Marche ed Emilia Romagna sott’acqua. Colpa del ciclone tunisino

5251a0d86287b4bb5210040e242251f9

5251a0d86287b4bb5210040e242251f9Novecento persone evacuate in Emilia Romagna, con strutture allagate e fiumi in piena o esondati, tanto anche a Cesena la gente è stata costretta a salire sui tetti.

Anche Marche e Abruzzo sono alle prese con frane e fango mentre nel Veneto, con il ritorno dell’acqua alta, è stato nuovamente disposto l’innalzamento delle barriere del Mose.

Il ciclone tunisino che arriva dal Nordafrica continua a fare danni nel Paese, dove secondo le previsioni le piogge e le temperature basse proseguiranno almeno fino a giovedì, quando ci sarà una tregua.

La situazione più difficile è sulle coste e i rilievi romagnoli, territori per i quali la Protezione civile ha già diramato lo stato di allerta rossa sul rischio di criticitò idrauliche e idrogeologiche anche per le prossime ore.

Da Bologna a Rimini – dove le scuole saranno chiuse come in molte altre parti d’Italia – le autorità locali si sono trovate a gestire “una situazione molto difficile”, chiedendo alla popolazione di evitare di circolare nella zona di Riccione, con tunnel e ponti bloccati oltre a molte strade della città non percorribili. Persino il piano terra del pronto soccorso dell’ospedale cittadino è rimasto completamente allagato e hanno già fatto il giro dei social le immagini di chi ha tirato fuori il materassino gonfiabile con i remi per riuscire a passare da una parte all’altra della città.

A causa del maltempo la circolazione ferroviaria è stata sospesa nei tratti di alcune linee che da Bologna (nel capoluogo emiliano inoltre è nuovamente esondato il torrente Ravone) o Ferrara portano a Rimini.

Tra le struttura evacuate in via precauzionale c’è anche il paddock nell’autodromo ‘Enzo e Dino Ferrari’ di Imola: finora nessun allagamento, ma le autorità continuano a monitorare la situazione e viste al momento non sarebbe a rischio il Gran premio di Formula uno, che si terrà dal 19 al 21 maggio.

L’allerta frane e straripamenti si estende anche sulle città adriatiche più a sud: Pesaro, nelle Marche, è allagata a causa delle esondazioni sparse del torrente Genica che attraversa la città mente è in arrivo la piena del fiume Foglia che viene dall’entroterra. Sulle strade della provincia sono diverse le segnalazioni di cedimenti che hanno portato problemi alla circolazione e chiusure. Nel centro di Senigallia, in provincia di Ancona, la piena del Misa non ha provocato ulteriori danni ma restano chiusi per il momento gli esercizi commerciali sul lato fiume e resta ancora in vigore l’ordinanza per i residenti di tenersi ai piani alti delle abitazioni. Problemi anche in Abruzzo, in particolare nell’entroterra della provincia di Pescara, dove le strade sono state invase dal fango e la viabilità è andata in tilt. È stata anche chiusa al traffico la golena nord del fiume Pescara, che ha già superato la soglia di allarme.

Anche l’Alento e l’Osento sono in ‘codice rosso’ nella regione, dopo la lettura dei livelli idrometrici della rete. Le piogge torrenziali si sono abbattute però anche a nord. Sono oltre cento le richieste di intervento giunte ai centralini dei vari comandi dei vigili del fuoco in Friuli Venezia Giulia per i danni o situazioni di pericolo dovute al forte vento. E in Veneto dopo molte settimane di assenza è tornata a Venezia l’acqua alta: il centro maree del Comune ha calcolato una punta massima di 110 centimetri, per questo è prevista l’attivazione del sistema di barriere mobili del Mose a protezione della città.

ansa.it




Le Comunali 2023 sorridono al centrodestra

giorgia meloni elly schlein

giorgia meloni elly schlein

Sorride il centrodestra dopo il primo turno delle comunali 2023 che ha portato oltre sei milioni di italiani nelle urne per scegliere i nuovi sindaci di 793 comuni, compresi un capoluogo di regione (Ancona) e dodici capoluoghi di provincia (Brescia, Brindisi, Imperia, Latina, Massa, Pisa, Siena, Sondrio, Teramo, Terni, Treviso, Vicenza).

IL PRIMO SCONTRO TRA MELONI E SCHLEIN

Al termine del primo round, in quello che era il primo vero scontro elettorale tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e la segretaria dem Elly Schlein, può ritenersi soddisfatto il centrodestra con quattro conferme già certe (Sondrio, Treviso, Latina, Imperia) rispetto alle due del centrosinistra (Brescia, Teramo). Con un’affluenza in calo al 59,03% – giù del 2,19% rispetto alla tornata precedente – si attende invece il ballottaggio del 28 e 29 maggio negli altri sette grandi comuni. Il 21 maggio si voterà poi in Trentino Alto Adige e Valle d’Aosta mentre la settimana successiva in Sardegna e Sicilia con ballottaggi l’11 e 12 giugno.

Il centrodestra si afferma già ad Imperia dove viene confermato il sindaco uscente, l’ex ministro Claudio Scajola, con il 61,69% dei voti, davanti al vicecommissario Ivan Bracco, del centrosinistra, il suo poliziotto ‘accusatore’ che si ferma al 22,7%. A Latina trionfo del centrodestra, con Matilde Celentano (70%) che spazza via Damiano Coletta, ex sindaco di centrosinistra. Bis anche a Sondrio, dove Marco Scaramellini, sindaco uscente del centrodestra, è confermato con il 59,59% dei voti. A Treviso resta primo cittadino Marco Conte del centrodestra che ha ottenuto il 64,91% dei voti. Il centrosinistra si consola con le rielezioni a Brescia di Laura Castelletti (54,9%) e a Teramo dove Gianguido D’Alberto, sostenuto anche dal M5S, ottiene il 53,5%.

IL BALLOTTAGGIO IN 7 GRANDI COMUNI

Si andrà al ballottaggio invece negli altri sette grandi comuni (Ancona Brindisi, Massa, Pisa, Siena, Terni, Vicenza). Clamoroso il caso di Pisa dove il sindaco uscente del centrodestra, Massimo Conti, non è stato rieletto per soli 15 voti. Bloccato a 20.091 preferenze – quando ne sarebbero bastate 20.106 – sarà ora costretto al ballottaggio tra due settimane da Paolo Martinelli, candidato del centrosinistra appoggiato anche dal M5s.

ag. Dire – www.dire.it




L’ “alpino” Meloni. La presidente del Consiglio va all’adunata nazionale delle “penne nere”

152941079 8adc3aee 87f7 4a30 b7cc 701c1ebb0f65

152941079 8adc3aee 87f7 4a30 b7cc 701c1ebb0f65

“Credo che qui ci sia una delle rappresentazioni di cosa sia l’amore di patria. Ritengo che il tema dell’impegno della nostra comunità nazionale e il legame all’appartenenza che ci lega sia una delle cose più importanti sulle quali bisogna fare leva per risollevare questa Nazione. C’è bisogno di momenti come questi”.

Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni arrivando a Udine per l’adunata nazionale degli Alpini che ha definito una grande famiglia dell’Italia. Alla sfilata, che conclude l’annuale adunata, hanno partecipato più di 90 mila “penne nere”.

“La nostra seconda mamma è la patria”

“Sono molto felice di essere qui, credo che noi abbiamo un grande bisogno di valorizzare i nostri legami, il senso di appartenza e il nostro orgoglio. E questo è un luogo in cui sono presenti questi sentimenti. Oggi è la festa della mamma, non dobbiamo dimenticare che la nostra seconda mamma è la patria. Ricordiamocelo sempre”.

agi.it

 




Carta d’identità elettronica: si accede (volendo) con una password

download

downloadLa Carta d’Identita’ Elettronica (Cie) da oggi è ancora più semplice, veloce e sicura. Tutti i cittadini in possesso della Cie potranno, infatti, accedere ai servizi digitali della Pubblica amministrazione e dei privati semplicemente impostando on line una password e senza aver più bisogno della carta fisica a portata di mano.

Dopo una fase di sperimentazione con alcune amministrazioni, spiega una nota congiunta del Viminale, del Dipartimento per la Trasformazione Digitale e del Poligrafico e Zecca dello Stato, ora per l’accesso ai servizi digitali abilitati, si potrà scegliere se continuare ad utilizzare la carta fisica oppure in modo più semplice inquadrare un QR Code tramite l’App CieId o inserire email e password con un codice temporaneo ricevuto per sms.

La Cie, il documento d’identità emesso dal Ministero dell’Interno con la collaborazione del Dipartimento per la Trasformazione Digitale e realizzato dal Poligrafico e Zecca dello Stato, è già nelle mani di oltre 35 milioni di italiani e consente la verifica dell’identità sia fisica che digitale del titolare. La Cie, ricorda la nota, può essere rilasciata fin dalla nascita e viene utilizzata da una platea di utenti molto ampia: dai minori agli anziani fino ai cittadini stranieri residenti in Italia.

Alti standard di sicurezza

La Carta d’identita’ Elettronica è l’identità più sicura poiché: specifici elementi di anticontraffazione congiuntamente alla presenza di un microchip integrato, garantiscono l’autenticità dei dati del titolare al massimo livello di sicurezza; è l’unico strumento che permette il riconoscimento fisico di una persona; attraverso l’utilizzo della carta fisica è garantito l’accesso con il massimo livello di sicurezza previsto in ambito comunitario.

Con l’App CieId o con un codice temporaneo ricevuto per sms è possibile accedere velocemente ai servizi online. Una facile chiave per utilizzare, in pochi minuti, comodamente e con qualsiasi dispositivo, i servizi digitali delle amministrazioni che hanno già reso disponibile per i propri utenti questa nuova funzionalità, come ad esempio Agenzia delle Entrate e Inps.

La Cie permette di firmare un documento digitale attraverso una firma elettronica avanzata sia in ambito pubblico che privato; i cittadini che hanno comunicato in fase di rilascio della Cie l’email o il cellulare e avessero smarrito il Puk possono recuperarlo in modo semplice attraverso l’App CieId.

agi.it




Mattarella – Zelensky, incontro confermato

092559348 8318bccb b398 42df 974c 697aae56a885

092559348 8318bccb b398 42df 974c 697aae56a885Sergio Mattarella vedrà il presidente ucraino Volodymyr Zelensky domani a Roma. L’incontro è stato confermato ma, per motivi di sicurezza, l’orario non viene comunicato. Probabile, ma non ancora ufficializzato, un colloquio con il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.

È possibile che nella giornata di sabato Papa Francesco incontri Zelensky, in occasione della sua breve visita a Roma. Lo riferiscono fonti vaticane. Zelensky è già stato ricevuto dal Pontefice prima della guerra, nel febbraio 2020.

agi.it




Zelensky sabato a Roma dal Papa?

consiglio europeo

consiglio europeo

Zelensky sabato è atteso a Berlino per incontrare il cancelliere Scholz e il presidente Steinmeier, il giorno dopo sarà nella sala dell’incoronazione del municipio di Aquisgrana per ricevere il Premio Carlo Magno. Nel suo ‘tour’ il presidente ucraino potrebbe essere anche a Roma.

Visita che non viene confermata ma che potrebbe tenersi dopo l’ultimo incontro tra il presidente del Consiglio italiano e il presidente ucraino che risale al 21 febbraio. “L’Italia è con Kiev e non tentenneremo. Gli interessi ucraini coincidono con quelli dell’Europa”, aveva sottolineato la premier a Kiev.

È possibile che nella giornata di sabato Papa Francesco incontri il presidente ucraino, Volodomyr Zelensky, in occasione della breve visita che potrebbe compiere a Roma: lo riferiscono fonti vaticane. Zelensky è già stato ricevuto dal Pontefice prima della guerra, nel febbraio 2020.

L’ultimo incontro con il premier Meloni

Il Capo dell’esecutivo aveva invitato Zelensky in Italia. I due si sono sentiti anche dopo la Conferenza sulla ricostruzione dell’Ucraina a Roma alla quale il presidente ucraino aveva partecipato in video collegamento commuovendosi per l’impegno a favore di Kiev e ottenendo una standing ovation. “L’ho ringraziata anche per la sua leadership personale nell’instancabile sostegno agli ucraini”, aveva spiegato quest’ultimo.

Il presidente del Consiglio anche ieri a Praga con il primo ministro ceco Fiala ha ribadito di scommettere sulla vittoria dell’Ucraina nel conflitto contro la Russia.

Il Premio Carlo Magno

Zelensky ad Aquisgrana riceverà il Premio Carlo Magno. La motivazione del premio è che il popolo ucraino sotto la guida di Zelensky non difende solo la sovranità del proprio e la vita dei cittadini “ma anche l’Europa e i valori europei”. Il riconoscimento e’ anche un incoraggiamento per l’adesione ucraina all’Ue.

Una settimana fa il presidente ucraino è stato a Helsinki per incontrare i leader di Finlandia, Svezia, Norvegia, Danimarca e Islanda e partecipare a un vertice nordico-ucraino. Poi nei Paesi Bassi dove ha incontrato, tra l’altro, i vertici della Corte penale internazionale e tenuto un discorso all’Aia dal titolo “Non c’e’ pace senza giustizia”.

agi.it




Francia e Spagna all’attacco dell’Italia sui migranti. La replica della Meloni

captura

capturaLa visita di Giorgia Meloni in Repubblica Ceca diventa anche l’occasione per rispondere colpo su colpo alle aspre critiche al governo italiano che arrivano da Francia e Spagna su due temi cruciali: da una parte la gestione del fenomeno migratorio, dall’altra le politiche in materia di lavoro.

Accolta a Praga dal primo ministro Petr Fiala, la presidente del Consiglio non manca di evidenziare le tante questioni su cui si registra un “assoluto accordo” con l’omologo ceco, membro della famiglia dei Conservatori europei, di cui Meloni è presidente. A partire dall’approccio al tema migranti. Per l’inquilina di Palazzo Chigi è “inevitabile affrontare la questione a livello europeo” prima che investa il territorio dell’Unione. “Portare avanti una cooperazione non predatoria con i Paesi africani è lo strumento più serio per affrontare la crisi migratoria che stiamo vivendo”, spiega Meloni, secondo la quale occorre “spostare l’attenzione” sulla difesa dei confini esterni dell’Ue e lavorare sui rimpatri: punti su cui l’Italia – evidenzia ancora la premier – ha sempre incassato la solidarietà di Praga in sede di Consiglio europeo.

E anche nel corso delle dichiarazioni congiunte alla stampa, dal premier ceco arriva il sostegno alle ricette di Meloni: “L’Italia è un Paese colpito di più in Europa da questo fenomeno e la presidente Meloni arriva con moltissime proposte in Europa e noi queste proposte le appoggiamo perché abbiamo una visione uguale”, riconosce il primo ministro Fiala, che invoca una lotta “più decisa contro i trafficanti”. Sintonia tra la leader italiana e quello ceco anche sul dossier ucraino (“abbiamo ribadito il fermo e determinato sostegno alla causa ucraina” e “continueremo a farlo a 360 gradi finché sarà necessario”, ha assicurato la presidente del Consiglio) e su quello energetico, dove la collaborazione con l’Italia è “fondamentale” secondo il primo ministro della Repubblica Ceca. Meloni e Fiala convergono anche sulla possibilità di lavorare insieme alla riforma del Patto di stabilità: “Non possiamo immaginare”, dice il capo del governo, “che le nuove regole sul Patto stabilità” non tengano in considerazione gli investimenti necessari per la transizione verde e digitale, così come per la difesa. Sul futuro dell’adesione italiana all’accordo con la Cina sulla Via della Seta, Meloni invece temporeggia: “E’ una decisione che non abbiamo ancora preso, è un dibattito aperto sul quale credo che gli attori da coinvolgere debbano essere molti e a vari livelli, Parlamento compreso”.

Interpellata dai giornalisti a margine degli incontri istituzionali – per Meloni anche un faccia a faccia con il presidente ceco Petr Pavel al Castello di Praga, dopo un tour della Cattedrale di San Vito – la leader di Fdi interviene per replicare alle accuse di Stephane Sejourne, capo del partito di Macron Renaissance, che ha definito la politica di Meloni sui migranti “ingiusta, inumana e inefficace”. “Devo presumere siano discussioni legate alla politica interna. E’ l’unica spiegazione sensata a quello che sta accadendo. Non credo sia molto proficuo utilizzare le relazioni internazionali per risolvere i propri problemi di politica interna. Ognuno fa le scelte che vuole fare, io continuo a fare serenamente il mio lavoro”, risponde stizzita Meloni. Che rincara: “Queste dichiarazioni così aggressive fatte a favore di telecamera mi sembra che parlino all’opinione pubblica francese e secondo me segnalano anche qualche difficoltà”.

Ma per la presidente del Consiglio “non ci sono problemi bilaterali tra Italia e Francia”. E a chi gli chiede se abbia sentito il presidente francese Macron per un chiarimento, la leader di Fdi prima risponde con vena polemica: “No, no, a me interessa quello che dicono gli italiani del lavoro che faccio”. Poi, in un secondo momento, Meloni smussa i toni e rimanda il confronto con il capo dell’Eliseo ai prossimi appuntamenti internazionali: “Immagino che vedrò Macron nei prossimi giorni perché c’è il G7 in Giappone, il Consiglio d’Europa a Reykjavik, quindi le occasioni per vederci saranno molte”.

Anche agli attacchi che arrivano dalla Spagna per bocca della vicepremier e ministra del Lavoro Yolanda Diaz, che ha accusato Meloni di aver approvato riforme “contro i lavoratori”, la premier dà la stessa lettura: “Si cita il governo italiano e si fa riferimento ai partiti dell’opposizione interna, quindi è un dibattito di politica interna. Il ministro del Lavoro spagnolo – insiste Meloni – parla di precarietà, ma mi pare si conosca molto poco la situazione, visto che l’Italia ha appena segnato il suo record storico come numero di occupati e il suo record storico di contratti stabili. Forse non si conosce bene il lavoro che sta facendo il governo italiano”. Da Praga, il trailer di quello che potrebbe essere il film della campagna elettorale per le europee del 2024.

adnkronos.com




All’Inter (2 a 0) il derby d’andata di Champions

400cb0f7e5ff30f097cff370764243b1 0219 u3301481352079lke 712x402@gazzetta web 712x402

400cb0f7e5ff30f097cff370764243b1 0219 u3301481352079lke 712x402@gazzetta web 712x402I nerazzurri di Inzaghi, con un primo tempo sontuoso, mettono una seria ipotetica al passaggio alla finale di Istanbul.

Dopo i primi 10 minuti erano già in vantaggio di due gol (Dzeko e Mikhitaryan) e nei successivi 35 ne hanno sbagliati un paio di altri. Quando l’Inter spingeva, nella difesa dei rossoneri di Pioli si aprivano voragini.

Nella ripresa il Milan ha cercato di mitigare il risultato, ma Onana praticamente non è mai dovuto intervenire su qualche conclusione pericolosa.

Secondo round la prossima settimana, il 16 di maggio.




Italia e Francia ai ferri corti sui migranti

captura

rit giorgiameloni macron fgNuovo scontro tra Italia e Francia sul tema dei migranti. Ad accendere la miccia sono, questa volta le parole, di Stephane Séjourné, capo di Renaissance, il partito del presidente Emmanuel Macron.

Meloni, ha detto il politico francese secondo quanto riportata da Le Figarò, “fa molta demagogia sull’immigrazione clandestina: la sua politica è ingiusta, inumana e inefficace”.

“L’estrema destra francese prende a modello l’estrema destra italiana. Dobbiamo denunciare la loro incompetenza e la loro impotenza”, ha aggiunto citato la quotidiano francese in un articolo sulla crisi tra Italia e Francia dal titolo “Nonostante le loro differenze, Meloni agitata come uno spauracchio anti-Le Pen dal governo”.

Replica Salvini: “Toni inaccettabili e offensivi”.

adnkronos.it




9 maggio 1978. In via Caetani, a Roma, una Renault rossa con il corpo di Aldo Moro

moro

moroQuarantacinque anni. Di domande, di non risposte, di mezze verità, di ipotesi fantasiose o verosimili. Ma per conoscere l’intera verità, evidentemente è ancora ‘presto’. Il 9 maggio del 1978 è una data tragica ma allo stesso tempo un pezzo di storia d’Italia.

Franco Tritto, Francesco all’anagrafe, è stato un giurista e accademico italiano, assistente di Aldo Moro. È lui a ricevere la telefonata delle Brigate Rosse che annunciava la morte dell’allora presidente della Dc. Il dialogo tra i due, registrato, mette di fronte due stati d’animo inevitabilmente, diametralmente opposti: la freddezza e la decisione del brigatista Valerio Morucci, la calma apparente mista a emozione di Tritto.

IL RAPIMENTO

Moro era stato rapito il 16 marzo 1978. Il colloquio mette i brividi da subito. “Sono delle Brigate Rosse, ha capito? Non posso stare molto al telefono”, le parole di Morucci. Che senza giri di parole dice a Tritto di andare a comunicare alla famiglia, “di persona”, dove trovare “il corpo di Aldo Moro”, dice a un commosso Tritto. “Adempiamo ultime volontà del presidente comunicando famiglia dove trovare il suo corpo”, dice ancora Morucci.

LA PRIGIONIA

Durante i 55 giorni di prigionia, Moro viene sottoposto a lunghi interrogatori da parte del brigatista Mario Moretti e per ogni argomento Moro scriveva di proprio pugno un ‘verbale’ sui fogli quadrettati riempiendo diversi blocchi. Questi documenti, scritti personalmente da Moro e poi dattiloscritti dalle BR durante la prigionia costituirono il cosiddetto Memoriale Moro.

IL RITROVAMENTO DEL CORPO

Gli interrogatori vennero registrati su un normale registratore, ma le bobine contenenti le domande di Moretti e le risposte di Moro non furono mai ritrovate. Dopo di allora le immagini della folla che accorre a Via Caetani, a Roma, il corpo di Aldo Moro nella Renault 4 rossa: un passaggio indelebile nella storia d’Italia. Moro, che aveva 61 anni, fu sepolto nel comune di Torrita Tiberina, piccolo paese della provincia romana dove lo statista amava soggiornare. Aveva 61 anni.

Nel mondo della politica Aldo Moro è stato tutto: accademico e giurista, segretario politico e presidente del consiglio nazionale della Democrazia Cristiana. Tra i fondatori della Democrazia Cristiana e suo rappresentante alla Costituente, ne divenne segretario (1959) e presidente (1976). Fu più volte ministro; cinque volte Presidente del Consiglio dei ministri, guidò governi di centro-sinistra (1963/68), promuovendo nel periodo 1974/76, quella che era la cosiddetta strategia dell’attenzione verso il Partito Comunista.

MATTARELLA DEPONE UNA CORONA DI FIORI IN VIA CAETANI

DEPOSIZIONE DI UNA CORONA IN VIA CAETANI IN OCCASIONE DELL'ANNIVERSARIO DELL'UCCISIONE DI ALDO MORO

MELONI: “IL POPOLO ITALIANO SEPPE REAGIRE MOSTRANDO UNITÀ E COESIONE”

“Il 9 maggio di 45 anni fa, cinquantacinque giorni dopo il suo sequestro e la strage di via Fani, le Brigate Rosse uccisero Aldo Moro. Il terrorismo toccò il suo punto più alto di aggressione allo Stato, colpendo al cuore le Istituzioni democratiche e scrivendo una delle pagine più cupe della storia della nostra Repubblica. Il barbaro assassinio di Moro ferì profondamente la Nazione e ne lacerò il tessuto sociale, ma il popolo italiano seppe reagire mostrando unità e coesione. Quell’unità e quella coesione senza le quali lo Stato non avrebbe avuto la forza necessaria per combattere e sconfiggere il terrorismo e l’eversione”. Lo dice la premier Giorgia Meloni.

ag. DIRE – www.dire.it