E li chiamarono “Giusti”

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1572617212645 2048x1152Li nascosero, li nutrirono, li aiutarono a fuggire: erano gli angeli segreti degli ebrei.

I “giusti” italiani che nello Yad Yashem hanno trovato il loro posto d’onore

 «Nel giugno del 1942, a Leopoli, in circostanze insolite, una giovane SS che stava per morire mi confessò i suoi delitti. Voleva morire in pace, mi disse, dopo avere ottenuto il perdono da un ebreo. Ritenni di dover rifiutarglielo. Questa vicenda continua a tormentarmi. Così decisi di fissarla per iscritto, e alla fine del mio racconto rivolgo la domanda che ancor oggi merita una riposta, per il suo significato politico, filosofico e religioso: ho avuto ragione o torto negando il perdono?».

A rifiutare questa grazia al giovane nazista è Simon Wiesenthal, che dopo la guerra diventerà l’implacabile «cacciatore dei nazisti», oltre che autore di diversi libri. Per tutta la vita quel rifiuto continuerà a turbare Wiesenthal e il dubbio di aver commesso verrà fissato in un libro – Il Girasole – che ancora oggi rappresenta un tema di riflessione collettiva sul tema del perdono da parte di filosofi, storici e teologi.

Nato il 31 dicembre del 1908 a Buczacz in Ucraina, Simon Wiesenthal fu uno dei pochi fortunati che sopravvisse alla terribile esperienza dei campi di concentramento nazisti. Dopo la sconfitta di Hitler non tornò alla sua professione di architetto, ma si dedicò anima e corpo alla caccia dei criminali nazisti sfuggiti alla giustizia. Grazie al suo lavoro ne sono stati assicurati alla giustizia più di mille (tra questi Adolf Eichmann, ideatore dello sterminio di massa) ed è stata confutata l’odiosa teoria di un olocausto inventato ad uso dei mass media (Wiesenthal riuscì a scoprire l’ex nazista che aveva arrestato la famiglia di Anna Frank). Morto all’età di 96 anni (a Vienna il 20 settembre 2005) aveva lottato contro l’indifferenza e lo scetticismo di quanti non hanno mai creduto fino in fondo agli orrori dei campi di sterminio. “È molto difficile fare in modo che il pubblico comprenda realmente i crimini di costoro – spiegava – Ancora mi devo preoccupare di gente e gruppi che sostengono che l’Olocausto non è mai accaduto”. Il centro Simon Wiesenthal, fondato nel 1977 conta oggi 400mila soci, a dimostrazione di una memoria collettiva che non vuole dimenticare e che nel giardino dei Giusti di Gerusalemme e nel mausoleo dello Yad Yashem trova il suo giusto alter-ego in Moshe Bejski, cacciatore dei “giusti”.

Sopravvissuto alla deportazione grazie al coraggio di Schindler, Bejski fece della caccia ai coraggiosi salvatori degli ebrei la propria ragione di vita immortalando i loro nomi negli alberi del giardino. Una vera e propria foresta che oggi testimonia l’anima buona dell’umanità.

«Forse solo chi è stato braccato come un animale e ha provato a scappare dal destino amaro che lo attendeva, trovando però le porte chiuse di fronte alla ricerca di un rifugio per la notte, è in grado di apprezzare pienamente quelle persone eccezionali che in virtù della loro umanità e ragionevolezza si sono comportate diversamente dalla maggior parte degli individui, che assistevano con indifferenza a ciò che stava accadendo e senza far nulla per aiutare… »

Tra i 17433 “giusti” presenti sulla collina di Gerusalemme, sono molti i nomi italiani, nomi in gran parte sconosciuti alla maggioranza dei connazionali. Se Schindler, Perlasca e Wallenberg hanno giustamente meritato gli onori della cronaca, tanti altri hanno fatto ingresso nello Yad Yashem in punta di piedi, mantenendo fede a quella discrezione che rende ancora più straordinario l’atto di coraggio. Sul “Muro dell’onore” 295 vite sconosciute raccontano la triste favola di chi poté strappare qualche vita alla bestialità umana.

palatucciGiovanni Palatucci, nato a Montella (Avellino nel 1909) crebbe con gli insegnamenti morali degli zii Antonio e Alfonso, superiori provinciali dei Francescani conventuali in Puglia e a Napoli, e Giuseppe Maria, vescovo di Campagna. Laureatosi in giurisprudenza, nel 1932 divenne Vice Commissario di Pubblica Sicurezza e nel 1937 venne trasferito alla Questura di Fiume, ove negli anni successivi ebbe incarichi di Commissario e di Questore reggente e la responsabilità dell’ufficio stranieri. Sede di un’importante comunità ebraica, Fiume vide arrivare nel 1938 (l’anno delle leggi razziali) il prefetto Temistocle Testa, un funzionario che dell’antisemitismo ha fatto una bandiera.

Iscritto al Pnf, Palatucci era anche un cattolico di profonda fede e man mano che crebbe il pericolo per gli ebrei, egli si rifiutò di farsi complice delle persecuzioni.. Egli non volle allontanarsi da Fiume neanche quando il Ministero dispose nell’aprile del 1939 il trasferimento a Caserta. Quando nel giugno del 1940 scoppiò la guerra e gli israeliti di Fiume e dintorni furono arrestati e accompagnati maggior parte al campo di concentramento di Campagna, Palatucci li raccomandò alla benevolenza di suo zio,

Vescovo di Campagna che da quella data si saldò inscindibilmente, con quella del nipote Giovanni; il giovane responsabile dell’Ufficio stranieri infatti, quando la via dell’emigrazione non era possibile, inviava gli ebrei presso il campo di concentramento di Campagna affidandoli alla protezione dello zio Vescovo. D’intesa con lo zio Vescovo, mise in opera ogni stratagemma per avviare là i profughi minacciati da immediati pericoli. Per non avere ostacoli dal Prefetto e dal Questore, presentava loro la soluzione dell’internamento nell’Italia meridionale come rimedio per liberarsi della presenza dei profughi che costituiva una minaccia per la sicurezza pubblica. Con la creazione della Repubblica Sociale ed il disfacimento dell’esercito italiano, Palatucci rimase solo in quella città a rappresentare la faccia di un’altra Italia che non voleva essere complice dell’olocausto.

Nel novembre del 1943 il territorio di Fiume divenne una vera e propria regione militare e i nazisti potevano decidere vita e morte di chiunque. In una situazione disperata, Giovanni Palatucci decise di rimanere a Fiume e divenne capo di una Questura fantasma, rifiutando di consegnare ai nazisti anche un solo ebreo, anzi continuando a salvarne molti rischiando la vita. Nominato, da uno Stato che non esiste più, Questore reggente di Fiume, fece sparire gli schedari, diede soldi a quelli che avevano bisogno di nascondersi, procurò passaggi per Bari su navi di paesi neutrali. Dopo aver beffato i nazisti un’ultima volta e consigliato dai partigiani a lasciare Fiume, nel 1944 Palatucci venne arrestato dalla Gestapo e trasferito nel campo di sterminio di Dachau, dove morì a pochi a pochi giorni dalla Liberazione e a soli 36 anni, ucciso dalle sevizie e dalle privazioni e infine dalle raffiche di mitra.

220px carlo angelaMeno sfortunata fu la vita di Carlo Angela che in un angolo di Canavese, alle porte di Torino, seppe opporsi alla barbarie con i mezzi non violenti della «resistenza civile». Carlo Angela (padre del noto giornalista RAI,  Piero) era il direttore sanitario della clinica psichiatrica privata Villa Turina di San Maurizio Canavese e divenne «giusto tra le Nazioni» il 25 aprile 2002, dopo un oblio di 56 anni dovuto alla sua straordinaria discrezione, e al suo assoluto riserbo, come se non avesse compiuto altro che il proprio dovere. Con l’aiuto di fidati collaboratori (Giuseppe Brun, Suor Tecla, Fiore Destefanis e Carlo e Sante Simionato) sottrasse vite altrimenti destinate alla distruzione nei lager e la sua azione eroica fu meditata, coerente, continuativa. Del suo coraggio non parlò, né se ne fece vanto e non chiese mai nulla in cambio. Villa Turina divenne luogo di rifugio per ebrei e ricercati fatti passare per malati di mente e tanti anni dopo fu soprattutto per merito dei «salvati» che questa storia si fece faticosamente strada. Dalle pagine di Venti mesi , edito da Sellerio e scritto da un ebreo salvato, emerge «il ritratto di un uomo che brilla di luce propria ed è la figura del professor Angela, del medico che accoglie i Segre e tanti altri nella sua clinica e riesce per venti mesi a proteggerli».

Carlo Angela nacque a Olcenengo, (Vercelli) nel 1875 e si laureò in Medicina nel 1899 a Torino. Maturò la esperienza di medico nelle lontane foreste congolesi, alle dipendenze dell’esercito coloniale belga, poi a Parigi, aderì prima a Democrazia sociale (sorta nel 1921 sulle ceneri del gruppo radicale) al socialismo riformista. Dopo aver accusato pubblicamente il fascismo per il rapimento e l’uccisione di Matteotti, Carlo Angela finì quasi «confinato» per oltre vent’anni dalle vicende politiche successive, a San Maurizio Canavese, presso la Casa di cura per malattie nervose e mentali Villa Turina Amione in qualità di direttore sanitario. In quegli anni iniziò la sua battaglia solitaria con le prime finte certificazioni per evitare il confino ai dissidenti. Seppur anziano, con moglie e figli, è artefice di una tra le più alte, insolite, rischiose vicende di questa particolare forma di resistenza civile, condotta con dignità e coerenza di principi, senza mai giurare fedeltà alla Rsi. Nella clinica diede ospitalità ad antifascisti, a giovani renitenti alla leva nell’esercito di Salò, falsifica diagnosi e cartelle cliniche, trasforma ebrei in ariani, sani in malati di mente. Costretto dall’autorità compila elenchi di anziani ebrei degenti, aggravandone lo stato di salute.

odoardo focheriniOdoardo Focherini, nato a Carpi e fervente cattolico, si formò nell’Azione Cattolica italiana, e si dedicò giovanissimo, al lavoro, alla carità e all’apostolato. Ottenuto il diploma di ragioniere, fu assunto dalla Stà Cattolica di Assicurazioni. Nel 1926 fondò lo scautismo a Carpi e ne fu capo a livello diocesano. Padre di sette figli, nel periodo della seconda guerra mondiale fu amministratore del quotidiano “L’Avvenire d’Italia”, che per le sue idee fu soffocato dal regime, e procurò documenti falsi, soldi, collegamenti utili all’espatrio verso la Svizzera ad almeno un centinaio di uomini e donne ebree. Continuò questa opera anche sotto l’occupazione tedesca e fu arrestato nel marzo 1944 a Bologna. Internato prima nel campo di Fossoli , poi in quello di Bolzano-Griese infine nel lager di Flossenbürg, dove dove morì il 24 dicembre del ’44. La Chiesa cattolica ha avviato per lui il processo di beatificazione, rendendo merito a un’opera coraggiosa che molti uomini di chiesa misero in atto durante le deportazioni ebree. Tra le tante storia, vanno ricordate quelle di Don Ferdinando Pasin, parroco veneto di S.Martino al quale l’Italia non ha dedicato né un monumento né una via e cui devono la vita duecentotrentaquattro ebrei. O quella di Don Francesco Repetto. Segretario del Cardinale di Genova, nascose e difese, alloggiandoli presso conventi e privati, sia gli ebrei genovesi che quelli profughi giunti in città dagli altri paesi d’Europa; fino a fornire loro documenti falsi e ad organizzare la fuga verso la Svizzera. Ricercato dai tedeschi, dovette trascorrere l’ultimo periodo della guerra da clandestino, sotto falso nome.

Marie Benoî, noto col nome di padre Maria Benedetto, nascose nel suo convento di frati cappuccini a Roma, 2500 ebrei italiani e 1.500 profughi provenienti da Francia, Jugoslavia e da altri paesi. Il gruppo di padre Benedetto nascondeva i profughi essenzialmente in appartamenti e pensioni o in istituti religiosi, mentre un centinaio di conventi e 55 monasteri diedero rifugio ad altri 4 mila 447 ebrei.

Don Enzo Baldoni diede rifugio a numerosi ebrei giunti nel piccolo comune di Quara, e salvò più volte con le sue parole la popolazione dai rastrellamenti tedeschi. Aiutò indiscriminatamente i partigiani, gli ex prigionieri alleati, la sua gente, bussasse alla sua porta. Grazie alle sue doti logistiche riuscì a far sopravvivere tutto il paese per quindici giorni in mezzo ai boschi.

don dante salaDon Dante Sala si distinse invece a San Martino Spino, in collaborazione con Odoardo Focherini, nell’opera di salvezza di 105 ebrei, facendoli espatriare in Svizzera dopo averli accompagnati personalmente al confine e aiutato dai contrabbandieri. Padre Giuseppe Girotti (in odore di beatificazione) venne ordinato sacerdote a Chieri, si specializzò presso la celebre “Ècole Biblique” di Gerusalemme e si dedicò all’insegnamento della Sacra Scrittura nel seminario teologico domenicano di Torino (S.Maria delle Rose). Stimato per la vasta cultura, amava esercitare il ministero sacerdotale anche tra la gente povera e umile, specialmente nell’Ospizio dei “Poveri Vecchi”, e non esitò a soccorrere particolarmente gli ebrei perseguitati. Arrestato passò attraverso le carceri di Le Nuove (TO), di San Vittore (MI), di Bolzano per arrivare infine a Dachau dove morì nel giorno di Pasqua , il 1° aprile del  1945.

Nato nel 1914 da una povera famiglia di contadini, padre Aldo Brunacci aveva studiato a Roma, nell’ambiente delle organizzazioni giovanili cattoliche e imparò a pensare con la propria testa, senza subire la propaganda del fascismo. Con l’Armistizio, nel settembre 1943, Assisi si riempì di ebrei in fuga e i frati e il vescovo di Assisi, monsignor Giuseppe Placido Nicolini, travestirono più di trecento ebrei vestiti da frati e da suore, nascondendoli nei sotterranei e nelle cantine. Padre Brunacci, come collaboratore principale del vescovo, si trovò a gestire questa massa di gente, a nutrirla, proteggerla, procurare documenti falsi, affrontare i nazisti e i fascisti, spostare quelli più a rischio, curare gli ammalati, occuparsi dei non pochi bambini. Padre Brunacci fu arrestato dalle autorità fasciste, ma grazie all’intervento del Vaticano poté essere rilasciato dopo un periodo di detenzione.

E tra i giusti vi furono anche tanti pastori di fede protestante. Uno su tutti, Daniele Cupertino, pastore avventista, che insieme alla moglie Teresa Morelli ospitò gli ebrei perseguitati dai fascisti nella sua casa di Roma, dal 1941 al 1945, e per questo venne insignito dalla massima onorificenza dello Stato d’Israele.

Tra il ’43 e il ’45, secondo le stime dei ricercatori, gli ebrei perseguitati che non vennero deportati o uccisi in Italia furono circa 35.000. Circa 500 di essi riuscirono a rifugiarsi nell’Italia meridionale; 5500-6000 riuscirono a rifugiarsi in Svizzera e gli altri 29.000 vissero in clandestinità nelle campagne e nelle città, grazie all’aiuto di tanti italiani che opposero una “resistenza non armata” alla barbarie tedesca e fascista.

GLI ANGELI SEGRETI

LISTA COMPLETA DEI “GIUSTI” ITALIANI

 Adami Ulisse e Ade, Alessandrini don Armando, Ambrostolo Emilio e Virginia, Amendola prof. Maria, Amerio Padre Pasquale, Angela Carlo, Annoni Fosco e la sorella Tina, Antolini Umberto e genitori, Antonioli don Francesco, Arnaldi dr. Rinaldo, Avenia Giacomo, Avondet Michel e Leontina, Badetti Virginie , Barbieri Ostilio e Amelia, Bortolameotti don Guido Bortolameotti , Bassi Giacomo, Basso Frisini Lida, Bastianon Alessandro, Beccari don Arrigo, Bellio Gino e Elsa Poianella, Benedetti Emilia, Benedetto padre Maria, Bettin Regine e Giovanna, Bezzan Emmo e Brunilda e Lavinia, Billour Amato e Letizia, Bisogni Renato e Giovanna, Boldetti Luciana, Bonaiti Giuseppe e Luigia, Boni-Baldoni don Enzo, Bortolameotti monsignor Guido, Braccagni don Alfredo, Bracci Umberto, Lina Marchetti, Brandone Luigia, Armellino e Domenico, Brizi Luigi e il figlio Trento, Brugnoli Luigi e Cavalca, Brunacci don Aldo, Brusasca Giuseppe, Burian prof. Anita, Busnelli, suor Sandra e Ester, Bussa don Eugenio, Cabrusa Emilia e Giorgio, Caglio Virgilio e Amalia, Caligiuri Clelia, Campolmi Gennaro, Candini Pio e Gina , Canelli Luca, Canova Alfonso, Cappello Giovanni e Luigia, Cardini Gino, Cardini Lodovico e Lydia, Carlotto don Michele, Caronia Giuseppe, Carugno Osman, Casini don Leto, Casini dr. Enzo e Maria Pia, Cassinelli Garibaldi Maria e Ciro, Castelli Filippo e Gina Frangini, Castracane Roberto, Cataneo Lydia, Cei Maria Maddalena, Cerioli Angelo, e la figlia Dina, Cicutti Lajos, e i figli Luigi e Jozsef, Citterich Mario e Lina, Coduri Elvezio e Olive Cosgrove, Comba Alfredo e Maria, Conci Ines e Aurelio, Costantini Cesare e Letizia, Costanzi Giuseppe e Elena, Crippa-Leoni prof. Lina, Cunial Fausto, Cupertino, Daniele e Teresa, Custo Emanuele e Rosetta, Daelli Alessandro, Dalla Torre don Angelo, Dalla Valle Antonio , Darmon-Valeri Pina, De Angelis Enrico, e Giuseppina Di Carlo, De Beni Benedetto, De Fiore Angelo, De Franc Benvenuto, e Carlotta Guerino, De Micheli-Tommasi dr. Ada e Mario, De Zotti don Giuseppe, Di Gori Piero e Albina, Di Grassi Sem e Maria, Di Pietro Alessandro, Dressino padre Antonio, Drigo Giuditta, Anna, Bolledi (suor Emerenzia), Ehrhard Maria Leone, Facibeni Giulio, Fagiolo monsignorVincenzo, Maria Corsetti (suor Ferdinanda), Ferrari Anna e Giovanni, Ferrari suor Maria Angelica, Focherini Odoardo, Folcia, suor Marta, Fraccon Torquato, Frangini Amalia, Furlan Elvira, Galvani Guelfo, Garbini Antonio, Garofano Francesco e Elsa, Gatti Arturo, Gentili Mario, Ghelli Vittorio e moglie, Giorgetti Ezio, Giovannozzi Giorgio e Luisa, Giovannucci Teresa e Pietro, Girotti padre Giuseppe, Gradassi don Giulio, Grasso Luigi e Maria, Iezzi Emidio e Milietta, Isotton Ferdinando e Evangelina, Jemolo prof. Carlo Arturo, Lai Lelio e Lina Vannini, Lazzarini dr. Giacinto, Lefevre Nilde e Amedeo, Lenti Ida, Lestini Pietro e la figlia Giuliana, Lorenzini Antonio, Maccia Guglielmo e Amelia, Magna Battista, Malan Silvia, Mancini Gustavo, Mani Antonio e Bartolomea, Mazza Giuseppe e Maria , Mecacci don Vivaldo, Meinardi Giuseppe, Melani Alfredo, Milana Agapito e Assunta (con i figli Giulia, Lidia e Angelo), Moraldo Francesco, Moreali dr. Giuseppe, Musso Renato e Enrica, Natoni Ferdinando , Niccaci padre Rufino, Nicolini monsignor Giuseppe Placido, Oberto Luigi e Maria, Ollari Ernesto, Pace Angelo e Filomena, Palatucci dr. Giovanni, Palazzini cardinale Pietro, Pancani Leonida, Pannini Elvira, Paoli don Arturo, Pasin don Ferdinando, Perez Luigi e Sandra, Perlasca Giorgio, Perrone Lorenzo, Pesante dr. Giovanni e Angelica, Piana Ercole e Gina, Pigliapoco Attilio e Lidia, Pretti Giuseppina e Felice, Pugi Luigi, Raspino padre Francesco, Ravera Carlo e Maria, Repetto don Francesco, Riccardi Pellegrino, Richeldi don Benedetto, Richetto Carmelo e Angiola, Ricotti padre Cipriano, Rizzolio Beatrice, Roda-Boggio Clotilde, Rosadini monsignor Luigi, Rotta Angelo, Sacchi Vando e Ebe, Sacchi Ricardo e Ebe Sala Anna, Sala don Dante, Salvi don Carlo, Santerini Mario e Lina, Supino Giuseppe, Saracco Michelina, Schivo monsignor Beniamino, Sergiani Enrico e Luigina Manzaroli, Sgatti Alessandro, Irina e Luce, Sibona Enrico, Signori Gino, Simeoni don Giovanni, Soffici Dante e Giulia, Soffici Oreste e Mariana, Spada Lorenzo, Spingi Vito, Stablum Emanuele, Tagliabue Luigi e Angela, Talamonti Adelino e il figlio Fides, Talamonti Camillo e Fernando Fernanda, Tambini Aurelio, Aurelia,Vincenzo e Rosita, Tantalo don Gaetano Tiburzio dr. Giuseppe, Torreggiani Fernando, Tredici Vettorio , Turrini Adele, Vaiani Caterina, Vannini Caterina, Vespignani suor Benedetta, Viale don Raimondo, Vinay Tullio, Vincenti don Federico, Virgili Daria, Virgilio, Mercedes Gianna, Wiel Alessandro e Luisa , Zanardi Luciano, Zanchi Margherita, Zara Adele.




Oggi la Giornata della Memoria. Il ricordo del Papa e del presidente Mattarella

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12f472cfba84f76744d9e93eba5fedbf“Il ricordo dello sterminio di milioni di persone ebree e di altre fedi non può essere né dimenticato né negato.

Non può esserci fraternità senza aver prima dissipato le radici di odio e di violenza che hanno alimentato l’orrore dell’Olocausto.

Lo afferma Papa Francesco in un tweet in occasione della Giornata della Memoria.

Al Quirinale si è svolta la commemorazione con Mattarella. “I principi che informano la nostra Costituzione repubblicana e la Carta dei Diritti Universali dell’Uomo sono la radicale negazione dell’universo che ha portato ad Auschwitz. Principi che oggi, purtroppo, vediamo minacciati nel mondo da sanguinose guerre di aggressione, da repressioni ottuse ed esecuzioni sommarie, dal riemergere in modo preoccupante – alimentato dall’uso distorto dei social – dell’antisemitismo, dell’intolleranza, del razzismo e del negazionismo, che del razzismo è la forma più subdola e insidiosa. Lo ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione del giorno della Memoria.

“Non possiamo dimenticare – ricordando i deportati italiani – le sofferenze patite dai nostri militari – afferma Mattarella -, internati nei campi di prigionia tedesca, dopo il rifiuto di passare nelle file della Repubblica di Salò, alleata e complice dell’occupante nazista. Furono 650.000. Il loro no ha rappresentato un atto di estremo coraggio, di riscatto morale, di Resistenza”.

“Il sistema di Auschwitz e dei campi a esso collegati fu l’estrema, ma diretta e ineluttabile, conseguenza di pulsioni antistoriche e antiscientifiche, istinti brutali, pregiudizi, dottrine perniciose e gretti interessi, e persino conformismi di moda. Tossine letali – razzismo, nazionalismo aggressivo, autoritarismo, culto del capo, divinizzazione dello Stato – che circolarono, fin dai primi anni del secolo scorso, dalle università ai salotti, persino tra artisti e docenti, avvelenando i popoli, offuscando le menti, rendendo aridi cuori e sentimenti”.

“Il regime fascista, nel 1938, con le leggi razziali – ha aggiunto Mattarella – agì crudelmente contro una parte del nostro popolo. E’ di grande significato che la Costituzione volle sancire, all’articolo 3, la pari dignità ed eguaglianza di tutti i cittadini, anche con l’espressione “senza distinzione di razza”. Taluno ha opinato che possa apparire una involontaria concessione terminologica a tesi implicitamente razziste. I Costituenti ritennero, al contrario, che manifestasse, in modo inequivocabile, la distanza che separava la nuova Italia da quella razzista. Per ribadire mai più”.

ansa.it




Il Ministro degli Esteri Tajani commenta la Giornata della Memoria

tajani istituzionale

tajani istituzionaleIn occasione della Giornata della Memoria, il ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani, si è unito alla commemorazione e al ricordo delle vittime della Shoah, affinché la memoria di questo genocidio, che rappresenta un crimine senza precedenti nella storia dell’umanità, resti viva anche nelle generazioni più giovani.
“Questa Giornata non ci impone solamente di ricordare i milioni di morti, le sofferenze e gli orrori subiti da tante vittime innocenti, ma è un monito per prevenire e combattere ogni germe di razzismo, antisemitismo, discriminazione e intolleranza”, ha detto Tajani.
“Assistiamo purtroppo a crescenti e preoccupanti rigurgiti di antisemitismo in diverse aree del mondo e a diffusi tentativi di banalizzazione, negazione e distorsione della Shoah, che si alimentano di vecchi e nuovi stereotipi, amplificati anche nello spazio digitale”, ha poi osservato il ministro, assicurando che, “di fronte a queste allarmanti tendenze, l’Italia è determinata a restare sempre vigile e a intensificare gli sforzi tesi a preservare la Memoria della Shoah“.
Secondo Tajani, “la conoscenza e la comprensione della Shoah e la lotta contro ogni forma di negazione e distorsione di tale immane tragedia sono elementi imprescindibili per preservare i valori fondanti della Repubblica e della nostra casa comune europea, costruita sulle comuni radici giudaico-cristiane”.
“A conferma di questo assoluto impegno”, ha rimarcato il ministro Tajani, “l’Italia ha adottato la definizione di antisemitismo dell’IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance), di cui è orgogliosamente parte, e ha sostenuto con forza la risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite sulla negazione e distorsione dell’Olocausto, promossa da Israele e Germania e adottata significativamente il 20 gennaio 2021, giorno in cui ricorreva l’ottantesimo anno dalla sciagurata Conferenza di Wannsee che concepì la cosiddetta “soluzione finale” della questione ebraica”. (aise)




I vertici del MAIE incontrano il Ministro Lollobrigida

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324630353 6235311689820587 6995487060944056822 nI vertici del MAIE a colloquio con il ministro dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste Francesco Lollobrigida dopo una intensa riunione di lavoro.

Si è parlato di Made in Italy, d’internazionalizzazione delle piccole e medie imprese e della necessità di coinvolgere gli italiani nel mondo nella promozione delle eccellenze italiane all’estero.

“Come MAIE continuiamo a conquistare sempre maggiore spazio politico all’interno delle istituzioni italiane” ha dichiarato il vicepresidente del Movimento, Vincenzo Odoguardi.




Al Senato un convegno, organizzato dal MAIE, sugli italiani all’estero

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catturaLa Sala Caduti di Nassirya del Senato della Repubblica Italiana ha ospitato ieri l’interessante convegno intitolato “Italiani all’estero: una risorsa culturale, sociale ed economica per l’Italia nell’era della globalizzazione“, ovvero “le potenzialità della rete degli italiani nel mondo”.

L’incontro è stato Organizzato dal MAIE, Movimento Associativo Italiani all’Estero e si è trattato di un appuntamento durante il quale italiani all’estero e SistemaItalia nel mondo sono stati i protagonisti.

“Continuiamo a lavorare nell’interesse delle comunità italiane residenti oltre confine” ha dichiarato il vice Presidente del MAIE, Vincenzo Odoguardi (nelle foto)




Merlo, Odoguardi e Borghese al Senato per parlare di italiani all’estero

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catturaSi è svolto nel pomeriggio di oggi, nella Sala Caduti di Nassirya del Senato della Repubblica Italiana, il convegno dal titolo “Italiani all’estero: una risorsa culturale, sociale ed economica per l’Italia nell’era della globalizzazione“, ovvero “le potenzialità della rete degli italiani nel mondo”.

Ad aprire l’appuntamento è stato il Sen. Ricardo Merlo, fondatore e presidente del Movimento Associativo Italiani all’Estero, già Sottosegretario agli Esteri. Ha fatto seguito l’intervento di saluto del vicepresidente MAIE, Vincenzo Odoguardi.

Presenti al convegno imprenditori e professionisti italiani che vogliono conoscere meglio il MAIE e i suoi obiettivi.

“Abbiamo deciso di organizzare questo appuntamento per mettere l’accento sulla necessità di dare maggiore spazio, all’interno della politica e delle istituzioni italiane, alle tematiche che più da vicino interessano gli italiani all’estero”, dichiara il Sen. Borghese.

“Gli italiani nel mondo – aggiunge il vicepresidente MAIE Odoguardi – meritano di essere protagonisti della ripresa italiana, dopo lo stop dovuto alla pandemia. Tanti sono i modi in cui possono dare il proprio contributo – penso ad esempio al turismo delle radici, alla promozione del made in Italy o della cultura italiana nel mondo”, conclude.

da italiachiamaitalia.it




Reddito di cittadinanza. Quanto mi costi…

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downloadNel 2022 sono stati spesi per il Reddito e la pensione di cittadinanza 7,99 miliardi.

È quanto emerge dagli Osservatori Inps sulla misura di contrasto alla povertà secondo i quali nell’anno hanno avuto accesso ad almeno una mensilità del sussidio 1.685.161 famiglie per 3.662.803 persone coinvolte e 551,11 euro medi di assegno.

Il Sud e le Isole hanno avuto il maggior numero di famiglie coinvolte con 1.040.957 famiglie con almeno una mensilità (il 61% del totale di quelle con il sussidio) , 2.399.875 persone coinvolte (il 65,5% del totale) e 583,27 euro medi per l’assegno.

Nel Nord hanno avuto nel corso del 2022 almeno una mensilità di Reddito o pensione di cittadinanza 372.317 famiglie per 728.507 persone coinvolte (480,28 euro l’assegno medio) mentre nel Centro hanno avuto almeno una mensilità di sussidio 271.887 famiglie per 534.421 persone coinvolte (512,18 euro l’assegno medio). La Regione con più famiglie con almeno una mensilità è la Campania con 353.795 famiglie, un numero vicino a quello dell’intero Nord, 877.115 persone coinvolte e un assegno medio più alto della media ( 617,16). Oltre 300mila famiglie hanno avuto almeno una mensilità anche in Sicilia (306.561). Nel 2021 il numero delle famiglie con almeno una mensilità del sussidio era stato comunque più alto anche a causa delle ricadute economiche della pandemia con 1.771.907 famiglie e 3.956.979 persone coinvolte.

A dicembre sono state 1.168.712 le famiglie che hanno ricevuto il Reddito o la pensione di cittadinanza per 549,46 euro medi. Le persone complessivamente coinvolte nel mese sono state 2.483.885. Si sono spesi nel mese 642,16 milioni di euro. Se si guarda all’intero 2022 le famiglie che hanno ricevuto almeno una mensilità del sussidio sono state 1.685.161 per 3.662.803 persone coinvolte e un importo medio della prestazione di 551,11 euro. Nel complesso nell’anno sono stati spesi per la misura di contrasto alla povertà circa 7,99 miliardi.

A dicembre hanno ricevuto il Reddito o la pensione di cittadinanza 164.215 famiglie della provincia di Napoli per 422.715 persone coinvolte, un numero che supera il doppio di quelle della Lombardia che nello stesso mese sono state 81.115 per 151.433 persone coinvolte. E’ quanto emerge dalle tabelle dell’Osservatorio Inps sul Reddito e la pensione di cittadinanza. Nel mese le famiglie che hanno ricevuto il reddito nel complesso sono state 1.168.722 per 2.483.885 persone coinvolte. Il 65% delle famiglie con l’assegno contro la povertà è nel Sud e nelle Isole (759.767) mentre poco più del 20% risiede al Nord. nel Centro le famiglie coinvolte sono 174.425 pari a quasi il 15% del totale. Nel Mezzogiorno l’assegno medio a dicembre è stato superiore di oltre 100 euro rispetto al Nord con 580,80 euro medi a fronte dei 477,23 del Settentrione.

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Italia: ma che freddo fa!

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065558272 9d74b2c5 76f2 4305 b19c aa8cf79eb23dL’ondata di maltempo che da alcuni giorni imperversa sull’Italia non ha esaurito i suoi effetti. La neve fa sentire la sua presenza in molte località. Nel Viterbese, dalla notte scorsa, intorno alle 3,30 nevica su parte dell’area settentrionale della provincia di Viterbo e sulla strada Cimina, che collega la città capoluogo al sud della provincia.

Sono stati attivati i mezzi spargisale, che dalle prime ore del mattino stanno operando assieme ai mezzi spazzaneve. Sulla strada Cimina un camion ha avuto difficoltà nella circolazione.

Vesuvio imbiancato anche oggi, regalando l’immagine insolita della cima del vulcano coperta di neve.

Neve anche in provincia di Avellino, dove ieri si è raggiunto il metro di accumulo sull’altopiano del Laceno e sul monte Terminio. Fitta coltre biancha anche in molti comuni dell’Alta Irpinia, dove le scuole, per oggi, resteranno chiuse. Disagi per gli automobilisti, lungo il tratto autostradale dell’A16 tra le uscite di Baiano e Lacedonia.

I mezzi spargisale e spazzaneve di Autostrade per l’Italia sono entrati subito in azione, ma molti automobilisti si sono ritrovati in panne perché non erano attrezzati con catene o pneumatici da neve. Situazione simile, ieri nel primo pomeriggio, sulla strada che condute alla vetta del monte Terminio: automobilisti fuori strada e bloccati dalla neve sono stati soccorsi da passanti più attrezzati o dai mezzi spargisale e spazzaneve della Provincia di Avellino.

maltempo vento pioggia e neve su tutta la penisola
Spazzaneve in azione

Abbondanti nevicate anche in Basilicata. A Potenza il sindaco Mario Guarente ha deciso di chiudere le scuole di ogni ordine e grado, lasciando però aperti asili nido e università.

Analogo provvedimento è stato adottato a L’Aquila. Dalla notte scorsa in Abruzzo, nel capoluogo di regione e nei Comuni limitrofi sta nevicando. In alcuni centri la colonnina del mercurio è scesa sotto il 15 gradi. Attualmente vige il divieto di ingresso per i mezzi pesanti sul tratto autostradale dell’A24, Teramo-Roma. Al momento non sono segnati importanti disagi nelle altre arterie stradali.

A Marradi, in Toscana, il Soccorso Alpino e Speleologico della Toscana sta intervenendo dal tardo pomeriggio di ieri per un gruppo di escursionisti in difficoltà bloccato nella zona del Monte Lavane a 1242 metri di altezza. Gli escursionisti, colti dal maltempo, sono riusciti a raggiungere la Capanna del Partigiano, un bivacco dove hanno trovato riparo per la notte. Le squadre hanno raggiunto il bivacco. Adesso stanno scendendo tutti insieme. Alle 8 avevano circa un’ora di cammino prima di arrivare al Passo. I tecnici dal Passo della Peschiera hanno impiegato più di quattro ore per raggiungere il bivacco a causa della bufera e del sentiero ricoperto da più di un metro di neve fresca.

La squadra del Soccorso Alpino ha dovuto infatti battere la traccia nella neve con le ciaspole per circa 6 km fino alla Capanna, che hanno raggiunto intorno alle 2.30 di stamani. Gli escursionisti, dovrebbero essere in quattro, stanno bene. Sul posto si sta dirigendo una seconda squadra di tecnici della Stazione Monte Falterona e una squadra del SAER (Soccorso Alpino e Speleologico Emilia Romagna) , in supporto per le operazioni di recupero. La brutta situazione meteo, che non accenna a migliorare, non permette l’intervento dell’elicottero. Inoltre le comunicazioni sono estremamente complicate dalla mancanza di copertura telefonica e radio.

agi.it




Meloni ad Algeri per parlare di energia

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312574902 668326334660913 4313581776860480655 nIndustria, innovazione, start-up e microimprese. Ma soprattutto energia. A distanza di sei mesi dalla visita di Mario Draghi ad aprile scorso, la premier Giorgia Meloni arriverà domani ad Algeri per la sua prima missione ufficiale nel paese nord africano. Meloni avrà una serie di colloqui istituzionali con il presidente della Repubblica, Abdelmadjid Tebboune, che aveva già incontrato a margine dei lavori della Cop27 in Egitto immediatamente dopo il suo insediamento, e con il primo ministro algerino Aimen Benabderrahmane. Previsti anche incontri con imprenditori italiani che operano nel Paese.

L’arrivo ad Algeri

Poco dopo le 17 la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, è atterrata all’aeroporto di Algeri. La premier è stata accolta dal primo ministro della Repubblica algerina, Aimen Benabderrahmane e dall’Ambasciatore d’Italia ad Algeri, Giovanni Pugliese. Sono stati eseguiti gli inni nazionali (italiano e algerino) e poi il passaggio in rassegna della Guardia repubblicana e delle tre forze armate algerine. Meloni andrà a deporre una corona di fiori al monumento dei martiri della capitale algerina e poi farà un saluto all’equipaggio della nave della Marina militare “Carabiniere” attraccata al porto di Algeri. In serata la cena ufficiale con il primo ministro algerino.

Meloni: “Il Mediterraneo ci unisce”

“Oggi primo giorno in visita in Algeria. Al centro dei colloqui l’energia e un rapporto bilaterale che si estende sempre di più in tutti i campi. Il Mediterraneo ci unisce. Ringrazio il Primo Ministro algerino per la calorosa accoglienza e il fruttuoso incontro”. Lo scrive in un post la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, al termine della cena con il primo ministro della Repubblica algerina, Aimen Benabderrahmane.

La partita del gas

“Le relazioni bilaterali fra Italia e Algeria sono solide, antiche e strategiche e attraversano una fase particolarmente positiva. L’Italia è al lavoro per rafforzarle, ampliarle e consolidarle ulteriormente come testimoniato dalle visite politiche al più alto livello che si sono susseguite negli ultimi mesi”, evidenzia palazzo Chigi.

Proprio a luglio del 2022, l’ex premier Draghi assieme a una folta delegazione di ministri, arrivò ad Algeri per siglare una serie di accordi e annunciando che “l’Algeria è diventato il primo fornitore di gas del nostro Paese”, fornendo all’Italia 4 miliardi di metri cubi di gas e “anticipando forniture ancora più cospicue nei prossimi anni”. Ad aprile Algeri aveva assicurato all’Italia una fornitura di 9 miliardi di metri cubi aggiuntivi fino al 2024, di cui 3 miliardi già per questo inverno.

Proprio a luglio, a ridosso della visita di Draghi, i vertici di Sonatrach, la società di Stato algerina che opera nel campo dell’energia, avevano anticipato l’invio di altri 4 miliardi di metri cubi aggiuntivi. Ad aprile invece, era stato firmato un memorandum d’intesa nel settore dell’energia ed un contratto tra Sonatrach ed Eni per l’aumento delle esportazioni di gas algerino verso l’Italia. Ad accompagnare Meloni nella missione algerina ci sarà il numero uno di Eni, Claudio Descalzi.

Obiettivo staccarsi da Mosca

L’Algeria ha le più grandi riserve di gas naturale di tutta l’Africa ed è il principale paese esportatore di gas naturale verso l’Italia: l’energia dunque si conferma il cuore della missione che inizia domani. L’Italia, il cui obiettivo è quello di rendersi sempre più indipendente dal gas russo, punta a “consolidare e rafforzare un partenariato con un Paese molto importante su diversi fronti a partire dall’energia (approvvigionamento e diversificazione energetica). Vi è la volontà di confermare la prospettiva dell’Italia quale hub energetico – di gas ma anche di idrogeno verde- del Mediterraneo, ponte fra Africa e Europa”, conferma il governo, che punta a consolidare gli accordi dei mesi scorsi.

Meloni farà inoltre visita ai militari di una nave della Marina Militare ancorata al porto di Algeri e renderà omaggio alla figura di Enrico Mattei con una tappa simbolica al Giardino intitolato all’imprenditore italiano e fondatore dell’Eni nel cuore della capitale algerina, inaugurato nel novembre 2021 dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. La visita nel Paese nordafricano rientra, infatti, nella cornice del cosiddetto ‘Piano Mattei’ per l’Africa annunciato da Meloni durante il suo discorso di insediamento di fine ottobre alla Camera dei deputati, evidenzia palazzo Chigi.

Oltre 7 miliardi di interscambio

Al centro della visita ci saranno anche altre questioni di grande interesse come l’industria, l’innovazione, le start-up e le microimprese. In occasione della missione saranno siglati diversi accordi, fra cui alcune nuove intese private.

Secondo i dati forniti dall’osservatorio economico del governo italiano, nel 2021 il valore dell’interscambio Italia-Algeria è stato pari a 7,33 miliardi di euro, di cui 5,57 miliardi le nostre importazioni e 1,76 miliardi le nostre esportazioni. Il gas costituisce la quasi totalità delle nostre importazioni, mentre l’Italia esporta principalmente macchinari, prodotti petroliferi raffinati, prodotti chimici e siderurgici. L’Italia è il terzo partner commerciale dell’Algeria a livello globale (primo cliente e terzo fornitore). L’Algeria è il primo partner commerciale dell’Italia nel Continente africano. Nel primo semestre 2022 l’Algeria è diventata il primo fornitore di gas naturale dell’Italia.

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Export made in Italy/ Odoguardi (Maie): Coinvolgere gli italiani nel mondo

odoguardi

odoguardi“L’export agroalimentare Made in Italy si prepara a centrare un nuovo record annuale, toccando i 60 miliardi di euro. Vola, infatti, l’enogastronomia italiana oltre confine: sempre più richiesti sono prodotti come vino, pasta, ortofrutta, salumi e formaggi tricolori, che registrano una crescita tendenziale del 17,3% nei primi undici mesi del 2022. Sono dati che ci rincuorano, dopo il brutto periodo passato a causa della pandemia, e che ci fanno ben sperare per il futuro”. Così in una nota Vincenzo Odoguardi, vicepresidente MAIE, secondo “è comunque necessario fare di più, rispetto al passato, per la promozione del made in Italy all’estero e il governo, in questo senso, sembra si stia muovendo nel modo giusto”.
“L’esecutivo, a nostro modo di vedere, potrebbe – dovrebbe? – puntare anche sui tanti italiani nel mondo e – sottolinea Odoguardi – coinvolgerli nella promozione delle eccellenze enogastronomiche italiane nei propri Paesi di residenza. Del resto, ogni italiano nel mondo è ambasciatore dell’Italia all’estero: se l’export di prodotti enogastronomici made in Italy continua a crescere, senza alcun dubbio è anche grazie ai tanti connazionali che nel mondo comprano, consumano, propongono italiano, a casa propria e nelle proprie famiglie così come attraverso i loro ristoranti, le loro pizzerie, i supermercati italiani. Le comunità italiane all’estero – conclude il rappresentante del Maie – rappresentano anche in questo caso un’enorme opportunità per l’Italia e per la sua economia”. (aise)