Meloni: “Sui missili in Polonia la responsabilità è russa”

giorgia meloni g20 indonesia
giorgia_meloni

Incontri bilaterali con Joe Biden per un accordo sulle forniture di gas, con Xi Jinping che l’ha invitata in Cina (e lei ha detto sì) e con il premier indiano Narendra Modi per rafforzare la partnership tra i due Paesi. Ma anche un colloquio sui migranti con Charles Michel, presidente del Consiglio europeo, mentre con il presidente francese Emmanuel Macron non c’è stato un vertice dopo lo scontro sulla accoglienza dei 234 a bordo della Ocean Viking. Si è conclusa così la quattro giorni di Giorgia Meloni al G20 di Bali. Con coda polemica per la decisione di portare con sé la figlia Ginevra nella capitale indonesiana.

MELONI: “DA BIDEN IMPEGNO AD AUMENTARE FORNITURE GAS”

Intervenendo in conferenza stampa in chiusura dei lavori del G20, Meloni ricostruisce il vertice con il presidente degli Stati Uniti: “Con Biden abbiamo discusso di rafforzare ulteriormente i rapporti tra Italia e Usa, abbiamo parlato di energia e l’amministrazione Usa garantisce la disponibilità ad aumentare la fornitura di gas. Gli Usa sono disposti a ragionare con la Ue per trovare soluzioni per calmierare i prezzi”.

La premier assicura che “con Biden ho avuto un colloquio molto cordiale. Ci siamo ripromessi di vederci molto presto. Gli Stati Uniti apprezzano la coerenza e l’impegno dell’Italia sul sostegno all’Ucraina. Abbiamo condiviso la necessità di ragionare su una soluzione del conflitto che non può non partire dal rispetto della volontà dell’Ucraina”.

IL BILATERALE CON XI JINPING E L’INVITO IN CINA

Come fa sapere Palazzo Chigi, la presidente del Consiglio ha avuto un incontro bilaterale a margine dei lavori del vertice dei Paesi del G20 con il presidente della Repubblica Popolare Cinese, Xi Jinping. “Un incontro improntato alla cordialità – si legge – Meloni ha espresso l’interesse del governo italiano a promuovere gli interessi economici reciproci, anche nell’ottica di un aumento delle esportazioni italiane in Cina. Allo stesso tempo Xi e Meloni hanno riconosciuto l’antico rapporto tra Italia e Cina, due civiltà millenarie, sottolineando il successo dell’anno della cultura Italia-Cina. Il presidente Xi ha richiamato i messaggi scambiati con il presidente Mattarella in tale circostanza”.

“Nel colloquio sono stati toccati anche i rapporti tra Ue e Cina, auspicando un loro rilancio – prosegue Palazzo Chigi -. La presidente Meloni ha rilevato l’importanza che riprendano tutti i canali di dialogo, incluso quello in materia di diritti umani. È stata riconosciuta la necessità di collaborare per l’efficace gestione delle più gravi e impellenti sfide globali e regionali. Meloni e Xi hanno dedicato particolare attenzione alla guerra in Ucraina e alle sue conseguenze. Hanno convenuto che occorre promuovere ogni iniziativa diplomatica per porre fine al conflitto ed evitare un’escalation. Al termine dell’incontro il presidente Xi ha invitato la presidente del Consiglio a effettuare una visita in Cina, che la presidente Meloni ha accettato”.

MELONI: “ITALIA PROTAGONISTA AL G20, GOVERNO NON HA ORIZZONTE CORTO”

Ancora in conferenza stampa, la premier sottolinea: “L’Italia è stata protagonista del G20, intorno a noi c’è stata molta attenzione, sicuramente anche perché l’Italia è l’unica nazione con un capo di governo donna. Sul tema della parità il nostro Paese era un fanalino di coda, ora siamo all’avanguardia, fa piacere”.

Per la presidente del Consiglio “questo summit è stato anche un’occasione per combattere la narrazione che vuole l’Occidente contro il resto del mondo. È la ragione per cui l’Italia si è molto concentrata sui confronti bilaterali con nazioni con le quali c’è minore capacità d’incontrarsi. Non sono riuscita a organizzare tutti i bilaterali chiesti con l’Italia, ma l’idea è quella per cui un Governo solido consente d’immaginare l’Italia come partner fondamentale per le relazioni“.

Meloni si dice fiduciosa sul futuro che attende l’Italia: “Penso che l’attuale Governo possa fare la differenza. Gli altri governi hanno avuto un orizzonte corto, maggioranze variegate, e così era molto difficile avere una visione, sempre abituati a rincorrere l’emergenza. Io credo che questo Governo debba avere l’ambizione di ragionare di strategia, nel prossimo decennio sarà fondamentale dialogare con le realtà asiatiche”.

MELONI: “MISSILE IN POLONIA? RESPONSABILITÀ TUTTA RUSSA”

“Questa mattina brusco risveglio con le notizie che arrivavano dalla Polonia: abbiamo chiesto informazioni, ci siamo riuniti e consultati con gli alleati. L’ipotesi che sulla Polonia sia caduto forse un missile dell’antiaerea ucraina non cambia la sostanza, la responsabilità di quello che è accaduto per quanto ci riguarda è tutta russa – nota Meloni – E con gli alleati abbiamo condannato gli attacchi missilistici russi contro la popolazione civile in Ucraina e abbiamo confermato il nostro sostegno a Kiev”.

MELONI: “INCONTRO CON MACRON SUI MIGRANTI? G20 NON ERA LUOGO PER CHIARIRE”

Sulle tensioni con la Francia per il tema dei migranti, la premier dichiara: “Ho incontrato Macron diverse volte, siamo stati a contatto per due giorni, ma non c’è stato modo di approfondire le vicende che ci riguardano, ci siamo concentrati tutti nei rapporti con altre nazioni. I bilaterali con le altre nazioni europee si possono fare in altro ambito. Ho parlato della questione col presidente del Consiglio europeo Michel, mentre prendevamo il caffè. Abbiamo parlato della necessità di riprendere in mano la questione e parlarne in sede europea”.

“Le soluzioni fin qui individuate” in tema di migranti “non sono le migliori e non sono sufficienti – sottolinea la premier -. Col presidente del Consiglio europeo Michel abbiamo ragionato su come organizzare delle riunioni per collaborare, che è molto meglio che discutere”.

MELONI: “GEMMATO? È VACCINATO E HA CHIARITO”

Infine, la presidente del Consiglio commenta le polemiche per le dichiarazioni sul vaccino anti-Covid del sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato. “Mi sono occupata di altro in questi giorni, non ho approfondito la vicenda né parlato con Gemmato, di cui conosco molto bene la posizione in tema di vaccini: è un signore vaccinato, qualcosa ha detto per chiarire la sua posizione. Quando tornerò in Italia mi occuperò anche di questo, non sono arrivata a Bali per parlare di Gemmato, vorrei sentirlo”.




Dal 2023 un aumento di pochi euro alle pensioni basse

imagoeconomica 1735555 e1655396126167

Più soldi alle pensioni ricche e meno a quelle povere. Pochi spiccioli alle minime. “Il meccanismo di rivalutazione delle pensioni va rivisto”, dicono i sindacati. L’aumento del 7,3% che scatterà il prossimo anno porterà, come ha scritto ieri la Dire, a incrementi che vanno dai 39 euro netti per chi vive con 525 euro a 171 per chi percepisce un assegno da quasi 3.000 euro.

LANDINI: “SÌ AL CONTRIBUTO STRAORDINARIO DI SOLIDARIETÀ PER I RICCHI”

Il segretario della Cgil Maurizio Landini non grida allo scandalo, anche se invoca ulteriori misure a sostegno degli assegni più bassi. “Quello delle rivalutazioni è un sistema preciso. Si parla di una rivalutazione del 7,3% delle pensioni, questo era quello che era previsto e quello che la legge prevedeva e che gli accordi prevedevano e che quindi vengono applicati”.

Uscendo da Palazzo Chigi, Landini aggiunge: “Se parliamo della necessità di aumentare ancora di più le pensioni basse benissimo, noi abbiamo anche proposto che in una fase come questa per noi non è da escludere un contributo straordinario di solidarietà per quelli che hanno redditi superiori ai 100mila euro e quelli che hanno un patrimonio superiore al milione”.

aumento_pensioni_2023

LANDINI: “RIFORMA NON SI CAPISCE E GOVERNO NON RISPONDE”

“Abbiamo chiesto al Governo di fare un confronto per aprire un tavolo di trattative. Non mi metto a discutere di notizie giornalistiche – aggiunge Landini -. Voglio capire se c’è la volontà di avviare una trattativa per la riforma delle pensioni e su questo, al di là delle dichiarazioni, non abbiamo avuto risposte”.

Il numero uno della Cgil prosegue: “Per quanto ci riguarda, non ci accontentiamo di una cosa che non si capisce cosa sarebbe. Stiamo chiedendo che i 41 anni vengano scollegati dall’età anagrafica, non ho ancora capito su questo cosa pensa il Governo. Non solo, noi vogliamo, per i giovani e le donne, costruire un sistema che stia in piedi. Quindi stop al lavoro precario. Le cose che ho sentito finora non affrontano questi temi e per noi affrontare la questione delle pensioni non è solo aiutare chi è vicino alla pensione ma costruire una pensione anche per chi è giovane e anche per le donne e per farlo bisogna combattere la precarietà“, conclude Landini.

CRITICI I METALMECCANICI: “MECCANISMO DA RIVEDERE”

Sulla misura della rivalutazione delle pensioni, la Dire ha interpellato i sindacati. Le sigle dei metalmeccanici sono molto critiche. Per il leader della Fiom, Michele De Palma, sono “necessari correttivi di sostegno a chi ha pensioni più povere oltre alla rivalutazione già prevista. Bisogna migliorare la condizione di chi percepisce meno. Perché sono loro i più colpiti dall’ inflazione“.

I sindacati poi “hanno sempre chiesto un aumento delle pensioni minime. Ma se penso ai metalmeccanici, quando vado in assemblea, la cosa che mi chiedono di più è quando ci potranno andare in pensione… Il problema di questo Paese è che serve una rigenerazione di lavoratori nell’industria che andrebbe favorita, facilitando l’accesso alle pensioni di chi è nelle condizioni di andarci”, conclude De Palma.

Roberto Benaglia, segretario della Fim, ammette che “il tema c’è, ci devono essere criteri di equità, è vero che bisogna evitare che chi ha pensioni d’oro si arricchisca ancora di più ma dico anche che non possiamo pensare a pensioni troppo uniformi perché la pensione corrisponde a quanto versato”.

Il leader dei metalmeccanici della Uil Rocco Palombella chiede poi “una riforma complessiva, che va fatta con le organizzazioni che conoscono la materia e sanno quanti sono ad avere le pensioni più basse”. L’attuale rivalutazione per il leader della Uilm manda “un messaggio sbagliato”, una sorta di Robin Hood al contrario. “Perché aumenta le alte e dà poco alle più basse. Bisogna invertire il meccanismo e fare in modo che le più piccole abbiano una rivalutazione maggiore”, nota Palombella.

ag DIRE – www.dire.it




Italia/Francia: il migrante dove lo mettiamo?

133221517 a9327a83 9942 4bf6 a7a9 f738e33e05ce

133221517 a9327a83 9942 4bf6 a7a9 f738e33e05ce“L’Italia non mantiene l’impegno fondamentale nel meccanismo di solidarietà europea, non faremo quanto era stato previsto, ovvero accogliere 3.000 migranti attualmente sul territorio italiano”. Lo ha dichiarato il portavoce del governo francese, Olivier Veran. Parlando ai microfoni di Bfm-Tv, ha detto che la Francia non accoglierà “un po’ più di 3.000 persone” sbarcate in Italia, “di cui 500 entro la fine dell’anno” nell’ambito del meccanismo di solidarietà europea.

L’Italia ha rifiutato di accogliere nei suoi porti la nave della Ong Ocean Viking, che trasportava 234 migranti, poi accolta venerdì in Francia, a Tolone. Per il governo francese, questo rifiuto è da parte di Roma un rifiuto degli accordi europei sull’accoglienza dei migranti, e va sanzionato, scrive la tv sul suo sito web.

Per Veran “l’Italia è perdente perché c’è normalmente un meccanismo europeo di solidarietà, il che significa che un gran numero di Paesi europei, in particolare Francia e Germania, si impegnano in cambio del fatto che l’Italia accoglie le navi delle Ong”.

Il sistema prevede che una dozzina di Stati, tra cui la Francia, accolgano volontariamente 8.000 migranti arrivati in Paesi cosiddetti “in prima linea” come l’Italia, ma a oggi solo 117 sono stati ricollocati.

Tajani: “L’Europa faccia un piano”

Stamattina, prima dell’uscita di Veran, in una intervista al Corriere della Sera, il ministro degli Esteri Antonio Tajani aveva definito la reazione della Francia alla questione dei migranti salvati dalla nave Ocean Viking “sproporzionata, anche per questioni loro di politica interna”, “è l’Europa che deve fare un piano, non l’Italia”.

Il capo della Farnesina ha detto che l’Italia sul tema migranti ha “posto un problema politico, non volevamo creare alcuna polemica. Vogliamo un’azione europea più forte perché i settemila chilometri di costa italiana sono la frontiera Sud dell’Europa”.

Secondo Tajani, “servono un vero piano Marshall europeo per l’Africa e accordi con Libia, Tunisia, Marocco, Niger e altri Paesi del Sahel”.

Il ministro ha negato l’isolamento internazionale dell’Italia: “Non siamo affatto isolati – ha detto – Germania e Lussemburgo rispetteranno i patti, come noi. E sono solidali anche Grecia, Malta e Cipro che hanno firmato con l’Italia una dichiarazione congiunta dei ministri dell’Interno perché hanno lo stesso problema”.

agi.it




Caro energia, contante, superbonus: cosa ha deciso il governo

061848014 b7dd925e c0e2 4fef b500 c78bc354ce9a

061848014 b7dd925e c0e2 4fef b500 c78bc354ce9aMisure per mitigare il caro energia, ricerca di nuovi giacimenti di idrocarburi nel mare, riduzione del superbonus edilizio dal 110% al 90% con una serie di paletti.

E poi innalzamento a 5 mila euro del limite sull’utilizzo del contante, rinnovo fino al 31 dicembre del taglio delle accise sui carburanti e premi aziendali detassati fino a tremila euro.

Il Dl Aiuti quater, varato dal Consiglio dei ministri, finanziato con il ‘tesoretto’ da 9,1 miliardi di euro, proroga, rivede o avvia una serie di misure pensate per sostenere gli sforzi di famiglie e imprese per contrastare il caro energia e la corsa dell’inflazione.

Dopo l’ok alla Nadef della scorsa settimana, il governo di Giorgia Meloni propone un primo intervento di sostegno economico, in attesa dell’approvazione entro fine anno della manovra finanziaria.

Gli spazi di agibilità sono stretti, con l’economia globale che risente delle tensioni internazioniali, l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia in corso da quasi 9 mesi. Così il governo, su proposta del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, ha stanziato 9,1 miliardi con risorse provenienti dall’extragettito fiscale che è stato autorizzato dal Parlamento per finanziare interventi contro il caro energia.

Le imprese potranno richiedere ai fornitori la rateizzazione, per un massimo di 36 rate mensili, degli importi dovuti relativi alla componente energetica di elettricità e gas naturale per i consumi effettuati dal 1 ottobre 2022 al 31 marzo 2023 e fatturati entro il 30 settembre 2023.

Sace potrà concedere una garanzia pari al 90% degli indennizzi generati dalle esposizioni relative ai crediti vantati dai fornitori.

Cambia nuovamente il tetto per l’utilizzo del contante: dal 1 gennaio 2023 doveva scendere a un massimo di mille euro in luogo dei duemila attuali, ora invece dall’inizio del nuovo anno crescerà a 5mila.

Tra le misure destinate a generare dibattito la modifica del superbonus edilizio 110%, con la riduzione al 90% e l’inserimento di una serie di paletti per poterne usufruire. Il testo prevede l’anticipazione della rimodulazione al 90% per le spese sostenute nel 2023 per i condomini e introduzione della possibilità, anche per il 2023, di accedere al beneficio per i proprietari di singole abitazioni a condizione che si tratti di prima casa e si trovino sotto una determinata soglia di reddito (15mila euro l’anno innalzandole in base al quoziente familiare).

Il superbonus verrà applicato invece al 110% fino al 31 marzo 2023 per le villette unifamiliari che abbiano completato il 30% dei lavori entro il 30 settembre 2022. Il ministro dell’Economia aveva annunciato modifiche selettive al superbonus, parlando un provvedimento ritenuto dal governo troppo costoso per la platea ridotta di cittadini che ha potuto beneficiarne.

E di uno scostamento complessivo di 37,8 miliardi di euro sull’intero periodo di previsione. Sulla modifica potrebbe registrarsi qualche distinguo nella maggioranza mentre Federcostruzioni parla di “sconforto” per il mancato confronto.

Le maggiori entrate derivanti dalla modifica delle norme sul superbonus 110% dovrebbero essere iscritte in uno specifico fondo nello stato di previsione del Mef da destinare agli interventi della manovra di bilancio 2023-2025.

Il testo del Dl Aiuti quater prevede anche un contributo straordinario, sotto forma di credito d’imposta, a favore delle imprese per l’acquisto di energia elettrica e gas naturale.

Con uno stanziamento da 3,4 miliardi di euro è stato prorogato fino al 31 dicembre 2022 il contributo straordinario a favore delle imprese e delle attività come bar, ristoranti ed esercizi commerciali per l’acquisto di energia elettrica e gas naturale.

Vengono anche confermate le aliquote potenziate del credito di imposta pari a: 40% per le imprese energivore e gasivore; 30% per imprese piccole che usano energia con potenza a partire dai 4,5 kW.

Capitolo carburanti: 1,3 miliardi di euro vanno alla proroga dal 19 novembre 2022 e fino al 31 dicembre 2022 dello sconto fiscale sulle accise della benzina e del diesel che conferma il taglio di 30,5 centesimi al litro (considerato anche l’effetto sull’Iva). Per il Gpl lo sconto vale 8 centesimi di euro ogni kg, che sale a circa 10 centesimi considerando l’impatto sull’Iva.

Spazio anche all’innalzamento nel 2022 del tetto dell’esenzione fiscale dei cosiddetti ‘fringe benefit’ aziendali fino a tremila euro. Si tratta di una misura di welfare aziendale che punta a rendere più pesanti gli stipendi dei lavoratori, attraverso il rimborso anche delle utenze.

Il Dl Aiuti quater prevede anche l’ok alla ricerca di nuovi giacimenti di idrocarburi in mare, a condizione che siano ad oltre 9 miglia dalla costa della zona interessata e che non ci siano fenomeni di subsidenza (terreno che frana, ndr) nella zona.

Sulla norma si registra un distinguo di peso da parte del governatore leghista del Veneto, Luca Zaia, che fa notare come in Polesine: “Gli esiti della subsidenza in seguito alle trivellazioni degli anni Cinquanta sono stati imponenti e devastanti”.

La disposizione sulle trivelle si applica alle concessioni di coltivazione di idrocarburi poste nel tratto di mare compreso tra il 45 parallelo e il parallelo passante per la foce del ramo di Goro del fiume Po, a una distanza dalle linee di costa compresa tra 9 e 12 miglia. Il provvedimento specifica che è consentita la coltivazione delle concessioni per la durata del giacimento a condizione previa presentazione di analisi e programmi di monitoraggio per verificare l’assenza di effetti significativi di subsidenza sulle linee di costa.

agi.it




Migranti: tutti contro la Francia

migranti geo barents

migranti geo barentsIl caso diplomatico tra Italia e Francia sui 234 migranti della Ocean Viking non accenna a placarsi. Oggi la premier Giorgia Meloni ha risposto all’Eliseo, che ieri ha annunciato l’accoglienza per le persone a bordo della nave della ong Sos Mediterranee ma allo stesso tempo la volontà di sospendere l’accordo europeo sui ricollocamenti. E nel dibattito intervengono anche altri esponenti della politica italiana.

CALENDA: “LA FRANCIA SBAGLIA MA L’OPPOSIZIONE NON SIA ENTUSIASTA”

“La cosa peggiore che potrebbe fare oggi l’opposizione è salutare con entusiasmo il gesto sbagliato della Francia per indebolire la Meloni”. Così su Twitter il leader del Terzo Polo, Carlo Calenda. “Da ogni punto di vista l’escalation dell’Eliseo appare stonata ed esagerata. Esistono ragioni dell’Italia che prescindono dagli schieramenti – prosegue il leader di Azione – Occorre dunque, mentre si denunciano gli errori di Piantedosi nella gestione degli sbarchi, evitare di correre dietro ai francesi che sull’immigrazione non possono impartire lezioni a nessuno e tanto meno cercare di mobilitare l’intera Europa contro di noi”.

TOTI: “LA FRANCIA ABBANDONA I MIGRANTI A VENTIMIGLIA”

Dura la presa di posizione del presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, pubblicata sui propri profili social: “La Francia che ci fa la morale è la stessa Francia che ha sospeso, unilateralmente, il Trattato sulla libera circolazione delle persone in Europa? È la Francia – continua il governatore ligure – che ogni giorno dell’anno rispedisce oltre confine a Mentone almeno 80-100 migranti, per farli dormire sotto un ponte a Ventimiglia, in attesa di riprovarci a passare quel confine? Dunque, se l’Italia chiede che i migranti sbarchino non solo nei porti italiani è ‘disumana’. Se i gendarmi francesi, pistole e manganelli, abbandonano sulla frontiera i migranti, senza cibo, acqua e cure mediche, quella invece è vera solidarietà“.

“Ora, a me non piace quando nella casa comune europea si alzano i toni. Ma c’è davvero un limite a tutto, anche al sentirsi superiori e alla doppia morale“, aggiunge Toti. “Basta fare un salto al confine di Ventimiglia per vedere un muro di 4.000 agenti equipaggiati di tutto punto che ogni mattina riportano al confine italiano decine di migranti che hanno camminato tutta la notte, rischiando la vita, per attraversare la frontiera. Per raggiungere quella terra di libertà che evidentemente è tale solo per chi ha in tasca documenti europei e magari qualche carta di credito ben fornita – prosegue il presidente della Regione Liguria – sono persone che spesso cercano solo di ricongiungersi a parenti che non vedono da decenni”.

Per questo, conclude Toti, “forse qualcuno oltre confine dovrebbe rileggersi la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789, orgoglio della rivoluzione francese. È passato tanto tempo, evidentemente è stata dimenticata. O anche solo il meno nobile Trattato di Schengen, ai cui doveri spesso il nostro Paese viene bruscamente richiamato dai tanti soloni della morale predicata e poco praticata”.

CRAXI: “REAZIONE FRANCIA SPROPOSITATA”

“Bisogna abbassare i toni. La politica estera non può mai essere oggetto di propaganda“. Così la presidente della commissione Difesa ed Esteri del Senato, Stefania Craxi. Per l’esponente di Forza Italia “la Francia ha avuto una reazione spropositata, anche per questioni interne, avendo in casa Marine Le Pen, Macron fa la voce grossa con la Meloni. L’Italia non accetta lezioni di solidarietà da nessuno”.

La senatrice forzista osserva che “l’Italia pone un problema politico: il fenomeno non è un’emergenza, è un fenomeno epocale che richiede un approccio globale, senza un processo di sostegno e di sviluppo nell’area del sud del mondo i flussi migratori continueranno ad aumentare. Se anche il Papa chiede che l’Italia non venga lasciata sola, evidentemente un problema esiste”.

“Dall’inizio dell’anno noi abbiamo ricevuto 90mila arrivi di migranti – ricorda Craxi -, avevamo un accordo di redistribuzione di 8mila, fino a ora ne sono stati redistribuiti 117. La Francia ne ha presi 38. Di fronte a un fenomeno di tale portata non si possono prendere provvedimenti transitori e volontari. Mio padre (l’ex premier Bettino, ndr) nel 1985 disse che quello dell’immigrazione e del divario tra Nord e Sud sarebbe stata la vera questione dei nostri tempi”.

La presidente della commissione Difesa ed Esteri del Senato conclude: “Il problema lo si può affrontare regolandolo, facendo accordi con i Paesi del Sud, accogliendo quei migranti economici che il nostro Paese può assorbire, altrimenti è una finta accoglienza perché li facciamo sbarcare e poi li lasciamo in mano alla criminalità organizzata o per strada, questa non è accoglienza. L’unico modo è creare sviluppo e progresso anche nel bacino meridionale del Mare Nostrum”.

ag. DIRE – www.dire.it




Iran, rilasciata dal carcere Alessia Piperno

alessia piperno instagram

alessia piperno instagram“Dopo un intenso lavoro diplomatico oggi Alessia Piperno è stata rilasciata dalle autorità iraniane e si appresta a tornare in Italia”. Così una nota di Palazzo Chigi sul rilascio della ragazza dal carcere in cui era detenuta in Iran.

La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel ringraziare “tutti coloro che hanno contribuito a che Alessia riabbracci i familiari, ha informato i suoi genitori nel corso di una telefonata, pochi minuti fa”.




E si continua a fuggire dall’Italia

angels unaware 7511461 1920

angels unaware 7511461 1920Gli italiani non hanno mai smesso di emigrare e in un anno il Bel Paese ha perso lo 0,5% della popolazione residente.

Dove va chi lascia l’Italia? Prevalentemente in Europa (quasi tre su quattro), ma anche – come accadeva più di un secolo fa – oltreoceano, soprattutto in America Latina.

Da gennaio di quest’anno  cittadini italiani iscritti all’Aire (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero) sono 5.806.068, il 9,8% degli oltre 58,9 milioni di italiani residenti in Italia, con una crescita del 2,7% che diventa il 5,8% dal 2020.

Dalla XVII edizione del “Rapporto Italiani nel Mondo” della Fondazione Migrantes risulta che si tratta, in valore assoluto, di quasi 154 mila nuove iscrizioni all’estero e che oltre 2,7 milioni (il 47%) sono partiti dal Meridione (di questi, 936 mila circa, il 16%, dalla Sicilia o dalla Sardegna). Più di 2,1 milioni (il 37,2%) sono partiti dal Nord Italia e il 15,7% è, invece, originario del Centro Italia.

Chi sono Il 48,2% degli oltre 5,8 milioni di cittadini italiani residenti all’estero è donna (2,8 milioni circa in valore assoluto). Si tratta, soprattutto, di celibi/nubili (57,9%) o coniugati/e (35,6%). I divorziati (2,7%) hanno superato i  vedovi (2,2%). Prevalgono, come era prevedibile, i giovani (il 21,8% ha tra i 18 e i 34 anni) e i giovani adulti (il 23,2% ha tra i 35 e i 49 anni), mentre gli adulti maturi sono meno di uno su cinque (il 19,4% ha tra i 50 e i 64 anni) o anziani (il 21% ha più di 65 anni, ma di questi l’11,4% ha più di 75 anni). I minori  sono appena il 14,5%.

Dove vanno? Il 78,6% di chi ha lasciato l’Italia per espatrio nel corso del 2021 è andato in Europa, il 14,7% in America, più dettagliatamente latina (61,4%), e il restante 6,7% si è diviso tra continente asiatico, Africa e Oceania.

Da dove vengono? La Lombardia (incidenza del 19% sul totale) e il Veneto (11,7%) continuano a essere, come da ormai diversi anni, le regioni da cui si parte di più. Seguono: la Sicilia (9,3%), l’Emilia-Romagna (8,3%) e la Campania (7,1%). Tuttavia, dei quasi 16 mila lombardi, dei circa 10 mila veneti o dei 7 mila emiliano-romagnoli molti sono, in realtà, i protagonisti di un secondo percorso migratorio che li ha portati dapprima dal Sud al Nord del Paese e poi dal Settentrione all’oltreconfine.

Il monito di Mattarella “Nonostante il periodo della pandemia la tendenza a lasciare il nostro Paese è cresciuta negli ultimi anni” ha rilevato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel messaggio inviato al presidente della Fondazione Migrantes, monsignor Gian Carlo Perego. “A partire sono principalmente i giovani – e tra essi giovani con alto livello di formazione – per motivi di studio e di lavoro. Spesso non fanno ritorno, con conseguenze rilevanti sulla composizione sociale e culturale della nostra popolazione. Partono anche pensionati e intere famiglie”, osserva il Capo dello Stato. “Il fenomeno di questa nuova fase dell’emigrazione italiana non può essere compreso interamente all’interno della dinamica virtuosa dei processi d’interconnessione mondiale, che richiedono una sempre maggiore circolazione di persone, idee e competenze. Anzitutto perché il saldo tra chi entra e chi esce rimane negativo, con conseguenze evidenti sul calo demografico e con ricadute sulla nostra vita sociale. Ma anche perché in molti casi chi lascia il nostro Paese lo fa per necessità e non per libera scelta, non trovando in Italia una occupazione adeguata al proprio percorso di formazione e di studio. Il nostro Paese, che ha una lunga storia di emigrazione, deve aprire una adeguata riflessione sulle cause di questo fenomeno e sulle possibili opportunità che la Repubblica ha il compito di offrire ai cittadini che intendono rimanere a vivere o desiderano tornare in Italia”, sottolinea Mattarella.

agi.it




Mattarella. “Dobbiamo riflettere sulle cause dell’emigrazione”

8mattarellagio

8mattarellagio“Il nostro Paese, che ha una lunga storia di emigrazione, deve aprire una adeguata riflessione sulle cause di questo fenomeno e sulle possibili opportunità che la Repubblica ha il compito di offrire ai cittadini che intendono rimanere a vivere o desiderano tornare in Italia”. Così il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel messaggio inviato al Presidente della Fondazione Migrantes, Monsignor Gian Carlo Perego, in occasione della presentazione del “Rapporto Italiani nel mondo”, in corso oggi a Roma.
Il Rapporto, annota il Capo dello Stato, “fornisce anche quest’anno una fotografia di grande interesse dei flussi migratori che interessano i nostri connazionali. Nonostante il periodo della pandemia la tendenza a lasciare il nostro Paese è cresciuta negli ultimi anni. A partire – richiama Mattarella – sono principalmente i giovani – e tra essi giovani con alto livello di formazione – per motivi di studio e di lavoro. Spesso non fanno ritorno, con conseguenze rilevanti sulla composizione sociale e culturale della nostra popolazione. Partono anche pensionati e intere famiglie”.
“Il fenomeno di questa nuova fase dell’emigrazione italiana – osserva il Capo dello Stato – non può essere compreso interamente all’interno della dinamica virtuosa dei processi di interconnessione mondiale, che richiedono una sempre maggiore circolazione di persone, idee e competenze. Anzitutto perché il saldo tra chi entra e chi esce rimane negativo, con conseguenze evidenti sul calo demografico e con ricadute sulla nostra vita sociale. Ma anche perché in molti casi chi lascia il nostro Paese lo fa per necessità e non per libera scelta, non trovando in Italia una occupazione adeguata al proprio percorso di formazione e di studio”.
“Il nostro Paese, che ha una lunga storia di emigrazione, – sottolinea il Presidente – deve aprire una adeguata riflessione sulle cause di questo fenomeno e sulle possibili opportunità che la Repubblica ha il compito di offrire ai cittadini che intendono rimanere a vivere o desiderano tornare in Italia. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e le varie politiche adottate a livello europeo rappresentano un punto di riferimento per provvedere a disegnare e programmare un futuro diverso, che risponda alle esigenze dei giovani e ne valorizzi capacità e competenze corrispondendo alle loro attese”.
“L’Italia è un Paese accogliente che – sottolinea – deve coltivare le ragioni e le modalità delle sue tradizioni. Tutelando e promuovendo gli italiani fuori dai confini nazionali e sostenendo quelli che desiderano tornare nel nostro Paese, per contribuire alla sua crescita recando la propria esperienza, e le proprie capacità”. (aise) 




Italia – Usa: colloquio telefonico tra i Ministri della Difesa

crosettotelefona

crosettotelefona“Italia e Stati Uniti continueranno a operare insieme per fronteggiare le sfide internazionali”. Così il Ministro della Difesa Guido Crosetto nel corso del colloquio telefonico con il Segretario alla Difesa degli Stati Uniti d’America Lloyd Austin, tenutosi ieri pomeriggio.
Colloquio franco e cordiale, riporta la Difesa, durante il quale Austin si è congratulato con il Ministro per la nomina al vertice del Dicastero. Il Segretario alla Difesa Usa ha quindi espresso parole di grande apprezzamento per l’Italia e le sue Forze Armate e per l’enorme contributo offerto a favore della sicurezza internazionale.
“L’Italia è un alleato fedele sul quali gli Stati Uniti possono contare, oggi più di prima” ha affermato il Ministro Crosetto, sottolineando che “il rapporto bilaterale e multilaterale esistente tra Italia e Stati Uniti rappresenta il futuro del nostro Paese”.
Un colloquio a 360 gradi, dunque, durante il quale Crosetto ha ribadito l’impegno del nostro Paese sia in ambito NATO sia nel contesto dell’Unione Europea.
Il Ministro, rivolgendosi al collega Austin, ha poi sottolineato la ferma volontà del Governo italiano di proseguire ad aiutare Kiev: “continueremo a sostenere con convinzione e determinazione l’Ucraina e le sue Forze Armate e saremo pronti a proseguire il nostro sforzo finché sarà necessario”.
Un supporto politico e militare al lato Est dell’Alleanza Atlantica e all’Ucraina fortemente apprezzato dagli Stati Uniti che, come ha più volte ripetuto Austin, vedono nell’Italia uno degli alleati più vicini ed affidabili.
Crosetto e Austin hanno infine concordato di vedersi di persona quanto prima per poter approfondire gli argomenti trattati e consolidare ulteriormente l’amicizia tra Italia e Stati Uniti, dando continuità al costruttivo dialogo tra i due paesi nel campo della Difesa. (aise) 




Pecco Bagnaia è campione del mondo di Moto Gp

135931161 2f4a209f f3cf 40bf 923d 1cc0be3bfe04

135931161 2f4a209f f3cf 40bf 923d 1cc0be3bfe04Francesco ‘Pecco’ Bagnaia è campione del mondo di Moto Gp 2022. Il classe ‘97 nativo di Torino è il primo italiano in assoluto a riuscirci in sella alla Ducati, regalando alla casa di Borgo Panigale il secondo titolo piloti della storia a distanza di 15 anni da quello di Casey Stoner.

L’ultimo pilota azzurro a laurearsi campione del mondo, invece, era stato Valentino Rossi con la Yamaha nel 2009, mentre scorrendo l’albo d’oro bisogna tornare addirittura al 1972 per trovare un italiano campione su moto italiana: Giacomo Agostini con la MV Augusta in classe 500.

Per Pecco Bagnaia decisivo il nono posto ottenuto nel Gran Premio dI Valencia nell’ultimo appuntamento della stagione, con il rivale Fabio Quartararo giunto quarto al traguardo.

Alex Rins vince l’ultimo Gran Premio della stagione, quello di Valencia, chiudendo davanti a Brad Binder e Jorge Martin. Ma la grande notizia di giornata è la conquista del primo titolo piloti Moto Gp da parte di Francesco Bagnaia, che trionfa tagliando il traguardo da nono dopo una gara passata a controllare senza correre troppi rischi.

Arriva quarto invece Fabio Quartararo, che viene quindi spodestato dal trono di campione dal suo amico e rivale italiano.

In partenza ovviamente occhi puntati su Bagnaia e Quartararo, con l’azzurro che guadagna subito due posizioni salendo in sesta posizione proprio alle spalle del rivale francese. Nel corso del secondo giro i due danno anche vita ad un bel duello che dura qualche curva, con uno scambio di sorpassi da togliere il fiato viziati anche da un minimo contatto (la Ducati di Pecco perde anche un’aletta).

L’italiano non vuole correre rischi e non forza il ritmo, scivolando anche alle spalle di Binder e Mir, mentre Quartararo prova a recuperare terreno su quelli davanti approfittando anche di una caduta di Marc Marquez nel corso del decimo giro.

Anche la Yamaha però ha un ritmo più lento rispetto al gruppetto di testa e il francese, soltanto nel finale, riesce a riportarsi a contatto con il gruppo di testa. Pecco invece resta più staccato e sembra accontentarsi di una gara tranquilla, facendosi sfilare anche da Oliveira, Marini e Bastianini in sequenza, tagliando il traguardo da nuovo campione del mondo.

“Bellissimo, fantastico, è stata la gara più dura della mia vita e di questa stagione. Avevo l’ambizione di arrivare tra i primi cinque, ma ho sofferto tanto e l’anteriore è stato molto difficile da controllare. La cosa più importante però era vincere il campionato e sono molto felice di questo” dice Bagnaia, al termine del Gran Premio di Valencia.

da agi.it