L’Italia prima in Europa per numero di Autovelox

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84322 4 3 1L’Italia è il primo Paese in Europa, terzo nel mondo, per numero di postazioni Autovelox. A rilevarlo la francese Coyote che da anni opera un continuo lavoro di raccolta dati attraverso il proprio Quality Service Team che verifica le informazioni in arrivo dalla community ed effettua controlli sul territorio per monitorare gli aggiornamenti delle postazioni fisse e mobili in modo da garantire aggiornamenti in tempo reale a tutti gli automobilisti iscritti al servizio.

Secondo i dati Coyote il numero totale di dispositivi per il rilevamento delle infrazioni nel 2021 era di 14.297: 11.426 autovelox, 304 sistemi tutor e 2.567 telecamere semaforiche. Nel corso degli ultimi tre anni (2019, 2020 e 2021), il numero totale di dispositivi è aumentato di circa il 40% su tutto il territorio nazionale passando dagli 8.838 del 2019 per gli 11.594 del 2020 fino ai 14.297 dello scorso anno.

Questo posiziona l’Italia come primo Paese in Europa per presenza di autovelox e terza nel mondo dopo Brasile e Russia. Il 76% dei dispositivi, ovvero più di 7300, si trovano nelle principali regioni del nord: Lombardia (17,4%), Veneto (20,5%), Piemonte (14,1%) ed Emilia Romagna (12%). Il dato inizia a scendere sotto le 1.000 postazioni in Toscana (6,6%), Marche (5,1%) e Trentino Alto Adige/Sud Tirol (5,1%). La situazione nel centro sud Italia delinea invece un quadro decisamente diverso, con poche centinaia di postazioni.

adnkronos




La storia dei due fratelli prodigio del pianoforte fuggiti dall’Ucraina

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unnamedAGI – Un treno stracolmo, dove erano schiacciati in piedi tra corpi estranei, li ha portati lontani dalla guerra. Amanti della musica, hanno scelto di venire in Italia, dove stanno partecipando al concorso pianistico internazionale di Arona, in provincia di Novara.

Una storia a lieto fine quella di due fratelli ucraini, Adrian (7 anni) e Yaryna (12 anni), prodigio del pianoforte. A raccontarla all’AGI è Olga, una parente che li ha ospitati ad Arona.

I due bambini sono fuggiti da Leopoli il 27 febbraio, assieme alla madre e alla sorella più grande. Il padre “è riuscito a trovare un pertugio in un treno strapieno e li ha fatti partire per il confine polacco”. Sono “scappati prima che cominciassero i bombardamenti sulla loro città”, ma nelle orecchie hanno ancora il suono delle sirene anti-aeree, che in quei giorni in Ucraina iniziavano a propagare il loro minaccioso suono. Una volta in Polonia, un’associazione umanitaria è riuscita a farli arrivare a Varsavia. Il loro sogno, però, era raggiungere l’Italia per continuare a studiare musica. E il caso ha voluto che ad Arona abiti una loro parente, Olga, che li ha accolti nella sua casa il 3 marzo.  Pochi giorni dopo anche “il padre è riuscito a partire, non appena il governo ucraino ha dato il permesso di lasciare il Paese agli uomini con almeno 3 figli”. L’uomo è arrivato nel comune del Novarese il 9 marzo e si è presentato con un bouquet di fiori per il compleanno della figlia più grande. Lui i primi bombardamenti li ha vissuti e ha passato molte ore nei rifugi anti-aerei.

Adesso quei momenti di angoscia e separazione sono un ricordo, la famiglia è riunita e da pochi giorni si è spostata in una casa messa a disposizione da una coppia di Arona.  La primogenita, nel frattempo, è stata iscritta al liceo artistico-musicale di Novara. Adrian e Yaryna, invece, “hanno ripreso da poco a suonare dopo tre settimane di stop”.

Il padre, musicista, ha trasmesso la passione per le note a tutti i figli. Yaryna ha già partecipato a concorsi di pianoforte, sia nazionali che internazionali, suonava in orchestra Mozart, Bach e Mendelssohn, e teneva anche concerti da solista. Mentre Adrian in patria ha ricevuto due premi per la sua bravura.

Il concorso a cui partecipano Adrian e Yaryna, organizzato dall’Associazione Musicale Impronta Sonora, si svolge dal 23 al 27 marzo nell’aula magna del Comune di Arona, con 168 concorrenti fino ai 35 anni, divisi in 10 categorie. Ci sono pianisti che arrivano da tutto il mondo, dalla Cina al Canada. E saliranno sul palco anche loro due, dopo essersi lasciati alle spalle l’urlo delle sirene e il boato delle bombe.




Tridico: “L’Inps non è solo ‘roba da vecchi’, tante prestazioni per i giovani”

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inps vivi il presente guarda al futuro e1648042957382ROMA – Cassa integrazione, reddito di cittadinanza e previdenza sociale spiegate in maniera semplice per i giovani. La sede Inps di Palazzo Wedekind, in piazza Colonna a Roma, ha aperto oggi le sue porte agli studenti e alle studentesse degli istituti tecnici ‘Leopoldo Pirelli’ di Rocca di Papa ed ‘Enzo Ferrari’ di Roma. Un seminario didattico dal nome ‘Vivi il presente, guarda al futuro‘, organizzato in occasione della Global Money Week per promuovere una migliore comprensione della cultura assicurativa e previdenziale e per fornire alle nuove generazioni strumenti in grado di proteggere e costruire il loro presente e pensare al futuro in modo più consapevole.

A condurre la lezione sul sistema pensionistico, un docente di eccezione: il presidente Inps e docente di Economia del lavoro presso l’università Roma Tre Pasquale Tridico, che ha trasportato i giovani nel mondo Inps attraverso domande, spunti e riflessioni sull’economia del Paese. Una lezione di educazione civica a misura di studente. “La previdenza pubblica obbliga ad essere previdenti oggi per non essere poveri in futuro. Questo è uno dei pilastri del bene pubblico”, ha detto Tridico ai giovani. “Oggi abbiamo dimostrato ai ragazzi che Inps non è solo roba da ‘vecchi’ come direbbero loro stessi. Inps interessa molto i giovani. Ci sono tante prestazioni che sono a beneficio di ragazzi e ragazze, dalle vacanze scolastiche ai corsi in inglese“.

“Da ultimo l’assegno unico, la cui domanda può esser fatta anche direttamente dai giovani tra 18 e 20 anni – ha spiegato Tridico alla Dire – abbiamo anche invitato i giovani a conoscere la loro previdenza, i loro diritti, affinché capiscano l’importanza del lavoro regolare. Questo è già il primo passo per guardare al futuro. Dobbiamo fare di più per incontrare le scolaresche, andare nelle classi o far venire le scuole da noi per far conoscere il mondo Inps“.

Ad introdurre la giornata, inaugurata con una visita guidata nelle sale di Palazzo Wedekind, Alessandro Casile, responsabile ufficio comunicazione esterna Inps. “I giovani sono anche figli, quindi riporteranno il racconto di questa giornata ai loro genitori. Ma sono soprattutto il nostro futuro – ha detto Casile all’agenzia Dire – questa è una giornata importante soprattutto dal punto di vista dell’educazione civica e della partecipazione alla vita pubblica del nostro Paese“.

Dopo la lezione i ragazzi hanno assistito alla proiezione del video documentario ‘La storia dell’Inps’, realizzato grazie alle memorie custodite nell’archivio storico dell’Inps. Obiettivo: illustrare agli studenti le origini e l’evoluzione della previdenza e della sicurezza sociale in Italia. La giornata si è chiusa con il gioco didattico ‘L’Inps non è roba da vecchi’, attraverso il quale gli studenti sono entrati nel mondo degli strumenti assistenziali e si sono sfidati sui temi della pensione contributiva, lavori gravosi, contratti di apprendistato e molto altro.

dire.it




Cingolani: “Sono necessari almeno 3 anni per sostituire il gas russo”

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185029971 1e49a936 17e5 4ee7 9381 9c5dfdb40f56AGI – I “consumi di gas sono rimasti stabili negli ultimi 20 anni a 76 miliardi di metri cubi nel 2021. La produzione nazionale si è ridotta per l’assenza di investimenti e l’esaurimento dei giacimenti passando da 15 miliardi di mc nel 2001 a 3 miliardi del 2021. L’Italia è quasi completamente dipendente dall’import con oltre il 95% del gas che viene importato. Dalla Russia l’import è cresciuto da circa 20 miliardi mc, il 25% dei consumi nel 2011 ai 29 miliardi di mc nel 2021 pari al 38% dei consumi”. I dati sono stati illustrati e spiegati dal ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani nel corso dell’informativa urgente alla Camera.

“Nel breve termine si stima una riduzione della domanda civile” di gas a causa dell’arrivo di temperature più miti, e una “completa interruzione dei flussi dalla Russia oggi non provocherebbe problemi di fornitura interna. Si creerebbero solo in caso di un picco di freddo a fine marzo”, ha aggiunto.

“Nel lungo termine – ha continuato – a partire dal prossimo inverno, sarebbe necessario sostituire completamente i circa 30 miliardi di mc di gas russo con altre fonti. Sebbene questo sia possibile in un orizzonte minimo di 3 anni, tramite le misure strutturali, per almeno i prossimi due inverni sarebbe complesso assicurare tutte le forniture al sistema italiano e occorre dotarsi di strumenti di accelerazione molto efficaci per gli investimenti che servono”.

Per Cingolani “il Mite ha già dato a Snam l’indirizzo per la negoziazione all’acquisto di una Fsru (Floating Storage and Regasification Units, unità galleggianti di stoccaggio e rigassificazione) e al noleggio di una seconda unità, infrastrutture che saranno oggetto di un prossimo Dpcm di identificazione come impianti strategici”.

Il ministro ha poi ribadito la necessità di una “nuova capacità di rigassificazione su unità galleggianti ancorate in prossimità di porti, realizzabile in 12-18 mesi (dall’ottenimento delle autorizzazioni) per circa 16-24 miliardi di mc. L’aspetto critico adesso è arrivare in tempo a contrattualizzare le poche navi esistenti in grado di svolgere questo servizio, verso cui si sono diretti operatori e Governi di vari Paesi”,

L’ultima considerazione riguarda la Tap: “È possibile incrementare le importazioni via Tap per circa 10 miliardi di mc all’anno. Per far questo, sono necessari circa 45 mesi per l’incremento dei primi 2 miliardi di mc (tramite interventi in Albania) e circa 65 mesi per l’incremento di ulteriori 8 miliardi di mc (ulteriori interventi in Albania e Grecia e alcuni interventi sulla rete italiana). Ovviamente prerequisito è un accordo di fornitura di gas di lungo periodo con il Governo azero”.




Il furto sacrilego nella Basilica di San Nicola a Bari

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142843437 954a59d4 e944 4724 af69 f63331324d66AGI – Furto sacrilego nella Basilica di San Nicola a Bari dove nella notte sono entrati in azione i ladri. Sono stati rubati il libro con tre sfere d’argento e una croce, composta dello stesso materiale e gemme preziose, oltre a un anello in oro adornato da pietre. I ladri hanno portato via anche una collana reliquiaria e il contenuto delle cassette delle offerte.

Sono in corso le indagini della squadra mobile di Bari che ha acquisito le immagini degli impianti di videosorveglianza della zona nel tentativo di identificare gli autori del colpo.

“La notizia del furto di parte degli oggetti sacri della statua di San Nicola in Basilica mi lascia sgomento. Un atto non solo sacrilego ma fortemente offensivo per la comunità di fedeli devoti di San Nicola e per la città di Bari, che intorno al messaggio del suo Santo patrono ha costruito gran parte della sua identità”. Lo ha scritto in una nota il sindaco di Bari, Antonio Decaro.

“Aver sottratto i simboli più evocativi della vita e della missione del vescovo di Myra significa aver ferito profondamente la città – ha aggiunto – spero che l’autore di questo gesto meschino e inqualificabile si ravveda immediatamente restituendo ai padri domenicani gli oggetti sacri. Perché non ci può essere nessuna giustificazione per chi compie un furto nel luogo che custodisce il simbolo e la storia di tutti noi”.

 

“Le immagini dei sistemi di videosorveglianza all’esterno e all’interno della Basilica mostrano un uomo dall’aspetto giovanile, che, dopo aver divelto un’inferriata addossata alla torre campanaria e sfondato la porta d’ingresso in largo Abate Elia, si è furtivamente intromesso nel tempio nicolaiano con il preciso intento di svuotare le cassette delle offerte. Nell’impossessarsi delle offerte contenute nella teca trasparente ai piedi della statua del Santo, ha portato via tutti i simboli di Nicola”, conferma all’AGI padre Giovanni Distante, priore del Convento di San Nicola. “Fortunatamente non è stata trafugata la croce pettorale, dono dell’arcivescovo Mariano Magrassi, di venerabile memoria”, sospira.

L’anello d’oro è il segno episcopale di carità, però. E le sfere rappresentano altrettanti sacchetti che San Nicola, in un periodo antecedente al suo episcopato, per tre notti consecutive, depositò davanti l’abitazione di un vicino di casa, in disgrazia economicamente, disperato perché senza alcuna dote non poteva maritare le tre figlie e deciso ad avviarle alla prostituzione per racimolare quanto bastava per sopravvivere; Nicola, in quei sacchetti destinò un gruzzolo distinti di denaro per risollevare la famiglia, consentendo alle ragazze giuste nozze. Un episodio riportato anche da Dante nella Divina Commedia. Nel canto XX del Purgatorio il sommo poeta accenna alla “larghezza / che fece Niccolo’ alle pulcelle, / per condurre ad onor lor giovinezza”.

Sismologicamente però le tre sfere sono anche viste come le fasi della Luna, pianeta delle sorti e delle fortune terrene. La manna, invece, è l’acqua di intensa purezza che si forma nella tomba del Santo, già trovata anticamente nella Basilica di Myra. Secondo diverse credenze è un miracolo, e il liquido proverrebbe proprio dalle reliquie del Santo, giunte a Bari il 9 maggio 1087; un’altra spiegazione per la sua formazione riguarda i marmi della tomba nella quale è riposto il santo, mentre la terza propone che la manna sia frutto di un fenomeno chimico di condensazione vaporosa, di origine naturale. Ma il furto, consumato intorno alle 4 di questa mattina, e scoperto poi alle 6 dal sagrestano che per primo entra in basilica, ha lasciato sgomenti i frati della comunità domenicana.




Le anonime famiglie milanesi che ‘offrono’ i bus per i profughi ucraini

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152413686 536cda36 b4de 4cb2 a4dc 6c122107c336AGI – “Sette bus affittati e messi a disposizione da famiglie milanesi che hanno chiesto in tutti i modi di restare anonime”. E’ il ‘regalo’ che la città ha fatto  per la spedizione che ha portato aiuti nel Paese in guerra subito dopo il confine rumeno ‘imbarcando’ al ritorno 460 persone, per lo più donne e bambini. A raccontarlo all’AGI è Fabio Prevedello, presidente dell’associazione “che ha coordinato diverse realtà impegnate in questa missione umanitaria”.

“Gli autisti eroi”

“Siamo partiti con 10 pullman, tre ‘offerti’ dal gruppo Colombini Group di San Marino e gli altri sette da queste famiglie. Su ogni bus c’erano un volontario dei vigili del fuoco, un medico e degli infermieri eccezionali degli ospedali di Varese e Grugliasco che hanno assistito le persone in difficoltà per il lungo viaggio. Ma i veri eroi di questa storia – è la considerazione di Prevedello – sono gli autisti che hanno fatto miracoli per far arrivare il prima possibile le persone in Italia. Ho visto scene come quella di una bambina che, invitata a cambiare bus perché i posti per i familiari erano occupati, si è aggrappata con le unghie al sedile piangendo in modo disperato. Per lei scendere significava tornare sotto le bombe”.

Il “miracolo” del prefetto

L’altro ‘miracolo’, aggiunge, “è stato quello di trovare una sistemazione ai profughi nel giro di pochissime ore. Alle sette di sera ci siamo accorti che saremmo arrivati a notte fonda, intorno alle 3”. Prevedello ha messo un post su Facebook facendo un appello a chiunque volesse accoglierli a Bresso, vicino Milano, dove era previsto l’arrivo. In molti hanno risposto ma a sbloccare la situazione “è stato il prefetto Natalino Manno che ha trovato gli alberghi per la notte a 56 famiglie, dimostrando una grandissima umanità nello spendersi”.

La maggior parte delle persone aveva un ‘gancio’ di parenti o amici in Italia “ma i più dovevano essere ospitati da badanti che non potevano lasciare a quell’ora della notte soli gli anziani. Fondamentale quindi la disponibilità del prefetto e delle famiglie ucraine, diverse da quelle che poi li hanno ospitati dalla notte successiva, che le hanno accolte”.




In Italia i primi campionati ufficiali di scacchi online

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unnamedAGI – L’Italia è il primo Paese al mondo che si dota di un sistema “ufficiale” di tornei di scacchi online. È stato infatti predisposto un regolamento preciso ed efficace “per offrire un terreno sicuro a chi vuole giocare da casa, in un ambiente protetto e con la ragionevole certezza di non dover affrontare avversari sleali”. La Fsi (federazione scacchistica italiana) organizzerà sei Campionati italiani ufficiali online, “su una piattaforma convenzionata, visionati da arbitri professionisti, con regole chiare e precise che impediscano ogni possibilita’ di cheating, vale a dire di avvalersi di programmi scacchistici che “aiutano” a trovare la mossa giusta”. La novità vuole venire incontro ai circa 100 mila appassionati che giocano a scacchi online nel nostro Paese. Per il Presidente della FSI, Luigi Maggi, l’obiettivo di questa iniziativa è ” avvicinare queste persone alle forme regolamentate della nostra disciplina, per offrire loro un ambiente sicuro in cui giocare. Con questa iniziativa speriamo di indurre molti di loro a frequentare i circoli e le associazioni, in modo che scoprano anche il fascino e le emozioni che il gioco dal vivo regala. In questo modo gioco on line e a tavolino si rafforzeranno a vicenda, in un circo virtuoso che, cosi’ speriamo, porterà ad aumentare il numero dei praticanti abituali”. Il ciclo di tornei inizierà il 4 aprile prossimo, e si concluderà a novembre. La partecipazione è riservata ai tesserati alla FSI, ma è possibile tesserarsi in ogni momento a un’associazione per giocare i tornei. Saranno assegnati sei titoli italiani: Blitz (3 minuti a partita), Blitz avanzato (3 minuti a partita + 2 secondi a mossa), e Rapid (12 minuti a partita + 3 secondi a mossa). Per ogni cadenza, sarà assegnato un titolo “Open”, vale a dire aperto a tutti, e uno “under 18”, riservato a ragazze e ragazzi di 18 anni o meno. Per assegnare ogni titolo verranno giocati 17 tornei, ma avranno valore solo i sei migliori risultati; quindi per entrare nella classifica basterà giocare anche solo 6 tornei su 17. I tornei si svolgeranno sulla piattaforma Omnia Chess, convenzionata con la FSI, l’unica a disporre di un sistema anticheating approvato dalla Fide, la Federazione internazionale degli scacchi. “La prevenzione contro le truffe viene offerta in primo luogo dal fatto che non esiste anonimato: ogni giocatore sarà identificato con il suo vero nome, e dalla tessera della Federazione. Un sofisticato software poi sara’ in grado di valutare le mosse “sospette”, e se lo scacchista sta giocando troppo al di sopra delle sue prestazioni abituali, o in modo poco consono alle sue caratteristiche”.  “Ogni decisione su eventuali squalifiche – si legge ancora – verrà demandata all’arbitro (e anche questa è un’innovazione rispetto al consueto gioco online). Chi sgarra, rischia non solo la squalifica dalla competizioni o dall’intero torneo, ma anche gravi misure disciplinari”




Ucraina, 30 parlamentari pronti a partire. Farnesina: “Non andate”

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ucraina guerra afpUna delegazione parlamentare italiana si prepara a entrare in terra ucraina? Una trentina di parlamentari, a quanto apprende l’Adnkronos, avrebbe aderito a una iniziativa lanciata dall’Associazione Comunità Papa Giovanni XIII. In una lettera dell’8 marzo indirizzata a deputati e senatori, il presidente della comunità, Giovanni Paolo Ramonda, ha proposto agli eletti “di prendere parte ad una delegazione che nei prossimi giorni entri nel conflitto ucraino”. L’iniziativa, secondo quanto viene riferito, ha allarmato la Farnesina, al punto che il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha scritto ai presidenti di Camera e Senato, ai capigruppo e ai leader di partito, chiedendo loro di dissuadere i parlamentari dal loro proposito. Secondo quanto si apprende, i parlamentari sarebbero intenzionati a recarsi a Leopoli.

Nella lettera (che l’Adnkronos ha potuto visionare) inviata dalla Comunità Papa Giovanni XIII ai parlamentari vengono spiegati i dettagli dell’iniziativa: “La delegazione sarà accompagnata da una scorta civile non violenta ed avrà come obiettivo principale quello di essere al fianco della popolazione e creare uno spazio di evacuazione dei civili ucraini intrappolati sotto il fuoco dell’esercito russo. In particolare intendiamo raggiungere un gruppo di trenta bambini orfani per evacuarli. Riteniamo che questa guerra si possa fermare solo entrando nel cuore del conflitto, formando una delegazione europea di politici, società civile e chiese che, con la propria presenza, sia un deterrente all’uso della violenza e apra uno spazio di tregua”, si legge.

“Una nostra delegazione è appena rientrata dall’Ucraina. E’ necessario essere rapidi e noi possiamo offrire la nostra trentennale esperienza in zone di conflitto. E’ una proposta che comporta rischi, ma il rischio di rimanere inermi o acuire lo scontro militare sarebbe peggiore. Vi chiediamo di farvi portavoce di questa iniziativa presso i vostri colleghi europei affinché si esprima un’ampia rappresentatività europea. L’Europa è la casa che i nostri padri hanno pensato per mettere fine a guerre e totalitarismi, la casa che è diventata un riferimento in tutto il mondo per la tutela dei diritti degli esseri umani. E’ un momento decisivo della nostra storia, speriamo di poter contare sul vostro aiuto”, conclude la missiva.

DI MAIO – Di Maio chiede che i parlamentari non prendano parte alla missione umanitaria e lo fa con una lettera – visionata dall’Adnkronos – indirizzata ai Presidenti di Senato e Camera, Maria Elisabetta Casellati e Roberto Fico, ai leader di partito e ai capigruppo delle forze politiche in Parlamento. “Gentile Presidente, ho appreso che, con la lettera allegata, la Comunità Papa Giovanni XXIII ha proposto a Deputati e Senatori della Repubblica di partecipare ad una missione umanitaria in territorio ucraino”, scrive nella missiva il titolare della Farnesina. “Pur comprendendo le buone intenzioni dell’iniziativa, con una lettera del Capo dell’Unità di Crisi, abbiamo ricordato agli organizzatori l’estrema pericolosità della situazione in tutto il territorio dell’Ucraina, Paese martoriato dalla guerra e verso il quale la Farnesina sconsiglia viaggi a qualsiasi titolo. Lo sconsiglio è a maggior ragione necessario per un gruppo importante e visibile di parlamentari e giornalisti, che possono rappresentare un obiettivo sensibile e al tempo stesso generare un meccanismo di emulazione”.

“Nell’attuale contesto – prosegue Di Maio – la loro presenza potrebbe essere facilmente strumentalizzata a scopo bellico o di disinformazione, con conseguenze pesanti per il nostro stesso interesse nazionale. Ciò potrebbe inoltre arrecare grave pregiudizio ai cittadini italiani e stranieri tuttora intrappolati nel Paese”.

“Mi viene riferito che una trentina di parlamentari avrebbero già aderito alla proposta della Comunità”, rende noto il ministro degli Esteri, che prosegue: “Le sarei davvero grato se potesse rivolgere un appello a non prendere parte alla delegazione. Tramite l’Unità di Crisi abbiamo assicurato alla Comunità Giovanni XXIII la disponibilità a fornire ogni assistenza per sviluppare, in sicurezza, altre iniziative umanitarie e di assistenza, anche appoggiandosi alla nostra Ambasciata che, con grande difficoltà e in segno di vicinanza con il popolo ucraino, continua ad operare da Leopoli”.

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Grappa: nasce ufficialmente il Consorzio di Tutela Nazionale

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11grappaLo scorso 3 marzo, nella sede romana di AssoDistil, si è concluso ufficialmente il procedimento di trasformazione dell’Istituto Nazionale Grappa, presieduto da Sebastiano Caffo, in Consorzio Nazionale di Tutela della Grappa.
Il più importante distillato a livello nazionale è infatti registrato dal 2008 come Indicazione Geografica (IG) a livello europeo, e in quanto tale deve essere protetto e tutelato.
Sin dal momento della sua elezione a Presidente dell’Istituto Nazionale Grappa, Caffo si era promesso di portare a compimento il processo di istituzione del Consorzio, avviato dal suo predecessore Elvio Bonollo. “A partire da oggi, ci sarà possibile agire coralmente ai fini della tutela e della promozione della Grappa IG. È a questo punto della massima importanza che il Governo vari al più presto il decreto per il riconoscimento della personalità giuridica ai Consorzi delle bevande spiritose, come già fatto da anni per quelli del vino e delle specialità alimentari, in modo che il Consorzio possa svolgere in pieno le proprie funzioni”.
“Le sfide che ci aspettano – ha detto il presidente del Comitato Nazionale Acquaviti di AssoDistil, Cesare Mazzetti – saranno impegnative ma grazie al sodalizio con AssoDistil questa nuova avventura potrà contare su una realtà già consolidata, in continuità con gli obiettivi già portati avanti da tempo dall’Associazione”.
Il Presidente Caffo si è detto “soddisfatto per questo primo risultato raggiunto insieme ad AssoDistil ed ai colleghi distillatori dell’Istituto Nazionale Grappa che hanno creduto nel progetto di creazione del Consorzio Nazionale di Tutela della Grappa. Questo è solo il punto di partenza per il rilancio del nostro distillato di bandiera. Il nostro Consorzio, nei prossimi anni, si impegnerà oltre che nella tutela, anche nella promozione di questa preziosa acquavite, la Grappa, che racchiude in ogni sorso la storia e le autentiche tradizioni italiane”.
L’Istituto Nazionale Grappa è stato fondato nel 1996 nel tentativo di garantire un coordinamento nazionale tra i principali produttori di Grappa. Nel corso degli anni, l’Istituto ha visto la partecipazione di oltre 70 aziende rappresentate, direttamente o indirettamente, da diversi Istituti regionali.
Il nostro Paese vanta una storia antichissima di tradizioni, di marchi, e di processi di produzione unici.
La Grappa, disciplinata per la prima volta a livello nazionale nel 1951, è stata poi tutelata a livello internazionale attraverso il Regolamento CEE 1576/89. Tale norma ha autorizzato l’utilizzo dell’espressione “Grappa” soltanto per quella prodotta in Italia. In seguito, attraverso il Regolamento UE 110/2008, è stata creata la categoria delle “Bevande Spiritose a IG”, all’interno della quale si è inserita la IG Grappa insieme a nove denominazioni di Grappa a valenza territoriale (Grappa della Valle d’Aosta, del Piemonte, di Barolo, della Lombardia, del Veneto, del Trentino, dell’Alto Adige/SudTirol, del FriuliVenezia Giulia, della Sicilia). Questo riconoscimento è stato confermato dal Regolamento UE 787/2019. (aise) 




Quando la guerra lasciò l’Italia senza energia. Dopo mezzo secolo la storia potrebbe ripetersi

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185647918 69724613 8768 4d4e a95f 05124ce137aeAGI – Ci fu chi tirò fuori dalla cantina la bicicletta, chi il tandem e i pattini, qualcuno addirittura la carrozzella e il cavallo. Dal 2 dicembre 1973 un’Italia serenamente abituata al boom economico, ancora poco consapevole dell’ombra del terrorismo e avvezza ormai a correre nella modernità, restò appiedata.

“Effetto notte” era nelle sale da pochi mesi, “Dark Side of the Moon” roteava sui giradischi di ogni ragazzo: come spesso accade all’arte Francois Truffaut e i Pink Floyd erano stati profetici. Dai primi di dicembre 1973 e fino al 2 giugno del 1974 l’Italia, e non solo lei, piombò nel buio e cominciò l’austerity.

Se ne è parlato spesso in questi giorni, anche se le condizioni di oggi sono completamente diverse a quelle di allora e il rischio di nuove misure simili a quelle degli anni Settanta è pressoché nullo. Le domeniche senz’auto, le luci delle città oscurate, i locali chiusi alle 23, i neon di bar e cinema spenti: tutto il Paese dopo gli anni del riscatto economico del Dopoguerra si risvegliò più povero.

Fu uno choc, le misure adottate dal governo cambiarono la vita delle famiglie, anticipando gli orari della cena serale e del Tg1, eliminando le gite fuori porta della domenica, anticipando gli orari di chiusura di uffici e negozi. Ma come spesso accade fu anche un’occasione, per gli italiani, per mettere a frutto l’inventiva, senza rinunciare al divertimento.

La crisi energetica era cominciata da qualche anno, ma la svolta decisiva si ebbe nell’ottobre del 1974. Dopo gli anni del boom e l’aumento del fabbisogno energetico, la guerra dello Yom Kippur, che vide Egitto e Siria attaccare Israele, portò prima a un rincaro del greggio da parte dell’Opec verso gli stati che appoggiavano Tel Aviv, poi a un vero e proprio embargo.

Il prezzo del petrolio schizzò da tre a dodici dollari al barile e tutti i paesi occidentali, a cominciare dall’Olanda, presero misure di contenimento dell’utilizzo dell’energia. Il governo Rumor, in una seduta terminata a notte fonda il 23 novembre 1973, varò il decreto legge 304, il decreto austerity, decidendo di vietare le auto e le moto a tutti gli italiani nei giorni festivi e nelle domeniche, ma anche le barche e gli aerei privati.

“Stiamo entrando in un inverno difficile” spiegò Mariano Rumor alla televisione. Nessuno fu escluso, rimasero appiedati anche i ministri e il presidente della Repubblica, tanto che Giovanni Leone per assistere alla cerimonia dell’Immacolata concezione in piazza di Spagna recuperò dalle rimesse del Quirinale una carrozza a cavalli.

Strade e autostrade nei week end si svuotarono, in un clima inizialmente surreale. Potevano circolare solo i mezzi di sicurezza e di soccorso, i medici e i parroci, per gli altri la multa era di un milione di lire. Potevano scendere in strada ovviamente i mezzi pubblici: autobus, treni, taxi, e gli italiani si abituarono a organizzare gite di gruppo.

Per risparmiare benzina, si livellarono al basso anche i limiti di velocità: in città il limite restò ai 50 all’ora ma nelle strade extraurbane scese a 100 all’ora e nelle autostrade a 120 all’ora. Il risultato fu che 11 milioni di biciclette invasero vie e piazze del Paese, insieme a tandem, carrozzelle e pattini, perché gli italiani non rinunciariono a uscire di casa per trascorrere qualche ora di relax dopo una settimana di lavoro.

Le palestre si riempirono di nuovi sportivi, gli stadi registrarono il tutto esaurito. I bar e i ristoranti dovevano chiudere a mezzanotte, mentre i locali pubblici, cinema, teatri e locali da ballo, dovevano spegnere le luci alle 23: anche la notte di fine d’anno si trascorse in casa e venne consigliato di limitare anche le luminarie natalizie.

Le città ridussero l’illuminazione pubblica del 40%, era possibile accendere solo un lampione su due nella notte. I distributori di benzina restarono chiusi dalle 12 del sabato a tutta la domenica. Gli uffici pubblici anticiparono la chiusura alle 17,30 ma soprattutto i negozi dovettero chiudere le serrande alle 19.

Le insegne al neon e colorate di negozi, vetrine di bar e ristoranti, di supermercati e grandi magazzini dovevano restare spente. Per far anticipare alle famiglie i riti serali di cena e dopocena, anche la Rai cambio’ l’orario del telegiornale, l’unico di quegli anni: se prima andava in onda alle 20,30, il Tg1 si spostò alle 20, orario mantenuto fino a oggi.

Per spingere gli italiani ad andare a letto presto, risparmiando energia elettrica, la televisione non poteva comunque trasmettere programmi oltre le 22,45, con una tolleranza fino alle 23. L’Enel e le imprese distributrici di elettricità ridussero la tensione del 6-7% dalle 21 alle 7, limitando la possibilità di usare elettrodomestici nelle case.

La temperatura negli edifici consigliata era di massimo 20 gradi. Dopo pochi mesi l’auterity non fu più necessaria, anche se i principali dati macroeconomici fecero registrare numeri negativi e l’inflazione giunse alle stelle, fino al 12,5%. A marzo l’embargo del petrolio terminò e dall’aprile del 1974 la crisi energetica si allentò; cominciarono le domeniche con taghe alterne, una domenica potevano circolare solo le auto con numero finale pari e la domenica successiva solo quelle con numero finale dispari.

Ma quei pochi mesi d’inverno avevano cambiato il clima nel Paese e l’abitudine a un uso oculato dell’energia rimase per anni, tanto che ancora nel 1976 la Rai decise di aprire un nuovo programma, Domenica in, proprio per convincere le famiglie a restare in casa la domenica, evitando gite in automobile fuori città.

Carosello, atteso ogni sera da ogni bambino, chiuse invece per sempre, sostituito dagli spot per tutto il giorno, la tv diventò a colori, le discoteche sostituirono rapidamente le sale da ballo e nacquero i computer. L’austerity lentamente cedette il passo al consumismo e ai “favolosi” anni Ottanta.