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È venuto a mancare oggi il Papa emerito Joseph Ratzinger. Aveva 95 anni. Con il nome di Benedetto XVI è stato il 265mo Papa della Chiesa cattolica dal 19 aprile 2005 al 28 febbraio 2013. L’11 febbraio 2013 annunciò in latino la rinuncia al ministero petrino, sorprendendo il mondo intero. Ratzinger è stato il primo papa in epoca moderna ad aver lasciato il Pontificato. Nella storia della Chiesa altri sette pontefici lo hanno preceduto: si tratta di Clemente I, Ponziano, Silverio, Benedetto IX, Gregorio VI, Celestino V e Gregorio XII.
Joseph Ratzinger nasce in Germania a Marktl am Inn, il 16 aprile del 1927 in una famiglia dalle condizioni economiche modeste: il padre era gendarme, la madre cuoca. Cresciuto nella cittadina di Traunstein ai confini con l’Austria, subisce gli orrori della guerra, che sente sempre più confliggere con la sua formazione cattolica. Per un breve periodo, poco prima della fine del conflitto mondiale viene
arruolato nei servizi ausiliari antiaerei. Terminata la guerra si iscrive all’Università di Monaco dove studia filosofia e teologia.
Il 29 giugno 1951 è ordinato sacerdote. Nel 1953 si laurea e nel 1957 insegna alla Scuola superiore di filosofia e di teologia di Frisinga, a cui seguiranno le docenze nelle città di Bonn, Münster e Tubinga, fino alla cattedra ottenuta presso l’università di Ratisbona nel 1969, dove diviene vicepresidente dell’ateneo. Dal 1962 al 1965 è a Roma per partecipare al Concilio Vaticano II: è in questa occasione che acquisisce visibilità a livello internazionale, assistendo come consultore teologico il cardinale Joseph Frings, arcivescovo di Colonia. Il 25 marzo 1977 viene nominato arcivescovo di Monaco e Frisinga da Papa Paolo VI ed il 28 maggio successivo riceve la consacrazione episcopale.
Dopo 80 anni, è il primo sacerdote diocesano ad assumere il governo pastorale della grande arcidiocesi bavarese. Nel 1978 partecipa al Conclave che elegge Giovanni Paolo I e pochi mesi dopo a quello che nomina Giovanni Paolo II. Sarà proprio Papa Wojtyla che, il 25 novembre del 1981, lo nominerà prefetto della Congregazione per la dottrina della fede e presidente della Pontificia commissione biblica e della Commissione teologica internazionale. Da qui in poi il legame tra i due si farà sempre più forte: Ratzinger diventerà uno degli uomini di fiducia di Papa Giovanni Paolo II e gli resterà vicino durante tutta la fase della malattia, fino al giorno della sua morte. Commovente l’omelia che Ratzinger terrà durante i solenni funerali in piazza San Pietro, segno del profondo legame di amicizia e rispetto per il compagno di fede e amico appena scomparso.
Dal 1986 al 1992 è impegnato nella preparazione del nuovo Catechismo. Il 30 novembre del 2002, Giovanni Paolo II approva la sua elezione a decano del Collegio cardinalizio. Numerose le sue pubblicazioni tra cui “Introduzione al Cristianesimo”, “Dogma e predicazione”, “Rapporto sulla fede”.
All’età di 78 anni, il 19 aprile 2005, dopo solo due giorni di conclave è eletto Pontefice e prende il nome di Benedetto XVI, in onore del pontefice Benedetto XV, portatore di pace in un periodo storico, quello della prima guerra mondiale, piuttosto difficile. A fianco a lui, confermato come segretario particolare Georg Gänswein (nominato nel 2003). Considerato forse l’uomo più affascinante del Vaticano, Gänswein catturerà da subito l’attenzione dei media e il suo bell’aspetto causerà il proliferare di numerosi pettegolezzi.
Il pontificato di Benedetto XVI si caratterizza per un ritorno a una liturgia maggiormente legata alla tradizione della Chiesa. Dura la sua condanna alla pedofilia nel 2010, dopo lo scandalo scoppiato in Irlanda a seguito della pubblicazione dei rapporti Ryan e Murphy. Ratzinger scriverà una lettera ai fedeli cattolici d’Irlanda destinata a restare nella storia, esprimendo vergogna per l’accaduto e condannando i preti pedofili di aver tradito la fiducia dei giovani.
Durante il suo pontificato Benedetto XVI compie numerosi viaggi apostolici in 21 paesi di tutti i continenti, ribadendo sempre la necessità del rispetto delle diverse identità religiose e del dialogo. Questo messaggio è al centro anche della Lectio Magistralis su Fede e Ragione tenuta dal Pontefice a Ratisbona, in Baviera, il 12 settembre 2006. Il discorso papale verrà però frainteso a causa di una citazione dell’imperatore bizantino Manuele II Paleologo, relativo a uno scritto sulla terra santa, causando violente reazioni da parte del mondo islamico.
Nel 2008 un’altra polemica investirà il Pontefice, quando durante la veglia di Pasqua il giornalista Magdi Allam si farà battezzare da Benedetto XVI, abiurando all’islam per abbracciare il cristianesimo.
Il 28 febbraio 2013 l’annuncio della sua rinuncia al ministero petrino per motivi di salute e il trasferimento a Castel Gandolfo dove resterà per alcuni mesi in attesa della fine dei lavori di ristrutturazione in corso nel monastero Mater Ecclesiae, nella Città del Vaticano. Il 23 marzo il neo eletto papa Francesco si reca presso il Palazzo Pontificio di Castel Gandolfo: i due papi abbracciano e pregano insieme. È la prima volta che due pontefici si incontrano.
Dopo la rinuncia al pontificato, il Papa emerito ha preso parte nel corso degli anni a numerose celebrazioni e liturgie solenni come la canonizzazione dei suoi predecessori Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II nel 2014 e l’apertura della Porta Santa in occasione del Giubileo Straordinario della misericordia, l’8 dicembre 2015.
ag DIRE – www.dire.it

Quasi tre ore di conferenza stampa di fine anno. Giorgia Meloni non si è sottratta al fuoco di fila di 45 domande e alla fine emergono alcune notizie: sì al semipresidenzialismo, al controllo pubblico della rete tlc, alla riforma fiscale e della giustizia; no alla guerra russa in Ucraina e alla repressione iraniana.
In Libia e in Africa l’Europa non deve più indietreggiare a vantaggio di Russia, Turchia e Cina.
Il Msi ebbe “un ruolo importante”, tanto da partecipare all’elezione di Presidenti della Repubblica. Meloni ritiene che questo Governo “durerà 5 anni”.
“Spero che prima o poi il governo russo si renda conto dell’errore che sta facendo” e decida di “fermare questa incomprensibile invasione. Fino a quando questo non accadrà noi difenderemo l’Ucraina”. “L’Italia è pronta a farsi garante di un eventuale accordo di pace. É la ragione per la quale penso di recarmi a Kiev prima della fine di febbraio. Perchè credo che il 24 di febbraio” a un anno dall’inizio della guerra in Ucraina “si possa fare una iniziativa. Di questo sto parlando con il presidente ucraino Zelensky. Fin quando non maturano le condizioni per una pace” occorre “continuare a sostenere l’Ucraina”.
Ciò che accade in Iran “per noi è inaccettabile e non intendiamo tollerarlo oltre, abbiamo sempre avuto un approccio dialogante ma, se queste repressioni non dovessero cessare e non si dovesse tornare indietro, l’atteggiamento dell’Italia dovrà cambiare, con quale provvedimento dovrà essere oggetto di una interlocuzione a livello internazionale”.
“Il tema della stabilizzazione della Libia è un tema cruciale. Ho incontrato il ministro degli Esteri e avuto due colloqui telefonici con il primo ministro. Si tratta di una materia di cui dialogo con tutti gli interlocutori, anche con Joe Biden. Si sta lavorando per un percorso che porti a elezioni nel minor tempo possibile ma a monte c’è anche la riscrittura della carta costituzionale. Ciò non toglie che un dialogo anche sul contrasto agli scafisti e sui flussi migratori è già iniziato con le autorità presenti attualmente”.
“L’Europa ha indietreggiato. Poichè i vuoti si riempiono, sono arrivati Cina, Russia e Turchia. L’Italia per la sua posizione geostrategica puo’ essere capofila di un approccio europeo, che non sarà predatorio. Potremo così diversificare le nostre fonti di approvvigionamento energetico”.
“Non escludo un’iniziativa del governo” sul presidenzialismo ma se “ci fossero disponibilità a livello parlamentare, non avrei preclusioni”, il tema è “che non sarò così sprovveduta dal non capire atteggiamenti dilatori. Da gennaio incontreremo le opposizioni. Confermo che il presidenzialismo è una delle mie priorità ed è un obiettivo a cui tengo particolarmente. Credo che possa fare bene all’Italia una riforma che consenta di avere stabilità e governi frutto dell’indicazione popolare”. Il semipresidenzialismo alla francese “non è il mio sistema preferito” ma “quello sul quale c’è maggiore convergenza. Sono disposta a parlare di tutto ma la riforma la voglio fare”.
“Il Movimento sociale italiano ha avuto un ruolo importante verso la democrazia per milioni di italiani sconfitti dalla guerra. È stato un partito presente nelle dinamiche parlamentari, della destra, democratico. Un partito che ha avuto un ruolo molto importante nel combattere la violenza politica, il terrorismo”.
“Non è un ‘italian job’. Casomai potremmo dire a ‘socialist job'”.
“La riforma della giustizia è una priorità. Abbiamo scelto un ottimo ministro della Giustizia che è deciso ad andare avanti. Nei prossimi mesi lavoreremo alla riforma della giustizia” parlando in particolar modo della separazione delle carriere, delle intercettazioni e della prescrizione. Ci sarà una riforma che potrà aiutare l’Italia soprattutto per dare alla giustizia “un tagliando”.
“Sul tema della riforma fiscale noi intendiamo andare avanti. In primis il taglio del costo del lavoro: bisogna fare molto di più’, l’obiettivo è il taglio di cinque punti. Il secondo è una tassazione che tenga conto della composizione del nucleo familiare. Il tema del sostegno alla natalità è una nostra priorità e il tema della tassazione deve andare in questa direzione. E poi c’è il tema ‘più’ assumi e meno paghi'”.
“Sulla riforma del catasto si può tranquillamente fare una mappatura per migliorare la conoscenza che noi abbiamo delle costruzioni italiane ma sicuramente da questo Governo non partirà mai un aumento della tassazione sulla casa. Particolarmente considero la prima casa un bene sacro, non pignorabile e non tassabile”.
“Nella manovra ci sono dieci miliardi di credito d’imposta. Avrei voluto fare di più, ma non si può dire che non ci sia nulla per le imprese. La Confindustria e i sindacati hanno interessi legittimi e particolari, noi dobbiamo tenere conto dei saldi e del quadro complessivo”.
“Il ministro della Salute Schillaci ha immediatamente disposto un tampone per chiunque arrivi dalla Cina. Misura che rischia di non essere efficace se non presa a livello europeo. Per questo ho chiesto al ministro Schillaci di scrivere al commissario competente per chiedere che sia l’Unione europea a prendere un provvedimento in questo senso. Auspichiamo che l’Ue voglia operare in questo senso. Il modello di privazione della libertà conosciuto in passato non è efficace. E il caso cinese lo dimostra. L’idea è che si debba lavorare prioritariamente sulla responsabilità dei cittadini e non sulla coercizione. Sui vaccini c’è una campagna dell’Esecutivo che riguarda soprattutto gli anziani e i soggetti più a rischio che sono quelli su cui mi sento di fare l’invito più deciso”.
“La Bce ha la sua autonomia che rispettiamo, come la Bce deve rispettare quella della politica. Per come la vedo, nella situazione attuale sarebbe meglio evitare scelte peggiorative e sarebbe utile gestire bene la comunicazione sulle scelte che si fanno, senno’ si rischia di generare, se non panico, fluttuazioni che vanificano il lavoro dei governi”.
“C’è un investimento che Intel potrebbe fare in Europa e in Italia. C’è la massima disponibilità, sto cercando di calendarizzare un incontro con i rappresentanti dell’azienda per capire come facilitare, favorire, l’investimento”.
L’addio ai motori a combustione interna fissato dall’Unione europea al 2035? “Non lo considero ragionevole. Lo considero profondamente lesivo del nostro sistema produttivo. Mi pare che questa sia materia su cui ci sia una convergenza abbastanza trasversale in Italia, intendo approfittarne per porre questione con forza”.
La vicenda della Banca Monte dei Paschi di Siena “finora è stata gestita male. Oggi è stato fatto un aumento capitale, c’è una ristrutturazione che ci sembra abbastanza solida. Vogliamo assicurare una uscita ordinata dello Stato e creare le condizioni per creare le condizioni che ci siano più poli bancari italiani”.
“Confermo che questo Governo si dà l’obiettivo duplice di assumere il controllo della rete, per una questione strategica, e di lavorare per mantenere i livelli occupazionali. Tutto il resto lo lasciamo alla dinamica libera del mercato”.
“Intendo su questo spendermi anche in prima persona ma non posso garantire come andrà a finire. Non ci darei per vinti”.
agi.it


Addio a Pelè, leggenda del calcio mondiale.
Aveva 82 anni, era ricoverato all’Albert Einstein da fine novembre per un tumore.
Tantissime le manifestazioni di affetto per Pelé.
Se il calcio non si fosse chiamato così avrebbe dovuto avere come nome Pelé, scriveva Jorge Amado. E ora che Pelé non c’è più, portato via da un tumore più feroce dei tanti mediani che lo hanno picchiato in campo, con lui davvero se ne va anche una parte importante di questo sport, quella a misura d’uomo e di campione che ha caratterizzato il ventesimo secolo. D’altra parte Edson Arantes Do Nascimiento (come si chiamava prima di diventare un bisillabo dalla popolarità siderale pur in assenza di social) del calcio e stato indiscutibilmente O Rei, come lo soprannominarono estasiati i suoi connazionali brasiliani. Un monarca illuminato che in una vita da copertina ha regalato record (unico calciatore a vincere tre mondiali, il primo a 17 anni, 1279 reti segnate in carriera…) e soprattutto sogni. Generazioni di bambini hanno provato il colpo da fuoriclasse ispirandosi a Pelé su un prato di periferia, un cortile, un campetto. E in effetti chiunque poteva ispirarsi per una piccola parte a lui, che era fuoriclasse in tutto: destro, sinistro, velocità, dribbling e colpo di testa. Per lui si sono sprecate le iperboli. Atleta del secolo (assegnato dal Cio nel 1999), calciatore del secolo (ex aequo con Maradona). O Rei è stato con Muhammad Ali’ l’atleta piu’ celebre della storia, famoso nei punti piu’ remoti del mondo come nelle grandi capitali.
Nessun altro sportivo ha avuto piu’ spettatori di lui, e la sua faccia è tuttora, molti anni dopo il suo ritiro, tra le piu’ popolari del pianeta. ”Sono conosciuto piu’ di Gesù Cristo”, disse anni fa in un’intervista all’ANSA. Una frase che gli attirò critiche: ma a pensarci bene non aveva torto perché “anche se è una cosa blasfema – spiego’ – c’e’ una logica. Io sono cattolico, e so cosa significhi Gesu’ con i suoi valori. Ma nel mondo e’ pieno di gente che crede in altro: in Asia , ad esempio, ci sono centinaia di milioni di buddisti. Magari non sanno chi e’ Cristo, ma di Pelé hanno sentito parlare…”. Nel mondo, più prosaicamente, c’è anche gente che crede che un altro fenomeno del calcio, Maradona, gli sia stato superiore.
“Falso – rispose in quell’intervista -, basta guardare i fatti. Sapete quanti gol di testa ha segnato Diego? Ve lo dico io, nessuno: Pelé cento. E di destro?….in tutto io ho segnato quasi 1300 reti, vi dice niente questo dato? Il problema é che gli argentini non si rassegnano, mi hanno contrapposto prima Di Stefano, quindi Sivori, poi Maradona. Prendano atto del fatto che comunque io valgo più di tutti e tre”. E’ stato intervistato e fotografato piu’ di qualsiasi altra persona: statisti e divi del cinema. E’ stato accolto da ‘Rei’ in 88 nazioni, e ricevuto da 70 premier, 40 capi di Stato e tre Papi. In Nigeria venne dichiarata una tregua di 48 ore ai tempi della guerra con il Biafra perche’ tutti, da entrambi gli schieramenti, potessero vederlo giocare. Lo Scia’ di Persia lo aspetto’ tre ore in un aeroporto solo per potersi fare una foto con lui, le guardie alle frontiera cinese abbandonarono i loro posti e si spostarono a Hong Kong, attirandosi le ire del regime, solo perche’ avevano saputo che la Perla Nera si trovava quel giorno nella citta’-colonia. In Colombia Pele’ fu espulso durante una partita, e la folla invase il campo costringendo l’arbitro alla fuga. Il match riprese solo con il ritorno in campo del grande brasiliano, a quel punto la folla torno’ disciplinatamente sugli spalti. Quando aveva 20 anni in Brasile venne dichiarato ”tesoro nazionale”, e fu quindi proibita la sua cessione all’estero: ci rimase male il presidente dell’Inter Angelo Moratti che sognava di portarlo in nerazzurro e gli aveva fatto offerte molto serie.
La rovesciata di Pelè in ‘Fuga per la vittoria – Youtube
Pelé è stato immortalato da Andy Warhol nella galleria dei suoi ritratti. Bauru’, la citta’ brasiliana dove comincio’ a giocare, gli ha dedicato una statua che produrrebbe miracoli (c’e’ chi sostiene di essere guarito toccandola): di sicuro ha reso famosi anche i pochi che lo hanno fermato magari in una giornata di scarsa vena, tra questi Giovanni Trapattoni. Cento canzoni (due le incise lui stesso, nel 1969, assieme alla grande Elis Regina) narrano la sua leggenda. Iperboli su iperboli, numerose quanto i suoi gol. Ma a ben pensarci tutte insieme non lo raccontano come il gesto plastico della rovesciata nel film Fuga per la vittoria o iL gol di testa all’Italia nella finale del mondiale 1970, con Burgnich annichilito dalla sua sfida alla forza di gravità. Figlio d’arte di un calciatore che ebbe poca fortuna, Dondinho, non ha mai saputo spiegare l’origine del suo nome, e in privato, lui cosi’ popolare e pubblico, regalava persino momenti di grande pudore. Nell’intervista con l’ANSA, prese la cornetta del telefono e disse semplicemente ”Sono Edson, come va?”. Verrebbe da rispondergli: andava benone, Edson, fino a quando c’era il tuo sorriso a impreziosire il pallone. Adesso molto meno.
ansa.it

“La sua situazione non è cambiata rispetto a ieri”, dicono all’ANSA fonti in contatto con l’ex monastero Mater Ecclesiae.
Il Pontefice emerito ha trascorso la notte continuamente sotto il controllo dei medici e il monitoraggio proseguirà nelle prossime ore.
LA RINUNCIA DI RATZINGER
Dopo la clamorosa rinuncia dell’11 febbraio 2013 e un periodo di circa quattro settimane destinato alla preparazione del conclave, Ratzinger ha formalmente rinunciato al soglio pontificio il 28 febbraio 2013, aprendo così la fase cosiddetta della sede vacante. In quel momento ha lasciato per un breve periodo il Vaticano, volando in elicottero a Castel Gandolfo, dove ha trascorso il tempo del Conclave proprio per non influenzare nemmeno solo con la sua presenza indiretta, la scelta del nuovo Papa.
Ma dopo l’elezione di Bergoglio il 13 marzo del 2013, Benedetto XVI è rientrato in Vaticano per prendere possesso della sua nuova dimora, il monastero Mater ecclesiae sulla sommità del monte Vaticano, vicino alla riproduzione della Grotta di Lourdes.
Quasi nulla di ufficiale è mai trapelato sulla salute di Benedetto XVI, se non nelle dichiarazioni del suo storico segretario mons.Gaenswein che ha sempre parlato di una “testa lucida” ma di continui aggravamenti del fisico soprattutto per quanto riguarda i problemi di deambulazione che a un certo punto lo costrinsero anche ad utilizzare un girello.
Di recente, è stato lo scrittore e matematico Giorgio Odifreddi a rivelare che Ratzinger è da diverso tempo ormai afono. Non si sa se abbia mai contratto il covid ma certamente è stato vaccinato.
L’arcivescovo di Monaco, Reinhard Marx, ha invitato i fedeli a stringersi in preghiera per Benedetto XVI, accogliendo l’appello di Papa Francesco. “Se il santo Padre Francesco ci dice che dobbiamo unirci in preghiera, lo faremo oggi in modo speciale con le giovani cristiane e i giovani cristiani”, ha affermato il cardinale a Bad Toelz, aprendo le giornate diocesane degli Sternsinger in Baviera.
ansa.it


Via libera dell’Aula del Senato alla fiducia sulla legge di bilancio.
I sì sono stati 109, 76 i contrari e un astenuto. Con la fiducia del Senato la legge di bilancio diventa legge.
L’Aula si è espressa con 107 sì, 69 no e 1 astensione.
“Sono soddisfatto di questa prima manovra economica. La considero una missione compiuta. Scritta in tempi record e in una situazione di contesto eccezionale non positivo, il bilancio che abbiamo presentato rispetta gli impegni presi con gli elettori e ha maturato prima la fiducia dei mercati e delle istituzioni europee e ora ancora più importante, quella del Parlamento. Prudenza, coerenza e responsabilità costruiscono fiducia. Avanti così”. Così in una nota il ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti sulla manovra approvata definitivamente al Senato.
“Per voi saranno briciole ma forse siete seduti da troppo tempo su questi banchi. Per noi è un impegno inderogabile e le porteremo a mille euro”. Così la capogruppo di Forza Italia in Senato Licia Ronzulli, rivolgendosi all’opposizione e rivendicando l’innalzamento delle pensioni minime a 600 euro per gli over 75 prevista in manovra.
“Alla prima prova seria di governo il vostro esecutivo ha fallito. Non ha rispettato le promesse elettorali, non ha affrontato nessun problema strutturale, non ha cambiato quanto fatto dal governo Draghi, che pure avete fatto cadere, sull’energia, non è neppure stato in grado di gestire decorosamente il processo di presentazione e approvazione della manovra”. Lo ha detto in Aula al Senato il leader del Terzo Polo Carlo Calenda in dichiarazione di voto sulla manovra. “Mi verrebbe da dire, nel dialetto che mi accomuna alla presidente Meloni, ‘Aridatece Mario’. Voteremo convintamente contro questa indecorosa legge di bilancio”, ha concluso.
ansa.it

La Costituzione della Repubblica italiana compie oggi, 27 dicembre, 75 anni dalla sua promulgazione, avvenuta il 27 dicembre del 1947.
La sua storia passa dalla seconda guerra mondiale, dalla vittoria della Repubblica nel referendum monarchia-repubblica, dal voto per l’Assemblea Costituente che vide la creazione di una commissione di 75 membri che si applicò per redigere la carta dei principi fondamentali della Repubblica Italiana. 18 mesi di lavoro dell’Assemblea fatta da personalità storiche e di straordinario valore molte delle quali saranno protagoniste della storia politica, giuridica e sociale del Paese. 18 mesi di lavoro che culminarono nella sua promulgazione alla fine del 1947 da quello che era il Capo provvisorio dello Stato, Enrico De Nicola. 18 mesi di lavoro per entrare poi in vigore il 1° gennaio del 1948.
Consta di 139 articoli e di 18 disposizioni transitorie e finali. Tra i protagonisti di quella stagione straordinaria, Alcide De Gasperi a Palmiro Togliatti, Giuseppe Saragat e Bernardo Mattarella, padre del Presidente della Repubblica, Concetto Marchesi e Piero Calamandrei. Tra loro anche 21 donne.
“L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. Così i padri (e le madri) costituenti hanno voluto scrivere nel primo articolo della Carta Costituzionale di cui oggi cade il settantacinquesimo anniversario. Un articolato snello di 12 principi fondamentali e 139 totali, principale fonte del diritto della Repubblica Italiana, dalla quale dipendono tutte le altre norme giuridiche dell’ordinamento dello Stato. La Costituzione era, di fatto, l’atto di nascita dello Stato democratico in cui viviamo, fondato sull’inviolabilità dei diritti umani, sul riconoscimento dell’eguaglianza e delle libertà di tutti i cittadini e le cittadine, come pure sui doveri inderogabili della solidarietà, e rivolto ad assicurare la pace e la giustizia tra le Nazioni. Con la scomparsa di Emilio Colombo, nel 2013, è morto l’ultimo dei 556 deputati “costituenti”.
Il Senato della Repubblica ha oggi messo online un video celebrativo dei 75 anni della Carta Costituzionale. (aise)

La legge di bilancio all’ultimo miglio: domani approda in Senato per la seconda lettura dopo il via libera della Camera. Alle 13 la Conferenza dei capigruppo stabilirà i tempi del via libera. L’esame avverrà senza modifiche visti i tempi stretti. Il testo infatti deve essere approvato definitivamente entro il 31 dicembre per evitare l’esercizio provvisorio.
La Camera il 24 dicembre all’alba, dopo una maratona notturna in aula, ha approvato la prima legge di bilancio del governo guidato da Giorgia Meloni. La sessione di bilancio e’ stata influenzata dalla ristrettezza dei tempi, conseguenza del voto per le politiche avvenuto a fine settembre, come mai successo durante l’Italia repubblicana, con il governo che si e’ formato quando solitamente la discussione sulla finanziaria e’ gia’ avviata in Parlamento.
Nonostante le poche settimane a disposizione, il governo e la maggioranza hanno cercato d’inserire nel testo alcune scelte che marcassero una linea politica, tra pace fiscale, contanti e pensioni, finendo però per incorrere in errori formali o nel ritiro di una serie di misure, tra rilievi della Ue, della Ragioneria Generale dello Stato e di Bankitalia.
Tuttavia l’esecutivo rivendica di aver prodotto un testo all’insegna della “prudenza”, con un ricorso contenuto a nuovo deficit, dalla maggioranza FdI parla un “testo formato famiglie”, mentre Forza Italia sostiene guardi “alla crescita del Paese”. Dalle opposizioni, pero’, il Pd replica che si tratta di una manovra “di condoni e tagli a sanita’”, il M5s di “Governo prono a falchi dell’austerity”, Avs di “legge iniqua, inno all’evasione”.
agi.it

Il Signore Gesù, nato dalla Vergine Maria, porti a tutti voi l’amore di Dio, sorgente di fiducia e di speranza; e porti insieme il dono della pace, che gli angeli annunciarono ai pastori di Betlemme: ‘Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama’”. Lo ha detto Papa Francesco nel messaggio natalizio Urbi et Orbi.
Il Pontefice ha inoltre richiamato all’attenzione la situazione grave in cui versa l’Ucraina, chiedendo di porre subito fine a questa “insensata guerra”.
“In quel piccolo viso innocente – ha detto Francesco – riconosciamo quello dei bambini che in ogni parte del mondo anelano alla pace. Il nostro sguardo si riempia dei volti dei fratelli e delle sorelle ucraini, che vivono questo Natale al buio, al freddo o lontano dalle proprie case, a causa della distruzione causata da dieci mesi di guerra. Il Signore ci renda pronti a gesti concreti di solidarietà per aiutare quanti stanno soffrendo, e illumini le menti di chi ha il potere di far tacere le armi e porre fine subito a questa guerra insensata! Purtroppo, si preferisce ascoltare altre ragioni, dettate dalle logiche del mondo”.
“L’attaccamento al potere e al denaro, la superbia, l’ipocrisia, la menzogna. Questi pesi impediscono di andare a Betlemme, escludono dalla grazia del Natale e chiudono l’accesso alla via della pace. E in effetti, dobbiamo constatare con dolore che, mentre ci viene donato il Principe della pace, venti di guerra continuano a soffiare gelidi sull’umanità”, ha osservato il Papa ricordando che “Gesù Cristo è anche la via della pace. Egli, con la sua incarnazione, passione, morte e risurrezione, ha aperto il passaggio da un mondo chiuso, oppresso dalle tenebre dell’inimicizia e della guerra, a un mondo aperto, libero di vivere nella fraternità e nella pace. Seguiamo questa strada! Ma per poterlo fare, per essere in grado di camminare dietro a Gesù, dobbiamo spogliarci dei pesi che ci intralciano e ci tengono bloccati”.
Non solo Ucraina: il Papa ha rivolto un pensiero in particolare anche al Medioriente. “Il nostro tempo sta vivendo una grave carestia di pace anche in altre regioni, in altri teatri di questa terza guerra mondiale. Pensiamo alla Siria, ancora martoriata da un conflitto che è passato in secondo piano ma non è finito; e pensiamo alla Terra Santa, dove nei mesi scorsi sono aumentate le violenze e gli scontri, con morti e feriti”.
“Imploriamo il Signore perché là, nella terra che lo ha visto nascere, riprendano il dialogo e la ricerca della fiducia reciproca tra Israeliani e Palestinesi”, ha sottolineato “Gesù Bambino sostenga le comunità cristiane che vivono in tutto il Medio Oriente, perché in ciascuno di quei Paesi si possa vivere la bellezza della convivenza fraterna tra persone appartenenti a diverse fedi. Aiuti in particolare il Libano, perché possa finalmente risollevarsi, con il sostegno della Comunità internazionale e con la forza della fratellanza e della solidarietà. La luce di Cristo illumini la regione del Sahel, dove la pacifica convivenza tra popoli e tradizioni è sconvolta da scontri e violenze. Orienti verso una tregua duratura nello Yemen e verso la riconciliazione nel Myanmar e in Iran, perché cessi ogni spargimento di sangue. Ispiri le autorità politiche e tutte le persone di buona volontà nel continente americano, ad adoperarsi per pacificare le tensioni politiche e sociali che interessano vari Paesi; penso in particolare alla popolazione haitiana che sta soffrendo da tanto tempo.
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È morto a Roma Franco Frattini. Era malato da tempo. Aveva 65 anni. Frattini è stato deputato dal 1996 al 2004 con Forza Italia, e nuovamente dal 2008 al 2013 col PdL.
“Profondamente addolorato” si dice il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. “La sua scomparsa priva la Repubblica di un protagonista di alto profilo che in questi anni ha recato un importante contributo alla vita delle nostre istituzioni. In Parlamento, alla guida d’importanti ministeri, come Componente della Commissione della Unione Europea, nella autorevole presidenza del Consiglio di Stato e nell’impegno politico, culturale, amministrativo, la sua presenza è sempre stata da tutti apprezzata in grande misura. Esprimo ai familiari il più partecipe cordoglio della Repubblica e mio personale, ricordandone le tante occasioni d’incontro e di collaborazione”, aggiunge.
Frattini ha ricoperto le cariche di ministro degli esteri nei governi Berlusconi II (2002-2004) e Berlusconi IV (2008-2011) e commissario europeo per la giustizia nella commissione Barroso I (2004-2008). Dal 14 gennaio scorso era presidente del Consiglio di Stato.
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