La Pasqua bresciana in zona rossa

foto 1 passeggiata

foto 3 polverieraNatura e tradizione tutelata grazie all’arrivo della Primavera.
La Brixia Romana e tutta Italia in zona rossa nel weekend pasquale. Era consentito spostarsi una volta sola al giorno verso un’altra abitazione privata della stessa regione tra le ore 05.00 e le 22.00.  Le seconde case si potevano raggiungere anche fuori regione, ma solo se abitate. Bar e ristoranti chiusi così come i negozi e centri commerciali, salvo le categorie indispensabili, come alimentari, farmacie, ed edicole. Chiusi musei, cinema e tutti luoghi di cultura, palestre e le piscine. Si poteva fare una passeggiata nei pressi di casa o per andare al parco.

A Brescia, come d’altronde in tutta Italia, il giorno di Pasqua ha anche un importante valore simbolico e mai avremmo immaginato, un anno fa, di passare un’altra Pasqua chiusi; pare davvero sia questo l’ultimo sforzo, aspettando i vaccini. Alcuni cittadini bresciani interpretano il pranzo di questa festa come un vero e proprio rito. Il principale menù di Pasqua  è caratterizzato dalla freschezza dei prodotti stagionali senza mai dimenticare i piatti tipici del territorio. Secondo la tradizione bresciana in ogni buon pranzo si dovrebbe iniziare con il classico uovo sodo, da sempre immagine della vita. Dice la consuetudine che l’uovo, benedetto in chiesa nella settimana precedente alla domenica di  Pasqua, si fa sodare e in silenzio, dopo la preghiera, ognuno consuma il suo. Un gustoso antipasto accompagnato da salumi nostrani e insalata prima dei classici casoncelli. In alternativa ai grandi classici della tradizione, agnello, capretto o il coniglio alla bresciana. Il tutto accompagnato da una saporita polenta taragna ma la festa è completa con i meravigliosi dolci. La spongata, piccole pagnotte originarie della Valcamonica, squisita e favolosa, soprattutto se gustata con una fettina di salame. La torta di rose, un tesoro tradizionale, infatti, veniva regalato alle neo mamme. Grazie alle sue proprietà nutrizionali, veniva ritenuto il ricostituente perfetto per riprendersi dalle fatiche del parto. La Colomba, il dolce per eccellenza in tutta Italia e simbolo di pace presenti: l’uvetta, arancia candita e classica glassatura con mandorle croccanti.

Per il pomeriggio, la bella stagione giocando a nostro favore: per smaltire gli eccessi del pranzo, è stato possibile una passeggiata all’aria aperta – ovviamente nelle vicinanze di casa. La Pasqua 2021, la rinascita e il valore simbolico è rimasto lo stesso, archiviato l’inverno con il risveglio della natura portato dalla primavera e dallo splendido sole.

Uno spettacolo che ha fatto bene al nostro umore e si è aggiunta una sorpresa. La scoperta di un nuovo luogo di pace a pochi passi dal centro di Brescia.

Si tratta della Valle di  Mompiano, un’area pedecollinare e collinare scarsamente edificata all’interno dei confini comunali. Un parco naturale a meno di tre km dalla stazione “Mompiano” della metropolitana, a uno km dalla EX POLVERIERA, una delle testimonianze rimaste del periodo della Seconda Guerra Mondiale, costruita nel 1938 e immersa nel verde. Un luogo ideale da cui partire o cui arrivare al termine di una giornata lungo i numerosi sentieri che percorrono il Parco delle Coline.

foto 2 kaki nagasakiKAKI DI NAGASAKI – La pianta della pace. È possibile vedere nel parco un albero sopravvissuto al bombardamento atomico di Nagasaki del 9 agosto 1945 che simboleggia la speranza in un mondo migliore, una rinascita dopo gli errori di cui l’uomo è capace. È stata piantata nel 2015. Una iniziativa del Comune di Brescia e  numerose Associazioni cittadine che riconoscono nella pace il valore primario della democrazia a contrasto con la destinazione passata di questo luogo di guerra.

l piacere di una camminata o di una pedalata in mountain bike, un’occasione giusta, anche per assistere a un tramonto meraviglioso.

Dal punto di vista naturalistico e paesaggistico  di grande curiosità è stato la presenza di castagni  e marroni.

IL RIFUGIO GNARI DE’ MOMPIA’ – Un punto di riferimento importante per escursionisti, sportivi e chiunque voglia fare una passeggiata in natura che si sta dotando dei servizi tecnici necessari per diventare un punto avanzato di protezione civile, antincendio e soccorso. Facilmente raggiungibile con itinerari di diversa difficoltà e lunghezza, che si snodano lungo sentieri la cui percorribilità è garantita dall’impegno dei volontari dell’associazione Gnàri dé Mompià, che lavorano anche per recuperare sentieri storici, alcuni di origine militare.Veramente un posto splendido che ti fa riflettere.




La Farnesina annuncia i nuovi strumenti per rilanciare il “sistema paese”

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10italiainnovationROMA\ aise\ – Si svolgerà domani, martedì 16 marzo, alle ore 15.00 in formato virtuale, l’evento di presentazione di “Italian innovation – Nuovi format per la promozione integrata”, organizzato da Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, in collaborazione con l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), l’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), l’Agenzia Nazionale per le Nuove Tecnologie, l’energia e lo Sviluppo Economico Sostenibile (ENEA) e l’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS), per il rilancio del Sistema Paese.
La presentazione verterà sui nuovi strumenti realizzati da questi soggetti per una promozione integrata per la valorizzazione delle eccellenze della scienza e della tecnologia italiana sui mercati esteri.
All’evento di presentazione prenderà parte anche il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Luigi Di Maio, e i Presidenti dei sei Enti coinvolti.
L’evento sarà trasmesso in diretta streaming sulla piattaforma YouTube del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. (aise) 




Coffee Room Molfetta: mancato guadagno, al danno la beffa!

img 20210311 104736992

img 20210311 104736992Un  danno subito sicuramente  evitabile  quello  ricevuto  dal  bar  Coffee  Room  di Molfetta,  se  solo  si  fosse  pensato,  come  accaduto  in  precedenza,  ad  attuare  delle soluzioni per evitare la mancata erogazione della corrente elettrica, e la conseguente perdita economica.

Mercoledì 10 marzo, con un preavviso di sole 72 ore, la ditta e-distribuzione……., ha comunicato  che  dalle  8  del  mattino  alle  ore  16 avrebbe  staccato  l’erogazione dell’energia elettrica, mancata sostanzialmente dalle ore  8:40 alle 15, esattamente le ore in cui un il bar fattura l’80 % delle sue entrate giornaliere.

Non è la prima volta che accade, ci racconta Daniele Foscarini, questo è già il quarto mancato  guadagno  in due  anni  di  attività,  un  danno  di  alcune migliaia di  euro.

I  danni  non si  limitano  soltanto  a  quelli  subiti  dal  mancato  servizio  al  pubblico  ma anche materiali, ben 800 euro è costata un’interruzione precedente in estate, danno subito a  causa  dello  scongelamento  dei  gelati, interruzione  anche  questa  volta comunicata  con  solo 72 ore  di  anticipo.  Questo  Daniele  Foscarini  recrimina,  la mancata  comunicazione  tempestiva per  potersi  organizzare, oltre  alle  soluzioni adottate in altri luoghi che avrebbero potuto evitare questo disastro, dal fornire dei generatori  all’evitare  che  le attività commerciali  siano  lasciate  scoperte  dal servizio pubblico nelle loro ore di maggior guadagno.

In precedenza, intelligentemente, si era provveduto ad adottare un sistema di by-pass per permettere la non interruzione dell’erogazione dell’elettricità,,  grazie  a questo sistema, adottato prima della pandemia che ha atterrato gli incassi,, la sua attività ed altre hannopotuto  continuare  ad  offrire  il loro servizio  al  pubblico,  nonostante  le necessità della  ditta  fornitrice  del  servizio,  che se pur  avendo  le  sue  ragioni  deve  e doveva comprendere anche quelle dei cittadini, degli imprenditori e dei consumatori.

Fornire dei generatori come fatto in altri luoghi sarebbe stata una soluzione non solo utile ma anche necessaria, visti i tempi che corrono e le entrate molto limitate ed a singhiozzo da  oltre un  anno a  causa  dei  diversi  decreti  governativi, per  le  chiusure repentine e costanti adottate dal Governi Conte e Draghi nei prossimi giorni.

Daniele Foscarini rappresenta non solo se stesso ma anche tutti quegli imprenditori che nel tempo e in diversi luoghi del Paese vedono da un giorno all’altro, o quasi, la  loro attività subire un danno per necessario servizio pubblico, danno evitabile con un sistema  preventivo  volto  a  proteggere  tutte  le  attività,  tessuto  imprenditoriale importantissimo per l’intero Paese, soluzioni necessarie oggi come in passato e nel prossimo, incerto, preoccupante futuro.

Daniele Foscarini auspica a se stesso, e crede anche nell’interesse di altre attività, di non dover più subire mancati importantissimi guadagni, rendendo attente le aziende o l’azienda fornitrice del servizio pubblico di pensare ad adottare soluzioni efficaci e ragionevoli nell’interesse dell’intero Paese e dei consumatori tutti, siamo tutti nella stessa barca e non solo chi lavora per lo Stato.




Schiavone (CGIE) scrive a Draghi

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schiavone farnesinagROMA\ aise\ – “Esimio Presidente Draghi, nel ruolo che mi è dato di rappresentanza del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (CGIE) sono onorato di rivolgermi direttamente al Suo alto Magistero di rappresentanza della Nazione per complimentarmi della Sua nomina alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e, contestualmente, per augurarle il miglior successo che le nostre comunità in Italia e all’estero auspicano”. Inizia così la lettera che Michele Schiavone, Segretario Generale del Cgie, ha scritto oggi, 19 febbraio, al neo primo ministro italiano, Mario Draghi.
“I connazionali all’estero – continua -, alla stregua dei nostri concittadini in patria, sono da tempo in attesa di una profonda svolta delle politiche di resilienza e di rilancio dell’Italia, volte a trasformarla e modernizzarla al fine di creare maggiori opportunità per l’occupazione, la formazione e l’istruzione tali da far progredire le condizioni di un rafforzamento sostanziale della vita nel nostro Paese e nei consessi geopolitici”.
“Gentile Presidente Draghi – aggiunge ancora -, il Suo successo è legato anche all’immagine del nostro Paese all’estero e, di conseguenza, produce effetti positivi per le considerazioni che hanno e potranno avere i governi e le istituzioni dei paesi ospitanti verso i nostri connazionali”.
Schiavone, nella missiva si dice poi certo che, grazie all’esperienza che Draghi ha maturato anche fuori dall’Italia, egli “terrà nella dovuta considerazione le istanze e la disponibilità degli italiani all’estero a contribuire direttamente alla realizzazione del Suo programma di legislatura”.
“Nel mondo degli italiani all’estero – spiega – emerge una vistosa richiesta di semplificazione legislativa, dell’adeguamento dei processi di digitalizzazione ai servizi della pubblica amministrazione e nella rete diplomatico-consolare, come anche di una rivisitazione delle norme relative ai livelli e agli strumenti della rappresentanza politica nei territori oltre confine e nel Parlamento italiano. Il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, dall’inizio della XVIII legislatura, è impegnato assieme al Governo, alle Regioni e alle Province Autonome, nonché all’Associazione Nazionale dei Comuni d’Italia e all’Unione delle Province Italiane, alla realizzazione dell’Assemblea plenaria della IV Conferenza Stato-Regioni-Province Autonome-CGIE i cui lavori preparatori sono stati momentaneamente bloccati a causa dell’avvicendamento del Governo”.
Il Segretario Generale del CGIE, infine, chiede formalmente, al neo primo ministro, “di sostenere e assecondare il prosieguo del percorso intrapreso affinché, a dodici anni di distanza, questo organismo possa ritrovarsi per definire il programma delle politiche triennali per gli italiani all’estero. Vogliamo ben sperare in un futuro incontro e, nell’attesa, il CGIE Le formula i più sinceri saluti. Mi creda”. (aise)




ANCI e CGIE si confrontano sui gemellaggi

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16cgiegROMA\ aise\ – “I gemellaggi come volano per lo sviluppo dei territori – sfide e criticità”: questo il tema dell’incontro – audizione promosso oggi pomeriggio dalla Commissione “Conferenza Stato Regioni Province Autonome CGIE” del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero con Antonio Ragonesi, capo area Cooperazione Internazionale dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI).
Obiettivo dell’incontro, ha spiegato il presidente della commissione Manfredi Nulli, che ha moderato gli interventi, quello di “fare il punto sui gemellaggi, strumento che va rilanciato per consentire ai comuni italiani di stabilire relazioni culturali ma anche commerciali con comuni all’estero, ponendo le basi per una rigenerazione dei territori come già avvenuto in tante occasioni”.
L’incontro di oggi, ha sottolineato il segretario generale del Cgie Michele Schiavone, fa seguito a “importanti interlocuzioni” avute nel passato con Enzo Bianco che “espresse il desiderio di avviare un percorso comune di collaborazione per semplificare le attività dei comuni gemellati e per futuri progetti”.
“Moltissime”, ha osservato Schiavone, sono “le ragioni su cui si basano i gemellaggi”, primo tra tutti “un passato comune e doloroso”.
Il Cgie, ha concluso, “grazie al lavoro della VI commissione intende approfondire e lavorare sui rapporti tra le istituzioni” per cercare di “creare condizioni di collaborazione che coinvolgano territori, istituzioni e cittadini all’estero”.
Ad Antonio Ragonesi il compito di illustrare l’attività dell’Anci in ambito di relazioni internazionali tra territori, evidenziando il ruolo dell’Unione Europea e del suo programma “Europa dei cittadini”, con i relativi finanziamenti.
Ragonesi ha quindi accennato alla nuova agenda internazionale 2030, che “con più ampia prospettiva ha dato rilevanza al concetto di localizzazione dei rapporti internazionali” secondo una “nuova concezione che vede i territori muoversi in un’ottica di co-sviluppo, uno sviluppo “alla pari”, anche se con tempi e dinamiche diverse”.
Tra i progetti dell’Anci, Ragonesi ha citato in particolare “Municipi senza Frontiere”, un Programma promosso da Anci per la Cooperazione Territoriale che mette in campo una serie di azioni di capacity building delle municipalità dei paesi Partner, volte a sostenere l’empowerment delle amministrazioni locali nella gestione ottimale della cosa pubblica in vari settori – con l’obiettivo in molti casi di sostenere la crescita di una “accademia delle autonomie” – dalla Protezione Civile, alla Pianificazione urbana, fino ai servizi pubblici locali (raccolta e smaltimento dei rifiuti, illuminazione pubblica, gestione delle risorse idriche, sicurezza alimentare).
Faro di questa azione è, quindi, un approccio di dialogo e co-sviluppo “non assistenza”, ha tenuto a precisare il rappresentante dell’Anci, tra territori.
Posto che alla base dei gemellaggi c’è l’obiettivo di “promuovere territori”, realtà “molto simili per la loro vocazione territoriale, culturale o produttiva”, è “curioso” ha commentato Ragonese, che, fino ad ora, la presenza di una collettività italiana non è considerata fattore prioritario nella scelta di un progetto.
I Paesi “prioritari” su cui concentrare l’azione di cooperazione – ha spiegato – vengono decisi dal Consiglio nazionale della cooperazione allo sviluppo, che è l’unico canale per ottenere finanziamenti. Ma, ha aggiunto, nel Consiglio non c’è alcuna rappresentanza degli italiani all’estero e, almeno finora, nessuna attenzione verso i connazionali (l’elenco dei Paesi è nel Documento di programmazione triennale della cooperazione allo sviluppo).
Il rappresentante dell’Anci ha citato in particolare il recente tentativo di Genova di stringere un gemellaggio con il comune cileno di Valparaiso – dove il referente è per altro un assessore di origine ligure – andato a vuoto perché il Cile non è, appunto, tra i Paesi “prioritari”, come non lo sono altri Paesi di grande emigrazione italiana.
Altro ostacolo, ha aggiunto, potrebbe essere rappresentato da “un format un po’ rigido che il Dipartimento Affari Regionali della Presidenza del consiglio ha elaborato a marzo 2020 per la preventiva autorizzazione ministeriale dei patti di gemellaggio, collaborazione e partenariato con enti omologhi”. Un tentativo di “imbrigliare queste attività” alla luce di alcuni scivoloni diplomatici fatti dai comuni nel recente passato.
Ma non esistono solo difficoltà: “in occasione della pandemia – ha detto Ragonese – sono stati riattivati oltre 200 gemellaggi tra Italia e Germania, tanto che il 17 settembre i presidenti Mattarella e Steinmeir si sono incontrati a Milano per il riconoscimento di questa rete di gemellaggi tra città italiane e tedesche”. Un interesse che ha anche portato ad un “sostegno del Quirinale” per il finanziamento di gemellaggi con la Germania.
Negli anni, ha ricordato, “sono stati finanziati importanti progetti sulle diaspore di altri paesi del mondo in Italia”; il Maeci “ha investito molte risorse e ha creato la Conferenza delle diaspore”. Quindi, ha concluso, “dovremmo prestare un’attenzione parallela alle comunità italiane all’estero, come tema prioritario nel rapporto tra enti locali” per “incentivare le azioni di gemellaggio attraverso le comunità di connazionali”.
Tanti i consiglieri che hanno partecipato al dibattito: è emersa la volontà del Consiglio generale di essere coinvolto, almeno come osservatore, nel Consiglio nazionale della Cooperazione allo Sviluppo, – richiesta oggetto di un recente documento della VI Commissione trasmesso al Comitato di presidenza del Cgie – ma anche la necessità di fare squadra con tutti gli attori coinvolti per remare nella stessa direzione.
L’Anci, ha assicurato, farà di tutto per sensibilizzare gli enti a “coinvolgere le comunità italiane all’estero in questi progetti di gemellaggio e partenariato”; “se ci sono occasioni includere la specificità delle comunità italiane all’estero nei progetti di cooperazione tra città o territori insistere”, ha confermato, “dovrebbe essere fatto”.
“Non comprimere, ma incentivare queste potenzialità”, ha ribadito Ragonese.
L’ostacolo, ha confermato a più riprese Ragonese, è sempre l’elenco dei Paesi considerati prioritari dalla cooperazione: rispondendo ad una domanda sulla possibilità di firmare un gemellaggio tra un comune e un Comites, Ragonese ha spiegato che “l’articolo 272 del testo unico degli enti locali al secondo comma permette ai comuni di destinare una parte del bilancio per programmi di cooperazione e interventi di solidarietà internazionali”, ma anche che “la Corte di conti ha precisato che possono essere destinate solo nei Paesi individuati dalla Cooperazione”. Dunque potrebbe essere utile non cambiare ma aggiungere a questa “priorità territoriale” quella della presenza dei connazionali, perché renderebbe più facile l’utilizzo di risorse proprie dei comuni. Parimenti utile puntare sulle grandi imprese come “agenti di italianità”, senza dimenticare l’ascesa negli ultimi anni tra gli attori della cooperazione allo sviluppo di Cassa depositi e prestiti che, ha spiegato Ragonese, “sta avviando programmi di credito nei Paesi con cui collaboriamo”.
Quanto al coinvolgimento della rete diplomatico-consolari, “noi ci muoviamo sempre nell’ambito delle autorità diplomatiche sul territorio”, ha confermato l’esponente dell’Anci, “che però andrebbero svecchiate nell’approcciare questo tema”, magari “anche con il vostro aiuto”.
In conclusione, Ragonese ha ipotizzato di promuovere un “piccolo spazio dedicato agli italiani all’estero alla prossima conferenza nazionale sulla cooperazione in programma ad ottobre a Bari”. (ma.cip.\aise) 




Una brasiliana a Brescia. Da biologa a eroina che salva l’ambiente

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 dsc8932La dottoressa CARMENCITA TONELINI PEREIRA attualmente è Presidente dell’Instituto 4 Elementos, una ONG brasiliana che si occupa di progetti e   di educazione   ambientale.

È   dottoranda in Ingegneria Civile, Ambientale, della Cooperazione Internazionale e di Matematica presso l’Università degli Studi di Brescia, nell’ambito del CeTAmb Lab, dottoressa in Scienza e Tecnologia  per   l’Ambiente e il Territorio e biologa.

Nel 2006 e 2010 ha ricevuto una Menzione d’Onore dal Programma delle Nazioni Unite (UNV) e International Institute for the Development of Citizenship (IIDAC) per l’implementazione della raccolta di olio di frittura esausto per la produzione di biocombustibile nello Stato di Goiás e   realizzazione di campagna di sensibilizzazione nell’ambito degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio. I progetti sono stati considerati Pratica di riferimento per la replicazione in comunità nazionali e internazionali.

Nel 2018 ha creato un ponte tra Brescia e il Brasile con il progetto Wash in School, per consentire l’accesso all’acqua pulita a 35 mila bambini e migliorare le condizioni igieniche delle scuole. Una perfetta connessione dell’acqua, merito dell’eroina Carmencita Tonelini e della convenzione triennale siglata tra Acque Bresciane e la Fondazione Sipec e CetAmb LAB   dell’Università di Brescia. Il progetto Wash è stato realizzato dall’Istituto “4 Elementos” e dal Laboratorio di Ricerca sulle Tecnologie Appropriate per la Gestione dell’Ambiente nei Paesi a Risorse Limitate (CeTAmb Lab) in collaborazione con l’Università Statale di Goias (UEG), Facoltà Fama, Studio Architettura Viva e Aqualit Sanitation e con il supporto della Fondazione SIPEC.

 dsc9479”Wash in School” ha come scopo garantire agli studenti l’accesso equo e sostenibile all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari.  Sono stati coinvolti 4624 studenti e 248 docenti e realizzate 2040 analisi microbiologiche delle acque in 12 scuole, tra settembre 2018-settembre 2020. Nel 2018, il 58% delle scuole partecipanti al progetto presentava contaminazione da E. coli nell’acqua delle fontanelle. Nel 2019, dopo la realizzazione da parte  di  alcune di piccoli interventi, come il cambio dell’elemento filtrante   delle fontanelle, l’indice di contaminazione si era ridotto al 33%. Nel 2019, in collaborazione con la prefettura, sono stati sostituiti i vecchi serbatoi e tutti gli elementi filtranti delle fontanelle delle scuole e a marzo 2020 sono state realizzate nuove analisi microbiologiche: il 100% delle scuole esaminate non presentava più contaminazione da E.coli.

Nel 2018 il 58% delle scuole avevano toilettes non utilizzabili, ma nel 2020 la prefettura ha iniziato a costruire nuove toilettes. Purtroppo il 100% delle scuole non fornisce sapone per il lavaggio delle mani. La Fondazione Sipec ha contribuito all’acquisto di dispenser per l’erogazione del sapone negli istituti scolastici.

Possiamo dire che il progetto Wash in School abbia raggiunto i suoi obiettivi:   migliorare la gestione dell’acqua potabile, delle acque di scarico e aumentare il numero di bagni nelle scuole, garantendo l’accesso sicuro a tutti.

E’ stato,   inoltre, creato il fumetto “Loli e Flor in Wash nelle scuole”,   finanziato   da Fondazione Sipec e Sindacata dei metallurgici di Anápolis. Ne sono state stampate 5 mila copie che sono utilizzate durante le campagna di sensibilizzazione nelle scuole sulle corrette pratiche igienico-sanitarie.

É stata creata anche una versione on-line del fumetto (in portoghese   e   inglese) che ora è disponibile in tutte le scuole (https://www.flipsnack.com/washbrazil/quadrinho-l-lli-e-flor-ingl-s.html).

Il progetto presenta un piano di azioni efficaci con le seguenti attività:

– Corso di formazione in Wash per 22 studenti-volontari dell’Univeristà Statale di Goias(UEG).

-Valutazione della salute dei bambini attraverso intervista e questionario.

-Installazione di rette pubbliche di acqua potabile in una scuola rurale

-Sostituzione di serbatoi di immagazzinamento rotti

-Costruzione di nuovi bagni in 4 scuole

-Ricerca sulla abitudine igieniche degli studenti prima e durante la pandemia del Covid.

-Conferenze su Wash per presentare i risultati preliminare del progetto alla   comunità accademica dell’Università Statale di Goias e Facoltà Fama in Anapolis e 1 conferenza durante il convegno Scuola Rifiuti Zero a Goiana.

-Costruzione di un bacino di evapotraspirazione (o fossa di bananeiras) per trattare le acque di scarico di una scuola rurale

-Educazione all’igiene e ambientale in modalità telematica dovuto alla pandemia

-Acquisto di dispensatori di sapone per le scuole

-Creazione, stampa e distribuzione di 5000 fumetti Lólli e Flor in WASH nelle scuole.

carmencita presenta il progetto alla comunitaLE METE FUTURE

“WaSH” si è concentrato sui primi tre SDG 6:

–  Raggiungere un accesso universale ed equo all’acqua potabile sicura per tutti.

– Raggiungere l’accesso a servizi igienico-sanitari adeguati ed equi per tutti, con un’attenzione particolare ai bisogni delle donne e delle ragazze e di coloro che si trovano in situazioni vulnerabili.

-Migliorare la qualità dell’acqua riducendo l’inquinamento e la percentuale di acque reflue non trattate ed aumentare il riciclaggio e il riutilizzo per garantire che i servizi WASH siano gestiti in sicurezza nelle scuole.

A partire dal 2021 il progetto WaSH in Schools 36 prevede il coinvolgimento di altre 36 scuole nell’arco di tre anni e più di 15 milla studenti. Il progetto sarà realizzato dall’Instituto 4 elementos e CETAMB Lab con il contributo di Acque Bresciane e Fondazione Sipec, con l’intenzione di focalizzarsi anche su gli altri target SDG’s:

-Aumentare considerevolmente l’efficienza nell’utilizzo dell’acqua in ogni settore.

-Garantire approvvigionamenti e forniture sostenibili di acqua potabile, per affrontare la carenza idrica e ridurre in modo sostanzioso il numero di persone che ne subisce le conseguenze.

-Proteggere e risanare gli ecosistemi legati all’acqua, comprese le montagne, le foreste, le paludi, i fiumi, le falde acquifere, i laghi e le sorgenti urbane. Saranno realizzate le seguenti attività:

Valutazioni dei servizi WaSH delle scuole con analisi microbiologiche delle acque; Sviluppo di un dispositivo collegato ad un’APP per monitorare la scadenza dei filtri delle fontanelle ed evitare la contaminazione delle acque da coliformi fecali; Sostituizione dei filtri scaduti, rubinetti e serbatoi di immagazzinamento di acqua rotti; Istallazione di dispenser con sapone. Raccolta di olio di frittura esausto per la produzione di sapone.

La   formazione   di   formatori   e   l’educazione   ambientale   saranno   fondamentali   per   il coinvolgimento, divulgazione e sostenibilità del progetto e la partnership con l’Università di Brescia – CeTAmb garantisce la scelta più opportuna in tema di tecnologie applicabili al particolare contesto considerato.

Non finisce qui. Il progetto Wash in Schools prevede anche il recupero di tre sorgenti urbane con la piantumazione di 1.500 alberi di specie native del cerrado brasiliano.

Queste linee e azioni per l’educazione ambientale regalano un sorriso e una speranza in un momento difficile come quello che stiamo attraversando e che colpisce particolarmente i bambini e ragazzi delle scuole.

TONELINI, sei bravissima e sei la nostra vera eroina ! Ti vogliamo bene!




ISTAT: 14,4% in più gli italiani trasferiti all’estero

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genteaeroportoNel 2019 il volume complessivo delle cancellazioni anagrafiche per l’estero è di 180mila unità. Insomma, il numero di emigrati dall’Italia sale del 14,4% rispetto all’anno precedente, il 2018. Gli emigranti, per il trequarti del numero complessivo, hanno 25 anni o più, e un terzo di questi è in possesso di laurea. È il nord ad avere il più alto tasso di emigrazione. Regno Unito meta preferita, seguita dalla Germania.
A rivelarlo è stato il Report Istat 2019 su iscrizioni e cancellazioni anagrafiche della popolazione residente, pubblicato oggi, 20 gennaio, sul sito dell’Istituto Nazionale di Statistica.
Le emigrazioni dei cittadini italiani, si evince dal Report, sono il 68% del totale (122.020). Se si considera il numero dei rimpatri (iscrizioni anagrafiche dall’estero di cittadini italiani), pari a 68.207, il calcolo del saldo migratorio con l’estero degli italiani (iscrizioni meno cancellazioni anagrafiche) dà un valore negativo di 53.813 unità. Il tasso di emigrazione dei cittadini italiani è pari a 2,2 per mille.
Quasi tre cittadini italiani su quattro trasferitisi all’estero nel 2019 hanno 25 anni o più (circa 87mila): uno su tre (28mila) è in possesso di almeno la laurea. Ed è il Nord la ripartizione di residenza da cui partono i flussi più consistenti di trasferimenti all’estero di cittadini italiani, in termini sia assoluti (59mila, pari al 49% degli espatri) sia relativi rispetto alla popolazione residente (2,4 italiani per mille residenti). Dal Mezzogiorno si sono trasferiti all’estero oltre 43mila italiani (2,2 per mille) mentre dal Centro sono espatriati circa 19mila connazionali, con un tasso di emigrazione (1,8 per mille) sotto la media nazionale.
La distribuzione degli espatri per regione di partenza mette in evidenza una situazione più eterogenea: la regione da cui emigrano più italiani, in valore assoluto, è la Lombardia con un numero di cancellazioni anagrafiche per l’estero pari a 23mila; seguono Sicilia e Veneto (entrambe 12mila), Campania (11mila) e Lazio (9mila). In termini relativi, rispetto alla popolazione italiana residente nelle regioni, il tasso di emigrazione più elevato si ha in Trentino-Alto Adige (4 italiani per mille residenti). In Calabria, Friuli-Venezia Giulia, Marche, Veneto, Sicilia, Molise, Lombardia e Abruzzo la propensione a emigrare è di circa 3 italiani per mille residenti. Le regioni con il tasso di emigrazione per l’estero più basso sono invece Toscana, Liguria e Lazio, che presentano valori pari a circa 1,7 per mille.
La meta preferita degli italiani che lasciano l’Italia è il Regno Unito, che nel 2019 ha segnato un record di emigrazione: +49%. Nel 2019, infatti, il flusso di espatri verso il Regno Unito registra la cifra record di 31mila cancellazioni anagrafiche (+49% rispetto all’anno precedente), superando il picco dei 25mila espatri del 2016 (anno in cui è stato avviato il processo di risoluzione per l’uscita del Paese dall’Unione europea, concluso il 31 gennaio 2020 con l’accordo di recesso). Durante il cosiddetto “periodo di transizione” (stabilito di comune accordo tra Stati membri e Regno Unito e concluso il 31 dicembre 2020), molti dei cittadini italiani, verosimilmente già presenti nel territorio britannico ma non registrati come abitualmente dimoranti, hanno ufficializzato la loro posizione trasferendo la residenza nel Regno Unito.
In generale, i paesi dell’Unione europea si confermano le mete privilegiate per gli italiani che emigrano. Nel 2019, il secondo posto nella graduatoria dei paesi di destinazione europei è occupato dalla Germania con poco meno di 19mila espatri (+4% rispetto al 2018), il terzo dalla Francia (13mila), seguita da Svizzera (10mila) e Spagna (6mila). Nel decennio 2010-2019 questi cinque Paesi hanno accolto complessivamente circa 531mila italiani emigrati. Tra i paesi extra-europei, le principali mete di destinazione sono Brasile, Stati Uniti, Australia e Canada (nel complesso 16mila). Tra gli italiani che espatriano si contano anche i flussi dei cittadini di origine straniera. Sono cittadini nati all’estero che emigrano in un paese terzo o fanno rientro nel luogo di origine, dopo aver trascorso un periodo in Italia e aver acquisito la cittadinanza italiana. Le emigrazioni di questi “nuovi” italiani, nel 2019, ammontano a circa 37mila (30% degli espatri, +5% rispetto al 2018). Di questi, uno su tre è nato in Brasile (circa 12mila), il 9% in Marocco, il 6% in Bangladesh, il 5% in Germania, il 4% nella ex Jugoslavia, il 3,8% in Argentina e il 3% in India e Pakistan.
I paesi dell’Unione europea si confermano le mete principali anche degli espatri dei “nuovi” italiani (60% dei flussi degli italiani nati all’estero). In particolare, con riferimento al collettivo dei connazionali diretti nei paesi dell’Ue, si osserva che il 17% è nato in Brasile, il 14% in Marocco, il 9% nel Bangladesh.
Nell’ultimo decennio il numero di cittadini che hanno lasciato il paese nativo è aumentato considerevolmente: i saldi migratori con l’estero dei cittadini italiani, infatti, soprattutto a partire dal 2015, sono stati in media negativi per 69mila unità l’anno.
Un italiano emigrato su quattro ha almeno la laurea

Nel 2019, gli italiani espatriati sono prevalentemente uomini (55%). Fino ai 25 anni, il contingente di emigrati ed emigrate è ugualmente numeroso (entrambi 20mila) e presenta una distribuzione per età perfettamente sovrapponibile. A partire dai 26 anni fino alle età anziane, invece, gli emigrati iniziano a essere costantemente più numerosi delle emigrate: dai 75 anni in poi le due distribuzioni tornano a sovrapporsi.
L’età media degli emigrati è di 33 anni per gli uomini e 30 per le donne. Un emigrato su cinque ha meno di 20 anni, due su tre hanno un’età compresa tra i 20 e i 49 anni mentre la quota di ultracinquantenni è pari al 13%. Considerando il livello di istruzione posseduto al momento della partenza, nel 2019 un italiano emigrato su quattro è in possesso di almeno la laurea (30mila). Rispetto all’anno precedente le numerosità dei laureati emigrati è in lieve aumento (+1,4%).
Quasi tre cittadini italiani su quattro trasferitisi all’estero nel 2019 hanno 25 anni o più: sono poco più di 87mila (il 72% del totale degli espatriati); di essi quasi uno su tre (28mila) è in possesso di almeno la laurea. In questa fascia d’età si riscontra una lieve differenza di genere riguardo alla consistenza e al titolo di studio di chi espatria: le italiane emigrate sono meno numerose (rappresentano circa il 43% del totale degli espatriati di 25 anni o più) ma sono più frequentemente in possesso di almeno la laurea (il 36% contro il 30% dei loro coetanei). Rispetto al 2010, inoltre, l’aumento degli espatri di laureati è più evidente per le donne (+8%) che per gli uomini (+3%). Tale incremento risente in parte dell’aumento contestuale dell’incidenza di donne laureate nella popolazione (dal 5,5% del 2010 al 7,8% del 2019).
L’altra faccia della medaglia è costituita dai rimpatri: nel 2019, considerando il rientro degli italiani di 25 anni e più con almeno la laurea (15mila), la perdita netta (differenza tra rimpatri ed espatri) di popolazione “qualificata” è di 14mila unità. Tale perdita riferita agli ultimi dieci anni ammonta complessivamente a poco meno di 112mila unità. Il trend in aumento degli espatri è da attribuire in larga parte alle difficoltà del mercato del lavoro italiano di assorbire l’offerta soprattutto dei giovani e delle donne. A queste si aggiunge il mutato atteggiamento nei confronti del vivere in un altro Paese – proprio delle generazioni nate e cresciute in epoca di globalizzazione – che induce i giovani più qualificati a investire con maggior facilità il proprio talento nei paesi esteri in cui sono maggiori le opportunità di carriera e di retribuzione.
Mobilità e migrazioni in forte flessione nelle fasi di lockdown per Covid-19

I dati provvisori sull’andamento dei flussi migratori nei primi otto mesi del 2020 mettono in evidenza una forte flessione delle migrazioni (complessivamente -17,4%).
Le misure di contenimento della diffusione dell’epidemia messe in atto dal Governo a marzo 2020 hanno ridotto al minimo la mobilità interna (flussi inter-comunali, tra province e tra regioni) con pesanti ripercussioni anche sui trasferimenti di residenza da o per l’estero. Il confronto tra l’andamento dei flussi osservati nei primi otto mesi del 2020 e la media dei flussi rilevati nello stesso periodo del 2015-2019 mette in evidenza una flessione pari al 6% per i movimenti tra comuni, al 12% per le cancellazioni anagrafiche per l’estero e al 42% per i flussi provenienti dall’estero. Tuttavia, a partire da giugno 2020, tutti i flussi migratori sembrano riprendere il loro trend e tornare quasi ai livelli pre-lockdown.
A livello territoriale, non tutte le regioni hanno risentito con la stessa intensità delle restrizioni imposte alla mobilità. La Calabria ha ridotto di quasi un terzo la mobilità complessiva, il Molise e il Lazio di un quinto, mentre per il Friuli-Venezia Giulia e il Veneto si osserva una riduzione del 7% rispetto alla media delle migrazioni nello stesso periodo degli anni 2015-2019.
Con riferimento ai trasferimenti di residenza interni al Paese (in calo del 6%), le misure restrittive e il rallentamento dell’attività amministrativa, soprattutto nelle prime fasi del lockdown, hanno inciso maggiormente sui movimenti a breve raggio (trasferimenti entro i confini provinciali, -7%), un po’ meno per la mobilità a medio e lungo raggio (all’interno della regione e tra regioni diverse, rispettivamente -4% e -6%). Inoltre, si osserva una riduzione dell’11% dei flussi verso i capoluoghi di provincia.
Non si rilevano, invece, significative variazioni strutturali sulla composizione dei flussi interni. In generale, la sospensione momentanea della mobilità residenziale ha avuto un impatto uniforme sulle caratteristiche socio-demografiche dei trasferiti.
Differenti considerazioni valgono per i flussi da e per l’estero per i quali i blocchi alle frontiere hanno ridotto sensibilmente il volume in ingresso e in uscita di immigrati ed emigrati.
La prima sostanziale differenza si evidenzia nella composizione dei paesi di origine per gli iscritti dall’estero. Il confronto tra il numero di ingressi nei primi otto mesi del 2020 e il numero medio degli ingressi nello stesso periodo degli ultimi cinque anni mostra un calo drastico dei flussi provenienti dall’Africa: si riducono a poche centinaia gli immigrati provenienti da Gambia (-85%) e Mali (-84%), sono fortemente in calo i flussi dalla Nigeria (-73%), quasi dimezzati quelli provenienti da Egitto (-47%) e Marocco (-40%). Forti diminuzioni anche per gli ingressi da Cina (-63%), Brasile (-49%), e Romania (-48%). I flussi che decrescono in misura meno significativa sono quelli provenienti dagli altri paesi dell’Unione europea: -12% da Svizzera e Francia, -10% dalla Spagna e -4% dalla Germania.
Il Covid-19 riduce anche i trasferimenti verso l’estero
Analogamente, per i flussi in uscita il confronto tra i primi otto mesi del 2020 e la media del corrispondente periodo 2015-2019 mostra un calo generale delle cancellazioni per l’estero, in particolare verso i tradizionali paesi di emigrazione. I flussi diretti in Romania si riducono del 34%, quelli diretti in Germania del 23%. Per i paesi extra europei la variazione negativa più importante si osserva per le emigrazioni verso Marocco (-61%) e Cina (-58%). Unico dato in controtendenza quello relativo alle cancellazioni anagrafiche per trasferimento di residenza verso il Regno Unito che fa registrare un aumento dei flussi del 63%. In questo caso va rilevato che verosimilmente non si tratta, come già detto, di reali spostamenti avvenuti nel 2020 ma piuttosto di “regolarizzazioni”, attraverso l’iscrizione all’AIRE, di individui dimoranti da tempo nel territorio britannico.
I dati riferiti ai primi otto mesi del 2020 sono provvisori e vengono diffusi con l’intento di contribuire tempestivamente al monitoraggio del fenomeno. Per un bilancio complessivo dell’impatto della pandemia di Covid-19 sui trasferimenti di residenza sarà necessario attendere il consolidamento dei dati dell’anno 2020, anche per tener conto dell’effetto della seconda ondata della pandemia e delle conseguenti nuove restrizioni alla mobilità adottate nell’ultimo trimestre del 2020




“Pizza Day”, il 44% degli italiani sceglie il “fai da te”

pizza napoletana

pizza napoletanaCon gran parte delle pizzerie chiuse per l’entrata in vigore delle misure di prevenzione previste dal Dpcm nella nuova mappa di colori nelle regioni, la Giornata internazionale della pizza si è celebrata quest’anno soprattutto nelle case dove oltre 4 italiani su 10 (44%) hanno scelto di prepararsela da soli pur di non rinunciarci. È quanto emerge da un sondaggio condotto sul sito www.coldiretti.it in occasione della giornata dedicata al simbolo della cucina italiana più conosciuta nel mondo celebrata ieri, 17 gennaio, come ormai consuetudine.
Un “compleanno” amaro, sottolinea la Coldiretti, segnato dall’emergenza coronavirus con la grande maggioranza delle pizzerie italiane chiuse per il servizio al tavolo nelle regioni arancioni e rosse e le altre duramente provate dalle limitazioni negli spostamenti e negli orari di apertura, con il coprifuoco, nonostante la debole boccata d‘ossigeno rappresentata dalla possibilità di consegna a domicilio e di asporto.
Le pizzerie, osserva la Coldiretti, sono forse il settore della ristorazione più colpito dall’emergenza Covid per il consumo serale che si scontra con l’obbligo di chiusura in tutto il territorio nazionale alle 18.00, ma pesa molto anche l’assenza totale dei turisti stranieri, da sempre tra i più accaniti consumatori di pizza.
Le vendite nei locali sono praticamente dimezzate con un crack stimato da Coldiretti in almeno 5 miliardi nel 2020, che mette a rischio il futuro di 63mila pizzerie con circa 200mila addetti presenti lungo la Penisola. Le difficoltà, incalza la Coldiretti, si trasferiscono lungo tutta la filiera considerato che a pieno regime nelle pizzerie ogni anno si stima vengano impiegati 400 milioni di chili di farina, 225 milioni di chili di mozzarella, 30 milioni di chili di olio di oliva e 260 milioni di chili di salsa di pomodoro.
Senza dimenticare il taglio dei consumi di vino e soprattutto di birra che trovano nelle pizzerie un canale privilegiato di vendita. La chiusura forzata dei locali ha dunque un impatto devastante non solo sulle imprese e sull’occupazione, ma anche, commenta la Coldiretti, sull’intero sistema agroalimentare che ha visto chiudere un importante sbocco di mercato per la fornitura dei prodotti.
Nel tempo della pandemia ad aumentare è dunque solo la spesa domestica, con il lockdown e le altre limitazioni che hanno “riportato” gli italiani ai fornelli. La preparazione casalinga dei piatti tradizionali, a partire dalla pizza, in questo periodo è infatti una attività tornata ad essere gratificante per uomini e donne all’interno delle case anche con il coinvolgimento appassionato dei più piccoli. Non a caso, secondo l’analisi della Coldiretti su dati Iri, si è registrato un raddoppio delle vendite di preparati per pizze (+101%) nei supermercati.
Gli italiani sono i maggiori consumatori di pizza in Europa, ricorda infine la Coldiretti, con 7,6 chili all’anno, e staccano spagnoli (4,3), francesi e tedeschi (4,2), britannici (4), belgi (3,8), portoghesi (3,6) e austriaci che, con 3,3 chili di pizza pro capite annui, chiudono la classifica. Ma il Belpaese vanta anche l’iscrizione dell’Arte dei Pizzaiuoli napoletani nella lista del patrimonio culturale immateriale dell’umanità dell’Unesco avvenuto il 7 dicembre 2017




Studiare il friulano è utile alla salute del cervello

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15furlanUn’educazione plurilingue offre sempre di più vantaggi cognitivi, sociali e culturali. Un esempio su tutti? Un bambino che studia il friulano impara meglio anche l’inglese. E non solo, perché migliora anche la capacità di apprendimento e la velocità di comprensione, con maggiori abilità logico-matematiche e creative, ma pure di adattamento, una più ampia apertura verso l’altro e molto ancora.
In quest’ottica, il prossimo 25 gennaio, per meglio illustrare i vantaggi della scelta di studiare il friulano come idea alla base del plurilinguismo, l’ARLeF – Agenzia Regionale per la Lingua Friulana – ha realizzato una guida dal titolo “Crescere con più lingue”, scaricabile dal sito www.arlef.it, arricchita dalla testimonianza di docenti e di importanti esperti, tra cui Luca Melchior, linguista e professore dell’Alpen-Adria Universität di Klagenfurt specializzato proprio su questa matera.
Dai dati raccolti emerge come un bambino che cresce studiando il friulano impara prima a leggere, dispone di una grande attenzione selettiva e ha maggiore facilità nel passare da un compito all’altro. Ma non solo. Il plurilinguismo contribuisce alla salute del cervello (che si mantiene giovane ed elastico, ritardando i rischi di demenza e Alzheimer) e migliora opportunità per la vita privata e per il successo professionale (per le loro competenze linguistiche e le abilità gestionali e relazionali, i lavoratori plurilingui sono più ricercati e guadagnano di più dei monolingui). Un altro aspetto da non trascurare è poi l’importanza di sostenere la scelta anche in famiglia. Anche di questo parla la guida che offre molti utili consigli sulle strategie linguistiche più idonee da usare, quale il metodo “una persona-una lingua” (quando un solo genitore conosce il friulano, ciascun genitore parlerà al figlio sempre e solo nella lingua che conosce) e il metodo “lingua della famiglia” (quando tutti e due i genitori conoscono il friulano, parleranno al figlio sempre in friulano, passando all’italiano solo quando necessario)




“Ho lavorato in Svizzera e non mi hanno pagato”

scrivere

scrivereUn nostro lettore ci scrive.

“Ho lavorato fino ad agosto 2020 presso una fattoria in Canton Vaud. Scaduto il contratto non lo volevo per motivi personali rinnovare. Offeso il tizio non mi ha pagato, anzi sostiene che gli devo io 1000 franchi, scalando cose già rimborsato dalla sua assicurazione (si fece bello quando arrivò il rimborso).

Ovviamente, con il permesso di lavoro scaduto e le problematiche del Covid, non riesco a venire in Svizzera per sporgere regolare denuncia. Dovrei rivolgermi ad un sindacato ma non ne conosco.

Dal 2015 che lavoro in Svizzera ho solo incontrato gente onesta. Potete suggerirmi come comportarmi o trovarmi un email a cui scrivere? Trovo ingiusto che io, disoccupato, debba rinunciare a 3750 CHF tutti ‘stra sudati.

Per favore aiutatemi, devo recuperare i miei soldi … Non è giusto, ho scoperto in seguito che lo ha fatto con quasi tutti gli operaio… le ultime settimane, l’ultimo mese e non denunciamo per paura di non trovare un altro lavoro.

Lettera firmata