Perugia. Smantellata cellula terrorista tedesca. Un italiano tra gli arrestati

25 arrested on suspicion of plotting to overthrow government in police raids across germany

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La Polizia di Stato di Perugia ha arrestato questa mattina un cittadino tedesco e un italiano, al termine di una complessa attività investigativa che ha portato all’arresto di 25 esponenti di un gruppo terroristico tedesco di estrema destra

Gli arresti fa parte di una complessa operazione della polizia tedesca volta a smantellare una radicata rete terroristica chiamata “Reichsbürger” e ispirata al “Terzo Reich” (che conta più di 20.000 militanti).

La polizia tedesca ha effettuato anche un raid in tutta la Germania in cui ha arrestato 25 membri di un “gruppo terroristico” di estrema destra sospettati di pianificare un attacco al parlamento.

I membri del movimento “Cittadini del Reich” (Reichsbuerger) “sono sospettati di aver fatto preparativi concreti per entrare con la forza nel parlamento tedesco con un piccolo gruppo armato”, hanno detto i pubblici ministeri.

Gli altri arrestati sono stati intercettati nelle regioni tedesche del Baden-Württemberg, Baviera, Berlino, Assia, Bassa Sassonia, Sassonia e Turingia. (ANSA).




Durigon, innalzare le pensioni minime? Ora non possiamo, ma lo faremo

raiuno porta a porta

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“Non subito, ma lo faremo durante la legislatura”: così il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon (Lega) risponde a chi gli chiede se ci siano le risorse per innalzare le pensioni minime a 600 euro come chiesto da Forza Italia.

“Con questa legge di bilancio si aumentano le pensioni minime a 574 euro e possibilmente arriveremo a 600 euro come chiede Silvio Berlusconi”.

Lo afferma il vicepresidente della Camera e deputato di Forza Italia, Giorgio Mulè, intervenendo ad Agorà su Rai 3.

“E’ la manovra che aiuta gli ultimi perché stanzia 500 milioni per il bonus sociale in favore delle famiglie meno abbienti, aiuta i nuclei familiari con disabili rendendo stabile il contributo a prescindere dall’età”.

“Stiamo facendo una legge di bilancio – continua Mulè – che va incontro alle esigenze di chi sta in difficoltà e lo sta facendo in modo determinante Forza Italia”. “La riduzione delle tasse in favore dei lavoratori autonomi che stiamo portando avanti serve ad avvicinare il loro carico fiscale a quello dei dipendenti, mentre sul fronte del lavoro la decontribuzione per chi ha fino a 35 anni insieme al ritorno dei voucher vanno incontro alla nostra visione di società che facilita e agevola chi fa impresa e chi cerca un impiego”, conclude.

Venerdì intanto convocata una cabina di regia sul Pnrr coordinata dal ministro degli Affari Europei Raffaele Fitto.

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Il bilancio assegna meno risorse agli italiani all’estero

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downloadI fondi a disposizione del programma “Italiani nel mondo e politiche migratorie” della Farnesina passeranno da 125,87 milioni a 75,64 milioni di euro. È quanto prevede la Legge di Bilancio che, alla Tabella 6, contiene le misure che riguardano le missioni del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.
A esaminare il testo è stata la Commissione Affari Esteri della Camera che ieri ha approvato una relazione favorevole con due osservazioni in merito al personale e alla cooperazione.
Relatore del provvedimento in Commissione il deputato Alessandro Battilocchio (Fi) che ha illustrato il testo ai colleghi alla presenza del sottosegretario Giorgio Silli.
Ricordato che nel bilancio della Farnesina più del 50% delle spese sono “incomprimibili”, Battilocchio ha spiegato che il ddl Bilancio 2023-2025 autorizza, per lo stato di previsione del MAECI, spese finali, in termini di competenza, pari a 3.282,62 milioni di euro nel 2023, a 3.251 milioni di euro per il 2024 e 3.091 milioni di euro per il 2025.
Rispetto alla legge dell’anno scorso, ha proseguito il relatore, c’è un “lieve decremento, pari a 22,94 milioni, imputabile ad una riduzione delle spese in conto capitale (-48,5 milioni) a fronte di un aumento delle spese correnti (+26,45 milioni)”.
Gli stanziamenti della Farnesina rappresentano lo 0,482% della spesa finale del bilancio statale.
Lo stato di previsione del Ministero “espone, a legislazione vigente, una dotazione complessiva di competenza per l’anno 2023 di 3.304,66 milioni di euro” con una diminuzione delle spese finali che, complessivamente, ammonta a 28,7 milioni di euro.
Esso è diviso in tre missioni e quattordici programmi: tra questi il programma Rappresentanza all’estero e servizi ai cittadini e alle imprese, con stanziamenti per 703,2 milioni (rispetto ai 647,12 milioni dell’esercizio 2022); Diplomazia pubblica e culturale, con stanziamenti per 178,93 milioni di euro; Presenza dello Stato all’estero tramite le strutture diplomatico-consolari (con stanziamenti per 109,82 milioni, con un decremento rispetto ai 145,15 milioni del bilancio 2022) e Italiani nel mondo e politiche migratorie, i cui fondo si riducono, passando da 125,87 milioni a 75,64 milioni.
Su quest’ultimo punto, Battilocchio ha confermato che “nel disegno di bilancio integrato lo stanziamento per il 2023 ammonta a 75,64 milioni di euro – pari al 2,3 per cento delle spese totali del MAECI, a fronte dei 125,87 milioni delle previsioni assestate 2022”.
Nel suo breve intervento, il sottosegretario Silli ha sottolineato che “le risorse stanziate dalla legge di bilancio per il MAECI rappresentano un investimento a lungo termine, in grado di produrre ampi benefìci per tutto il Paese a livello economico, commerciale e culturale. Gran parte delle voci di spesa hanno natura incomprimibile e, pertanto, non possono essere oggetto di una spending review al pari di altri Dicasteri: peraltro, – ha concluso – sarebbe del tutto illogico operare dei tagli al nostro corpo diplomatico, che rappresenta una eccellenza italiana nel mondo”.
Nel dibattito seguito alla illustrazione del testo, Fabio Porta, eletto all’estero con il Pd, ha preannunciato il voto contrario del Partito democratico, sostenendo che la legge è “del tutto inadeguata ad affrontare le emergenze del Paese” e “rischia di minare gravemente il ruolo internazionale dell’Italia”.
Contrario anche il Movimento 5 Stelle come confermato da Federica Onori, eletta in Europa, secondo cui la legge contrasta con le dichiarazioni del Governo: “il “lieve decremento” illustrato dal collega Battilocchio rispetto alla legge di bilancio 2022 – pari al 22,94 milioni – non è solo una evidenza numerica, ma rappresenta una scelta, frutto di una visione che non si può in alcuno modo condividere”. “Miopi”, ha aggiunto la parlamentare, i tagli alla cooperazione, così come al programma sugli italiani nel mondo, “un errore strategico che il Paesi inevitabilmente pagherà”.
La Commissione ha quindi approvato la relazione proposta dal relatore.
Ne riportiamo il testo di seguito.
“La III Commissione,
esaminato, per le parti di competenza, il disegno di legge recante il bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2023 e bilancio pluriennale per il triennio 2023-2025;
osservato, in generale, che:
la proiezione internazionale del nostro Paese deve misurarsi con uno scenario globale reso complesso e fragile dalla guerra di aggressione condotta dalla Russia in Ucraina e dalle crescenti tensioni che caratterizzano ampie aree del Pianeta;
l’azione del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale è cruciale in questa fase, anche allo scopo di ricostruire un tessuto di cooperazione multilaterale capace di indirizzare e governare i processi in atto, evitando il ricorso a strumenti militari e di deterrenza;
le risorse destinate alla politica estera e alla Amministrazione del Ministero degli affari esteri continuano a rappresentare una quota ridotta del bilancio dello Stato, specie a confronto con gli altri maggiori partner europei;
la consolidata vocazione dell’Italia sui temi dell’aiuto pubblico allo sviluppo rappresenta un asset per il nostro Paese nonché uno strumento di politica estera e di politica industriale;
in questi ambiti è necessario rafforzare il versante bilaterale, in particolare nei confronti di partner dei Paesi mediterranei e africani, anche allo scopo di prevenire incontrollati flussi migratori;
a tal fine è essenziale operare per accrescere il ruolo dell’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo e per rafforzare il Corpo diplomatico, in maniera che sia adeguato nella sua consistenza agli obiettivi di politica estera e di promozione del sistema Paese;
richiamato l’impegno profuso dal Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale a sostegno delle comunità di connazionali all’estero;
richiamata altresì l’ampia azione dispiegata dalla Farnesina – anche tramite ICE-Agenzia – per favorire la crescita delle esportazioni italiane e il rilancio del Made in Italy, in un contesto segnato dagli effetti generati, su molti settori produttivi nazionali, dalla crisi pandemica e dalla guerra in Ucraina;
preso atto degli stanziamenti previsti nei capitoli di spesa nello stato di previsione del MAECI, di cui alla Tabella 6, che prevede un lieve decremento rispetto alla legge di bilancio 2022;
considerata la particolare rigidità del bilancio del Ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, che è composto per quasi il 90 per cento di voci di spesa di natura incomprimibile e trasferimenti finalizzati per legge;
considerata la necessità, nella presente fase, di mantenere un approccio prudente e realista che tenga conto della situazione economica, anche in relazione allo scenario internazionale, e risulti sostenibile per la finanza pubblica;
considerata la generale riduzione del personale di ruolo in servizio alla Farnesina e sulla rete estera (gli organici delle aree funzionali sono, in particolare, diminuiti di circa il 40 per cento negli ultimi anni, mettendo a rischio la funzionalità degli uffici nel fornire servizi a cittadini e imprese);
nell’auspicio che possa essere invertita, nel medio termine, la tendenza consolidata che vede progressivamente ridurre le risorse nello stato di previsione del MAECI, tendenza che rischia di compromettere gli obiettivi di politica estera del nostro Paese, anche con riferimento agli impegni assunti in sede internazionale, con particolare riferimento alla cooperazione allo sviluppo,
delibera di
RIFERIRE IN SENSO FAVOREVOLE
con le seguenti osservazioni:
valuti la Commissione di merito l’opportunità di:
disporre il potenziamento delle risorse umane del MAECI, anche con specifiche disposizioni relative al personale a contratto;
in relazione alle attività di cooperazione allo sviluppo, proseguire negli sforzi per allineare gli stanziamenti agli impegni assunti dal nostro Paese a livello europeo e internazionale, incrementando l’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 18, comma 2, lettera c), della legge 11 agosto 2014, n. 125”. (aise)




L’Europa valuta il finanziamento del Ponte sullo Stretto

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“Il cosiddetto Ponte di Messina è parte del Ten-T, è incluso, è una connessione essenziale. A parte l’inclusione che già c’era, e so che questo è un progetto molto importante per il Governo italiano, quello di cui abbiamo discusso in piu'” con il ministro alle Infrastrutture e ai trasporti, Matteo Salvini, “sono i passi successivi. E ci siamo dimostrati pronti, aspettando un progetto buono e solido per finanziare la prima fase di fattibilità così che poi il progetto decolli. Perché a parte l’intenzione o una linea sulla cartina, dobbiamo avere un progetto e poi iniziare la fase di preparazione in tempo per la fase effettiva di costruzione”.

Sono le parole, molto chiare, della commissaria europea ai Trasporti, Adina Valean, al termine del Consiglio Trasporti, il primo a cui ha partecipato Salvini. Ma prima del Consiglio, il vice premier italiano aveva avuto un lungo bilaterale con la commissaria, a cena dal rappresentante permanente aggiunto presso l’Ue, l’ambasciatore Stefano Verrecchia, in cui era riuscito a strappare le rassicurazioni richieste.

Un passaggio definito storico da Salvini che è rientrato a Roma esultante. Il capo della Lega non è al momento in grado di fornire una tempistica su quando sarà pronto il progetto definitivo richiesto ma l’auspicio è di aprire il cantiere entro due anni. “Io mi assumo l’onore e l’onere di fare una scelta poi ci sono ingegneri che lavorano, hanno lavorato e lavoreranno sul progetto. Io ritengo che sia fondamentale per unire la Sicilia al resto d’Italia e l’Italia al resto d’Europa, crea lavoro vero. è riconosciuto come struttura fondamentale anche da parte europea”, ha spiegato ai giornalisti a margine del Consiglio.

“Unire Palermo a Berlino e ad Amsterdam è qualcosa di rilevante. Io spero che non ci siano i professionisti del no, perenne attività, per bloccare questa e altre opere. E ripeto: l’obiettivo è, se tutto va come mi auguro e come l’Italia si augura, entro due anni partire con i lavori”, ha aggiunto.

A chi lo critica di portare avanti un’opera “impopolare” tra il suo bacino elettorale del Nord, ribatte: “Io faccio quello che serve all’Italia. Non quello che è popolare“. “È un’infrastruttura che non unisce Sicilia a Calabria ma l’Italia al Nord Europa. Il Ponte sullo Stretto di Messina, collegamento stabile fra Sicilia e il Continente, è qualcosa che è priorità per me, per il Governo, per milioni di italiani, ed è estremo interesse per la Commissione europea, per molti colleghi di altri Paesi che lo vedono come un completamento di un corridoio europeo fondamentale come quello che unisce il Mediterraneo alla Scandinavia”, insiste.

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Stretto di Messina

Insomma buona la prima da ministro dei Trasporti per Salvini a Bruxelles ma non mancheranno elementi da attrito con l’esecutivo europeo. Dalle scadenza per lo stop alle auto a benzina e diesel alle scelte austriache di bloccare la circolazione di merci al Brennero.

“Abbiamo parlato di rivedere modi e tempi dell’attuazione di alcune politiche, penso all’integralismo pseudo-ambientalista che rischia di non servire all’ambiente ma di lasciare in mezzo alla strada decine di migliaia di operai. Ne ho parlato con la commissaria, con il collega francese e con il collega tedesco: mettere fuori legge le auto a benzina e diesel dal 2035 chiedendo nel contempo di passare all’euro 7 dal 2025 è qualcosa che non ha nessun senso economico, ambientale e sociale”, ha evidenziato il vice premier.

E ancora: nel suo bilaterale con l’omologo tedesco, Volker Wissing, ha parlato delle “inspiegabili limitazioni e blocchi imposti dall’Austria” rimarcando che “le aziende e i trasportatori italiani non possono essere danneggiati ancora”. Non si è potuto confrontare direttamente con il ministro austriaco “perchè non ha partecipato ai lavori del Consiglio”.

Salvini ha avuto invece un bilaterale anche con il ministro francese, Clement Beaune, in cui ha evidenziato che “il rapporto tra Italia e Francia è strategico” e ha annunciato che “ci sarà il piacere di lavorare insieme su alcuni dossier particolarmente rilevanti come Tav e produzione dei motori tradizionali”.

“Italia e Francia sono d’accordo per chiedere alla Commissione Ue una importante compartecipazione finanziaria per il Tav”, ha detto Salvini sottolinenado che il colloquio si è tenuto in “un clima cordiale e collaborativo”. Ma “non si è parlato di migranti”.




Legge di bilancio: presenti solo 4 parlamentari

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114847326 7ffe11db d0eb 46da bb83 633e12a83f8cOre 9 del mattino, nella nuova sala dei gruppi parlamentari a Montecitorio parte la seconda giornata di audizioni sulla legge di bilancio di fronte alle Commissioni Bilancio congiunte di Camera, nella grande aula si contano appena 4 presenti. In avvio dei lavori, il programma della mattinata prevede le audizioni di Banca d’Italia, Istat e Cnel, sul palco dei relatori c’è il presidente della Commissione del Senato, Nicola Calandrini di FdI, in platea solo 3 onorevoli, tutti dell’opposizione: Luigi Marattin di Italia Viva, Ubaldo Pagano e Silvia Roggiani del Pd. In collegamento risultano presenti altri 3 parlamentari.

Prima che prenda il via l’audizione di Fabrizio Balassone, capo del servizio struttura economica del Dipartimento Economia e Statistica di Bankitalia, Marattin prende la parola e chiede il conteggio dei presenti, sono 7, e domanda che il numero venga messo a verbale. “Sono anni che chiedo di abolire l’inutile liturgia delle audizioni, e sostituirle con l’invio di dettagliati contributi scritti. Mi hanno sempre risposto – compreso pochi giorni fa – che non è possibile perchè si limiterebbe il diritto dei parlamentari a partecipare all’audizione“, twitta poco dopo il deputato renziano.

Successivamente in sala arrivano anche altri parlamentari, ma il numero delle presenze rimane contenuto rispetto a quelle potenziali, 31 i membri della Commissione della Camera, 22 quelli del Senato. Nonostante da giorni la maggioranza sottolinei l’esigenza lavorare a tappe serrate – il testo verrà votato in Commissione dal 15 al 18 dicembre – per arrivare all’approvazione del Parlamento entro fine anno e non dover ricorrere all’esercizio provvisiorio di bilancio

La scarsa presenza rileva una dinamica dove si intrecciano diversi fattori. C’è una disaffezione alla partecipazione alle sedute fiume, dove comunque i relatori depositano i loro testi scritti. C’è, forse, un effetto ‘ponte’, vista la festività religiosa a metà settimana. Ma si risconta anche un maggiore difficoltà a partecipare in giornate in cui sono convocate, come oggi alla Camera, tutte le Commissioni permanenti, visto il taglio del numero dei parlamentari scattato con la nuova legislatura.

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La Russa: “Se governiamo cinque anni faremo il ponte sullo stretto”

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194029444 e20303b5 cb8d 4638 bde1 4dd45cabf5e0“Il ponte sullo stretto di Messina? Io ci credo. Stavolta, se governiamo cinque anni, lo faremo davvero…”. Lo ha dichiarato il presidente del Senato,Ignazio La Russa alla Festa Tricolore di Catania. “Diceva mio padre che suo padre, che era nato nell’Ottocento, gli diceva che da ragazzo già si parlava del ponte sullo Stretto. La Sicilia non più isola, ma legata stabilmente al resto d’Italia, significa che è giunto il momento di badare di più alla nostra Isola e cominciare una rimonta”, ha aggiunto.

Il presidente del Senato è poi intervenuto sulla manovra: “Le critiche di Confindustria? Beh, ricordo come non ci sia stata una sola manovra che Confindustria non abbia criticato, e meno male, aggiungo io, perché siamo stati criticati sia dal capo di Confindustria che dal capo dei sindacati e questo vuol dire che siamo nel giusto”.

“Noi non siamo al servizio di nessuno, se non del popolo italiano e questo vuol dire equilibrio”, ha proseguito La Russa, “ma poi è passato appena un mese e due terzi dei soldi della manovra dovevano andare a contrastare il problema energetico quindi è chiaro che altre cose che avremmo voluto cominciare a fare le abbiamo dovuto rinviare”.

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Censis: gli italiani temono una terza guerra mondiale

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guerra mondiale 1138x547Malinconici, spaventati dagli eventi globali che possono da un momento all’altro compromettere presente e futuro, sempre meno disposti a seguire le sirene degli influencer e del lusso ma anzi indignati dallo sfoggio di denaro e dalle diseguaglianze economiche ostentate nella vita e sui social.

E’ il ritratto degli italiani che emerge dal 56° Rapporto Censis, quello che fotografa un Paese “entrato nel ciclo del post-populismo”.

Sullo sfondo il primato europeo dei Neet, le aule scolastiche sempre più vuote a causa della contrazione demografica e la sanità che dovrà affrontare una carenza di personale.

Il report arriva a valle di una drammatica sequenza di eventi di portata mondiale: il Covid, la guerra in Ucraina, l’inflazione in crescita e la crisi energetica. Un poker micidiale che va a sommarsi alle vulnerabilità preesistenti e che determina negli italiani “una rinnovata domanda di prospettive certe di benessere” ma anche “istanze di equità non più liquidabili come aspettative irrealistiche fomentate da qualche leader politico demagogico”. Post-populismo, dunque. E d’altronde il 92,7% degli italiani è ben convinto che la corsa dei prezzi durerà a lungo, il 76,4% pensa che le entrate familiari nel prossimo anno non aumenteranno, quasi il 70% pensa anzi che il proprio tenore di vita peggiorerà. Diventano quindi “socialmente insopportabili” le forbici economiche: il gap tra i salari dei manager e quelli dei dipendenti (odioso per l’87,8%), le buonuscite milionarie dei ‘top’ (86,6%) ma anche gli eccessi, i jet privati e le auto costose. L’81,5% non tollera gli “immeritati guadagni” degli influencer, personaggi “senza competenze certe”.
Né, salvo “improvvise fiammate”, si registrano “intense manifestazioni collettive come scioperi, manifestazioni e cortei”, e a comprovarlo c’è anche il dato record dell’astensione elettorale. C’è piuttosto un ripiegamento in sè: “Una filosofia molto semplice – annota il Rapporto – ‘lasciatemi vivere in pace nei miei attuali confini soggettivi'”. Una tentazione alla “passività” che si riscontra nel 54,1% degli italiani. Ma, nel complesso, 4 su 5 “non hanno voglia di fare sacrifici per cambiare”: l’83,2% non vuole più sacrificarsi per seguire gli influencer (ancora loro), l’81,5% per vestire alla moda, il 70,5% per acquistare prodotti di prestigio, ed è attorno al 60% la percentuale di chi non smania per sentirsi più giovane o attraente. Si frena anche al lavoro: al 36,4% non interessa più sacrificarsi per far carriera o guadagnare di più.
Crescono paure nuove: ormai l’84,5% degli italiani, in particolare i giovani e i laureati, ritiene che anche eventi geograficamente lontani possano cambiare le loro vite; il 61% teme che possa scoppiare la Terza guerra mondiale, il 59% la bomba atomica, il 58% che l’Italia stessa entri in guerra. Oltre metà degli italiani, inoltre, teme di rimanere vittima di reati sebbene nell’ultimo decennio le denunce siano in calo del 25,4%, gli omicidi volontari siano diminuiti del 42,4%, così come le rapine (-48,2%) e le case svaligiate (-47,5%). Sono però aumentate, sempre dal 2012, le violenze sessuali (+12,5%) e le estorsioni (+55,2%), oltre ai reati informatici.
Nel Paese è rilevata anche una tendenza all’invecchiamento all’impoverimento: nel 2021 le famiglie in povertà assoluta erano 1,9 milioni, pari al 7,5% del totale, aumentate di 1,1 punti rispetto al 2019, per un totale di quasi 5,6 milioni di individui. Gli over 65 sono il 23,8%, +60% rispetto a trent’anni fa, e tra vent’anni si calcola che saranno il 33,7%. Il trend si riflette sulla scuola, ma anche sulla sanità. Si calcola che tra 20 anni tra i banchi potrebbero sedere 1,7 milioni di giovani in meno, con uno ‘tsunami demografico’ che investirà in primo luogo la primaria e la secondaria di primo grado: i 6-13enni, già nel 2032, potrebbero essere quasi 900mila in meno rispetto a oggi. E anche le immatricolazioni all’Università sono date in contrazione forte tra il 2032 e il 2042. Intanto i Neet – chi non studia né lavora – sono al top d’Europa: il 23,1% dei 15-29enni, che sale al Sud al 32,2%: la media Ue è del 32,2%.
Invecchia anche il personale sanitario: l’età media dei 103.092 medici del Ssn è di 51,3 anni, tra gli infermieri è di 47,3 anni. Si stima che nel 2022-2027 i pensionamenti tra i medici saranno 29.331 e 21.050 tra gli infermieri. Dal 2008 al 2020 il rapporto medici/abitanti è passato da 19,1 a 17,3 per 10mila abitanti, mentre quello relativo agli infermieri da 46,9 a 44,4 per 10mila.

ansa.it




Il Natale altrove

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Natale fa rima con festa e gioia e non c’è casa cristiana in cui non si festeggi. Anche chi non è credente però da molti anni condivide lo spirito gioiosi degli ultimi giorni dell’anno, assorbendone quel calore che  spesso dimentichiamo durante il reso dell’anno.

In Italia non si sfugge alla cena della vigilia, al lauto pranzo natalizio, alle pietanze tipiche e ai dolci della festa ed ogni  provincia italiana conserva le sue peculiari tradizioni. Ma chi ha scelto di vivere lontano dai confini come trascorrerà le feste natalizie? E come vivranno le tradizioni italiane le nuove generazioni originarie dell’Italia ma cresciuti nel paese che accolse i bisnonni o i nonni piuttosto che i genitori?

federico mandl.jpgFederico Matias Mandl (foto a destra), avvocato vive a Buenos Aires ed è figlio di Alicia Carosella e di un papà di origine austriaca. Fin da bambino ha sempre partecipato alle iniziative   dell’AssociazioneVilla San Vincenzo di Guardiagrele (Abruzzo): «Noi in casa festeggiamo sempre secondo le tradizioni. Mia nonna insegnò a cucinare le pietanze tradizionali a mia madre e lei le cucina per noi. Le feste religiose le rispettiamo tutte e il Natale è un momento di grande unione con i cibi tradizionali e con scambio di doni. Facciamo il presepe. Io ho un figlio piccolo e lui mangia le ferratelle che prepara la nonna e continua a vivere le tradizioni abruzzesi che io desidero tramandargli come hanno fatto con me. Manteniamo le usanze dei miei nonni preparando i piatti tipici che mangiavano nelle loro terre d’origine come l’Abruzzo. Nell’Associazione organizziamo la tombolata e la cena natalizia con i soci. L’associazione   è stata fondata da mio nonno 39 anni fa ed oggi ho il piacere di esserne presidente grazie a tutta la commissione che mi accompagna e fa parte della mia famiglia».

Juan Rossi , nato a Montenerodomo (Abruzzo) e residente a San Martin (provincia di Buenos Aires) mantiene intatta la tradizione natalizia italiana: «Cuciniamo la carne secondo l’uso argentino ma prepariamo noci, fichi secchi e cioccolato e li mangiamo, anche se da noi è estate  nelle nostre case non manca mai l’albero di Natale e andiamo a messa per poi riunirci tutti insieme.”

Rosina Cicchitti,   che oggi vive a Maipù (Mendoza) emigrò con suo padre ed è in pensione dopo una vita trascorsa come maestra elementare. Rosina ha ancora parenti al suo paese natale, Pollutri (Abruzzo) :  «I primi anni vissuti qui abbiamo mantenutoe le traduzioni natalizie italiane ;  con il tempo le cose sono cambiate e ora qui la festa è molto meno spirituale. Ceniamo con amici e parenti ed oggi è essenzialmente una festa estiva che ha quasi nulla della solennità lasciata al paese. Anche le associazioni organizzano poco perché quasi tutti i soci sono in vacanza».

Aldo Gargantini (57 anni), anche lui residente a Maipú, lavora in un’impresa di combustibili,  è invece attivissimo nell’associazione abruzzese di Mendoza, orgoglioso delle origini della bisnonna è nata a Casalincontrada (Abruzzo) : «Le tradizioni familiari e religiose continuano nel rispetto delle riunioni con familiari e amici. Andiamo a messa, facciamo l’albero, ci scambiamo regali, facciamo un pranzo speciale. Tutto questo solo a Natale perché a capodanno ognuno fa cose a parte, soprattutto una vacanza estiva».

Enrichetta Grosso nata a San Giovanni Lipioni vive invece a La Plata ed emigrò con la famiglia nel 1949. Non frequenta associazioni: «Qui al momento del nostro arrivo abbiamo incontrato altri compaesani e in famiglia ci riuniamo solo per i compleanni e non per natale. Con il passare del tempo, infatti, abbiamo cambiato abitudini adeguandoci alle traduzioni argentine. Il natale è una festa cattolica anche qui. Nei primi tempi della nostra vita in Argentina più  o meno seguimmo le abitudini italiane. Andavano a messa nella vigilia o il 25 e qualcosa abbiamo conservato ma essendo da noi estate non facciamo nulla di più e cuciniamo ormai secondo abitudini argentine».

«Vivere il Natale nell’Emisfero Australe è sempre un po’ straniante per noi che arriviamo dall’Italia. In Cile, il 25 dicembre cade in piena estate e le scuole sono chiuse. Pertanto l’unico giorno di festa è proprio il 25 e i giorni seguenti si lavora come ogni settimana».

panettaFrancesco Panetta,   docente di matematica nato a Marconia, frazione di Pisticci (Matera) è arrivato da pochi anni in Cile  e attualmente vive a Valparaiso, dove insegna alla Scuola Italiana paritaria “Arturo Dell’Oro” intitolata a un giovane italo- cileno, eroe della Prima Guerra Mondiale. Francesco Panetta è approdato in Cile dopo altre esperienze di lavoro all’estero. Dopo aver vissuto durante gli anni universitari nel Regno Unito, conseguito la laurea alla Sapienza di Roma è volato  prima in Turchia e poi in Cile. Il suo Natale rispecchia quello di tanti altri connazionali trasferiti in altri Continenti e spesso impossibilitati a rientrare per il periodo natalizio.

«Non nego che mi manca il freddo, le strade vestite a festa per la gioia del Natale più che per ragioni commerciali come sento qui. Senza dubbio le festività, quelle in cui la famiglia si riunisce, sono quelle in cui la nostalgia prende il sopravvento. Per fortuna oggi le tecnologie ci avvicinano rispetto al passato:  parlo costantemente con mia madre Maria Giovanna Florio che vive a Marconia e tramite reti sociali con i miei amici italiani che sono sparsi un po’ per tutta l’Italia.  Nel giorno di Natale o nei giorni anteriori faccio il panettone, nei vecchi stampi della nonna. I ravioli li cucino  con gli utensili vecchi di famiglia».

emilio toro canessa.jpgEmilio Alberto Toro Canessa, origini liguri,  è professore di Storia e Geografía Universitá di Viña del Mar e magíster  Storia  presso l’Universitá Cattolica di Valparaiso (Cile) : «Manteniamo    ancora le tradizioni nelle feste e nella cucina, ricordando i nostri antenati che sono partiti. Cerchiamo di tenere vivo il loro ricordo utilizzando i loro stessi oggetti nelle attività quotidiane  mentre cerchiamo al contempo di portare avanti le attività istituzionali e associative, in particolare con la Societá di Beneficenza Italiana di Valparaiso fondata nel 1856 , quindi ben prima dell`Unità d’Italia».

«La mia famiglia – racconta Juan Palacios Fantilli che abita ad Asuncion (Paraguay) e la cui famiglia è originaria di Schiavi d’Abruzzo (Chieti) –  conserva sempre la tradizione di stare insieme in famiglia  e mangiare la pasta della nonna a pranzo, soprattutto la pasta tipica ergionale .  Partecipiamo ad alcune attività dell’ associazione di Abruzzo in Paraguay e la  nostra famiglia non si è mai allontanata  dall’identità originaria e dalle tradizioni italiane grazie  a mia madre, attivissima nel mantenere vive le tradizioni italiane in famiglia  e nella vita associativa.”

«Sentiamo fortemente la mancanza del “nostro Natale”, quella somma di usi, costumi e tradizioni che si inseriscono nel clima invernale e che rendono il periodo festivo carico di gioioso mistero».

Marika Avezzù, nata a Venezia e cresciuta a Trevisto,  ha scelto il Brasile per il proprio progetto di vita e lo ha fatto prima come studentessa e ora come moglie  e mamma. Professoressa d’italiano in una scuola del circolo italiano di Santa Caterina, vive a Biguaçu, una città dell’area metropolitana di Florianopolis, e con sé ha portato le proprie tradizioni veneziane e trevigiane.

«Festeggiare il Natale con il caldo toglie gran parte di questa atmosfera. Mi mancano i tortellini in brodo ma cerchiamo comunque di mantenere vive le nostre tradizioni, soprattutto nella sera della vigilia».

Sposata con Rafael Rodrigues da un anno è  mamma della piccolissima Raffaella, prosegue i suoi studi con la specializzazione magistrale nella Universidade Federal de Santa Caterina, dividendo il suo cuore tra il proprio futuro che sarà sicuramente brasiliano, e il proprio passato carico di tradizioni.

«Sento molta nostalgia per la mia Venezia e il mio Veneto e quando sento salire nel cuore la famosa “saudade” cerco di distrarmi guardando i video della mia terra sui social, chiamando mia nonna e approfondendo la storia e la cultura della mia terra. Questo amore cerco di trasmetterlo anche ai miei allievi, cercando di insegnare loro non solo la grammatica italiana ma anche i tanti aspetti della cultura italiana, affinché possano prendere coscienza del loro ricchissimo retaggio culturale».

Feste di Natale decisamente calde quelle che vive Ilaria Stefanazzi, nata a Samarate (Varese) e trasferitasi a Windhoek, in Namibia (Africa): «Durante il periodo natalizio festeggio con la mia famiglia composta da marito e tre figli. Non affronto la lontananza da casa, semplicemente festeggio in maniera diversa, alternativa con la mia famiglia in un luogo diverso da quello di origine. La principale motivazione che ci ha spinto a partire è l’amore per questo paese, il suo paesaggio,  la sua splendida natura e il dare la possibilità ai miei figli di crescere in un luogo più libero e imparare meglio l’inglese. Sento sicuramente la lontananza dalla famiglia d’origine e dagli amici anche perché è difficile tessere nuovi rapporti a causa della diversità delle nostre culture».

stella musi.jpg«Io vivo a Los Angeles  – ci racconta Stella Musi di Udine  –  da 8 anni e sono tornata in Italia a Natale solo due volte in questo periodo. È  difficile tornare più di una volta all’anno in Italia per i costi e per i giorni di ferie, e sinceramente preferisco ritornare d’estate per godermi il bel tempo Italiano con amici e famiglia, è molto più piacevole del freddo inverno nel Nord dell’Italia.  Stando qui in California ho conosciuto molte culture diverse tramite amici e colleghi. Molte di queste culture non celebrano il Natale o celebrano le feste in modo diverso. Ho avuto un’amica russa che celebrava il Natale in gennaio e non dava alcuna importanza al 25 Dicembre. Poi ho avuto un fidanzato che veniva da una famiglia di religione ebrea che ovviamente aveva tutta un’altra serie di riti per celebrare Hanukkah. Il risultato è che ho vissuto una versione molto sbiadita del Natale negli ultimi anni. Ho sempre molte aspettative per quel giorno speciale, ma alla fine non vengono mai soddisfatte pienamente perché molte delle persone intorno a me non danno la stessa importanza a quei momenti come la do io. Quindi diciamo che non faccio l’albero di Natale, di sicuro non si fa il presepio, al massimo si fa una cena e qualche regalo. Sinceramente mi rattrista un po’ e all’inizio mi frustrava anche come situazione. Ma alla fine mi sono anche abituata a godermi questo giorno quasi in solitudine. Invece di aspettare una grande celebrazione con amici e famiglia, ho imparato a godermi questa festa da sola e onorare le mie tradizioni di famiglia nell’intimità  e pace della mia casa, esprimendo gratitudine e amore per quello che ho».

Lucas (Gianluca) Di Medio, attore stuntmen, creativo e produttore trascorrerà un altro Natale in solitaria, ad Atlanta (Georgia, USA): «Probabilmente il periodo natalizio è  per me quello  più che abbia mai riscontrato.  Tutti con la famiglia e io no, dunque la spendo maggior parte videochiamando i miei genitori e amici stretti. Non addobbo la casa per sentirmi meno triste essendo lontano migliaia di km dalla mia famiglia. C’è da precisare nel periodo natalizio  un biglietto aereo costa il triplo e dunque questo rende impossibile passarlo con la famiglia. Anche qui negli USA tutti tornano nelle proprie città dove sono cresciuti, e dunque rimango maggior parte del periodo natalizio da solo, senza amici e né famiglia, diciamo che è un grande sacrificio. Gli Stati Uniti non sono un posto adatto alle vacanze natalizie, tutti pensano solo al lavoro e al business ».

tossi musicista.jpgEmanuele Tozzi, avvocato e musicista, dopo aver vissuto per alcuni anni in Colorado  ha scelto New York per il suo lavoro e conferma il profondo senso di solitudine che attanaglia i giovani italiani che vivono negli Stati Uniti e che si acuisce nei periodi natalizi.

«A New York incontri tantissime persone con le quali interagire e sono incontri brevi, intensissimi che nella loro evanescenza lasciano una sensazione di solitudine. Specialmente nei primi anni questa solitudine è stata croce e delizia della mia vita americana. Mi ha aiutato,  ispirato e reso un uomo migliore. Sono poi pochi i legami profondi che si instaurano ma questi sono resi unici dalle sfide particolari che New York ci presenta».

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«Io ho lasciato l’Italia nel 2006 – spiega Raffaele Di Giovanni – Bezzi, laurea in giurisprudenza conseguita alla LUISS di Roma e specializzazione all’Università Erasmus di Rotterdam dopo aver conseguito nella stessa università romana il dottorato nel settore Antitrust  –    per una combinazione di ragioni lavorative e affettive. Essendo mia moglie non italiana, spesso abbiamo diviso il periodo natalizio in due parti: una in Italia e una nel suo paese. La lontananza da casa si è fatta sentire tantissimo nei primi anni, ma è poi diminuita molto. Ora mi sento a casa nel mio paese di adozione, ho gran parte delle mie conoscenze e amici qui, anche se vado in Italia appena mi è possibile. I miei figli adorano l’Italia e non vedono l’ora di tornare per abbracciare i nonni».

Raffaele Di Giovanni – Bezzi  si è trasferito da Teramo a Bruxelles per accettare il lavoro di funzionario nella Commissione Europea per occuparsi   proprio della concorrenza.

«Per me l’importante è essere insieme ai miei cari e passare del bel tempo insieme. La tradizione che mi piace rispettare è quella di stare a tavola con i miei famigliari e con i miei   amici per assaporare se possibile le pietanze tipiche della mia terra d’origine. Lavorare in un team internazionale  ha sicuramente aumentato le mie conoscenze, aprendomi nuovi orizzonti culturali e professionali e arricchendomi  dal punto di vista umano. Dover abbandonare il mio paese, la famiglia e amici italiani è stato d’altro canto  molto duro e rappresenta il risvolto della medaglia anche  se dopo i primi   anni di ambientamento, tutto è diventato più normale e adesso non posso dire di soffrire più di nostalgia».

rosa manzo oslo.jpgNata a Taranto, Rosa Manzo è  professoressa associata  di diritto internazionale all’università del Sud Est della Norvegia, una realtà universitaria che dedica gran parte del suo lavoro all’insegnamento: «Vivo a Oslo da 9 anni e il mio lavoro   mi permette  di tornare in Italia dalla mia famiglia di origine, ma non è una situazione comune a tutti. Sono molti gli italiani che per ragioni lavorative possono ritagliarsi solo qualche giorno di vacanza in Italia dovendo ritornare sul posto di lavoro prima della fine dell’anno o immediatamente dopo. L’epifania per esempio non è una festa riconosciuta in Norvegia e di fatto gli studenti tornano a scuola subito dopo l’inizio del nuovo anno. Questo vuol dire che le famiglie italiane ritornano in Norvegia spesso prima di poter celebrare il Capodanno in famiglia in Italia.  Di sicuro il panettone non manca mai sulla tavola, così come l’albero di Natale in casa  e la cena di pesce della vigilia. A cui si aggiungono anche i biscotti di Natale tipici della Norvegia. Si cerca di mantenere vivo lo spirito del Natale anche se manca il presepe»!

Laura Piccolotto, nata a Monza,  impiegata nell’ e-commerce, vive Atene da 14 anni  e spesso trascorre il Natale da sola: «Uno degli aspetti positivi di questa esperienza è sicuramente il fatto di essere cresciuta sotto molti aspetti: mi sono messa alla prova ogni giorno in una nazione in cui non avevo nessun tipo di contatto, non sapevo nemmeno leggere l’alfabeto della lingua locale e tutto per me era totalmente nuovo, una sorta di muro che non sapevo se sarei riuscita solamente a potermici avvicinare. Tutte le sfide che affronto ancora oggi, nonostante siano passati diversi anni, mi hanno rafforzato, altre indebolito e reso più fragile ed altre ancora che mi hanno invece indurito. Posso affermare, senza nessuna presunzione, che riesco a far prevalere nella maggior parte dei casi i lati più dolci, più ragionevoli ed avere quella pazienza che aiuta sempre in ogni circostanza , lavorativa e personale».

silvio caroli.jpg«Vivo a Londra da 3 anni  – ci racconta infine il musicista Silvio Caroli – e ogni anno sento l’esigenza di ritornare a casa nel Salento la settimana di Natale. Ci tengo davvero molto a trascorrerlo in famiglia.  Nonostante questo mi ritengo anche molto fortunato a trascorrere il mese dell’avvento a Londra nella quale il clima natalizio è spettacolare. Molte strade del centro sono illuminate da luci natalizie. È  inoltre possibile godere dell’atmosfera natalizia al Winter Wonderland di Hyde Park, o dell’albero di Natale a Trafalgar Square, famoso in tutto il mondo. È  anche possibile assistere a concerti le tradizionali canzoni natalizie alla Royal Albert Hall oppure nella Chiesa di Saint Martin-in-the-Fields».

 

 

 

 




CdA Juventus: tutti a casa. E adesso?

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225348031 5b476d8e 70b7 4f06 b2e3 91ddb1660e48Terremoto alla Juventus: Andrea Agnelli si è dimesso da presidente al termine di un Consiglio d’amministrazione straordinario del club in cui tutti i membri si sono dimessi in blocco in vista dell’assemblea degli azionisti convocata per il 27 dicembre. Lo rende noto un comunicato della Juve.

Alla riunione svoltasi a Continassa, si sono dimessi Agnelli, il suo vice Pavel Nedved, l’amministratore delegato Maurizio Arrivabene e i membri Laurence Debroux, Massimo Della Ragione, Katryn Fink, Daniela Marilungo, Francesco Roncaglio, Giorgio Tacchia e Suzanne Keywood.

Decisivo sarebbe stato il coinvolgimento del Cda nell’indagine Prisma, aperta dalla Procura di Torino con l’accusa di falso in bilancio, e per via delle ultime contestazioni della Consob, che hanno spinto a rivedere il progetto di bilancio da approvare e far slittare per due volte l’assemblea degli azionisti.

Andrea, figlio di Umberto Agnelli, lascia in eredità la nuova casa, lo Stadium inaugurato nel 2011, e i nove scudetti consecutivi tra il 2012 e il 2020 oltre alle 5 Coppe Italia e alle due finali di Champions League, perse entrambe.

Una presidenza che ha traghettato la Vecchia Signora dai bassifondi di calciopoli ai vertici europei con la ciliegina dell’acquisto di Cristiano Ronaldo oltre ai vari Pirlo, Higuain e Vlahovic.

Maurizio Scanavino è il nuovo direttore generale

Prima di dimettersi in blocco, il Consiglio di Amministrazione della Juventus ha conferito l’incarico di Direttore Generale a Maurizio Scanavino, attuale Amministratore delegato e direttore generale del gruppo editoriale Gedi. Una decisione presa, spiega il comunicato, “al fine di rafforzare il management della Società”.

Torinese, 49 anni, Scanavino è molto vicino a John Elkann, numero uno di Exor, la holding degli Agnelli-Elkann che è l’azionista di maggioranza, tra le altre, della stessa Juventus, di Stellantis e di Ferrari. Da ad del Secolo XIX lavorò alla fusione del quotidiano con La Stampa e successivamente al processo di integrazione con il Gruppo Espresso che porte’ alla costituzione del gruppo Gedi, uno dei principali gruppi editoriali europei.

Agnelli ai dipendenti, “venuta meno la compattezza”

“Stiamo affrontando un momento delicato societariamente e la compattezza è venuta meno. Meglio lasciare tutti insieme dando la possibilità ad una nuova formazione di ribaltare quella partita”: è quantgo scrive Andrea Agnelli in una lettera a tutti i dipendenti della Juventus in cui spiega le ragioni del passo indietro duo e del Cda e rivendica i “risultati straordinari” del club sotto la sua presidenza, tra cui lo Stadium, i nove scudetti consecutivi tra gli uomini e i cinque di fila tra le donne.

Agnelli definisce “grandi rimpianti” le finali di Champions perse a Berlino e Cardiff. “Siamo abituati per storia e Dna a vincere. Dal 2010 abbiamo onorato la nostra storia raggiungendo risultati straordinari”.

“Ore, giorni, notti, mesi e stagioni con l’obiettivo di migliorare sempre in vista di alcuni istanti determinanti”, sottolinea il presidente dimissionario, “ognuno di noi sa richiamare alla mente l’attimo prima di scendere in campo: esci dallo spogliatoio e giri a destra, una ventina di scalini in discesa con una grata in mezzo, un’altra decina di scalini in salita e ci sei: “el miedo escenico” e in quell’attimo quando sai di avere tutta la squadra con te l’impossibile diventa fattibile. Bernabeu, Old Trafford, Allianz Arena, Westfallen Stadium, San Siro, Gergios Karaiskaks, Celtic Park, Camp Nou: ovunque siamo stati quando la squadra era compatta non temevamo nessuno”.

“Quando la squadra non è compatta si presta il fianco agli avversari e questo può essere fatale”, si legge ancora nella mail, “in quel momento bisogna avere la lucidità e contenere i danni. La nostra consapevolezza sarà la loro sfida: essere all’altezza della storia della Juventus. Io continuerò a immaginare e a lavorare per un calcio migliore, confortato da una frase di Friedrich Nietzsche: “And those who were seen dancing were thought to be insane by those who could not hear the music”. “Ricordate – conclude – ci riconosceremo ovunque con uno sguardo: Siamo la gente della Juve! Fino alla fine…”.

La nota del club bianconero

“Il Consiglio di Amministrazione di Juventus Football Club S.p.A. riunitosi oggi sotto la Presidenza di Andrea Agnelli – si legge in un comunicato – acquisiti nuovi pareri legali e contabili degli esperti indipendenti incaricati ai fini della valutazione delle criticità evidenziate da Consob ai sensi dell’art. 154-ter TUF sui bilanci della Società al 30 giugno 2021, ha nuovamente esaminato le contestazioni della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Torino, le carenze e criticità rilevate dalla Consob e i rilievi sollevati da Deloitte & Touche S.p.A., società di revisione di Juventus”.

Inoltre, si specifica, “Con riferimento alle criticità relative alle c.d. “manovre stipendi” realizzate negli esercizi 2019/2020 e 2020/2021, il Consiglio di Amministrazione ha rilevato che si tratta di profili complessi relativi ad elementi di valutazione suscettibili di differenti interpretazioni circa il trattamento contabile applicabile e ha attentamente considerato i possibili trattamenti alternativi. All’esito di tali complessive analisi e valutazioni, sebbene il trattamento contabile adottato rientri tra quelli consentiti dagli applicabili principi contabili, la Società, per un approccio maggiormente prudenziale, ha: ritenuto di rivedere al rialzo la stima di probabilità di avveramento delle condizioni di permanenza in rosa per quei calciatori che nel biennio 2019/20-2020/21 hanno rinunciato a parte dei compensi e con cui sono state successivamente concluse integrazioni salariali o “loyalty bonus” (rispettivamente, a luglio/agosto 2020 per la prima c.d. “manovra stipendi” e a settembre 2021 per la seconda c.d. “manovra stipendi”); – sulla base delle sopramenzionate possibilità di adozione di legittime metodologie di contabilizzazione alternative, valutato di far decorrere l’accrual pro-rata temporis degli oneri per le integrazioni salariali di luglio/agosto 2020 (per la prima c.d. “manovra stipendi”) e i c.d. “loyalty bonus” di settembre 2021 (per la seconda c.d. “manovra stipendi”) a partire dalla data più remota tra quelle di partenza di una c.d. “constructive obligation” ipotizzate dagli esperti indipendenti (e così, rispettivamente, da giugno 2020 e maggio 2021). Tali revisioni di stime e di assunzioni comportano pertanto rettifiche delle stime di oneri di competenza a fine giugno 2020, fine giugno 2021 e fine giugno 2022 per effetto delle integrazioni salariali siglate a luglio/agosto 2020 e dei “loyalty bonus” siglati a settembre 2021, prevedendone l’accrual pro-rata temporis, secondo il c.d. “straight line approach” (che è uno tra gli approcci ammessi dai principi contabili), a far data, rispettivamente, 2 da giugno 2020 e da maggio 2021; gli effetti di tali rettifiche sono sostanzialmente nulli sui flussi di cassa e sull’indebitamento finanziario netto, sia degli esercizi pregressi che di quello appena concluso e futuri, e non sono material sul patrimonio netto al 30 giugno 2022. Gli effetti contabili di quanto sopra illustrato, saranno riflessi in un nuovo progetto di bilancio di esercizio e in un nuovo bilancio consolidato al 30 giugno 2022 che saranno esaminati e approvati in una prossima riunione consiliare, resi noti al mercato ai sensi di legge e sottoposti all’Assemblea degli Azionisti già convocata per il 27 dicembre 2022″.

Il Consiglio di Amministrazione ha, quindi, “approvato, all’unanimità, il comunicato stampa contenente le considerazioni sui bilanci al 30 giugno 2022 richieste da Consob ai sensi dell’art. 114, comma 5, del TUF, disponibile presso il sistema di diffusione delle informazioni regolamentate “1Info” (www.1info.it) e sul sito internet della Societa’ (www.juventus.com), all’interno della sezione “Investitori”.

Gli amministratori hanno, inoltre, richiesto alle funzioni interne della Società, con particolare riguardo all’attività dell’Area Sport, di concludere le analisi e procedere all’attuazione nei tempi più brevi possibili del già avviato processo di ulteriore implementazione e miglioramento delle procedure e dei presidi interni in modo tale da contribuire al processo di rafforzamento delle prassi contabili volte alla misurazione e contabilizzazione degli asset e delle operazioni della Società.

Tutto quanto sopra considerato, al fine di rafforzare il management della Società, il Consiglio di Amministrazione ha deliberato di conferire l’incarico di Direttore Generale al dottor Maurizio Scanavino. Inoltre, i membri del Consiglio di Amministrazione, considerata la centralità e rilevanza delle questioni legali e tecnico-contabili pendenti, hanno ritenuto conforme al miglior interesse sociale raccomandare che Juventus si doti di un nuovo Consiglio di Amministrazione che affronti questi temi.

A tal fine, su proposta del Presidente Andrea Agnelli e onde consentire che la decisione sul rinnovo del Consiglio sia rimessa nel più breve tempo possibile all’Assemblea degli Azionisti, tutti i componenti del Consiglio di Amministrazione presenti alla riunione hanno dichiarato di rinunciare all’incarico. Per le stesse ragioni, ciascuno dei tre amministratori titolari di deleghe (il Presidente Andrea Agnelli, il Vicepresidente Pavel Nedved e l’Amministratore Delegato Maurizio Arrivabene) ha ritenuto opportuno rimettere al Consiglio le deleghe agli stessi conferite”.

Il Consiglio ha, tuttavia, “richiesto a Maurizio Arrivabene di mantenere la carica di Amministratore Delegato. In ragione di quanto precede, è venuta meno la maggioranza degli Amministratori in carica e, pertanto, ai sensi di legge e di statuto, il Consiglio di Amministrazione deve intendersi cessato. Il Consiglio proseguirà la propria attività in regime di prorogatio sino all’Assemblea dei soci che è stata convocata per il 18 gennaio 2023 per la 3 nomina del nuovo Consiglio di Amministrazione (eccezion fatta per l’amministratore Daniela Marilungo che ha rassegnato le proprie dimissioni con dichiarazione separata; cfr. infra per ulteriori informazioni)1. Juventus continuerà a collaborare e cooperare con le autorità di vigilanza e di settore, impregiudicata la tutela dei propri diritti in relazione alle contestazioni mosse contro i bilanci e i comunicati della Società dalla Consob e dalla Procura”.

Si segnala, prosegue il club “ai sensi dell’Articolo IA.2.6.7 delle Istruzioni al Regolamento dei mercati organizzati e gestiti da Borsa Italiana S.p.A., che: – con riferimento alle dimissioni della dottoressa Daniela Marilungo, la stessa ricopriva la carica di consigliere non esecutivo e indipendente della Società, nonché di membro del “Comitato Controllo e Rischi” e del “Comitato ESG” di Juventus.

La dott.ssa Marilungo ha motivato le sue dimissioni sostenendo l’impossibilità di esercitare il proprio mandato con la dovuta serenità e indipendenza anche, ma non solo, per il fatto di ritenere di non essere stata messa nella posizione di poter pienamente “agire informata” a fronte di temi di sicura complessità. Il Consiglio di Amministrazione ha preso nota dei commenti della dottoressa  Marilungo, non condividendoli.

Ciononostante il Consiglio di Amministrazione ringrazia la dottoressa Marilungo per i suoi sette anni in Juventus; – sulla base delle comunicazioni effettuate alla Società e al pubblico, né la dott.ssa Marilungo né gli altri consiglieri risultano detenere, alla data odierna, azioni Juventus, a eccezione di Andrea Agnelli, che detiene alla data odierna n. 96711 azioni Juventus; Il Consigliere Giorgio Tacchia è stato nominato quale componente del “Comitato Controllo e Rischi” in sostituzione di Daniela Marilungo. Sulla base delle comunicazioni effettuate alla Società, – conclude la Juventus – il dottor  Scanavino non risulta detenere, alla data odierna, azioni Juventus”.

L’assemblea soci della Juventus, è stata “convocata per il 18 gennaio 2023 per la nomina del nuovo consiglio di amministrazione”

agi.it




Papa Francesco: “Disposto a mediare per la pace”.

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124215667 6045e331 8d34 44a4 b4c0 560591e26266“La posizione della Santa Sede è cercare la pace e cercare una comprensione. La diplomazia della Santa Sede si sta muovendo in questa direzione e, ovviamente, è sempre disposta a mediare”. Così Papa Francesco in un’intervista alla rivista dei gesuiti “America”.

Francesco: se parto vado a Mosca e Kiev

“Ho anche pensato di viaggiare, ma ho preso la decisione: se viaggio, vado a Mosca e a Kiev, in entrambe, non solo in un posto. E non ho mai dato l’impressione di coprire l’aggressione. Ho ricevuto qui in questa sala, tre o quattro volte, una delegazione del governo ucraino. E lavoriamo insieme”, ha continuato il Pontefice. “Perché non nomino Putin? Perché non è necessario; è già noto. Tuttavia, a volte le persone si attaccano a un dettaglio. Tutti conoscono la mia posizione, con Putin o senza Putin, senza nominarlo”.

 

 

“Vorrei ricordare che proprio in questi giorni ricorre l’anniversario dell’Holodomor, il genocidio che Stalin commise contro gli ucraini (nel 1932-33). Credo sia opportuno citarlo come antecedente storico del (presente) conflitto.

Il sì del Cremlino

Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, si è detto favorevole alla proposta del Vaticano di ospitare i colloqui tra Mosca e Kiev. “Apprezziamo questa iniziativa”, ha detto Peskov nel consueto appuntamento giornaliero con la stampa, anche se ha fatto notare che la posizione di Kiev ha reso questa sede “impossibile”.

La Russia, ha detto Peskov,  accoglie con favore le iniziative di alcuni Stati, tra i quali il Vaticano, di fornire una sede per i negoziati con l’Ucraina; tuttavia, tali proposte non possono essere utilizzate “nella situazione attuale” a causa della posizione di Kiev.

agi.it