Roma. “Il sindaco ha pagato di tasca propria il suo viaggio natalizio a Cuba”

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immagine a due per sito 21Un viaggio a Cuba a Capodanno per il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri. In missione istituzionale o vacanza privata? E chi ha pagato? In queste ore il sindaco della Capitale è stato investito da una nuova polemica. A sollevarla un articolo de Il Foglio dove si legge: “Il 28 dicembre l’esponente del Pd ha incontrato il viceministro degli Esteri Gerardo Peñalvervice per perorare la candidatura di Roma all’Expo 2030. All’appuntamento hanno partecipato anche Giuseppe Scognamiglio, direttore generale dell’ente di promozione della Capitale,  e l’ambasciatore a Cuba Roberto Vellano. La notizia è uscita sull’agenzia Prensa Latina”.

Non ha tardato ad additare il sindaco il consigliere comunale della Lista Raggi, Antonio De Santis che sui social scrive: “Ancorché opinabile, la scelta da parte di Gualtieri di voler trascorrere le vacanze di Natale lontano da Roma, ai Caraibi, è del tutto legittima; ciò che però stupisce è che il 28 dicembre scorso l’agenzia di stampa cubana ‘La Prensa Latina’ ha fornito il resoconto di un incontro di natura evidentemente istituzionale del quale, per motivi che ci sfuggono, non è stata mai data alcuna notizia da parte del Campidoglio. Il Sindaco non ha certamente il dovere di raccontarci dove e come trascorra le proprie ferie private, ma ha il preciso dovere di comunicare le tipologie d’incontri, peraltro resi pubblici all’estero, che coinvolgano la città e gli interessi a essa legati“. E chiosa: “Venire a conoscenza di tali circostanze a distanza di quindici giorni e per giunta dalla stampa latino americana piuttosto che da comunicazioni ufficiali del Campidoglio lascia profondamente perplessi“.

A chiarire almeno la questione economica del viaggio in terra caraibica è lo stesso Ufficio stampa del Campidoglio che in una nota afferma: “In merito alle affermazioni del consigliere della Lista Raggi De Sanctis, si precisa che il Sindaco ha effettuato un viaggio privato a Cuba, a proprie spese, nel corso del quale ha avuto incontri di cortesia con il vice ministro vicario degli esteri e il Governatore de l’Havana, per illustrare la candidatura di Roma all’Expo e parlare della cooperazione tra le due capitali”.

ag. DIRE – www.dire.it




Ci sarebbe un piano segreto per indurre papa Francesco alle dimissioni

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img 20230110 wa00841 650x400Un cardinale italiano afferma che i conservatori “sanno che in questo momento sono in minoranza, che avranno bisogno di tempo sia per ottenere consensi sia per indebolire” il pontefice.

Dopo la morte di Benedetto XVI, i conservatori del Vaticano stanno portando avanti un “piano segreto” per sottoporre papa Francesco a pressioni tali da portarlo alle dimissioni. A quanto pare, l’obiettivo del piano è quello di forzare la partenza del pontefice attraverso uno stress eccessivo, ha dichiarato la scorsa settimana un cardinale italiano al quotidiano La Stampa. “Il piano segreto sarà formulato su più assi e fasi, ma avrà un obiettivo: mettere il pontificato sotto una tale tensione che Francesco dovrà dimettersi”.

“Gli oppositori di Francesco sanno che in questo momento sono in minoranza, che avranno bisogno di tempo sia per ottenere consensi sia per indebolire Bergoglio”, ha detto il porporato.

A quanto pare, i funzionari più conservatori considerano il sommo pontefice troppo liberale in materia di omosessualità, aborto, comunione ai divorziati risposati e celibato dei sacerdoti. Tale è la derisione all’interno del Vaticano che alcuni definiscono il capo della Chiesa un “comunista”.

Secondo il cardinale, alcuni dei suoi nemici agiranno “nell’ombra”, mentre altri saranno più aperti nelle loro critiche. Tra questi ultimi c’è l’arcivescovo Georg Ganswein, che per 19 anni è stato segretario personale del papa emerito Benedetto XVI, e che in questi giorni è stato molto critico nei confronti di Francesco.

Tuttavia, nella Santa Sede c’è chi dice che non ci sono molte possibilità che Francesco getti la spugna a breve termine. “Si dimetterà se non sarà più in grado di affrontare le sfide del suo pontificato, ma per ora va avanti”, ha detto il cardinale tedesco Walter Kasper. “Al momento non è disposto a dimettersi. È ovvio che c’è uno scontro tra progressisti e conservatori, ma va mantenuto il dialogo tra i diversi punti di vista”, ha aggiunto.

tradotto da 7dias.com.do




Grande perdita per Cosenza: il Prof. Francesco Bruno si è spento nella sua Celico (CS) a 74 anni (VIDEO)

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img 2815Si è spento a Celico, il Professore Francesco Bruno, noto criminologo di fama internazionale oltre che docente alla Sapienza di Roma e all’Università della Calabria. Il Professore purtroppo era malato da tempo.

Era noto per aver legato la sua attività e il suo nome alle più  grandi vicende di cronaca italiana, dal “mostro” di Firenze al terrorismo e a molti casi di cronaca nera verificatasi negli ultimi decenni.

I funerali si svolgeranno a Celico, in provincia di Cosenza.

Lo studioso lascia la moglie, la Prof.sa Simonetta Costanzo, docente universitaria all’Università della Calabria e il figlio Alfredo.

Ad averne dato l’annuncio è stato il sindaco di Celico, Matteo Lettieri, che ha ricordato i tanti meriti del compianto Professore partecipando doverosamente al lutto che ha colpito la famiglia.

Personaggio di notorietà nazionale, molto presente nei vari talk show nazionali. Dal 1979 al 1987 funzionario e poi direttore di sezione presso la presidenza del Consiglio dei Ministri.

Ha collaborato con diversi ministeri per lo studio e la lotta alla droga e contro la criminalità mafiosa e nel 1987 è diventato professore di Criminologia e medicina forense alla Sapienza di Roma.

Come già detto, molto assidua la sua presenza in tv, di lui si ricordano moltissime collaborazioni a vari programmi televisivi dedicati a serial killers, tra cui ricordiamo Delitti (LA7), Porta a Porta (Rai 1) e Maurizio Costanzo Show (Canale 5).

Ci associamo al cordoglio per il lutto che ha colpito la sua famiglia e l’intera comunità.

 




Parigi-Dakar tragica: muore un turista italiano

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181553066 c83c7d2d 04d4 4ed9 beca f6c03ddf0334Un turista italiano è morto dopo essere stato travolto durante la nona tappa del rally della Dakar 2023 tra Riad e Harad, in Arabia Saudita. Lo hanno riferito gli organizzatori.

“Uno spettatore di origine italiana che si trovava dietro una duna è rimasto ferito sulla pista del rally”, ha dichiarato Amaury Sport Organization in un comunicato stampa.

L’italiano, trasportato in elicottero dai soccorritori, è morto durante il suo trasferimento.

agi.it




Muore Ratzinger e il Vaticano riapre il caso di Emanuela Orlandi

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160207484 d8a3eb16 4676 4c99 b9a7 4859581b14b7Proprio adesso, come mai? La domanda, in realtà, pare persino oziosa: ogni giorno dell’anno si presta al dubbio, quando si riapre un’indagine vecchia di quarant’anni. Eppure anche questa volta uno non può che chiederselo: proprio oggi, come mai. Soprattutto perché il caso che va a riaprirsi è quello di Emanuela Orlandi, che uscì da una lezione di musica in territorio vaticano, fu vista alla fermata dell’autobus per tornare a casa in territorio vaticano, e invece sparì e non se ne seppe più nulla. Oppure se ne seppe troppo, ma non se ne seppe il vero.

Dalle parti della Santa Sede si riferisce che “il promotore di Giustizia Alessandro Diddi ha confermato questa decisione, anche sulla base delle richieste fatte dalla famiglia in varie sedi”, e come sempre in questi casi l’analisi del testo è utile. La decisione viene messa in carico al pubblico ministero d’Oltretevere, innanzitutto, e poi c’è una parola in più, un “anche” riferito alla famiglia. La richiesta di riprendere le indagini, riaprire l’inchiesta, scorrere centinaia di metri lineari di documenti già visti e forse anche di sviste è quindi del Promotore, su impulso della famiglia. Anche.

Come dire: non sono state solo le instancabili iniziative del fratello, ad avere scosso l’albero, ché il Vaticano è quercia millenaria e non basta nemmeno l’ascia. Qualcuno di più alto vuole, e vuole ora. Ora (la successione cronologica degli eventi aiuta quanto l’esame dei testi, da quelle parti) che Joseph Ratzinger giace nella tomba che fu di Giovanni Paolo II. Benedetto e Wojtyla: i due papi che più da vicino sono stati toccati dalla vicenda.

Le rivelazioni di padre Georg

Nelle polemiche molto vere e poco presunte che si sono scatenate, dal 31 dicembre in cui l’Emerito è tornato al Signore, il caso Orlandi è stato un elemento quasi spurio, e se si pone la domanda l’interlocutore ti guarda di tralice. Sì, ma è pur sempre emerso, anche se emerso solo di sguincio. Comunque monsignor Georg Gaenswein ha ammesso che ai tempi di Vatileaks, episodio numero uno, Gabriele il servitore infedele dal suo comodino prese i documenti; pertanto lui stesso, Georg il fedelissimo, mise la testa sul ceppo e, confessando l’ingenuità, invitò Ratzinger a calare la mannaia. Ratzinger però preferì ricorrere alla Grazia, da lui ben conosciuta per studi decennali. Resta a ogni modo il fatto che secondo alcuni esisteva anche, accanto a quelle carte, un Fascicolo Orlandi; mentre invece Gaenswein nega la circostanza.

Possibile che, in un Vaticano che siamo ormai usi a vedere come campo di scontro tra fazioni incattivite, qualcuno pensi di usare il Fascicolo magari per zittire l’altra parte? L’interlocutore di nuovo ti guarda di tralice. Sembrano poi minimaliste, o soddisfacenti solo in parte minimale, le spiegazioni che vogliono dietro la riapertura una enorme manovra diversiva, vuoi per coprire imbarazzanti vicende come quella del gesuita Rupnik, vuoi per annullare mediaticamente il risorgere di una fronda antibergogliana.

No, la risposta potrebbe ben essere altra: più facile, quindi più complessa.

La verità nei tempi

Emanuela, che aveva quindici anni e tutto il diritto di vivere, scomparve nel nulla e non stiamo qui a ripetere tutte le teorie sulla sua sorte, se non altro perché ogni volta che se ne parla è come girare nuovamente il coltello nelle ferite della famiglia. Di sicuro c’è solo che non se ne seppe più nulla, e che una spiegazione va data. Quella vera. Francesco in quel lontano 22 giugno 1983 non era a Roma, semmai a Rosario. Della faccenda probabilmente seppe poco o nulla per lo meno fino alla sua nomina cardinalizia, ed in più il suo stile e il taglio del suo pontificato prediligono un approccio più da pastore che non da principe della Chiesa. Alle corte: è ancor più difficile per uno come lui fare orecchie da mercante a chi chiede di sapere cosa sia successo a sua sorella. Sì, ma perché ora e non prima? Il quesito resta, sulle prime, irrisolto.

La verità va cercata probabilmente nei tempi. Il 31 dicembre muore Ratzinger, il 4 gennaio iniziano le polemiche, il 5 ci sono i funerali, il 6 il Pontefice chiede di non dare credito alle notizie false.  Il 9 si annuncia l’operazione verità su Emanuela. Si aggiunga, a questa successione, un elemento: Papa Bergoglio, con la scomparsa di Benedetto, è oggettivamente più solo e più libero. Soprattutto – a causa dell’età avanzante – la sua Chiesa è meno somigliante a quella che trovò, nominato vescovo di Buenos Aires e poi Vescovo di Roma.

Insomma, un’era si è chiusa: quella dei due papati senza soluzione di continuità. Che non sono però il suo e quello di Benedetto, ma quello di Benedetto e quello di Giovanni Paolo. Due tempi diversi dello stesso momento, in cui uno degli elementi di persistenza era proprio il caso Orlandi.

Riaprirlo andando  – si consideri il particolare – non tanto a cercare gole profonde dalla voce ormai flebile quanto piuttosto a esaminare con criterio filologico le carte, non solo vuol dire dare una chance alla famiglia di sapere la verità (sono molti i cold case risolti in questo modo), ma soprattutto dare alla Chiesa la possibilità, finalmente, di chiudere il capitolo. E aprire una nuova fase. Proprio adesso. Ecco perché.

agi.it




Merlo (MAIE): “Siamo vicini alla comunità italiana in Brasile”

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merlo peggy2 e1582117065583 537x223“Ripudio assoluto nei confronti di coloro che hanno attaccato le istituzioni democratiche della Repubblica del Brasile e totale solidarietà al popolo brasiliano e al suo presidente democraticamente eletto Luiz Inácio Lula da Silva”.

Lo dichiara il presidente del Maie Ricardo Merlo su Twitter. Allo stesso tempo, in una nota, Merlo sottolinea: “Siamo vicini alla numerosissima comunità italiana residente in Brasile e ai discendenti dei nostri connazionali, nonché – naturalmente – al popolo brasiliano tutto. A Brasilia, in particolare, abbiamo già attivato il nostro coordinamento, per fare in modo di essere pronti, come Movimento Associativo Italiani all’Estero, a dare assistenza, di qualsiasi tipo, a quegli italiani che ne avessero bisogno. A questo proposito, ringrazio la nostra coordinatrice nazionale in terra brasiliana, Luciana Laspro, per essersi messa fin da subito a disposizione. L’augurio – conclude Merlo – è che scene come quelle che abbiamo visto in televisione e sui social non si debbano ripetere più”. (Inform)




La Meloni va dal Papa

++ papa e meloni a colloquio per 35 minuti ++

++ papa e meloni a colloquio per 35 minuti ++

La premier Giorgia Meloni in Vaticano con la famiglia, la figlia Ginevra e il compagno Andrea Giambruno, per l’incontro con Papa Francesco.

Il faccia a faccia tra il Pontefice e la presidente del Consiglio è durato 35 minuti.

Ad accogliere Giorgia Meloni nel Cortile di San Damaso, dove le guardie svizzere erano schierate nel picchetto d’onore, è stato il reggente della Casa pontificia, padre Leonardo Sapienza.Ad attenderla, prima del previsto incontro con il Papa, anche l’ambasciatore italiano presso la Santa Sede Francesco Di Nitto.

I temi legati “alla lotta alla povertà, alla famiglia, al fenomeno demografico e all’educazione dei giovani” e tra quelli di carattere internazionale, Europa, Ucraina e migranti, sono stati al centro dei colloqui tra il premier Giorgia Meloni e la Segreteria di Stato vaticana, nell’ambito dell’udienza con Papa Francesco. Lo riferisce il Vaticano.

Meloni ha regalato al Papa una copia de “La Santa Messa spiegata ai bambini” di Maria Montessori, del 1955, un volumetto contenente “Il Cantico delle creature” e “I Fioretti” di San Francesco d’Assisi, del 1920 e un angelo dalla sua collezione privata. Il Pontefice ha donato invece a Meloni un’opera in bronzo dal titolo “Amore sociale”, raffigurante un bimbo che aiuta un altro a rialzarsi, con la scritta “Amare Aiutare”. Papa Francesco ha dato alla premier anche alcuni documenti: il Messaggio per la Pace di quest’anno, il Documento sulla Fratellanza Umana, il libro sulla Statio Orbis del 27 marzo 2020, il volume sull’Appartamento Pontificio e il libro “Un’Enciclica sulla pace in Ucraina”.

ansa.it




Africani usufruivano del reddito di cittadinanza senza avere vissuto in Italia

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downloadIn 24 avevano denunciato di essere residenti in Italia da dieci anni per prendere il reddito di cittadinanza, ma in realtà erano solo passati da un centro di accoglienza e nonostante questo hanno truffato allo Stato più di duecentomila euro.

La rete di truffatori, tutti africani, è stata scoperta dai Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia Roma Centro, che indagavano sul conto di alcune persone residenti in diversi indirizzi riconducibili a centri di accoglienza per stranieri.

All’anagrafe risultavano residenti o domiciliati in un centro di accoglienza di via Tiburtina a Roma dismesso nel 2021 e tra il 2019 e il 2022 avevano dichiarato falsamente di risiedere nel territorio italiano da almeno 10 anni, producendo autocertificazioni fasulle. Una serie di falsi che avevano permesso loro di percepire 200.118 euro in redditi di cittadinanza senza averne il diritto.

Su 36 istanze presentate negli anni dalle persone denunciate, 5 non sono mai state erogate grazie agli accertamenti dell’Inps, ma altre 11 sono state erogate e interamente percepite per 18 mesi mentre 20 sono state revocate o sospese.

agi.it




Oggi festeggiamo il nostro Tricolore, simbolo dell’unità italiana

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download“Era il 7 gennaio 1797 quando i rappresentanti di Bologna, Ferrara, Modena e Reggio Emilia innalzarono il primo Tricolore.

Sotto questi colori, con questi sentimenti, i nostri avi, nei decenni successivi, si batterono per realizzare l’unità d’Italia.

Il Tricolore accompagnò la guerra di liberazione e, scelto dai Costituenti come vessillo della Repubblica, costituisce il simbolo della unità e indivisibilità del Paese e di quel patrimonio di valori e principi comuni solennemente sanciti dalla nostra Carta costituzionale”. E’ il messaggio del capo dello Stato, Sergio Mattarella per la Giornata nazionale della bandiera.

In occasione del 226/o anniversario della Giornata nazionale della bandiera, il presidente Mattarella ha aggiunto che i valori e principi comuni espressi nel Tricolore “rappresentano la risorsa ideale e morale a cui attingere per affrontare le difficoltà che ogni nazione si trova ad attraversare. Espressione della passione civile del popolo italiano, il Tricolore esprime la volontà di uno Stato democratico, aperto alla collaborazione internazionale e vicino ai cittadini, che persegue, in primo luogo a favore dei giovani, le migliori condizioni per la costruzione del futuro, in un clima di pace, giustizia, coesione sociale. Viva il Tricolore, viva la Repubblica”.

“In un famoso quadro del 1920 Cafiero Filippelli dipinge una donna intenta a rammendare un Tricolore. Un’immagine straordinaria, metafora del nostro impegno quotidiano. Ricucire ciò che è strappato, riannodare i fili del nostro stare insieme, riscoprirsi comunità: è questa la strada che intendiamo seguire per liberare le energie migliori della nazione e rendere l’Italia ancor più protagonista in Europa e nel mondo”. E’ il messaggio della premier Giorgia Meloni in occasione della Giornata nazionale della bandiera.

“Oggi l’Italia celebra la Giornata nazionale della bandiera. La nazione festeggia il Tricolore, nato nel 1797 a Reggio Emilia, che in questi 226 anni ha accompagnato e ispirato il cammino del popolo italiano. Consacrata nella Costituzione, la bandiera è il simbolo dell’unità nazionale, racchiude i valori di libertà, solidarietà e uguaglianza sui quali si fonda la nostra patria e incarna quello straordinario patrimonio storico, culturale e identitario che universalmente viene riconosciuto all’Italia”. “Nel mondo il Tricolore rappresenta lo spirito di sacrificio e la capacità di donarsi al prossimo dei nostri militari impegnati nelle missioni di pace, è la bandiera che i nostri diplomatici tengono alta nella difesa dell’interesse nazionale, sono i colori che i nostri connazionali all’estero hanno nel cuore e che mettono in ogni cosa che fanno”.

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Calcio in lutto. È morto Vialli

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gianluca vialli 1024x649È morto oggi a 58 anni Gianluca Vialli, da cinque anni lottava contro un tumore. Un “ospite indesiderato” che è arrivato nel 2017 e non è andato più via, nonostante a tratti fosse rimasto in silenzio acquattato in un angolo. Il tempo d’illudere. Gianluca Vialli all’inizio aveva provato a nascondere la malattia, indossava maglioni e felpe sotto la camicia per non far capire che stava dimagrendo, “perché non vorresti mai far soffrire le persone che ti vogliono bene”.

Poi, è arrivato il tempo di dire a tutti che era malato. Un cancro al pancreas, non la più semplice delle diagnosi se per assurdo ci fosse una classifica di peggio e meno peggio del buio chiamato tumore. L’uomo ha vacillato e poi ha ripreso le energie per riprendere il cammino, fiaccato sì, ma con la voglia disperatissima di andare il più avanti possibile. “Voglio ispirare le persone. Voglio che qualcuno mi guardi e dica ‘grazie a te, non ho mollato’, ha scritto nel 2018 nel suo libro ‘Goals’. Una formula matematica dove gol sta un po’ meno al calcio e un po’ più al futuro. Meno reti da segnare, più ‘Obiettivi’.

Non a caso il sottotitolo è ’98 storie + 1 per affrontare le sfide più difficili’. Che obiettivo difficile deve essere stato pensare al ‘dopo’ cercando di restare lucidi e positivi. “Ho meno tempo per essere un esempio, adesso che so che non morirò di vecchiaia“, raccontò in una intervista tv pensando alle sue figlie che – confessò – sperava tanto di poter accompagnare all’altare. Davanti ad Alessandro Cattelan e a milioni di telespettatori tirò fuori la ricetta della felicità, quella che tutti cercano e pochi trovano. La regalò senza chiedere nulla in cambio, perché a un certo punto nella vita tutto prende un significato diverso. “La felicità dipende dalla prospettiva con cui guardi la vita, non ti devi dare delle arie, devi ascoltare di più e parlare di meno. Ridere spesso, aiutare gli altri. Questo è il segreto”.

Sulla retorica ormai sgonfiata e ammuffita del ‘guerriero che vince/perde la lotta al cancro’, disse la sua: “Non è vero che il cancro è questo grande nemico da sconfiggere, non è una lotta per uccidere lui. E’ una sfida per cambiare se stessi”. Né vincitori né vinti da annotare su una cartella clinica, solo trionfatori nella sublimazione della vita. Certo detta così pare facile. Non lo è. Ma se non si può scegliere di vincere una partita, si può sempre scegliere come giocarla. Anche la scelta di scrivere un libro faceva parte del progetto. Vialli si decise dopo mesi e mesi di cure difficili, quando confessava di sentirsi “molto bene. È passato un anno e sono tornato ad avere un fisico bestiale, ma non ho ancora la certezza di come finirà la partita”.

Ma intanto si gioca. La chemio durissima, poi gli esami che accendono il semaforo verde: “Non ci sono segni di malattia”. Vialli si coccola la sensazione ovattata nella prudenza. La strada verso la completa guarigione è ancora lunga ma riparte dalle piccole – grandi – cose. “Normalità significa vedersi di nuovo bene allo specchio e osservare i peli che ricrescono. Non devo più disegnarmi le sopracciglia a matita”. Piano piano, senza quasi farsi accorgere, lo spazio per nuovi progetti si era già allargato, il richiamo della normalità si era fatto più forte e a un certo punto irresistibile. Il suo ‘gemello’ Roberto Mancini è il Ct azzurro, ci sono gli Europei di calcio, ecco la pazza idea: ‘Luca vieni pure tu’.

Nel novembre 2019 la Figc lo nomina capo delegazione della Nazionale e si parte per un altro viaggio. Come è finito quello, lo sappiamo tutti: la missione è compiuta e c’è una cartolina dal paradiso. La felicità sta tutta nell’abbraccio stretto di Wembley, dopo l’ultimo rigore che consegna il trofeo all’Italia. Mancini e Vialli che si avvolgono nella gioia, Gianluca che appoggia la testa sulla spalla di Roberto e piange. Roberto che mischia le lacrime a quelle dell’amico. “Penso che il fatto di stare insieme e di pensare al calcio, che è il nostro lavoro da sempre, lo abbia fatto stare bene”, la tesi di ‘Mancio’. Quell’immagine resta fortissima, mentre la magia a poco a poco sbiadisce. Un anno fa, dicembre 2021, “l’ospite” è uscito dall’angolo. “È ancora con me, a volte più presente, altre meno”, dice Vialli. “Spero mi possiate sopportare ancora per tanti anni, sono fiducioso e ottimista, chi mi circonda mi trasmette forza e coraggio”.

Nel marzo scorso pure la bacchetta magica del calcio si spezza, con l’Italia che non si qualifica ai Mondiali. Lo spazio “dell’altro”, di tutto quello che non è malattia, si riduce. L’ospite si siede sul divano e piazza i piedi sul tavolino, mettendosi a guardare in tv il film di cui è regista. Vialli capisce, e tutto quel che può fare è premere il tasto pausa, chissà per quanto. “Al termine di una lunga e difficoltosa ‘trattativa’ con il mio meraviglioso team di oncologi ho deciso di sospendere, spero in modo temporaneo, i miei impegni professionali presenti e futuri”, scrive in un messaggio affidato alla Federcalcio il 14 dicembre scorso. Ventritrè giorni fa. Voleva tutte le energie per continuare a camminare, nonostante tutto. Perché, come aveva scritto ancora nel suo libro, “ai colpi della vita i perdenti rispondono ‘perché proprio io? I vincenti rispondono ‘mettimi alla prova’”.

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