L’Ambasciata agli italiani in Ucraina: “Andatevene!”

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164007551 f9f32711 4682 47c5 b4b2 89fa44051a05“Attacchi armati in Ucraina. La situazione di sicurezza resta critica. Rischio interruzioni di energia. Lasciare immediatamente il Paese. Tutti i viaggi sono assolutamente sconsigliati”. L’ambasciata italiana a Kiev, attraverso i propri social, ha invitato nuovamente i connazionali, ancora presenti, ad abbandonare il Paese sconsigliando i viaggi verso le città ucraine.

Nello stesso post ha pubblicato anche i numeri di telefono a cui rivolgersi: Ambasciata +38 0503102111, Unità di Crisi Farnesina +39 0636225.

agi.it

 




L’orsa JJ4 è innocente. La scagiona la perizia veterinaria

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bear g5b38e827e 1280 1“JJ4 è innocente. La perizia veterinaria forense la scagiona”. A sostenerlo è la Leal, la Lega antivivisezione, che sulla base di questa perizia, secondo cui le impronte dei denti ritrovate sarebbero di un orso maschio e non femmina, chiede “la liberazione immediata dell’orsa e le dimissioni del Presidente Maurizio Fugatti”.

“Dalla relazione tratta dalla perizia veterinaria forense che perviene dal rappresentante legale di LEAL, Aurora Loprete – è scritto in una nota – si apprende che non è stata l’orsa JJ4 ad aggredire Andrea Papi ma si prova quanto segue: La dentatura di un animale, per la medicina veterinaria forense, ha lo stesso valore delle impronte digitali umane e quindi la scienza in questa perizia smentisce le menzogne raccontate da Fugatti: nelle relazioni si legge infatti che: ‘Sono state rilevate lesioni identificabili come da penetrazione di coppia di canini caratterizzate da una distanza tipica dei canini di un orso maschio adulto'”.

La conferma è arrivata sulla base delle analisi genetiche effettuate nei laboratori della ‘Fondazione Edmund Mach’. Già in passato era stata protagonista di altre aggressioni. Oggi i funerali della vittima.

“Le femmine di orso – viene spiegato – presentano infatti misure inferiori rispetto ai maschi sia come massa corporea sia come misure dentali e la relazione continua ancora aggiungendo altri dettagli: ‘Come correttamente riferito dal dottor Barbareschi, le ferite riscontrate non sono riconducibili ad una attività predatoria, il corpo, infatti, non presenta segni di consumo. La descrizione delle lesioni non corrisponde nemmeno alle ferite che si riscontrano in caso di attacco finalizzato alla eliminazione dell’avversario’.

Infine, facendo riferimento alle indagini molecolari, è d’obbligo una precisazione: ‘Essendo quella trentina una popolazione derivante da pochi soggetti capostipiti, sappiamo che essa è caratterizzata da una limitata variabilità genetica. Se da un lato varie fonti non ufficiali si esprimono con avverbi di non certezza, dall’altro lato, al contrario i provvedimenti prospettati sul destino dell’orso lasciano dedurre che l’identificazione sia avvenuta con elevato grado di certezza’”.

I forestali avevano ristretto il campo di ricerca per l’orsa che ha ferito mortalmente il runner  Andrea Papi . I tre cuccioli sono stati liberati. Fugatti: “Poteva essere presa già nel 2020”. Rafforzata la sorveglianza del centro faunistico del Casteller dopo le manifestazioni annunciate dagli animalisti. 

La perizia termina con: “Relativamente alla natura dell’attacco, esso è riconducibile a un tentativo protratto di allontanamento e dissuasione da parte dell’orso sulla vittima. Anche relativamente a questo aspetto, le evidenze riscontrate non consentono di classificare l’azione lesiva ne’ come un attacco deliberato ne’ come una predazione”.

“Con il deposito presso il TAR delle perizie forensi a firma del dottor Roberto Scarcella e dottoressa Cristina Marchetti – dichiara Gian Marco Prampolini, Presidente LEAL – ci batteremo con ancor più forza in tutte le sedi opportune affinché le illegittime e illogiche ordinanze di abbattimento non possano mietere vittime innocenti. E chiediamo sin da ora l‘immediata liberazione dell’orsa“. “Al momento non è dato sapere cosa possa aver spaventato l’orso, ma la scienza scagiona le orse trentine; e la tipologia di attacco scagiona definitivamente tutti gli orsi”.

agi.it




La festa per i 75 anni del Senato e della Costituzione

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senato: iniziate le celebrazioni per il 75° anniversario

È cominciata ieri la festa per il 75mo anniversario del Senato e della Costituzione, aperta dal presidente Ignazio La Russa, in una piazza Navona affollata di romani e turisti. Una festa di popolo e un concerto della banda interforze in alta uniforme, iniziato con l’Inno di Mameli nella sorpresa di turisti e romani, con le bandierine tricolori da sventolare offerte da Palazzo Madama, illuminato di verde, bianco e rosso.
La festa prosegue oggi con la celebrazione della prima seduta nel ’48, nella cerimonia con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e la premier Giorgia Meloni nell’Aula del Senato e con un concerto di Gianni Morandi. In Sala Maccari poco prima saranno presentate dal ministro Adolfo Urso le monete e i francobolli dedicati all’anniversario.

“La decorrenza è importante, perchè 75 anni fa ci fu la prima seduta del Senato eletto direttamente dal popolo a suffragio universale e anche per celebrare l’attualità dei valori del Senato e la Costituzione, come la libertà, la democrazia, l’ indipendenza. E’ molto bello celebrarli insieme a tutti, agli italiani. Far uscire la banda verso piazza Navona è stata una mia volontà, un modo per celebrare degnamente questa che è una ricorrenza di popolo”, dice La Russa nel cortile d’onore del Senato prima di raggiungere a piedi Piazza Navona.
ansa.it



Tutto il Giro 2023 che parte oggi con la crono di Ortona

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t13 jesolo plan3469 chilometri e 51400 metri di dislivello: questi sono i numeri del Giro d’Italia 2023 che si conferma una delle corse più dure e iconiche del mondo.

La corsa rosa fa parte delle 3 gare a tappe più prestigiose della stagione, i cosiddetti “Grandi Giri”, e si disputa annualmente nel mese di maggio. La prima edizione risale al 1909 e da quell’anno solamente le guerre mondiali hanno fermato la sua organizzazione.

Per l’edizione 2023 saranno al via 22 squadre per un totale di 176 corridori. La gara si disputa su 3 settimane in cui i corridori affronteranno 21 tappe con 2 giorni di riposo.

Una tappa di montagna al Giro d'Italia

GIRO D’ITALIA 2023: IL CALENDARIO

La partenza del Giro d’Italia 2023 si terrà sabato 6 maggio con la cronometro individuale sulla Costa dei Trabocchi. L’arrivo è previsto a Roma domenica 28 maggio. Vediamo ora nel dettaglio le 21 tappe che visiteranno gran parte dello Stivale da Sud a Nord, prima del finale nella capitale.

DATE E CARATTERISTICHE DELLE 21 TAPPE

Edizione che sarà caratterizzata dalle cronometro, saranno infatti 3 le prove contro il tempo che potrebbero risultare decisive per la vittoria finale. Gli scalatori puri dovranno attendere la terza settimana per affrontare le temute Alpi. I velocisti, come da tradizione della corsa rosa, dovranno guadagnarsi le occasioni per giocarsi il successo in volata: per loro la prima settimana sarà quella da non fallire.

Tappa Data Percorso Km Tipologia Difficoltà (da 1 a 5)
1 06/05/2022 Costa dei Trabocchi Fossacesia Marina – Ortona 20 Crono individuale 2
2 07/05/2022 Teramo – San Salvo 201 Pianeggiante 1
3 08/05/2022 Vasto – Melfi 216 Media Montagna 3
4 09/05/2022 Venosa – Lago Laceno 175 Media Montagna 3
5 10/05/2022 Atripalda – Salerno 171 Pianeggiante 2
6 11/05/2022 Napoli – Napoli 162 Pianeggiante 2
7 12/05/2022 Capua – Gran Sasso d’Italia (Campo Imperatore) 218 Alta Montagna 4
8 13/05/2022 Terni – Fossombrone 207 Media Montagna 3
9 14/05/2022 Savignano sul Rubicone – Cesena 149 Crono individuale 4
– 15/05/2022 Riposo
10 16/05/2022 Scandiano – Viareggio 196 Pianeggiante 2
11 17/05/2022 Camaiore – Tortona 219 Pianeggiante 3
12 18/05/2022 Bra – Rivoli 179 Media Montagna 3
13 19/05/2022 Borgofranco d’Ivrea – Crans Montana 207 Alta Montagna 5
14 20/05/2022 Sierre – Cassano Magnago 193 Pianeggiante 2
15 21/05/2022
Seregno – Bergamo
195 Alta Montagna 4
– 22/05/2022 Riposo
16 23/05/2022 Sabbio Chiese – Monte Bondone 203 Alta Montagna 5
17 24/05/2022 Pergine Valsugana – Caorle 195 Pianeggiante 1
18 25/05/2022 Oderzo – Val di Zoldo 161 Media Montagna 4
19 26/05/2022 Longarone – Tre Cime di Lavaredo (Rif. Auronzo) 183 Alta Montagna 5
20 27/05/2022 Tarvisio – Monte Lussari 19 Cronoscalata 5
21 28/05/2022 Roma – Roma 115 Pianeggiante 1

LA MAPPA DEL GIRO D’ITALIA 2023

Dalla Costa dei Trabocchi all’epilogo di Roma. I corridori percorreranno quasi interamente il territorio italiano nelle 21 tappe in programma. La prima settimana si svolgerà nei fantastici panorami dell’Italia meridionale, prima di risalire lentamente gli Appennini e abbracciare le Alpi di Nord Ovest. Le giornate decisive sono attese nel Triveneto, poi trasferimento aereo per la chiusura nella capitale.

La mappa del Giro d'Italia 2023

LE TAPPE PIÙ IMPORTANTI DEL GIRO D’ITALIA 2023

Al Giro d’Italia ogni giornata nasconde insidie e preoccupazioni, anche nelle tappe sulla carta più semplici non si deve abbassare la guardia. Le cadute sono uno dei fattori determinanti di un Grande Giro e sono stati tanti i protagonisti che nel corso degli anni hanno dovuto alzare bandiera bianca per un infortunio in corsa.

Il meteo sarà un’altra variabile fondamentale. Nelle ultime stagioni si era discusso di un possibile slittamento del Giro d’Italia verso il mese di giugno, al fine di evitare le pioggie e la neve delle scorse edizioni. Anche per questo motivo si è scelto di sviluppare la prima settimana al sud, dove i corridori non dovranno sottovalutare alcune tappe “mosse” che potrebbero movimentare la classifica.

Giro d'Italia 2013. Vincenzo Nibali vince la tappa delle Tre Cime di Lavaredo

LA PRIMA SETTIMANA

La crono di Ortona stilerà un primo ordine di gerarchie in classifica, insidiosa sarà in seguito la quarta tappa con arrivo in salita al Lago Laceno. Nel finale della prima settimana ci sarà da superare l’infinita salita del Gran Sasso con traguardo a Campo Imperatore, prima della temuta cronometro di Cesena.

LE ALPI

Il primo tappone alpino si terrà alla 13esima frazione con sconfinamento in Svizzera e arrivo a Crans Montana. La terza e ultima settimana si aprirà con la classica ascesa al Monte Bondone, quest’anno da uno dei versanti più impegnativi.

Il finale di corsa si preannuncia entusiasmante. Tre tappe di montagna senza respiro: l’insidioso arrivo di Val di Zoldo, precederà la tappa regina del 2023 con arrivo alle 3 cime di Lavaredo a cui seguirà l’inedita cronoscalata al Monte Lussari. Con un trasferimento lampo dal Friuli, il Giro d’Italia si chiuderà il giorno successivo a Roma.

CRONOMETRO SAVIGNANO SUL RUBICONE – CESENA

Tappa 9 Giro d'Italia 2023

Andando nel dettaglio, analizziamo le 4 tappe che presumibilmente avranno maggior peso ai fini della classifica generale. La tappa numero 9 offre la cronometro romagnola con arrivo a Cesena. 35 km piatti e con pochissime curve: gli specialisti potrebbero scavare gap considerevoli e avvantaggiarsi sugli avversari prima dell’approccio alle montagne.

BORGOFRANCO D’IVREA – CRANS MONTANA

Tappa 13 Giro d'Italia 2023

Il primo dei tapponi alpini arriva alla tappa 13 e ci darà le prime vere impressioni sulla condizione degli uomini di classifica. Non ci sarà opportunità per nascondersi perchè le 3 salite in programma selezioneranno i migliori scalatori: si parte con il Gran San Bernardo (Cima Coppi del Giro 2023 a quota 2469 metri), poi lo sconfinamento in Svizzera per le esigenti scalate alla Croix de Coeur e a Crans Montana (13 km al 7,2%).

LONGARONE – TRE CIME DI LAVAREDO

Tappa 19 Giro d'Italia 2023

Al termine di 3 settimane senza fiato, il Giro 2023 presenta un menù da brivido. Alla tappa 19 c’è il tappone dolomitico con 5 GPM e il trittico finale della “Scala Santa” con Passo Giau, Passo Tre Croci e Tre Cime di Lavaredo. Quest’ultima celebre scalata propone pendenze anche al 18% e lo spettacolo su queste strade non è mai mancato.

TARVISIO – MONTE LUSSARI

Tappa 20 Giro d'Italia 2023

Non ci sarà il tempo per recuperare dalle Dolomiti perchè il giorno successivo è tempo della resa dei conti. Penultima tappa in Friuli, un’inedita cronoscalata al Monte Lussari. 19 km contro il tempo di cui 8 di vera e propria salita: pendenza media al 12% e picchi al 22% su una strada pavimentata appositamente per il passaggio dei corridori. Questa tappa può rovesciare completamente le gerarchie instaurate nei primi 19 giorni di gara. Al traguardo conosceremo il vincitore del Giro d’Italia 2023.

GIRO D’ITALIA 2023: I FAVORITI

La start list definitiva dell’edizione numero 106 si conoscerà solo a pochi giorni dallo start della gara, ma abbiamo già alcune indicazioni sui possibili protagonisti. Fari puntati sul duello tra il giovane fuoriclasse Remco Evenepoel e il veterano Primoz Roglic.

REMCO EVENEPOEL

Da promessa del calcio (era un talento delle giovanili dell’Anderlecht) a predestinato nel ciclismo. Il 23enne belga aveva fatto parlare di se già nei dilettanti e il passaggio tra i professionisti ha solamente confermato il suo potenziale.

Il 2022 è stato l’anno della consacrazione con vittorie pesanti e prestigiose alla Liegi Bastogne Liegi e al Mondiale australiano. In ottica Giro d’Italia risulta più importante il successo alla Vuelta di Spagna, primo sigillo in un Grande Giro, dove Evenepoel ha tolto ogni dubbio sulle sue qualità nelle corse di 3 settimane.

A cronometro è tra i migliori della specialità e anche per questo parte con i favori del pronostico per la corsa rosa. A inizio stagione ha vinto l‘UAE Tour, ma ha ceduto nel confronto con Primoz Roglic alla Volta a Catalunya. Il bis consecutivo alla Liegi lo proietta nel migliore dei modi al Giro d’Italia.

Remco Evenepoel, mondiale ciclismo, DAZN Italia

PRIMOZ ROGLIC

Cadute e una buona dose di sfortuna hanno condizionato le ultime stagioni dello sloveno che rimane però un avversario da non sottovalutare per la vittoria finale.

Lo sloveno vanta 3 vittorie alla Vuelta di Spagna e un secondo posto al Tour de France 2020, edizione persa alla penultima tappa contro il connazionale Pogacar. Il miglior risultato al Giro d’Italia è il terzo posto del 2019. 

Se riuscirà a contare sulla migliore condizione, potrà giocarsi la vittoria fino all’ultimo potendo contare anche su una squadra di valore come la Jumbo-Visma e sulla sua potenza a cronometro.

L’inizio di stagione dello sloveno è stato ottimo: 2 corse a tappe disputate e altrettante vittorie alla Tirreno-Adriatico e alla Volta a Catalunya.

Primoz Roglic Vuelta a España 2021

JOAO ALMEIDA

Il portoghese è un osso duro, un corridore che non molla mai. Non è sul livello di Roglic ed Evenepoel, ma guai a sottovalutarlo.

Sarà il suo quarto Giro d’Italia, i primi 2 li ha chiusi nella top 6 e lo scorso anno fu costretto al ritiro mentre era in piena lotta per il podio. Piazzamento che poi è riuscito a ottenere alla Vuelta, battuto proprio dalla coppia Evenepoel-Roglic.

Ha iniziato il 2023 con una buona gamba trovando un secondo posto alla Tirreno e un terzo posto alla Volta a Catalunya.

ALEXSANDR VLASOV

Il colpo a sorpresa potrebbe arrivare ad opera del russo che si è sempre dimostrato solido nelle corse a tappe, ora è atteso al salto di qualità definitivo.

Il corridore della Bora-Hansgrohe vanta un quarto posto al Giro d’Italia 2021 e un quinto posto all’ultimo Tour de France. Lo scorso anno aveva lanciato segnali importanti imponendosi al Giro di Romandia e al Giro della Comunità Valenciana.

Le sue speranze di classifica dovranno essere testate soprattutto a cronometro, terreno in cui al momento non sembra al livello di Evenepoel e Roglic.

IL TRIO DELLA INEOS: THOMAS, GEOGHEGAN HART E ARENSMAN

L’armata INEOS Grenadiers si presenta con 3 attaccanti: il veterano Thomas, il britannico Geoghegan Hart e il giovane Arensman. Il primo, oltre all’invidiabile palmares, è tra gli uomini più afidabili del gruppo in quanto a costanza di prestazione.

Vincitore del Tour de France 2018, si è poi confermato sul podio della Grand Boucle nel 2019 (2°) e nel 2022 (3°). L’ultima volta al Giro d’Italia non fu fortunata, ko per una caduta nel 2020.

Se Thomas non fosse al suo migliore livello (primavera senza squilli), la squadra ha pronto il piano B in Thymen Arensman: vincitore di 2 tappe nella scorsa edizione, il classe 1999 ha chiuso al sesto posto nella Vuelta di Spagna 2022.

L’uomo più in forma della INEOS Grenadiers sembra però essere Teo Geoghegan Hart. Vincitore del Giro d’Italia nel 2020, si è piazzato sul podio del Giro della Comunità Valenciana e della Tirreno-Adriatico in apertura di stagione. Recentemente si è imposto nettamente al Tour of the Alps, dove Thomas ha corso in veste di gregario.

GLI ITALIANI AL GIRO D’ITALIA 2023, SPERANZE E OBIETTIVI

Per quanto riguarda le corse a tappe, l’Italia sta vivendo un momento di transizione e il ritiro di Vincenzo Nibali non vede un immediato successore. Per la classifica generale sono poche le speranze azzurre, per lo più riposte sull’esperto Damiano Caruso che potrebbe però non partire con i gradi di capitano alla Bahrain Victorious.

Giulio Ciccone avrebbe potuto essere uno dei protagonisti della corsa rosa, ma sfortunatamente l’abruzzese ha contratto il COVID nelle settimane precedenti al Giro ed è stato costretto a rinunciare alla partecipazione. Le nostre speranze di gloria si rivolgono ai due talenti cristallini cresciuti nel ciclismo su pista: Filippo Ganna e Jonathan Milan.

DAMIANO CARUSO

Il siciliano resta l’unica vera possibilità per un piazzamento in top 10 tra gli italiani. Il favoloso exploit al Giro d’Italia 2021 in cui chiuse al secondo posto sarà comunque difficile da replicare.

Per il 35enne si dovrà capire innanzitutto il ruolo all’interno della Bahrain Victorious. Al momento tra i convocati ci dovrebbe essere anche Santiago Buitrago, vincitore di una frazione nel 2022. Vedremo chi sarà il capitano della squadra, ruolo a cui potrebbe ambire anche l’australiano Jack Haig.

Damiano Caruso Vuelta a España 2021

FILIPPO GANNA

Il 26enne di Verbania è entrato nella storia del ciclismo dopo aver ottenuto il nuovo record dell’ora nel Velodromo di Grenchen, lo scorso 10 ottobre. Uno dei più forti corridori italiani di tutti i tempi, cresciuto su pista e diventato un riferimento delle cronometro su strada. 

6 vittorie di tappa al Giro d’Italia, di cui 5 a cronometro. L’uomo della INEOS punta dritto alla maglia rosa nella cronometro inaugurale della Costa dei Trabocchi e vorrà ripetersi nella crono romagnola della tappa 13. Un ulteriore obiettivo sarà quello di vestire la maglia del leader per più giorni possibile, fatto alla portata dell’italiano considerando il programma della prima settimana.

Ha partecipato da protagonista alle classiche di Primavera, cogliendo un secondo posto alla Milano-Sanremo e un sesto posto alla Parigi-Roubaix.

Ganna campione del mondo

GIULIO CICCONE COSTRETTO AL FORFAIT

Cacciatore di tappe o uomo di classifica? L’abruzzese avrebbe dovuto decidere fin da subito quale sarebbe stato il suo ruolo al Giro d’Italia. La gamba sembrava essere qualla giusta per lasciare il segno.

Ha vinto 2 tappe in questa stagione tra Volta a Catalunya e Giro della Comunità Valenciana. L’avvicinamento al Giro è stato particolare: non ha partecipato al Tour of the Alps, ma ha preso parte a Freccia-Vallone e Liegi. In data 25 aprile l’abruzzese risulta positivo al Covid, la persistenza dei sintomi lo ha costretto al forfait.

“Rinunciare al Giro mi spezza il cuore. Non riesco a trovare altre parole per descrivere i miei sentimenti in questo momento. Avrei affrontato la mia gara preferita dopo il miglior inizio di stagione della mia carriera. Sarei partito da casa, dal mio Abruzzo; un evento storico, anzi unico. Era tutto perfetto. Sembra assurdo. Devo ingoiare un boccone amaro e il pensiero di cosa avrei potuto fare in questo Giro resterà nella mia mente a lungo. D’altra parte, devo ascoltare il mio corpo. Devo recuperare nel migliore dei modi perché la stagione è lunga e il rischio di comprometterla sarebbe troppo alto. È una decisione difficile, ma devo accettare il fatto e guardare oltre. Appena tornerò a correre trasformerò questa delusione in determinazione” le parole di Ciccone.

JONATHAN MILAN

Anche lui esce dal ciclismo su pista e si sta imponendo come sprinter di assoluto spessore. Nel finale di stagione 2022 ha brillato sui traguardi del Giro di Croazia e in questo 2023 ha iniziato subito con il piede giusto al Saudi Tour. Da capire chi saranno i suoi avversari nelle volate, al momento tra i confermati ci dovrebbero essere Pedersen, Gaviria, Groves e Ackermann. 

da dazn.com




Napoli campione, il giorno dopo (VIDEO)

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img 7808Vincere lo scudetto a Napoli è qualcosa che rimane nell’anima e che rimane nel cuore di tutti, per sempre.

Se è vero che gli eroi non muoiono mai, ecco allora che Osimhen e compagni da ieri sono immortali. Vanno a raggiungere una ristretta schiera di eletti capeggiata da Maradona e contorniata da tutti quelli che parlavano di Napoli al mondo e che oggi non sono qui tra noi ma che ci guardano da lassù e sono senza dubbio a festeggiare nei cuori della gente di questa città che ieri è esplosa tutta di gioia insieme a un fiume immenso di tifosi, sparsi dallo stadio di Udine al Maradona di Napoli e per tutte le strade del centro storico, di Via Caracciolo, dei Quartieri Spagnoli, di Spaccanapoli, di Mergellina, del Vomero, di tutte le città del mondo dove vive almeno un cuore napoletano.

Come non ripensare a quelli che non sono più tra noi, da Totò a Eduardo e, fra gli ultimi a lasciarci, Sua Maestà Maradona, Pino Daniele e Massimo Troisi che da oggi hanno un motivo in più per sorridere e guardarci tutti con una benedizione unica per tutta la gente che, dovunque sia, porta Napoli sempre nel suo cuore.

E viene perfino spontaneo, perché finalmente possiamo dirlo, “scusate il ritardo” e “ricominciamo da 3”. Ciao Massimo, ciao Diego, ciao Pino.

*Dedicato con affetto a tutti i napoletani e, in particolare, al mio grande amico Renato Bedini e ai fratelli Carmine e Marcello D’Alonzo.




Napoli color Azzurro vittoria

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Dopo 33 anni la squadra partenopea vince il campionato italiano. Giovedi 4 maggio il Napoli conquista la vittoria matematica con 5 giornate di anticipo.

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L’ultimo chilometro per arrivare al traguardo è stato sicuramente il più duro e il Napoli ci è arrivato con un pizzico di affanno. Ma ciononostante, a cinque giornate dal termine, la squadra partenopea si è matematicamente aggiudicato lo scudetto per il 2023. Si tratta del terzo titolo e arriva 33 anni dopo l’ultima vittoria, nel 1990, una vita calcistica fa.

800px maradona gol napoli 1987 1988Era l’epoca di Diego Maradona. Il pareggio di Udine ha fatto esplodere la festa e un festoso delirio collettivo per un trionfo atteso da tanti anni, sfiorato almeno 4 volte nel decennio e perso anche rocambolescamente sul filo di lana.

Un  trionfo che i napoletani hanno voluto celebrare nel nome di Diego con  lo stadio che gli dedicato   uno dei primi cori dopo la conquista matematica dello scudetto. 33 anni sono tanti, per tutti, specialmente per un popolo che ne ha passate tante e cha visto rinascere il glorioso club calcistico dal fallimento, salvato dall’acume imprenditoriale del produttore cinematografico  Aurelio De Laurentiis.

Una città che ha accompagnato i suoi nuovi eroi per tutta la stagione, da quando si è capito che quest’anno poteva essere diverso. Giornata dopo giornata, il vantaggio sulle inseguitrici è aumentato. Il Napoli vinceva, le altre no. Il percorso trionfale  non ha regalato il record di punti che pure poteva essere infranto. . Quello di superare il primato dei 102 punti in campionato conquistati dalla Juventus di Antonio Conte nella stagione 2013-14, era un obiettivo possibile fino alla gara contro il Milan, con una media che fino a quel momento era stata di 2,6 punti a partita.

Il Napoli non potrà più battere il primato assoluto perché, ammesso che vinca tutte le ultime cinque partite, arriverebbe al massimo a quota 95. Ma con numeri del genere in  città da settimane si stavano preparando i festeggiamenti per uno scudetto che mancava dai tempi di Maradona.

Quella del Napoli è una bella storia di sport, per una città che si identifica nel colore azzurro. Una storia nata nel 1904  , quando l’inglese William Poths, impiegato nella sede napoletana della Cunard Line, deciso ad importare nel capoluogo partenopeo il popolare football e coadiuvato da soci locali come l’ingegnere Emilio Anatra ed Ernesto Bruschini fondò il Naples Foot-Ball & Cricket Club, la prima vera rappresentativa calcistica cittadina, che nel 1906 prese il nome di Naples Foot-Ball Club .

220px napoli1926I colori sociali erano il blu ed il celeste. Giorgio Ascarelli, con l’intento di riunire i sodalizi cittadini allo scopo di creare un club più competitivo, il 1º agosto 1926 fondò l’Associazione Calcio Napoli, di cui divenne il primo presidente. La società esordì in massima serie nella Divisione Nazionale 1926-1927.   Il Napoli prese parte al primo torneo di massima serie a girone unico, la Serie A, nel 1929-1930. La società scelse come allenatore il mister William Garbutt, vincitore di due scudetti alla guida del Genoa, e grazie al contributo di giocatori come Antonio Vojak e Attila Sallustro raggiunse notevoli risultati, come il doppio terzo posto consecutivo nelle stagioni 1932-1933 e 1933-1934 e la qualificazione alla massima competizione europea dell’epoca, la Coppa Mitropa. Nel 1936 entrò in società il comandante Achille Lauro, armatore di grande successo, che non riuscì tuttavia ad apportare particolari benefici al club partenopeo: nella seconda metà degli anni trenta la qualità della squadra andò declinando, fino a culminare nella retrocessione nella categoria inferiore nel 1941-1942.  L’allenatore Eraldo Monzeglio  riportò la squadra in Serie A e avviò un lungo periodo alla guida del club partenopeo. Nonostante i rinforzi apportati alla squadra dal proprietario Achille Lauro, tra i quali spiccavano Bruno Pesaola, Hasse Jeppson e Luís Vinício, il Napoli non andò oltre il quarto posto raggiunto nel 1952-1953 e nel 1957-1958. Nel 1959 venne inaugurato il nuovo stadio San Paolo.

220px ac napoli coppa italia 1961 62Tornato in Serie B nel 1961, il Napoli venne affidato a Bruno Pesaola, il quale guidò gli azzurri al ritorno in massima serie e alla conquista del primo trofeo della loro storia, la Coppa Italia 1961-1962, divenendo insieme al Vado l’unica società ad aver vinto la Coppa Italia non militando in massima serie. Questo successo, inoltre, offrì al Napoli la possibilità di esordire in una competizione UEFA, la Coppa delle Coppe, nella quale raggiunse i quarti di finale. Il 25 giugno 1964 il club assunse l’attuale denominazione di Società Sportiva Calcio Napoli.. Alcuni dei giocatori più rappresentativi dell’epoca furono Dino Zoff, Antonio Juliano, Omar Sivori e José Altafini; il miglior risultato fu il secondo posto del 1967-1968. Divenuto presidente, il giovane ingegnere Corrado Ferlaino  avviò la più longeva e vincente presidenza della storia partenopea. Grazie all’acquisto di calciatori come Sergio Clerici, Giuseppe Bruscolotti e Tarcisio Burgnich, il Napoli raggiunse due volte il terzo posto (1970-1971 e 1973-1974) e un secondo posto nel 1974-1975, questi ultimi due piazzamenti ottenuti grazie al calcio totale di Luís Vinício. Nel 1976 il club azzurro vinse la seconda Coppa Italia, superando in finale il Verona. Alterne fortune caratterizzarono la seconda metà degli anni settanta: nonostante l’acquisto del bomber Giuseppe Savoldi, il rendimento in campionato andò peggiorando, culminando con l’undicesimo posto del 1979-1980.

Dopo uno scudetto sfiorato nel 1981, con il libero olandese Ruud Krol tra i protagonisti, nell’estate del 1984 il Napoli  definì l’acquisto del campione argentino Diego Armando Maradona dal Barcellona per la cifra record di 15 miliardi di lire.

800px napoli coppa uefa 1988 1989 maradonaSotto la conduzione tecnica di Ottavio Bianchi e grazie all’innesto di altri calciatori di notevole livello, tra cui Bruno Giordano, Salvatore Bagni, Claudio Garella e Alessandro Renica, nel 1987 il Napoli conquistò il suo primo scudetto, primo club del Meridione continentale a riuscire nell’impresa, vincendo nel contempo anche la terza Coppa Italia. Il sodalizio partenopeo si consolidò ai vertici del calcio italiano: forte di nuovi innesti come i brasiliani Careca e Alemão, il Napoli arrivò per due volte consecutive al secondo posto e nel 1989 ottenne il primo alloro internazionale, la Coppa UEFA (foto a sinistra), superando nella doppia finale i tedeschi dello Stoccarda.

Nel 1990, con Alberto Bigon allenatore, il club partenopeo conquistò il secondo scudetto, cui fece seguito la vittoria della Supercoppa Italiana, ottenuta superando la Juventus di Maifredi per 5-1.

La crisi finanziaria  constrinse il club a privarsi dei suoi uomini migliori: man mano vennero ceduti, tra gli altri, Gianfranco Zola, Daniel Fonseca, Ciro Ferrara e Fabio Cannavaro. La crisi raggiunse l’apice nel 1997-1998, con l’ultimo posto in classifica e la retrocessione in Serie B dopo 33 anni consecutivi di massima serie. Il club azzurro ritornò in Serie A nel 2000, per poi retrocedere nuovamente dopo appena un anno. Alla crisi di risultati si aggiunse l’ormai compromessa situazione finanziaria, che portò nell’estate del 2004 al fallimento del club e alla conseguente perdita del titolo sportivo.

napoli linkiestaNelle settimane successive l’imprenditore cinematografico Aurelio De Laurentiis rilevò il titolo sportivo dalla curatela fallimentare del tribunale di Napoli e iscrisse la squadra, con la denominazione Napoli Soccer, al campionato serie C. Il rilancio della squadra fu affidato al direttore generale Pierpaolo Marino. La  promozione arrivò due anni dopo sotto la guida di Edoardo Reja. Dopo aver riacquisito la denominazione originaria di Società Sportiva Calcio Napoli, volutamente non utilizzata nei due campionati di terza serie, nel 2007 il club partenopeo conseguì l’immediata promozione in Serie A, tornando in massima serie dopo 6 anni di assenza. In seguito alla guida della squadra si avvicendarono l’ex CT della Nazionale Roberto Donadoni e, quindi, Walter Mazzarri, che dapprima condusse la squadra alla qualificazione diretta in Europa League, la prima dopo 16 anni, quindi nel 2011 riportò il club nella massima competizione europea, la UEFA Champions League, 21 anni dopo l’ultima partecipazione.




Napoli campione d’Italia!

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644612f25ff627bd00320530b8f4e599 940x529La formazione partenopea, pareggiando oggi per 1 a 1 a Udine contro i bianconeri locali, è matematicamente Campione d’Italia.

Lo scudetto è il terzo della storia della squadra napoletana e arriva 33 anni dopo quello della storica formazione con Maradona.

A cinque giornate dalla fine del torneo, il Napoli sale a 80 punti contro i 64 della Lazio. Con i 15 punti ancora in palio la squadra di Spalletti diventa quindi irraggiungibile.

Partiti i festeggiamenti in tutta la città vesuviana.

 




4 maggio 1949, la tragedia del Grande Torino

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891616657be738a29fac62ceb3cbe0417b0c236aEstate 1948. Il Torino del presidente Ferruccio Novo domina da anni in Italia e si appresta a vivere da protagonista una nuova stagione. Nonostante il Secondo conflitto Mondiale gli abbia tolto di fatto due Scudetti, ne ha vinti 4 consecutivi, più una Coppa Italia, lasciando pochissimo alle sue avversarie. I suoi giocatori sono l’ossatura della Nazionale italiana, che l’11 maggio 1947, contro l’Ungheria, scende in campo con 10 calciatori granata più Sentimenti IV, portiere della Juventus, e che nel 1950 dovrà difendere in Brasile il doppio titolo Mondiale conquistato nelle edizioni del 1934 e del 1938.

La fama di quella squadra ha ormai travalicato i confini nazionali, tant’è vero che la nuova stagione si apre per i campioni d’Italia con una lunga tournée in Brasile. Anche alla luce del successo dell’iniziativa, e delle numerose richieste ricevute, Novo pensa ad una squadra che, con una rosa allargata, possa da un lato continuare a competere per lo Scudetto, dall’altro mostrare il suo calcio in giro per il Mondo. 

I titolari storici iniziano a risentire in alcuni elementi del peso degli anni, così sul calciomercato il numero uno granata si preoccupa di acquistare rinforzi che rappresentino nel breve periodo una valida alternativa ai titolari e che nel lungo possano diventare i loro successori. La squadra, con Roberto Copernico passato alla Commissione tecnica della FIGC che guida la Nazionale, è affidata all’allenatore inglese Leslie Levesley, ma la vera mente è Egri Erbstein, nominato ufficialmente Direttore tecnico dopo esser stato per anni consigliere di Novo.

In porta gioca l’inossidabile Bacigalupo, a destra c’è Aldo Ballarin, mentre a sinistra il giovane campione Virgilio Maroso, afflitto spesso da problemi di pubalgia, trova in Operto e Sauro Tomà delle valide alternative. Rigamonti è il mastino difensivo del sistema, supportato dai due mediani Grezar e Martelli, che hanno nell’esperto  Castigliano e nel giovane Fadini le loro alternative. Le due mezzali, Loik e Valentino Mazzola sono le due colonne portanti. Davanti il tridente d’attacco vede il trentatreenne Gabetto centravanti, supportato dai due esterni offensivi Romeo Menti e Franco Ossola.

La partenza in campionato è un po’ soft, e vede la sorprendente Lucchese partire in quarta. Poi ‘gli invincibili’ granata impongono la legge del più forte e si portano in testa. Mentre i toscani scivolano in classifica, alle spalle del Torino emergono Sampdoria e soprattutto Inter, trascinata dai due bomber Amedeo Amadei e István Nyers. Il 6 gennaio 1949 il Torino si laurea campione d’inverno con 3 punti di margine su Genoa, Inter e Lucchese, seguite dalla Sampdoria.

Quando succedeva di andare sotto nel punteggio, dagli spalti del Filadelfia risuonava la tromba del capo-stazione Oreste Bolmida, che dava inizio alla riscossa. Capitan Mazzola si piegava le maniche della maglia e il Torino aumentava in modo vertiginoso i ritmi di gioco, travolgendo il malcapitato avversario di turno, che veniva puntualmente rimontato. Era il famoso ‘Quarto d’ora granata’.

Nel girone di ritorno, alla 23ª giornata, il Torino allunga a +6 sulle inseguitrici Sampdoria e Inter, ma dopo 3 giornate i nerazzurri si rifanno sotto a -4. Diventa così decisivo lo scontro diretto, che dovrebbe teoricamente disputarsi il 1° maggio. Invece, su richiesta del Torino, che ha programmato in settimana un’amichevole con il Benfica, la Federazione accorda l’anticipo a sabato 30 aprile.

A San Siro, dove i granata si presentano in formazione rimaneggiata senza Valentino Mazzola e Maroso, lo scontro al vertice si chiude sullo 0-0. Con 4 punti di margine a 4 giornate dalla fine del torneo il Torino è virtualmente campione d’Italia per la 5ª volta consecutiva e Novo dà il permesso ai suoi giocatori di andare in Portogallo. Manca solo l’ufficialità, ma lo Scudetto appare una formalità. Invece quella contro l’Inter resterà l’ultima partita ufficiale del Grande Torino.

Valentino MazzolaGetty Images

DA CAGLIARI A LISBONA: LA MANO DEL FATO

A campionato 1948-49 in pieno svolgimento, il Torino, principalmente attraverso il suo capitano Mazzola, fedele alla linea sposata dal presidente Novo, aveva preso accordi con diverse società per giocare delle amichevoli. Fra queste una partita era stata fissata per il 4 maggio 1949 contro il Cagliari allo Stadio di Via Pola.

“Un settimanale sardo, ‘Sardegna Sport’, in data 15 marzo 1949, titolava: ‘Il Torino il 4 maggio a Cagliari?’ – racconta in esclusiva a GOAL lo storico dello sport Mario Fadda – Sotto un altro stralcio del giornale recitava: ‘I dirigenti del Cagliari hanno preso accordi con la dirigenza granata per disputare un’amichevole il 4 maggio in occasione del ritorno di Sant’Efisio in città’. La notizia mi ha incuriosito e ho voluto approfondire”.

Santo venerato a Cagliari e in tutta la Sardegna, e martirizzato sotto l’imperatore romano Diocleziano il 15 gennaio del 303 d.C. a Nora, Efisio, prima di morire, secondo quanto tramandato dalla tradizione cattolica, aveva invocato la protezione di Dio per tutti i sardi. Per questo motivo è ancora oggi molto venerato sia nel capoluogo isolano, sia in tutta la Sardegna. Durante la Seconda guerra Mondiale, nemmeno i bombardamenti americani avevano impedito che il suo simulacro fosse portato in processione dai fedeli.

Il 4 maggio 1949 cadeva di mercoledì, a metà settimana, e quel giorno terminava la sagra, la grande festa, con il rientro del simulacro dal luogo del martirio. Sia i granata, sia i rossoblù, che allora militavano in Serie C, non avevano impegni di campionato. E nella prima metà del XX secolo era frequente che, a conclusione della festa, venissero allestite manifestazioni sportive.

Il tramite era il dirigente del Cagliari Peppino Deiana, commerciante di pellami che aveva una conceria ed era molto amico di Valentino Mazzola, capitano del Torino, il quale, di secondo mestiere, faceva il fabbricante di palloni. Inoltre il Direttore tecnico del Torino era Egri Erbstein, colui che da allenatore del Cagliari nel 1930/31 aveva vinto il campionato di Prima Divisione, portando per la prima volta i sardi in Serie B.

I rapporti fra le due società, insomma, erano ottimi, come testimona l’anno precedente la cessione in prestito gratuito ai rossoblù di 3 giovani calciatori,  il difensore Ferdinando Terzolo e gli attaccanti Ezio Ronzi e Armando Segato, futuro azzurro e campione d’Italia con la Fiorentina.

“Deiana, originario di Selargius, frequentava spesso il Filadelfia, quella che era la casa del Grande Torino, ed era perciò conosciuto e amico anche degli altri componenti della rosa. Gli accordi erano stati presi con la dirigenza del Torino fra fine febbraio e inizio marzo. Senonché il 27 febbraio si gioca a Genova Italia-Portogallo, Ferreira stringe amicizia con Mazzola e si prendono accordi per organizzare un’amichevole da giocare a Lisbona, inizialmente senza una data ufficiale”.

C’è stato così un sovrapporsi successivo di date. Alla fine i dirigenti si sono ritrovati con 2 partite da giocare nello stesso periodo e il Torino non poteva permettersi, nella fase più calda del campionato, di disputare due amichevoli in 2 settimane consecutive. Così, anticipato al 30 aprile lo scontro Scudetto con l’Inter, scelsero, con il benestare di Novo, a lungo titubante,  di andare a Lisbona, gara che dava loro maggiori introiti, rinviando invece a fine stagione, ovvero agli ultimi giorni di giugno, la sfida con i sardi. 

“In un’intervista rilasciata dopo la tragedia, Deiana raccontò che, appreso del rinvio della gara, aveva allestito la sua villetta campidanese a Selargius per ospitare l’intera squadra. I granata avrebbero fatto a quel punto una vacanza lunga nell’isola. Era tutto organizzato nei dettagli: dopo la partita amichevole, era previsto un tour per visitare le spiagge della Sardegna, ma anche la partecipazione a battute di caccia grossa”. 

“Non sembri strano che in quel periodo una grande squadra come il Torino venisse in Sardegna a giocare un’amichevole contro una squadra di Serie C – sottolinea Fadda – Due anni prima, ad esempio, a giugno del 1947 la Juventus fece un’amichevole a Sassari, con Boniperti in campo, contro la Torres pochi mesi dopo il suo esordio in bianconero. Ma nell’isola vennero anche il Genoa, che giocò contro una Selezione mista del Sud Sardegna, e la Lazio, che affrontò il Carbonia, neopromosso in Serie C. Era una cosa normale che le grandi società aiutassero le piccole realtà a fare incassi importanti. In cambio anch’esse avevano un ritorno economico ma anche pubblicità e nuovi tifosi”. 

Stadio FiladelfiaStadio Filadelfia

L’ULTIMA PARTITA: L’AMICHEVOLE COL BENFICA

Il 3 maggio, giorno di Festa nazionale in Portogallo, in cui si celebra l’anniversario della scoperta del Brasile, il Torino va dunque a Lisbona per giocare contro il Benfica un’amichevole pro-calciatore per aiutare Ferreira, capitano delle Aquile.

“Non, come spesso si è scritto perché si ritirava, visto che ha giocato per altri 5-6 anni, ma perché era in difficoltà economiche e quella partita era un modo per uscire dalla crisi. Succedeva infatti spesso all’epoca che i calciatori, grazie all’aiuto e alla comprensione di alcuni amici e colleghi, riuscissero ad organizzare delle amichevoli che richiamassero una buona quantità di pubblico sugli spalti, nelle quali la società li garantiva l’intero incasso o metà incasso, come avvenne in questo caso”.

Il volo con a bordo il Torino, tecnici, dirigenti e 3 giornalisti al seguito della squadra, il Direttore di Tuttosport Renato Casalbore, Luigi Cavallero de ‘La Nuova Stampa’ e Renato Tosatti, de ‘La Gazzetta del Popolo’, parte da Milano Malpensa il 1° maggio alla volta di Lisbona. A bordo si registrano alcune defezioni. Non c’è innanzi tutto il presidente Novo, convalescente dopo una brutta broncopolmonite. Non è presente Sauro Tomà, bloccato da un infortunio al ginocchio.

Non ci sono nemmeno il portiere di riserva Renato Gandolfi, che cede il suo posto al terzo portiere, Dino Ballarin, fratello di Aldo, su intercessione di quest’ultimo, Luigi Giuliano, capitano della Primavera granata che aveva già debuttato in Prima squadra facendo molto bene, e alcuni componenti della Primavera che avranno poi una discreta carriera. Fra questi Pietro Biglino e il terzino Pietro Bersia (che esordirà in Serie A dopo la Tragedia e diventerà successivamente capitano del Cagliari, ndr).

Fra i giornalisti al seguito mancano  il telecronista Nicolò Carosio, bloccato in Italia dalla cresima del figlio, e Vittorio Pozzo, che aveva rotto con Novo dopo esserne stato a lungo un fidato collaboratore e per questo fu escluso dalla comitiva. Parte regolarmente invece Valentino Mazzola, pur febbricitante, che aveva saltato il confronto Scudetto con i nerazzurri.

L’iniziativa del Benfica ha grande successo. All’Estadio Nacionál della capitale lusitana, il pomeriggio del 3 maggio, per vedere il Grande Torino accorrono infatti 40 mila spettatori. L’amichevole termina 4-3 per i portoghesi. Arbitra l’inglese Pearce e Ossola, che ha appena saputo che sua moglie è incinta di un secondo figlio, apre le marcature segnando un gran goal. Che il clima sia amichevole lo si capisce quando il Benfica in 15 minuti si porta sul 3-1: doppietta di Melao e goal di Arsenio. Prima di andare a riposo c’è tempo anche per una rete di Bongiorni, subentrato a Gabetto.

Nella ripresa arriva addirittura il poker delle Aquile con Rogerio, a segno all’85’, prima che un rigore di Menti fissi il risultato finale sul 4-3. Gli spettatori, che hanno pagato il biglietto per godersi lo spettacolo, non sono rimasti delusi, come del resto neanche Ferreira e gli stessi giocatori del Torino.

Valentino Mazzola Ferreira Benfica Torino 1949

IL DISASTRO AEREO

Mazzola e compagni sono stanchi, per questo decidono di ripartire subito per Torino la mattina seguente. L’aereo con a bordo tutta comitiva, un trimotore FIAT G.212, con marche I-ELCE, delle Avio Linee Italiane, decolla dall’aeroporto di Lisbona alle 9:40 di mercoledì 4 maggio 1949. A comandarlo è il tenente colonnello Pierluigi Meroni, il cui nome tornerà alla ribalta 18 anni dopo con la morte del giovane talento granata quasi suo omonimo, e sarà letto anch’esso come un inquietante segno del destino.

Il velivolo atterra alle 13 all’aeroporto di Barcellona per fare rifornimento. Qui i calciatori del Torino incrociano quelli del Milan che stanno andando a Madrid per giocare a loro volta un’amichevole contro il Real Madrid. Fra questi c’è anche Carappellese, attaccante che vestirà in futuro anche la divisa granata, e racconta di aver visto i giocatori granata distrutti dalla stanchezza.

Il FIAT G.212 riparte alle 14.50, ma, anziché dirigersi a Milano Malpensa, come inizialmente programmato, fa rotta diretta per l’aeroporto di Torino-Aeritalia. Ma chi ha deciso il cambio di destinazione? Ancora oggi resta il mistero, ma si fanno diverse ipotesi.

La prima possibilità è che proprio perché particolarmente stanchi, i giocatori granata e in particolare Valentino Mazzola abbiano chiesto al comandante Meroni di arrivare direttamente a Torino. La seconda è che il cambio di rotta fosse dovuto a motivi di dogana: era probabile che la comitiva avesse fatto acquisti a Lisbona e in caso di arrivo diretto nel capoluogo piemontese avrebbe goduto di controlli più leggeri da parte dei finanzieri rispetto a Milano.

All’altezza di Savona l’aereo vira verso nord, e si prevede arrivi a destinazione nel giro di mezzora. Sta di fatto che a Torino il tempo è pessimo, con nuvole basse e fitte che ricoprono il cielo,  pioggia battente, forte vento di libeccio con raffiche e visibilità orizzontale scarsissima (40 metri).  Sicuramente non le condizioni ideali per viaggiare. La comunicazione arriva ai piloti del FIAT G.212 alle ore 16.55.

Dopo alcuni minuti di silenzio, alle 16.59 arriva la risposta dall’aereo:

“Quota 2.000 metri. QDM su Pino, poi tagliamo su Superga”.

A Pino Torinese, a sud est di Torino, c’è una stazione radio VDF (VHF direction finder), per fornire un QDM (rotta magnetica da assumere per dirigersi in avvicinamento a una radioassistenza) su richiesta. In un’epoca in cui la radionavigazione non disponeva di strumenti tecnologicamente avanzati, normalmente si sarebbe optato per quello che in gergo aeronautico è chiamato QCO, ossia la deviazione del volo verso uno scalo più sicuro, in questo caso Malpensa o Linate. Tuttavia l’ordine da Torino non arriverà mai.

SupergaArchivo

Alle 17:02 l’equipaggio chiama così per l’ultima volta la torre di Torino, per avere conferma dell’angolo di approccio alla pista, che viene confermato. Il pilota, una volta giunto sulla perpendicolare di Pino Torinese, conta dunque di virare di 290 gradi di prua per allinearsi alla pista do Torino-Aeritalia, lasciandosi sulla destra il Colle di Superga con la relativa basilica.

Ma l’aereo, anziché con la pista di atterraggio, si allinea fatalmente con la Collina di Superga: il forte vento di libeccio avrebbe spostato di qualche grado l’angolo di approccio di I-ELCE alla pista, inoltre l’altimetro (si scoprirà nelle indagini che seguiranno l’incidente) è impazzito, bloccandosi a quota 2000 metri, mentre in realtà il velivolo si trova a soli 600 metri dal suolo.

Il pilota è indotto in errore, si vede sbucare davanti la basilica all’improvviso e con una velocità di 180 chilometri orari non può più far nulla. Non risultano del resto tentativi in extremis di riattaccata o virata. Sono le 17.03 del 4 maggio 1949 e il trimotore FIAT G.212 con a bordo il Grande Torino si schianta contro il terrapieno della Basilica di Superga, avvolta in una fitta nebbia.  Alle 17.05 Aeritalia Torre chiama I-ELCE, non ricevendo alcuna risposta.

Tutto è compiuto. L’aereo si disintegra, scoppia un incendio e i corpi bruciacchiati dei 31 occupanti vengono sbalzati fuori fra il prato e alcune stanze della stessa basilica. Non ci sono sopravvissuti. Qualcuno, dopo il boato generato dall’incidente, urla: “È caduto un aereo!”. Quando le fiamme iniziano a dissolversi, il primo ad accorrere sul luogo della tragedia è il cappellano di Superga Don Tancredi Ricca, che stava nella sua stanza al primo piano leggendo il suo libro di preghiere, e subito si trova di fronte uno spettacolo terribile e straziante.

Sul posto arrivano i primi soccorritori. Fra questi anche Amilcare Rocco, muratore che abita a pochi metri dalla basilica, con altre persone. Qualcuno trova una foto per terra e vede che è quella del Torino del 1946. In quel momento si materializza il dramma che è appena accaduto: “Ma quello è il Torino!”, esclama in dialetto. Don Ricca trova le maglie granata con lu Scudetto cucito. Non ci sono più dubbi.

La notizia si diffonde rapidamente e oltrepassa i confini nazionali, facendo rapidamente il giro del Mondo. Nello schianto avevano perso la vita Bacigalupo, Aldo e Dino Ballarin, Bongiorni, Castigliano, Fadini, Gabetto, Grava, Grezar, Loik, Maroso, Martelli, Valentino Mazzola, Romeo Menti, Operto, Ossola, Rigamenti e Schubert, i 18 giocatori del Grande Torino che avevano preso parte alla trasferta a Lisbona. Con loro erano morti il D.g. Agnisetta, il consigliere Civalleri, il Direttore Tecnico Egri Erbstein, l’allenatore Lievesley e il massaggiatore Cortina, i tre giornalisti al seguito, ovvero Casalbore, Cavallero e Tosatti, l’organizzatore Bonaiuti e i 4 membri dell’equipaggio, fra cui il comandante Meroni.

Centinaia di persone provano a salire sul colle. Fra i primi c’è anche Vittorio Pozzo, ex Ct. della Nazionale, cui viene chiesto l’ingrato compito di riconoscere le salme sfigurate dei suoi ragazzi, che i carabinieri stavano via via estraendo.

Accetta e dopo aver individuato le prime salme, fra cui quella di Romeo Menti, che portava sulla giacca una spilla con il simbolo della Fiorentina, sente qualcuno che gli tocca le spalle. “Your boys”, “I tuoi ragazzi”, gli dice un gigante avvolto in un impermeabile. È John Hansen, il centravanti danese della Juventus, anche lui accorso a Superga per accertarsi con i suoi occhi di quello che era accaduto al Torino. Pozzo ha un primo mancamento.

Termina comunque il suo compito, non senza fatica, e la sera davanti ai periti nelle due camere mortuarie del cimitero, deve ripetere il riconoscimento salma per salma.

“Uno per uno, li riconobbi tutti. – annoterà nelle sue memorie – Mi occupai di tutto, fuorché dei portafogli, dopo di aver controllato il contenuto di qualcuno di essi: lasciai al commissario di polizia la ingrata e delicata bisogna. Pochi dei giocatori erano deformati nelle fattezze, parecchi avevano perduto le scarpe od addirittura ambo i piedi come tanti soldati in guerra. Il solo allenatore inglese, Lievesley era perfettamente intatto”.

Quando deve pronunciare gli ultimi 2 nomi, l’ex C.t., che fino a quel momento aveva mantenuto una forza incredibile, stramazza però per terra. Sono Martelli e Maroso, 25 e 23 anni. Li riconosce per eliminazione, dato che i loro corpi sono completamente straziati.

SOLO BODY Superga 2Ignasi Oliva

LA COMMEMORAZIONE E IL RICORDO

“Gli eroi sono sempre immortali agli occhi di chi in essi crede. E così i ragazzi crederanno che il Torino non è morto: è soltanto in trasferta”, scrive Indro Montanelli nel suo pezzo commemorativo per il ‘Corriere della Sera’.

Il 5 maggio 1949 tutta Italia si risveglia avvolta in un lutto e in un dolore insostenibile, facendo proprie le parole del noto giornalista. Un’intera squadra, quella che era stata forse la più forte di sempre, sconfitta soltanto dal fato, aveva perso la vita nella tragedia aerea di Superga dopo quella disgraziata amichevole giocata a Lisbona. Decisa all’ultimo, con un cambio di programma.

“Se si fosse giocata l’amichevole programmata a Cagliari il 4 maggio,  – sottolinea lo storico dello sport, Fadda – sicuramente non sarebbero stati a Torino quel pomeriggio verso le 17. Sarebbero rientrati il giorno dopo, il 5, con una situazione climatica differente e non sarebbe accaduto loro nulla. Purtroppo le cose andarono come sappiamo…”. 

Il 6 maggio a Palazzo Madama è allestita la camera ardente, con tutte le bare delle vittime allineate. Oltre mezzo milione di persone presenziano ai funerali, fra cui rappresentanze di tutte le squadre italiane e di molte squadre straniere , un giovane Andreotti a nome del Governo ed il Presidente della FIGC, Ottorino Barassi, che fece l’appello della squadra come se il Torino dovesse scendere in campo. Il giornalista Vittorio Veltroni effettua per la RAI la radiocronaca in diretta delle esequie.

La FIGC proclama altresì il Torino Campione d’Italia per la 5ª volta consecutiva, con le ultime 4 giornate che vengono disputate dalle formazioni Primavera delle varie squadre. I giovani granata vincono le 4 partite rimanenti, chiudendo il torneo a 60 punti, 5 di vantaggio sull’Inter. Ma è un successo amarissimo. Valentino e gli altri invincibili non c’erano più. Spazzati via troppo presto da un beffardo destino.

Il 26 maggio seguente al Comunale di Torino è organizzata un’amichevole internazionale il cui incasso è devoluto ai famigliari delle vittime di Superga. In campo da un lato ci sono il grande River Plate di Alfredo Di Stefano, dall’altro il Torino Simbolo, una squadra composta da undici fuoriclasse prestati da tutte le squadre italiane, che indossano la maglia granata. Per il Toro vanno in campo  Sentimenti IV, Manente, Furiassi, Annovazzi, Giovannini, Achilli, Nyers, Boniperti, Nordhal, Hansen, Ferrari II, Lorenzi. 

È il primo passo per la ripartenza. Ancora sotto shock, la Federazione nel 1950 manderà la Nazionale in Brasile con un’estenuante viaggio in nave, e gli azzurri, fiaccati dal lungo viaggio e privi dei loro giocatori simbolo, verranno precocemente eliminati dai Mondiali.

Il ricordo del Grande Torino è stato tramandato fino ai giorni nostri ed è tuttora vivo. A Superga, nel luogo dello schianto, sorge una lapide commemorativa davanti alla quale una delegazione del club granata ogni anno va in visita per ricordare i suoi campioni. Lo Stadio Filadelfia, luogo simbolo in cui quella squadra giocava, è stato recentemente recuperato dalla società e modernizzato per ospitare gli allenamenti della Prima squadra e le Giovanili, mentre agli ‘Invincibili’ è stato intitolato lo Stadio Olimpico del capoluogo piemontese.

da goal.com




Ucraina. Iniziativa di pace del Papa. Gli interessati dicono che non esiste ma il Vaticano conferma

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downloadIl cardinale Pietro Parolin conferma che il Vaticano è impegnato in una iniziativa per arrivare alla pace tra Russia e Ucraina. Le parole del segretario di stato della Santa Sede vengono dopo che sia Kiev che Mosca avevano negato di essere al corrente di una mossa del Vaticano in questa direzione.

“Il Papa ha detto che ci sarà una missione che sarà annunciata nel momento in cui sarà pubblica e io ripeto le stesse espressioni che lui ha usato”, sottolinea, “non entro nei particolari. Il Papa ha parlato in questi termini, lasciamo a lui di dare eventuali e ulteriori informazioni”.

La sorpresa del cardinale

Il cardinale si dice “sorpreso” della reazione di Russia e Ucraina dal momento che “a mia conoscenza, erano e sono a conoscenza” entrambe le parti. “Per quello che io so, sanno. Poi sapete com’e’, in mezzo ai meandri della burocrazia può darsi che le comunicazioni non arrivino dove devono arrivare. Però le mie sono solo interpretazioni, io so che sono state informate le due parti”.

“Direi che mi sorprende e non so a quale motivazione o ragionamento risponda”, replica il porporato, precisando che la presenza oggi del metropolita Antonij, presidente del Dipartimento per le Relazioni esterne del Patriarcato di Mosca, all’udienza generale del Papa “non c’entra nulla” con questa missione. Come sempre abbiamo detto si vorrebbe arrivare a una cessazione dei combattimenti e poi avviare un processo di pace

L’incontro “rientra nelle comunicazioni normali che ci sono” anche con i capi Dicastero della Curia Romana, spiega Parolin. Netto, invece, il giudizio del Segretario di Stato sul nuovo attacco reciproco di droni a sul Cremlino che ha generato reciproche accuse di terrorismo: “Tutte le azioni belliche soprattutto se servono a creare un clima più di ostilità, non avvicinano certo la pace”, chiosa.

Prima si smette di sparare, poi si parla di pace

“Non so se ci sono le condizioni oggi per un cessate il fuoco. Speriamo credo che anche questa iniziativa – se ci sarà – del Vaticano dovrebbe andare in quel senso. Come sempre abbiamo detto si vorrebbe arrivare a una cessazione dei combattimenti e poi avviare un processo di pace”.

Quindi il cardinale Parolin, in vista anche del 9 maggio, giorno in cui dovrebbe partire la nuova offensiva russa contro l’Ucraina, rilancia l’invito che “il Papa ha sempre rivolto alle due parti in conflitto di trovare punti di accordo e mettere fine a questa strage che sta colpendo fortemente l’Ucraina ma che ha risvolti anche per la Russia non indifferenti”.

agi.it




Fiumi straripati in Emilia-Romagna, c’è una vittima

maltempo emilia romagna 2 maggio

maltempo emilia romagna 2 maggioRotte dei fiumi, frane, allagamenti, strade chiuse, cittadini evacuati: in Emilia-Romagna il maltempo non dà tregua. La pioggia che è caduta ininterrottamente per oltre 24 ore ha comportato diversi problemi e la Regione da lunedì sera, 2 maggio, ha attivato h24 il Centro operativo regionale per fra fronte a un evento definito “di portata rilevante” da Viale Aldo Moro.

Ed è stata registrata anche una vittima. Si tratta di un anziano che a Castel bolognese è travolto dalle acque del fiume Senio. I Carabinieri indagano sulle circostanze del decesso, mentre squadre dei Vigili del fuoco sono impegnati per il crollo di un’abitazione a Fontanelice, nel bolognese, a seguito di una frana con la possibilità che sia coinvolta una persona.

Quattrocento gli interventi dei Vigili del Fuoco in tutta l’Emilia-Romagna, che segnalano evacuazioni in via precauzionalmente anche a Dovadola (FC) per una frana e a Monzuno e Castel San Pietro (BO) per allagamenti. Il maltempo ha portato disagi anche alla mobilità, con strade chiuse e traffico in tilt nelle province di Bologna, Modena e Ravenna.

ESONDATO IL FIUME LAMONE, 250 SFOLLATI

Diverse zone della Romagna questa mattina si sono risvegliate allagate per le piene dei fiumi che la attraversano, ingrossati dalle piogge delle ultime ore. Nella Ravennate è esondato il fiume Lamone, causando l’evacuazione di oltre 250 persone. In particolare nelle località di Bagnacavallo, Boncellino e Traversara, dove si sono verificate diverse rotture arginali e conseguenti esondazioni; così come a Villanova di Bagnacavallo, Glorie e Mezzano. Intanto sono stati posizionati sacchi di sabbia per alzare le sommità arginali a Mezzano e nei punti dove necessario. Si raccomanda fortemente alla popolazione, in particolare a chi abita in prossimità dei fiumi, di prestare la massima attenzione, non andare in scantinati o altri luoghi interrati e di prepararsi, nel caso di peggioramento della situazione, anche all’eventualità di doversi allontanare dalla propria abitazione.

12.37 | ALLERTA EMILIA-ROMAGNA, ESAURIMENTO PIENE E RIENTRO FIUMI DOMANI

Nuova allerta meteo in Emilia-Romagna dalle 12 di oggi fino alla mezzanotte di domani. Solo domani è previsto l’esaurimento delle piene nei tratti montani e “il progressivo rientro” dei livelli idrometrici nei tratti vallivi dei corsi d’acqua interessati dalle piene. Resta il codice rosso, riferito “alle numerose criticità idrauliche e danni in atto”, nella pianura centro-orientale. Nelle zone montane o collinari centro-orientali dell’Emilia-Romagna possono verificarsi fenomeni franosi, viste “le condizioni idrogeologiche particolarmente fragili” dopo le piogge di questi giorni. Il codice arancione riguarda invece le zone montane e collinari centro-orientali, per le “numerose criticità idrogeologiche” e i diversi disagi.

11.44 | TRACIMA TORRENTE NEL BOLOGNESE, CASE SALVE MA SI CONTROLLA

Tracimato anche il torrente Quaderna a Molinella, nella bassa bolognese. Con il passaggio dell’acqua, la rottura dell’argine si allarga e le acque finiscono nell’invaso delle campagne attorno a Selva Malvezzi. Lo segnala in un post il sindaco Dario Mantovani, che continua: “Siamo qui con tutti i tecnici preposti e la situazione è valutata costantemente. L’abitato è più in alto rispetto al punto di fuoriuscita delle acque: però è ovvio- continua il sindaco di Molinella- che molto dipenderà dal tempo in cui si abbasserà il livello della Quaderna. Ci aggiorniamo strada facendo”.

11.30 | SCUOLE CHIUSE IN ROMAGNA NEI COMUNI PIÙ COLPITI

A Faenza sono chiuse le scuole di ogni ordine e grado nel Comune romagnolo e a Castel Bolognese, Brisighella e Riolo Terme. Il divieto di transito è stato disposto in numerose strade: a Faenza viale Assirelli, via Cimatti, via Silvio Pellico, la provinciale 16, via Sarna, via San Martino, ponte delle Grazie, via Lapi. Nella notte, inoltre, sono state evacuate circa 30 famiglie da borghetto Fornace. A Castel Bolognese sono impraticabili via Emilia Levante in corrispondenza di via Casanola-via Biancanigo e via Giovanni XXIII; a Riolo Terme la provinciale 306; a Casola Valsenio oltr alla 306 le vie Cestina, Torre, Banzuole, Capanne, Monte Battaglia, del Monte, Lama-Mongardino, Colombarina, Chiesuola, Meleto.

10.31 | COLDIRETTI: IL PO SALE DI 1,5 MT IN 24 ORE, FIUMI ESONDANO

Il livello del fiume Po si è alzato di oltre 1,5 metri nelle ultime 24 ore sotto la spinta della nuova ondata di maltempo che ha colpito la Penisola con precipitazioni intense. E’ quanto emerge dal monitoraggio del livello idrometrico effettuato dalla Coldiretti al Ponte della Becca sugli effetti dell’ultima perturbazione che ha provocato allagamenti, frane e smottamenti nelle campagne. Lo stato del più grande fiume italiano – sottolinea la Coldiretti – è rappresentativo della sofferenza dei corsi d’acqua che si sono gonfiati per le piogge con straripamenti ed esondazioni. Nelle campagne – precisa la Coldiretti – sono finiti sott’acqua seminativi, frutteti, vigne con danni alle strutture e alla viabilità stradale e ferroviaria. La situazione più grave in Emilia Romagna dove – evidenzia Coldiretti – sono scattate evacuazioni di emergenza della popolazione, l’esondazione di fiumi e torrenti ha isolato abitazioni, bloccato strade e fermato la circolazione dei treni con fattorie assediate e bloccate dalla marea di fango, vigneti sott’acqua e interi filari di ulivi sradicati dalla furia delle frane che se li sono portati via senza pietà.

9.39 | SILLARO ROMPE ARGINI, PREOCCUPANO ANCHE LAMONE E MONTONE

Il Centro coordinamento soccorsi costituito in Prefettura e i Coc stanno costantemente e attentamente monitorando le criticità, mentre i sindaci di Ravenna, della Bassa Romagna e del faentino lavorano senza sosta per prendere tutti i provvedimenti necessari per mettere in sicurezza le popolazioni coinvolte. Per quanto riguarda il capoluogo, le due situazioni più critiche sono quelle dei fiumi Lamone e Montone e si raccomanda la massima attenzione agli abitanti da un lato delle frazioni di San Pancrazio e Ragone, San Marco e tutte le case sparse; dall’altro di Santerno, Ammonite, Mezzano, Glorie e Torri.

Intorno alle 4 di questa mattina alcuni volontari sono andati a ponte Vico, dove transita il Montone, per posizionare sacchi di sabbia secondo le indicazioni dell’Agenzia regionale di Protezione civile. Al momento è chiuso in via precauzionale il ponte di Ragone, presidiato dalla Polizia locale in staffetta con la Guardia di finanza. Per quanto riguarda il Lamone, si stanno monitorando in particolare i ponti di Traversara e Villanova, in collaborazione con i soggetti competenti per quanto riguarda Bagnacavallo e la Bassa Romagna.

In provincia, il Sillaro ha rotto I’argine nel territorio di Conselice, dove si sono concluse le operazioni evacuazione di circa 60 residenti; restano sempre attivi sul posto i presidi formati da Vigili del fuoco e volontari della Protezione civile. Nelle prime ore della mattina, a causa della confluenza del Marzeno con il Lamone, si è verificata l’esondazione delle acque in diversi punti nel territorio del Comune di Faenza, rendendo necessario evacuare un centinaio di residenti.

Per quanto riguarda la situazione del restante territorio provinciale, criticità si sono verificate nel territorio del Comune di Castel Bolognese, in particolare nella località di Biancanigo dove sono stati sgomberati un centinaio di residenti.

La situazione in tutto il territorio provinciale è costantemente seguita e in raccordo con l’Agenzia regionale di Protezione civile sono state predisposte misure preventive di contenimento di possibili esondazioni dei fiumi della Provincia e sono in programma, con l’8° Reggimento Genio Guastatori e le Regioni Toscana e Veneto, interventi di ripristino delle aree interessate dagli eventi avversi.

8.59 | A MODENA RESTANO CHIUSI IL PONTE ALTO E PONTE DELL’UCCELLINO

Rimangono chiusi al traffico per ora Ponte Alto a Modena e ponte dell’Uccellino, tra Modena e Soliera. Il colmo della piena del fiume Secchia provocata dalle precipitazioni diffuse degli ultimi giorni, infatti, non è transitato completamente nella notte e il livello è ancora ben al di sopra della soglia precauzionale. Continua dunque per tutta la giornata l’allerta arancione diramata dall’Agenzia regionale per la sicurezza del territorio e la Protezione civile. Rimangono chiusi al traffico per ora anche il ponte di Navicello vecchio sul fiume Panaro, sulla strada provinciale 255, e quello sul Tiepido di strada Curtatona, mentre in zona Fossalta sono al lavoro le pompe per contenere i livelli del torrente. In tutta l’area del nodo idraulico modenese è attivo il monitoraggio dei corsi d’acqua che proseguirà nelle prossime ore. Si prevede un’attenuazione e il progressivo esaurimento delle precipitazioni, a partire dal settore occidentale, informa il Comune. Rimane attivo il Centro unico di Protezione civile a Marzaglia ed è stato attivato anche il Coc, il Centro operativo comunale con funzioni di pianificazione, volontariato, strutture operative locali e viabilità. Insieme ai tecnici comunali, sono al lavoro anche i volontari della Protezione civile.

8.42 | A BOLOGNA L’ACQUA INVADE CANTINE LUNGO NAVILE A CASTEL MAGGIORE

Questa notte intorno alle 4 la situazione dovuta al maltempo a Castello, nel territorio di Castel Maggiore (Bologna) è peggiorata confermando l’allarme che era stato diffuso agli abitanti della frazione: il sistema idraulico locale, fa sapere il Comune, ha di fatto smesso di funzionare per l’alto livello raggiunto dalle acque del canale, portando all’allagamento di alcune cantine dei palazzi posti sulla destra del Navile, più bassi rispetto al corso d’acqua. L’acqua, informa ancora il Comune, ha raggiunto le soglie su cui la Protezione civile ha posto sacchetti di sabbia. L’azione di Polizia locale Reno Galliera, Vigili del fuoco, volontari di Protezione civile, già presenti sul posto, “ha arginato gli effetti dell’acqua, grazie all’utilizzo di pompe idrovore che stanno riportando la situazione alla normalità, lentamente in quanto continua a piovere. Non risultano persone evacuate”. Al momento a Castello su via Matteotti la viabilità è a senso alternato, e sono consigliati percorsi alternativi.

8.15 | RISCHIO ESONDAZIONI, STOP TRENI TRA FAENZA-FORLÌ E ALTRE 3 TRATTE

A causa del maltempo, la circolazione ferroviaria è al momento sospesa fra Faenza e Forlì (linea Bologna-Rimini), Russi e Lugo (linea Bologna-Ravenna), Russi e Granarolo (linea Faenza-Ravenna) e fra Lavezzola e Mezzano (linea Ferrara-Ravenna). La sospensione, informano le Fs, è stata resa necessaria per l’innalzamento del livello di guardia dei fiumi Montone, Lamone, Senio e Santerno dovuto alle forti e prolungate piogge e dunque in funzione preventiva rispetto al rischio esondazioni. Sul posto tecnici di Rete ferroviaria italiana in contatto con Prefettura e Protezione civile. I treni che erano in corso di viaggio sono stati fermati nelle stazioni, specifica la nota di Fs diffusa attorno alle 7.30 di questa mattina. E’ quindi In corso la riprogrammazione del servizio con cancellazioni, deviazioni e rallentamenti. Attivati dove possibile servizi bus sostitutivi.

EMILIA-ROMAGNA PIEGATA DAL MALTEMPO, COSA È SUCCESSO NELLA GIORNATA DI IERI

Ieri il torrente Sillaro, affluente del Reno, ha visto la formazione di una breccia tra Massa Lombarda (Ravenna) e Imola (Bologna). L’Agenzia regione per la Sicurezza territoriale e la Protezione civile è intervenuta con i propri mezzi e con una ditta.

Sul posto è entrato in azione anche un elicottero dei vigili del fuoco, come supporto alle operazioni di evacuazione di una famiglia. Un altro allagamento lungo il Sillaro si è verificato nel bolognese in località San Salvatore a Sesto Imolese. Nella zona rossa tutti i corsi d’acqua sono sopra il livello idrografico 3, aggiunge Viale Aldo Moro.

Ci sono stati alcuni allagamenti dell’Idice, nel comune di Castenaso, dove è stata evacuata una famiglia; anche nel comune di San Lazzaro sono state evacuate trenta persone a livello precauzionale per i livelli raggiunti dal Savena. Numerose le segnalazioni arrivate per frane, con diverse strade chiuse, ma anche di cittadini e macchine isolate. La situazione è stata comunicata dall’Agenzia regionale al Dipartimento nazionale di Protezione civile.

Nel bolognese si è anche verificata una frana a Casalfiumanese, nella strada per Macerato. A Ozzano dell’Emilia è uscito il torrente Quaderna. A Bologna è esondato il Ravone in via del Chiu e via Saffi. È stata chiusa la Strada provinciale 36 Val di Zena – al km 7 di Botteghino e al km 16 Mulino di Zena – per esondazione del Zena. Dal Comune di Borgo Tossignano è arrivata la segnalazione di una frana su via Siepe San Giovanni e anche qui è stata sfollata una famiglia con una persona fragile.

Passando al reggiano, a Tresinaro, sotto Baiso, per effetto delle piogge detriti di tronchi sono caduti in strada, e risultano già rimossi. È stata chiusa l’accessibilità alla ciclovia Er 13 perché, in alcuni punti più bassi, si affianca al Secchia. Segnalato poi un “ruscellamento” concentrato sulla scarpata di monte che attraversa la Strada provinciale 7, in località Rondinara, a Scandiano. Nel modenese, si è verificato uno smottamento lungo provinciale 19 – Sassuolo, in località Pigneto, con fuoriuscita di acqua dal torrente Corlo, e vari allagamenti di strade (a Fiorano Modenese). Fuoriuscita d’acqua anche dal torrente Tiepido, sempre nel modenese. A Pazzano Estense, una frana ha interessato la strada comunale verso Serramazzoni. La Regione sottolinea infine che da lunedì sera il Cor (Centro Operativo Regionale) è aperto 24 ore su 24, così come sono aperte le sale operative unificate delle provincie di Bologna, Ravenna, Modena, Reggio Emilia e allertata quella di Ferrara in caso di necessità. La prossima riunione del Centro Coordinamento dei Soccorsi (Ccs) è prevista questa mattina alle 9.

ag. Dire – www.dire.it