Sereni: “Mediterraneo priorità strategica”

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9sereni“Il Mediterraneo è sempre stato un luogo di contatti e scambi tra persone e culture diverse”. Così il Vice Ministro degli Esteri Marina Sereni intervenuta oggi in videoconferenza al 5th EU-Arab World Summit, promosso dal Delphi Economic Forum con il patrocinio del Governo greco.
“L’area mediterranea – ha spiegato Sereni – è oggi segnata da crisi regionali e conflitti civili, dalla Libia alla Siria, dalla piaga del terrorismo alle migrazioni e ai traffici illegali, che danno vita a linee di frattura sulle quali Europa e mondo arabo si incontrano e a volte si scontrano. Covid-19 ha ulteriormente esacerbato questa situazione. Nonostante ciò, il destino della regione è quello di un unico ecosistema politico, economico e culturale nel quale dobbiamo essere in grado di rafforzare il dialogo, disinnescare le tensioni e favorire la cooperazione. In questo senso, l’Italia è molto preoccupata per i recenti sviluppi nel Mediterraneo Orientale. La de-escalation, che è nell’interesse di tutti, rimane il nostro obiettivo”.
“Le politiche migratorie – ha detto ancora il Vice Ministro – offrono in questo senso un campo di cooperazione. Discutere le questioni migratorie con i Paesi più coinvolti è per l’Italia molto importante. Per questo crediamo che la dimensione esterna della politica europea debba essere il fulcro su cui costruire l’intero sistema del Nuovo Patto sulla migrazione e l’asilo”.
“I recenti tragici eventi a Nizza e a Vienna – ha proseguito Sereni – ci ricordano tristemente che il terrorismo è lungi dall’essere sconfitto. Sebbene militarmente battuto, Daesh rappresenta ancora la principale minaccia, poiché conserva la capacità di ispirare attacchi ben oltre la sua area di origine. L’Italia ritiene che la sicurezza nella regione debba basarsi su un approccio che tenga in debita considerazione sviluppo economico, rafforzamento delle istituzioni, aiuti umanitari e ricostruzione civile. Minacce come il terrorismo e lo sfruttamento dei flussi migratori illeciti sono problemi che coinvolgono tutti, mettendo in questione l’identità culturale e la coesione politica e sociale. Per questo – ha concluso il Vice Ministro – il Mediterraneo deve diventare la nostra priorità strategica”.




Le misure anti Covid annunciate da Conte, dai centri commerciali alle mostre e i musei

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173619277 de35f4d1 5d26 4b50 a0ef 72887f0ce140Chiusura del centri commerciali nei fine settimana, limitazioni alla mobilità durante la sera, riduzione al 50% della capacità sul trasporti pubblico e chiusura di musei e mostre. Sono alcune delle “misure necessarie con la massima speditezza” alle quali il governo sta pensando e la cui adozione sarà rimessa al Parlamento.

Giuseppe Conte ha illustrato alla Camera  le iniziative che dovrà prendere il governo a causa di “un repentino” aumento del contagio. “Il Parlamento potrà esprimersi prima” dei provvedimenti del governo e do la mia disponibilità ad accogliere i rilievi che arriveranno, ha spiegato il premier.

Misure necessarie perché la situazione è peggiorata

“La curva corre in ogni Continente. L’Ue all’interno di un quadro globale è una delle aree più colpite dall’urto della seconda ondata” ha aggiunto, “Nelle ultime settimane l’incremento di casi è stato di 150 contagi per ogni 100 mila abitanti e anche nel nostro Paese la situazione è in peggioramento: la recrudescenza ha condotto ad una moltiplicazione significativa dei contagi”.

“Non stiamo subendo una insostenibile pressione nei reparti di terapie intensiva”, ha specificato, ma “registriamo un preoccupante affollamento” in particolare “nelle terapie sub-intensive e nell’area medica in generale. Occorre alleggerire la pressione nei pronto soccorso e far crescere la possibilità di screening nella popolazione italiana”.

“L’evoluzione dell’epidemia risulta molto preoccupante”, si va verso uno scenario di tipo 4 e “c’è il rischio tenuta dei servizi sanitari in alcune regioni”, ha detto il premier. “Il quadro è grave su tutto il territorio nazionale” ma soprattutto in alcune regioni e province autonome, ha aggiunto. “Esiste una alta percentuale di possibilità che nel prossimo mese in 15 regioni l’indice Rt peggiori” e “questo quadro non tiene conto” degli effetti del nuovo Dpcm.  “L’Rt nazionale è a 1,7 ma in alcune regioni il dato è superiore. Esiste un’alta probabilità che 15 regioni superino le soglie critiche nelle aree delle terapie intensive e delle aree mediche nel prossimo mese. A ieri risultano ricoverate in terapia intensiva 1.939 persone. I pazienti in terapia intensiva sono al momento poco più della metà dei posti letto attivati grazie alle forniture del governo con il commissario straordinario”.

Che cosa prevede il temuto ‘scenario 4’

L’Italia proiettata verso lo scenario 4, il più grave, secondo il piano ‘Prevenzione e risposta a COVID-19’ redatto dall’Istituto Superiore di Sanità, che prevede diversi scenari e le relative misure da mettere in campo in base all’andamento dell’epidemia. A certificarlo lo stesso premier Giuseppe Conte, nel suo intervento alla Camera. Lo scenario 4 si verifica in casi di trasmissibilità non controllata con criticità nella tenuta del sistema sanitario nel breve periodo.

Uno dei parametri tenuti in considerazione è l’indice di contagio Rt regione per regione. Si entra in allarme rosso quando viene superato 1,5, e sono 13 le regioni che nell’ultimo report dell’Iss risultano oltre la soglia: due di queste superano addirittura quota 2, sono Piemonte (2,16) e Lombardia (2,09). Le altre regioni attenzionate sono Calabria (1,66), Emilia Romagna (1,63), Friuli Venezia Giulia (1,5), Lazio (1,51), Liguria (1,54), Molise (1,86), Provincia di Bolzano (1,96), Provincia di Trento (1,5), Puglia (1,65), Umbria (1,67) e Valle d’Aosta (1,89).

Non ci saranno misure omogenee su tutto il territorio

“Non ci sarà un regime indistinto sul territorio” ha detto Conte “Il prossimo Dpcm individuerà tre aree corrispondenti a tre aree di rischio. Siamo costretti a intervenire in un’ottica di prudenza” per attuare nuove misure e “per eseguire una strategia di contenimento del contagio. Questa strategia va modulata a seconda della situazione delle regioni. Per questo motivo adotteremo una decisione per interventi modulati sulla base di rischi elevati sul territorio sulla base di criteri scientifici. Introdurremo un regime differenziato basato su differenti scenari regionali”.

Un piano per proteggere l’economia

“Il governo non intende arretrare di un millimetro nella protezione economica” del tessuto sociale. “La priorità è la difesa della salute. Siamo consapevoli del senso di smarrimento e della rabbia dei cittadini. Non vi può essere alcun dilemma tra la protezione della difesa della salute e la difesa dell’economia”, ha detto il presidente del Consiglio.

L’appello all’unità

“Mi permetto di rivolgere un appello: restiamo uniti in questo drammatico momento. La proposta del governo” al centrodestra per un confronto “resta” e “non mira ad una confusione dei ruoli”. “Ho prospettato” ha detto “ai leader delle opposizioni un tavolo di confronto col governo. Al momento questa proposta è stata rifiutata, se ci fossero ripensamenti posso confermare che la proposta del governo permane immutata e non sottende una confusione di ruoli o sovrapposizione di responsabilità. Il governo è consapevole della piena responsabilità di ogni sua decisione”.  AGI




Con la pandemia gli italiani hanno riscoperto i negozi di quartiere

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085658682 30f029ca a9d7 4764 a393 6782696d7ff4Con il Covid-19 le imprese delle distribuzione alimentare al dettaglio sono state messe a dura prova e, soprattutto durante il lockdown, i punti vendita sono stati in prima linea per assicurare la spesa e continuare ad erogare, in condizioni di difficoltà, un servizio fondamentale per i cittadini facendo riscoprire anche il ruolo dei negozi di vicinato (come afferma il 70% delle imprese) e quasi un’impresa su due (47,3%) ha rilevato un aumento di nuovi clienti. È quanto emerge dall’Osservatorio della Fida, la Federazione italiana dettaglianti dell’alimentazione aderente a Confcommercio, realizzato in collaborazione con Format Research.

Secondo l’analisi, il 31% delle imprese prevede un peggioramento della propria attività economica nei prossimi tre mesi, mentre per il 59% la situazione rimarrà stazionaria. Principalmente all’inizio e nella fase più acuta della pandemia le imprese hanno dovuto risolvere problemi di carattere organizzativo mai affrontati prima, con dispendio di energie e risorse, come il reperimento dei dispositivi di protezione individuale, ma si sono adeguate con successo e tempestività alle nuove disposizioni sanitarie e di sicurezza: dalla pulizia e sanificazione quotidiana di ambienti e strumenti, all’installazione dei pannelli separatori in plexiglass tra dipendenti e clienti.

L’emergenza sanitaria ha accelerato i processi di innovazione nel settore: il 40,7% delle imprese ha iniziato a fare consegne a domicilio, il 32,2%, di quelle che già lo facevano, ha intensificato questo servizio e il 14,2% ha attivato servizi di asporto. E anche sul fronte digitale crescono le imprese che hanno avviato servizi che prima non offrivano come la prenotazione spesa tramite email (per il 13,1%), tramite Social Network (per il 9%), il click & collect (per il 7,1%) e la vendita per mezzo di piattaforme online (per il 4,7%). Le imprese della distribuzione alimentare al dettaglio in Italia sono oltre 140 mila, pari a circa il 4% del totale complessivo delle imprese, di cui il 60% ‘specializzate’. AGI




“Il bambino prima di tutto”: 150 anni fa nasceva Maria Montessori

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Prof Maria MontessoriLa sua vita doveva correre sui binari tecnologici e scientifici dello scibile umano. E per dare corpo ai propri sogni, Maria Montessori si era iscritta alla Facoltà di Ingegneria, accettando il trasferimento dalla tranquilla Chiaravalle – nelle Marche- alla brulicante Roma, capitale di un Regno d’Italia in grande fermento.

Nata nel 1870 da Alessandro e da Renide Stoppani (ambedue impegnati nella politica), Maria crebbe figlia unica e nell’ambiente familiare liberale e tollerante crebbero le sue radici di altruismo . Iscritta nel 1875 in una scuola popolare di Roma, la bambina proseguì i suoi studi in una scuola tecnica e scientifica per approdare al diploma con le idee chiare e con l’animo intraprendente.

Ma non c’erano spazi per le donne intraprendenti, in quegli ultimi anni dell’Ottocento italiano. Non ce n’era almeno per una donna che volesse misurarsi con l’ingegneria: Maria dovette suo malgrado ripiegare sulla medicina e sulla chirurgia, trasferendo nell’anatomia e nella fisiologia la sua passione per la tecnologia. Strada facendo, la studentessa scoprì però una terza scelta, che nel tempo le avrebbe portato i migliori frutti. Decise infatti di seguire le orme della psichiatria e di concentrare la propria tesi su questa materia. La laurea  per la prima donna italiana, arrivò nel 1896 e dopo quattro anni il primo lavoro le venne offerto nel manicomio di Santa Maria della Pietà. L’esperienza terribile, tra i diseredati del genere umane, toccò ancora di più la giovane dottoressa impressionata dalla concomitante presenza di bambini con semplici turbe di comportamento. Lasciati in stato di abbandono e trattati alla pari dei grandi (ovvero poco meglio delle bestie) i bambini colpirono l’acume professionale della ragazza marchigiana che a loro decise di votare la propria missione sanitaria; energica e caparbia, dotata di una volontà instancabile, Maria Montessori si profuse totalmente verso il recupero dei piccoli pazienti e con l’ausilio di materiali adatti ottenne risultati inaspettati. Con grandissima foga, la dottoressa iniziò allora la sua personale battaglia nei confronti dei più piccoli disadattati battendosi per i loro diritti nei congressi scientifici di inizio Novecento. Allo stesso tempo, la psichiatra estese la sua attenzione anche ai bambini normali decidendo di incidere in modo energico sull’organizzazione delle scuole italiane. Ottenuta l’incarico di Professoressa di Antropologia pedagogica, la giovane marchigiana decise di proporre le proprie valutazioni attraverso un nuovo metodo educativo e di farlo attraverso una scuola privata.

Il 6 gennaio del 1907 divenne così una data importante per i bambini di tutto il mondo.

maria montessoriNel quartiere romano di San Lorenzo, segnato da una povertà assoluta, aprì infatti la Casa dei Bambini, per ospiti da 3 a 6 anni. La struttura nasceva all’interno di un grande caseggiato di edilizia popolare, in via dei Marsi 58, permettendo di cogliere alla studiosa i “caratteri psichici insospettati” di bambini non più oppressi e mortificati. La “casa dei Bambini” divenne una vera e propria attrattiva della capitale. In molti accorsero per apprendere dagli stessi bambini che nessun premio e nessun castigo poteva equilibrare la felicità di una giornata operosa. In pochi anni le “case” si moltiplicarono e il nome di Montessori si amplificò oltre i confini nazionali. Le sue scuole inducevano mutamenti positivi nei comportamenti individuali dei bambini e il suo metodo rivelò un rispetto insospettato dei più piccoli nei confronti delle cose e verso gli altri. I suoi libri, dopo l’apertura della casa di Milano iniziarono a circolare fuori dai confini nazionali. “Il metodo della pedagogia scientifica” e “L’autoeducazione nella scuola elementare” approdarono con grande clamore anche nei Ministeri degli stati americani, rivelando un approccio che neanche nell’evoluto “Nuovo Mondo” era mai stato preso in considerazione. Anche i bambini statunitensi poterono finalmente assurgere a un rango più elevato della considerazione psicologica e affettiva riverberando le iniziative che continuavano a espandersi nella lontana Italia. Nel 1913 si tenne ad esempio in Umbria il primo corso per insegnanti; quelli che seguirono videro sempre più la presenza di insegnanti d’Oltreoceano con conseguente amplificazione del lavoro e dell’idea della psichiatra marchigiana. L’entusiasmo per il “metodo Montessori” divenne grande: ovunque grazie all’ambiente preparato e agli oggetti interessati, si ripeteva il miracolo della concentrazione, della quiete individuale, dell’elevato standard  di socializzazione e di scambio. Maria Montessori aveva “liberato” i bambini dal giogo della vecchia educazione.

montessori 20180827La grande intuizione di Montessori fu quella di applicare i metodi dell’educazione degli anormali all’educazione dei bambini normali. Secondo la dottoressa infatti, la questione dei portatori di handicap si doveva risolvere con procedimenti educativi e non con trattamenti medici e i consueti metodi pedagogici erano irrazionali perché reprimevano le potenzialità del bambino invece di aiutarle e farle emergere e svilupparle.

L’educazione dei sensi divenne il momento preparatorio per lo sviluppo dell’intelligenza perché l’educazione del bambino, allo stesso modo di quella del portatore di handicap, doveva far leva tutta sulla sensibilità, perché quest’ultima era uguale per tutte e due le tipologie.

Il metodo Montessori insegnò ad educare il bambino all’autocorrezione dell’errore da parte del bambino stesso ed anche al controllo dell’errore senza che la maestra (o direttrice) dovesse intervenire. Il bambino fu lasciato libero nella scelta del materiale con il quale potersi esercitare facendo leva sull’interesse spontaneo del piccolo e ottenendo un processo di auto-educazione ed auto-controllo.

Il  successo di questo sistema educativo non si sarebbe più fermato. Nominata nel 1922 ispettrice scolastica del Regno d’Italia, Maria Montessori divenne un’instancabile viaggiatrice. I suoi continui spostamenti producevano sempre nuove aperture e nei suoi vari viaggi negli Stati Uniti  la dottoressa fu  accolta con grande onore nella Casa Bianca, ospite di Margaret, figlia del presidente Woodrow Wilson;  la “Montessori Educational Association” fu sponsorizzata con entusiasmo da uomini del calibro di  Alexander Graham Bell, certificando un metodo che negli anni avrebbe prodotto più  di 5000 scuole private e oltre 200 scuole pubbliche nonché numerose scuole di specializzazione (il percorso montessoriano ancora oggi è molto impegnativo) per gli insegnanti che intendono affidare a questa “filosofia” il proprio messaggio didattico.

Ma non fu tutta rosa la strada di questa eccezionale pedagogista. Avversata da tutti i regimi totalitaristici (ed il  motivo è fin troppo ovvio) le scuole “Montessori” furono chiuse durante gli anni bui della Seconda Guerra Mondiale e in paesi come la Spagna, l’Unione Sovietica, L’Italia e la Germania. Anche la psichiatra fu costretta dal regime fascista a cambiare la propria residenza spostandosi prima a Barcellona (1934) e dopo la guerra civile spagnola, in Olanda . Internata nei campi di concentramento tedeschi nel 1940, la Montessori fu liberata grazie alle trattative politiche, ma fu costretta a lasciare il Vecchio Continente per trasferirsi in India. Nel paese asiatico l’italiana  non si perse però d’animo arrivando ad aprire la sua prima scuola asiatica nella città di Adyar. Tornata in Europa nel 1947 la grande pedagogista scelse di vivere i suoi ultimi anni a Nordwijk aan Zee, in Olanda dove morì il 6 maggio del 1952.

La sua morte però non tramutò in cenere il grande attivismo. Alla sua scuola studiarono nomi altisonanti della Pedagogia mondiale, quali Anna Freud, Jean Piaget, Alfred Adler, and Erik Erikson. Tra i suoi numerosi libri ”Il segreto dell’infanzia “ “La mente del bambino”, “La formazione dell’uomo” ancora oggi rimangono dei veri caposaldi del percorso formativo. Ben più scomoda invece fu la sua personalità. Né laica e né soltanto cattolica, Montessori fu prima corteggiata dal regime fascista e poi osteggiata. Iscrittasi alla società teofisica nata negli Stati Uniti, divenne quasi una guru dell’educazione infantile e ritornata in Italia, dopo la fine della seconda guerra mondiale fu acclamata dal Parlamento. Ma la sua risposta a tanto clamore non smentì la sua eccezionalità:

“Io vi indico il bambino, la sua ricchezza interiore e voi non lo vedete. Preferite guardare il mio dito che lo indica, ammirarlo, dire che è bello!…”




L’ANCRI ricorda i deportati tarantini

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ancri belgioI benemeriti delle Repubblica dell’Associazione Nazionale Insigniti dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana (ANCRI) hanno ricordato oggi a Crispano (TA) uno dei momenti più tragici della storia italiana, l’8 settembre del 1943.
Tra quei soldati c’erano tanti giovani tarantini che di fronte alla difficile scelta di continuare a combattere nelle file dell’esercito tedesco o, in caso contrario, essere deportati nei campi di lavoro in Germania, decisero di non venire meno ai loro doveri nella consapevolezza che solo così la loro Patria un giorno avrebbe riacquistato la propria dignità di Nazione libera.
Rifiutando l’arruolamento nelle file dell’esercito tedesco, vennero fatti “prigionieri” e internati in un campo di concentramento in condizioni di vita disumane e sottoposti a privazioni di ogni sorta.
Finita la guerra, grazie ai loro sacrifici, abbiamo conquistato la democrazia, lo stato sociale e i diritti costituzionali.
Tra quei soldati c’era anche Donato Tagliente padre del Prefetto Francesco Tagliente, già Prefetto di Pisa e Questore di Roma e Firenze che, nella veste di delegato nazionale ai rapporti istituzionali dell’Associazione Nazionale insigniti dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana (ANCRI), insieme al vicepresidente nazionale Francesco Avena e all’Assessore alla Cultura del Comune di Crispiano Aurora Bagnalasta, ha organizzato a Crispano questo momento di riflessione sul “dramma dei soldati italiani che, dopo l’8 settembre 1943, rifiutando l’arruolamento nelle file dell’esercito tedesco, vennero fatti prigionieri e internati in campi di concentramento” e sul “significato autentico del Canto degli italiani”. All’evento, tra le numerose Autorità civili e militari, il Prefetto di Taranto, Demetrio Martino, il Questore Giuseppe Bellassai ed il Comandante Provinciale della Guardia di Finanza, colonnello Massimo Dell’Anna. Il Comando provinciale dei Carabinieri è stato rapprsentato dal Capitano Leone.
L’ANCRI, per finalità statutarie, opera per divulgare, a tutti i livelli e in ogni forma, i principi e i valori della Costituzione Italiana, specialmente quelli incarnati nei simboli ufficiali della Repubblica come l’Inno Nazionale e la nostra Bandiera Tricolore. L’Amministrazione comunale di Crispiano (Ta) ha condiviso con l’ANCRI l’importanza della trasmissione di messaggi educativi anche di quel patrimonio culturale.
La ragione di essere dell’ANCRI è nella divulgazione e tutela, in Italia e nel mondo, di quei valori costituzionali e repubblicani nati dalla tragedia di due guerre mondiali. Come ha ricordato in occasione dell’annuncio dell’evento, da Bruxelles, il Generale in congedo della Guardia di Finanza Alessandro Butticé, delegato dell’Associazione per il Belgio, l’Unione Europea, la Nato e gli organismi internazionali, i valori difesi dall’ANCRI sono oggi in gran parte sanciti e protetti dai Trattati sull’Unione Europea, oltre che dalla nostra carta costituzionale che, all’articolo 10, primo comma, prevede che “l’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute”. Mentre l’articolo 11 “consente, in condizioni di parità con gli altri Stati”, come previsto dai Trattati dell’Unione Europea, “alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”. Perché i drammi che hanno portato, e sono seguiti, a quell’8 Settembre non si ripetano mai più in Europa.
L’ANCRI ha propri delegati, coordinati dal Gen. Alessandro Butticé, oltre che in il Belgio, presso la Ue e la Nato, anche in Albania, Argentina, Armenia, Canada, Cipro, Frangia, Germania, Giappone, Libano, Nigeria, Malta, Olanda, Regno Unito, Spagna, Tunisia, Ucraina e USA.
A Crispano è stato l’’Inno Nazionale, intonato dal Tenore Francesco Grollo, la voce Ufficiale delle Frecce Tricolori e dell’ANCRI, ad introdurre le celebrazioni della ricorrenza della proclamazione dell’Armistizio organizzate nel Teatro comunale cittadino.
Ai saluti del Sindaco Luca Lopomo, dell’Assessore Bagnalasta, del Presidente Nazionale dell’ANCRI Tommaso Bove e di altre Istituzioni governative sono seguiti gli interventi del Prof. Pietro Speziale (autore del libro “Crispiano – uno sguardo al passato per capire il presente e orientare il futuro”) e del Generale Fulvio Poli, Capo Ufficio Generale Promozione Pubblicistica e Storia dello Stato Maggiore dell’Esercito, per ricordare il “dramma dei soldati italiani che, dopo l’8 settembre 1943, rifiutando l’arruolamento nelle file dell’esercito tedesco, vennero fatti prigionieri e internati in campi di concentramento, in condizioni di vita disumane e sottoposti a privazioni di ogni sorta”.
È seguita una chiacchierata briosa sul Canto degli Italiani da parte del socio onorario dell’ANCRI, Prof Michele D’Andrea storico, scrittore, araldista, già dirigente della Presidenza della Repubblica, esperto della materia onorifica e cerimoniale, studioso della musica risorgimentale, autore dello stendardo presidenziale, dello stemma dell’Arma dei Carabinieri e delle revisioni degli stemmi della Marina e dell’Esercito. Per ultimo ha disegnato i nuovi distintivi di qualifica della Polizia di Stato.
A margine dell’evento, l’aise ha intervistato il prefetto Francesco Tagliente, organizzatore e moderatore dell’evento, nella veste di delegato ai rapporti istituzionale dell’ANCRI.
D. Qual’è il significato di questo evento ANCRI a Crispiano?
R. Quello di ricordare il “dramma dei soldati italiani deportati e internati nei campi di lavoro e di concentramento, attraverso un momento di riflessione dell’ANCRI e del Comune di Crispiano nel Teatro comunale, chiamando a ricordare quelle tragedie umane il Generale Fulvio Poli, Capo Ufficio Generale Promozione Pubblicistica e Storia dello Stato Maggiore dell’Esercito.
D. Nel ricordo anche del dramma dei militari internati nel campo di internamento per prigionieri italiani di S. Andrea alle porte di Taranto.
R. La celebrazione è anche l’occasione per ricordare il dramma dei militari italiani internati nel Campo per prigionieri italiani di S. Andrea, o Campo “S”, situato alle porte della città di Taranto. Un Campo che – come ci ricorda il prof Vittorio De Marco – ha rappresentato nei primi mesi del 1946 una pagina complessa nella storia italiana e locale dell’immediato dopoguerra. Tra febbraio e fine aprile, circa diecimila prigionieri sostarono in questo campo controllato dagli inglesi in una situazione fisica e morale umiliante e precaria per cui si parlò di “campo della fame a due passi da Taranto”. L’essere internati sul suolo patrio ad un anno dalla fine delle ostilità era vissuto come un’offesa alla dignità della persona umana, come un’inutile prosecuzione delle sofferenze e privazioni patite durante la guerra e negli anni di prigionia all’estero. Il caso divenne nazionale; furono numerosi i parenti che dal nord e centro Italia vennero a Taranto nella speranza di riconoscere il proprio figlio o il proprio marito al di là di quei reticolati. Quando fu possibile dai primi di marzo mandare aiuti nel campo tramite l’arcivescovado e la Croce Rossa, la città ed i paesi della provincia risposero con grande generosità come se in quel campo fossero reclusi i propri congiunti. Fu una gara di solidarietà che è rimasta viva nella memoria collettiva del territorio jonico. Il campo venne definitivamente evacuato ai primi del mese di giugno 1946.
Per saperne di più è stato chiamato Prof. Vittorio De Marco Ordinario di Storia contemporanea presso l’Università del Salento dove è anche presidente del corso di laurea triennale in Servizio sociale e del corso di laurea magistrale in Progettazione e gestione delle politiche e dei servizi sociali. Si occupa di storia sociale e religiosa del Mezzogiorno tra età moderna e contemporanea, di storia del movimento cattolico e dei rapporti tra Stato e Chiesa tra Otto e Novecento. È stato perito storico nella causa di beatificazione di don Luigi Sturzo di cui ha curato alcuni volumi dell’Opera omnia e perito storico nella causa di beatificazione dello scienziato Enrico Medi, allievo e collaboratore di Enrico Fermi, di cui ha scritto la biografia nel 2001. A Taranto è direttore dal 1987 della Biblioteca arcivescovile “Giuseppe Capecelatro”. È stato esecutore testamentario dell’arcivescovo Guglielmo Motolese.
D. Crispiano, il suo Paese natale, assieme ha suo padre ha pagato un grosso tributo.
R. Abbiamo il dovere di ricordare e far ricordare che anche grazie ai sacrifici di quei soldati e delle comunità dei nostri territori, finita la guerra, abbiamo conquistato la democrazia, lo stato sociale e i diritti costituzionali.
A parlarci delle “sofferenze della comunità crispianese durante il secondo conflitto mondiale” è uno strorico di Crispiano, il Prof Pietro Speziale. Per 22 anni docente e per altrettanti 22 dirigente scolastico. Autore di molte ricerche sulla storia del nostro paese. In occasione del centenario dell’Autonomia del Comune ha omaggiato la cittadinanza di una pregevole pubblicazione dal titolo: “Crispiano – uno sguardo al passato per capire il presente e orientare il futuro.
E non è un caso che sia l’Associazione egli insigniti a promuovere questa iniziativa. L’ANCRI infatti per finalità statutarie, opera per divulgare, a tutti i livelli e in ogni forma, i principi e i valori della Costituzione Italiana, specialmente quelli incarnati nei simboli ufficiali della Repubblica come l’Inno Nazionale e la nostra Bandiera Tricolore.
D. Perché proprio l’Inno nazionale, è stato scelto come protagonista dell’evento dell’ANCRI?
R. Perché l’Inno nazionale è il simbolo della Nazione, del popolo italiano e delle libertà conquistate. È il canto degli Italiani. l’Inno nazionale e la Bandiera sono due simboli (presenti peraltro nella simbologia di tutte le nazioni) che con il loro linguaggio universale richiamano i valori fondanti di coesione e responsabilità nazionale. Sono i simboli dei sentimenti più nobili della nostra Nazione e ne rappresentano l’unità.
Per questo l’ANCRI ha voluto aprire i lavori con il Canto degli Italiani intonato dal Tenere Francesco Grollo e chiuderli con una chiacchierata briosa nel corso della quale il prof Michele D’Andrea, ci ha svelato il significato autentico dell’Inno Nazionale con una passeggiata a ritroso nel tempo, con il passo dell’ironia e del disincanto, tra le pieghe della storia ufficiale con le curiosità e gli aneddoti che ne hanno accompagnato la nascita, il successo, il significato. Assieme a richiami ad altri celebri canti dell’indipendenza italiana e i confronti con gli inni degli altri Paesi, ricchi di retroscena tanto gustosi quanto sconosciuti. Attraverso la chiacchierata leggera e briosa accompagnata dalla musica è così possibile comprendere, da una prospettiva diversa e originale, alcuni aspetti emblematici del nostro Risorgimento.
Il Prof Michele D’Andrea è uno storico, scrittore, araldista, già dirigente della Presidenza della Repubblica, esperto della materia onorifica e cerimoniale, studioso della musica risorgimentale, autore dello stendardo presidenziale, dello stemma dell’Arma dei Carabinieri e delle revisioni degli stemmi della Marina e dell’Esercito. Per ultimo ha disegnato i nuovi distintivi di qualifica della Polizia di Stato.
Il Tenere Francesco Grollo, ambasciatore dell’Opera lirica italiana nel mondo, è considerato la voce delle istituzioni italiane. Ha cantato in più occasioni per il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per ultimo il 2 giugno per la Festa della Repubblica, e per il Papa Francesco
D. Come ha condizionato l’evento la pandemia?
R. Le nuove misure di contenimento per contrastare e contenere il diffondersi di Covid-19 hanno suggerito di rinviare ad altra data lo spettacolo teatrale dl titolo “Tra il filo spinato e l’Eternità”. Sostituito però da un frame della rappresentazione che parla dell’Olocausto dalla parte di 50 donne crispianesi, e “assolve” al dovere incessante di rinnovare la memoria di una delle pagine più nere della storia d’Europa




Contrassegno di Stato per i vini marchigiani

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7vinopremioqualitaitaliaContrassegno di Stato, da domani, per le Doc marchigiane Verdicchio dei Castelli di Jesi e Verdicchio di Matelica, 2 denominazioni che complessivamente contano su una produzione media di circa 20 milioni di bottiglie l’anno. Il conseguimento delle fascette di Stato, gestito dall’ente terzo di certificazione Valoritalia, giunge quindi al traguardo dopo un iter avviato lo scorso anno.
Una “fase 2” per il principale vitigno della regione che per il direttore dell’Istituto marchigiano di tutela vini (Imt), Alberto Mazzoni, rappresenta “una svolta determinante in ottica di miglior tracciabilità e lotta alla contraffazione in favore di un prodotto che sta divenendo sempre più internazionale. Trasparenza, controllo e gestione della produzione e della qualità del Verdicchio sono le ragioni che ci hanno spinto ad aderire a questa nuova fase. Un salto di qualità necessario per assecondare il crescente sviluppo della denominazione e dei suoi produttori”, ha concluso il direttore del maxi consorzio marchigiano, che conta 472 soci e 16 denominazioni tutelate.




Benvenuti aperitivi, identitá italiana! Tapas, identitá spagnola!

3 antipasti per italians news


3 antipasti per italians newsAPERITIVO
è una bevanda alcolica o analcolica che si beve prima dei pasti per stimolare l’appetito (in inglese anche pre dinner). Può essere un cocktail o una bevanda non miscelata accompagnata o meno a stuzzichini.

Molti aperitivi, come ad esempio il Negroni, sono compresi nella lista della International Bartenders Association (Cocktail ufficiali IBA).

Per le normative italiane e comunitarie l’aperitivo alcolico non è una specifica bevanda alcolica definita dal punto di vista legale e merceologico come possono essere il vino, la birra, un distillato, il liquore, l’amaro, e simili, ma è piuttosto una modalità di preparazione e consumo di bevande alcoliche o preparati a base di bevande alcoliche. Si nota inoltre che un aperitivo non deve necessariamente essere alcolico; infatti basti pensare ai cosiddetti soft drinks che sono le famose bevande gassate diffuse in tutto il mondo. In pratica, l’aperitivo è una bevanda assunta in un determinato contesto.

2 antipasti per italians newsGLI APERITIVI: BREVISSIMA STORIA

Fin dall’antichità Greci, Etruschi e Latini avevano l’abitudine di far precedere i loro banchetti da bevande a base di vino, miele, resine spezie e quant’altro fosse in grado di “aprire” all’assunzione del cibo. La parola aperitivo, deriva infatti da “aperio-aperire” parola latina che significa, appunto, aprire. Successivamente appare il termine “aperitivus”, parola che significa letteralmente “spalancare le porte al desiderio di dissetarsi”.

Gli aperitivi contengono delle sostanze che hanno delle proprietà che vanno a stimolare i succhi gastrici dello stomaco predisponendolo alla ricezione del cibo. Oltre alle sostanze contenute, anche il colore e l’odore, sono importanti. Spesso gli aperitivi si presentano con colori che vanno dal rosso, all’arancione, al bianco o trasparente.

antipasti per italiansnewsIl Rito dell`APERITIVO nasce a Milano in GALLERIA al Famoso Bar “IL CAMPARINO   “Un luogo unico nel cuore di Milano, il primo locale associato ad un brand, capace di ricordare in tutto il mondo i valori della città e il culto dell’aperitivo italiano.
Il Camparino di Milano viene inaugurato nel 1915, sotto la guida di Gaspare Campari. Il locale rivoluzionerà il modo di bere, grazie alle innovazioni messe in atto nella gestione del bar: dallo scantinato un impianto idraulico garantiva un flusso continuo di seltz ghiacciato fino al bancone di mescita e permetteva di offrire drink sempre freschi. La vera intuizione però fu quella di modificare le abitudini e creare una nuova moda, proponendo un liquore bitter, fino a quel momento utilizzato come digestivo, nel momento che precede la cena, lanciando la moda dell’aperitivo.
Il locale divenne meta e ritrovo di personaggi illustri, artisti, musicisti e politici dell’epoca. Era il preferito di Verdi e Toscanini quando erano di ritorno dal teatro La Scala.

Oggi il Camparino vuole essere il luogo privilegiato per chi desidera immergersi nell’atmosfera del mondo Campari sempre con uno sguardo al futuro, ma nel rispetto delle origini che hanno costruito la notorietà del marchio. Uno spazio aperto a nuove ritualità, con un carattere fortemente cosmopolita.

aperitivo a Buffet per italians news

Esempio di aperitivo a buffet

 

1 tapas per italians newsTAPAS. Sono sfiziosi antipasti della penisola iberica. Ormai anche gli italiani hanno imparato ad apprezzare le tipicità spagnole, ma con i nomi si fa ancora un po’ di  confusione: ecco una piccola guida per essere  più chiari.

Il cibo di strada e l’aperitivo non sono tradizioni culinarie solo italiane. Certo, “Italians do it better” come si dice, ma tutti conoscono le Tapas, una specialità che genericamente riconduciamo alla Spagna e ai suoi tipici stuzzichini.

Ma cosa sono davvero le tapas e in cosa si differenziano da pinchos, montaditos e bocadillos? Ecco un doveroso viaggio chiarificatore nel mondo dello street food spagnolo.

Tapas è il nome generico con cui si definiscono i piccoli spuntini serviti nei bar spagnoli, degli antipasti che accompagnano il drink. Il termine nasce in Andalusia nell’Ottocento e si riferisce                                    all’usanza di coprire (tapar in spagnolo) il bicchiere di vino o sherry nelle locande con un pezzodi pane o di prosciutto per evitare che vi entrassero insetti o sporcizia.

3 tapas per italians newsTradizione popolare sdoganata un bel giorno dal re Alfonso XIII (1886 – 1941) che in viaggio verso Cadice si fermò in una taverna a riposare. Una folata di vento rischiò di riempire di sabbia il suo bicchiere di vino e allora prontamente il cameriere fece ciò che da sempre facevano gli avventori: una fettina di prosciutto sul bicchiere e via. Oggi sono dei mini concentrati di cucina mediterranea con prosciutto, formaggio e olive ma anche polpo e calamari fritti, o ancora tortilla de patatas: i giovani spagnoli soprattutto nei fine settimana amano ir de tapas o fare il tapeo, ovvero girare di locale in locale assaggiando di volta in volta delle tapas diverse.

2 papas per italians newsI pinchos Tipici del nord della Spagna (Cantabria, La Rioja, Paesi Baschi, Navarra, Castiglia e León), i pinchos (o pintxos) sono stuzzichini, tartine, spiedini caratterizzati dalla presenza di uno stuzzicadenti che “pincha” insieme i vari ingredienti. In alcuni bar è rimasta tuttora la consuetudine di far pagare il conto proprio in base al numero di stuzzicadenti rimasti nel piatto al termine dell’aperitivo. Oggigiorno però lo stuzzicadente non lo si trova sempre, ma quello che resta il tratto più caratteristico dei pinchos rimane e cioè la loro accuratezza: preparare un pincho è una vera e propria arte, una ricetta in miniatura che deve stupire anche per la sua perfezione estetica.

Montaditos e bocadillos

Una “tapa che si evolve” è il montaditos, che da semplice tartina (del cibo “montato”, adagiato su una fetta di pane) è divenuto un piccolo panino imbottito, di solito rotondo.                                                                          Un bocconcino con hamburger, prosciutti, frittate, funghi, formaggi, salsine varie che quando “cresce” si trasforma in un bocadillos – ovvero un panino imbottito – anche questo un must degli aperitivi spagnoli. Impossibile, se si passa dalle parti di Madrid, non assaggiare il bocadillo ai calamares fritti.

I cichéti, le tapas veneziane.

Dicevamo che “gli italiani lo fanno meglio”, anche le tapas. Meglio non si sa ma prima di sicuro dato che la tradizione dei cichéti esiste a Venezia da prima di quella delle tapas spagnole. Il dialettale di “cicchetto” (dal latino ciccus, “piccola quantità”) per indicare tartine e stuzzichini prevalentemente a base di pesce serviti nelle osterie tradizionali dette bacari: crostini di baccalà mantecato, alici marinate, polipetti in umido ma anche specialità fritte come le sarde in saor. E all’usanza dello ir de tapas i veneziani rispondono in dialetto con il loro andar a cicheti. Ma che si chiamino pinchos, montaditos, bocadillos o cicheti, a superare ogni barriera e ogni campanilismo, ad unire i popoli di assaggiatori c’è una sola grande goduria: mangiare con le mani.

4 tapas per italians newsCosì brevemente

La tapas è una mezza porzione da mangiare normalmente seduti, con forchetta e coltello.

Il montaditos è invece una piccola razione di cibo appoggiata su di una fetta di pane.

Infine il pinchos  è da assaporare in piedi, al bancone di un bar, e viene normalmente servito con uno stuzzicadenti.

Ora dopo avere in poche parole descritto l`identità spagnola vi racconto una mia piccola esperienza. Un giorno alcuni amici mi invitarono ad andare in un Bar Tapas, andai e mi portarono in un posto molto elegante frequentato da persone di un certo ceto sociale.

Le Tapas erano veramente ottime, di una certa delicatezza e la mano dello Chef la si era notata. Prendemmo dell`ottimo vino bianco, così al banco parlammo di moltissime cose, e, naturalmente parlammo italiano. Ad un certo punto si avvicina un signore molto elegante, si scusò perchè interruppe i nostri discorsi ed in ottimo italiano ci chiese di che parte dell`Italia provenissimo, io dissi di Milano (gli altri amici erano di Vancouver ma parlavano molto bene l`italiano). Lui mi disse “molto bella Milano ci sono stato per qualche mese per lavoro”, parlammo di varie cose compreso il calcio però poi il discorso finì sul cibo e vino. Ci disse che a Milano, oltre andare nei Bar Tapas, andava moltissime volte nei bar per prendere aperitivi ed era rimasto esterefatto dalla meravigliosità dei nostri aperitivi dove si pagava solo la bevanda.

Un amico gli fece una domanda molto intelligente: cosa ne pensa dei bar italiani che  divulgano le Tapas? Lui diede una risposta a parer mio pure molto intelligente e fondata. “Vedi ognuno nel proprio bar fa quello che vuole, ma una cosa importante che dobbiamo imparare é che per noi tutti lontano dalle nostre nazioni di origine, il compito è divulgare per amor di Patria le nostre identità per far si che tutte le persone lo possano apprezzare come avete fatto voi oggi venendo qui”. Come vedete, a buon intenditore, poche parole.




” Identitá italiana” e la promozione del Made in Italy

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1identitaPromuovere la diffusione dei valori della cultura italiana, l’importanza dei primi immigrati provenienti dal Belpaese e l’impatto dei suoi protagonisti nello sviluppo del Venezuela. Questi gli obietti della prima edizione del concorso per cortometraggi e corti documentari che vuole riscattare l’immagine degli immigrati italiani nel paese sudamericano, dal titolo “L’immigrato italiano”, la cui iscrizione si è aperta ieri, 1° luglio, e che si concluderà il prossimo 30 ottobre. All’iniziativa, organizzata nell’ambito di “Fare Cinema”, partecipano l’Ambasciata d’Italia e il Consolato Generale di Caracas, il Consolato d’Italia a Maracaibo, l’Istituto Italiano di Cultura di Caracas, il Cgie, il Comites di Caracas, la Camera di Commercio Italo-Venezuelana, la Società Dante Alighieri e il Trasnocho Cultural.
Il concorso è diretto a tutti gli appassionati dell’audiovisivo, professionisti e non, residenti in Venezuela. Il concorso sarà suddiviso in due categorie: la prima è quella dei “giovani talenti” tra i 14 e i 18 anni; la seconda è quella per i maggiorenni, che devono essere obbligatoriamente residenti in Venezuela da almeno 2 anni.
Tema del concorso sarà l’immigrato italiano, in ogni sua sfaccettatura: dall’abbandono della propria terra per lasciarsi alle spalle povertà e tentare la fortuna con una “valigia piena di sogni” in un paese lontano; l’arrivo in paese aperto che ha ricevuto migliaia di italiani alla ricerca di un futuro migliore; il lavoro in un paese che non parlava la propria lingua e lo sviluppo. Una visione storica che vuole valorizzare l’epoca di padri e nonni su cosa significa lasciarsi alle spalle l’Italia.
Il contenuto del cortometraggio, che sia di fiction o di documentario, può contenere tutto quello che comprende l’italianità arrivata dall’altra parte dell’oceano: dalla musica portata sulle navi, al cibo, all’architettura, l’arte e la musica. Insomma, tutto ciò che caratterizza la comunità italo-venezuelana, ripensando alle origini dell’arrivo di 140 anni fa con un occhio al futuro.
La durata massima del cortometraggio è di 8 minuti e dovrà essere pubblicato su Youtube.
Per iscriversi è necessario compilare un formulario disponibile a questo link: https://forms.gle/65cty5k9YgdiffU2A, insieme alla dichiarazione giurata di appartenenza dell’opera inedita. È possibile iscriversi fino al 30 ottobre. Mentre la dichiarazione del verdetto è prevista per il 3 dicembre.
PREMI
Il primo premio della categoria adulti consiste in 2.500 dollari americani, erogato dall’Ambasciata italiana. Il secondo, erogato da Camera di Commercio e Comites, al miglior documentario, è di 1.500 dollari americani.
Per il terzo classificato, il premio, erogato da Cgie e Società Dante Alighieri, consiste in un premio di 750 dollari americani.
Per quanto riguarda i giovani talenti, l’IIC di Caracas donerà al primo classificato 1000 dollari americani.
Ogni partecipante può inviare un solo cortometraggio.




Un piatto di pasta italiana per nutrire il pianeta

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1671354Subito un numero: in dieci anni il consumo di pasta nel mondo è quasi raddoppiato, da quasi 9 a circa 15 milioni di tonnellate annue. E l’Italia resta il punto di riferimento per produzione export e consumi: ogni italiano ne consuma ben 23 kg all’anno, staccando in questa speciale classifica la Tunisia (16 kg), il Venezuela (12 kg) e la Grecia (11,2 kg).

Ma c’è di più: è italiano un piatto di pasta su quattro mangiati nel mondo.

Con 3,4 milioni di tonnellate di pasta prodotte dai nostri pastifici, l’Italia si conferma anche nel 2018 leader mondiale della pasta, davanti a USA, Turchia, Brasile e Russia. Forti di un primato riconosciuto nell’arte della pasta, più della metà della produzione italiana (il 58%) finisce all’estero. I paesi dove esportiamo di più sono Germania, Regno Unito, Francia, Stati Uniti e Giappone, mentre i mercati strategici da dove arrivano le performance più importanti del 2019 sono Arabia Saudita, (+90%), Emirati Arabi Uniti (+25%), Cina (+22%) e Australia (+16%).

Un primato che i pastai italiani difendono puntando su innovazione e qualità: in questi ultimi anni i pastifici italiani (un settore che conta 120 imprese, dà lavoro a 7.500 addetti e genera 4,8 miliardi di Euro) stanno investendo in media il 10% del proprio fatturato in ricerca e sviluppo per rendere gli impianti sempre più moderni, sicuri e sostenibili e intercettare tendenze, cambiamenti degli stili di vita, nuove frontiere del gusto e della nutrizione, per garantire a tutti un piatto di pasta a prova di ogni esigenza.

E così accanto alla tradizionale pasta gialla (ne esistono oltre 300 formati e rappresenta circa il 90% del mercato), ecco l’integrale (con tassi di crescita nel nostro paese prossimi al 20%), il gluten free, quelle con farine alternative e superfoods (spezie, kamut, legumi, farro). E, addirittura, quella realizzata con la stampante 3D.

Numeri a parte, assieme alla pasta l’Italia ha creato e portato nel mondo un modo iconico di cucinarla e mangiarla, che unisce gusto, e creatività, passione per il buon cibo, attenzione al benessere. E forse è questo il vero segreto del suo successo mondiale. Non a caso, un recente studio dell’Università del Minnesota certifica che, anche grazie alla pasta, il nostro paese è quello che ha la maggior influenza sui palati globali.

Secondo la ricerca, che ha analizzato dati Euromonitor e elenchi dei ristoranti provenienti da Tripadvisor, siamo infatti leader per distacco nel ranking dei più grandi esportatori di cultura culinaria e di cibi tipici al mondo, con una “bilancia commerciale” che supera i 168 miliardi di dollari, più del triplo di quella del Giappone, secondo classificato.

Arriva infine dagli Stati Uniti, patria delle diete iperproteiche, un altro segnale simbolico: l’U.S. News & World Report ha eletto la Dieta Mediterranea, di cui la pasta è elemento imprescindibile, “migliore dieta del mondo” del 2019, vincitrice su 41 diverse alternative con un punteggio di 4,2 su 5.

pastaitaliani.it




Il vino: questione di etichetta

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30packCinque esperti di livello internazionale, 14 categorie, 239 campioni, 37 riconoscimenti assegnati complessivamente, 20 etichette selezionate per essere valutate durante il mese di luglio sui canali social di Vinitaly. Sono i numeri della 24ª edizione del Vinitaly Design International Packaging Competition, il concorso organizzato da Veronafiere con lo scopo di evidenziare il miglior design complessivo di confezioni e bottiglie di vini, distillati, liquori, birre e degli oli extra vergine d’oliva e premiare l’impegno delle aziende nel continuo miglioramento della propria immagine.
“Veronafiere torna ad organizzare eventi fisici e lo fa con un appuntamento importante come il Vinitaly Design International Packaging Competition, dedicato a quell’aspetto fondamentale del marketing che è il modo di presentare i prodotti al mercato e ai diversi canali distributivi. Veronafiere è pronta a mettere a disposizione delle imprese tutti i servizi e gli strumenti di cui dispone e dà appuntamento al mondo del vino a wine2wine Exhibition, unico evento b2b nel 2020 che coniuga la presenza fisica dei buyer con quella digital, in programma a Verona dal 22 al 24 novembre”, sottolinea Matteo Gelmetti, vicepresidente di Veronafiere spa.
I 239 campioni iscritti sono stati valutati da una commissione di esperti presieduta da Alessandro Marinella e composta da Paolo Brogioni (enologo), Alessandra Corsi (direttore marketing GDO), Cleto Munari (designer) e Chiara Tomasi (designer).
Per Alessandro Marinella, presidente di giuria e rappresentante della quarta generazione della maison napoletana di cravatte famose in tutto il mondo, “il packaging al giorno d’oggi è un aspetto fondamentale, perché l’acquisto non è più dato solo dall’esperienza organolettica del prodotto, sia vino, birra, olio, distillato o liquore, ma anche dall’impatto visivo che il consumatore ha al primo sguardo con l’articolo in sé e per sé”. Per questo, secondo Marinella, “serve coniugare innovazione e tradizione, e forse questa è la sfida più difficile, anche se sicuramente serve anche un po’ di fantasia. Senza dimenticare che l’aspetto del packaging deve rispettare il valore del contenuto”.
Questa filosofia ha sicuramente guidato quest’anno, più delle scorse edizioni, la progettazione dei creativi i quali hanno realizzato le etichette vincitrici che si sono distinte proprio per essere riuscite a unire i tre elementi.
Al concorso sono stati iscritti complessivamente 239 campioni distribuiti nelle 14 categorie previste dal regolamento che, oltre al vino, comprendono anche distillati, vermouth, birre artigianali, olio extravergine di oliva e, da quest’anno, anche la categoria Packaging box, un premio speciale che la giuria attribuisce all’imballaggio (contenitore in cartone, legno, latta o altro materiale) contenente una o più bottiglie, a condizione che identifichi esplicitamente l’azienda produttrice. Per mantenere sempre alti gli standard qualitativi del concorso, la giuria ha ritenuto quest’anno di non assegnare dei premi ad alcune delle categorie in gara.
Vincitore dell’“Etichetta dell’anno 2020” è stato il vino Terre di Offida doc Passerina Passito “Anima Mundi” 2011 della Cantina dei Colli Ripani di Ripatransone (AP), mentre L’Azienda Agricola Santa Tresa di Vittoria (RG) ha ottenuto il premio speciale “Packaging 2020”, infine il premio speciale “Immagine Coordinata 2020” è stato attribuito alla Brand Breeder di Pescara.
La giuria ha inoltre selezionato 20 etichette che saranno votate durante il mese di luglio sui canali ufficiali Instagram e Facebook di Vinitaly per l’assegnazione per la prima volta del premio “Social”. Lo scopo è quello di coinvolgere il pubblico dei consumatori per renderli consapevoli dello sforzo e del contenuto creativo non solo del vino ma anche della sua etichetta e di tutto l’abbigliaggio di una bottiglia.
Le etichette in gara sono disponibili qui. (aise)