Una terza nave sconosciuta, la vera causa del disastro della Moby Prince

125950728 2dcf6b23 1142 4daa 9afe 76ac68975f99

125950728 2dcf6b23 1142 4daa 9afe 76ac68975f99Non un errore del comandante della Moby Prince, né la nebbia o qualunque altro fattore atmosferico, ma fu una terza nave a causare il disastro della Moby Prince. Una nave che non è stata mai identificata e rintracciata. A dipingere lo “scenario più probabile della tragedia” che il 10 aprile 1991 costò la vita a140 persone è la relazione conclusiva dei lavori della Commissione parlamentare d’inchiesta sul disastro.

Quella notte ci fu “un cambio di rotta improvviso della Moby Prince che virò a sinistra nel giro di 30 secondi a causa della comparsa di una terza nave”. Una “manovra di emergenza che la portò a collidere con la petroliera Agip Abruzzo” che a sua volta era avvolta in una nube di vapore acqueo dovuta alla probabile avaria dei sistemi idraulici e pochi minuti prima era stata colpita da un blackout ed era di fatto invisibile.

Cosa è successo

“Fu una terza nave di cui non è stato possibile accertare l’identità a provocare l’incidente” dice il presidente della commissione Andrea Romano. È stato “stabilito in maniera inequivocabile” che non ci fu alcuna esplosione a bordo della Moby Prince prima della collisione. Un risultato che chiude una lunga stagione d’ipotesi di attentato.

La presenza di una terza nave apre anche altre ipotesi di reato. Una è legata a un’imbarcazione, un ex peschereccio battente bandiera somala, la ’21 October II’, che era nel porto di Livorno per delle riparazioni. “Su questa nave abbiamo acquisito della documentazione e svolgiamo nella relazione finale delle supposizioni” ha spiegato Romano.

L’altra pista è quella delle bettoline (o bettolina). ”Sappiamo che si fa riferimento a esse già nelle comunicazioni radio del comandante Superina, della Agip Abruzzo, che dice nei primi momenti: ‘ci è venuta addosso una bettolina’. Qui facciamo riferimento parziale ad altri elementi, come quello di un tubo che fuoriusciva dalla Agip Abruzzo e che potrebbe, uso il condizionale, rimandare ad attività di bunkeraggio clandestino in cui avrebbero potuto essere coinvolte delle bettoline”.

Nella collisione del traghetto ‘Moby Prince’ con la petroliera Agip Abruzzo morirono 65 persone dell’equipaggio e 75 passeggeri. “La nostra attività si è interrotta prima della fine della legislatura – ha concluso Romano – sappiamo con ragionevole certezza che è stata una terza nave a provocare la collisione, purtroppo non possiamo darle un nome e dobbiamo limitarci a indicare alcune piste“.

La relazione finale della commissione d’inchiesta, approvata all’unanimità, ha portato avanti i lavori della prima commissione presieduta dal senatore Lai che aveva chiarito soprattutto cosa non era avvenuto, quali elementi non si fondavano su dati di fatto: non c’era nebbia, le 140 vittime erano sopravvissute a lungo e alcune fino al mattino, a testimonianza del comportamento eroico dell’equipaggio.

“È stato detto che chi doveva occuparsi del soccorso pubblico abdicò ai propri doveri. Il giudizio della Commissione del Senato non concordava con le risultanze dell’autorità giudiziaria e con la condotta colposa del comando del ‘Moby Prince’. Noi siamo partiti da lì” ha detto Romano, “La commissione da me presieduta ha cercato di appurare cosa è avvenuto abbiamo analizzato le condizioni meteorologiche e la posizione della petroliera e la rotta della ‘Moby Prince’. Vi erano stati malfunzionamenti o guasti nella nave? Di che tipo era l’esplosione nel locale eliche di prua della nave? Ci fu una turbativa esterna alla navigazione della nave? Abbiamo acquisito tutta la documentazione esistente”.

Cosa non è successo

“Siamo partiti quindi dalla situazione meteo – ha spiegato – la visibilità era buona, non c’era nebbia e le condizioni erano perfette. In quanto alla posizione della Agip Abruzzo, ci hanno aiutato documenti nuovi, in particolare le foto satellitari statunitensi desecretate nel 2018″, ha detto il presidente della Commissione d’inchiesta. “Il lavoro fatto per noi da geologo ci permette di affermare con certezza che la petroliera si trovava in una zona di non ancoraggio, di divieto di ancoraggio, dove non doveva stare”.

A proposito dei presunti guasti sulla ‘Moby Prince’ è stata affidata una perizia nuova al comandante Sergio Simone, esperto della Marina Militare, che permette di affermare che la nave era in piena efficienza e che non c’erano malfunzionamenti al momento della collisione.

“Per quanto riguarda l’esplosione nel locale eliche di prua – ha poi spiegato Romano – noi siamo ripartiti da zero con perizie svolte in coordinamento con le procure di Firenze e Livorno. Le perizie dicono che l’esplosione si produsse dopo la collisione e quindi non fu causa di quest’ultima. Ci dicono anche che i reperti che sono stati poi corrotti con tracce di esplosivo in un momento successivo”.

“Il nostro non è un giudizio sulle sentenze” ha concluso Romano, “ma sulla solidità di quelle sentenze che oggi sappiamo essere ampiamente infondate. Il rammarico è che se fosse stato fatto un lavoro diverso nell’imminenza della strage, avremmo avuto risposte più vicine alla verità da subito. Abbiamo dovuto percorrere un percorso tortuoso”.

agi.it




A Barletta il titolare di un pub non paga le bollette per non licenziare i dipendenti

bolletta energia

bolletta energia

“Ho deciso di non pagare le ultime due bollette dell’energia elettrica che mi sono state recapitate per non licenziare i miei 15 dipendenti“. Lo dichiara Francesco Petruzzelli, titolare di un pub di Barletta, che chiede ai suoi colleghi e al mondo del commercio di fare la stessa cosa. “Quando mi è arrivata la prima utenza da 12mila euro ho avuto paura e ho pensato che licenziare fosse la cosa più logica da fare ma mi sbagliavo – racconta – ora, dopo neppure un mese ho ricevuto un’altra bolletta da 14.300 euro. Mi sono detto che era più giusto non saldare il totale delle utenze invece di tagliare il personale che voglio continui a stare con me. Penso sia più giusto tutelare loro e le loro famiglie invece che le compagnie energetiche”.

LA RATEIZZAZIONE NEGATA

Il ristoratore ha anche chiesto la rateizzazione delle bollette “ma mi è stato negato dalla compagnia di cui sono cliente da anni. Avevo chiesto di pagare la prima bolletta da 12mila euro in quattro rate ma mi è stato risposto che non era possibile“. Per Petruzzelli, “non si può più perdere tempo e non possiamo aspettare l’insediamento del nuovo governo”. Le richieste sono precise: “Chiediamo che ci sia il blocco delle bollette, la tariffa unitaria in tutta Europa, che ci sia un tetto al prezzo dell’energia con la creazione di un organo di controllo a livello europeo e chiediamo nell’immediato che il Governo faccia tassare tutte le compagnie energetiche non per i profitti, perché quelli sono dovuti, ma per gli extraprofitti: si parla di 50 miliardi di euro di extra profitti in soli sei mesi e noi chiediamo la tassazione a queste imprese”.

Senza interventi nell’immediato “lo scenario sarebbe drammatico – osserva Petruzzelli – mi chiedo come potrà andare avanti l’economia. Chi dovrà tutelare i dipendenti? Chi dovrà tutelare le imprese e i commercianti? La situazione è allarmante e bisogna intervenire immediatamente”, conclude il titolare del pub.

ag. DIRE – www.dire.it




I Talarico, quattro generazioni di ombrelli artigianali a Napoli (VIDEO)

image

imageVisitare Talarico è un’esperienza indimenticabile. Si attraversa il cuore dei Quartieri Spagnoli in un labirinto di vicoli napoletani e all’improvviso appare la bottega di Talarico, ovunque ombrelli e bastoncini di legno.  Qui Mario Talarico Sr. dà, da sempre, nuova vita insieme a bastoncini, manici, tessuto e quant’altro a un ombrello ‘’Talarico’’.

Fondata nel 1960, l’azienda è specializzata in ombrelli completamente fatti a mano, utilizzando la stessa tecnica, gli stessi strumenti e la stessa maestria tramandatisi di generazione in generazione.  Dietro il bancone, suo nipote Mario Jr. è la quarta generazione di ombrellai Talarico e passa il suo tempo a tagliare e cucire baldacchini, cucire a mano rosette e avvolgere delicatamente ogni anello di chiusura con filo di seta.

L’antica bottega di Mario Talarico nacque nel lontano 1860 ma allora si chiamava ‘’Al giapponese’’ di Giovanni Buongiovanni, la cui figlia Emilia sposò Achille Talarico e dalla loro unione nacque Giovanni Talarico che iniziò la sua avventura di maestro ombrellaio nel 1924. Ebbe 7 figli: Mario sarà la quarta generazione che negli anni 80/90 continuerà l’attività di famiglia. All’inizio degli anni 2000 iniziò ad affiancarlo Mario Talarico jr., suo nipote, quinta generazione di maestri ombrellai e attuale proprietario della bottega.

L’azienda Talarico è una delle attività artigianali più antiche e rispettate di Napoli.  Dal 1860, all’epoca del bisnonno di Mario Sr, è specializzata in ombrelli con manici in avorio o argento e baldacchini in seta e altri accessori di pregevole fattura, principalmente ma non solo, per la Casa Reale dei Borbone e altri aristocratici, politici e appassionati locali.

image (2)Fu Mario Sr che concentrò il laboratorio solo sugli ombrelli, completamente fatti a mano, utilizzando una varietà di legni, ciascuno con diverse proprietà fisiche ed estetiche. Mario Jr. è ancora giovane ma  trascorre ore e ore ogni giorno al fianco di suo zio, impegnandosi nella loro realizzazione, assicurandone la continuazione artigianale nel nome della famiglia.  Ogni ombrello Talarico è un’opera d’arte unica, realizzata con la stessa tecnica, strumenti, attenzione ai dettagli e raffinatezza che sono stati usati per generazioni.  Ogni cliente può acquistare l’ombrello come lo si faceva una volta, con manico in vero corno di zebù o di cervo, scegliendo in un vasto assortimento di manici dell’800 e del 900.

Gli ombrelli sono montati su legno intero (il limone di Sorrento, il ciliegio, il bambù, il nocciolo, la malacca, l’olmo, la noce) ma la vera innovazione è sui tessuti che prima erano in seta al 100% ma non erano duraturi, mentre oggi si utilizza un misto di seta e poliestere, in modo che un ombrello può durare anche 30, 40 e, perché no, anche 50 anni.

Anni fa erano clienti Eduardo, Peppino e Titina De Filippo, Totò, Carosone, Nino Taranto, Aurelio Fierro, Angela Luce, Luca De Filippo, Elena De Curtis, Paolo Villaggio. Oggi Ornella Muti e la figlia Naike, Piero Pelù, Alessandro Haber, Enzo Salvi, Pau dei Negrita, Lello Arena, Peppino Di Capri, Vincenzo Salemme, Biagio Izzo, Christian De Sica e tanti altri.

Una menzione a parte merita un cliente d’eccezione, nientemeno che Sua Maestà il Principe Carlo d’Inghilterra, in questi giorni salito al trono inglese col nome di Re Carlo III.




Cresce il disagio degli italiani

081051604 4b20a03c 09c3 40ca ab33 365acdbb63e4

081051604 4b20a03c 09c3 40ca ab33 365acdbb63e4Aumenta il disagio sociale a luglio. Il Misery Index di Confcommercio si è attestato su un valore stimato di 17,5, in aumento di un decimo di punto sul mese precedente. La decisa accelerazione dell’inflazione, spiega una nota, aveva determinato già a giugno un brusco peggioramento (+1,1 punti su maggio), dopo alcuni mesi in cui l’indicatore aveva mostrato segnali di stabilizzazione.

“È presumibile che nell’ultima parte del 2022 e nei mesi iniziali del 2023 l’area del disagio sociale continui ad ampliarsi, poiché appare improbabile un rientro a breve delle tensioni inflazionistiche e, al contempo, crescono le probabilità di un peggioramento del quadro economico generale, con conseguenti effetti sul mercato del lavoro”, afferma Confcommercio.

A luglio 2022 il tasso di disoccupazione ufficiale si è attestato al 7,9%, in ridimensionamento di un decimo di punto rispetto a giugno. Il dato è sintesi di una riduzione degli occupati (-22 mila unità su giugno) e del numero di persone in cerca di lavoro (-32 mila unità in termini congiunturali).  A questa evoluzione si è associata, una crescita degli inattivi (+54 mila unità su giugno).

Nello stesso mese le ore autorizzate di Cig sono state oltre 30,3 milioni, a cui si sommano circa 9,8 milioni di ore per assegni erogati dai fondi di solidarietà. In termini di ore di Cig effettivamente utilizzate, destagionalizzate e ricondotte a Ula si stima che questo corrisponda a poco più di 60mila unità lavorative standard, consolidando il trend di riduzione in atto dalla fine del 2021. Il combinarsi di queste dinamiche ha determinato un tasso di disoccupazione esteso pari all’8,8%, in lieve calo rispetto a giugno.

A luglio i prezzi dei beni e dei servizi ad alta frequenza d’acquisto hanno mostrato una variazione tendenziale dell’8,7% in risalita rispetto all’8,4% del mese precedente. I primi dati di agosto indicano una moderata tendenza al rallentamento di questa dinamica, evoluzione attribuibile in parte al ridimensionamento dei prezzi registrato per i carburanti.

Alla luce delle tensioni che attraversano i diversi mercati difficilmente il dato di agosto può essere letto come l’inizio di una fase meno espansiva dei prezzi dei beni e dei servizi che le famiglie acquistano con maggior frequenza.

agi.it




La Vespucci incrocia la portaerei americana USS George H.W. Bush: siete ancora la nave più bella del mondo

veliero vespuccig

veliero vespuccigCorreva l’anno 1962 quando, sotto le stelle del cielo estivo nel mezzo del Mediterraneo, la portaerei americana USS Independence (CVA 62 Forrestal-class), incrociando la rotta della nave scuola Amerigo Vespucci, chiese a quest’ultima di identificarsi attraverso una comunicazione a lampi di luce. Alla risposta “Nave Scuola Amerigo Vespucci – Marina Militare Italiana” l’altra unità la salutò con l’espressione destinata a rimanere nella storia: “siete la nave più bella del mondo”.
60 anni dopo un’altra portaerei americana, la USS George H.W. Bush (CVN 77 Nimitz-class) ha incrociato la rotta di Nave Vespucci in transito da Manfredonia a Taranto nel basso Adriatico. Il comandante, capitano di Vascello David-Tavis Pollard, in ricordo dello storico evento avvenuto con la USS Independence, ha chiesto via radio “siete il veliero Amerigo Vespucci della Marina Militare Italiana?“. Alla risposta affermativa del capitano di Vascello Massimiliano Siragusa, gli americani hanno risposto: “dopo 60 anni siete ancora la nave più bella del mondo”.
Si è trattato – commenta la Marina – “di una incredibile opportunità di rinforzare il legame tra la Marina Militare e la US Navy, nel solco della tradizione guardando al nuovo che avanza, iconicamente rappresentato dagli allievi del neonato corso Aghenor imbarcati”. (aise)




Le eccellenze di Modena e Bologna si presentano a New York

6emilia

6emiliaNell’ambito della promozione Via Emilia/Made in Italy, promossa da APT Servizi, destinazione Modena/Bologna, in collaborazione con Enit, domani, mercoledì 7 settembre, si terrà a New York l’evento “Food, Opera and Fast Cars”, dedicato all’offerta turistica di Modena, Bologna e della Regione Emilia-Romagna. L’Institute Culinary Education di Manhattan ospiterà un’intera giornata di cooking class, di degustazioni, di presentazioni del patrimonio artistico, dei grandi marchi della Motor Valley e di Luciano Pavarotti per accendere i riflettori sulle eccellenze del territorio dell’Emilia-Romagna sul mercato americano, davanti a una trentina di giornalisti statunitensi, altrettanti tour operator e dieci chef newyorkesi.
La missione ha anche la finalità di consolidare i rapporti commerciali con Travel Advisor, Tour Operator statunitensi e con associazioni di chef e ristoratori americani che potrebbero rivelarsi preziose per future attività promozionali legate al turismo enogastronomico. L’iniziativa è organizzata tecnicamente da Modenatur, DMO (Destination Management Organization) della provincia di Modena, GI Gruppo Italiano New York, Modena a Tavola e Palatipico – Piacere Modena e sostenuta dal Programma di Promo-Commercializzazione Turistica del Territorio Turistico Bologna-Modena, piano di promozione regionale di Apt Servizi ed Enit.
Nella giornata promozionale di New York sarà anche presentato il libro “Alla Luciano”, scritto dallo Chef Luca Marchini e curato da Nicoletta Mantovani, vedova di Pavarotti e presidente della Fondazione a lui dedicata. Il libro racchiude le ricette preferite, fotografie e aneddoti del tenore modenese, molto amato in America: il 24 agosto 2022 è stata posata in suo onore una stella sulla Walk of Fame di Hollywood.
La seconda parte della giornata sarà dedicata all’enogastronomia. Si parte con la degustazione di prodotti tipici modenesi fra i quali brillano le cinque Dop: il Parmigiano-Reggiano, l’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena, il Prosciutto di Modena e il Lambrusco. Il gran finale sarà la cooking class, una vera Master Class, condotta dallo Chef Luca Marchini del ristorante L’Erba del Re, una stella Michelin Marchini, nella quale presenterà tre ricette della Via Emilia con relativi assaggi davanti a dieci chef di New York. (aise) 




Un fornaio di Ravenna ha fatto causa ai fornitori di luce per il rincaro delle bollette

103457494 78228878 affe 40b5 bb9e 1b8a350e5ce7

103457494 78228878 affe 40b5 bb9e 1b8a350e5ce7Una bolletta che ha mandato in fumo il sogno di una vita. Andrea Lama, 49 anni, titolare di una panetteria-pasticceria a Piangipane (Ravenna), sposato con un figlio piccolo, ha resistito ai due duri anni della pandemia, arrivata subito dopo l’inizio della sua attività, ma nulla ha potuto contro il caro energia. Una bolletta dell’elettricità da 6.120 euro arrivata a luglio – 5.200 euro in più rispetto alla stessa bolletta dell’anno scorso di 900 euro – lo ha costretto a cessare l’attività.

“Chiuderò il forno il 24 settembre – annuncia all’Agi – perché devo rispettare dei tempi tecnici, soprattutto per tutelare i diritti della mia unica dipendente, altrimenti abbasserei la serranda adesso. Ogni giorno di lavoro è un giorno in più in perdita e, soprattutto, devo riuscire a sfilarmi da questa situazione prima che arrivino altre bollette astronomiche”.

È un lavoro duro, quello del panettiere, ma per il quale Andrea ha da sempre una vera passione. A gennaio del 2020, aveva rilevato il forno in cui lavorava come dipendente. “Quei quattro soldi che avevo risparmiato li ho usati tutti per questo progetto e per dare una vita migliore a me e alla mia famiglia. Ora ho perso tutto e all’orizzonte vedo solo debiti” dice all’Agi.

“Ma quello che fa più rabbia – spiega – è che gli affari vanno benissimo”. Il fatturato, però, è stato mangiato dalle bollette degli ultimi mesi. “Per tutta la pandemia – racconta – l’attività è andata bene. Da gennaio di quest’anno, addirittura, avevamo raddoppiato il fatturato che si aggirava sugli 11-12.000 euro al mese”.

Poi la tegola del caro energia. A giugno, la bolletta dell’energia elettrica è schizzata a 2.300 euro, quasi triplicata. Nel frattempo, anche i prezzi delle materie prime, come la farina, sono aumentati vertiginosamente.

“Ho dovuto quasi raddoppiare i prezzi da marzo in poi – racconta Andrea – ma non è bastato, anche se i clienti non sono calati”. Notti in bianco a fare i conti e, a luglio, la mazzata finale: quegli oltre 6.000 euro che hanno decretato la fine dell’attività di Andrea e della sua famiglia.

La causa contro i fornitori di gas e lucxe

Il suo è un caso simbolo della protesta “Bollette in vetrina” promossa da Confcommercio Ravenna. Il fornaio, però, ha deciso di adire per vie legali contro i fornitori di energia elettrica ed è pronto a farlo anche contro quelli che erogano gas e acqua. “Questo è un vero e proprio strozzinaggio – si sfoga -. Ho esaminato tutte le bollette e le ho confrontate con quelle dell’anno scorso. Ho bloccato tutti i pagamenti e fatto inviare una diffida dal mio legale. Ci sono dei vizi di fondo nel contratto della fornitura e non pagherò finché non avrò una spiegazione sul perché i costi sono aumentati di quasi di sette volte”.

Intanto, quella di Andrea è una corsa contro il tempo per non affondare insieme alla sua attività. “Ho provato a cederla – spiega – ma con l’incubo di queste bollette, nessuno la vuole. Ho dovuto bloccare il pagamento del mutuo della nostra casa per poter pagare la mia dipendente e l’affitto di 1.300 euro del forno, che devo corrispondere fino a dicembre anche se chiuderò a settembre: dalla disdetta, infatti, devono passare sei mesi. In più, ho anche le rate dei macchinari da pagare”.

Macchinari che tra un mese non gli serviranno più. La moglie di Andrea, inoltre, ha lasciato il posto fisso per aiutarlo nell’attività e ora resterà senza occupazione.  “Ho lavorato più di 12 ore al giorno, trascurando anche mio figlio piccolo – dice Andrea con amarezza – e tutto per nulla. Tante persone sono nella mia situazione, sul territorio chiudono 40 attività al giorno. Il tutto nell’indifferenza più completa delle istituzioni. Io il mio mestiere lo so fare, anzi sono oberato di lavoro, ma devo chiudere lo stesso. Dopo di noi toccherà alle famiglie, già provate dagli aumenti”.  L’unica alternativa che ha ora – spiega – è “tornare a lavorare come dipendente”.

“Ho già avuto delle offerte. Qui sanno tutti come lavoro” dice. Stanotte, alle 2, Andrea sarà come sempre al forno a fare il pane e lavorerà fino alle 14 del giorno dopo. Dopo un’ora di riposo, tornerà di nuovo all’opera. “Un mestiere duro, pieno di sacrifici e tutto per lavorare in perdita. In questo momento faccio davvero fatica a dire che sono fiero di essere italiano”, chiude amaramente.

agi.it




“21 agosto 1962: un terremoto dimenticato” nella story map di INGV e Albatro edizioni

22ingv

22ingv“21 agosto 1962: un terremoto dimenticato” è il titolo della story map frutto della collaborazione tra INGVterremoti e gli autori del libro “21 agosto 1962 – Storia e memoria di un terremoto dimenticato“, edito da Albatros Edizioni, nel ricordo del sessantesimo anniversario dell’evento calamitoso che colpì le aree interne della Campania.
Attingendo a varie fonti, tra cui i giornali dell’epoca e le pubblicazioni scientifiche, la story map ricostruisce da più prospettive un evento che ebbe un forte impatto sull’Italia dell’epoca.

“La sequenza sismica”, “Gli effetti del terremoto”, “Il terremoto signore”, “Il miracolo di San Gennaro”, “La scomunica e le baracche”, “Paesi che si spostano”, “’O terramoto” sono i 7 capitoli in cui gli autori raccontano l’evento dal punto di vista scientifico, sociale e economico. La story map, infatti, contiene testi, immagini, fotografie, documenti, video e dati scientifici sul terremoto del 21 agosto 1962, la maggior parte estratti proprio dal libro, ricchissimo soprattutto di testimonianze riportate sui giornali e quotidiani dell’epoca.
Una completa analisi degli eventi succedutisi al terremoto campano del 21 agosto 1962, infatti, smitizza la retorica del “miracolo economico“, riportando in termini più realistici la convinzione radicata che il modello di sviluppo del boom economico fosse ampiamente diffuso su tutto il territorio nazionale. Il primo di una lunga serie di risvegli dagli inebrianti ed ottimistici sogni dell’epoca.

La story map è disponibile nella sezione dedicata di INGVterremoti e al seguente link. (aise)




Vergarolla, la prima, la più cruenta e più dimenticata strage dell’Italia repubblicana

19pola

19pola Vergarolla, località balneare di Pola, 18 agosto 1946. Una strage di bambini. Famiglie devastate. Il capoluogo dell’Istria, che dopo gli incubi della Seconda guerra mondiale e le incertezze in merito ai nuovi confini, fu colpito duramente da un attentato che causò oltre 100 morti, di cui solamente 65 identificati, e ben più di 200 feriti. Molti di questi feriti si sono salvati perché il dottor Geppino Micheletti nell’ospedale cittadino ha lavorato ininterrottamente, come era abituato a fare negli ospedali da campo in cui ha prestato servizio nel conflitto appena terminato.
Ma stavolta lo ha fatto con l’angoscia di aver saputo che tra le vittime c’erano anche i suoi due figli di 6 e 9 anni, morti assieme ai parenti che li avevano accompagnati a Vergarolla.

A Vergarolla, la Società nautica di consolidata tradizione patriottica italiana Pietas Julia aveva organizzato le gare della Coppa Scaroni. Si trattava di una frequentatissima spiaggia in cui giaceva un deposito di mine marine disinnescate, su cui i bambini giocavano e attorno al quale quel giorno si erano raccolte decine di famiglie per affrontare la calura estiva guardando l’evento sportivo e facendo il bagno.
Poco dopo le 14:00 un’esplosione avrebbe sconvolto Pola, che, pur sotto Governo militare angloamericano, in attesa delle decisioni della conferenza di pace in corso a Parigi era ancora territorio italiano. Una mano criminale aveva fatto esplodere quel deposito di tritolo, facendo letteralmente a pezzi decine di corpi, i cui brandelli sarebbero finiti sugli alberi della limitrofa pineta e nelle acque antistanti, ove i gabbiani si sarebbero macabramente nutriti.

Un terzo delle vittime erano minorenni, non fu possibile comporre almeno una cinquantina di salme talmente erano state dilaniate dalla deflagrazione.
Nessuna rivendicazione, nessun risultato ufficiale nelle indagini svolte dalle autorità di occupazione: appena nel 2008 l’apertura di alcuni archivi britannici ha indicato negli apparati della Jugoslavia comunista i possibili esecutori di una strage che avrebbe sconvolto la comunità italiana di Pola, la quale di lì a poco avrebbe svuotato la città dell’Arena aderendo in massa all’esodo (28.000 esuli su 32.000 abitanti) pur di non trovarsi a vivere entro i confini di un regime che a livello di opinione pubblica locale era stato già individuato come il mandante della carneficina.
La prima e la più sanguinosa strage di civili nella storia dell’Italia repubblicana chiede ancora giustizia. Ecco perché le associazioni degli esuli istriani, fiumani e dalmati, che hanno conservato il ricordo di questa terribile pagina di storia del confine orientale italiano, auspicano che la nuova Legislatura apra una Commissione d’inchiesta parlamentare ad hoc ovvero che inserisca anche Vergarolla nei lavori della Commissione stragi.

Lorenzo Salimbeni, Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia 




Temporali sulla Padania. Il Po respira

154456878 0dd144d8 8721 4c81 8c45 ad14823cf3d6

154456878 0dd144d8 8721 4c81 8c45 ad14823cf3d6Non è una `resurrezione´ ma una temporanea rinascita che offre comunque sollievo e speranza al territorio prostrato dalle grandi sofferenze di questi mesi.

Nel giro di una notte, riferiscono all’AGI fonti dell’Autorità di bacino, la portata del fiume Po è cresciuta di circa 100 metri cubi, passando dai 226 mc/s di ieri ai 320 mc/s di oggi a Ponte Lagoscuro, la sezione di chiusura del bacino in provincia di Ferrara. ‘Merito’ dei forti temporali estesi su tutta la pianura Padana in queste ultime ore.

Uno di particolare intensità si è abbattuto nel Cremonese dove ha creato qualche disagio con l’intasamento dei tombini e qualche allagamento. I vigili del fuoco comunicano di essere dovuti intervenire una decina di volte. L’effetto aumento in questa zona è spiccato.

Il livello era di 195 mc/s il 13 agosto e oggi è di 355 mc/s. “Siamo comunque lontani dalla media di questo periodo nel Cremonese che dovrebbe essere di 751 mc/s – spiegano dall’Autorità -. Non è un temporale che può risolvere la crisi idrica, ci vorrebbero piogge con continuità. Sicuramente godiamo di un miglioramento».