Bufera sul progetto del Ponte sullo stretto, senza prove per vento e terremoti

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m“La relazione del Comitato Scientifico certifica la mancanza di studi adeguati sull’impatto del vento e della microzonizzazione sismica, elementi fondamentali per la sicurezza e la fattibilità dell’opera. Questo Governo di irresponsabili pensa di poter realizzare un’infrastruttura di questa portata nella zona dove è avvenuto il terremoto più importante nella storia della Repubblica senza fare una microzonizzazione sismica”. È bufera sul progetto del Ponte sullo stretto, che ieri è stato oggetto di discussione durante il question time alla Camera. Queste parole sono di Angelo Bonelli, co-portavoce nazionale di Europa Verde e deputato di Alleanza Verdi e Sinistra. La discussione sul progetto arriva dopo la conclusione dell’analisi del comitato scientifico sulla fattibilità dell’opera: una relazione di 51 pagine in cui vengono stigmatizzate molti aspetti del progetto Eurolink sponsorizzato dal ministro Matteo Salvini.

Il comitato, scrive Repubblica, “ritiene opportuno che si verifichi la robustezza della struttura del Ponte in maniera più ampia”. E chiede lo svolgimento di “analisi non lineari dell’impalcato soggetto a vento turbolento”. Sono diverse le cose che vengono indicate dagli esperti. Innanzitutto, maggiori verifiche sugli effetti del vento, perchè quella che attualmente accompagna il progetto è troppo datata: “La valutazione adottata dal piano definitivo del 2011 deve essere aggiornata”.

Ancora, gli esperti indicano anche la necessità di controlli sulla sismicità e sul rischio terremoti alla luce di “sismi elevati che si sono verificati di recente nel mondo”. Vengono poi suggeriti aggiornamenti delle analisi strutturali per esaminare “scenari di funzionalità anche nel caso di eventi estremi”. Infine, si indica l’opportunità di utilizzare “materiali nuovi”, ma anche di chiarire come e dove sarà reperito l’acciaio necessario per le nuove norme in materia di elasticità.

ag.DIRE – www.dire.it




Mar Rosso, la nave Caio Duilio abbatte due droni

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nave caio duilio 2 770x410.jpg“Nell’ambito dell’operazione dell’Unione Europea Aspides, nave Caio Duilio ha abbattuto, in attuazione del principio di autodifesa, due droni aerei”: lo ha riferito lo Stato maggiore della difesa, in una nota. “L’Operazione Aspides ha il compito di difendere la libertà di navigazione e le rotte commerciali” si aggiunge. “Nave Duilio continua la propria attività”.

TAJANI: CAIO DUILIO ABBATTE 2 DRONI, FIERI NOSTRI MARINAI

Complimenti per l’intervento, sono arrivati dal ministro degli Esteri Antonio Tajani che su X si è congratulato con l’equipaggio del cacciatorpediniere: “@ItalianNavy garantisce la libera navigazione e protegge i nostri mercantili. Fieri dei nostri marinai“.

ANALISI DI BCG: A RISCHIO 40% COMMERCIO ASIA-EUROPA

I conflitti in corso nella regione del Mar Rosso mettono sotto pressione il commercio e l’economia globale: è in quest’area che passa il 12% del commercio mondiale e il 40% del commercio dell’Asia con l’Europa, nonché il 30% del traffico globale di container: lo evidenzia uno studio di Boston Consulting Group (Bcg), società statunitense di consulenza.

“L’instabilità di un’area tanto importante”, si riferisce nel comunicato, “comporta rischi significativi per le compagnie di navigazione, i flussi commerciali internazionali e le catene di approvvigionamento globali, che, come afferma Gabriele Ferri, managing director e partner di Bcg, responsabile della divisione Travel, Transportation e Infrastructure, “hanno messo in evidenza come nel settore del trasporto marittimo internazionale la stabilità sia ormai l’eccezione e non la regola. Le attuali difficoltà rappresentano tuttavia un’opportunità senza precedenti per ripensare in modo radicale strategie resilienti in un contesto in cui la turbolenza è la normalità, e a coltivare all’interno dell’organizzazione cultura e processi che consentano maggiore flessibilità e velocità di implementazione”.

Secondo Boston Consulting Group, in seguito alle offensive nel Mar Rosso, il commercio globale è diminuito dell’1,3%. “Tra gennaio e febbraio il 90% delle navi portacontainer della rotta Asia-Europa, principalmente di grandi dimensioni, sono state dirottate verso il capo di Buona speranza, cambio che ha creato un aumento di circa il 30% di container su questa rotta commerciale” si riferisce ancora nella nota. “I tempi di transito si sono allungati: oggi prevedono circa 10 giorni in più per le rotte Asia-Nord Europa e 15-20 giorni per le rotte che entrano nel Mediterraneo”.

ag. DIRE – www.dire.it




Tennis, Indian Welss. Impresa di Luca Nardi: batte Novak Djokovic

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nardi2E’ successo di notte, terra esclusiva dei sogni. Gli italiani, a casa, a dormire, e lui nel deserto della California a fare la storia. Luca Nardi, anni 20, ha lasciato il poster di Novak Djokovic attaccato al muro della cameretta, a Pesaro, e ha battuto quello vero, il numero 1 del mondo in dimensioni 1:1. Dopo tre set, 2 ore e 22 minuti, appena chiuso con un ace il 6-4, 3-6, 6-3, è andato a rete a toccarlo, a constatare con una stretta di mano che fosse vero, umano, fatto di carne, persino fallibile. Era entrato nel tabellone di Indian Wells, un Masters 1000, da lucky loser, la formula che il tennis usa per regalare ad un “perdente fortunato” la carta jolly: Tomas Etcheverry s’è ritirato per un problema al polpaccio, vuoi provarci tu? Appena una settimana fa aveva perso al secondo turno delle qualificazioni contro Goffin. Ma chi, io? Ed ecco l’impresa, da definizione: mai un giocatore con una classifica così bassa – numero 123 del ranking Atp – aveva sconfitto Djokovic in un Masters 1000 o in uno Slam. Mai. Esagerando potremmo scrivere piccoli Sinner crescono, non fosse che entrambi “piccoli” lo sono ancora.

La classica partita perfetta: “L’unico vantaggio che ho è che non mi ha visto mai giocare”, aveva detto. Dopo il match s’è fatto prendere dall’incredulità: “Una sensazione incredibile. Non potevo nemmeno immaginare di giocare una partita contro di lui e ora l’ho anche battuto. Quindi per me è un sogno diventato realtà. Ho un suo poster sulla porta della camera da letto. Ogni sera che vado a letto vedo Novak: ce l’ho e penso che lo terrò”.

RECORD SU RECORD

Nardi entra in top 100 per la prima volta in carriera: è già virtualmente numero 95. E’ solo il terzo giocatore oltre i 100 del mondo a battere Djokovic, dopo Vesely a Dubai 2022 e Juan Martin Del Potro alle Olimpiadi di Rio del 2016. E’ il quarto giocatore con il ranking più basso di sempre che fa fuori un numero 1 al mondo.

Va per la prima volta agli ottavi di finale di un Masters 1000, affronterà lo statunitense Tommy Paul, numero 17 al mondo del ranking.

ag Dire – www.dire.it




Sondaggio Dire-Tecnè: continua a crescere la sfiducia nel governo. FdI primo partito (ma in calo)

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Ancora in calo la fiducia degli italiani nel Governo Meloni. E’ quanto emerge da un sondaggio Dire-Tecnè con interviste effettuate tra il 7 e 8 marzo 2024. Il 53,0% degli elettori non ha fiducia nell’esecutivo, percentuale in salita del +0,2 rispetto alla scorsa settimana. Diminuisce anche la percentuale di chi ha fiducia (-0,1%) attestandosi al 40,1%. Non sa il 6,9% (-0,1).

FDI PERDE QUALCOSA MA RESTA PRIMO AL 27,8%

Anche questa settimana Fratelli d’Italia resta di gran lunga il primo partito nelle preferenze degli italiani, ma proseguendo un trend di un leggero calo. Il Pd resta sempre al secondo posto, ancora con una piccola risalita. La Lega scende leggermente e va sotto l’8%. E’ quanto emerge da un sondaggio Dire-Tecnè con interviste effettuate tra il 7 e 8 marzo 2024.
Il partito di Giorgia Meloni è al 27,8% (-0,3 rispetto a una settimana fa), segue il Pd al 20,2 (+0,2). Al terzo posto il Movimento 5 stelle, con il 16,1 (+0,1).
A seguire Forza Italia al 9,2 con un calo dello 0,1. Lega al 7,9% (-0,2).
Crescono leggermente Azione, che tocca il 4,1% (+0,1%), e +Europa, che con un +0,1% è al 2,6%.
Alleanza Verdi e Sinistra è stabile al 4,0%. Italia Viva al 3,1% perde uno 0,1%. Altri partiti sommati cubano il 5,0% (+0,1%).

MELONI PRIMA TRA LEADER, CONTE DAVANTI A SCHLEIN

Giorgia Meloni resta saldamente in testa nel gradimento dei leader staccando di dieci punti il secondo in classifica, Antonio Tajani. A tallonarli Antonio Conte terzo in classifica, seguito da presso da Elly Schlein. E’ quanto emerge da un sondaggio Dire-Tecnè con interviste effettuate tra il 7 e 8 marzo 2024.
La presidente del Consiglio e capo di FdI raccoglie il 44,0% dei consensi degli intervistati, perdendo un -0,1%.
Il ministro degli Esteri, vicepresidente del Consiglio e leader di Forza Italia è stabile al 34,2%.
Il presidente M5S è terzo, è anche lui stabile rispetto alla scorsa settimana con il 31,0%.
La segretaria Dem è quarta con il 30,0%, grazie a un +0,2% rispetto alla scorsa settimana.
Il segretario federale della Lega, ministro delle Infrastrutture e Trasporti e vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini è quinto al 28,4% perdendo un -0,1%.
A seguire Emma Bonino di +Europa con il 23,8% (+0,1%), Maurizio Lupi al 23,4% (-0,1%), Carlo Calenda con il 21,2% (+0,1%), Angelo Bonelli con il 15,5% (nessuna variazione), Nicola Fratoianni con il 15,4% (+0,1%) e Matteo Renzi con il 14,9% (-0,1%).

agenzia Dire – www.dire.it




8 marzo: “Panchine rosse” alla Farnesina e nelle Ambasciate

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8marzofarnesinaIn occasione della Giornata Internazionale della Donna che si celebra oggi, 8 marzo, in tutto il mondo, il vice presidente del Consiglio e ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani, ha chiesto alla Farnesina di prepararsi a installare in ogni Ambasciata d’Italia nel mondo una “panchina rossa”.
“L’Italia deve mobilitarsi in prima linea per promuovere l’uguaglianza di genere e l’emancipazione femminile, in particolar modo per prevenire e contrastare ogni forma di violenza e anche discriminazione a danno delle donne”, ha dichiarato Tajani. “Per questo anche nel nostro Ministero e in ogni Ambasciata deve entrare il simbolo delle panchine rosse”. Secondo Tajani, “la panchina rossa è un simbolo, il posto vuoto lasciato nella società da una donna vittima di femminicidio: dobbiamo sederci su quelle panchine e dare il nostro sostegno alle donne, contro la violenza ma anche contro la semplice discriminazione”.
Il Ministero degli Affari Esteri nello scorso novembre ha dedicato un’iniziativa a Giulia Cecchettin: “ho ritenuto di dedicare a lei una serie di borse di studio per giovani che verranno a studiare nel nostro Paese e che sognano di fare quello che sognava di fare Giulia”, aveva detto il ministro il 25 novembre. Giulia era una giovane 22enne scomparsa in Veneto insieme all’ex fidanzato e trovata cadavere 7 giorni dopo.
In occasione dell’8 marzo, Tajani ha confermato anche la solidarietà sua personale e di tutti i diplomatici italiani “alle donne, ragazze e bambine che vivono in aree di crisi e di conflitto, nonché alle donne e ragazze che rivendicano, con coraggio, il loro diritto a partecipare alla vita politica, economica, sociale e culturale del loro Paese”.
Il ministro degli Affari Esteri ha evidenziato come “la Presidenza italiana del G7 intenda promuovere, nella filiera sviluppo, azioni concrete con particolare attenzione all’Africa, coerenti con il Piano Mattei”. Nello specifico, il Governo italiano mira a sostenere i partner africani nello sviluppo del potenziale delle donne africane e del loro contributo alla crescita economica del continente, per “assicurare la libertà da ogni forma di discriminazione e violenza di genere, promuovere l’empowerment femminile e rafforzare il ruolo delle donne e delle ragazze nella risposta ai cambiamenti climatici”. (aise)




8 marzo, in Parlamento il 33% di donne. Al Governo la prima premier

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imagoeconomica 1687484 scaled e1643194035321Nell’epoca della prima donna premier in Italia, quante sono le donne in Parlamento e al Governo? E nelle legislature precedenti? Facciamo un po’ di confronti in occasione dell’8 marzo.

Analizzando i dati dell’Ufficio studi della Camera, nella XIX legislatura, la prima con la riduzione del numero dei parlamentari e con una donna premier, la rappresentanza femminile è in lieve flessione, con un calo che si registra in entrambe le Camere: le donne elette in Parlamento sono circa il 33% del totale (di cui 129 alla Camera e 69 al Senato).

Nel 2018 (la XIX legislatura) si toccò il record del 35% delle elette anche perchè per la prima volta si votò con una legge elettorale alle politiche che conteneva l’obbligo dell’alternanza di genere in lista. Questo risultato ci pone appena sopra la media dei Paesi UE-27, che risulta pari al 32,4 per cento

Quanto ai governi, il primato della rappresentanza femminile fu della squadra di Renzi. Bene Meloni. Il maggior numero di donne al governo si è registrato a partire dal 2006, coi governi Prodi II, Berlusconi IV, Letta, Renzi e Gentiloni. Delle 8 ministre (su 16 titolari di dicasteri: la metà esatta) presenti all’avvio del governo Renzi, tre hanno presentato le dimissioni e sono state sostituite da uomini. Su oltre 1.500 incarichi di ministro assegnati nei 64 governi della Repubblica (prima di Meloni), le donne ne hanno ottenuti 78 più 2 interim.

Di questi, 38 incarichi sono stati di ministro senza portafoglio. Alle donne sono stati affidati incarichi prevalentemente nei settori sociali, della sanità e dell’istruzione: ben 48 dicasteri su 80 (inclusi i 2 interim). Nessuna donna dalla I legislatura a oggi, ha rivestito l’incarico di ministro dell’Economia e delle finanze o delle infrastrutture e dei trasporti, dicasteri di vero ‘peso’.

Molto utile per capire il cammino delle donne nelle istituzioni nella storia Repubblicana è il rapporto ‘Parità vo cercando’, preparato dall’Ufficio valutazioni impatto del Senato con un riepilogo dei dati dal 1948 ai giorni nostri. Il dossier ricostruisce l’andamento della presenza femminile nelle istituzioni e al governo.

PARLAMENTO

Le donne sono aumentate in maniera importante: dal 5% della I legislatura si è arrivati a superare il 35 per cento nella XVIII legislatura, grazie anche alle specifiche disposizioni per il riequilibrio di genere introdotte dalla legge elettorale del 2017. Questo trend è confermato anche nella attuale legislatura: la percentuale di donne in Parlamento supera infatti circa il 33 per cento (anche se il dato è in calo rispetto alla precedente).

GOVERNO

Dopo 64 governi retti solo da uomini, nel 2022, per la prima volta nella storia della Repubblica, la carica di Presidente del Consiglio è stata assunta da una donna, Giorgia Meloni. Il Governo Meloni è uno dei tre Governi che ha fatto registrare il maggior numero di ministre, viceministre e sottosegretarie.

DAL ’48 (POCHE ELETTE) ALLA PRIMA PREMIER

Il 18 aprile 1948 si sono tenute le prime elezioni politiche dell’Italia repubblicana. Poche le donne elette in quella prima legislatura: 4 senatrici e 45 deputate, il 5%. Ci sono voluti quasi 30 anni (e altre sette legislature) perché nel 1976 fosse superata la soglia delle 50 presenze in Parlamento, e altri 30 anni per arrivare a 150. Quota 300 è stata superata solo nel 2018, con 334 elette (il 35 per cento). Le urne del 2022 hanno confermato la tendenza: le donne oggi rappresentano stabilmente un terzo dei parlamentari. Nel 2022 è stato anche infranto il ‘soffitto di cristallo’ istituzionale: dopo 64 governi retti da uomini, una donna, Giorgia Meloni, leader del partito di maggioranza relativa, per la prima volta ha assunto la carica di Presidente del Consiglio, dando vita a uno dei tre governi con maggiore presenza femminile (19 donne) nella storia della Repubblica. Un’altra donna, Elly Schlein, è stata eletta segretaria del principale partito di opposizione nel febbraio 2023. Per rompere definitivamente quel ‘tetto di cristallo’ ai vertici delle istituzioni manca solo il Quirinale. Nella Sala delle donne, istituita da Laura Boldrini a Montecitorio nel 2016, manca infatti soltanto la foto della prima presidente della Repubblica. Al momento è stato messo uno specchio (con scritto ‘Potresti essere tu la prima’) in cui ogni donna che visita la Camera dei deputati può specchiarsi e ‘sognare’.

LA PARITÀ DI GENERE IN COSTITUZIONE, E NEL ‘ROSATELLUM’

La Costituzione italiana riconosce, all’articolo 3, il principio della parità di genere, che nel 2003 è stato rafforzato grazie a una modifica dell’articolo 51: “la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini’. La riforma elettorale del 2017, legge n. 165 (il cosiddetto ‘Rosatellum’) ha introdotto varie disposizioni per il riequilibrio della rappresentanza. Altre norme sono previste dalle leggi elettorali per Europarlamento, Regioni ed Enti locali.

LE DONNE NEI GOVERNI DELLA REPUBBLICA

Dal 1948 al 2022 l’Italia ha avuto 65 governi retti da 31 diversi Presidenti del Consiglio, tutti uomini fino all’ottobre 2022. Solo con l’attuale legislatura una donna, Giorgia Meloni, è diventata Presidente del Consiglio. Il suo governo è composto, oltre a lei, da 18 donne.

La prima sottosegretaria è stata la Dc Angela Maria Guidi Cingolani, sottosegretaria all’industria e commercio nel VII governo De Gasperi (1951). La prima ministra è stata Tina Anselmi, altra Dc, responsabile di lavoro e previdenza sociale nel governo Andreotti III (1976). Tredici governi sono stati composti solo da uomini. Solo dal 1983, col governo Fanfani V, la presenza di ministre è diventata costante.

Nel 1996, col governo Prodi I, per la prima volta è stata superata quota 10 donne (tre ministre e nove sottosegretarie). Il maggior numero di donne si è registrato a partire dal 2006, coi governi Prodi II, Renzi, Conte II, Draghi e Meloni. Nessuna donna ha mai rivestito l’incarico di ministro dell’economia e delle finanze.

LE DONNE DEL GOVERNO MELONI

Nel nuovo Esecutivo, le donne ministro sono 6, il 25% sul totale dei ministri. Si tratta di Anna Maria Bernini (Università e ricerca), Elisabetta Casellati (Semplificazione e Riforme), Marina Calderone (Lavoro e Politiche sociali), Alessandra Locatelli (Disabilità), Eugenia Roccella (Famiglia e Pari opportunità), Daniela Santanché (Turiamo). Nel Governo precedente, quello di Mario Draghi, le donne erano 8 su 23 ministri.

Nel Governo Meloni, le cariche di viceministro e sottosegretario ricoperte da donne sono 12 (31,6%) su un totale di 38. Nel dettaglio: 2 le vice ministro (Vania Gava all’Ambiente e Maria Teresa Bellucci al Lavoro) e 10 i sottosegretari donna (Giuseppina Castiello e Matilde Siracusano ai Rapporti con il Parlamento; Maria Tripodi agli Esteri; Wanda Ferro all’Interno; Isabella Rauti alla Difesa; Lucia Albano e Sandra Savino all’Economia; Fausta Bergamotto alle Imprese e Made in Italy; Paola Frassinetti all’Istruzione; Lucia Borgonzoni alla Cultura).

Insomma, tra ministre, viceministro e sottosegretarie, più la presidente del Consiglio, nel governo Meloni ci sono 19 donne su 63 componenti totali.

I SEGGI IN ‘ROSA’ NEL PARLAMENTO ATTUALE

Nella XIX legislatura, iniziata il 13 ottobre 2022, sono state elette 69 senatrici e 129 deputate su un totale di 600 parlamentari (il 33%). La presenza femminile è rimasta stabile anche dopo la riduzione del numero dei membri del Parlamento: uno su tre è donna (nella precedente legislatura, la XVIII, iniziata il 23 marzo 2018, le donne erano 334: il 35%, 205 deputate e 109 senatrici).

In Senato la presenza femminile si attesta oggi a circa il 35%.

La percentuale di donne è più alta tra gli eletti nei collegi uninominali (45%). In nove regioni (Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia Romagna, Toscana, Campania, Sicilia e Sardegna) le donne superano il 35% degli eletti al Senato. La Calabria è sotto il 20%. Umbria e Molise non hanno eletto senatrici.

Alla Camera dei deputati le donne sono il 32%, con una differenza ridotta tra collegi uninominali (31 %) e plurinominali (34%).

In 16 circoscrizioni su 28 la percentuale delle elette è superiore alla media nazionale; quattro circoscrizioni arrivano al 50% e una sola, il Trentino Alto Adige, raggiunge il 57%. Basilicata e Valle d’Aosta non hanno eletto deputate.

LE PRESIDENTI ALLA CAMERA

La carica di presidente della Camera è stata ricoperta da una donna in 5 legislature su 19: nelle legislature VIII, IX e X, con l’elezione di Nilde Iotti (Pci);nella XII legislatura, con Irene Pivetti (Lega Nord); nella XVII legislatura, con Laura Boldrini (Sel).

La prima e unica donna presidente del senato è stata, nella XVIII legislatura, Maria Elisabetta Alberti Casellati (Fi).

La presenza femminile negli organi parlamentari – Consiglio di presidenza del Senato e Ufficio di presidenza della Camera – è stata minima fino alla X legislatura. La prima vicepresidente alla camera è stata eletta nel 1963, con la IV legislatura (Maria Lisa Cinciari Rodano), mentre al Senato nel 1972, con la VI legislatura (Tullia Romagnoli Carettoni). Le prime donne alla carica di questore, una per ciascuna Camera, sono state elette nella XI legislatura.

CONSIGLIO DI PRESIDENZA DEL SENATO

Le donne sono 9 (su 21): 3 vicepresidenti -Anna Rossomando (Pd), Maria Domenica Castellone (M5S) e Licia Ronzulli (Fi)- nessun questore e 6 segretari: Erika Stefani (LSPPSd’Az), Valeria Valente (Pd), Daniela Ternullo (Fi), Giusy Versace (Az-IV-RE), Elena Murelli (LSPPSd’Az), Daniela Sbrollini (IV-C-RE).

L’UFFICIO DI PRESIDENZA DELLA CAMERA

Conta invece 5 donne (su 22): una vicepresidente, Anna Ascani (Pd), nessun questore e quattro segretari di presidenza: Carolina Varchi (FdI), Annarita Patriarca (Fi), Gilda Sportiello (M5S) e Mara Carfagna (Azione). I dati sulle donne nella storia della politica istituzionale italiana.

LE COMMISSIONI PARLAMENTARI

Dalla I alla XVIII legislatura, le presidenze di commissioni parlamentari permanenti attribuite a donne sono state 41: 16 al Senato e 25 alla Camera. Le prime commissioni a guida femminile sono state, nella VII legislatura, la commissione affari costituzionali (Nilde Jotti, Pci) e la commissione igiene e sanità pubblica (Maria Eletta Martini, Dc) alla Camera dei deputati.

Le prime presidenti di commissione al senato sono state invece elette nella XI legislatura: commissione difesa (Vincenza Bono, Psdi) e commissione igiene e sanità (Elena Marinucci, Psi). Il numero più alto di donne presidenti di commissione si è registrato nella scorsa legislatura: 8 al senato e 10 alla camera.

Nella attuale legislatura ci sono 8 presidenti di commissione donna, 4 al Senato, 1 alla Camera e 3 per le commissioni bicamerali. Alla Camera, nessuna delle quattordici Commissioni permanenti è attualmente presieduta da una donna; al Senato la presidenza è assegnata ad una donna in due Commissioni su dieci.

In prevalenza sono state affidate alle donne, nel succedersi delle legislature, commissioni competenti in materia di giustizia e nei settori della difesa, della sanità e dell’istruzione. Nella XVIII legislatura per la prima volta una donna, Carla Ruocco (M5S), ha guidato la Commissione finanze.
Nessuna donna ha mai presieduto la Commissione bilancio.

COMMISSIONI SENATO

Per le commissioni permanenti: Giulia Bongiorno, presidente della Commissione giustizia e Stefania Craxi, presidente della Commissione affari esteri e difesa;. E poi Stefania Pucciareli, presidente della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani e Liliana Segre, Commissione straordinaria intolleranza, razzismo, antisemitismo, istigazione all’odio e alla violenza.

UNA SOLA DONNA ALLA CAMERA GUIDA UNA COMMISSIONE: Chiara Gribaudo, Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro in italia.

LE BICAMERALI

Quattro donne al vertice: Barbara Floridia, Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi; Michela Vittoria Brambilla, Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza; Chiara Colosimo, Commissione antimafia; Martina Semenzato, Commissione Femminicidio.

COMMISSIONI DI INCHIESTA: Per quanto riguarda le commissioni parlamentari di inchiesta – bicamerali e monocamerali – fino alla XVIII legislatura, su 111 presidenze le donne ne hanno avute 15 (il 13,5%): otto bicamerali (su 56) e sette (su 55) monocamerali.

LA PRIMA PRESIDENZA BICAMERALE è stata di Tina Anselmi, che nell’VIII e nella IX legislatura ha presieduto la Commissione d’inchiesta sulla P2. La commissione Antimafia ha avuto tre presidenti donne su 15 (Tiziana Parenti nella XII legislatura e Rosy Bindi nella XVII; nell’attuale legislatura c’è Chiara Colosimo).

Lidia Menapace, eletta nella XV legislatura al vertice della Commissione sull’uranio impoverito, è stata la prima donna a presiedere una Commissione monocamerale al Senato. Nella XVIII legislatura, una sola commissione d’inchiesta monocamerale è stata presieduta da una donna: la Commissione di inchiesta sul femminicidio, guidata al Senato da Valeria Valente.

Anche al vertice delle commissioni e dei comitati di controllo, di indirizzo e di vigilanza in oltre 70 anni la presenza di donne è stata minima. Rosa Russo Jervolino, nella IX legislatura, è stata l’unica donna a presiedere la Vigilanza Rai (13 gli uomini, compresa la XVIII legislatura); Nessuna donna è stata al vertice del Copasir, il Comitato per la sicurezza della Repubblica: sei gli uomini (compresa l’attuale legislatura).

Al contrario, la Bicamerale per l’infanzia non ha mai avuto presidenti uomini, mentre le donne sono state sette, contando anche l’attuale presidente Vittoria Brambilla (prima di lei Mariella Scirea, Maria Burani Procaccini, Anna Serafini, Alessandra Mussolini e Licia Ronzulli).

ag Dire – www.dire.it




All’ospedale italiano al Cairo cure e speranze per le vittime di Gaza

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“Mamma, dov’è la mia gamba?”. Questa la prima domanda che ha fatto Ahmad, tre anni, quando si è svegliato dopo l’intervento chirurgico. “I medici hanno provato a lungo a salvargliela ma le placche in metallo messe per tenere i legamenti non impedivano il sanguinamento e inoltre aveva due fratture e aveva perso le ossa del ginocchio” racconta la mamma, Jidana, originaria di Nuseirat, nel centro della Striscia di Gaza. La incontriamo in Egitto, all’ospedale italiano del Cairo, dove Ahmad riceverà la protesi provvisoria messa a disposizione dal ministero della Sanità locale, prima di essere trasferito in Italia tramite i corridoi umanitari promossi dall’Associazione delle organizzazioni di solidarietà e cooperazione internazionale (Aoi) e da vari altri organismi della società civile e istituzioni. Ahmad è uno dei mille bambini che secondo Unicef ha subito l’amputazione di un arto in conseguenza dell’offensiva militare che Israele ha sferrato contro la Striscia di Gaza, dopo gli assalti dei commando di Hamas del 7 ottobre.

“Non ci aspettavamo che avrebbero bombardato le case” dice la madre: “E’ stato di notte, dormivamo”. Dei quattro figli, anche la maggiore di 11 anni ha subito una ferita alla gamba e Jidana stessa si è rotta la caviglia. “Da allora, mia figlia è ricoverata all’ospedale egiziano di Port Said. Non la vedo da più di tre mesi. Sono felice di andare in Italia ma tre settimane fa ho dovuto lasciare gli altri miei due figli di sette e nove anni con mia madre. Vivono in tenda ed è molto difficile sentirli”.
Laggiù “non hanno da mangiare” denuncia ancora Jidana. “Gli aiuti non arrivano, trovano solo cibo in scatola, mancano latte, farina, zucchero. Mia cugina ha partorito due gemelli e non trova i pannolini, un pacco arriva a costare 50 dollari“.

Anche Samar ha quattro figli e in braccio tiene la più piccola di due: lei si chiama Bisan e ha un problema al tratto digerente. Gli altri bambini sono a Dair Al-Balah. “Ha una malattia rara e a causa della guerra abbiamo dovuto interrompere le cure” dice Samar della sua piccolina. “Resterò con lei in Italia per il tempo necessario, ma voglio tornare a Gaza il prima possibile: tutti vogliono tornare a Gaza”. Lo conferma Yasmine, la zia che ha accompagnato Ibrahim, sette anni, anche lui affetto da una malattia rara. Gioca con le bolle di sapone mentre la zia spiega: “Speriamo di curarlo perché anche sua sorella Lara ne era affetta ed è morta, aveva sette anni come Ibrahim oggi. Non aveva più potuto ricevere le medicine a Gerusalemme, e a Gaza sono introvabili”.

Già prima del 7 ottobre gli abitanti di Gaza facevano i conti, da un lato, con un sistema sanitario che non riesce a rispondere a tante necessità e, dall’altro, con il divieto imposto da Israele di lasciare la Striscia. Per spostarsi va chiesta l’autorizzazione al Coordinatore delle attività governative nei Territori (Cogat), un’unità del ministero della Difesa israeliano. Anche in questo caso la domanda è stata inoltrata al Cogat. “Sono gli ospedali che valutano i casi e stabiliscono l’ordine di priorità” riferiscono Samar e Yasmine.
C’è poi l’Egitto. “Cerchiamo di dare tutto l’aiuto possibile” spiega suor Pina De Angelis, missionaria comboniana che al Cairo lavora all’ospedale italiano da 38 anni e si sta occupando di assistere le famiglie. “Una mamma nel viaggio col bambino piccolo ha perso la valigia, non aveva nulla con sé” dice la religiosa. “Le abbiamo subito trovato i pannolini. Una bambina invece quando è arrivata è stata un giorno senza parlare. È bastato dormire di nuovo in un letto vero e fare una doccia che le è tornato il sorriso”.

Nei prossimi giorni l’ospedale italiano – fondato nel 1903, l’unico in Africa ad avere al suo interno sia una chiesa che una moschea – accoglierà altri bambini feriti.
“Israele sta conducendo una guerra contro il settore sanitario” denuncia Marwan Jilani, vicepresidente della Mezzaluna Rossa palestinese (Prcs). “Sanno che la gente resterà finché avrà a disposizione medicine e cure. Vorrei riuscire a descrivere l’immensa pressione e i sacrifici che stanno affrontando i lavoratori nel settore sanitario: si è andati oltre la violazione del diritto umanitario”.

ag Dire – www.dire.it




Ancelotti avrebbe frodato il fisco spagnolo. La Procura chiede 4 anni e 9 mesi di carcere

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3c7afcd9f3e1ae6858d9559173df8174La Procura spagnola chiede quattro anni e nove mesi di reclusione a Carlo Ancelotti per frode fiscale.

Lo si legge in un comunicato stampa dove la procura della regione di Madrid precisa che l’allenatore del Real è accusato di aver frodato le casse pubbliche spagnole per oltre un milione di euro nel corso degli anni 2014 e 2015. omettendo di dichiarare il suo reddito derivante dai diritti di immagine.

ansa.it




Tunisia. Tre cooperanti italiani in stato di fermo

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downloadLa Farnesina segnala che tre cooperanti italiani, impegnati in attività di cooperazione per l’organizzazione della società civile Cesvi in Tunisia, sono stati posti in stato di fermo nei giorni scorsi, insieme ad altro membro dello staff Cesvi, per presunte irregolarità legate a prelievi di denaro da una banca locale.

I tre cooperanti – riferisce in una nota il ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale – operano su alcuni progetti in Libia, paese il cui sistema bancario mantiene una serie di limitazioni che rendono necessari, per chi vi si trova a operare e abbia necessità di valuta, periodici prelievi di denaro in Tunisia. Sin dall’inizio della vicenda l’ambasciata d’Italia a Tunisi, in stretto coordinamento con la Farnesina, ha assicurato assistenza ai connazionali ed è in costante contatto con Cesvi, che sta fornendo tutte le necessarie informazioni alle autorità inquirenti per consentire un rapido chiarimento e arrivare a un auspicabile, rapido rilascio di tutte le persone coinvolte.




Washington. Giorgia Meloni a colloquio con il presidente USA Joe Biden

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melonibidenLe relazioni bilaterali tra Italia e Stati Uniti sono “eccellenti” e sono “arricchite dalla presenza di oltre 20 milioni italo-americani” in Usa. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, dopo aver incontrato il presidente Joe Biden a Washington DC, prima tappa del suo viaggio in Nord America in qualità di presidente di turno del G7.
L’incontro con Biden, il 1° marzo scorso, come si legge in un comunicato di Palazzo Chigi, “ha permesso di fare un punto sull’eccezionale stato delle relazioni bilaterali tra le due Nazioni, nel solco della Dichiarazione congiunta dello scorso luglio. La discussione ha messo in luce gli approcci condivisi alle più pressanti sfide globali. Con riferimento all’aggressione russa all’Ucraina si è ribadita la comune difesa dell’ordine internazionale basato sulle regole. Analoga unità di vedute è stata registrata sulla crisi in Medio Oriente, in chiave di prevenzione di una escalation regionale e di sostegno umanitario a Gaza, alla sicurezza e stabilità nel Mar Rosso e al coordinamento transatlantico nell’area Indo-Pacifica. Il colloquio ha anche permesso uno scambio di vedute sulla cooperazione con il Continente africano, nel quadro del Piano Mattei per l’Africa, e sulle opportunità di collaborazione in aree di comune interesse, anche al fine di affrontare insieme la sfida migratoria. In questo ambito, da parte italiana è stata presentata l’iniziativa per una Coalizione internazionale contro i trafficanti di esseri umani”.
“Sul piano bilaterale”, continua la nota, “i due leader hanno constatato con soddisfazione che lo scorso anno l’interscambio commerciale tra Italia e Stati Uniti ha raggiunto il suo massimo storico, con un volume di 102 miliardi di dollari, convenendo di poter raggiungere risultati ancora più ambiziosi”.
Durante la vista di Meloni a Washington è stato inoltre annunciato il trasferimento in Italia di Chico Forti, detenuto da 24 anni in USA.
Biden sarà in Italia e più precisamente in Puglia il prossimo giugno per il vertice dei leader G7, un vertice che, ha annunciato Meloni, sarà “concreto e sostanziale. Intendiamo innanzitutto riaffermare l’ordine internazionale basato sulle regole, difendendo la libertà e costruendo la pace per l’Ucraina e, nel farlo, penso che dobbiamo affrontare la narrazione che vuole “l’Occidente contro il resto del mondo”. Dunque, il nostro dialogo con il Sud globale all’interno del G7 è essenziale”.
Medio Oriente, Mediterraneo, Intelligenza Artificiale e cooperazione strategica i punti toccato da Giorgia Meloni nelle dichiarazioni rese al termine del colloquio con Biden.
“La crisi in Medio Oriente è estremamente preoccupante”, ha detto la presidente del Consiglio. “Dobbiamo coordinare le nostre azioni per evitare un’escalation e, a tale riguardo, sosteniamo pienamente gli sforzi di mediazione degli Stati Uniti. La crisi umanitaria è la nostra priorità numero uno. È su questo che l’Italia sta concentrando il suo contributo. Intanto stiamo collaborando con tutti gli attori regionali che devono far parte di qualsiasi esito futuro. Dobbiamo lavorare insieme su passi concreti per garantire la prospettiva dei due Stati, che è l’unica soluzione sostenibile a lungo termine. E poi, gli attacchi degli Houthi alle navi commerciali che mettono in pericolo la libertà di navigazione nel Mar Rosso sono inaccettabili. L’operazione navale dell’Ue “Aspides”, che, come sapete, è sotto il comando tattico italiano, è una risposta importante alle interruzioni del transito nel Mar Rosso”.
Quanto al ruolo dell’Italia nel Mediterraneo, “il G7 presterà particolare attenzione anche al continente africano. Ne abbiamo discusso molte volte, perché credo che dobbiamo ricordare che l’Africa non è un continente povero; è, invece, incredibilmente ricca di risorse umane e materiali, ma è stata a lungo trascurata e sfruttata con un approccio predatorio. Insieme a voi voglio invertire questo approccio, che è anche una causa principale della crisi migratoria. Dobbiamo sostenere lo sviluppo dell’Africa su base paritaria e porre fine alla migrazione illegale, combattendo il traffico di esseri umani. La tratta di esseri umani è diventata il crimine più remunerativo a livello globale, e non possiamo più accettarlo. Per questo motivo, sono venuta qui oggi anche con una proposta di lanciare un’alleanza globale contro i trafficanti di esseri umani”.
“Il G7 discuterà anche di intelligenza artificiale”, che, ha osservato Meloni, “è un mezzo, può essere uno buono o uno cattivo, dipende dalla nostra capacità di governarla, di affrontare i rischi e l’impatto che può avere, ad esempio sul mercato del lavoro. Vogliamo sviluppare l’IA, ma vogliamo anche essere certi che rimanga incentrata sull’uomo”.
Infine, “ma non meno importante, sono venuta qui per rafforzare la nostra cooperazione strategica”, ha concluso Giorgia Meloni. “Le nostre relazioni sono arricchite dalla presenza di oltre 20 milioni italo-americani. Durante il nostro ultimo incontro qui a Washington, avevamo detto che volevamo migliorare la nostra cooperazione bilaterale e il nostro commercio, e lo abbiamo fatto, perché nel 2023 il nostro commercio bilaterale ha raggiunto la cifra più alta di sempre, con 102 miliardi di dollari di scambio. Quindi, credo che abbiamo fatto un buon lavoro, ma credo anche che possiamo fare ancora meglio, e spero che questo sarà il nostro obiettivo comune per quest’anno”. (aise)