Vino: i produttori italiani a lezione di sostenibilità dei tappi

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bottiglievinoscaffaleLa sostenibilità del vino passa dalla ricerca e dall’innovazione, anche dei tappi. Lo sa bene Vinventions, leader mondiale del settore delle chiusure, che ha deciso di aprire le porte dei suoi laboratori e del suo impianto di produzione in Belgio ai produttori italiani. Una giornata di formazione che ha visto la partecipazione anche del primo Master of Wine italiano Gabriele Gorelli.
“Questa visita è stata un’esperienza molto interessante – ha dichiarato Loredana Russo di Citra vini -, mi ha colpita molto l’attenzione e il continuo studio dei tecnici della Vinventions per ottenere un tappo che riesca a soddisfare tutte le esigenze tecniche ma che allo stesso tempo sia in grado di migliorare la sostenibilità ambientale del vino”. Per Pietro Russo di Donnafugata “Vinventions con le chiusure Nomacorc sul fronte della sostenibilità consente al vino di fare un passo avanti. Si tratta di un tema centrale e su queste chiusure si può puntare”.
Innovazione e sicurezza sono stati al centro per Davide Lorenzi di Ottaviani: “Sono elementi importanti del nostro lavoro. Alla fine noi non beviamo il tappo, ma il vino e dobbiamo garantire, a partire dalla chiusura, che sia rispettato il lavoro di un anno in vigna e che il vino possa evolvere correttamente”.
“Credo che il vino sia un piacere, ma la sostenibilità un dovere – ha aggiunto Michele Scamacca dell’azienda Murgo dell’Etna – e un problema serio. Queste chiusure danno garanzie sotto entrambi i punti di vista”.
“Abbiamo scelto le chiusure Vinventions – dice Monica Rossetti per la Fattoria di Petrognan – per due motivi fondamentali: per l’eccellenza tecnica e il rispetto dell’ambiente. Vengono garantite l’efficienza tecnica e la possibilità di scegliere la chiusura adatta per ogni tipologia di vino, garantendo il rispetto del nostro terroir, e allo stesso tempo consente di affrontare adeguatamente la questione ambientale. L’impegno ambientale dimostrato da Vinventions combacia sicuramente con il tipo di filosofia che abbiamo in azienda”.
Anche Pietro Riccobono della Angelini wines ha commentato la giornata di formazione: “Credo che Vinventions sia una delle realtà del settore enologico capace d’introdurre alcune tra le più grandi innovazioni degli ultimi anni. Queste chiusure sono in grado di garantire, attraverso l’innovazione, la qualità del vino e la sua sostenibilità.”
“Siamo molto orgogliosi delle parole dei produttori di vino italiani – conclude Antonino La Placa, direttore commerciale di Vinventions Italia – che ci scelgono come partner per proteggere i loro vini. Continueremo ancora con la massima trasparenza ad aprire loro i nostri impianti e i laboratori di ricerca dove tanti enologi ci aiutano a migliorare sempre le nostre chiusure per renderle ancora più sostenibili”. (aise) 




In piazza a Rieti il primo busto dedicato a Craxi

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unnamedIl 2 giugno a Rieti sarà inaugurato un busto per ricordare Bettino Craxi. È il primo in una piazza di una città italiana. Sotto la scultura sarà scritto: “Allo Statista Bettino Craxi. A ricordo della ‘notte di Sigonella’ quando, con fermezza di carattere e tempestivita’ di decisioni, dimostrò spiccato senso patriottico. E ricordò al mondo intero che si può essere alleati di qualcuno senza diventarne sudditi”.

Il sindaco di Rieti, Antonio Cicchetti, spiega all’AGI: “Nel 2001, quando già guidavo l’amministrazione, ho intitolato una piazza a Craxi, ora completo l’opera”. Ci saranno polemiche? “Non mi importa – aggiunge Cicchetti – Vent’anni fa non ce ne furono, soprattutto perché tutti quelli di sinistra speravano di catturare i voti dei socialisti”.

Alla cerimonia parteciperanno anche la presidente della Commissione Esteri del Senato, Stefania Craxi, e i rappresentanti dell’associazione ‘Amici de Il garofano rosso’. “Ringraziamo il sindaco di Rieti Cicchetti – dice il segretario, Roberto Giuliano – La scelta d’individuare per l’inaugurazione il 2 Giugno, Festa della Repubblica, è un riconoscimento postumo all’uomo, al socialista, allo statista che è stato perseguitato ingiustamente dalla magistratura politicizzata, da forze politiche complici sedicenti democratiche e dal combinato disposto dei media con i poteri finanziari nazionali per svendere le aziende pubbliche”.

Giuliano aggiunge: “Ancora a oggi siamo in attesa di una commissione d’inchiesta parlamentare che faccia luce su quel periodo buio della nostra storia che è stata chiamata eufemisticamente Mani Pulite, e ancora oggi paghiamo gli effetti tossici di quella stagione che ha impoverito il Paese”.

agi.it




La Madonna della SS Civita promotrice del mese mariano approda in Ucraina

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altare maggioreItri: termina il mese adorato di Maria all’insegna del decalogo della Pace.

La solennità di Maria SS. Madre di Dio è la prima festa mariana comparsa nella Chiesa occidentale. Maria è vera Madre di Cristo, che è vero Figlio di Dio. E’ da questa eccelsa ed esclusiva prerogativa che derivano alla Vergine tutti i titoli di onore che le attribuiamo.

Per Papa Francesco –  la Vergine Maria, testimone silenziosa della morte e della risurrezione del figlio Gesù, ci aiuti a credere fortemente a questo mistero di salvezza: accolto con fede, può cambiare la vita.

Si conclude, così, il mese  Mariano e con esso la pienezza di Maria Redenta, salita in cielo per volere del Figlio, Gesù – a curarne le comunicazioni è padre Antonio Rungi, giornalista, responsabile delle comunicazioni sociali e dell’ufficio stampa del santuario della Civita.

Nel dettaglio, Il Bollettino della Civita è una raccolta d’informazioni sul santuario come luogo di accoglienza . La sua nascita risale all’anno Mille e quindi ha fatto da storico contenitore delle sofferenze delle popolazioni che si rifugiavano alla Civita per proteggersi dalle guerre. E’ di padre Cherubino Di Feo, storico del luogo, a raccontare i fatti più rilevanti del Santuario. Un pensiero va in Ucraina, un messaggio di Pace.

catturaIl decalogo per una pace duratura di padre Antonio Rungi:

1 Aborrire ogni guerra e qualsiasi forma di violenza, che si oppongono al rispetto e alla dignità delle genti.

2 Costruire ogni giorno la pace con la collaborazione e la stima fra tutti i membri di nazioni libere e democratiche.

3 Promuove la pace mediante la cultura, il dialogo, la comprensione e la fiducia fra individui e popoli della Terra.

4 Difendere la dignità di ogni persona umana, nell’assicurare ad essa il diritto alla vita, alla famiglia e a quanto è necessario per vivere.

5 Dialogare con sincerità e pazienza tra tutti i governanti della Terra, riconoscendo che il confronto con la diversità e l’opinione degli altri può diventare un’occasione di maggiore crescita umana e democratica.

6 Perdonare gli errori e i pregiudizi del passato e del presente e sostenersi nello sforzo comune per vincere l’egoismo, l’abuso, l’odio e la violenza, frutti di un retaggio di tempi lontani, non accettabili in un mondo globalizzato.

7 Essere solidali con quanti soffrono per la miseria e l’abbandono, ben sapendo che nessuno può essere felice da solo

8 Fare sentire la voce di quanti non si rassegnano alla guerra, alla violenza e al male, mediante la richiesta della distruzione di tutte le armi tradizionali, batteriche e nucleari.

9 Incoraggiare qualsiasi iniziativa che promuova l’amicizia fra i popoli, convinti che, se manca un’intesa solida tra di loro, il progresso tecnologico espone il mondo a crescenti rischi di distruzione e di morte.

10 Sollecitare i responsabili delle nazioni a compiere tutti gli sforzi possibili affinché, a livello nazionale e internazionale, sia edificata e consolidata la pace fondata sull’autodeterminazione dei popoli. Nessuna invasione o aggressione può essere giustificata per motivi politici, economici, militari ed espansionistici, soprattutto se si uccidono bambini e civili.

A cura di Domizia Di Crocco




Texas, Beretta (Opal): “Non c’è rimedio, le lobby delle armi premono sul Parlamento Usa”

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pistola1“Quanto accaduto in Texas è purtroppo l’ennesima strage a cui assistiamo negli Stati Uniti. Ma, nonostante reiterati appelli per un controllo sulle armi da parte dei presidenti americani, prima di Obama e ora di Biden, non c’è in vista alcun rimedio. Questo è dovuto soprattutto alla forte pressione sul parlamento americano da parte delle lobby produttrici di armi, in particolare la Nra, la National Rifle Association, che promuovono la diffusione delle armi, con il concetto che le armi stesse servirebbero a garantire la sicurezza dei cittadini”. Lo afferma alla Dire Giorgio Beretta, analista dell’Osservatorio permanente sulle armi leggere e le politiche di sicurezza e difesa (Opal), il giorno dopo la strage avvenuta a Uvalde, in Texas, in cui il 18enne Salvador Ramos ha ucciso 21 persone, tra cui 19 bambini, a colpi di arma da fuoco.

“Quello a cui invece noi assistiamo da vari anni, anzi da decenni- sottolinea Beretta- è l‘incremento del numero di queste stragi, che avvengono sostanzialmente per due motivi: la strage di ieri è stata compiuta da un giovane, le cui motivazioni non sono ancora chiare ma sicuramente rivela astio e odio nei confronti della società in generale e, soprattutto, dei coetanei, lo indica il fatto che il ragazzo si sia recato a sparare in una scuola. L’altra, che abbiamo visto anche la settimana scorsa, è l’aumento di queste stragi, dove all’odio generale nei confronti della società si somma l’odio di tipo razziale, razzista nei confronti delle minoranze in quel tipo di stragi di tipo etnico suprematista”.

Intanto il presidente americano, Joe Biden, punta l’indice proprio contro la lobby delle armi: “Fermiamola”, ha detto il capo della Casa Bianca che, però, allo stesso tempo continua a foraggiare l’Ucraina nella guerra contro la Russia. Un controsenso secondo Beretta, che tiene però a precisare che “anche se tecnicamente le armi a disposizione dei civili e dei cittadini, che sono di tipo semiautomatiche, sono diverse dalle armi di tipo militare, che sono di tipo automatico, le aziende produttrici di armi sono le stesse. E purtroppo la settimana scorsa lo stesso Biden si è rivolto agli operai di una di queste aziende, definendoli come coloro che ‘promuovono l’arsenale della democrazia’. Da quello che vediamo gli Stati Uniti sono un Paese in guerra interna con se stesso e in costante conflitto con qualche Paese nel mondo. Occorrerebbero invece, norme più rigide e maggiori controlli nel rilascio delle licenze per armi”.

ANCHE IN ITALIA È MOLTO SEMPLICE OTTENERE LA LICENZA PER LE ARMI

Secondo Giorgio Beretta quanto accaduto a Uvalde riguarda anche l’Italia, “perché questa strage, così come quella della scorsa settimana, ha per autori giovani in possesso di armi semiautomatiche e anche nel nostro Paese è molto facile ottenere una licenza per armi. È infatti sufficiente scaricare da internet un modulo in cui si attesta di non essere tossicodipendenti cronici, di non fare uso di sostanze psicotrope, di non essere alcolisti, di non soffrire di particolari turbe psichiche o mentali e di avere, dunque, una salute normale”

Il modulo viene poi controfirmato dal medico curante e, successivamente, si viene sottoposti ad una breve visita, simile a quella che si fa per ottenere la patente di guida che certifica l’idoneità psicofisica di una persona.

“È poi previsto- aggiunge Beretta- anche un breve corso di mezza giornata di maneggio delle armi, svolto presso il tiro a segno nazionale presente in tutte le province italiane. C’è, infine, un controllo da parte della polizia sui precedenti penali della persona interessata a prendere la licenza”.

L’analista dell’Opal ricorda, però, la facilità con cui Luca Traini, l’attentatore di Macerata, riuscì ad ottenere una licenza per tiro sportivo pur non praticando alcuna disciplina di tipo sportivo. “Traini ottenne la licenza in soli 18 giorni- informa- periodo di tempo in cui in Italia non si riesce nemmeno a cambiare l’utenza del gas”.

I TIRATORI FANTASMA IN ITALIA

Beretta parla poi di coloro che definisce ‘tiratori fantasma‘. “In Italia- rende noto- il numero di licenze per tiro sportivo è intorno ai 550mila. Se però si chiede conto alle Federazioni nazionali o alle associazioni nazionali o provinciali di tiro sportivo, gli iscritti effettivi risultano al massimo 100mila. Anche aggiungendo le licenze dei poligoni privati si arriva a 200mila persone. Abbiamo quindi più della metà, 350mila persone, che hanno una licenza per tiro sportivo ma che non praticano alcuna disciplina sportiva. La chiedono, e la ottengono, solo per poter avere armi in casa”.

LE ARMI IN ITALIA

Ma quante sono le armi detenute legalmente nelle case degli italiani? “Non lo sappiamo- risponde Beretta- e non sappiamo nemmeno quante siano le licenze detenute legalmente nel nostro Paese, perché tra i dati forniti dalla Polizia di Stato figurano le licenze per difesa personale, rilasciate solo a particolari categorie a rischio, come avvocati penalisti, gioiellieri e portavalori, le licenze per le guardie giurate, le licenze per uso sportivo e le licenze per la caccia. Ma in questa lista non trova spazio il numero dei nulla osta, licenza che permette di detenere un gran numero di armi in casa”.

“Possiamo parlare di stime- continua- e se in Italia abbiamo circa 1 milione e 300mila persone con una delle licenze di cui ho parlato prima, e stimiamo che altrettante detengano armi con il nulla osta, e se pensiamo che ogni persona potrebbe avere tre armi, nel nostro Paese avremmo tra gli 8 e i 10 milioni di armi”.

Con una licenza, sia di tiro sportivo che di difesa personale o anche una licenza di caccia, una persona può infatti detenere non solo le armi per quella disciplina ma un vero e proprio arsenale.
“Nell’elenco- dichiara Beretta- entrano tre pistole semi automatiche con caricatori fino a 20 colpi, 12 armi per uso cosiddetto ‘sportivo’ ma che includono fucili semiautomatici AR 15, quelli più usati nelle stragi in America, con caricatori fino a 10 colpi senza obbligo di denuncia, in numero illimitato. Infine un numero illimitato di fucili da caccia, 200 munizioni per difesa personale o per armi di tiro sportivo, 1.500 cartucce per la caccia o, in alternativa, cinque chili da polvere da sparo per la preparazione delle cartucce tra le mura domestiche”.

Giorgio Beretta afferma infine che “nel nostro Paese da oltre 40 anni si tiene una fiera delle armi. L’ultima si è tenuta a Verona i primi giorni di maggio. Nella fiera è possibile trovare armi di tutti i tipi: da quelle di difesa personale a quelle di tiro sportivo, dai fucili semiautomatici alle armi da caccia. È l’unica fiera in Europa a cui è consentito l’ingresso al pubblico generalista, non solo agli addetti del settore, e vi possono accedere anche i minorenni, purchè accompagnati dai genitori. Il paradosso è che la città scaligera vieta ai minorenni l’ingresso a Vinitaly”, conclude.

ag DIRE – www.dire.it




È morto Ciriaco De Mita, aveva 94 anni

popolari al bivio

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CIRIACO DE MITA

Stamattina alle 7 è morto ad Avellino Ciriaco De Mita. Ex presidente del Consiglio e segretario della Dc, protagonista della Prima Repubblica, attualmente era sindaco di Nusco, il suo paese. Aveva 94 anni.

A febbraio era stato sottoposto ad un intervento chirurgico per la frattura di un femore a seguito di una caduta in casa. Inoltre, il 10 aprile scorso era stato colpito da ischemia ed era ricoverato nella clinica Villa dei Pini per una terapia riabilitativa.

De Mita fu presidente del Consiglio dei ministri dal 1988 al 1989, più volte ministro e sindaco di Nusco dal 26 maggio 2014. È stato inoltre segretario nazionale dal 1982 al 1989 e poi presidente della Democrazia Cristiana dal 1989 al 1992, nonché quattro volte ministro. Deputato dal 1963 al 1994 e dal 1996 al 2008 ed europarlamentare dal 1999 al 2004 e dal 2009 al 2014, dopo la DC ha fatto parte del Partito Popolare Italiano e della Margherita e dal 2008 al 2017 dell’Unione di Centro.

DOMANI I FUNERALI, CI SARÀ ANCHE MATTARELLA

Saranno celebrati domani, venerdì 27 maggio, a Nusco, i funerali di Ciriaco De Mita. Il rito, alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, si terrà, alle 18:30, nella chiesa di Sant’Amato.

MATTARELLA: “CENTRALE LA SUA IDEA DELLA DEMOCRAZIA POSSIBILE”

“La notizia della scomparsa di Ciriaco De Mita è motivo di grande tristezza. De Mita ha vissuto da protagonista una lunga stagione politica. Lo ha fatto con coerenza, passione e intelligenza, camminando nel solco di quel cattolicesimo politico che trovava nel popolarismo sturziano le sue matrici più originali e che vedeva riproposto nel pensiero di Aldo Moro”. Così il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Il capo dello Stato continua: “Il suo impegno politico ha sempre avuto al centro l’idea della democrazia possibile. Quella da costruire e vivere nel progressivo farsi della storia delle nostre comunità, della vita concreta delle persone, delle loro speranze e dei loro interessi. Nasceva da questa visione della democrazia come processo inesauribile l’attenzione per il rinnovamento e l’adeguamento delle nostre istituzioni, che non a caso fu bersaglio della strategia brigatista che, uccidendo Roberto Ruffilli, suo stretto consigliere, alla vigilia dell’insediamento del suo governo, intese colpire proprio il disegno riformatore di De Mita”.

Ancora Mattarella: “Dobbiamo ricordarne l’impegno incessante per un meridionalismo intelligente e modernizzatore. Così come la vivacità intellettuale, la curiosità per le cose nuove, la capacità di dialogare con tutti, forte di una ispirazione cristiana autenticamente laica. L’attenzione alle nuove generazioni per un rinnovamento della politica fatto di scelte coraggiose e concrete, anche favorendo, da segretario del suo partito, un profondo ricambio di classe dirigente”.

“Non meno importante fu – sottolinea il presidente della Repubblica – soprattutto nella sua azione di governo, la sua visione internazionale e, in modo particolare, l’attenzione che ebbe per ciò che la leadership di Gorbaciov stava producendo in Unione sovietica alla fine degli anni Ottanta. “Ai suoi familiari – conclude Mattarella – rivolgo, con intensità, il sentimento di cordoglio mio personale e della Repubblica”.

LE CONDOGLIANZE DI DRAGHI E DI TUTTO IL GOVERNO

“Il presidente del Consiglio, Mario Draghi, esprime il più sentito cordoglio per la scomparsa di Luigi Ciriaco De Mita. Presidente del Consiglio tra il 1988 e il 1989, più volte ministro, protagonista della vita parlamentare e politica italiana nella sinistra democristiana, fino all’ultimo è stato impegnato nelle istituzioni locali, come sindaco del comune di Nusco. Alla famiglia, le condoglianze di tutto il Governo”.
Così la nota di Palazzo Chigi.

ag DIRE – www.dire.it




Un pilota ha avuto un infarto ma è riuscito a far atterrare l’aereo prima di morire

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unnamedUn atterraggio che ha dell’inverosimile quello avvenuto questa mattina alle 10.20 all’aeroporto Romeo Sartori di Asiago (Vicenza). Il pilota di un biplano storico degli anni ’30 Tiger Moth con a bordo un passeggero ha improvvisamente iniziato a sentirsi male ma pur con evidente difficoltà è riuscito ad atterrare regolarmente nella pista per poi accasciarsi sui comandi, colpito da un arresto cardiaco.

L’aereo ha finito la sua corsa fuori dalla pista, sull’erba, ma il passeggero non ha riportato alcuna ferita. Immediato l’intervento del personale dell’aeroporto e dei vigili del fuoco, che hanno estratto dalla cellula dell’aereo il pilota iniziando il primo intervento di rianimazione cardiopolmonare anche con l’utilizzo del defibrillatore fino all’arrivo del personale del Suem118 che ha però dovuto comunicare il suo decesso.

L’aereo doveva compiere alcune evoluzioni nella zona di Marcesina. Il pilota, Renato Fornaciari, 73 anni, era ai comandi per le riprese del nuovo film di Marco Paolini, “L’isola che non c’è. La vera storia di Peter Pan”, prodotto dalla Jolefilm. Il film racconta la vicenda del soldato austro-ungarico morto nel 1918 sul Monte Grappa e sepolto nel Sacrario di Cima Grappa.

A bordo dell’aereo c’era un cameraman professionista che è sceso illeso grazie alla bravura del pilota che è riuscito a far atterrare il biplano nonostante il malore che l’ha stroncato pochi istanti dopo aver toccato terra.

agi.it




A Robecco d’Oglio, il Comune ‘perfetto’ dove nessuno si è candidato sindaco

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160450136 20312331 108b 4c4d bd7a d8ce218f0770“Stamattina mi ha chiamato un ragazzo e mi ha detto: “Posso ancora candidarmi sindaco? Ah, non si può più? Peccato…”.

Marco Pipperi, il primo cittadino di Robecco d’Oglio, 2332 abitanti al confine tra Cremona e Brescia, accarezza la fascia tricolore ripiegata sulla sua scrivania: “Visto com’è bella? L’ho fatta appena lavare, è pronta per il Commissario”.  I termini per presentarsi come candidato alla sua successione sono scaduti sabato 14 maggio alle ore 12. Troppo tardi per il giovane aspirante.

Il piccolo Comune in mezzo alle campagne solcate dall’affluente del Po non avrà un nuovo sindaco visto che Pipperi, 47 anni, scaduto il terzo mandato non può ripresentarsi e l’amministrazione sarà affidata a un uomo o una donna di nomina prefettizia.

“E io non mi do’ pace a non avere un successore perché questo non è un Comune con dei problemi particolari, anzi”, spiega all’AGI mostrando i vasti e bei locali della settecentesca Villa Barni della Scala, sede del municipio.

Elenca le virtù: “Non abbiamo debiti e i bilanci sono sani; gli edifici pubblici sono tutti a norma e ben sistemati; le strade quasi tutte asfaltate; le comunità di migranti, per lo più indiani che lavorano nelle cascine, sono ben integrate. Abbiamo un’età media un po’ più alta della media, ma c’è un bel gruppo di bambini e ragazzi che  qui possono frequentare asilo, primaria e secondaria; c’è tanto volontariato e un’associazione culturale molto attiva”.

E allora, perché i rettangoli sui muri destinati ai manifesti elettorali sono desolatamente liberi? Nicola, che sta pulendo gli angoli della  strada dalle erbacce e dai petali di papaveri appassiti, dice la sua: “Non sono per nulla stupito, credo che nessuno voglia prendersi la responsabilità, basta una firma sbagliata, e lo vedo anche io che lavoro per una municipalizzata delle pulizie, e sei finito”.

Il signor Luigi ha 78 anni e arriva con un bello sprint nel parco della Villa comunale. Idee chiarissime e rudi: “Solo un cretino potrebbe pensare di candidarsi. Se non sei un delinquente, non sei tutelato. Chi rispetta le leggi è un imbecille. Sono solo guai”.

Di coinvolgimenti in inchieste della Procura nella storia di Robecco ce n’è solo uno: “Successe a un ex sindaco a assessore di lungo corso – ricorda Pipperi -. Finì in un’indagine per un affidamento diretto dato a un’impresa per risolvere in fretta un problema alle fogne per cui si allagarono le case dei robecchesi. Ma era il 1992, anno di Mani Pulite, e in un clima da caccia alle streghe era facile finire davanti ai magistrati”.

Non lontano da qui, a Crema, la sindaca Stefania Bonaldi è stata da poco archiviata dopo essere stata indagata per lesioni colpose perché un bambino si era schiacciato le dita nella porta di un asilo comunale. Un caso che aveva fatto impennare il dibattito sul costo rischi—benefici per chi dedica il suo tempo alla vita politica.

Pipperi è cresciuto in Forza Italia e fa il consulente finanziario: “Nessuno della mia giunta si è candidato perché questi 15 anni sono stati impegnativi. Tutti abbiamo un altro lavoro e ora agli amministratori non viene più richiesto solo, come un tempo, di avere conoscenza del territorio e saper interpretare i bisogni dei cittadini, requisiti comuni a molti. Un tempo non era raro vedere il sindaco tagliare l’erba al parco o accompagnare gli studenti a scuola, adesso sono chiamati a preparare complessi piani economici o bandi per il Pnrr, ruoli che spetterebbero ai tecnici. E poi, per la scarsità di risorse, ci tocca spesso scegliere se nominare un consulente o dare un contributo economico a una famiglia in difficoltà”.

Pierangelo Migliorati è il titolare di uno dei bar più frequentati e anche il presidente dei bambini e ragazzi che indossano la maglia bianca e rossa del Robecco calcio. Sta discutendo sull’organizzazione della prossima stagione con uno di suoi atleti: “Candidarmi io? Beh, me lo hanno chiesto in tanti, mi basterebbe attraversare la strada – scherza, indicando i pochi metri che lo separano dall’ingresso nella Villa comunale – . Ma non ci penso proprio, non fa per me. E’ vero che come volontario organizzo tanti eventi, ma ci sono troppe responsabilità quando sei sindaco e  io, come tutti, non ho voglia di affrontarle”.

Ha anche una sua teoria ‘sociologica’: “Questo è un paese che non ha un’identità sua perché sta a cavallo tra due province. Non c’è una grande unità. La gente non sa se tifare la Cremonese o il Brescia. Ora mi scusi, la lascio che mi aspetta lo spiedo a casa”. Tipico piatto bresciano, in effetti.

Una speranza per il futuro la concede il sindaco: “Nei mesi scorsi, eravamo già consapevoli che sarebbe stato molto difficile trovare un candidato perché in questi anni eravamo l’unica lista, senza opposizione.  Abbiamo accolto la richiesta di un gruppo di ventenni che ci aveva chiesto di poter prepararsi alla politica. Abbiamo fatto una decina d’incontri per dargli i primi strumenti. Nessuno di loro, e penso sia giusto così perché gestire un Comune, anche se piccolo, è impegnativo, si sentiva pronto per rappresentare la città nella carica più alta. Alla fine gli ‘adulti’ che si erano fatti avanti in un primo momento come possibili sindaci non hanno compiuto l’ultimo passo per motivi vari. Sono fiducioso però che dopo un anno di Commissariamento, alla prima chiamata al voto, ci sarà il mio sostituto”.

E quella telefonata arriverà puntuale.

agi.it




La Regione Emilia Romagna ricorda il terremoto di 10 anni fa

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281804894 378366654333526 4381605147175768965 nErano le 4.03 del 20 maggio 2012, esattamente dieci anni fa, quando la terra ha tremato in Emilia Romagna.
La prima scossa di magnitudo 5.9 ebbe epicentro Finale Emilia (Mo)
Dieci anni dopo, il racconto della ricostruzione, una storia corale che si deve al lavoro di tutti.
E il primo pensiero che va a chi perse la vita e ai loro cari, la sola ferita che non si può rimarginare.
Così la Regione Emilia Romagna, con lo slogan Emilia più di prima, ricorda quel tragico giorno e parla della ricostruzione.

Decennale sisma 2012, ricostruzione in gran parte completata: il resoconto

Il 20 maggio col presidente Mattarella. Case, scuole, imprese, attività e servizi, chiese, centri storici: cantieri avanti anche con la pandemia. Il ricordo delle vittime

In sintesi

In occasione del decennale del sisma che ha colpito l’Emilia il 20 e 29 maggio 2012, sono stati presentati in conferenza stampa i dati relativi alla ricostruzione. Il resoconto completo è online sul sito dedicato: https://decennalesisma2012.it/

La ricostruzione privata e produttiva è praticamente chiusa, mentre proseguono i lavori per completare la realizzazione del Piano delle opere pubbliche e dei beni culturali. Il cratere iniziale, che contava 59 Comuni, oggi è ristretto a 15: in 45 comuni, infatti, la ricostruzione è pressoché terminata, mentre nei rimanenti è a buon punto ma servono ancora procedure e risorse specifiche per le quali è in corso un confronto con palazzo Chigi.

Sul sito si trova anche il calendario degli eventi che si svolgeranno sul territorio, a partire dalla cerimonia ufficiale di domani a Medolla (Mo) col Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

A dieci anni dal sisma, la ricostruzione in Emilia è ormai in fase di completamento. Ogni cosa deve tornare al suo posto, si disse dopo le terribili scosse del 20 e 29 maggio 2012 e le prime settimane dell’emergenza più dura, e per riuscire a farlo, portando a termine la gran parte dei lavori previsti, sono stati concessi complessivamente contributi per quasi 6,5 miliardi di euro, erogati alle famiglie e alle imprese delle aree colpite. Di questi, già liquidati oltre 5 miliardi di euro.

Ricostruzione privata e produttiva praticamente chiusa, mentre proseguono i lavori per completare la realizzazione del Piano delle opere pubbliche e dei beni culturali, condiviso con Soprintendenze e autorità ecclesiastiche, più complessa anche per i vincoli storici e architettonici esistenti.

Ma anche in questi ultimi due anni, segnati drammaticamente dalla pandemia, i cantieri, pur rallentati, non si sono mai fermati. Resta infatti l’obiettivo di chiudere anche quest’ultima parte nel più breve tempo possibile, con il caro energia, gli aumenti generalizzati dei prezzi e la difficoltà nel reperire materiali e strumenti per l’edilizia che rendono la sfida ancor più impegnativa.

Ma il primo pensiero va a coloro che persero la vita e ai loro familiari, la sola ferita che non si potrà mai rimarginare. AI feriti e alla sofferenza causata dal sisma, soprattutto dalle terribili scosse del 20 e 29 maggio 2012.

Anche in questi ultimi due anni, segnati drammaticamente dalla pandemia, i cantieri, pur rallentati, non si sono mai fermati. Resta infatti l’obiettivo di chiudere anche quest’ultima parte nel più breve tempo possibile, con il caro energia, gli aumenti generalizzati dei prezzi e la difficoltà nel reperire materiali e strumenti per l’edilizia che rendono la sfida ancor più impegnativa.

In questo quadro si inseriscono alcuni provvedimenti assunti dalla Regione Emilia-Romagna, dal Governo e dal Commissario per la ricostruzione per sbloccare progetti e cantieri.

In particolare, dopo il nuovo prezziario regionale il Commissario si prepara ora a firmare la nuova ordinanza sui cantieri in corso nel ‘cratere’, sia pubblici che privati, in aggiunta a quanto già previsto nel Decreto legge 50/2022 pubblicato martedì scorso. Una vera e propria boccata di ossigeno per imprese e ricostruzione, sollecitata con forza da associazioni economiche, professionisti e sindaci per dare l’ultimo impulso al completamento dei lavori post sisma.

È questo, in sintesi, il quadro della ricostruzione a dieci anni dal sisma che colpì quattro province emiliane – Modena, Reggio Emilia, Bologna, Ferrara –, insieme a quelle di Mantova e Rovigo, causando 28 decessi, 300 feriti, 45 mila sfollati e danni per 12,2 miliardi di euro. Un ‘cratere’ iniziale che contava 59 Comuni, oggi ristretto a 15: in 45 comuni, infatti, la ricostruzione è pressoché terminata, mentre nei rimanenti è a buon punto ma servono ancora procedure e risorse specifiche.

E proprio su questi aspetti, martedì scorso si è svolto un confronto tra Regione Emilia-Romagna e Palazzo Chigi, presenti il Commissario per la ricostruzione e il sottosegretario alla Presidenza della Giunta regionale, da un lato, il sottosegretario della Presidenza del Consiglio dei ministri e la capo dipartimento Casa Italia, dall’altro; incontro su aspetti normativi, risorse e uscita dallo stato di emergenza, per un confronto che proseguirà già nei prossimi giorni.




Concerto al Quirinale e parata ma nessun ricevimento. Come saranno i festeggiamenti del 2 giugno

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103909125 78745bcc 1357 42aa 890f 86e20631a81fIl concerto nel salone dei Corazzieri per il corpo diplomatico accreditato a Roma, niente ricevimento nei Giardini del Quirinale il 1 giugno; apertura parziale dei Giardini e parata ai Fori imperiali il 2 giugno. Comincia a prendere forma, a quanto si apprende, il calendario dei festeggiamenti per la Festa della Repubblica, che anche quest’anno sarà caratterizzata da alcune misure di precauzione per la pandemia da covid non completamente debellata.

Al Quirinale stanno mettendo a punto le cerimonie, e di certo il primo giugno si terrà, come l’anno scorso, il concerto offerto agli ambasciatori accreditati in Italia e alle cariche più alte dello Stato: un concerto con musiche di Mascagni e Beethoven eseguito dall’orchestra della Fenice diretta dal maestro Chung Myung-whun e trasmesso in diretta dalla Rai alle 18,30.

Come già nei due anni passati, per rispettare le precauzioni anti-covid, non ci sarà invece il tradizionale ricevimento nei Giardini del Quirinale per le personalità del mondo politico, economico e culturale del Paese.Il 2 giugno tornerà invece, dopo due anni di pausa per la pandemia, la parata ai Fori imperiali, come sempre conclusa dall’esibizione delle Frecce tricolori.

L’apertura dei Giardini del Quirinale non si terrà invece nella forma generalizzata che era occasione tradizionale prima della pandemia: i cancelli del Palazzo presidenziale si apriranno solo per un selezionato numero di categorie di cittadini.

agi.it




“È musulmano, va sepolto”: defunto rom “salta la fila”. Ma ci sono morti in attesa da 2 anni

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bare accatastate piacenza 640x300Ha dell’incredibile quanto accaduto al cimitero “Santa Maria dei Rotoli” di Palermo, dove un defunto musulmano e di etnia rom, spirato a fine aprile, sarebbe stato seppellito sfruttando una corsia preferenziale e consentendogli di passare davanti ad altre migliaia di salme in attesa d’inumazione, in quanto “la sua religione prevede sepoltura immediata e ha parenti animosi”. Il fatto viene riportato sull’edizione del quotidiano “La Verità” in edicola lo scorso giovedì 12 maggio 2022, su cui si spiega anche che essendosi rese disponibili due fosse d’inumazione e considerata l’animosità dei molti parenti del defunto, il direttore del cimitero di Palermo ha chiesto “di volerne autorizzare, con estrema urgenza, la tumulazione”.

La risposta positiva è arrivata nell’arco di mezz’ora, quando solitamente, invece, sono necessarie due settimane per ottenere il via libera. Non solo: due ore più tardi era già stato individuato il numero di sezione della fossa dedicata. Un accadimento che, se confermato, sarebbe a dir poco increscioso; d’altro canto, ricorda “La Verità”, la situazione del cimitero di Palermo è “abbastanza disperata: al Santa Maria dei Rotoli il problema delle bare in attesa di sepoltura va avanti da mesi. Le salme insepolte sono attualmente 1.010, di queste 970 sono in attesa di ricevere un posto. Altre 40 il posto lo avrebbero nelle tombe di famiglia, ma non c’è nessuno che possa far spazio mineralizzando i resti dei corpi. Inoltre, mancano i sacchi dove mettere i resti dei defunti”.

Addirittura, si legge nel servizio, i primi della lunga fila attendono di essere tumulati da marzo 2020 e, in virtù anche di questo, Igor Gelarda, capogruppo Lega-Prima l’Italia al Comune di Palermo, ha presentato una richiesta di accesso agli atti il 4 aprile 2022, domandano di “conoscere i motivi per i quali a questo signore musulmano fosse stato concesso di saltare la fila”. Nessuna risposta ottenuta, così, il 9 maggio, è partito il sollecito: “Preso atto che ad oggi non è pervenuto alcun riscontro in merito alla richiesta di accesso agli atti sopra riportata, si sollecita, con urgenza, riscontro della suddetta richiesta, poiché sono trascorsi più di 30 giorni, oltre i termini previsti dalla normativa vigente, per l’adempimento amministrativo”.

Eppure, niente, tutto tace. Fra gli atti presentati da Gelarda, riferisce ancora “La Verità”, c’è anche un esposto alla Procura della Repubblica di Palermo: “È assurdo che ci sia stata una corsia preferenziale per qualcuno – ha dichiarato –, a prescindere dalle ragioni che hanno finito per favorire il defunto. Ancor più grave sarebbe se venisse confermato che si tratta di una prelazione dovuta al fatto che fosse di religione islamica o che si temesse una reazione dei parenti. Ci sono più di mille persone al deposito, con relative famiglie, che gridano vendetta nei confronti di queste ingiustizie”.

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