Turchia. La San Marco mette a disposizione dei terremotati il suo ospedale da campo

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14marinaturchiaÈ giunta oggi, 14 febbraio, al porto di Alessandretta, in Turchia, Nave San Marco. L’unità della Marina Militare era partita il 10 febbraio dal porto di Brindisi con a bordo un ospedale da campo, messo a disposizione dalla Regione Piemonte alla Protezione Civile, e altri beni raccolti anche attraverso donazioni di privati e di associazioni.
Prosegue, così, l’impegno della Difesa per le popolazioni di Turchia e Siria, colpite dal terribile terremoto.
In questo momento il personale della Difesa (Esercito, Marina, Aeronautica e Carabinieri) sta contribuendo con diverse attività alle operazioni di soccorso a favore delle popolazioni di Turchia e Siria.
Nei giorni scorsi, in stretto coordinamento con la Protezione civile, due C-130 dell’Aeronautica Militare – partiti da Pisa e giunti a Beirut – hanno trasportato 4 ambulanze e 4 medici (dell’Istituto ospedaliero San Donato della Regione Piemonte) oltre a farmaci e altro materiale da destinare alla popolazione siriana.
Precedentemente, un velivolo P180 e due C130 dell’Aeronautica Militare hanno trasportato medicinali, materiale sanitario, e squadre di soccorso che sono state impegnate nelle prime operazioni di salvataggio.
Come disposto dal Ministro della Difesa, lo Stato Maggiore della Difesa, per il tramite del Comando Operativo di Vertice Interforze (COVI), sin dalle prime ore successive al sisma sta dirigendo e coordinando tutti gli assetti militari forniti dalle Forze Armate in concorso con la Protezione Civile. (aise) 




Regionali. In Lombardia e nel Lazio vince il centrodestra. Crollo dell’affluenza

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135908779 2d61bdcd 99fa 42e6 9c2e 5181b60eff60Il  centrodestra riconquista il Lazio dopo 10 anni di Nicola Zingaretti alla Pisana e si riconferma in Lombardia con il bis del governatore uscente.

Francesco Rocca (Lazio) e Attilio Fontana (Lombardia)  – emerge dalle prime proiezioni – sono in netto vantaggio sugli avversari. Un trionfo – se il trend venisse confermato – con l’asticella delle preferenze, per entrambi, sopra al 50 per cento.

Ma intanto c’è un dato definitivo che non fa sconti. L’affluenza alle urne registra un picco storico in negativo. Nel Lazio si ferma al 37,2% il dato più basso di sempre in Italia per le elezioni regionali che scalza il 37.71% di partecipazione alla tornata del 2014 in Emilia Romagna.

In Lombardia la partecipazione è stata parti al 41,6% la peggiore nella storia politica del Pirellone. La media tra le due regioni si attesta al 40%.

agi.it




Pensioni: sindacati, ipotesi 4 mesi di anticipo per le donne per ogni figlio

italian chamber of deputies question time

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Al netto di Opzione donna, per la riforma complessiva delle pensioni il governo valuta l’ipotesi di estendere i quattro mesi di anticipo per ogni figlio (già previsti dalla riforma Dini solo per chi è nel contributivo pieno) a tutte le forme pensionistiche per le donne.

Lo riferiscono i sindacati al termine dell’incontro al ministero del Lavoro.

Quattro mesi di anticipo equivarrebbero a 700 milioni di spesa in più, aggiungono spiegando che sono in corso valutazioni tra tecnici del Lavoro e Mef.

“Il governo ha messo sul tavolo una prima intenzione di modificare la norma su Opzione donna. Ma non ha spiegato se sarà una ulteriore modifica o il ripristino” della forma precedente all’ultima legge di Bilancio che ha ristretto i criteri. Così il segretario generale della Uil, Pierpaolo Bombardieri.  “Il governo si è impegnato a modificare l’attuale norma – prosegue – e a darci risposta nelle prossime ore, nei prossimi giorni perché si stanno confrontando tra ministero del Lavoro e Mef. Quindi aspettiamo di avere qualche notizia. Saremo soddisfatti quando avremo risposte alle nostre richieste. Bisogna passare dalle dichiarazioni ai fatti”, conclude Bombardieri aggiungendo che al momento non ci sono già altri appuntamenti fissati.

ansa.it




Giorno del ricordo/ Mattarella: nessuno deve avere paura della verità

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10quiricordo“Sono passati quasi vent’anni da quando il Parlamento istituì, con una significativa ampia maggioranza, il Giorno del Ricordo, dedicato al percorso di dolore inflitto agli italiani di Istria, Dalmazia, Venezia Giulia sotto l’occupazione dei comunisti jugoslavi nella drammatica fase storica legata alla Seconda Guerra Mondiale e agli avvenimenti a essa successivi”. Lo ha ricordato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che questa mattina ha ospitato al Quirinale la celebrazione del “Giorno del Ricordo”. Alla cerimonia sono intervenuti il Presidente della Federazione delle Associazioni degli Esuli Istriani, Fiumani e Dalmati, Giuseppe De Vergottini, lo storico Giovanni Orsina, ordinario di Storia contemporanea alla Luiss Guido Carli, e il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani.
La legge, ha aggiunto il Presidente, con puntuale completezza, recita: “La Repubblica riconosce il 10 febbraio quale “Giorno del Ricordo” al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale”. Vessazioni e violenze dure, ostinate, che conobbero eccidi e stragi e, successivamente, l’epurazione attraverso l’esodo di massa. Un carico di sofferenza, di dolore e di sangue, per molti anni rimosso dalla memoria collettiva e, in certi casi, persino negato. Come se le brutali vicende che interessarono il confine orientale italiano e le popolazioni che vi risiedevano da secoli rappresentassero un’appendice minore e trascurabile degli eventi della fosca epoca dei totalitarismi o addirittura non fossero parte della nostra storia”.
In realtà, ha detto ancora il Capo dello Stato, “quel lembo di terra bagnato dall’Adriatico, dove per lungo tempo si è esercitata, con fatica e con fasi alterne, la convivenza tra etnie, culture, lingue, religioni, ha conosciuto, sperimentandoli e racchiudendoli, tutti gli orrori della prima metà del Novecento, passando – senza soluzione di continuità – dall’occupazione nazifascista alla dittatura comunista di Tito. Un territorio colmo di ricchezza, di bellezza e di cultura, alimentato proprio dalle sue differenze, che ha subìto il destino immeritato di veder sorgere sul proprio suolo i simboli agghiaccianti degli diversi totalitarismi: le Foibe, il campo di prigionia di Arbe, la Risiera di San Sabba”.
La legge sul “Giorno del Ricordo”, dunque, “ha avuto il merito di rimuovere definitivamente la cortina di indifferenza e, persino, di ostilità che, per troppi anni, ha avvolto le vicende legate alle violenze contro le popolazioni italiane vittime della repressione comunista”.
“La furia dei partigiani titini si accanì, in modo indiscriminato ma programmato, su tutti: su rappresentanti delle istituzioni, su militari, su civili inermi, su sacerdoti, su intellettuali, su donne, su partigiani antifascisti, che non assecondavano le mire espansionistiche di Tito o non si sottomettevano al regime comunista”, ha ricordato Mattarella. “Le violenze anti-italiane, nella maggior parte dei casi, non furono episodi di, inammissibile, vendetta sommaria. Rispondevano piuttosto a un piano preordinato di espulsione della presenza italiana”, ha aggiunto, prima di ricordare “figure luminose” quali il vescovo di Fiume e poi di Trieste/Capodistria, Antonio Santin, che “non esitarono, dopo aver difeso la popolazione slava dall’oppressione nazifascista, a denunciare, con altrettanta forza d’animo, la violenza e la brutalità dei nuovi occupanti contro gli italiani”.
“Nessuno deve avere paura della verità”, ha rimarcato il Presidente. “La verità rende liberi. Le dittature – tutte le dittature – falsano la storia, manipolando la memoria, nel tentativo di imporre la verità di Stato. La nostra Repubblica trova nella verità e nella libertà i suoi fondamenti e non ha avuto timore di scavare anche nella storia italiana per riconoscere omissioni, errori o colpe”.
“La complessità delle vicende che si svolsero, in quegli anni terribili, in quei territori di confine, la politica brutalmente antislava perseguita dal regime fascista, sono eventi storici che nessuno oggi può mettere in discussione”, ha ammonito il Capo dello Stato. “Va altresì detto, con fermezza, che è singolare e incomprensibile che questi aspetti innegabili possano mettere in ombra le dure sofferenze patite da tanti italiani. O, ancor peggio, essere invocati per sminuire, negare o addirittura giustificare i crimini da essi subiti. Per molte vittime, giustiziate, infoibate o morte di stenti nei campi di prigionia comunisti, l’unica colpa fu semplicemente quella di essere italiani”.
“Siamo oggi qui, al Quirinale, per rendere onore a quelle vittime e, con loro, a tutte le vittime innocenti dei conflitti etnici e ideologici”, ha proseguito Mattarella. “Per restituire dignità e rispetto alle sofferenze di tanti nostri concittadini. Sofferenze acuite dall’indifferenza avvertita da molti dei trecentocinquantamila italiani dell’esodo, in fuga dalle loro case, che non sempre trovarono rispetto e solidarietà in maniera adeguata nella madrepatria. Furono sovente ignorati, guardati con sospetto, posti in campi poco dignitosi. Tra la soggezione alla dittatura comunista e il destino, amaro, dell’esilio, della perdita della casa, delle proprie radici, delle attività economiche, questi italiani compirono la scelta giusta. La scelta della libertà”.
Ma, ha osservato Mattarella, “nelle difficoltà dell’immediato dopoguerra e nel clima della guerra fredda e dello scontro ideologico, che in Italia contrapponeva fautori dell’Occidente e sostenitori dello stalinismo, non furono compresi e incontrarono ostacoli ingiustificabili. Grazie al coraggio, all’azione instancabile e a volte faticosa delle associazioni degli esuli istriani, dalmati e della Venezia Giulia, il tema delle foibe e dell’esodo è oggi largamente conosciuto dalla pubblica opinione, è studiato nelle scuole, dibattuto sui giornali. Le sofferenze subite dai nostri esuli, dalle popolazioni di confine, non sono, non possono essere motivo di divisione nella nostra comunità nazionale. Al contrario, richiamo di unità nel ricordo, nella solidarietà, nel sostegno”.
Ribadito “lo stupore e la condanna per inammissibili tentativi di negazionismo e di giustificazionismo”, per Mattarella “il rischio più grave di fronte alle tragedie dell’umanità non è il confronto delle idee, anche tra quelle estreme, ma l’indifferenza che genera rimozione e oblio”.
“Sono passati ottanta anni da quella immane tragedia che colpì i nostri concittadini nelle zone di occupazione jugoslava”, ha ricordato il Presidente. “Oggi possiamo guardare, con sguardo più limpido e consapevole, al grande, concreto, storico progresso politico, culturale, di amicizia e di cooperazione che la democrazia e il percorso europeo hanno recato in quelle zone un tempo martoriate da scontri etnici e ideologici. Progresso ulteriormente consolidato dall’inserimento, da qualche giorno, della Croazia nel prezioso ambito di pienezza dell’Unione rappresentato dall’area Schengen”.
La storia “ci ha insegnato che la differenza è ricchezza, non una malapianta da estirpare. Che i muri e i reticolati generano diffidenza, paura, conflitti. Che il nazionalismo esasperato, fondato sulla repressione delle minoranze, sulle pretese di superiorità o di omogeneità etnica di lingua e cultura, produce inevitabilmente una spirale di violenza e di guerra. Che le ideologie basate sulla negazione dei diritti individuali, in nome della superiorità dello Stato o di un partito, lungi dal risolvere le controversie, opprimono i cittadini e sfociano in gravissime tragedie. Che la prepotenza e l’uso della forza non producono mai pace e benessere, ma generano violenza e gravi ingiustizie”.
“La civiltà della convivenza, del dialogo, del diritto internazionale, della democrazia – ha rimarcato il Presidente – è l’unica alternativa alla guerra e alle epurazioni, come purtroppo ci insegnano – ancora oggi – le terribili vicende legate all’insensata e tragica invasione russa dell’Ucraina. Un tentativo inaccettabile di portare indietro le lancette della storia, cercando di tornare in tempi oscuri, contrassegnati dalla logica del dominio della forza. Così come la presenza di segnali ambigui e regressivi, con rischi di ripresa di conflitti, ammantati di pretesti etnici o religiosi, richiede di rendere veloce con coraggio e decisione il cammino dell’integrazione europea dei Balcani occidentali”.
“Italia, Slovenia e Croazia, grazie agli sforzi congiunti e al processo di integrazione europea hanno fatto, insieme, passi di grande valore. Lo testimoniano – come è stato poc’anzi ricordato – Gorizia e Nova Gorica designate insieme unica capitale europea della cultura del 2025. I giovani che vivono ai confini dei nostri Paesi, mantenendo l’orgoglio delle proprie identità, hanno acquisito la consapevolezza di appartenere a un’area con un futuro comune che presenta grandi opportunità – economiche, sociali, culturali – che soltanto la convivenza, la compresenza, il dialogo, la pace possono offrire. Dialogo – ha detto ancora Mattarella – che si alimenta e si fortifica nell’attenzione costante e reciproca ai diritti delle rispettive minoranze”.
“Anche per quanto riguarda la comprensione storica, – ha annotato il Presidente – si è fatta molta strada nella collaborazione. Si tratta di rispettare le diverse sensibilità e i differenti punti di vista. Sapendo che la lezione della storia ci insegna a non ripetere errori e a non far rivivere tragedie, men che mai a utilizzarle come strumento di lotta politica contingente. Scrive Claudio Magris, acuto interprete della storia e della cultura del confine orientale: “Ancor più inammissibile e sacrilego sarebbe se gli italiani e gli slavi usassero i loro morti per attizzare odi reciproci, in una terra il cui senso – come hanno visto i grandi scrittori triestini – è la compresenza di culture, l’oppressione o scomparsa di una delle quali significa una mutilazione per tutti”. Le prevaricazioni, gli eccidi, l’esodo forzato degli italiani dell’Istria, della Venezia Giulia e della Dalmazia costituiscono parte integrante della storia del nostro Paese e dell’Europa”.
“Alle vittime di quelle sopraffazioni, ai profughi, ai loro familiari, rivolgiamo oggi un ricordo commosso e partecipe. Le loro sofferenze non dovranno, non potranno essere mai sottovalutate o accantonate”, ha concluso Mattarella. “Troveranno corrispondenza, rispetto e solidarietà a seconda di quanto saremo in grado di proseguire sulla strada di pace, di amicizia, di difesa della democrazia e dei diritti umani, intrapresa con l’approvazione della Costituzione Repubblicana, con la scelta occidentale ed europea, con la costante politica per il dialogo, la comprensione, la collaborazione tra i popoli”. (aise) 




Approvato emendamento proroga dell’esenzione SPID per i siti MAECI. Soddisfatto il MAIE

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foto articolo 001 enzo odoguardi ministero italiani allestero 1In commissione congiunta Bilancio e Affari Costituzionali è stato approvato oggi un emendamento al Milleproroghe, unico firmatario il Senatore del MAIE eletto in Sud America, Mario Borghese, sulla proroga dell’esenzione SPID per i siti MAECI, a favore dei connazionali all’estero con difficoltà a ottenere credenziali digitali.
“Grazie all’emendamento targato MAIE – ha commentato il Senatore -, quegli italiani nel mondo impossibilitati ad ottenere i dati di accesso, potranno comunque ricevere i servizi di cui hanno bisogno, come il rinnovo del passaporto o l’aggiornamento dei dati AIRE”.
Fondamentale, per l’approvazione dell’emendamento, è stato il lavoro portato avanti dal Senatore Borghese, che – vale la pena ricordarlo – fa parte dell’ufficio di presidenza sia in commissione Bilancio che Affari Costituzionali.
“Se fosse entrato in azione lo Spid obbligatorio per tutti, senza alcun tipo di esenzione, ci sarebbe stato un blocco assoluto – spiega Borghese -, in tanti casi sarebbe stata la fine dei servizi consolari per i nostri connazionali. Come MAIE non potevamo permetterlo”.
L’emendamento è passato con la maggioranza assoluta dei votanti: “Ringrazio il governo, il Sottosegretario agli Esteri Giorgi Silli, i colleghi di maggioranza ma anche quelli dell’opposizione – ha aggiunto il Senatore -: era una proroga necessaria per evitare che all’estero, tra le nostre comunità, e nei Consolati italiani nel mondo, scoppiasse il caos”.
“Con questo emendamento, e grazie all’importante lavoro del Sen. Borghese, abbiamo evitato una catastrofe consolare – ha evidenziato il presidente del MAIE, Ricardo Merlo -. E abbiamo potuto farlo perché siamo l’unico Movimento che rappresenta e difende gli interessi degli italiani all’estero. Soprattutto, un aspetto fondamentale, il nostro voto in Parlamento conta”.
“Continuiamo a lavorare senza sosta per difendere i diritti degli italiani all’estero, dovunque siano nel mondo”, ha aggiunto in conclusione il Vicepresidente del Movimento, Vincenzo Odoguardi. (aise) 




A Sanremo, Mattarella e Benigni rendono omaggio alla nostra Costituzione

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214736039 bde313e5 d2db 4d95 9309 5db7059bf27fPopolare e nazionale, decisamente italiano. Sergio Mattarella va al festival di Sanremo, prima volta di un presidente nella storia repubblicana, e si guadagna una standing ovation dal pubblico del teatro Ariston, spettatori magari abbienti ma non necessariamente snob.

Due mesi fa il lungo applauso alla prima della Scala, ora al Festival di Sanremo: nei prossimi giorni i commentatori spiegheranno che riflesso avrà questa presenza sul secondo mandato del Presidente, sulla sua popolarità, vi si leggerà in filigrana l’intenzione di non considerare temporaneo il suo bis, di voler unire il Paese in un’unica comunità, di voler tutelare la Costituzione. Ma stasera prevale la cronaca, che già spiega tanto.

Mattarella è arrivato a Sanremo stasera, con la figlia Laura, annunciato a sorpresa da Amadeus nella conferenza stampa di stamattina. Una notizia tenuta nascosta fino all’ultimo dai pochi che ne erano a conoscenza: i più stretti consiglieri del Presidente, il vertice della Rai, il conduttore del Festival. Nessuna cerimonia ufficiale, la visita era in forma privata, dunque niente corazzieri, niente accompagnatori né cerimoniale di Stato.

L’organizzazione è stata lunga e delicata, ma l’effetto vuole essere improntato alla massima semplicità. Prima di entrare in sala la consacrazione social: un selfie ‘rubato’ da Chiara Ferragni e postato sull’account Instagram dell’influencer che affianca questa sera Amadeus. Con loro, sorridenti, la signora Laura, Amadeus e Gianni Morandi. “Che onore Presidente” commenta sempre via social la co-conduttrice del Festival.

Ma il clou della serata presidenziale è la Costituzione. Settantacinque anni fa la summa delle regole della Repubblica è entrata ufficialmente in vigore e il capo dello Stato intende sfruttare tutto il 2023 per ricordarla, spiegarla, farla capire. Anche il palcoscenico del Festival più seguito dagli italiani è un’occasione. Così la presenza di Mattarella diventa lo spunto per l’esecuzione dell’Inno di Mameli, reso intimo da Gianni Morandi, e per una performance di Roberto Benigni sui capisaldi della Carta fondamentale dell’Italia.

Le riforme non sono un tema di oggi, la Costituzione contiene in se stessa la possibilità di essere modificata. L’importante sono i capisaldi. E l’istrionico premio Oscar ne ripercorre i passi fondamentali, facendo anche commuovere Mattarella quando ricorda che tra i costituenti c’era un tal Bernardo Mattarella, padre del Presidente. “Questo vuol dire che la Costituzione è sua sorella?”, domanda Benigni per stemperare l’emozione. Perché dopo diversi minuti di risate alle battute del comico, sul viso del capo dello Stato compare proprio una profonda emozione al ricordo del padre.

Una mano sul cuore, poi il Presidente ascolta l’appassionato monologo sulla Carta, sul ripudio della guerra, sull’importanza dell’articolo 21 che tutela ogni forma di espressione. Alla fine Mattarella ricambia la cortesia: dopo aver accolto con un sorriso e un invito a non disturbarsi l’applauso del pubblico al suo ingresso, è lui stesso ad alzarsi per tributare un omaggio a Benigni, al suo estro italiano e al suo racconto dei princìpi cardine della coesistenza repubblicana. Poco dopo il Presidente lascia il palco con la figlia per tornare a Roma.

Una visita di piacere per un uomo che ama la musica, da quella classica a quella pop; appassionato delle canzoni di Mina di cui con moglie, fratello e cognata vide l’ultimo concerto alla Bussola. Ma anche una visita istituzionale, a ricordare che il Paese ha mille volti, mille energie, dal Nord al Sud, dai più anziani ai più giovani, e che il Festival, dopotutto, un po’ ci rappresenta. Un momento di grande ascolto, un modo per ricollegarsi ancora una volta agli italiani, e per trasmettere loro l’amore per la Costituzione, per le regole che, come ha spesso ricordato, ci rendono comunità solidale e quindi forte.

agi.it




Odoguardi (MAIE): ““Bene Tajani, ora consenta al nuovo CGIE di insediarsi”

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odoguardi bandiera 1068x547“Abbiamo apprezzato davvero tanto le parole pronunciate dal ministro degli Esteri Antonio Tajani in occasione della sua partecipazione a Casa Italia, il preserale di Rai Italia per gli italiani nel mondo. Le dichiarazioni del titolare della Farnesina, che ha messo l’accento sull’importante risorsa rappresentata dagli italiani nel mondo, ci sono piaciute molto: negli ultimi tempi, raramente abbiamo ascoltato parole del genere da parte di membri di governo di primo piano. Il ministro Tajani ha ringraziato gli italiani all’estero per il loro ruolo fondamentale di “bandiere dell’Italia nel mondo”, qualcosa che noi come MAIE sosteniamo da tempo: ogni italiano nel mondo è ambasciatore dell’Italia oltre confine”. Lo dichiara in una nota Vincenzo Odoguardi, vicepresidente del Movimento Associativo Italiani all’Estero.

“Approfittiamo delle recenti dichiarazioni del ministro per ricordare, prima di tutto a noi stessi, che Tajani è anche presidente del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, quel CGIE che ancora non si è potuto insediare, a causa di una lentezza burocratica che purtroppo conosciamo bene. Tuttavia – prosegue Odoguardi – se il ministro Tajani potesse firmare quanto prima i decreti di nomina dei nuovi consiglieri, in modo tale che il nuovo CGIE si possa insediare al più presto, sarebbe un importante gesto a favore delle comunità italiane nel mondo. Vogliamo sperare che Tajani, tra i suoi tanti impegni, troverà tempo anche per questo, per consentire così al “Parlamentino” degli italiani all’estero di operare nel pieno delle sue funzioni”, conclude Odoguardi.

da italiachiamaitalia.it




Gli hacker all’attacco del mondo

usa ue contro cina su cyberattacchi, pechino dietro gli hacker

usa ue contro cina su cyberattacchi, pechino dietro gli hacker

“In merito all’attacco hacker verificatosi su scala mondiale, la riunione tenuta stamane a Palazzo Chigi, coordinata dal Sottosegretario con la delega alla Cybersecurity Alfredo Mantovano, con Roberto Baldoni e Elisabetta Belloni, è servita a verificare che, pur nella gravità dell’accaduto, in Italia nessuna Istituzione o azienda primaria che opera in settori critici per la sicurezza nazionale è stata colpita”.

Lo si legge in una nota di Palazzo Chigi.




Faceva il pizzaiolo in Francia ed era un assassino della N’drangheta

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1 13Un killer mafioso italiano condannato in fuga dal 2006 è stato catturato in Francia.

L’uomo ha vissuto per almeno tre anni fingendosi pizzaiolo.

La cattura di Edgardo Greco a Saint-Étienne è il secondo arresto di un membro di alto profilo della mafia da parte delle autorità italiane nel giro di poche settimane.

Il primo è stato Matteo Messina Denaro, latitante da 30 anni quando è stato arrestato mentre visitava una clinica in Sicilia.

Entrambi gli uomini erano ricercati per aver commesso macabri omicidi negli anni ’90.

Mentre Messina Denaro era il “capo dei capi” della famigerata Cosa Nostra siciliana, Greco faceva parte della mafia del crimine organizzato della ‘Ndrangheta che ebbe origine nella regione Calabria del profondo sud italiano.

La ‘Ndrangheta è oggi la mafia più potente d’Italia ei suoi tentacoli si stanno diffondendo in Europa e Sud America.

Crimini

Greco, 63 anni, era ricercato per l’omicidio di due fratelli durante una “guerra di mafia” tra due bande all’inizio degli anni ’90.

Stefano e Giuseppe Bartolomeo sarebbero stati picchiati a morte in una pescheria della cittadina di Cosenza nel gennaio del 1991. I loro corpi non sono mai stati ritrovati e si ritiene siano stati sciolti nell’acido.

Greco faceva parte di una banda rivale ed è stato anche accusato del tentato omicidio di un altro uomo nello stesso anno nella stessa città.

Quando un giudice del processo ha emesso un mandato di arresto nel 2006, Greco è fuggito.

Otto anni dopo, si stabilì nella città francese di Saint-Étienne, a sud-ovest di Lione, accettando infine il lavoro di pizzaiolo in un ristorante italiano.

Greco ha assunto una nuova identità, chiamandosi Paolo Dimitrio. Ormai era stato condannato all’ergastolo in Italia ed era oggetto di un mandato d’arresto europeo.

 

54d042807aLa disattenzione

Ma a luglio 2021 era così sicuro del suo nuovo pseudonimo che è apparso in un articolo di giornale locale, vantandosi delle “ricette regionali e fatte in casa” del suo ristorante come ravioli, risotti e tagliatelle.

Greco, usando il nome di un criminale pugliese nell’Italia sud-orientale, ora aveva la barba grigia e gli occhiali. La rivista lo presentava come un italiano di nascita, in un locale di Saint-Étienne.

Era ancora braccato dal massimo procuratore antimafia italiano, Nicola Gratteri, che ha lavorato per decenni contro l’ascesa della ‘Ndrangheta.

In una dichiarazione, i Carabinieri italiani hanno affermato che dal 2019 gli investigatori hanno rintracciato la rete di supporto di Greco, che alla fine li ha portati attraverso le Alpi a Saint-Étienne.

L’Interpol ha detto che anche la sua operazione anti-‘Ndrangheta è stata coinvolta nella missione per trovarlo. La polizia italiana ha successivamente confermato la sua identità e si è mossa per arrestarlo.

Il ministro dell’Interno italiano Matteo Piantedosi ha elogiato la polizia per aver assicurato alla giustizia uno dei peggiori criminali italiani, mentre il capo della regione Calabria Roberto Occhiuto ha affermato che l’arresto sottolinea l’impegno dell’Italia nella lotta contro ogni forma di criminalità organizzata.




La Meloni a Kiev entro il 24 febbraio

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unnamedSarò a Kiev “nelle prossime settimane, prima del 24 febbraio”, “l’ho concordato con il presidente ucraino Zelensky” che sta lavorando “a un piano per aprire un dialogo. Bisogna intensificare gli sforzi” di dialogo “ma non si può impedire al popolo ucraino di essere libero”. Questo l’annuncio di Giorgia Meloni a Berlino al termine dell’incontro con il cancelliere tedesco Olaf Scholz.

Il presidente del Consiglio è poi tornato a parlare dell’aiuto portato da Roma. “Siamo arrivati al nostro sesto pacchetto di aiuti. Noi siamo dove è richiesta la nostra presenza, non faremo mancare il sostegno all’Ucraina anche per arrivare al dialogo“. E ancora: “Se noi non sostenessimo l’Ucraina non avremmo la pace, ma avremmo una invasione”. “Aiutare” Kiev “è l’unico modo per portare la pace”, ha affermato.

Tra i tanti temi toccati c’è anche quello dell’immigrazione. Meloni ha ribadito come la gestione dell’immigrazione “non può essere lasciata ai trafficanti” e spiegato come l’Italia abbia fatto “la sua parte” per i rifugiati ucraini, per quanto riguarda il fronte del nord Africa “deve esserci la disponibilità di contrastare l’immigrazione” illegale con quote “d’immigrazione legale”, osserva il presidente del Consiglio.

“La gestione deve essere affidata ai Paesi e all’Europa”, dice Meloni, ribadendo che ci deve essere differenza tra immigrazione. “Sulla questione migratoria, la posizione italiana riguarda la necessita’ di operare con i Paesi di origine e transito per contrastare il traffico essere umani“, ha aggiunto la premier. “Vanno governati in modo diverso il tema dei rifugiati e quello delle migrazioni – ha osservato. Sul fronte sud “le due cose si sono spesso sovrapposte e questo fa sì che non sempre chi arriva in Italia non ha diritto alla protezione”

“Questo – ha rimarcato – crea difficoltà quando si ha bisogno di aiutare chi ha davvero bisogno di protezione. Più quote d’immigrazione sono coperte da chi entra illegalmente e meno possibilità ha chi vuole entrare legalmente”.

“Non credo che aiutare questa gente, i trafficanti, ad arricchirsi sia il modo per affrontare la questione con responsabilità e solidarietà. Io sono disponibile ad aprire i consolati in Africa per far fare domande regolari e poi distribuire chi può entrare. Diverso è gestire mescolando regolari, irregolari, profughi, immigrati economici come se fossero la stessa cosa”

C’è spazio anche per una battuta sui suoi rapporti con Berlino e con la lingua tedesca. “Io avrei detto che sono allergica alla Germania? Non so quando avrei detto questa cosa… Francamente non ne ho memoria. Io ho detto che l’unica lingua che non sono riuscita a imparare è il tedesco. È una lingua complessa e lo confermo. Sul tedesco ho fallito, ma non perché fossi allergica…“.

Scholz: “Italia e Germania fortemente connesse”

“I nostri due Stati hanno un forte settore industriale, sono fortemente interconnessi e abbiamo un forte interesse che i nostri rapporti vengano approfonditi”. Queste le parole del cancelliere tedesco, Olaf Scholz, nella conferenza stampa congiunta. “Vedo una intesa in politica estera e in quella della sicurezza, soprattutto in merito all’aggressione russa dell’Ucraina e quando si tratta di superare le conseguenze della guerra”, conclude.

agi.it