di fiori rosa di oleandro sono stati lasciati davanti all’istituto di medicina legale. “Non la conoscevo, ma mi sembrava una cosa carina nei suoi confronti”, ha detto la signora che ha portato il piccolo bouquet. “È qua a Milano e ho fatto un salto per omaggiarle una stupidata. Mi ha colpito molto questa storia – ha aggiunto commossa -, prima di tutto perché aspettava un bimbo, e poi non si può ammazzare così una persona. È assurdo”.

ansa.it




L’Europa ha siglato il nuovo patto per le migrazioni

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Alla fine ce l’hanno fatta: i ministri degli Interni dell’Unione europea, riuniti a Lussemburgo al Consiglio Affari interni, hanno raggiunto l’accordo sul mandato negoziale per i due principali regolamenti del Patto per le migrazioni e l’asilo. Ci sono voluti nove anni per arrivarci. E solo oggi sono state necessarie dodici ore di negoziato e due tentativi di voto.

Alla fine il sostegno è stato ampio: contrari solo Ungheria e Polonia; astenuti Malta, Slovacchia, Lituania e Bulgaria. Tutti gli altri a favore, Italia compresa. Che ha avuto un ruolo determinante nei negoziati delle ultime ore con il ministro Matteo Piantedosi che nel suo primo intervento aveva parlato di una riforma “destinata al fallimento”.

“L’Italia ha ottenuto il consenso su tutte le proposte avanzate. In primis, abbiamo scongiurato l’ipotesi che l’Italia e tutti gli Stati membri di primo ingresso venissero pagati per mantenere i migranti irregolari nei propri territori. L’Italia non sarà il centro di raccolta degli immigrati per conto dell’Europa”, ha rivendicato il capo del Viminale al termine della riunione che più che “storica” preferisce definire la giornata conclusa “impegnativa”.

“Abbiamo ottenuto la creazione di un nuovo fondo europeo per i Paesi terzi di origine e transito dei flussi per la dimensione esterna e nel sistema, come misura di solidarietà obbligatoria complementare ai ricollocamenti, è prevista anche la compensazione dei ‘dublinanti'”, ha evidenziato.

Cosa prevede l’accordo

Nel dettaglio, l’accordo prevede l’obbligo di solidarietà: gli Stati dovranno dare sostegno ai Paesi in difficoltà con la disponibilità ai ricollocamenti o in alternativa al pagamento di 20 mila euro per ogni migrante non ricollocato. L’Italia però ha rifiutato la compensazione e ha chiesto che venga destinata a un fondo europeo per la dimensione esterna, a favore dei Paesi terzi. “Abbiamo rifiutato ogni possibile compensazione in denaro perché non ritenevano che la dignità del nostro Paese potesse mettere in campo soluzioni di questo tipo”, ha spiegato Piantedosi.

L’altro elemento di novità riguarda il doppio binario per la gestione degli arrivi al confine. I migranti di provenienza da Paesi terzi con bassa probabilità di ottenere l’asilo saranno trattati con una procedura accelerata per il rimpatrio verso Paesi terzi sicuri, anche di transito. Elemento che aveva portato la Germania a bloccare tutto l’accordo perché rivendicava maggiori condizioni per la definizione sia del “Paese terzo sicuro” che la connessione del migrante con il Paese di transito verso cui sarebbe rimpatriato. Anche in questo caso l’Italia sembra aver chiuso la trattativa a proprio favore.

“Alla fine abbiamo trovato una formulazione nel testo che potesse consentire una conciliazione tra le diverse posizioni sulla definizione del Paese terzo sicuro. Una formulazione che non fosse troppo stringente, vincolante, che depotenziasse il testo. L’Italia non aveva in mente nulla che fosse lesivo del quadro giuridico del diritto internazionale e su questo è stata compresa”, ha raccontato ai giornalisti il capo del Viminale.

“Dipenderà dagli Stati membri applicare il concetto di ‘Stato terzo sicuro'” nel quale eventualmente trasferire un migrante “e determinare se esiste una connessione tra il richiedente e il Paese terzo a seconda che sia ragionevole per lui o lei andare in tale Paese”, ha confermato la ministra per le Migrazioni svedese, Maria Malmer Stenergard, che aveva la presidenza di turno del Consiglio. La commissaria agli Affari interni, Ylva Johansson, è entrata ancora di più nel dettaglio: “Il testo include alcuni esempi su cosa sia la connessione del migrazione con il Paese di transito: se la persona ha vissuto o ha membri della famiglia nel Paese. Ma possono esserci anche altre possibilità”.

Rimangono comunque in vigore le regole di Dublino: la responsabilità dei migranti arrivati è in capo allo Stato di primo arrivo per 24 mesi (12 mesi per gli arrivi con le operazioni Sar). La procedura per la gestione della richiesta d’asilo per i provenienti da Paesi con bassa probabilità di accoglimento dovrebbe essere gestita in dodici settimane.

Il via libera al Consiglio è solo un primo passo. Ora partono i negoziati con il Parlamento europeo (che aveva già approvato la propria versione dei testi proposti dalla Commissione). L’obiettivo, ricordato dalla presidente del Pe, Roberta Metsola, è arrivare all’approvazione definitiva entro la fine della legislatura. “Vediamo”, dice Piantedosi.

Piantedosi: “L’Italia non sarà il centro di raccolta dell’Ue”

“L’Italia ha ottenuto il consenso su tutte le proposte avanzate nel corso del Consiglio odierno. In primis, abbiamo scongiurato l’ipotesi che l’Italia e tutti gli Stati membri di primo ingresso venissero pagati per mantenere i migranti irregolari nei propri territori. L’Italia non sarà il centro di raccolta degli immigrati per conto dell’Europa”. Lo dichiara il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, dopo il voto al Consiglio Affari interni.

Meloni: “Passi avanti per tutti”

Per quanto riguarda i flussi migratori, “abbiamo parlato con la Tunisia e con gli altri e mi pare che ci siano degli importanti passi avanti”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, arrivando alla masseria di Li Reni, di Bruno Vespa, a Manduria.

“Il problema” dei flussi migratori irregolari, ha aggiunto la premier, “ce lo abbiamo tutti e l’unico modo di affrontarlo è risolverlo all’inizio, alla partenza. Io sono soddisfatta di questo e anche di essere riuscita a far capire che c’è un modo per affrontare la questione insieme, cosi’ come sono soddisfatta del viaggio che faremo domenica in Tunisia con la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, e con il primo ministro olandese Mark Rutte, per affrontare un’altra grande questione che è italiana ma anche europea, perché quando noi non riusciamo a reggere i flussi migratori in qualche maniera il problema diventa di tutti”.

“Questo tema – ha proseguito la premier – noi lo abbiamo posto, anche rispetto al Fondo Monetario Internazionale. Abbiamo chiesto un approccio pragmatico, di sostenere una nazione che è in una situazione particolare, molto delicata”. “La buona volontà, la dedizione possono portare dei risultati per cui guardo con molto ottimismo alla missione di domenica”, ha concluso la presidente del Consiglio.

agi.it




Mostro di Firenze: il bossolo trovato nel giardino di Pacciani non è stato sparato dall’arma del delitto

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I “compagni di merende” riservano sempre qualche sorpresa. A ventiquattro anni dalla sentenza che condanna  Mario Vanni e Giancarlo Lotti per quattro duplici omicidi,legati agli assassini seriali del Mostro Di Firenze, mentre Pietro  Pacciani viene  assolto in appello e muore   prima di affrontare l’ennesimo processo, un team di  avvocati e consulenti tecnici- che rappresentano i familiari  di Carmela De Nuccio, uccisa nell’agguato di Scandicci nel 1981, e di Jean Michel Kraveichvili, trucidato a Scopeti nel 1985- smontano la prova regina della procura di Firenze. 

Si tratta del bossolo calibro 22, ritrovato nel cortile di casa Pacciani nel 1994 a Mercatale Val di Pesa. Un proiettile per la Beretta che, secondo gli inquirenti è l’arma del delitto ( mai trovata) degli omicidi del mostro. Gli avvocati Mazzeo,Tranfa e il consulente Cochi hanno dichiarato a Cusano TV  che in due perizie dei RIS e in quella di Davide Minervini- consulente balistico del pm- non è mai stato incamerato in una pistola Beretta calibro 22, quindi non può essere un indizio o una prova. Le perizie, che  risalgono al 2019, erano tra gli atti allegati dal gip di Firenze al fascicolo, con cui la procura aveva chiesto l’archiviazione di un’indagine per depistaggio, relativa al bossolo trovato nell’orto di Pacciani. L’archiviazione, secondo quanto appreso, è per decorrenza dei termini, gli eventuali depistatori restano ignoti.

Per il pool tecnico-legale questa è l’ennesima dimostrazione che l’immagine del mostro, sia stata cucita addosso a Pacciani dai mass-media. Nelle carte dell’inchiesta, probabilmente ci sono altri elementi da valutare e rimasti sotto traccia. L’unica volta che il team ha avuto accesso agli atti, al di fuori del canale della procura, è saltato fuori un proiettile “farlocco” ,come lo ha definito l’avvocato Mazzeo. Il quale ricorda che il gip ha spesso istanze in contrasto alle tesi della procura. 

Mazzeo, Tranfa e Cochi stanno seguendo una pista investigativa alternativa, basata sulle indagini dei carabinieri di Borgo San Lorenzo, riguardante un sospettato presente in un vecchio dossier dei carabinieri, mai approfondita e mai entrato nella famosa lista dei sospettati, un dna presente sulle buste anonime e sulla scena del crimine, una pistola Beretta calibro 22 sparita nel nulla e potenziali testimoni da sentire.

Il prossimo 25 ottobre ci sarà udienza davanti al gip di Firenze per discutere dell’istanza di opposizione che l’avvocato Vieri Adriani, per conto dei parenti di Nadine Mauriot, all’archiviazione della posizione dell’ex legionario Giampiero Vigilanti come presunto autore di omicidi.

Giuseppe Folchini