Il tricolore di Astrosamantha torna al Quirinale

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164108638 f39dd315 0c95 415d b5ce 8887f0b778ac“Bentornata!”. Sergio Mattarella ha accolto al Quirinale l’astronauta dell’ESA Samantha Cristoforetti che ha guidato, prima donna europea, la Stazione spaziale internazionale nel settembre scorso.
“Le riconsegno la bandiera tricolore che ho avuto l’onore di ricevere da lei per portarla sulla Stazione spaziale” ha detto Samantha Cristoforetti, restituendo la bandiera al presidente della Repubblica. “L’ha mostrata dallo spazio, è stato molto bello vederla, la ringrazio” ha risposto il Presidente.
L’astronauta, rigorosamente con la tuta azzurra dell’Esa e la mostrina verde-bianca-rossa al braccio, ha poi consegnato a Mattarella una foto che la ritrae con la bandiera tricolore davanti alla ‘cupola’ della Stazione spaziale, “una finestra sul mondo che è stata costruita qui in Italia” ha spiegato.

All’incontro al Quirinale hanno partecipato anche il Ministro delle Imprese e del Made in Italy con delega alle politiche spaziali e aerospaziali, Adolfo Urso, il Direttore dei programmi dell’Osservazione della Terra dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e capo dell’ESRIN, Simonetta Cheli, e il Presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, Giorgio Saccoccia con il Direttore generale, Fabrizio Tosone.
“È un piacere accogliervi, è sempre emozionante vederla nello spazio” ha proseguito il Presidente mentre Samantha Cristoforetti lo ha ringraziato “per il supporto, l’interesse e l’affetto con cui da sempre segue noi astronauti e l’attività dell’Italia e dell’Europa nello spazio”.

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I formaggi italiani sono i migliori del mondo, francesi arrabbiatissimi

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155338005 7edaf37b cad3 4c84 b107 3f72c63a0240La notizia che il miglior formaggio del mondo è italiano – anzi che i quattro migliori formaggi del mondo sono italiani e che, nella short-list dei primi 10, ce ne sono ben otto – non è stata digerita dai cugini d’Oltralpe.

A scatenare l’irritazione francese è stata la classifica di un sondaggio online pubblicato da TasteAtlas; una classifica che peraltro ha stabilito che tra i 100 migliori formaggi, il primo dei francesi è solo al tredicesimo posto.

L’affronto ha scatenato gli utenti di Twitter ma anche gli osservatori. C’è chi ha parlato di “provocazione”, chi di “arbitro truccato”, chi ha sostenuto che gli italiani semplicemente “sono più bravi nel marketing del proprio cibo”. E c’è chi si è scatenato: “50 formaggi e niente Camembert. È una sciocchezza. Non può essere vero.

Dove sono Morbier, Roquefort o St Nectaire? La tripletta dei migliori formaggi mai creati? Com’è possibile che la Mozzarella finisca davanti al Comté?”. Non hanno protestato solo gli internauti francesi: “Nessuno dei nostri prodotti è nella top 10. Noi, il Paese del formaggio…

Come è possibile?”, si è lamentata Marie-Sophie Lacarrau, conduttrice del telegiornale dell’ora di pranzo su TF1, il canale più popolare di Francia.

La classifica è stata stilata da un sito web croato, specializzato in cibo, fondato nel 2015 da una giornalista croata, Matija Babic. La piattaforma – che non è certo la ‘bibbia’ dei gourmet- si presenta come “una guida di viaggio ed esperienze sulla cucina tradizionale, che raccoglie ricette autentiche, recensioni di critici gastronomici e ricerche su ingredienti e piatti popolari”, “un atlante mondiale di piatti tradizionali, ingredienti locali e ristoranti autentici”.

Ogni anno ci sono ogni genere di classifiche, dai piatti più gustosi alle ‘specialità’ peggiori al mondo. Stavolta, la classifica dei formaggi. È il Parmigiano Reggiano il formaggio che svetta sul gradino più alto del podio, un podio peraltro 100% italiano: al secondo posto, il Gorgonzola piccante seguito a ruota dalla Burrata, dietro il Grana Padano. Lo Stracchino di Crescenza si è piazzato al sesto posto mentre la Mozzarella di Bufala Campana al settimo.

otto formaggi italiani tra i primi cento la rabbia dei francesi
© AGF

Mozzarella di bufala

Una vetta tutta italiana, interrotta solo da un discreto quinto posto per il messicano Oaxaca Cheese. Dopodiché l’Italia si è accaparrata praticamente tutto il resto, visto che il Pecorino Sardo e il Pecorino Toscano hanno ottenuto rispettivamente il 9° e il 10° posto. Solo il Queijo Serra da Estrala, un formaggio portoghese, è riuscito a inserirsi al 7imo posto nella top 10.

Da notare che gli internauti francesi avevano già notato la mancanza di passione per la cucina francese degli utenti del sito (che peraltro ha 760mila follower su Facebook e oltre 21mila follower su Twitter): in una precedente classifica, pubblicata a fine dicembre, la cucina francese era arrivata al 9° posto della classifica mondiale, dietro – smacco nello smacco – a quella degli Stati Uniti. E neanche a dirlo, ancora una volta gli italiani avevano conquistato il primo posto.

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Credito d’imposta, niente cessione per il superbonus

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183137218 77ba89dc cfe1 4cee ae2d e8ea0fe8cd27Il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto legge con misure urgenti in materia di cessione di crediti d’imposta relativi agli incentivi fiscali. Non sarà più possibile effettuare l’opzione dello sconto in fattura né la cessione dei crediti d’imposta per i bonus fiscali.

Il testo interviene, in particolare, per modificare la disciplina riguardante la cessione dei crediti d’imposta relativi a spese per gli interventi in materia di recupero patrimonio edilizio, efficienza energetica e “superbonus 110%”, misure antisismiche, facciate, impianti fotovoltaici, colonnine di ricarica e barriere architettoniche.

L’oggetto dell’intervento non è il bonus, bensì la cessione del relativo credito, che ha potenzialità negative sull’incremento del debito pubblico. Dall’entrata in vigore del decreto, con l’eccezione di specifiche deroghe per le operazioni già in corso, non sarà più possibile per i soggetti che effettuano tali spese optare per il cosiddetto “sconto in fattura” né per la cessione del credito d’imposta. Inoltre, non sarà più consentita la prima cessione dei crediti d’imposta relativi a specifiche categorie di spese; resta invece inalterata la possibilità della detrazione degli importi corrispondenti.

Si abrogano le norme che prevedevano la possibilità di cedere i crediti relativi a: spese per interventi di riqualificazione energetica e di interventi di ristrutturazione importante di primo livello (prestazione energetica) per le parti comuni degli edifici condominiali, con un importo dei lavori pari o superiore a 200.000 euro; spese per interventi di riduzione del rischio sismico realizzati sulle parti comuni di edifici condominiali o realizzati nei comuni ricadenti nelle zone classificate a rischio sismico 1, 2 e 3, mediante demolizione e ricostruzione di interi edifici, eseguiti da imprese di costruzione o ristrutturazione immobiliare, che provvedano alla successiva alienazione dell’immobile.

Si introduce anche il divieto, per le pubbliche amministrazioni, di essere cessionarie di crediti d’imposta relativi agli incentivi fiscali maturati con tali tipologie di intervento. Infine, il testo chiarisce il regime della responsabilità solidale nei casi di accertata mancata sussistenza dei requisiti che danno diritto ai benefici fiscali.

Con le nuove norme, ferme restando le ipotesi di dolo, si esclude il concorso nella violazione, e quindi la responsabilità in solido, per il fornitore che ha applicato lo sconto e per i cessionari che hanno acquisito il credito e che siano in possesso della documentazione utile dimostrare l’effettività delle opere realizzate.

L’esclusione opera anche per i soggetti, diversi dai consumatori o utenti, che acquistano i crediti di imposta da una banca, o da altra società appartenente al gruppo bancario di quella banca, con la quale abbiano stipulato un contratto di conto corrente, facendosi rilasciare un’attestazione di possesso, da parte della banca o della diversa società del gruppo cedente, di tutta la documentazione. Resta, peraltro, fermo che il solo mancato possesso della documentazione non costituisce causa di responsabilità solidale per dolo o colpa grave del cessionario, il quale può fornire con ogni mezzo prova della propria diligenza o non gravita della negligenza.

Il Consiglio ha concordato che le associazioni di rappresentanza delle categorie maggiormente interessate dalle disposizioni del decreto-legge saranno sentite dal Governo il prossimo 20 febbraio.

Al termine della riunione del Consiglio dei ministri il vicepremier Antonio Tajani ha sottolineato come la situazione relativa ai crediti d’imposta sia “fuori controllo”.

“Abbiamo deciso di bloccare in futuro la cessione dei crediti d’imposta a regioni e comuni perché c’è stata una lievitazione di questi crediti che, ahimè, è avvenuta per una mancata pianificazione da parte del governo precedente”. Lo ha sottolineato il vice premier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, in conferenza stampa al termine del Cdm.

“Il governo Draghi – ha aggiunto Tajani – ha tentato di bloccare questo andamento, ma ormai era troppo tardi, la situazione era fuori controllo. Ecco perché è stato necessario intervenire e tamponare gli errori commessi in passato. Si tratta di un’azione per impedire che la mancanza di controllo in passato provocasse danni gravi all’economia”.

Ma l’approvazione del decreto ha subito scatenato reazioni preoccupate. In primo luogo delle categorie direttamente interessate. “La cessione del credito è nata nel 2016, ben prima dell’introduzione del superbonus, per favorire l’utilizzo delle detrazioni fiscali da parte delle famiglie meno abbienti. Negli anni successivi, il meccanismo è stato modificato in vari modi, discutibili come ogni cosa. Lascia quantomeno perplessi, se confermata, la scelta del Governo – dice il presidente di Confedilizia Giorgio Spaziani Testa – di eliminare del tutto questo sistema. Attendiamo fiduciosi le notizie e le spiegazioni che saranno fornite, ma buttare il bambino con l’acqua sporca non sarebbe la scelta più saggia”.

E non mancano le reazioni politiche. Il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte si dice preoccupato “non tanto dall’affossamento di una misura ideata dal M5S”, ma dal “colpo letale al settore dell’edilizia, che negli ultimi due anni ha dato un contributo fondamentale alla crescita record del Pil. Qui si gioca sulla pelle di lavoratori e famiglie e si mette a repentaglio il futuro di almeno 25 mila aziende dell’edilizia, 130 mila posti di lavoro”.

Attraverso Facebook, Conte definisce il provvedimento “un’intollerabile presa in giro degli italiani, considerando le promesse elettorali del centrodestra sulla protezione dei bonus edilizi e la partecipazione di autorevoli esponenti del centrodestra alle tante piazze che si sono riunite a tutela dell’edilizia”. “Ci chiediamo infine come farebbe a restare un minuto di più al Governo un partito, come Forza Italia – conclude – che in Parlamento e a livello locale ha promesso e prospettato numerose iniziative a tutela del Superbonus e della cessione dei crediti d’imposta”.

“La scelta del governo di chiudere il bonus 110% è totalmente condivisibile. È un provvedimento che ha generato uno spreco di risorse mai visto nella recente storia repubblicana. Un provvedimento iniquo e che ha drogato il mercato. Brava Giorgia Meloni”. Lo scrive su Twitter il leader di Azione, Carlo Calenda. 

E per Azione interviene anche il vicesegretario e portavoce Mariastella Gelmini. “Sulla questione dell’acquisto dei crediti del superbonus la maggioranza sta andando in tilt e il governo si prepara a contraddire anche regioni guidate dalle stesse forze politiche che lo sostengono. A rimanere schiacciate da questa morsa rischiano di essere famiglie e imprese. Si può legittimamente essere critici sulla natura di questa misura agevolativa di cui tanto si è discusso, ma non si può consentire che a pagare le conseguenze di scelte politiche incerte e contraddittorie sia un intero comparto produttivo insieme a migliaia di onesti committenti che sulla possibilità di vendere i crediti hanno fatto legittimo affidamento. In merito al paventato stop totale alla cessione e allo sconto in fattura devono essere garantiti tutti gli interventi già in corso”.

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Italia nel mirino dell’Ue per il reddito di cittadinanza e l’assegno unico

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imagoeconomica 2384251Doppia procedura d’infrazione contro l’Italia da parte della Commissione europea in merito al reddito di cittadinanza e all’assegno unico. Lo fa sapere una nota della stessa Commissione. Per entrambe le notifiche di procedura, l’Italia dispone ora di due mesi per rispondere alle osservazioni sollevate dalla Commissione.

I RILIEVI SUL REDDITO DI CITTADINANZA

Una delle condizioni per accedere al reddito di cittadinanza in Italia è infatti la residenza nel Paese per dieci anni, di cui due consecutivi. Secondo i regolamenti e direttive europee, invece, le prestazioni di assistenza sociale dovrebbero essere pienamente accessibili ai cittadini dell’Ue che sono lavoratori subordinati, autonomi o che hanno perso il lavoro, indipendentemente dalla loro storia di residenza; dovrebbero poter beneficiarne i cittadini comunitari che non lavorano per altri motivi, con la sola condizione che risiedano legalmente in Italia da più di tre mesi.

Pertanto, il requisito della residenza di dieci anni si qualifica come discriminazione indiretta, in quanto è più probabile che i cittadini non italiani non soddisfino questo criterio. Il regime italiano del reddito di cittadinanza discrimina inoltre direttamente i beneficiari di protezione internazionale, che non possono accedere a tale beneficio. Infine, il requisito della residenza potrebbe impedire agli italiani di trasferirsi per lavoro fuori dal Paese, in quanto non avrebbero diritto al reddito minimo al rientro in Italia.

LA PROCEDURA D’INFRAZIONE UE SULL’ASSEGNO UNICO

La seconda procedura d’infrazione della Commissione europea contro l’Italia riguarda l’assegno unico universale, introdotto nel marzo 2022, di cui possono beneficiare solo le persone che risiedono da almeno due anni in Italia, e solo se risiedono nella stessa famiglia dei loro figli. Secondo la Commissione, questa legislazione viola il diritto dell’Ue in quanto non tratta i cittadini comunitari allo stesso modo, il che si qualifica come discriminazione. Inoltre, il regolamento sul coordinamento della sicurezza sociale vieta qualsiasi requisito di residenza per ricevere prestazioni di sicurezza sociale come appunto gli assegni familiari.

ag.Dire – www.dire.it




Jet a Kiev. Il Parlamento europeo approva

ucraina: jet veloci francia in addestramento sulla bosnia da lunedì

ucraina: jet veloci francia in addestramento sulla bosnia da lunedì

Via libera dell’Eurocamera alla risoluzione, presentata ad un anno dall’inizio della guerra in Ucraina, in cui si chiede di fornire a Kiev “aiuti militari per tutto il tempo necessario”.

Nel testo si invita la Commissione a “prendere in seria considerazione la fornitura di aerei da combattimento, elicotteri, sistemi missilistici e un aumento
delle munizioni.

Il via libera è arrivato con 444 voti favorevoli, 26 no e 37 astensioni. La risoluzione chiede di utilizzare i beni russi congelati dall’Ue per ricostruire l’Ucraina, rafforzare le sanzioni contro Mosca e i suoi alleati e avviare i negoziati di adesione con Kiev quest’anno.

Il ministro degli Esteri israeliano Eli Cohen è arrivato a Kiev dove vedrà il presidente Volodomyr Zelensky. E’ la prima volta che un esponente israeliano arriva in Ucraina dall’invasione russa del Paese. Cohen – secondo un portavoce – annuncerà il ritorno dell’ambasciata israeliana in Ucraina per attività continue a Kiev. Cohen, secondo il ministero degli Esteri, dovrebbe vedere anche il suo omologo Dmytro Kuleba. Oltre a Kiev, Cohen andrà anche a Bucha e Babi Yar.

“Sono arrivato oggi per la prima visita di un ministro israeliano a Kiev dallo scoppio dei combattimenti. Nell’ultimo anno – ha detto Cohen – Israele si è schierato a fianco del
popolo ucraino e della parte dell’Ucraina. Oggi sventoleremo la bandiera israeliana presso l’ambasciata israeliana a Kiev, che tornerà ad attività continue al fine di rafforzare le relazioni tra i Paesi”.

L’esercito ucraino ha abbattuto la notte scorsa 16 missili russi durante il 15mo attacco su larga scala delle forze di Mosca, che ha colpito anche infrastrutture critiche in diverse regioni del Paese: lo ha reso noto l’Aeronautica militare ucraina, secondo cui le forze russe hanno lanciato oltre 30 missili. Lo riporta il Kyiv Independent.

La Russia ha colpito la notte scorsa obiettivi nel nord e nell’ovest del Paese, oltre che nelle regioni di Dnipropetrovsk e Kirovohrad, secondo qualto ha noto su Telegram il capo di gabinetto del presidente Volodymyr Zelensky, Andriy Yermak. “Un altro attacco missilistico da parte dei russi. Hanno lanciato missili e UAV (droni, ndr) di notte. Purtroppo, ci sono attacchi nel nord e nell’ovest dell’Ucraina, così come nelle regioni di Dnipropetrovsk e Kirovohrad”, ha scritto l’alto funzionario.

Yermak ha aggiunto che le forze russe hanno cambiato tattica, utilizzando finti obiettivi per operazioni di sorveglianza prima degli attacchi e per confondere la difesa aerea di Kiev. “Tuttavia – ha sottolineato – le unità di difesa aerea hanno abbattuto la maggior parte dei missili e degli UAV del nemico”. Come riportato in precedenza, i russi hanno colpito infrastrutture critiche nella regione di Leopoli, hanno riferito le autorità locali su Telegram.

L’Aeronautica militare ha precisato che otto missili da crociera Kalibr sono stati lanciati da una fregata nel Mar Nero, 12 missili da crociera X-101/X-555 sono stato lanciati da due bombardieri strategici Tu-95 dal Mar Caspio e 12 missili da crociera X-22 sono stati lanciati da sei bombardieri a lungo raggio Tu-22 dalla frontiera russa della regione di Kursk. Inoltre, due missili guidati X-59 sono stati lanciati da due aerei tattici Su-35 dall’area occupata di Melitopol, nella regione di Zaporizhzhia.

Una nuova allerta aerea ha interessato quindi nella notte l’intera Ucraina, con esplosioni avvertite a Kremenchuk nell’oblast di Poltava, nell’Ucraina centrale, mentre il governatore dell’oblast di Leopoli, Maksym Kozytskyi, ha esortato i residenti a rimanere nei rifugi ed ha riferito che le forze russe hanno colpito ‘infrastrutture critiche’. A Pokrovsk, nell’oblast ucraino di Donetsk, si contano tre morti e 11 feriti in seguito all’attacco missilistico di ieri. Una persona è stata uccisa e altre sette sono rimaste ferite invece a Pavlograd, nella regione di Dnipropetrovsk.

Secondo il fondatore dell’organizzazione di mercenari russi Wagner, Yevgeny Prigozhin, la mancata avanzata di Mosca nel Donetsk è causata dalla mostruosa burocrazia militare della Russia. In battaglia “la lentezza dei progressi russi è dovuta alla mostruosa burocrazia militare: Bakhmut, l’epicentro dei combattimenti nell’Ucraina orientale, non sarà conquistata prima di marzo o aprile”, ha detto Prigozhin in un video su Telegram. E ha aggiunto che i progressi dipenderanno dall’invio di “riserve da parte dell’avversario”, criticando la Russia per non essere riuscita a conquistare la città entro la fine del 2022.

La Bielorussia si unirà all’offensiva russa in Ucraina “solo” se verrà attaccata, ha detto il presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko.

La Nato accelera sulle munizioni, Lavrov minaccia – La nuova massiccia offensiva della Russia contro l’Ucraina, a un anno dall’invasione di terra, è in una fase di preparazione molto avanzata, se non addirittura “già
iniziata”: movimenti al confine di truppe e mezzi – aerei compresi – non sono passati inosservati, così come le navi nucleari nel Baltico e 4 caccia russi che lunedì hanno sfiorato l’Alaska. Stati Uniti ed Europa intendono quindi accelerare sulla consegna di armi a Kiev che le consentano di difendersi e vincere sul campo di battaglia. Unico modo – secondo l’Alto rappresentante Ue Josep Borrell – per arrivare ad un negoziato, e quindi alla pace. Mentre da Mosca continuano invece ad arrivare minacce sempre meno velate all’Occidente, in attesa del discorso che il 21 febbraio Vladimir Putin terrà davanti al Parlamento russo.

La Russia invece starebbe subendo pesanti perdite durante il suo assalto continuato alla città di Bakhmut, secondo quanto affermano le autorità di Kiev, citate dai media ucraini. Il gruppo mercenario privato Wager e agli altri i gruppi militanti sostenuti dalla Russia attivi nell’Ucraina orientale starebbero perdendo fino all’80% di alcune delle loro unità d’assalto, ha dichiarato il viceministro della Difesa ucraino Hanna Malyar su Telegram.

Per gli alleati però non è ancora il momento di fornire i jet richiesti dagli ucraini per proteggere i propri cieli dove oggi sono stati intercettati, e in parte abbattuti, anche sei presunti palloni-spia sulla capitale. Per ora il premier svedese Ulf Kristersson, presidente di turno dell’Ue in visita a Kiev da Volodymyr Zelensky, ha proposto la creazione di una coalizione che decida sugli aerei da combattimento. Ma intanto la Nato ha deciso di incrementare urgentemente la produzione di munizioni, di artiglieria come di contraerea, che dopo 12 mesi di guerra cominciano a scarseggiare anche tra gli alleati.

Il segretario generale Jens Stoltenberg ha annunciato, al termine del Consiglio dei ministri della Difesa dell’Alleanza, che oltre agli Usa e alla Francia anche la Germania, la Norvegia e altri Paesi membri hanno firmato contratti con le aziende del settore per incrementare la produzione: “Si stanno rafforzando sia le linee produttive esistenti che investendo in nuove fabbriche”. “Siamo totalmente concentrati a fornire capacità e non solo mezzi”, ha quindi sottolineato il capo del Pentagono, Lloyd Austin, dicendosi convinto che “gli ucraini avranno buone possibilità di fare una differenza significativa sul campo di battaglia e di stabilire l’iniziativa. Ed essere in grado di sfruttare questa iniziativa in futuro”.

Un futuro che potrebbe essere imminente: “La guerra si deciderà questa primavera e questa estate”, ha previsto Borrell, ribadendo la necessità di “aiutare l’Ucraina a vincere”. Un attivismo che a Mosca non risulta ovviamente gradito. In Ucraina l’Occidente sta raggiungendo “il punto di non ritorno” cercando di circondare la Russia e trasformarla in uno “Stato canaglia”, ha tuonato il ministro degli Esteri Serghei Lavrov alla Duma, deciso a “porre fine al monopolio occidentale” e a costruire al suo posto “un sistema globale che impedisca di perseguire interessi egoistici e che sia basato invece su un equilibrio giusto e universale, come previsto dalla Carta dalle Nazioni Unite”.

La Russia ha intanto chiesto una riunione del Consiglio di sicurezza dell’Onu sul sabotaggio al gasdotto Nord Stream di settembre scorso che secondo un’inchiesta del
giornalista di Seymour Hersh sarebbe stato causato dagli Usa con l’aiuto della Norvegia. “E’ stato un atto terroristico” degli Usa contro la Russia e contro la Germania, per far sì che “Berlino non abbia più un ruolo”.

Anche il delfino di Vladimir Putin, Dmitry Medvedev, non ha perso occasione per attaccare via Telegram l’Europa, nelle persone della presidente della Commissione Urusla von der Leyen (“una ginecologa che non capisce di economia”) e dello stesso Borrell, reo di “invocare una fine vittoriosa della guerra”. “La fine dell’Ucraina, ovviamente!”, ha replicato l’ex presidente russo. Parole che rendono difficile ipotizzare che possa aprire uno spiraglio di dialogo con questa leadership russa: nel dopoguerra, ha tagliato corto Borrell, “probabilmente avremo bisogno di nuovi leader in Russia, che magari aiutino la riconciliazione”.

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Separazione e divorzio. Cosa cambierá dal 28 febbraio

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downloadUn rito unico per tutti i procedimenti in materia di famiglia, domanda contestuale di separazione e di divorzio, un ‘piano genitoriale’ utile al giudice per modulare visite e collocamento del figlio minore. Sono alcune delle principali novità contenute nella riforma Cartabia in materia di famiglia, che entreranno in vigore il 28 febbraio prossimo – con un anticipo di qualche mese rispetto alla data inizialmente prevista (30 giugno 2023) – e che si applicheranno alle cause che sopraggiungeranno dal 1 marzo. Il tutto in vista dell’introduzione – nell’ottobre 2024 – del tribunale della famiglia, istituito ‘ad hoc’ per questo tipo di procedimenti.

Le nuove norme sono tra quelle contenute nella legge delega sul processo civile messa a punto dal Governo Draghi, di cui, lo scorso ottobre, è stato approvato il decreto legislativo di attuazione. La legge di Bilancio ha poi disposto l’anticipazione dell’entrata in vigore della maggior parte delle disposizioni previste dalla riforma. Una riforma la cui architettura ruota intorno agli impegni assunti con l’Europa nel Pnrr: l’obiettivo è arrivare a ridurre del 40% i tempi della giustizia civile.

Rito unico

Un solo rito – con il quale si supera la frammentazione finora vigente – applicabile a tutti i procedimenti che riguardano famiglie e minori di competenza del tribunale ordinario, del tribunale per i minorenni e del giudice tutelare, con esclusione dei procedimenti per le dichiarazioni di adottabilità, quelli sulle adozioni di minori e quelli di competenza delle sezioni specializzate sull’immigrazione.

Domanda contestuale di separazione e divorzio

Con le nuove norme si potrà proporre contestualmente la domanda di separazione giudiziale e di divorzio contenzioso, oppure riunirle in un unico procedimento. Per la procedibilità della domanda di divorzio è richiesto un doppio requisito: passaggio in giudicato della sentenza parziale di separazione e cessazione ininterrotta della convivenza.

La causa non sarà più ‘bifasica‘ – la prima comparizione davanti al presidente, poi davanti al giudice istruttore – perché viene eliminata l’udienza presidenziale. I procedimenti di separazione e divorzio contenziosi saranno caratterizzati da atti introduttivi contenenti l’allegazione completa dei fatti e dei mezzi di prova: nel ricorso devono essere contenuti documenti e mezzi di prova, la chiara e sintetica esposizione dei fatti e degli elementi di diritto su cui il ricorso si fonda.

Tutela vittime violenza

La legge valorizza tutele nelle ipotesi di violenza familiare e domestica a salvaguardia delle vittime, prevedendo particolari percorsi in presenza di “allegazioni di violenza domestica o di genere”.

Interesse prevalente del minore e piano genitoriale

La riforma rafforza la centralità dell'”interesse prevalente del minore”, come sancito da tempo dalla giurisprudenza in materia. Il criterio di competenza territoriale prevalente sulle cause di famiglia è infatti quello della residenza abituale del minore, che corrisponde al luogo in cui “si trova di fatto il centro della sua vita”. In mancanza di figli minori, invece, è competente il tribunale del luogo di residenza del convenuto.

La legge Cartabia prevede, poi, la presentazione, davanti al giudice, di un piano genitoriale che illustri gli impegni e le attività quotidiane dei minori, relative alla scuola, al percorso educativo, alle eventuali attività extrascolastiche, alle frequentazioni  parentali e amicali: un piano che possa essere la base per il magistrato da cui partire nel decidere su affido, collocamento
e diritto di visita.

Tribunale ad hoc

La riforma istituisce il tribunale per le persone, per i minorenni e per le famiglie: tribunali circondariali e, quale organo centrale, un tribunale distrettuale. I tribunali per i minorenni non sono soppressi, ma vengono trasformati in queste nuove articolazioni, per valorizzare le loro specializzazioni. Questa parte della riforma entrerà in vigore nell’ottobre 2024.

Riforma epocale

Una riforma “epocale” per il diritto di famiglia, con nuove norme che “di certo sono le benvenute”: l’impatto che avrà, però, andrà misurato in relazione anche ai “mezzi e alle risorse” nella disponibilità degli uffici e, soprattutto alla “formazione, anche congiunta” di tutti gli operatori del settore. A rilevarlo è l’avvocato Daniela Giraudo – che coordina la Commissione interna al Consiglio nazionale forense dedicata al diritto di famiglia, materia di cui, in 30 anni di carriera, si è occupata in modo prevalente – parlando della riforma Cartabia e, in particolare, delle nuove norme contenute nella legge delega sul processo civile e nel decreto di attuazione varato lo scorso autunno.

“Abbiamo detto fin dall’inizio che l’introduzione di un rito unico per tutte le cause che riguardano la famiglia è il benvenuto, una cosa positiva soprattutto per il cittadino che si rivolge alla giustizia. Certo, l’anticipazione dei tempi ha un po’ spiazzato gli avvocati, ci troviamo di fronte a un cambiamento complessivo, non ad aggiustamenti quali quelli che avevamo visto in passato”, dichiara l’avvocato, che pone al centro delle novità anche il cosiddetto “piano genitoriale”, una “fotografia utile” con l’obiettivo di “offrire al magistrato un quadro completo della situazione, ponendo al centro, in assoluto, l’interesse prevalente del minore”.

Poi, la nuova “scansione” del processo che, secondo Giraudo, “può portare a procedimenti più veloci, anche se una riforma di qualunque tipo deve fare i conti con i mezzi e le risorse disponibili”.

Infine, il ‘nodo’ centrale della formazione: “in questo campo – afferma Giraudo – il futuro non può che essere il passaggio a una formazione congiunta di tutti gli operatori, da magistrati e avvocati, a psicologi e assistenti sociali. Per dare alle famiglie una struttura davvero performante ciascun operatore deve conoscere le difficoltà che può incontrare l’altro nel proprio lavoro”.

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Gruppo terroristico sgominato in Sardegna

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121429855 1d1cd74b d30b 4464 acac e5c1b0ba0629Sono 15 in Sardegna gli indagati, a vario titolo, per associazione con finalità di eversione dell’ordine democratico e per ricostituzione del disciolto partito fascista.

La base del gruppo terroristico, che aveva un leader carismatico considerato particolarmente pericoloso, era a Torpè, nel Nuorese. Stamane sono state eseguite dai carabinieri del Ros tre misure di custodia cautelare in carcere e una ai domiciliari, disposte dal gip di Cagliari, Giorgio Altieri, nell’ambito di un’indagine antiterrorismo coordinata dal procuratore aggiunto Guido Pani. In carcere a Badu’e Carros a Nuoro e a Oristano sono stati condotti Ananio Manca, considerato il punto di riferimento di quello che si definiva ‘Fronte Legionario sardo’ e che si era radicalizzato durante un precedente periodo di detenzione, e i cugini Angelo e Niccolò Sulas.

Agli indagati, che si stavano costituendo sotto forma di milizia sul modello degli indipendentisti corsi, sono attribuiti una serie di attentati con armi ed esplosivi a Torpè e in Baronia, nel 2019 (una media di due al mese) e fino al 2021, anche per invitare la popolazione a non votare, rapine e tentate rapine per autofinanziarsi e anche attività di spaccio di marijuana.

L’OPERAZIONE ‘REAZIONE’. Le indagini durate due anni e sfociate nell’operazione ‘Reazione’, così l’hanno battezzata i carabinieri del Ros che l’hanno condotta assieme ai colleghi del comando provinciale di Nuoro, sono cominciate nel 2019, anno di elezioni regionali e amministrative in Sardegna, oltre che delle europee, e anche della grande protesta del pastori per il prezzo del latte.

A Torpè, paese di meno di 3 mila abitanti nel Nuorese, a febbraio davanti a un seggio elettorale, fu trovato un ordigno ad alto potenziale. Al primo di una serie di atti intimidatori, anche incendiari, seguirono azioni di volantinaggio nel territorio della Baronia, riconducibili a un gruppo neofascista, che inizialmente si firmava ‘Movimento politico reazionario’, con toni gravemente xenofobi, antieuropeisti e ispirati alla destra sovranista.
Non risulta che l’organizzazione abbia infiltrato il movimento dei pastori durante la protesta del 2019, ma quell’anno a Torpè comparvero scritte, riconducibili al gruppo fascista, che ne sostenevano le ragioni.

MINACCIA DI LOTTA ARMATA. Il 25 maggio 2019 vicino ai seggi comparve un volantino con alcuni proiettili calibro 7.65, che invitava gli elettori a non votare alle europee del giorno successivo: il Movimento minacciava “il governo e il parlamento” di intraprendere la “lotta armata” con “attentati alle sedi istituzionali di tutta Italia” e di diffondere “dati e informazioni secretate dallo Stato”. Il gruppo operava anche in Rete, in particolare su dark web, dove gli investigatori hanno recuperato materiali.
A Torpè e nel circondario quell’anno si erano susseguiti atti intimidatori a sindaco, sedi istituzionali, immigrati e anche nei confronti di cittadini che avrebbero potuto collaborare coi carabinieri impegnati nelle indagini sui singoli episodi.

LA FIGURA DEL LEADER. Gli investigatori sono poi risaliti ad Ananio Manca, che ha numerosi precedenti: durante un periodo in carcere si era avvicinato a ideologie di estrema destra e, una volta libero, aveva militato nella formazione ‘Ultima Legione Italia’, che l’aveva espulso perché considerato troppo radicale. Poi si era formato il cosiddetto ‘Fronte Legionario sardo’. Il gruppo di proseliti, secondo l’accusa, si era organizzato per autofinanziarsi anche attraverso lo spaccio di droga e disponeva di armi, sia legalmente detenute sia clandestine: in particolare sono state sequestrate una pistola e due fucili illegali, oltre a proiettili calibro 12.

Le attività dell’organizzazione, impegnata in una sorte di “gestione feudale” del territorio, sono state ricostruite anche grazie a pedinamenti, intercettazioni e attività sotto copertura. Fra i fatti contestati rientrano una tentata rapina in un’abitazione di campagna a Torpè, un attentato a un imprenditore di origine svizzera attivo nella compravendita d’immobili (una bomba ad alto potenziale fu piazzata nel 2020 sulla sua auto) e minacce al sindaco del paese. Sempre nel 2020, il gruppo organizzò un volaninaggio tra Olbia e la Baronia, in occasione dell’anniversario della Marcia su Roma.

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Mosca ammassa aerei al confine. Timori per nuove offensive

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unnamedLe forze russe avanzano su diversi fronti nel Donbass, ma non conquisteranno facilmente la città di Bakhmut, come ha riconosciuto oggi il capo della Wagner, Yevgeny Prigozhin. Nel frattempo starebbero comunque ammassando aerei da guerra al confine con l’Ucraina per un attacco a sostegno dell’offensiva terrestre in stallo, secondo fonti di intelligence occidentali citate dal Financial Times.

La notizia non è stata tuttavia confermata dal segretario alla Difesa Usa, Lloyd Austin, nella conferenza stampa a conclusione della riunione del Gruppo di contatto per la difesa dell’Ucraina. “Attualmente non li vediamo ancora, ma sappiamo che la Russia ha un numero considerevole di aerei nella sua disponibilità. Per questo enfatizziamo il fatto che dobbiamo fare tutto il possibile perché l’Ucraina abbia le capacità di difesa aerea”, ha detto Austin.

Nel suo aggiornamento quotidiano sul conflitto, l’intelligence britannica ha spiegato che i russi stanno facendo progressi, ma non sono decisivi a causa della insufficiente “potenza di combattimento offensivo” su ogni asse. “Negli ultimi tre giorni, le forze del Gruppo Wagner hanno quasi certamente compiuto ulteriori piccoli guadagni intorno alla periferia settentrionale della città contesa di Bakhmut”, in particolare nel villaggio di Krasna Hora. Tuttavia, hanno osservato gli analisti britannici, “la difesa ucraina organizzata continua nella zona”.

“Bakhmut non verrà presa domani, perché c’é una forte resistenza e il tritacarne funziona”, ha detto su Telegram Yevgeniy Prigozhin, capo della Wagner, la famosa organizzazione militare russa privata. “Non ci saranno festeggiamenti a breve”, ha aggiunto Prigozhin.

Ieri il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, ha affermato che “stiamo già assistendo alla nuova offensiva” russa con “Mosca che sta mandando migliaia e migliaia di soldati, accettando tante perdite, perché Putin cerca di rimpiazzare ciò che manca nella qualità con la quantità”.

L’allarme della Norvegia

La Russia ha cominciato a dispiegare nel Mar Baltico navi con armi nucleari ed è la prima volta negli ultimi 30 anni. Lo ha reso noto il servizio d’intelligence norvegese nel suo rapporto annuale rilanciato da Politico. “La parte fondamentale del potenziale nucleare e’ sui sottomarini e sulle navi di superficie della Flotta del Nord”, si legge nel documento. Le navi da guerra della Flotta del Nord russa navigavano regolarmente con armi nucleari durante la Guerra Fredda, ma questa e’ la prima volta che lo fa anche la Federazione Russa.

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Ecco la nuova Ferrari SF-23 (VIDEO)

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f1 presentazione vetture 2023 svelata la nuova ferrari sf 23 tutte le immagini 13258 15La Ferrari ha appena presentato a Fiorano (Maranello) l’attesissima SF-23, la vettura che affiderà a Charles Leclerc e Carlos Sainz per la stagione 2023 di Formula 1.

La cerimonia, trasmessa in diretta tramite i canali ufficiali del Cavallino, ha visto la partecipazione dei due piloti e del nuovo team principal Frederic Vasseur. Di seguito tutte le immagini.

L’attesa finalmente è finita: la Ferrari ha appena presentato la propria vettura per il prossimo Mondiale di Formula 1.

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Dal 2035 niente più motori diesel e benzina in Europa

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154920039 b2f46ac9 b39a 4a28 8648 2879f40136feI nuovi mezzi pesanti dovranno ridurre le loro emissioni del 45% dal 2030, del 65% dal 2035 e del 90% dal 2040 rispetto ai livelli del 2019. Dal 2030 tutti gli autobus urbani dovranno invece essere a emissioni zero. Sono i nuovi standard proposti dalla Commissione europea per ridurre le emissioni di Co2 nel settore dei trasporti.

Stop alla vendita di motori diesel e benzina

Il Parlamento europeo, con 340 voti a favore, 279 contrari e 21 astensioni ha dato il via libera definitivo allo stop alla vendita di auto a motori termici dal 2035. Il testo approvato dagli eurodeputati fissa l’obiettivo di azzerare le emissioni di auto nuove e furgoni in vendita nell’Ue dal 2035. I veicoli a benzina o diesel andranno dunque sostituiti con le alternative a zero emissioni, come l’auto elettrica. Il provvedimento fa parte del pacchetto “Fit for 55” per il dimezzamento delle emissioni inquinanti nell’Ue entro il 2030.

“I camion, gli autobus urbani e gli autobus a lunga percorrenza sono responsabili di oltre il 6% delle emissioni totali di gas a effetto serra dell’Ue e di oltre il 25% delle emissioni dai trasporti su strada. Questi standard di emissioni rafforzati assicurerebbero che questo segmento del settore dei trasporti su strada contribuisca alla transizione verso la mobilità a zero emissioni e agli obiettivi climatici e di zero inquinamento dell’Ue”, spiega l’esecutivo europeo in una nota. Sono previste esenzioni per i produttori di piccoli volumi; i mezzi utilizzati per scopi minerari, forestali e agricoli; i veicoli progettati e costruiti per l’uso da parte delle forze armate e veicoli cingolati; quelli progettati e costruiti o adattati per l’utilizzo da parte dei mezzi di emergenza; i veicoli professionali, come i camion della spazzatura.

Un nuovo metodo di valutazione delle emissioni

L’accordo raggiunto con il Consiglio nel dicembre dello scorso anno include anche obiettivi intermedi di riduzione delle emissioni per il 2030 (55% per le auto e 50% per i furgoni), nonché una nuova metodologia per la valutazione delle emissioni di Co2 durante l’intero ciclo di vita di un veicolo.

La metodologia sarà accompagnata da proposte legislative, se opportuno. Inoltre entro dicembre 2026, la Commissione monitorerà il divario tra i valori limite di emissione e i dati reali sul consumo di carburante ed energia. E presenterà una metodologia per l’adeguamento delle emissioni di CO2 specifiche per i costruttori. È prevista un’esenzione totale per chi produce meno di mille nuovi veicoli l’anno e i costruttori con un volume annuo di produzione limitato (da mille a 10 mila nuove autovetture o da mille a 22 mila nuovi furgoni) possono avvalersi di una deroga fino alla fine del 2035.

Incentivi azzerati

L’attuale meccanismo d’incentivazione di veicoli a zero e a basse emissioni (Zlev) sarà adattato per rispondere all’andamento previsto delle vendite: ci saranno obiettivi più bassi di riduzione per quei costruttori che vendono un maggior numero di veicoli con emissioni da zero a 50g CO2/km, quali i veicoli elettrici e veicoli elettrici ibridi efficienti. Dal 2025 al 2029, il fattore di riferimento Zlev è stato fissato al 25% per le vendite di nuove autovetture e al 17% per i nuovi furgoni. A partire dal 2030, l’incentivo sarà rimosso. Con cadenza biennale, a partire dalla fine del 2025, la Commissione pubblicherà una relazione per valutare i progressi compiuti nell’ambito della mobilità a zero emissioni nel trasporto su strada.

europa vota addio definitivo motori benzina diesel 2035 

“In linea con gli obiettivi del Green deal europeo e del RepowerEu, questa proposta avrà anche un impatto positivo sulla transizione energetica, riducendo la domanda di combustibili fossili importati e migliorando il risparmio energetico ed l’efficienza nel settore dei trasporti dell’Ue. Ciò fornirà vantaggi per gli operatori e gli utenti dei trasporti europei, riducendo i costi del carburante e il costo totale di possesso, e garantirà una più ampia diffusione di veicoli più efficienti dal punto di vista energetico. Migliorerà inoltre la qualità dell’aria, in particolare nelle città, e la salute degli europei”, evidenzia la Commissione.

“Inoltre, questo è un settore chiave per sostenere l’industria europea delle tecnologie pulite e aumentare la competitività internazionale. L’Ue è leader di mercato nella produzione di camion e autobus e un quadro giuridico comune aiuta a garantire questa posizione anche in futuro. In particolare, gli standard rivisti forniscono un segnale chiaro e a lungo termine per guidare gli investimenti dell’industria dell’UE in tecnologie innovative a zero emissioni e aumentare la diffusione dell’infrastruttura di ricarica e rifornimento”, sostiene l’esecutivo europeo.

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